giovedì, agosto 25, 2011

Mobilitazione nazionale per l’Anniversario del Trattato Italia-Libia: Appello per il 30 Agosto 2011

Appello per il 30 Agosto 2011.


venerdì, agosto 12, 2011

Alberto B. Mariantoni: Globalismo e Mercati, Hybris e Némesis

Homepage di A.B.M.
Globalismo e Mercati,
Hybris e Némesis

di: Alberto B. Mariantoni

Non è escluso che alcuni lettori, già prima di iniziare a percorrere il testo di questa mia riflessione, possano eccepirmi: ma che c’entrano delle nozioni culturali dell’antica Grecia (come ὕϐρις/húbris/hybris = dismisura, eccesso, oltraggio; e Νέμεσις/ Némesis = la collera o la vendetta divina), con le umilianti e mortificanti fregature che il cosiddetto “Mercato globale” continua quotidianamente a dare al “Popolo-bue”?

Capisco l’eventuale sorpresa, ma se una tale correlazione potrebbe apparire ai più come una specie di forzatura letteraria, coloro che avranno il tempo e la pazienza di seguire il mio ragionamento, potranno facilmente accorgersi che quelle nozioni c’entrano. Altroché se c’entrano!

Prima, però, di poterne scoprire l’eventuale concatenazione, cerchiamo di fare il punto della situazione, incominciando con il focalizzare e decifrare il primo soggetto di questa analisi: il “Liberismo”.

Questa “scuola di pensiero” (prettamente ideologica, e poco economica, mi permetto di sottolineare), tende a caratterizzarsi, in generale, per la sua fedeltà e sottomissione a tre dogmi fondamentali:
  1. “Nel campo economico esiste un ordine naturale che tende ad organizzarsi spontaneamente, purché gli individui siano lasciati liberi di agire, ispirandosi ai loro propri interessi.
  2. Quest’ordine naturale, è il migliore, il più capace di assicurare la prosperità delle nazioni; è superiore a qualsiasi altro ordinamento artificiale che si potrebbe ottenere attraverso l’impiego di leggi umane.
  3. Non esiste nessun antagonismo, ma armonia tra i diversi interessi individuali, e l’interesse generale concorda ugualmente con gli interessi individuali. Questa armonia, forma l’essenza stessa dell’ordine naturale” (Pierre Reboud, “Précis d’Economie Politique”, Tome premier, Dalloz, Paris, 1939, pag. 52).
Ora, senza dover superfluamente dare risalto al fatto che qualsiasi dogma è semplicemente la più grande offesa che si possa perpetrare nei confronti dell’intelligenza umana, vediamo cosa diceva, a proposito del “Liberismo”, il Dizionario di filosofia e scienze umane di Emilio Morselli, edito da Signorelli, a Milano, nel 1988:
“Liberismo (o Liberalismo Economico): teoria secondo cui il modo migliore per promuovere lo sviluppo economico è quello di lasciare l’iniziativa privata in piena libertà d’azione, escludendo ogni ingerenza artificiale da parte dello Stato. Ipotesi di fondo del liberismo è l’esistenza di un ordine naturale in campo economico analogo a quello del mondo fisico; ne derivano due postulati: a) la concorrenza perfetta premia i migliori ed elimina i cattivi operatori; b) il meccanismo naturale dei prezzi che, in regime di libera concorrenza, trova il proprio freno nella legge della domanda e dell’offerta. Queste tesi del liberismo classico, elaborato dai grandi economisti settecenteschi (A. Smith, D. Ricardo, T. Malthus), non trovano più riscontro nella realtà economica moderna, sia nelle premesse che nelle conseguenze”.
Appena 23 anni fa, quindi, il “Liberismo” era ufficialmente morto o considerato un qualcosa che, in tutti i casi, non trovava “più riscontro nella realtà economica moderna, sia nelle premesse che nelle conseguenze”.

Dagli anni ’90 del secolo scorso ad oggi, invece, si continua a cercare di convincere l’uomo della strada che il medesimo “Liberismo” sarebbe il nec plus ultra del progresso e dello sviluppo delle nostre società.

Questo, nonostante che i suoi suddetti dogmi – ciclicamente attivati e, ogni volta, testardamente ed illogicamente messi in pratica (in particolare, tra il 1852 ed il 1890; tra il 1911 ed il 1915 e tra il 1920 ed il 1930, con i “risultati” che conosciamo…), irragionevolmente riproposti (negli anni 1950/1960, dalla “scuola di Chicago”: Milton Friedmann, Feldstein, Moore, etc.) e, dal 1992 (cioè, dopo la caduta del muro di Berlino ed il crollo dell’ex Unione sovietica), politicamente propagandati e fideisticamente diffusi come indiscutibili ed incontestabili – abbiano, nel loro ricorrente confronto con la realtà, invariabilmente “toppato” su tutta la linea e si siano costantemente ed immutabilmente rivelati per quello che in realtà sono e sono sempre stati: una semplice mega-truffa planetaria, ai danni dell’uomo della strada, da parte dei soliti noti!

Vedremo, tra poco, il perché quei dogmi sono una semplice frode.

Cerchiamo, ora, di individuare ed approfondire le principali peculiarità del secondo attore di questa analisi: lo “Stato” o gli “Stati”.

Thomas Hobbes, nel suo Leviatano (1651), ci dice che “lo Stato rappresenta l’istanza unitaria e sovrana di neutralizzazione dei conflitti sociali e religiosi attraverso l’esercizio di una summa potestas, espressa attraverso la forma astratta e universale della legge che si legittima in base al mandato di autorizzazione degli individui, in cui si realizza il meccanismo della rappresentanza politica”.

In che consisterebbe, in particolare, quella sua summa potestas?

Consiste soprattutto nel fatto che qualsisi Stato (dal lat. statum = ‘condizione’, ‘posizione’; riepilogativo di: status civitas = ‘Stato della città’, o status rei publicae = ‘Stato della cosa pubblica’) è, per antonomasia, simultaneamente sovrano, indipendente e spersonalizzato.

E’ sovrano, in quanto è superiore (dal lat. sŭpĕrans, antis = ‘predominante’; da cui, il tardo lat. superanus, a, um = ‘soprano’ o ‘che sta sopra’, ed il francese souverain = sovrano) ad ogni altro soggetto politico, economico, sociale, giuridico (individuale o collettivo) che esiste ed agisce all’interno dei suoi confini politici. E’ indipendente (in = negazione di, dipendente: quindi, che ‘non è soggetto a vincolo di nessun genere, da parte di nessuno’), in quanto, nei rapporti con altri Stati, non accetta – se non in modo concordato e consensuale (dopo essere stato, come minimo, preventivamente autorizzato da un referendum popolare) e su un piano di ordinaria reciprocità ed equità – nessuna rinuncia alle sue prerogative. E’ spersonalizzato, in quanto – qualunque sia o possa essere la rappresentanza politica che il Popolo-Sovrano ha occasionalmente scelto per far gestire o amministrare la cosa pubblica – è sempre il Governo pro tempore della Nazione che ha l’obbligo di conformarsi ai fondamenti dello Stato (che sono stati preventivamente espressi dalla volontà popolare, condensati nei termini della sua Costituzione e continuano ad essere difesi e garantiti dalle sue leggi), e non il contrario.

Intendiamoci, il Governo di una Nazione può pure decidere di cambiare i fondamenti dello Stato a cui appartiene, ma prima deve comunque chiederne l’autorizzazione e l’avallo da parte del Popolo-Sovrano.

A questo punto, per permettere a chiunque di potersi davvero rendere conto che anche la teoria dello Stato – a causa dell’accettazione incondizionata dei dogmi del “Liberismo” da parte della forze politiche (al Governo ed all’Opposizione) delle nostre Nazioni – è diventata una semplice truffa ai danni del cittadino, è sufficiente porsi queste semplici domande:

1. E’ mai possibile, ad esempio, che l’insieme delle forze politiche di una Nazione – che ufficialmente dovrebbero operare nell’interesse dei cittadini e dello Stato che esse stesse rappresentano ed amministrano – per cercare di forzare le realtà oggettive dei nostri Paesi e farle coincidere con i dogmi dell’ideologia (il “Liberismo”) nella quale credono o si identificano, si sforzino principalmente di sottomettere i nostri Paesi alle cosiddette “Leggi del Mercato” e, favorendo la speculazione finanziaria internazionale, privino arbitrariamente da un lato i cittadini e lo Stato della loro inalienabile sovranità e, dall’altro, facciano addirittura pagare, a questi ultimi, i ripetuti e costanti fallimenti della loro astratta ed inattuabile teoria ideologica?

2. Se uno Stato, per poter ordinariamente esistere ed operare, non solo accetta – sulla base della medesima ideologia “liberista” – di rinunciare a “battere moneta” (che è una delle due prerogative del Principe, assieme al ‘monopolio dell’utilizzo della Forza armata’), ma è nientemeno costretto a chiedere in prestito dei capitali sul mercato libero, c’è ancora da domandarsi le ragioni per cui il nostro debito pubblico (assieme agli interessi che debbono essere pagati sul medesimo debito), è sempre più esponenziale, fino a diventare strutturalmente inestinguibile?

3. E’ accettbile che uno Stato, su sollecitazione di un qualunque Governo in carica, prenda l’iniziativa di scatenare una vera e propria la caccia all’evasione fiscale – fino al parossismo di appostare degli agenti della Guardia di Finanza fuori dai Bar dove andiamo a bere un caffè o mangiare un tramezzino, per controllare de visu se abbiamo o no il relativo scontrino della nostra consumazione, ed allo stesso tempo – non conosca (o faccia finta di non conoscere) il nome ed il cognome (o la personalità giuridica o morale) degli speculatori internazionali che, come se niente fosse, spostano, ogni giorno, migliaia di miliardi di dollari o di euro, da una borsa all’altra del Pianeta, facendo fallire (se il caso si presenta) intere economie nazionali, senza che questi ultimi possano essere in qualche modo identificati, recensiti e tassati, come qualunque altro cittadino del mondo, sia sui loro capitali che sui loro ingenti profitti?

Se tutto ciò è ammissibile e tollerabile, viene spontaneo domandarsi: a cosa servono gli Stati se non a continuare indebitamente a sgassare i cittadini per conto terzi e raschiare il fondo del barile dei nostri introiti e dei nostri risparmi, per permettere a chi è già ricco di diventare più ricco, con l’appoggio incondizionato ed il sostegno pratico della Forza pubblica che dovrebbe essere, invece, il principale baluardo della nostra tutela?

Ed aggiungo: qualora tutto ciò sia davvero ineluttabile (come spesso cercano di convincerci…), allora, aboliamo gli Stati. Mettiamoci tranquillamente l’anima in pace ed accettiamo, di buon grado, di farci direttamente governare dalle strutture della speculazione internazionale. Così, almeno, avremo come minimo economizzato l’insieme dei costi astronomici della politica che, come abbiamo già visto, serve esclusivamente a farci meglio depredare dagli innominabili ed insaziabili manovratori della finanza cosmopolita!

Prendiamo, per concludere il nostro giro d’orizzonte, il terzo ed ultimo attore di questa medesima disamina: “l’Uomo”.

Che cos’è l’Essere umano? E’ quell’individuo (dal lat. individuus, a, um: quell’aggettivo, cioè, che non potrà mai essere o diventare soggetto di se stesso!) che serve esclusivamente al “Liberismo”, per avere al suo cospetto quella massa indefinita di produttori e di consumatori non organizzati e, quindi, imporre unilateralmente le sue regole del gioco all’insieme dei prestatori d’opera ed il suo monopolio (settore per settore) nel campo dei prodotti e dei prezzi? Oppure, è l’anathrôn-ha-opôpé dei Greci: quell’essere animato, cioè, diverso dagli altri animali, che ragiona ed è sensibile?

In quest’ultimo caso, come è facile desumerlo, sarebbe praticamente impossibile continuare a considerarlo uno dei tre fattori della produzione e seguitare altresì a compararlo agli altri due che sono – come tutti sanno – la “tecnologia” ed il “capitale”.

Chi ha mai visto, infatti, fino ad oggi, piangere o ridere, esaltarsi o disperarsi, amare o odiare, provare simpatia o antipatia, affinità o diffidenza, affetto o repulsione, gioia o dolore, un tornio o un cassetto pieno di soldi?

Eppure, i bricconi di cui sopra – vista l’attiva ed interessata complicità della Casta politica (di destra, di sinistra e di centro) del nostro Paese e dei Media (i valvassini dei precedenti) che ne amplificano studiatamente le “gesta” e la “parola” – sembrano comunque essere riusciti a far credere ai cittadini delle nostre società, perfino una tale insostenibile bizzarria!

Convincendo l’uomo della strada che ciò che custodiva o teneva in tasca era più importante di lui, i principali sostenitori dell’ideologia “Liberista” hanno semplicemente permesso che fosse apertamente e legalmente perpretato nei suoi confronti, il più grande e ripugnante dei crimini che la Storia abbia fino ad oggi conosciuto: quello, in particolare, di trasformare psicologicamente il medesimo essere umano – originariamente soggetto e finalità della Storia, della Politica e dell’Economia – in volontario ed inconspevole oggetto di un’astratta e nefasta ideologia che, ponendo il danaro al centro della società, ha ridotto l’Uomo ad una semplice cosa o bene mobile. E, come tale, lo ha reso suscettibile di essere assunto a discrezione ed al minor prezzo possibile, nonché licenziato in tronco, in qualsiasi momento, senza nessun preavviso, né valido motivo, ed affidato unicamente al buon volere delle “Leggi della domanda e dell’offerta”. Il tutto, ovviamente, per permettere ai principali promotori ed organizzatori del cosiddetto “Mercato globale” di ottenere, anche nel contesto del cosiddetto “Mercato del lavoro” (come se l’Uomo potesse essere comparato ad un chilo di patate o di zucchine…) – con l’appoggio diretto o indiretto dei Sindacati embedded ed il connivente e prezzolato avallo dei responsabili dei nostri Governi e dei nostri Stati – il massimo del profitto!

Ecco, dunque, anatomizzata e resa intelligibile anche quest’ennesima truffa che il “Liberismo” ha riservato alle nostre società.

Conoscendo, ora, la natura ed il ruolo reale dei diversi attori di quest’abominevole e grottesca rappresentazione epocale che abbiamo ormai l’abitudine di definire il mondo contemporaneo, chiunque, tra i lettori di quest’approfondimento, potrà, da questo momento, agevolmente individuare e facilmente riconoscere l’hybris a cui mi sono riferito all’inizio di quest’articolo.

Detto altrimenti, in che consisterebbe, dunque, la dismisura, l’eccesso e/o l’oltraggio del “Liberismo” nei confronti dei cittadini dei diversi Stati del mondo?

A mio avviso, consiste principalmente nel far credere al solito “uomo della strada” (ingenuo e sprovveduto per definizione) che la medesima “mano invisibile” che dovrebbe immancabilmente contribuire ad arricchire ognuno di noi (ma, in realtà, rimpingua soltanto qualcuno, impoverendo sempre di più – salvo le classiche eccezioni che confermano la regola – chi è già povero o diseredato!), è ugualmente responsabile – di tanto in tanto (sic!) – delle crisi economiche (come se queste ultime fossero un casuale o involontario incidente della vita e della Storia…) che, da all’incirca due secoli e mezzo, continuano ciclicamente ad affliggere e tormentare l’insieme delle nostre società.

Questo, quando chiunque abbia un minimo di infarinatura a proposito dell’Economia politica, sa benissimo che il cosiddetto “Libero mercato”:

- E’ solo ed esclusivamente il “Mercato” delle Multinazionali e dei Trust finanziari che tende invariabilmente a spazzare via i singoli operatori. In altri termini: per un Bill Gates (il Sig. “Avviso Porte”, si potrebbe liberamente tradurre in italiano!) che riesce a fare fortuna dal nulla, quanti “poveri cristi” ci lasciano le penne, cercando o sperando di poterlo davvero diventare? E se, per pura ipotesi, tutti riuscissimo a diventare Bill Gates che valore avrebbe essere un Bill Gates?

- E’ come un “fiume in piena”, a cui se non vengono preventivamente e drasticamente innalzati gli “argini” della morale societaria e della legge, distrugge tutto al suo passaggio; mentre invece, se “incanalato” precauzionalmente all’interno delle succitate “barriere di contenimento” ed inframezzandogli sul suo percorsco magari una turbina, è in grado di produrre altra energia, ed ancora altra energia (l’esempio più conosciuto, a quanto ne so io, sembra essere stato il miracolo economico italiano degli anni ’30).

- Produce sistematicamente delle situazioni economiche, nelle quali i prezzi delle differenti Nazioni tendono sempre ad allinearsi su i più alti ed i salari su i più bassi.

- Tende regolarmente a monopolizzare i guadagni ed a socializzare le perdite. In altre parole, ciò che i vari promotori ed organizzatori del “Mercato globale” riescono a rapinare all’interno di uno Spazio economico, lo tengono in larga parte per sé; e quando il medesimo “mercato” che hanno precedentemente investito incomincia inevitabilmente a saturarsi, licenziano le maestranze e delocalizzano le loro imprese, lasciando sulle braccia dell’intera società, le spese e gli oneri economici e sociali dei danni che, con il loro ordinario agire, sono riusciti a realizzare.

- Agisce sistematicamente, nei confronti dei diversi Spazi economici del mondo, come l’andirivieni incessante ed incontrollabile delle maree: vale a dire, ruba qui e porta lì; poi, ruba lì e porta qui; dopo ancora, ruba di nuovo qui e porta di nuovo altrove; etc. All’infinito. Con la differenza che questa volta (cioè, da una quindicina di anni a questa parte), il cosiddetto Occidente (Stati Uniti, Europa, Giappone ed alcuni Paesi del Sud-Est asiatico) non potrà affatto essere in grado – dopo aver impoverito le nostre Nazioni (nonostante tenti di far ridurre i salari dei nostri lavoratori, al medesimo livello di quelli che vengono attualmente praticati in Cina ed in India) – di defraudare gli ex-Paesi emergenti (diventati, ormai, a pieno titolo, delle vere e proprie potenze, finanziarie, bancarie, industriali, commerciali e logistiche), per due semplici ragioni: la prima è che l’Occidente ha ormai perduto – a netto vantaggio della Cina e dell’India (insomma, per fare più soldi, l’Occidente ha venduto a quei Paesi, perfino la “corda per farsi impiccare”!) – il monopolio dei suoi cinque tradizionali pilastri economici: la finanza, la banca, l’apparato industriale, le infrastrutture commerciali e quelle dei trasporti; la seconda, è che – sarà bene tenerlo a mente – la Cina e l’India sono due potenze nucleari, a cui sarà molto difficile, in prossimo futuro, cercare di togliere il “tappetino” da sotto i loro piedi, per tentare di scippare le loro attuali e future ricchezze, nella speranza di poterle, un giorno, ri-portare in Occidente!

Individuata chiaramente l’hybris, è sufficiente fare mente locale, per capire la valanga di bugie che ogni giorno ci vengono raccontate dai nostri “politici” e sistematicamente rilanciate sul mercato dai vomitevoli e supersperimentati pennivendoli del medesimo sistema, per cercare di farci tranquillamente o inconsapevolmente trangugiare l’amara pillola del nostro, ormai (nella sopraindicata situazione), impossibile futuro…

Gli Stati e gli Istituti bancari del cosiddetto Occidente (Italia ed Europa comprese), da circa 10/15 anni, sono quasi tutti in fallimento o, nel peggiore dei casi, in semplice e celata bancarotta fraudolenta. Il denaro (quello vero) essendo, nel frattempo, filato via, come era naturale che fosse, in quelle parti del mondo che gli possono più facilmente garantire di potere largamente decuplicare o centuplicare, in rendite e profitti, le somme inizialmente investite.

Cosa ci fanno credere, invece, i nostri “politici”? Ovviamente, che da noi tutto va bene! Anzi, meglio…

Vediamo il funzionamento dei loro premeditati e criminali marchingegni finanziari.

I nostri Stati – ormai irrimediabilmente asserviti alle Caste politiche bipartisan che sono al servizio del “liberismo/globalismo” – per tentare di tenere la “bocca fuori dell’acqua” alle popolazioni dei nostri Paesi e non farle immediatamente ed irrimediabilmente affogare, travolte dai debiti, nell’insolvibilità e nel caos, emettono dei Buoni del tesoro (cioè, dei pagherò a breve o lunga scadenza, su cui lo Stato stesso dovrà, presto o tardi, pagare degli interessi) e li affidano a delle banche private (Bankitalia o BCE o Federal Reserve = kif, kif!). Le medesime Banche, dal canto loro, per simulare un formale pagamento, danno in cambio ai nostri Stati, dei bellissimi biglietti di carta colorati e stampati che sono concessi in locazione, al loro valore facciale, ai nostri Ministeri del Tesoro che a loro volta, dopo averci pagato il famoso “signoraggio” (altri debiti, per il contribuente), li incamerano sotto forma di moneta contante e li utilizzano per “tappare i buchi” più urgenti che sono stati precedentemente generati dalla loro medesima gestione del Paese.

Da un punto di vista contabile, le due vicendevoli operazioni di cassa non sembrano fare una piega: entrambi gli “attori” (gli Stati + le Banche) di questa moderna commedia dell’arte, depositando ufficialmente nei loro forzieri i rispettivi foglietti di carta colorati e considerandoli come dei veri e propri attivi, sono in grado di presentare, agli eventuali audit pubblici o alle più mediatizzate Agenzie di rating, dei corretti bilanci. Al punto che ambedue gli “attori” possono continuare ad apparire – agli occhi del profano (ma non degli speculatori borsistici!) – come dei soggetti economici e giuridici perfettamente solvibili.

Ma chi pagherà, alla fine (questo, naturalmente, nessuno ce lo dice!) il loro ingegnoso “giochino” delle suddette reciproche “cambiali”? Noi. Semplicemente noi! Gli “scemi del villaggio”… Con l’acre e spossante sudore della nostra fronte ed i nostri immani, quotidiani ed ingiusti sacrifici.

Ci sarebbe da evocare altre ed infinite bugie, come quelle, ad esempio, relative al supposto “rilancio” dell’economia dei nostri Stati, abbassando i salari, diminuendo le spese pubbliche, abolendo gli assegni sociali, togliendo le tasse alle imprese, alzando l’età pensionabile, decurtando le pensioni già esistenti (non quelle milionarie dei “signori della politica”, chiaramente!) ed eliminando la loro reversibilità per i poveri vedovi e vedove; oppure, come quelle riguardanti il “rilancio” della produzione dell’auto (se anche riuscissimo a regalare, a costo zero, 1 milione di vetture ai primi che ne facessero richiesta, dove le parcheggeremmo e come faremmo, ormai, a circolare sulle nostre strade o all’interno delle nostre città?), permettendo contemporaneamente ad un qualunque Marchionne di turno di riportare la figura ed il ruolo del lavoratore, alla medesima miserevole condizione di semplice bestia da soma, senza nessun diritto, descritta da Marx, nella prima parte del suo Capitale; o ancora, come quelle concernenti il “riassorbimento” dell’attuale disoccupazione, cercando di accogliere, a più non posso, all’interno di un “bicchiere” chiamato Italia o di un “boccale” chiamato Europa, l’immenso e brulicante Oceano di miseria che il “Liberismo” stesso, con le sue guerre (per la pace) e lo sfuttamento capillare dell’insieme delle risorse dei Paesi del Terzo mondo, ha provocato sul nostro Pianeta. Ma fermiamoci qui…

Avendo capito (spero…) quanto mi sono permesso fino ad ora di evidenziare, il lettore, en passant, avrà altrettanto compreso il significato ed il senso della némesis greca o, se si preferisce, della collera o della vendetta divina a cui ho ugualmente fatto riferimento all’inizio di questa mia riflessione.

Intendiamoci, però. Chiunque sia riuscito a focalizzarne ed afferrarne il concetto, non mi venga ugualmente a chiedere, per cortesia, in che modo o maniera mettere in pratica la sua individuale collera e vendetta nei confronti dei delinquenti di cui sopra e di quanti, fino a questo momento, hanno legalmente permesso a questi ultimi di esercitare impunemente la loro “arte criminale”: quella, cioè, che ci sta letteralmente e collettivamente portando alla rovina, se non facciamo nulla per fermarla.

L’unica cosa che posso consigliare al lettore in questo contesto, è che le nostre possibili ed inesorabili rivincite e le eventuali e sacrosante sanzioni che dovranno comunque essere inflitte ai responsabili della catastrofe generalizzata che – da tempo, ormai – siamo costretti a subire e sopportare sulla nostra pelle, potranno davvero essere realmente esercitate, soltanto quando riusciremo ad avere il coraggio civile e morale di deporre momentaneamente al guardaroba le nostre reciproche “fisse” ideologico-politico-partitiche-religiose. Dopo di ché, mettendo assieme la totalità delle nostre forze e delle nostre capacità e competenze, potremo essere senz’altro in condizione di ribellarci e di combattere e sconfiggere qualunque nemico. E questo, per poterci finalmente liberare dall’assurda e nefasta iattura del “liberismo/globalismo” e riconquistare, per noi ed i nostri figli, nonché per i figli dei nostri figli, le irrinunciabili e, fino ad oggi, furbescamente estorte o ladronescamente defraudate prerogative di libertà, indipendenza, autodeterminazione e sovranità politica, economica, culturale e militare che – fino a prova del contrario – spettano, per diritto naturale, a qualsiasi Popolo-Nazione del mondo che ancora sia in grado di essere cosciente e degno di questo nome!

Alberto B. Mariantoni



giovedì, agosto 04, 2011

Alberto B. Mariantoni: Se dipendesse da me...

Se dipendesse da me…


di: Alberto B. Mariantoni


Se dipendesse soltanto da me, e fossi simultaneamente in condizione di potere concretamente esercitare quel genere di poteri che mi permetterebbero di poter speditamente tentare di trovare delle adeguate o appropriate soluzioni agli annosi ed apparentemente irrisolvibili problemi che travagliano il nostro Paese, saprei cosa fare!

Come primo provvedimento, infatti – seguendo il recente e perspicace suggerimento dell’intellettuale di sinistra Alberto Asor Rosa del 13 Aprile scorso – instaurerei immediatamente un momentaneo ed indispensabile “stato d’eccezione”. E darei mandato alle Forze dell’ordine della nostra Nazione, affinché possano rapidamente circondare l’insieme delle sedi istituzionali, politiche, economiche e gestionali del nostro Paese, per arrestare la totalità dei attuali responsabili (di destra, di sinistra, di centro) che vi si annidano, con le loro rispettive segreterie personali ed i loro reciproci “porta-borse”.

Inoltre, anche se in marginale dissonanza con i propositi di Asor Rosa (che non ha probabilmente avuto il coraggio, in prima battuta, di affermarlo…), li farei ugualmente e sommariamente fucilare alla schiena – senza nessun processo, in ordine alfabetico e senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali – per ordinaria indegnità civile e morale, nonché reiterato ed aggravato alto tradimento nei confronti del Popolo italiano.

Infine, una volta realizzate le suddette esecuzioni – ed onde evitare che qualcuno, magari, per eccesso di pignoleria democratica, possa abusivamente o indebitamente gridare al Colpo di Stato – consegnerei istantaneamente il medesimo numero, specie e qualità di mandati, seggi ed incarichi vari che fino a quel momento erano stati appannaggio dei suddetti “personaggi”, alle Assemblee di base delle stesse forze politiche, partitiche, economiche e sindacali a cui questi ultimi affermavano (realmente, nominalmente o formalmente) di appartenere. In maniera tale che le summenzionate Assemblee possano liberamente procedere alla diretta sostituzione degli eliminati, con altri personaggi di loro scelta, convenienza o gradimento.

Gente nuova, aria nuova!

Niente che si possa arrivare a risolvere con un tale straordinario provvedimento, si sarà comunque prodotto un indispensabile e salutare “ricambio” generazionale all’interno dei meandri della politica e radicalmente sbarazzato l’Italia da quella massa di traditori, ladri, imbroglioni, farabutti e parassiti istituzionali che sono diventati il vero ed insolubile problema del nostro Stato e della nostra Nazione.

Come è facile immaginarlo, infatti, prima che la nuova classe dirigente designata possa realmente ridiventare “Casta” e sia nuovamente in condizione di farsi personalmente catturare dai meccanismi della dissolutezza, dell’asservimento e della corruzione che avevano caratterizzato la precedente, l’Italia può senz’altro sperare di poter di nuovo vivere un certo periodo di ordinaria amministrazione. E qualora gli stessi “sintomi” dell’attuale sistema dovessero improvvisamente ricominciare ad apparire o a manifestarsi anche tra i nuovi responsabili, si può sempre fare il bis e ricominciare ad arrestarli e fucilarli. Perché no? Dipenderà da loro!

Inutile chiedermi il motivo che mi spingerebbe ad adottare i succitati drastici provvedimenti…

La ragione, infatti, è sotto gli occhi di tutti.

Stiamo etnicamente, culturalmente e socialmente scomparendo dalla faccia della Terra, sia come Popolo che come Nazione. Stiamo partecipando a guerre che – oltre a procurarci spese, lutti ed abbondante disonore – sono addirittura in contrasto con i nostri interessi. Stiamo economicamente andando a fondo, per reale mancanza di indipendenza e di sovranità politica. Stiamo ingiustamente subendo, sulla nostra pelle, i contraccolpi di una crisi mondiale che non ci riguarda affatto e che è stata decisa e pianificata altrove, per meglio permettere alle lobbies che “non esistono”… di poter continuare a rimpinguare i loro portafogli ed a depredare e spogliare maggiormente chi vive esclusivamente del suo lavoro.

In altre parole, il disastro generalizzato dell’attuale sistema, noi Italiani (come gli altri europei, d’altronde) lo stiamo già soffrendo e penando da tempo, in prima persona. E non c’è assolutamente bisogno di doverlo in qualche modo riassumere con uno schema o rappresentare con un disegno, per poterlo effettivamente evidenziare, spiegare e far comprendere, anche all’ultimo degli ingenui o degli sprovveduti del nostro Paese.

Che facciamo, dunque? Continuiamo a subire passivamente all’infinito le angherie ed i soprusi di questo sistema ad uccidere i popoli o vogliamo tentare, tutti assieme, di ribellarci, per potercene, infine, sbarazzare e liberare?

Ovviamente, chi, allo stesso tempo, avrà tendenza a negare le suddette evidenze o a far finta di non conoscerle o di non rendersene conto, è semplicemente un complice di coloro che fino ad ora hanno individualmente e collettivamente concorso a programmare, organizzare ed alimentare, per conto terzi, l’insieme delle nostre attuali sventure. E come tale, dovrebbe essere trattato.

Per chi non lo sapesse, mi permetto di ricordare che nell’antica Roma, per simili comportamenti, c’era una pena adeguata: ad bestias!

Alberto B. Mariantoni



mercoledì, luglio 20, 2011

Teodoro Klitsche de la Grange: L’on. Papa in vinculis?

Homepage di T.K.

Mentre la cronaca ed i media si appassionano ad aspetti che certamente alimentano quella che viene chiamata dagli stessi media la marea montante dell’antipolitica, l’avv. Klitsche de la Grange non perde di vista la dottrina pubblicistica delle “prerogative costituzionali”, alle quali un mio maestro, professore di diritto costituzionale italiano e comparato nell’Università di Roma “La Sapienza”, Vincenzo Zangara, aveva dedicato un suo volume per noi oggetto di studio e di esame. Ricordo di quelle lezioni come venisse spiegato chiaramente che le “prerogative costituzionali”, cosa diversa dai privilegi, servissero non a proteggere la singola persona, che poteva essere anche indegna ed altamente indegna, ma la funzione che gli era stata affidata e che avrebbe dovuto esercitare. Il “caso” Papa ripropone una questione delicatissima che è oggetto delle note che seguono di Teodoro Klitsche de la Grange con la sensibilità che sempre lo distingue.
A.C.


L’ON. PAPA IN VINCULIS?

La richiesta autorizzazione all’arresto del deputato Papa, non può essere assimilata (del tutto) alle varie vicende Ruby, Noemi, ecc. ecc..

E’ vero che si tratta sempre del rapporto tra politica ed autorità giudiziarie; ma nel caso dell’on. Papa viene in esame un altro – e decisivo – aspetto: l’intangibilità della composizione dell’organo costituzionale – peraltro quello “decisivo” cioè il Parlamento. Infatti se il deputato fosse arrestato non potrebbe votare leggi, fiducia, trattati e altre miseriole del genere: la maggioranza necessaria potrebbe essere alterata proprio per la detenzione dell’on. Papa.

Qualche giustizialista potrebbe sostenere che sono pinzellacchere rispetto alla necessità che “fiat iustitia, pereat mundus”; chi scrive, convinto del primato del politico, riassunto nel detto salus rei publicae suprema lex e malgrado tutto quel che può dirsi della Costituzione vigente, del carattere democratico-parlamentare di questa, una prospettiva del genere suscita grande preoccupazione.

Infatti il Parlamento non è (solo) il legificio, come usualmente considerato dall’opinione pubblica meno attenta, ma è l’organo che esercita quello che Hauriou chiamava il “pouvoir déliberant”, cioè prende le decisioni politiche fondamentali: dal bilancio, alla fiducia, alla ratifica dei trattati – tutte decisioni che con la legge (in senso formale) hanno poco o nulla in comune. Un maestro del diritto pubblico come Vittorio Emanuele Orlando riconduceva tutte le guarantigie delle camere (come degli altri organi sovrani) ad un principio: quello dell’inviolabilità:
“il quale ha un significato affatto speciale e caratteristico nella materia nostra e non indica tanto il rispetto riverenziale dovuto alla integrità e dignità delle persone...ma bensì più tecnicamente importa che la persona (o il collegio di persone) che dall’inviolabilità è coperta, non può essere sottoposta al alcuna giurisdizione, in quanto questa si attui attraverso una coazione sulla persona”.
Nè si può confondere scambiando per privilegi personali del deputato quelle che sono garanzie istituzionali dell’organo di cui fa parte:
“Se gode d’immunità personale, ciò, per unanime consenso della dottrina, avviene precisamente non per un titolo individuale ad esso spettante, ma come riflesso del diritto dell’assemblea di cui da parte”.
Pur differendo da ordinamento ad ordinamento e variando correlativamente (se monarchia o repubblica, se presidenziale o non)
“è però sempre lo stesso principio che si applica, riaffermando l’inviolabilità come qualità inseparabile dell’organo sovrano: diritto comune e non diritto di eccezione, perché deriva per virtù di semplice logica giuridica dalla stessa maniera di essere dell’ordinamento”.
E perchè questa sostanziale uniformità nella diversità? Perchè l’esistenza di un organo sovrano, responsabile solo verso il popolo (o verso Dio o la storia) è una necessità perché un’unità politica possa esistere ed egire: in una comunità di Stati – come quello internazionale – tutti sovrani, quello non-sovrano (perchè violabile da un altro organo od ufficio) sarebbe il classico vaso di coccio tra quelli di ferro – destinato a rompersi; o come si dice oggi a diventare uno “stato fallito”.

D’altra parte che per alterare la maggioranza si sia ricorso all’arresto dei parlamentari è cosa nota, anche se poco ricordata almeno nei tempi recenti.

Del tutto dimenticata è, in particolare dai costituzionalisti à la page che a tali artifizi fece ricorso anche Hitler, proprio per prendere legalmente (mutuando senso e significato di legalità da quello proprio dei suddetti) il potere. Per cui lo ricordiamo brevemente. Correva l’anno 1933 ed Hitler, da poco cancelliere, voleva il potere assoluto, onde gli occorreva “abolire” (sostanzialmente) la Costituzione di Weimar. La quale all’art. 76 stabiliva che per modificare la costituzione occorreva un numero legale: due terzi dei componenti e due terzi dei votanti. Dato che la maggioranza che sosteneva Hitler non bastava, neppure dopo la decadenza dei deputati comunisti e, i cattolici nicchiavano, Hitler pensò bene, come scrive Shirer, che “poteva far arrestare tanti deputati dell’opposizione quanti gli erano necessari per assicurarsi la maggioranza dei due terzi”. Detto, fatto: una dozzina di deputati dell’opposizione furono arrestati, e i conti tornarono; con 441 voti a favore e 84 contrari la Costituzione di Weimar fu abolita legalmente.

Quindi allorquando si parla di legalità, e soprattutto si cerca di sfruttarla a fini politici, come teorizzato - tra gli altri – da Lenin – e praticato da tanti (tra cui Hitler), state attenti a che tipo di legalità si tratti: credete d’imbarcarvi per l’Inghilterra ed invece vi ritrovate in Africa.

T.K.

martedì, luglio 05, 2011

Forum dei LXX: 4. Intervento di Paciello.

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Ordine e testi redazionali sono provvisori

Il piano di edizione in “Club Tiberino” delle Relazioni e degli interventi che si sono svolti in data 28 maggio 2011, in Roma, durante i lavori congressuali di quanti hanno risposto al “Proclama alla Nazione”, diffuso in rete a partire dal ... e poi pubblicato liberamente in vari siti, fino alla costituzione di una Pagina Ufficiale del Proclama. Dopo il 28 maggio si sono avuti, nel mese di giugno, altri convegni regionali in Puglia ed altri sono annunciati da settembre in poi. Di ognuno di essi, ad iniziare da quello fondativo, denominato successivamente come “Forum dei Settanta”, verranno pubblicati gli “Atti”, se raccolti e disponibili. L’edizione “Club Tiberino” non ha carattere ufficiale ed è propria del blog. Di ogni singolo intervento è redatto apposito post, collegato attraverso una serie di links ipertestuali agli altri ed inserito nella Homepage dei lavori. Di ogni intervento viene redatto, a cura della redazione o degli interessati, una breve sintesi scritti. Più interventi di uno stesso partecipante vengono raccolti in uno stesso post.

← Video 19. →

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Il problema della Palestina.

Forum dei Settanta: 3. Intervento di Teodoro Klitsche de la Grange.

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Il piano di edizione in “Club Tiberino” delle Relazioni e degli interventi che si sono svolti in data 28 maggio 2011, in Roma, durante i lavori congressuali di quanti hanno risposto al “Proclama alla Nazione”, diffuso in rete a partire dal ... e poi pubblicato liberamente in vari siti, fino alla costituzione di una Pagina Ufficiale del Proclama. Dopo il 28 maggio si sono avuti, nel mese di giugno, altri convegni regionali in Puglia ed altri sono annunciati da settembre in poi. Di ognuno di essi, ad iniziare da quello fondativo, denominato successivamente come “Forum dei Settanta”, verranno pubblicati gli “Atti”, se raccolti e disponibili. L’edizione “Club Tiberino” non ha carattere ufficiale ed è propria del blog. Di ogni singolo intervento è redatto apposito post, collegato attraverso una serie di links ipertestuali agli altri ed inserito nella Homepage dei lavori. Di ogni intervento viene redatto, a cura della redazione o degli interessati, una breve sintesi scritti. Più interventi di uno stesso partecipante vengono raccolti in uno stesso post.

2. Caracciolo ← Video 3. → 4.


L’Avv. Klische de la Grange introduce il suo discorso con la condizione politica dell’Italia quale era stata fissata già in Yalta.

Forum dei Settanta: 2. Intervento introduttivo di Alberto B. Mariantoni (Parte 1)

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Ordine e testi redazionali sono provvisori

Sto procedendo in un ordine casuale e provvisorio all’editing su “Club Tiberino” di quelli che possono considerarsi i tradizionali Atti di un tradizionale Congresso politico. I video sono giù stati caricati su You Tube e quindi già accessibili. Il nostro è un lavoro aggiuntivo, tutto interno al sistema editoriale della piattaforma di cui si avvale il nostro Blog. L’intervento che segue è la Relazione introduttiva di Alberto B. Mariantoni, che si divide in più parti a causa dei limiti tecnici di durate di una video You Tube, in genere non superiore ai 10 minuti.


Valgono i criteri comuni ad ogni singolo post. Ogni intervento è organizzato in modo che abbia una sua autonomia logica ed editoriale. La Homepage dà un quadro ordinato dell’andamento effettivo dei lavori. L’ordine cronologico di inserimento in questo è puramente casuale ed è in pratica di interesse tecnico-pratico per il blogger. Assolutamente non è da attribuire nessun significato politico alla cadenza temporale della pubblicazione di tutti gli interventi video-registrati.

Alberto B. Mariantoni: “Proclama alla Nazione” - Il perché di un successo.


“Proclama alla Nazione


Il perché di un successo

Alberto B. Mariantoni

Il successo che sta ottenendo in Italia, ed in certi casi pure all’estero, l’iniziativa del “Forum dei 70” (Roma, 28 Maggio 2011) – a sua volta, scaturita dal “Proclama alla Nazione” che presi la libertà di lanciare nell’Aprile scorso – non è più un segreto per nessuno.

Dopo il primo incontro di Roma, infatti, le adesioni politicamente eterogenee e trasversali, qualificate e significative, spontanee ed entusiaste, hanno continuato a moltiplicarsi, in maniera molecolare ed esponenziale. Al punto tale che, già nei giorni successivi, diversi partecipanti al Forum hanno annunciato l’organizzazione, a partire dal mese di Settembre prossimo, di una serie di riunioni regionali del medesimo “Movimento d’opinione”, ad esempio, in Lombardia, Veneto, Campania, Puglia, Sicilia, etc.

Insomma, ciò che ancora qualche settimana fa sembrava un progetto impossibile, sta diventando una tangibile realtà. E quella realtà, senza per questo doversi necessariamente lasciare prendere da facili entusiasmi o da premature ed avventate velleità, sembra ugualmente annunciare una spontanea e generalizzata rivincita della società civile italiana e la (ri)nascita, nel contesto della nostra Nazione, di una nuova e dinamica concezione aggregativa (da Polis, e non da Factio) che potrebbe senz’altro sfociare in una forte ed imparabile alternativa alla statica e sclerotica situazione del nostro Sistema politico ed istituzionale. Un sistema che, come sappiamo – nato dalle ceneri della Seconda guerra mondiale e dal deliberato, scellerato ed umiliante asservimento a potenze straniere – non sembra più essere in grado – con le sue continue e costanti menzogne, i suoi quotidiani e puerili “arrampicamenti sugli specchi” ed il suo ingannevole e patetico “gioco delle parti” parlamentare – di continuare impunemente a gabbare la buona fede della popolazione, né forviare l’attenzione dei cittadini (sia per poterli sistematicamente distogliere dalle reali problematiche del Paese che per poterne manipolare le coscienze, le energie ed i consensi), né di seguitare ulteriormente a dissimulare la sua inconfessabile ed anacronistica subordinazione a potenze terze che, tradotta in termini pratici, concorre largamente, il più delle volte, a fare letteralmente svanire nel nulla, ogni benché minima attesa o speranza di equità, di armonia e di progresso della nostra società.

Va da sé, dunque, che molti dei nostri compatrioti, consapevoli del deplorevole ed avvilente stato in cui è stata ridotta la nostra Patria, tentino in qualche modo di reagire e di trovare una qualunque via d’uscita dal putrido ed impastoiante pantano nel quale sono impaludate le nostre Istituzioni.

Inutile nascondercelo… Buona parte degli Italiani, incomincia davvero ad averne le scatole piene di farsi costantemente prendere per i fondelli da una classe politica (destra, sinistra, centro, centro-destra, centro sinistra, non fa nessuna differenza!) che nella realtà di tutti i giorni – non soltanto, non decide e non comanda nulla, ma essendo volontariamente e celatamente asservita, da 66 anni, su basi bipartisan, ai voleri di Washington – fa del tutto, per frazionare e scomporre ancora di più il paesaggio politico del nostro Paese, nella speranza di potere immutabilmente continuare a trarre consistenti prebende e speciali privilegi (nonché, a riempirsi le tasche, con i suoi rispettivi e confidenziali “comitati d’affari”…), dalla studiata lottizzazione del potere (per conto terzi) e dall’interessata e funzionale atomizzazione della nostra società, alla faccia del solito “popolo bue” che fino ad oggi, nella speranza di potere vedere un qualunque cambiamento, ha invano continuato, nel tempo, ad eleggerla ed a tenerla artificialmente in vita.

In altre parole, di fronte alle future e prevedibili (oltre che attuali) catastrofi economiche e sociali che si annunciano, porzioni sempre più vaste dell’opinione pubblica italiana – ed ugualmente europea (vedi Grecia e Spagna…) – si stanno ogni giorno di più accorgendo (meglio tardi che mai…) che la non soluzione dei principali problemi che travagliano ed affliggono le nostre società, non dipende affatto dal “colore” o dalla “tendenza” dei Governi che continuano a succedersi formalmente alla direzione dei nostri Paesi, ma dalla loro invariabile e persistente mancanza di una reale indipendenza e di un’effettiva e tangibile sovranità. Prerogative che questi ultimi, dal 1945 ad oggi, hanno forzatamente o spontaneamente abbandonato, ad esclusivo e riservato beneficio della potenza coloniale statunitense che, a sua volta, da perfetto e proverbiale Stato mercantilista, tende unicamente a salvaguardare o a privilegiare gli interessi del sistema bancario mondiale e della finanza internazionale e cosmopolita.

Non dimentichiamo, infatti, che l’Italia – sulla base degli allegati segreti del testo della Capitolazione senza condizioni del nostro Paese che venne accettata dai responsabili della Monarchia sabauda (Cassibile, 3 Settembre 1943) e di quelli del testo del diktat imposto alla nostra Nazione (o Trattato di pace fra l'Italia e le Potenze Alleate ed Associate) a Parigi, il 10 Febbraio 1947 – continua semplicemente ad essere una Colonia statunitense.

Altri Accordi – ad esempio, quelli contenuti nelle clausole segrete del Trattato NATO (North Atlantic Council o Nac) firmato a Washington il 4 Aprile 1949, ed entrato in vigore il 1 Agosto 1949; in quelle dell’Accordo USA-Italia del 20 Ottobre 1954; in quelle del Memorandum d'intesa USA-Italia (o Shell Agreement) del 2 Febbraio 1995; ed in quelle del Trattato Stone Ax (ascia di pietra), rinnovato nel 2001 – regolano addirittura l’insediamento e la permanenza sine die di più di 100 basi e/o installazioni logistiche e militari Usa/Nato (1) che sono stabilmente stanziate sul nostro territorio nazionale.

Il tutto, in completa e flagrante violazione (ma nessuno ne parla mai!) degli articoli 80 ed 87 della nostra Costituzione che prevedono la ratifica obbligatoria e congiunta, da parte del Parlamento e del Presidente della Repubblica, di qualsiasi accordo internazionale

Chi comanda, dunque, in Italia?

Come ognuno potrà agevolmente verificarlo, i responsabili ufficiali (ma in realtà, fittizi…) del nostro Stato e dei nostri Governi – che solitamente non trovano i 50 euro per potere aumentare lo stipendio dei Carabinieri o dei Poliziotti (che, a rischio della loro vita, proteggono loro quotidianamente le chiappe!); che non sono in condizione di dare lavoro o una qualsiasi certezza d’avvenire al 40% dei giovani che escono dalle nostre scuole e dalle nostre università; che riducono drasticamente i finanziamenti alla ricerca scientifica (che rappresenta l’avvenire di qualunque società); che tagliano indiscriminatamente le sovvenzioni ai Servizi pubblici ed agli Enti locali; che se ne infischiano altamente del mondo dell’Arte e dello Spettacolo, nonché della sorte di intere legioni di lavoratori precari; che continuano criminalmente a “nascondere sotto il tappeto” gli annosi e tuttora irrisolti problemi del nostro Mezzogiorno; e che, per giunta, cercano infidamente in tutti i modi di convincerci (per evitare di dovere pagare i vitalizi, nei tempi prestabiliti, a chi ha comunque versato, di tasca propria, i suoi contributi!) che è giusto posticipare maggiormente, magari a 67 o 70 anni (dai 20 anni di versamenti che era, in epoca fascista, per la pensione minima, e 40, per la massima), l’età dell’eventuale pensionamento, visto il cosiddetto “allungamento” della vita media dei cittadini (sic!) – riescono comunque a trovare, ogni volta, miliardi e miliardi di euro, sia per salvare le banche dai loro sistemici e reiterati fallimenti che per finanziare, a profusione ed a fondo perduto, le nostre cosiddette “missioni militari all’estero” che altro non sono, in realtà, che l’ineluttabile ed obbligatorio “contributo” della Colonia Italia, alle guerre (per la “pace”…) statunitensi nel mondo. Questo, ovviamente, “socializzando”, a discapito delle fasce più deboli della nostra popolazione, le spese o i debiti dello Stato (l’unica prerogativa che resta al nostro Stato, è soltanto quella del suo Debito sovrano!) e spremendo a più non posso le tasche già esaurite dell’uomo della strada, fino all’inverosimile.

Altro motivo del successo che sta riscontrando la nostra iniziativa, è dovuto ugualmente al fatto che la gente sta incominciando a capire che non sono le idee (di destra, di sinistra, di centro, di centro-destra o di centro sinistra, di estrema-destra o di estrema-sinistra) che impediscono un ordinario e coerente svolgimento della vita pubblica del nostro Paese, ma essenzialmente i partiti che, nominalmente (e, quasi sempre, sommariamente o abusivamente), pretendono rappresentarle: vale a dire, quelle organizzazioni oligarchiche, ufficialmente antagoniste ed a compartimenti stagni (ma, in realtà, complici e solidali le une con le altre) che – formate da personaggi che hanno trasformato la politica in un vero e proprio mestiere, per non essere costretti a dover lavorare – tendono invariabilmente a sfruttare i rispettivi supporti popolari, per meglio imbrogliare l’opinione pubblica e potersi tranquillamente spartire, da dietro le quinte ed alla maniera dei “ladri di Pisa”, la parte di bottino a loro spettante, a seguito delle quotidiane vessazioni e depredazioni che effettuano per conto terzi o lasciano liberamente e colpevolmente effettuare a discapito della nostra società.

Altro motivo ancora che sembra facilitare il successo della nostra iniziativa, è l’attuale consapevolezza, da parte di certe élites della nostra società, che la “fazione”, qualunque essa sia o possa essere (anche la più affine, numerosa, strutturata e disciplinata), non può mai essere in grado – salvo con la violenza, la prevaricazione o il sopruso – di rappresentare o di surrogare la Nazione. E che è con l’intelligenza, la capacità e la competenza delle risorse umane di una medesima società – anche se di diversa estrazione ideologica o “colore” politico, ma con la comune ed indispensabile determinazione di perseguire il medesimo obiettivo, nell’interesse della collettività – che si possono facilmente trovare le soluzioni (anche le più impensabili!) ai problemi che assillano quotidianamente le nostre società. E’ insieme, infatti, che si costruiscono le Piramidi. E non nel contesto di un’assurda, autolesionista, autodistruttiva ed hobbesiana “guerra di tutti contro tutti” (bellum omnium contra omnes)!

Questo, insomma, è il principale messaggio che la maggior parte degli aderenti al “Proclama” ha ritenuto in cuor suo.

Se riflettiamo un attimo, ci accorgiamo, infatti, che – nello stato di sudditanza in cui versa l’Italia – l’insieme delle nostre battaglie (anche giustissime o sacrosante) che fino ad oggi abbiamo accanitamente ed in buona fede combattuto, sono state e sono praticamente inutili. Inutili e vane, poiché ci siamo inconsapevolmente o stoltamente accontentati di svolgerle all’interno di una “gabbia”: quella che, da 66, ci hanno riservato i nostri cosiddetti “liberatori”.

Che vogliamo fare? Continuare, come per il passato, a scontrarci tra Italiani, lasciando al secondino statunitense di turno – che se la ride sotto i baffi, fuori dalla “gabbia” – la gioia di contare i morti, feriti ed i contusi, sul suo pallottoliere? Oppure, tutti assieme, coscienti della nostra prigionia collettiva, e qualunque siano le nostre differenze politiche o partitiche, proviamo collettivamente a liberarci dalle vergognose, mortificanti e soffocanti catene che ci tengono asserviti ed impotenti, sulla nostra propria terra?

La risposta, a me, sembra ovvia.

Fino a quando, infatti, non avremo il coraggio, tutti assieme (destra, sinistra, centro, centro-destra, centro-sinistra, estrema destra, estrema sinistra; oppure, se preferite: fascisti, comunisti, fascio-comunisti, liberali, socialisti, socialisti-nazionali, nazionalisti, repubblicani, anarchici, insorgenti, leghisti, nordisti, sudisti, apolitici, etc.), di deporre momentaneamente al guardaroba le nostre particolari preferenze politiche o le nostre “fisse” ideologiche e di esigere la nostra collettiva e completa liberazione dalla “gabbia” che ci relega e ci opprime in casa nostra, tutti i nostri aneliti individuali resteranno soltanto delle semplici ed infeconde *seghe mentali”, senza nessun avvenire.

E se alla fine di quel doveroso ed indispensabile percorso, ci saranno ancora da “regolare dei conti” tra Italiani, avremo comunque la gioia e la soddisfazione di poterlo liberamente fare all’aria aperta. Magari, nel bel mezzo di un bellissimo e profumato prato fiorito. Su una terra che, liberata infine dall’annosa ed umiliante occupazione statunitense, sarà di nuovo la NOSTRA TERRA, la Nostra Patria, la Terra dei Patres!

Alberto B. Mariantoni

Note:

1. Vedere, in proposito, il mio Dal “Mare Nostrum” al “Gallinarium Americanum”, Basi USA in Europa e Vicino Oriente, Eurasia, rivista di studi geopolitici, numero 3, Ottobre-Dicembre 2005, pp. 81-94. Ugualmente visionabile, sui siti: http://www.juragentium.unifi.it/topics/wlgo/it/marianto.htm - http://www.kelebekler.com/occ/busa.htm . E successiva messa a punto della medesima ricerca, per quanto riguarda l’Italia, sul sito web del Coordinamento Progetto Eurasia (CPE): http://www.cpeurasia.eu/305/basi-americane-in-italia-una-messa-a-punto Vedere ugualmente, per quanto riguarda le sole basi Usa in Italia, il seguente documento: Department of Defense - Base structure report fiscal year 2007 baseline (che, tra grandi e piccole, ne contempla ben 84!), consultabile facilmente on-line, a questo indirizzo Web: http://www.defenselink.mil/pubs/BSR_2007_Baseline.pdf

Libertà, Indipendenza, Autodeterminazione
e Sovranità politica, economica, culturale e militare
per l’Italia, l’Europa e l’insieme dei Popoli-Nazione del mondo.


Forum dei Settanta: Video-registrazioni: 1. Intervento di Antonio Caracciolo

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Ordine e testi redazionali sono provvisori

Sono disponibili su You Tube gli interventi che si sono svolti durante la prima riunione del 28 maggio 2011. In modo redazionalmente autonomo e senza nessuna sovrapposizione con il sito ufficiale del “Proclama alla Nazione” organizzo in singoli post, qui in ordine casuale, dei singoli interventi che si sono avuti. Ciò risparmia ad ogni partecipante la redazione di un testo scritto ed al tempo stesso consente ai non intervenuti o agli altri intervenuti di poter aggiungere qui nell’area commenti ulteriori preziose osservazioni. Vorrei aggiungere che la denominazione “Forum dei Settanta”, ma in realtà eravamo 71, è nata in modo spontaneo nel corso di un seminario di geopolitica, svoltosi in Roma, alla presenza di Fernando Rossi, Giulietto Chiesa, Massimo Fini e altri, dove intervenendo io, e parlando del nostro incontro del 28 maggio, come “noi...”, ma non chiaramente maiestatis, ho quasi sbottato, rispondendo a chi ripetutamente mi chiedeva: “ma noi chi?!”, dissi: “Noi i Settanta!»... Nasce così questa nostra denominazione, che è stata subito condivisa e che appare felice.

1. ← Video 2. → 3. Klitsche de la Grange


Seguiranno ad uno ad uno tutti gli altri interventi. Ripeto non in ordine gerarchico, ma casuale. È possibile che in questo blog il video si inceppi, ma in questo caso si può andare direttamente alla pagine You Tube, dove è altro l’Amministratore. Anche qui vi è un’area commenti, della cui moderazione o non moderazione non mi occupo. Mentre invece in questo blog sono io il responsabile della moderazione, che dovrà rispondere ai requisiti già fissati per Civium Libertas. Un reticolo di link consentirà di passare da un intervento all’altro. In pratica, vengono qui realizzati a costo zero ed in tempi rapidissimi quelli che una volta si chiamavano gli Atti di un Congresso di Partito.

sabato, giugno 04, 2011

Proclama alla Nazione: Intervento di Antonio Caracciolo sui concetti di sovranità e scomparsa del diritto internazionale ed altro.

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INTERVENTO
alla Prima Riunione dei Sottoscrittori

Delucidazioni sui concetti di sovranità, scomparsa del diritto internazionale, forme di organizzazione e coordinamento.
• di Antonio Caracciolo

Riassumo, in questa traccia scritta, il senso dei miei interventi durante la giornata del 28 maggio 2011, nella sede in cui siamo confluiti da tutta Italia, rispondendo al “Proclama alla Nazione”. “Proclama” che è stato lanciato attraverso internet, ossia una forma di comunicazione che sembra consentire quei contatti che altrimenti in assenza di risorse (stampa, televisioni, pulmanns e altro, finanziati dalle grandi organizzazioni di regime) ci sarebbero preclusi. Ed è proprio da questa constatazione che ho preso avvio, pur esprimendo il dubbio che neppure questo strumento possa essere totalmente libero ed esente da rischi e da controlli.

Essendo consapevoli di ciò, occorrerà usare il nuovo strumento tecnologico con tutte le cautele del caso. Preoccupandomi che non andassero dispersi i risultati del prodigio che vi ha visto riuniti, ho subito offerto la mia modesta esperienza in fatto di blogs e gruppi di discussione sulla rete allo scopo non certo di fare pubblicità ai miei siti, ma di offrire un sistema di contatti permanenti nell’intervallo fra l’uno e l’altra riunione reale di persone fisiche in carne ed ossa, e non più una connessione virtuale, azionata da una tastiera davanti al monitor di un computer o addirittura in un internet cafè.

Nel corso del Convegno del 28 Maggio 2011, mi sono accorto che quasi ognuno di voi dispone di un blog e certamente di un indirizzo di posta elettronica. La cosa mi ha fatto molto piacere, in quanto consente una più stretta connessione di siti e blogs che in questo modo formano davvero una Rete, conservando ogni sito le sue specificità, come è giusto ed utile che sia.

In particolare, avendo creato molti siti e gruppi di discussione, ho indicato come possibile luogo di incontro – e ripeto: senza nessuna esclusione di altri! – un Blog ed un Gruppo disponibili come strumento di raccordo e da questo momento da me resi disponibili unicamente per i fini del “Proclama”. Ne indico i links:

Blog su piattaforma gratuita Blogger della Google:

Gruppo di discussione moderato, pure gratuito, ma afflitto da pubblicità della Yahoo:


Ed anche, ad accesso libero e con Forum non moderato:


Detto ciò, rinvio ad altra occasione ogni ulteriore discussione sulle modalità tecniche di questa proposta e delle sue articolazioni. Ho anche ricordato nel corso dei miei interventi che sono stati dati in omaggio fascicoli vari della rivista cartacea “Behemoth”, che è stata fondata nel 1986 dall’avvocato Klitsche de la Grange e da me, per poi essere continuata dal numero 16 dal solo avvocato de la Krange. La rivista ha cadenza semestrale pur essendo stata prevista una cadenza trimestrale. È una rivista di analisi e cultura politica che potrà ben diventare espressione della comunità che ci auguriamo sempre più numerosa potrà formarsi intorno al “Proclama”. Nel 1986, quando è stata fondata la Rivista, non esisteva ancora internet, almeno così come noi oggi lo conosciamo. La rivista Behemoth con i suoi contributi e con la sua materialità cartacea potrà essere un’opportunità per chi è ancora legato a sistemi tradizionali di diffusione delle idee.

Premesso quanto sopra, vengo a quello che ritengo sia stato il mio intervento più rilevante nel corso della giornata e per il quale vengo richiesto di un testo scritto con tutti gli sviluppi e gli approfondimenti.

Vi è stata, infatti, qualche incomprensione e sono stato interrotto mentre esponevo una serie di concetti che mi sembravano di grande rilevanza pratica ai fini per in quali ci eravamo riuniti: Indipendenza e Sovranità, in tutte le possibili articolazioni, e non separatamente la Libertà.

L’amico dell’Insorgenza napoletana mi ha rimproverato a più riprese di essere un “seminarista”. Io ho cercato di far capire proprio a lui, soprattutto a lui, di cui ammiro l’attivismo, che giudico prezioso e necessario, che quando si parla di Sovranità e di Libertà, non è per “acchiappar farfalle”.

Era intanto il tema per il quale ci eravamo riuniti. E mi sono spaventato sul calar della sera, quando è parso che cancellassimo quanto ci eravamo appena detti la mattina. La problematica è sorta da una questione di geopolitica che Isabella aveva posto come domanda a quanti in sala fossero esperti. Ha iniziato a rispondere Paciello, focalizzando sul Medio Oriente e la Palestina. Io ho inteso proseguire nel rispondere ad Isabella, ma con un taglio diverso da quello di Paciello.

All’amico di Insorgenza vorrei sottolineare che purtroppo, anche se lo avessimo voluto, non sarebbe stato nei nostri poteri risolvere il gravissimo problema della spazzatura sparsa per le vie di Napoli. Ma il problema della Sovranità include tutti i problemi pratici che discendono dall’esistenza o meno di un Governo che sia espressione del popolo italiano, e non uno zimbello degli occupanti americani.

Per restare sempre a Napoli ho letto che proprio nel porto di Napoli sono di stanza navi con reattori nucleari di gran lunga più pericolosi di quelli giapponesi che ancora ci tengono con il fiato sospeso. Se su questi reattori scoppiasse un incidente tutti i problemi della spazzatura per le vie di Napoli diventerebbero di colpo una bazzecola. Ma per liberarsi delle navi americane non basta fare la raccolta differenziata, come dice il neo sindaco De Magistris, ma occorre uscire dalla NATO e sloggiare gli Statunitensi.

A chiedere e fare una cosa del genere vi è subito da preventivare un colpo di stato all’interno (leggi: Gladio e simili) o un intervento sul nostro paese analogo a quello contro la Libia, l’Afghanistan, l’Iraq. Quindi non si tratta di “farfalle”, ma di bomba atomica e di subdola oppressione, spacciata per “liberazione” e “democrazia”.

Ho quindi fatto degli esempi – che di solito faccio nei miei seminari universitari – ed è forse da qui che mi è venuto il rimprovero di essere un seminarista. Ma dovevo spiegare un concetto assai importante e di cui tra i filosofi che lo trattano ho fatto il nome di Noam Chomsky, un filosofo del linguaggio che analizza anche i concetti politici nella loro pratica attuazione.

Il tema che potrebbe essere argomento di un Seminario – che però non intendo fare fuori dall’Università dove sono tenuto a farlo – è il seguente:

Distruzione del diritto internazionale.

Che significa e che c’azzecca con le ragioni della nostra riunione?

Per tentare di spiegarlo a modo mio e ben sapendo che altri sul tema dicono ben diversamente e non vogliono che io dica e pensi ciò che dico e penso, ho avuto bisogno di raccontare una favoletta che devo ogni volta spiegare agli Studenti. È, in pratica, un richiamo alla filosofia di Thomas Hobbes e alla sua prima Legge di natura. Per chi già conosce queste cose basta dire solo il nome e fare il rinvio. Per chi, invece, non le conosce, occorre dare un’informazione e spiegazione che succintamente è la seguente, partendo dalla “favoletta” che, però, è un “modello teorico”, che a mio avviso pur essendo stato formulato nel 1651, conserva ancora oggi, più che mai, tutta la sua validità.

È il modello della

Guerra di tutti contro tutti

che è una condizione penosa che rende l’uomo, anche il più forte e più ricco, insicuro, per la sua vita ed i suoi averi, ma anche i suoi cari e i suoi affetti.

Da questa condizione penosa si esce con la fondazione dello Stato, dove fra Autorità legittima e Suddito esiste un patto fondato sul rapporto Protezione / Obbedienza: “Io ti Obbedisco solo ed in quanto tu mi assicuri la Vita e la tranquillità (lavoro, sicurezza, salute, istruzione, casa, etc. etc.).

A questa concezione hobbesiana viene opposta la “teoria dei limiti del potere statale” e la “dottrina democratica” fondata sul consenso e sulle elezioni. In realtà, si tratta di un falso problema, giacché ad ognuno di noi interessa la Tranquillità e la Sicurezza che abbiamo detto: libertà nella sfera pubblica e privata (pensiero, espressione, insegnamento, ricerca…), lavoro, casa, salute, svago, istruzione, arte… Avendo i quali, poco ci interessa di andare a votare come bestie condotte in un recinto, con tante urne segrete, segnando con la croce nomi sui quali non si ha poi nessun controllo e dai quali spesso si ricevono sberleffi e irrisioni. Ma su questi temi, cioè, della “finzione della rappresentanza politica” non mi soffermo oltre: ognuno ne fa esperienza diretta ad ogni tornata elettorale. Non ha che da riflettere sulla sua esperienza tangibile.

Il Seminario avrebbe previsto un altro passaggio:

Lo scenario internazionale

Se una volta costituito lo Stato, con un’Autorità legittima e sovrana, che può pretendere obbedienza dai suoi cittadini, offrendo in cambio quella Protezione e Sicurezza che è l’Unica base della sua legittimazione a comandare, ed osserviamo qual è la situazione nella relazione fra i diversi Stati, ci accorgiamo che fra di essi regna ancora la modellistica della “guerra di tutti contro tutti” propria dello stato di natura. Ma poiché a far la guerra ci si fa male, la Prima legge di natura dice che se si vuol essere sicuri della propria vita bisogna assolutamente cercare la Pace con tutti i mezzi di cui si dispone. Se proprio la Pace non fosse possibile – poiché l’altro non la vuole o anche perché consci della propria forza si è certi di poter sopraffare l’altro (pagandola magari poi a lunga scadenza) – allora, occorre fare la guerra per non soccombere, non essere uccisi e/o non essere ridotti in servitù. Esattamente quello che è a Noi successo, avendo perso nel 1945 la guerra, anche se questa realtà ci si continua a presentarcela come una “Liberazione da noi stessi”: cioè, dal Governo legittimo che esisteva fino al giorno prima dell’8 Settembre.

La necessità di mantenere quel concetto nelle scuole, nei media e in ogni momento pubblico di narrazione, ha comportato il primo grande sacrificio: la scomparsa della Libertà di pensiero e di contraddittorio rispetto a ciò che ci viene raccontato. Nel paese “Liberato dalla tirannia” si continua ad andare in galera, non appena si dice di non credere alla Narrazione ufficiale di come sono andate le cose e di come stanno per davvero.

Ecco, dunque, che la Libertà diventa una cosa tangibile: non stiamo ad “acchiappare farfalle”, quando diciamo che in Italia e in Europa non esiste libertà di pensiero e di parola. Chi vuol provare a dire cose diverse da quelle ammesse, è bene che sappia, per tempo, cosa lo aspetta, e contro quali poteri e quali interessi si andrà a scontrare.

Ma torniamo al tema della
– Distruzione del diritto internazionale come conseguenza della scomparsa della Sovranità dei Singoli Stati e dell’affermarsi nel mondo di una Unica Superpotenza, cioè gli Stati Uniti d’America, unico attore sulla scena mondiale, dopo il crollo del blocco sovietico.
Cosa significa? Come si articola il concetto in questione?

Provate ad immaginare nel mondo tanti Stati, ognuno con il suo esercito, la cui potenza offensiva e difensiva sia, per ognuno, pressoché simile o uguale.

Se devo rischiare una guerra con uno Stato confinante, essendo le forze del vicino più o meno paragonabili alle mie, non posso essere certo di chi prevarrà. Se l’occasione del conflitto sono, ad esempio, problemi di un passaggio di barche su un fiume che scorre in entrambi i Paesi, mi converrà risolvere il conflitto con un Trattato, che una volta concluso di comune accordo, dovrà essere rispettato lealmente da entrambi le parti. Oppure, se su altre questioni esistono principi di diritti generalmente riconosciuti, è bene che io le segua, senza ogni volta minacciare o fare la guerra.

Da qui nasce il Diritto Internazionale, cioè dal presupposto di una pluralità di Stati, che avendo pari o medesima forza, hanno uguale o identico interesse a non farsi la guerra l’un l’altro ed a rispettare gli accordi reciproci ed i principi generalmente riconosciuti da tutti gli Stati. Ovviamente, se si viene a creare la situazione per cui nel mondo esiste un’Unica superpotenza, da sola più forte di tutte le altre messe insieme, allora non ha più senso un Diritto internazionale fondato sul libero accordo fra gli Stati. Ma esiste solamente il Diritto del più Forte, che oggi fissa un principio chiamando Diritto e domani fa lui stesso il Contrario chiamandolo pure Diritto!

Signori, è esattamente la situazione in cui noi, oggi, ci troviamo. Ragione per cui, se noi oggi parliamo di Sovranità, non è per “acchiappar farfalle”, ma per sensibilizzare innanzitutto noi stessi e poi, si spera, Tutto il popolo italiano, affinché tutti uniti, come un sol uomo, si possa chiedere agli arsenali nucleari del porto di Napoli di lasciare le acque cittadine.

In altre parole, se alle immondizie per le strade di Napoli si potrà trovar rimedio con un governo cittadino degno di questo nome, non vi sarà nessuna soluzione possibile, per oltre 10.000 anni, alle conseguenze di un disastro nucleare in Campania ed in tutta l’Italia centrale.

Spero siano diventate chiare, ai vostri occhi, le implicazioni concrete legate alla parola “Sovranità”, che è stata l’occasione della nostra riunione.

Assolutamente nessuna intenzione polemica nei confronto dell’Amico Insorgente ed anche del Senatore che non pare voglia essere dei nostri. Dimostro di non essere polemico, cercando di interpretare il loro punto di vista, riconoscendone a pieno le ragioni.

Si dice: ma noi tutto questo come facciamo a comunicarlo agli altri, alla gente, che immaginiamo sempre – chissà perché – ad un livello molto più basso del nostro (non capiscono, non possono capire, non vogliono capire…). Dunque, bisogna trovare una forma di comunicazione che sia adeguata al loro basso livello intellettuale o alla pancia e al loro ventre.

Mi sembra che ci sia un pizzico di razzismo. Ma non è questo il discorso da fare: i nostri pregiudizi sono un fatto personale che dobbiamo imparare a superare, su un piano personale, con lo studio e quello sforzo di riflessione che una volta era la Filosofia. Invece, esiste il concreto problema di come coinvolgere i nostri Concittadini, poiché solo se saremmo numerosi e tutti uniti, potremo avere qualche speranza di riuscita.

Ma prima di tentare di rispondere alle esigenze poste dall’Amico Napoletano, e credo, forse, anche dal Senatore, vorrei accennare ad un altro punto che avevo sfiorato nel mio “intervento abortito”. Era quando accennavo alle forme della ricchezza, citando un pensatore di due secoli fa, de Bonald, il quale in un suo passo, a proposito della ricchezza, diceva che finché questa si materializzava in proprietà fondiaria, in terreni agricoli, edilizi e demaniali, all’interno del proprio Stato, allora questa ricchezza la si può gestire e controllare.

Lo scenario cambia radicalmente, quando la ricchezza più consistente si trasforma in Finanza, che può tranquillamente spostarsi da una piazza borsistica all’altra, superando i confini e le autorità degli Stati.

Veniamo, allora, al tema della Sovranità Monetaria che appassiona molti e che a me resta tecnicamente difficile da seguire in tutti i suoi meandri.

La Sovranità degli Stati di media e piccola potenza, è oggi in balia di oscure lobbies finanziare che amano agire nell’ombra, ma che dispongono degli stessi governi e di tutto l’apparato dei media che è fondamentale per la formazione del modo di pensare della gente.

Quello della Finanza, come sappiamo, è un potere insidioso, un potere che bisogna imparare a conoscere, ma che può essere controllato – a mio avviso – solo se lo si assoggetta al Potere democratico degli Stati, cioè dei popoli sovrani, che nella forma di uno Stato libero e sovrano, esprimono la loro “unità politica”. In altri termini, non si può parlare di Sovranità monetaria, se non si dispone di una Sovranità e unità politica.

Il discorso, ove non fosse chiaro, lo si potrà articolare ancora, ma per adesso non credo si possa fare di più che accennarlo.

Concludo dicendo che se ci siamo riuniti, non è per creare il Nuovo Partito fra i 1000 che già esistono, e che, ogni volta, credono di essere ciascuno il “sale della terra”.

Realisticamente, io mi auguro che vi siano sul territorio nazionale una miriade di organizzazioni democratiche che sappiano affrontare, con competenza, gli innumerevoli problemi di un Paese come l’Italia, che nel Rinascimento è stato Grande proprio partendo dal suo particolarismo locale. Disuniti, però, si è deboli e facili da sconfiggere dalle grandi potenze barbariche.

Il senso della nostra riunione ha per scopo di proporre momenti generali di coordinamento, chiaramente fondati su principi generali comuni a tutti: Sovranità, Indipendenza, Autonomia e, direi, soprattutto Libertà di pensiero e di critica politica.

Quest’ultima libertà è al tempo stesso, paradossalmente, la più astratta e la più concreta.

Sembra una contraddizione di termini, ma mi riservo in un’altra occasione di parlare proprio di questo argomento, che come docente universitario mi ha visto “in croce” e “messo alla gogna mediatica”, sui principali giornali e sulle televisioni.

Ne sono uscito e vado facendo causa ad un quotidiano nazionale, ma mi sto anche dando da fare per costituire una Onlus, il cui scopo pratico sarà quello di fornire gratuito patrocinio a quanti dovessero venire perseguitati per l’esercizio della loro libertà di pensiero, di espressione e di critica politica: di quella critica politica che sarà il nostro campo di battaglia, contro chi ha interesse, non alla sovranità, ma al servaggio dello Stato.

Antonio Caracciolo