sabato, dicembre 31, 2005

La perdita della patria e la responsabilità dei governanti

Versione 1.0

Sul tema della perdita o morte della patria è stato scritto un libro da un noto giornalista. Non ho intenzione di scriverne anche io un altro – cosa troppo impegnativa per chi lo scrive e per chi lo legge –, ma mi basta innestare nella rete una rapida e scarna riflessione mattutina, scaturita dall’aver visto ieri sera sul tardi tre extracomunitari che si avvolgevano nelle loro coperte per dormire sul marciapiede di viale Marconi, in Roma, in prossimità del ponte Marconi. Cosa è in fondo la patria? Il luogo dove si sta bene e con il quale si stabilisce perciò un legame profondo e complesso fatto di tante cose materiali e immateriali. All’estero ho sempre consigliato ai nostri emigranti di spendere tutte le loro energie per integrarsi nella terra che li aveva accolti dando loro ciò che la loro terra di origine non era stato in grado di concedere. Nei commenti dei giornali di oggi 31 dicembre 2005 abbondano gli editoriali sulla moralità della politica. Io vorrei isolare un solo aspetto del problema: la responsabilità dei governanti, o degli uomini che determinano l’economia e la finanza, per i disastri che producono e che si trasformano in una “perdita della patria” in quanti privati di ogni prospettiva di esistenza materiale sono infine costretti a lasciare la loro terra, la loro “patria”, ed a girare per il mondo per poi ritrovarsi la notte in qualche marciapiede o sotto i ponti. Ogni volta che si compie un attentato contro l’economia, con guadagni stratosferici per un solo individuo e con occulte ricadute negative per tanti altri, io credo che sia stato commesso un crimine che nessun giudice terreno sarà mai in grado di perseguire. L’unica soluzione del problema a me pare la capacità di ripensare la politica su basi interamente nuove e nuove per davvero.

LETTERATURA:

1. Paolo Pezzino: Memorie divise, “morte della patria”, identità collettive. Riflessioni sul caso italiano. Sarebbe qui da approfondire un aspetto ritenuto da Paolo Pezzino solo incidentale, e cioè quando egli scrive: «...ai caratteri della guerra moderna, come guerra totale, si aggiunsero quelli di una guerra che voleva essere tipicamente nazista, sorretta cioè da una particolare concezione della conquista e rimodellazione dello spazio europeo». A me sembra che la concezione "nazista" della guerra sia qualcosa di posticcio per poter continuare sul piano della politica culturale del dopoguerra la fine dei combattimenti avvenuta per debellatio nel maggio 1945. L'assetto dello spazio europeo ha una storia lunga di secoli ed ubbidisce a leggi oggettive di geopolitica. Sono a tutti note le difficoltà che in Italia hanno impedito il superamento dei cinque stati italiani, mentre contemporaneamente in Europa potevano formarsi le grandi monarchie nazionali. La divisione in cinque Stati di mediocre potenza è stata causa della debolezza politica dell'Italia. Si è dovuto aspettare il cosiddetto Risorgimento per avere quello Stato che Francia e Spagna avevavno già da tempo. Similmente l'Europa aveva bisogno di un'unificazione su base continentale. I momenti storici in cui questo obiettivo sembrava vicino si sono ripetuti nel tempo: nel 1588 quando la Spagna stava per invadere la Gran Bretagna, con Napoleone e forse fino al tentativo di Hitler, che aveva la colpa di voler unificare il continente con la “spada del diavolo” anziché con la spada di Dio quale sarebbe quella attuale dell'Unione Europea. Insomma, se si ammette che nella storia possano operare leggi geopolitiche allora diventa possibile giudicare il nazismo a prescindere dall'ideologia propria dei nazisti o degli interpreti del nazismo. Per il resto, l'osservazione che avrei da fare all'ottimo articolo di Pezzino è che io vedo prima e seconda guerra mondiale come una stessa unica guerra con una tregua ventennale. Non sempre i protagonisti di un evento (ad esempio un terremoto o un'alluvione) riescono ad avere una visione d'insieme stando nel punto in cui li ha collocati la sorte. La spiegazione del declino politico dell'Europa va ricercato fuori dell'Europa nelle cancellerie di quelle potenze che aspiravano al dominio mondiale, togliendo di mezzo l'Europa quale possibile concorrente e antagonista.
2.
3.

venerdì, dicembre 30, 2005

Lavoro ed eguaglianza

Versione 1.0

Leggo oggi sulla FAZ la seguente dichiarazione del cancelliere federale tedesco Angela Merkel che inizia: „Non posso accettare che per così tanti uomini e donne che hanno volontà di lavorare noi non troviamo un'occupazione nel nostro Paese...•, e prosegue tracciando linee di politica economica per raggiungere l'obiettivo della piena occupazione comune a tutti i governi. La riflessione che vorrei innestare su una tanto autorevole dichiarazione non è sui metodi migliori per raggiungere l'obiettivo: non ne avrei la competenza. Invece vorrei soffermarmi superficiaalmente su uno dei miti del nostro sistema politico: l'eguaglianza. A meno che non si voglia tornare all'impresa statale delle economie pianificate (con tutto quel che sappiamo) gli appelli alla Merkel hanno come destinatori gli imprenditori, soggetti privati che azionando capitali e comandando la forza lavoro possono riattivare il ciclo economico. E non è nostra intenzione fare i critici del modello economico dopo il fallimento del comunismo. Vado rapidamente al punto oggetto della mia riflessione: un imprenditore accetterà mai di guadagnare meno del suo dipendente? E questa ovvio differenza di guadagno, di soldi, non implica inevitabili ripercussioni sul piano dell'eguaglianza sostanziale che forma tanta parte dell'ideologia del nostro sistema politico? Continuerò queste riflessioni sul tema dell'eguaglianza se questo inizio suscita interesse e se mi accorgo di non venire equivocato.

mercoledì, dicembre 21, 2005

La campagna elettorale in preparazione

Versione 1.0

Sentendo l'altra sera Berlusconi a "Porta a Porta" mi sono chiesto: non è che il nostro Cavaliere pensa di imbottire la testa della gente a furia di spot pubblicitari?! Non vorrà convincerli per forza che tutto va bene e che viviamo nel migliore dei mondi possibili?! Parecchi anni fa lessi su un giornale di un fatto realmente accaduto in un paese dell'America latina: durante le elezioni politiche una marca di saponette imitò i metodi della campagna elettorale per fare reclame al prodotto. Ebbene molti scrissero sulla scheda il nome della saponetta e questa vinse le elezioni! Potenza della propaganda!
Sono preoccupato per il modo in cui si sta andando alla campagna elettorale. Con questo non voglio dire che la mia fiducia nel campo avverso sia maggiore e che stia preparando una trasmigrazione di campo. Intendo dire che da troppi anni aspetto un modo di fare politica che non sia inteso dalla gente come una presa in giro orchestrata da contrapposizioni finte, in realtà omologhe le une alle altre ed entrambi incapaci di dare una svolta. Il consenso della gente non dovrebbe essere ottenuto con la prepotenza del messaggio, per tacere d'altro, ma dando ad ognuno la possibilità di agire nella sua propria sfera di influenza, di essere soggetto e non oggetto della politica. Ognuno dovrebbe essere in qualche maniera padrone del proprio destino senza doversi affidare ad una speranza inafferabile ed incomprensibile ovvero ad un ottuso ed acritico ottimismo.

sabato, dicembre 10, 2005

Le stupidaggini di Pera, 2

Versione 1.0

Scrive ancora Pera, che vuole infastidire imponendo le sue vedute a tutti gli iscritti di Forza Italia: «… e sotto attacco da parte del terrorismo e del fondamentalismo di matrice islamica, ribadire chi siamo e in che cosa crediamo è il primo passo per provare a difenderci…». Ma cosa dice?! Vuol far credere che non sia mai esistito un fondamentalismo cattolico, ancora più truculento e distruttivo di quello musulmano ed incomparabile con la tolleranza politeista pagana? Di che morte morì Giordano Bruno e chi lo mandò sul rogo? E che fece Galilei? Preferì farsi mettere le orecchie di asino anziché finire arrostito come Giordano Bruno appena 30 anni prima! Noi occidentali-europei siamo figli della viltà di Galilei anziché del coraggio di Giordano Bruno! Questa è la nostra vera identità! Ed ancora oggi la viltà ed il terrorismo ideologico continuano anche grazie ad uomini come Pera, che anziché difendere i diritti dello Stato, di cui lucra vantaggi e privilegi, fa gli interessi dell’Episcopato. Caro Pera, parli per lei, ma non dia per scontato che dentro Forza Italia lei sia la sola testa pensante. Se vi fosse democrazia interna e dibattito, la musica sarebbe un po’ diversa. Ma la strategia dell'attuale dirigenza di Forza Italia è quella di fare mattanza di ogni dissenso interno, sperando così di vincere le prossime elezioni.

Le stupidaggini di Pera

Versione 1.0

Scrive oggi Pera: «…Dà fastidio sollevare queste questioni? Allora occorre dare fastidio!». Secondo lui all’interno di Forza Italia non è ancora sufficiente lo sbilanciamento politico su posizioni clericali, ma bisogna privare Forza Italia di qualsiasi componente laica e liberale! E per ottenere ciò si può dare fastidio a chi stando in FI è di diverso avviso. E’ dunque lecito volendo restare in Forza Italia difendersi dal fastidio arrecato e contrattaccare gridando a Pera e Ruini, ad esempio: Ma basta con queste radici “giudeo-cristiane”! Ricordiamoci piuttosto di quelle pagane, che consentivano una pacifica convivenza di tutti gli dèi, senza riserve mentali di sorta, senza ipocrisie, senza tatticismi!… Fu l’intolleranza e la barbarie “cattolica-teodosiana” ad abbattere le statue degli dèi antichi, che ancora sopravvivono nei nostri cuori malgrado il Concordato, che frutta alla Chiesa Cattolica miliardi di euro che sarebbe meglio devolvere interamente alle famiglie italiane, ipocritamente difese dagli astensionisti referendari.

venerdì, dicembre 09, 2005

Cosa dovrebbe essere la politica

Versione 1.0

La POLITICA non è il momento elettorale, ma coinvolge ognuno di noi per l’intero arco della sua vita. Militante ed Elettore possono venir distinti in uno stesso soggetto: se non sono convinto della lista dei candidati, posso scegliere di di restare nello stesso partito come tesserato e comportarmi diversamente come Elettore…

Continuate voi che leggete! Io risponderò di volta in volta.

La degenerazione partitocratica

Versione 1.0

TUTTI i partiti soffrono degli stessi difetti e degli stessi mali. Non ha senso fare il giro delle parrocchie. Non esiste un partito migliore degli altri. Tutti possono essere buoni o cattivi. Ciò che importa è partecipare con spirito democratico e onestà intellettuale al gruppo di militanza che si è scelto, senza timore di esprimere il proprio dissenso tutte le volte che si ritiene di doverlo fare.

Fondamenti costituzionali

Versione 1.0

Chi scrive non ha nessuna infatuazione verso l’attuale dirigenza di Forza Italia, dove manca il dibattito. Si attiene però all’art. 49 della costituzione, che consente ai cittadini di concorrere alla formazione della politica nazionale, iscrivendosi a partiti che devono avere struttura democratica. Non voler fare politica significa: rassegnarsi alla vita privata e subire la politica fatta da altri; oppure in alternativa scegliere la via impraticabile del terrorismo e della violenza.

Ispirazione laica e libertaria

Versione 1.0

Nel dibattito scaturito in seguito all’esito referendario il Fondatore di questo Gruppo è schierato sui valori della laicità dello Stato, sulla rigida separazione fra Chiesa e Stato, sulla religiosità di ognuno come luogo del suo spazio privato. Accetta tuttavia molto volentieri un dibattito ed un confronto con tutti i militanti nei partiti nell'area del centro-destra, anche in vista della formazione del partito unitario.

Regole del Club Tiberino

Versione 1.1

L’area di intervento è quella percorsa dal Tevere, e cioè la città di Roma, la Provincia, la Regione Lazio. I problemi connessi con il Tevere saranno oggetto particolare di studio, intervento, proposta politica. Il gruppo è a iscrizione libera, ma la discussione è moderata. I filtri tuttavia hanno il solo scopo di vagliare la pertinenza al tema trattato, ma non vi è nessuna censura sul contenuto politico e filosofico dei messaggi che impegnano unicamente chi li scrive ed è massima la libertà di manifestazione del pensiero, di critica, di dibattito, fatte salve le normali regole di urbanità nell’espressione verbale. Considerando che le nuove regole per la costituzione dei Club di Forza Italia prescindono dall’appartenenza al partito Forza Italia, la nuova formula mi consentirebbe di unire due aspetti diversi ed indipendenti l’uno dall’altro: a) la specifica militanza in Forza Italia; b) la riproposizione delle finalità statutarie dell’Associazione Amici del Tevere, alla quale era autonomamente e distintamente iscritto, fino alla cessazione di detta Associazione per i motivi che si dicono più avanti. Il discorso è un poco complesso. A più riprese, lo verrò articolando in questo apposito post.

Aggiornamento

In una nuova logica di aggregazione il carattere del Club può essere "politico" nel senso di “partitico” connesso ad un particolare soggetto, al cui interno ci si propone di condurre un abbozzo di proposta per la formazione della “politica nazionale” secondo l’art. 49 della costituzione. Per quanti dovessero nutrire una preclusione verso il soggetto politico da me scelto è possibile un’autonoma adesso "apartitica” sul progetto Tevere. Esisteva fino a qualche anno fa una “Barca della Libertà”, ormeggiata nei pressi del Ponte di Ferro o Ponte dell’Industria, sede di un’Associazione denominata Amici del Tevere, in pratica cessata per la morte del Fondatore e la distruzione della Sede che era sulla Barca della Libertà. Si tratta ora di vedere se si può ricostituire quell’Associazione, il cui scopo è di tutelare gli interessi abitativi di tutte le persone che abitano nelle adiacenze del Tevere per tutto il suo corso.

Avvertenza a posteriori

Ho potuto constatare metodi sleali di lotta politica. Mi riferisco all’azione politica di gruppi filoisraeliani, come ad esempio “Informazione Corretta”. Costoro operano una fin troppo facile equiparazione con ogni critica alla politica dello Stato di Israele come forme tout cour di antisemitismo, che in molte legislazioni europee è perseguito come un reato. Lo sanno e tentano di far cadere in questo tranello i loro avversari. Lo scopo non è tanto di trascinare davanti al magistrato dove le loro accuse potrebbero essere ribaltate nel reato di diffamzione a loro ascrivibile, ma di incutere timore agli hosting gratuiti o ai direttori di testate giornalistiche, che in genere preferiscono sacrificare gli interessi meno forti. Conoscendo questa strategia del “nemico”, i miei post saranno attentamente rivisitati non per fare dell’autocensura, ma per non offrire esca al nemico in agguato. Nel frattempo e contestualmente ad un lavoro generale di rivisitazione dei miei testi faccio un’opera di salvataggio degli stessi che potranno essere riversati in un nuovo contenitore nel caso in cui l’hosting si rivelasse inaffidabile e traditore.