martedì, febbraio 21, 2006

La guerra libica: Bengasi 2006

Mi trovo in un luogo, in Calabria, dove non dispongo né di connessione internet nella mia abitazione nè di altre fonti di informazione. In pratica, sono all'oscuro di quello che succede nel mondo da giovedi scorso. Ieri sera ho visto una trasmissione televisiva (Matrix), dove ho appreso il precipitarsi degli eventi. Non mi trovo nelle condizioni più adatte per una riflessione sistematica e formalmente elaborata. Tuttavia, voglio fare delle rapide annotazioni sulla faccia di Paragone. Ricordo le sue dichiarazioni irresponsabili, spavalde, di sfida boriosa ma tutto sommato vogliose di fare pubblicità ad un giornale che non mi sono mai sognato di comprare in edicola o di leggere on line. Forse in Padania, regione di cui nei miei testi scolastici di geografia non ho mai appreso l'esistenza, esiste qualche lettore padano. Adesso sono giunti i morti. Verrebbe la voglia di addossarglieli tutti a Paragone, la cui faccia ieri sera mi è parsa bronzea. Trovo terribilmente idiota confondere la stupidità delle vignette con i principi della libertà di pensiero, della sua manifestazione, della sua pubblicazione, magari sulla Padania, che di libertà sa assai poco, come avevo subito osservato all'inizio della vicenda.

lunedì, febbraio 13, 2006

Cosa vuole Maroni?

Leggo e sento che Maroni dopo aver ottenuto una riforma che gli stava particolarmente a cuore non ha abbastanza fiducia nel fatto che essa possa essere maggioritaria nel Paese. Come a dire che ammette che il parlamento sia una cosa ed il paese un'altra. E dunque le leggi del parlamento sono dei colpi di mano che ora riescono agli uni a discapito di altri e viceversa. C'è della verità in questi timori di Maroni. A me poco interessano le alleanze ed i cartelli elettorali e non riesco a vincere un moto di stizza nella pretesa che Forza Italia, mobilitando i suoi militanti (e quindi teoricamente anche io dovrei ricevere un fonogramma: ci provino!), per condurre alle urne i cittadini, incitandoli a votare nel senso voluto da Maroni. No! Caro Maroni, incallito ribaltista, il referendum è un momento di riflessione e di unità fra tutti i cittadini, come quando in oltre il 90 per cento abbiamo votato per l'abolizione del finanziamento pubblico dei partiti. Commovente l'unanimità con la quale tutti i partiti lo hanno reintrodotto e maggiorato! Solo il parlamento è il luogo delle oscure manovre e dei colpi di mano. Queste sono purtroppo le nostre istituzioni rappresentative. Spero si riesca a riformarle in senso democratico. Il referendum è un istituto di democrazia diretta, di cui i cittadini dovrebbero avere una migliore consapevolezza.

Confesso di non aver ancora riflettuto a fondo sulla riforma costituzionale voluta dai legisti. Me ne sono fatta una benevola interpretazione, essendo convinto anche io che la costituzione avesse ed abbia bisogno di essere riformata. Ad esempio, occorrerebbe levare il concordato dalla costituzione, togliere il quorum dal referendum abrogativo e altro ancora. La mia posizione rispetto al referendum sulla devolution dipenderà dagli approfondimenti che se ne potranno fare in un ampio dibattito che dovrebbe interessare l'intero paese. Sarà anche un modo per giudicare il lavoro dei parlamentari, ai quali non ho mai inteso dare una cambiale in bianco.

Non escludo infine una posizione astensionista se non troverò sufficienti motivi per votare in un senso o nell'altro. Ben ha detto Fini a proposito del carattere diseducativo nell'invito all'astensione nel corso dell'ultimo referendum, ossia un invito all'astensione per il solo fine di non far raggiungere il quorum sapendo di perdere in un confronto diretto. Ma proprio per questo il "dovere civico" (checché ne pensi Tajani, al quale mi è capitata la rara occasione di cantargliele pubblicamente nel corso di una manifestazione pro-astensione) avrebbe avuto più senso che non in ogni altra consultazione elettorale: si può non decidere se non si sa decidere o non si hanno le idee chiare, ma non si può impedire ad altri, che lo vogliono, di poter decidere. Adesso Maroni ed altri raccoglieranno i frutti di quello che hanno seminato: i furbi hanno sciolto il patto di solidarietà che dovrebbe unire tutti i cittadini, pur nel dissenso delle opinioni e delle scelte elettorali. Credo che i nostri deputati (da destra a sinistra) sappiano di essere altro dal paese ed abbiano proprio per questo varato una legge elettorale, che poco si distingue dalle liste uniche di tipo fascista e sovietico. Con tutti i soldi che si sono presi non hanno concesso neppure una lira ai cittadini per consentire loro di riunirsi in luoghi pubblici e parlare di politica. Le uniche aggregazioni territoriali sono le parrocchie, alle quali i nostri deputati fra una messa e l'altro chiedono il voto, magari incorraggiandolo con elargizioni di fine legislatura. Altro che liberalismo!

Sulla Turchia in Europa

LETTERA APERTA A GIANTEO,
della redazione di Ragionpolitica.it
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Caro Gianteo,

Ero sicuro che sulla morte del prete ci saresti andato a nozze! Un fatto statisticamente assai limitato e che si colloca purtroppo in un contesto sciagurato dove sui grandi numeri sono gli arabi ed i musulmani ad essere la parte lesa: è di oggi la notizia delle sevizie inferte dai soldati di Sua Maestà Britannica a dei ragazzini, forse più giovani dello squilibrato che ha assassinato il prete cattolico. Non ci facciamo una bella figura. La guerra in Iraq non è uno scherzo. I risvolti religiosi con occasionali e limitati atti di violenza, come quelli da te citati a danno di sacerdoti cattolici, sono soltanto l'effetto di un più profondo e radicale scontro politico tuttora in atto, dove mi pare deprimente issare i morti come una bandiera. E' sbagliato e non condivisibile il tuo ragionamento e quello dei commenti da te pubblicati: sono sicuro che pubblichi solo quelli che ti sono comodi. Corrisponde agli interessi della pace che la Turchia entri a far parte dell'Europa. Se poi preferisci far dipendere la politica dalla religione, allora rifletti sulla inconciliabilità delle tre religioni monoteiste del Mediterraneo: l'una esclude l'altra in quanto ognuna pretende di detenere la verità unica ed assoluta. Ogni dialogo è puramente tattico. Non capisco quale dialogo cercasse il sacerdote ammazzato. E perciò se la politica non riduce le confessioni religiose alla sfera strettamente privata, non può essere assicurata la pace. La Turchia ha fatto grandi progressi sulla via della laicità dello Stato, che proprio in Italia è quotidianamente assediata dalla gerarchia cattolica. Voi stessi non siete altro che una quinta colonna del Vaticano dentro una struttura partitica dello Stato italiano. Se le confessioni religiose si impadroniscono degli Stati, allora la guerra è destinata a diventare più cruenta che mai, come sappiamo dalla storia europea dove le cosiddette radici cristiani affondano nel sangue e nell'intolleranza. Gli antichi romani con il loro politeismo avevano visto meglio, ma il cristianesimo, divenuto cattolico e religione di Stato, ha ben pensato di sradicare l'antico paganesimo.

Antonio Caracciolo
http://clubtiberino.blogspot.com/

domenica, febbraio 12, 2006

Poveri Radicali!

E' penoso il trattamento riservato ai Radicali dagli alleati che si sono scelti. In un panorama politico improntato al più cinico calcolo di potere la loro forza consiste in una ideologia che ha una sua autonoma dignità e coerenza, anche se possono esserne individuati i limiti. Un pensiero politico a fronte di nessun pensiero, che è sfacciata ricerca del potere per il potere. Non è un caso che molti politici (lo stesso Rutelli) siano passati dalla scuola radicale, per poi andare nelle più diverse destinazioni.

Se vincerà l'Unione, se i Radicali avranno qualche seggio in parlamento, al massimo potranno fare folclore. Non mi piace fare pronostici, ma i radicali si sono bruciati la mia residua simpatia, per quel poco che conta. Avevo un debito concettuale nei loro confronti e non riuscivo a chiarirmi perché non mi sono mai sentito di militare nell'area radicale, pur avendo firmato molti dei loro referendum ed avendo dato loro non pochi segni di solidarietà. Mi duole maggiormente tuttavia che i Casini, i Buttiglione, l'UDC ed i clericali della casa delle libertà (ma quale libertà?) li abbiano tenuti fuori dalla coalizione di centrodestra. Avrebbero potuto perlomeno insegnare ai forzisti la coerenza e la dignità della politica senza farsela dettare da Ruini o prenderla in prestito dai Buttiglione. Sarebbero stati di stimolo per un confronto sulle idee di fronte allo sfacciato calcolo delle poltrone e dei voti. Resto in Forza Italia finché non mi cacciano, ma considero un Casini da me molto più distante di un Pannella che è stato costretto ad allearsi con l'altra parte. Berlusconi dovrebbe ricordarsi quando andò dai Radicali e disse quel che disse. Adesso si ritrova con i Casini, Follini, Cesa e quanti altri sono pronti al calcio dell'asino. Maroni lo ha già dichiarato testualmente in televisione. Se il Polo non vincerà le elezioni, i leghisti sono già pronti a costituire il polo delle autonomie. Già una volta fecero il ribaltone e sono pronti a farlo una seconda volta.

Ripeto ancora una volta quello che a mio avviso è stato l'errore principale di Berlusconi. Non aver usato il suo carisma per rinnovare i modi della politica. Ha invece fornito una scialuppa di salvataggio a quanti erano stati travolti da Mani Pulite. Passata la tempesta gli scampati tornano agli antichi vizi. Cosa voleva in fondo Berlusconi? Non aveva già abbastanza soldi? Non credo che il suo interesse alla politica sia stato quello di far più soldi. I furbi che hanno fatto soldi sanno che è bene goderseli in silenzio e al riparo dagli occhi indiscreti. Lui ha voluto esporsi con il rischio di perderli. Sarò pure un ingenuo ma non riesco a credere che l'interesse di Berlusconi per la politica sia dettato dalla cupidigia di altra ricchezza: ha già tutto quello che un uomo possa desiderare sulla terra! Questa cupidigia traspare invece da ogni poro di quelli che alla politica si sono dati avendo le "pezze al culo" e non potendo tentare altra fortuna che la politica. Di questi diffido profondamente.

Per tornare ai radicali la lancia che mi sento di spezzare in loro favore è il riconoscimento di una loro profonda sensibilità ai principi della politica, ma negli stessi loro principi è a mio avviso insito anche il loro limite. Ciò non toglie tutttavia che sia loro sempre loro possibile riuscire ad avere una visione maggiormente comprensiva della vastità e complessità degli interessi e della realazioni su cui si regge una società. Ad esempio, e l'ho detto ai loro telefonatori, ho trovato uno stridente contrasto nel loro farsi paladini della ricerca scientifica e della libertà della ricerca mentre sono stati totalmente assenti nelle vicende connesse al travaglio del mondo universitario. Un uscito o fuoriuscito dalle loro fila (Taradash) ha perfino firmato la più infame manovra contro il mondo universitario: lo scippo Dalla Chiesa. Probabilmente, la loro posizione inconfessata è il gioco al massacro: dopo che l'università italiana finirà di essere distrutta sorgerà per incanto il modello salvifico americano. Dire America significa per i radicali rappresentare il Paradiso finalmente instaurato sulla terra. L'utopismo che i comunisti riponevano in una società futura i radicali lo trovano giò realizzato in America. La loro priorità politiche sono tutte studiate sui problemi degli omosessuali: la liberazione omosessuale è la liberazione della società. Ne viene fuori una geografica politica tutta fatta di città come Sodoma e Gomorra fatta apposta per spaventare e far scappare da loro tutti quelli che loro chiamo gli "omofobi", ma che semplicemente sono non omosessuali ed hanno ben altri problemi in cima ai loro pensieri. E' rivelatore come in uno stesso giorno in cui si svolgeva la protesta nazionale dei ricercatori universitari davanti a Montecitorio e la sfilata dei gay per le vie di Roma, i radicali stavano tutti con i gay ed ignoravano persino che si svolgeva una protesta nazionale dei ricercatori. Mah! Peccato che un grande talento politico non riesca da uscire fuori dalla marginalità, pur essendo lodevole la sensibilità per i diritti civili che diventano un lusso se non hanno una base materiale che li sostenga.

La guerra delle vignette

Ascoltando giorno per giorno il tema che ha infuocato gli anni e prodotto pure dei morti mi vando convincendo delle pretestuosità delle vignette danesi. Sono sempre più convinto che non hanno nulla a che fare con la libertà di stampa, come non avrebbe nulla a che fare con detta libertà se io avendone i mezzi a disposizioni mi mettessi ad insultare sulla grande stampa e le maggiori televisoni personaggi come Feltri, Paragone, Ferrara, Pera. Ne riceverei giustamente delle querele pesantissime. E non mi azzardo in genere neppure a nominarli, pur pensandone male, ben sapendo che non potrei neppure permettermi di pagare un avvocato. Costoro però fanno opinione e lo sanno.

Moltiplicando il fatto per tutta l'Europa e l'Occidente abbiamo la misura della nostra libertà di stampa, per la quale dovremmo scedere in guerra. Perché di questo si tratta. Io vedo una strategia studiata a tavolino. Gli americani hanno lanciato le bombe. Noi europei lanciamo le provocazioni ed aizziamo le nostre masse come legittima reazione agli attacchi musulmani da noi provocati. Una escalation per scavare fossati fra popoli che vivono dirimpetto l'uno all'altro e sono unite oggi più che nel passato dalle acque del mediterraneo.

Il mondo romano con la sua molteplicità di fedi seppe realizzare un'unità geopolitica mai più raggiunta. Quell'unità resta il nostro modello, ma non in una logica imperiale, bensì in una logica di integrazione nelle diversità culturali e religiose. Ho sentito oggi alla radio qualcuno che parlava di integrazione ben distinguendo da assimilazione. Ciò che vuole l'imperialismo americano e nostrano è un'assimilazione ai nostri bacati istituti che avrebbero bisogno di essere ripensati e riformati profondamente. L'ostacolo maggiore all'integrazione religiosa è la natura stessa dei monoteismi religiosi che si relativizzano nel momento in cui si riconoscono reciprocamente. La verità che non si dice è che dietro gli apparati religiosi esistono le burocrazie ecclesiastiche con interessi specifici di potere e di sopravvivenza. Il conflitto in atto non hanno comunque natuar religioso, ma è intrinsecamente politico. La veste religiosa è soltanto una manifestazione contingente. Se venisse meno per un'azione congiunta di tutte le autorità religiose interessate (musulmani, cristiani, ebrei), il conflitto politico assumerebbe nuove forme. Ciò che interessa è il superamento del conflitto e il rafforzamento della pace. Non con la vittoria delle armi e la "democratizzazione" forzata si può ottenere ciò, ma con una politica di reale collaborazione ed integrazione in ambito comunitario. L'antica area geopolitica del mondo romano sembra la soluzione da perseguire.

La farsa elettorale

I cittadini italiani che si approssimano ad essere chiamati per l'ennesima alle volta alle urne mi appaiono come i famosi polli di Renzo che si beccano fra di loro. Quale che sia la lista vincente a me sembra che sia prevalente il fenomeno del trasversalismo degli interessi, presenti egualmente nell'una e nell'altra coalizione. Chi vuole si vada a studiare negli anni la posizione dei professori ordinari, forse meno nota alla gran parte del cittadini, ma anche la posizione della chiesa cattolica e del suo clero, grande e piccolo. Anzi quello piccolo, di paese, è ancora più illuminante. Ognuno potrebbe narrare episodi divertenti quanto realistici.

Solo pessimismo il mio senza nessuna soluzione? Da anni tento di offrirla. Mi sono persino iscritto ad un partito, quello di maggioranza relativa, per dire la mia stando all'interno del sistema. L'unica via che vedo è la mobilitazione dei cittadini non per mettere una croce sulla schedina del Totocalcio, ma per fare dibattito in tutti i luoghi pubblici, imparando a conoscere i termini dei problemi, chi sono gli uomini, quali i mezzi, quali gli obiettivi. Tutto questo non piace alle attuali dirigenze dei partiti, di tutti i partiti, che insieme costituiscono una consorteria, la consorteria massima, fra altre consorterie, le quali per la loro incapacità di pensare gli interessi comuni precipitano sempre più nella loro grettezza corporativa.

venerdì, febbraio 10, 2006

Panoramica sulle vignette

Il sito radicale offre una panoramica sulle posizioni che in Italia sono state espresse dai vari soggetti politici riguardo al conflitto sorto con il mondo arabo in seguito alla pubblicazione delle vignette ritenute blasfeme. Poiché anch'io ho espresso a più riprese un mio punto di vista, traggo occasione dalla sintesi offerta da Radio radicale per precisare schematicamente la mia propria posizione che non coincide con nessuno dei quattro punti elencati:

1. Dalla Chiesa cattolica piena solidarietà ai «fratelli» musulmani: la libertà di stampa va limitata.

Mia posizione:

Nessuna solidarietà con i “fratelli musulmani” ma piena condanna dei vignettisti in quanto ciò che hanno fatto non ha nulla a che fare con la libertà di stampa. I musulmani non sono miei “fratelli” in quanto io non professo né la religione cattolica né altra cristiana né quella ebraica né quella musulmana. Non sono neppure un “ateo" devoto o meno. Ho una mia religiosità che è faccenda mia privata. Non ritengo che si debba “solidarietà” ai musulmani in quanto si sono già prese la loro “soddisfazione” con atti violenti e insultanti contro tutti i simboli europei: virtualmente ci hanno dichiarato e fatto guerra. Se la nostra civiltà europea non fosse maturata in “stato di diritto” ma fossimo ancora rimasti in epoca feudale e premoderna, avrei senz’altro dato le teste mozzate dei vignettisti ai musulmani e restaurato così la pace e le buone relazioni con l’Islam. L’interesse della Chiesa cattolica è chiaramente pervaso da carità pelosa: si devono tutelare i valori religiosi dell’Islam, ma a maggior ragione quelli cristiani. La Santa Sede mira a consolidare i suoi privilegi a scapito della laicità dello Stato. In passato la Santa Sede ha organizzato le Crociate contro i musulmani in quanto musulmani. I musulmani lo sanno e non penso credano un’acca di ciò che la Santa Sede dice. I vignettisti si sono arrogati il diritto di vilipendere una potenza straniera, l’Islam. E’ un diritto che hobbesianamente compete al Sovrano. I vignettisti prima ancora che l’Islam hanno offeso il Sovrano, da cui possono ottenere protezione solo in quanto prima gli obbediscano. Questi però non obbediscono a nessuno, cacciano gli altri loro concittadini nei guai e poi pretendono la solidarietà.

2. Dal mondo politico difesa bipartisan della libertà di stampa, ma condanna delle vignette blasfeme e inopportune.

Mia posizione:

Il mondo politico non ha capito che non si tratta della libertà di stampa, ma di ben altro. L’episodio si inserisce nel contesto della politica internazionale che vede gli Stati europei in una posizione codina rispetto agli Stati Uniti d’America, che perseguono in Medio Oriente non da oggi un disegno chiaramente imperiale. I paesi arabi sono di fatto paesi occupati. Il mondo politico italiano, a destra e a sinistra, dimostra tutta la sua pochezza e nullità politica per il suo non saper riconoscere la sostanza politica che si cela dietro le vignette. In condizioni di buone e pacifiche relazioni politiche tra mondo arabo e paesi europei non sarebbe sorto nessun caso danese.

3. Difesa senza distinguo della libertà di stampa da Lega Nord e Rosa nel Pugno tra le forze politiche, da Biagio De Giovanni, Sofri e Glucksmann tra gli intellettuali, da Libero, Il Riformista e L'Opinione per citare i giornali più convinti.

Mia posizione:

La libertà di stampa è certamente un valore fondamentale da difendere e soprattutto attuare. In realtà la libertà di stampa è già molto limitata, perché esiste per gli uni e non per gli altri. La libertà di stampa in quanto mezzo di manifestazione del pensiero non è alla portata di tutti. La libertà di stampa è più spesso solo un modo diverso per condizionare il modo di pensare della gente, per controllare il cervello dei cittadini. I musulmani possono fare ciò in modo diverso, ma il risultato è lo stesso. Il realtà la posizione espressa al punto 3 è quella dei “guerrafondai” che ritengono che il mondo arabo debba essere addomesticato ai principi ed agli istituti giuridici nostrani. Io ritengo in linea di principio che ogni sistema politico abbia un diritto naturale all’evoluzione endogena dei suoi istituti, non per imposizione altrui. Ogni imposizione esterna è un atto di guerra e di assoggettamento. Io mi attengo alla prima legge di natura hobbesiana che dice che il bene supremo è la pace, che deve essere perseguita sempre e con ogni mezzo. Solo se la pace non è possibile, dopo averla intensamente cercata e voluta, solo allora bisogna volere la guerra in modo altrettanto intenso e con l’intenzione di vincerla, non di perderla. I valori della "resistenza" che mirano a delegittimare i governi esistenti sono un'assurdità in quanto producono la guerra civile che è la peggiore di tutte le condizioni possibili.

4. Atei devoti. Difesa della Danimarca, ma non delle vignette, da Giuliano Ferrara; Marcello Pera chiede «reciprocità».

Mia posizione:

La reciprocità non c’entra. Se concediamo ai musulmani di praticare la loro fede in Europa non è perché ci debba essere concesso dai paesi arabi di fare opera di divulgazione del cristianesimo nelle loro terre. Il diritto dei musulmani in Europa discende dalla non confessionalità dello Stato. Il cristianesimo non è la religione di Stato dell’Europa. Se i musulmani vogliono perfino impedire ai cristiani la pratica del culto nei loro paesi, questo è loro affare interno. Noi non possiamo e non dobbiamo intrometterci. La nozione di “diritto umano” è soltanto un concetto polemico con il quale si vuol mettere in discussione un diverso sistema giuridico o una particolare situazione di fatto. Pera, come al solito, dice “sciocchezze”, o meglio fa affermazioni ed assume posizioni con le quali spera di catturare voti influenzabilli dalla gerarchia ecclesiastica. In Ferrara trovo dell'opportunismo non suffragato da solidi principi. Non è lui che deve difendere la Danimarca e il governo danese fa bene a chiedere scuse di Stato, motivando la sua incompetenza, mancanza di giurisdizione ed estraneità rispetto all’operato dei vignettisti. Potrebbe perfino patrocinare una causa civile contro i vignettisti.

Contro il Concordato


A Roma è ancora in corso un convegno per l'abolizione del Concordato con la Chiesa cattolica. Si svolge al piccolo Teatro Traiano, che si trova esattamente dietro la casa di Berlusconi. Ho voluto recarmici anche io in segno di condivisione dell'obiettivo, pur essendo iscritto e militante in Forza Italia. Ho fatto alcune foto che purtroppo non possono essere inserite in questo post. Mi correggo: è possibile. Poi sono ritornato a casa. In questo momento sta ancora parlando Boselli (che ho fotografato e si è lasciato fotografare) e lo sto ascoltando attraverso Radio Radicale. Tratta l'argomento del finanziamento pubblico alla scuola privata: la sua tesi (condivisibile) è che i finanziamenti pubblici debbano andare solamente alla scuola pubblica. La Chiesa cattolica in effetti gode di numerosi e ignoti privilegi fiscali. Non solo l'8 per mille, ma una pletora di agevolazioni ogni genere a livello comunalie, provinciale, regionale oltre che statale. Sono state dette molte cose interessanti che meriterebbere distinte riflessioni. Alcune anche noiose e non condivisibili. Il titolo esatto del convegno è il seguente: "Libere chiese in libero Stato. La Rosa nel Pugno per il superamento del Concordato". Interessante ad esempio quanto ho potuto sentire da Luciano Pellicani (nella foto a destra) sulla libertà religiosa negli USA e sulla naturale separazione fra Stato e Chiesa. Negli USA esistono oltre trenta confessioni religiose. La laicità della Stato è in questo caso una necessità, non un principio. Sta ora parlando Pannella sui problemi elettorali. Ricorda le vicende referendarie e lamenta in fatto che Rutelli abbia deciso di candidare nella sua lista una signora rappresenta il "Movimento per la vita", che aveva assunto la nota posizione astensionista chiesa dalla Chiesa. Parla anche di problemi di informazione e comunicazione. Ed è esattamente questo anche il nostro tema.

Libertà di stampa e lesione della dignità di un terzo

Le reazioni alla sciagurate vignette non accennano a placarsi. Le considerazioni che possono farsi sono di vario genere. Intanto pare che i francesi in maggioranza non abbiano giudicato positivamente l'iniziativa editoriale del giornaletto danese e siano seriamente preoccupati per quel che ne può derivare anche in Francia. Continuando a riflettere sul tema a me non pare che sia condivisibile la posizione di quanti pongono in primo piano la libertà di stampa. Un argomento che trovo falso ed ingannevole sotto vari punti di vista. Provo ad esemplificare: 1°) libertà di pensiero, sua manifestazione, pubblicazione e divulgazione non può significare diritto all'impunità nell'offendere e dileggiare un altro che perlomeno dovrebbe avere lo stesso diritto: sarebbe il preludio alla guerra civile ed esterna; 2°) il nostro sistema di diritti vale per noi stessi in quanto consociati e consezienti su un sistema di regole condivise. A chi appartiene ad un altro sistema giuridico non si possono imporre i nostri parametri di giudizio e valutazione. 3°) Mi vado convincendo che l'attacco sia partito da Occidente, sapendo magari che l'Oriente avrebbe reagito. Mi chiedo a quali occulte manovre stanno per soggiacere i cittadini europei, intellettualmente fragili quanto presuntuosamente liberi di manifestare opinioni che sono spesso la sedimentazione di messaggi sublimilani e indotti da un sistema mediatico in mano di pochi. 4°) Tutta questa libertà di cui noi godremmo io non la vedo. Infatti, anche nei nostri paesi i nostri vignettisti ed i loro padroni ci pensano due volte quando si tratta di attaccare un potere forte che può immediatamente reagire, magari comprando la testata e licenziando i dipendenti. Per non parlare poi della Gerarchia cattolica in paesi come l'Italia. A destra e a sinistra tutti i partiti, infischiandosi di un rapporto diretto con gli elettori, si contendono il serbatoio di voti cattolici che si attribuiscono al sistema delle parrocchie ed alla propaganda vaticana. Svendono a gara la laicità della Stato. E' semplicemnte vergognoso. 5°) E' auspicabile che in Europa crescano di numero le comunità musulmane. Bisogna perciò imparare a rispettarne i valori religiosi allo stesso modo ed allo stesso titolo con cui si rispettano i valori cristiani e cattolici. Sarà questo il più potente fattore per rafforzare la laicità dello Stato, che salvaguardando la sua funzione si troverà costretto ad essere agnostico e neutrale per poter mantenere la pace religiosa dei suoi cittadini. 6°) I vignettisti (ridono solo loro) probabilmente volevano scatenare una guerra. Se amano la libertà, dovrebbero innanzitutto sapere cosa è e dove cercarla.

mercoledì, febbraio 08, 2006

Le vignette danesi ed il concetto del politico

Stanno trasmettendo la nota trasmissione televisiva "L'infedele", dove molti esperti parlano delle reazioni arabe seguite alla pubblicazione e ripubblicazione delle vignette blasfeme. Anche se ho sentito qualche commento che si avvicina alla realtà, non mi pare che si giunga ad una piena comprensione di ciò che è accaduto e che sta crescendo in intensità. Si tratta di una esemplificazione del concetto schmittiano del politico, che dimostra anche qui la sua scientificità, ossia la sua capacità di spiegare compiutamente il fenomeno. Una graziosa signora da Beirut riferisce che quanti hanno assaltato le ambasciate non erano in fondo per davvero turbati dalle vignette blasfeme. Altri erano i motivi ed i moventi. Ed allora? Perché avrebbero fatto ciò che hanno fatto? La graziosa signora non offre una spiegazione, ma senza rendersene conto ha rivelato l'esistenza di un motivo più profondo e radicato. Considera i dimostranti come degli imbecilli manovrati da tiranni che non ne vogliono sapere di lasciarsi governare al modo occidentale. Sarebbe stato meno grave se i dimostranti fossero stati veramente offesi nel loro senso religioso: ne avrebbero avuto motivo. Lo spegnimento dei furori religiosi sarebbe stato possibile con rimedi religiosi: sarebbero bastate le parole appropriate di una capo religioso autorevole. Il sospetto è che vi sia dell'altro e che si tratti di altro che temo non si comprenderà in tempo utile.

Il concetto del politico, ossia la contrapposizione amico-nemico, può assumere molteplici forme. In questo momento la veste religiosa è particolarmente efficace ed aggregante, ma a determinare questo campo di scontro gli occidentali vi concorrono più dei musulmani stessi. L'occasione per fare scattare la contrapposizione avrebbe potuto essere qualunque altro. E' piuttosto stupido rimproverare ai musulmani di essersela presa per poco. Acuto è stato il rabbino quando ha detto che non possiamo stabilire noi quello che gli altri devono avvertire come per loro offensivo: il nostro è etnocentrismo ed eurocentrismo. Una bella presunzione ancora più irritante delle stesse vignette. Ha poi anche detto, indipendentemente dai fatti danesi, che nel mondo arabo sta crescendo l'antisemitismo. Ciò dovrebbe far riflettere. Qui si insinua il politico. L'asserita legittimità dello Stato d'Israele è gratuita. Penso a come giorni addietro l'ateo devoto Ferrara ha tentato faziosamente di incastrare il suo ospite palestinese, che ha dimostrata molta più dignità ed intelligenza di quanta Ferrara gliene volesse far apparire. Caro Ferrara, l'ONU non poteva prendere nessuna decisione a danno di terzi. L'ONU non è Dio, cristiano o musulmano. Inoltre, l'ONU è ormai alla fine del suo percorso: ha perso gran parte della sua credibilità ed autorevolezza, se mai ne ha avuta. Dio è morto!

Non dovrebbero preoccuparci le vignette in sé, ma ciò che queste rivelano. E cioè rivelano indubbiamente l'esistenza di una diffusa inimicizia ed ostilità non più verso gli USA, ma ora verso i paesi europei, dove una popolazione resa stupida dai suoi governanti sembra cascare dalle nuvole. Chiediamoci: cosa possiamo aver fatto per suscitare tanto odio ostile? Ce lo meritiamo? Lo vogliamo? Ci conviene? Dalla risposta a queste domande viene fuori la storia di un secolo di quella parte del mondo. Il nostro ruolo. Le nostre complicità. I nostri silenzi. Certo, se l'interpretazione resta quella di comodo degli ideologi di regime, ci capiremo poco. Ma se andiamo oltre e reinterpretiamo i fatti in modo crudo e realistico vengono fuori, a mio avviso, tanti buoni motivi dalla parte degli arabi per odiarci ed assai pochi buoni motivi da parte nostra. Da quanto sta succedendo potremmo imparare molto, mutando la nostra politica estera e riuscendo a parlare con una sola voce. E qui mi fermo. Torno a sentire le "stronzate" dell'Infedele. Per questa sera basta.

La questione del Concordato: le corbellerie di Lorenzo Cesa

Ho appena sentito una dichiarazione televisiva dell'alleato Cesa. E poco mi importa se il il Presidente Berlusconi sembra dargli ragione: lo capisco. Deve conservare l'alleanza. Gli alleati dell'UDC danno per scontato che da questa parte tutti siano d'accordo per il mantenimento del concordato e dell'8 per mille, mentre soltanto dall'altra parte vi sarebbe chi è contrario. Io mi sento più laico dei sinistri. La questione della laicità dello Stato è cosa che non può essere sacrificata per qualche manciata di voti, che si pensa di guadagnare da una parte, mentre si perdono in maggior misura dall'altra. Se l'astuzia gesuitica ha inventato di sana pianta la distinzione fra laico e laicista, si può rispondere distinguendo con maggior fondamento fra cattolicesimo e cristianesimo. Ricordando, ad esempio, il ben diverso atteggiamento dei Valdesi sull'8 per mille? I Valdesi non sono cristiani?

In pratica, tesserandomi ad un partito del centro destra, in specie Forza Italia, è per un Cesa come se avessi firmato un contratto della luce o del gas, dove l'utente deve soltanto accettare un contratto già scritto e deciso da altri. Ovviamente non è così. I partiti sono democratici e devono esserlo per dettato costituzionale in quanto i principi del loro programma politico siano imputabili ad un processo collettivo di formazione della volontà di tutti gli iscritti. Poiché non tutti possono essere d'accordo all'unanimità su tutte le questioni, vi dovrà essere una maggioranza ed una minoranza. Si sta in una stessa organizzazione partitica in quanto si accetti la decisione per maggioranza ed in quanto alle minoranze sia in ogni caso riconosciuto il diritto al mantenimento delle sue posizioni, che in un futuro prossimo o remoto potrebbero divenire maggioranza. I nostri deputati purtroppo li vediamo al momento in cui ci vengono a chiedere il voto, ma poi sfuggono completamente al nostro controllo ed è come se avessimo firmato una cambiale in bianco: capita spesso che facciano e dicano esattamente il contrario di ciò che noi pensiamo e vorremmo che facessero.

La democrazia interna ai partiti è tutta da costruire. A mio avviso, è questa la priorità della politica: altrimenti, la democrazia è solo una burla, una presa in giro. Decidono per tutti e su tutto pochi notabili. Non sono direttamente coinvolto nelle elezioni prossime per fortuna: non sono candidato a nulla. Vado insegnando da anni che per me la politica è in primo luogo il coinvolgimento dei cittadini in ogni mese dell'anno. Il momento elettorale è soltanto un momento della politica. La militanza politica dovrebbe essere orientata non al galoppinaggio a favore di questo o quel candidato, ma a coinvolgere i cittadini rendendoli sempre più consapevoli dei problemi del paese: solo così il momento elettorale può acquistare senso. Sappiamo che fino ad oggi non è mai stato così, regnando una grande confusione che produce nei cittadini una crescente disaffezione dalla partecipazione politica ed elettorale. Il momento elettorale è oggi un gioco del lotto, dove non si vince mai nulla e si perde soltanto.

I rappresentanti che vediamo sfilare ai salotti televisivi non ci aiutano a crescere. Sono interessati alle loro candidature e ai vantaggi personali che ne possono ricavare. Una situazione che noi tutti iscritti conosciamo bene. Dobbiamo avere il coraggio di gridarla ai quattro venti e smetterla di mugugnare timorosi ed impotenti. Siamo fortissimi: parlo di iscritti che pagano con convinzione la loro tessera sapendo di dar vita ad un'associazione sancita dall'art. 49 della costituzione. Non meritano nessuna considerazione i clienti che si fanno pagare la tessera da altri per poi determinare le cariche congressuali. Il fenomeno esiste, è noto, l'ho denunciato fin dal primo momento che ne sono venuto a conoscenza. Beninteso senza andare dalla magistratura, ma dicendo con garbo che così non si doveva fare. Noi iscritti veri dobbiamo soltanto uscire allo scoperto, sapendoci organizzare e soprattutto discutendo approfonditamente su ogni questione che possa formare programma di governo nazionale, regionale, comunale, circondariale.

Quindi grido forte e chiaro tutte le volte che sento i nostri capi proferire le loro "stronzate", attribuendole a noi che invece c'entriamo: E' appena uscito un serissimo libro di filosofia intitolato appunto "Stronzate. Un saggio filosofico", dove si analizzano tutte le sciocchezze che hanno larga diffusione e di fronte alle quali bisogna imparare a difendersi, beninteso civilmente e in modo nonviolento. E chiudo dicendo al navigatore che legge queste righe che io accetto di essere contestato, di misurarmi ai voti, di accettare la decisione di maggioranza. Ma vorrei che il momento assembleare, autentico, ci fosse. Mi è capitato di vedere decisioni orchestrate da chi aveva i soldi per affittare sale in lussuosi alberghi. Riuniamoci sotto gli alberi, o nello spazio virtuale della rete, se non abbiamo i soldi per affittare una sala, ma non lasciamoci comprare per un piatto di lenticchie.

Quote rosa e sistema democratico

Il tema delle "quote rosa" mi interessa poco e poco mi appassiona. Ma molto se ne parla in questi giorni ed è giusto dare un'opinione su un argomento che ha valenza politica. Intanto cosa si intende per "quote rosa"? Si dice che le donne non sono sufficientemente rappresentate nei posti di comando e in altre posizioni appetibili. Ed allora per riparare ad una simile ingiustizia si dovrebbe applicare per legge il principio della lottizzazione, che è in genere una degenerazione del metodo democratico. Questa volte si spartisce non in base al colore del partito o altri criteri, ma in base al sesso. Dico subito che non ho nulla contro le donne in quanto tali e che per me potrebbero occupare tutte le cariche dello stato al cento per cento se fossero oggettivamente capaci di adempiere al ruolo meglio degli uomini. Mi trovo una volta tanto pienamente d'accordo con un testo pubblicato in Ragionpolitica.it e dovuto alla penna di Valeria Pelli (vedi link), alla quale vorrei pervenisse direttamente questo mio testo di commento al suo.

La mia attenzione è rivolta altrove. Il dibattito sulle quote rosa è solo un caso dell'ampio sistema di vizi, proprio della nostra glorificata democrazia a fronte della vituperata assenza di democrazia che distinguerebbe altri sistemi politici. In realtà, tutto il nostro sistema è caratterizzato da una contrapposizione fra elettorato passivo ed elettorato attivo: in pratica i due elettorati non coincidono ed il sistema è bloccato. Potrebbero essere fatte numerose esemplificazioni. Anzi, è bene analizzare caso per caso. Mi propongo di tornarci sopra con il tempo dedicando singoli post ad ogni situazione individuata ed enucleata. Intanto, ne anticipo sommariamente una. Nell'università italiana vige un sistema feudale. Qualche anno fa nelle patrie aule di Montecitorio è passato alla storia degli annali universitari lo "scippo Dalla Chiesa". Di cosa si tratta? Stava per diventare legge un provvedimento che stabiliva che i ricercatori universitari potessero far parte dei consigli di facoltà e quindi votare le delibere di facoltà, eleggendo oltre al direttore di dipartimento e al rettore (come già avveniva, avendo conquistato con strenua lotta il relativo diritto) anche il preside di facoltà. A tutte queste cariche, meramente amministrative ed assolutamente prive di valenza scientifica, l'elettorato passivo compete per legge ai soli professori ordinari. Si stabiliva anche che all'ambita carica di preside (che ha solo compiti amministrativi e non scientifici, come del resto ogni altra carica universitaria) potesse venir votato perfino un professore Associato. In parlamento siedono molti professori ordinari distribuiti in tutti i partiti ma uniti in un solo partito quando si tratta di difendere posizioni corporative. Lo "scippo", orchestrato da ben individuate potentissime lobby, ebbe successo grazie ad una raccolta di firme trasverali che avocando il provvedimento all'aula raggiunse l'obiettivo di affossare il provvedimento che nella sua essenza dava corpo ad un principio elementare di democrazia.

Insomma, se appena usciamo dai fumi delle "stronzate" televisive, che ci intontiscono quotidianamente, possiamo vedere che la nostra democrazia è più di facciata che non di sostanza. Dietro la facciata si immagini non una tecnocrazia con un programma di governo del paese, ma un intreccio anarchico di interessi e privilegi. Meglio sarebbe parlare di regime a fronte di tanti altri regimi esistenti oggi nel mondo ed esistiti nel corso della storia: nulla di nuovo sotto il sole pur nel variare delle forme e dei nomi. Mi scuso, ma non posso affinare meglio la rilfessione odierna. Spero che sia chiaro il senso generale del discorso che avrei voluto fare con maggiori approfondimenti e dettagli e sul quale potrò sempre ritornare, anche riscrivendo e perfezionando questo stesso questo stesso testo, che può essere considerato una semplice bozza di lavoro, alla quale chi legge può contribuire con i suoi commenti.

martedì, febbraio 07, 2006

Radici del cattolicesimo: la violenza.

Vengo dal mio medico, Andrea, al quale ho portato i risultati dell'ispezione grastroendoscopica. Per fortuna non vi è la temuta ulcera allo stomaco e pertanto i fastidi che avvertivo sono da attribuire a una causa nervosa. Andrea mi ha però detto che data la sintomatologia l'ulcera potrebbe venire. Mi ha consigliato pertanto di scaricare in qualche modo la tensione nervosa. Non trovando giusto scaricare sui familiari innocenti, o addirittura sugli studenti, internet con la sua impersonalità pare un oggetto ideale. Premesso quindi che non sono un anticattolico (penso al "cattolico" Tajani, paladino della Fede e baluardo di Santa Madre Chiesa) ) e che don Antonio, parroco del mio paese, sa quanto gli voglio bene, passo a narrare l'assunto contenuto nel titolo del post.

Ho già detto in più luoghi che il cattolicesimo, cosa ben diversa dal cristianesimo, nasce con lo sfacelo dell'Impero romano. Lentamente, l'autorità e le funzioni che erano proprie della burocrazia romana passano al clero cattolico. Il culmine di questo passaggio si ha con i decreti imperiali di Teodosio che proclamano il cristianesimo religione ufficiale dell'Impero e proibiscono gli antichi culti pagani, che io mi immagino come adorazione dei fiumi, degli alberi, della natura. Trovo stupenda e magnifica questa forma di religiosità in un'epoca in cui noi la natura la stiamo distruggendo dopo averla depredata e con essa ottusi ed egoisti come siamo finiremo per distruggere noi stessi.

L'operazione di estirpazione dell'antica religione fu violenta. Le fonti sono piuttosto rare e sempre indirette. Nelle agiografie quando si narrano le imprese meritorie dei santi si valutano come senz'altro positivi e meritori tutti gli atti violenti volti alla distruzione degli antichi templi. Se quegli agiografi avessero potuto sospettare che le loro parole avrebbero potuto essere oggi valutate come prove incriminanti, avrebbero fatto sparire anche queste prove dei loro atti, come hanno cancellato tutto quello che dell'antica cultura non tornava utile alla nuova religione ed alla nuova (in)cultura.

Ecco dunque un passo agiografico, riferentesi a Cesario, vescovo di Arles dal 500 circa al 543, il quale così si esprime:

« Abbiamo sentito che alcuni di voi FANNO OFFERTE AGLI ALBERI, PREGANO LE FONTI e praticano diaboliche forme di vaticinio. A causa di tutto ciò il nostro cuore è così pieno di tristezza (poveretto!) da non poter essere consolato. E ciò che è peggio, VI SONO GENTI MISERANDE E DISGRAZIATE (disgraziato lui!) che non solo si rifiutano DI DISTRUGGERE gli altari delle divinità pagane, ma non si vergognano né temono di ricostruire quelli già abbatttuti. Per di più (ma guarda un po'), se qualcuno che tiene Dio nei suoi pensieri vuol bruciare la legna di tali templi, o fare a pezzi e distruggere questi diabolici altari (chissà quante autentiche opere d'arte sono andate perdute per sempre!), diventano furiosi e reagiscono con fanatismo esasperato. Si spingono sino a colpire coloro che, per amore di Dio (quale?), stanno cercando di abbattere quegli idoli malvagi (lo dice lui che sono malvagi), e forse non esitano neppure a pianificare la loro morte. Cosa stanno facendo quelle genti miserevoli e disgraziate? (A li mortacci tua! Si direbbe oggi a Roma) Stanno fuggendo la luce per correre verso la tenebre, rifiutano Dio e abbracciano il Demonio. Rifuggono la vita e s'incamminano verso la morte, ripudiando Dio commettono empietà. Perché dunque queste persone miserande vengono in chiesa? (perchè?!) Perché ricevono il sacramento del battesimo... se in seguito intendono tornare alla profanazione adorando tali idoli? (Forse non erano tanto convinti della conversione forzata cui erano stati costretti) ».

ll brano potete trovarlo nell'interessante ed istruttivo libro di Richard Fletcher, intitolato: "La Conversione dell'Europa dal paganesimo al cristianesimo. 371-1386 d.C.", edito da Corbaccio in traduzione italiana nel 2000. Di pagine 657. L'edizione originale inglese è del 1997. Non ho tempo di controllare l'edizione inglese, ma spero che la traduzione italiana non sia stata purgata in qualche sua parte. So di casi dove ciò accade. Tanta è la libertà di cui disponiamo. Il libro è comunque molto interessante e sarebbe bene ne avessero cognizione quanti insistono sulle radici cristiane dell'Europa. Non è escluso che possa darvi in seguito qualche altro illuminante estratto. Non ho motivo di supporre che sia stata molto diversa la storia dell'evangelizzazione in America o in altre parti del mondo, al seguito degli eserciti spagnoli e di altri condottieri della fede cattolica. Un relativista non pensa mai di imporre alcunché a chicchessia. Aggiungo che non ci si avvale soltanto della violenza. L'astuzia, ad esempio, è un altro metodo. Ho pronto il brano per un aaltro post. A prossimamente!

Stampa e regime: la reazione araba

Nella rassegna stampa quotidiana di Radio Radicale (oggi mattina del 7 febbraio) le cosa è messa nei termini che seguono. Le vignette? Beh, in effetti erano "inopportune": nessuno difende l'insulto e l'irrisione spacciandole per libertà di stampa, che però non esiste quando un quisque de populo vorrebbe far sentire la sua voce: soprattutto in Italia la stampa è una corporazione fra le altre. Il termine "inopportuno" è a mio avviso un eufemismo ipocrita e cretino. Ad una cosa inopportuna non si doveva rispondere – si argomenta – con delle reazioni come quelle che ci sono state e che forse i vignettisti danesi e italiani non avevano previsto. Questo ultimo aspetto, che non è trattato, direi che è assai importante, perché se chi ha fatto e pubblicato o ripubblicato le vignette cretine erano in grado di prevedere le reazioni che sarebbero seguite (e chi pubblica un testo dovrebbe fare uno sforzo di previsione) e se ne sono infischiati, allora non si tratta più di "inopportunità", ma di provocazione irresponsabile e disegno criminale, cui vanno addebitate moralmente le reazioni che vi sono state. I servizi segreti degli Stati si servono di operazioni del genere per manipolare la cosiddetta opinione pubblica. A decenni di distanza noi non sappiamo nulla delle "stragi di stato", la cui efferatezza sfugge a qualsiasi comprensione dell'umano buon senso. In ultimo i democratici Bush e Blair proprio tramite stampa ci hanno ammannito l'esistenza di armi inesistenti per farci digerire una guerra che loro insieme alle loro cricche avevano già deciso, aspettando l'occasione propizia per scatenarla. Se ci lamentiamo che dietro le reazioni arabe di questi giorni ci siano le "manine" dei governi, le nostre più sofisticate manine sono proprio quelle dei cosiddetti organi della libera stampa. E quindi, non prendiamoci in giro e non lasciamoci prendere per i fondelli. Se vogliono, Feltri e Paragone, mi telefonino ovvero telefonino al quisque de populo. Dirò loro come la penso e poi potranno parlare anche a mio nome. Ma finché ciò non avverrà, loro (e tutti gli altri loro onorevoli colleghi) non esprimono la mia opinione, non avendoli mai delegato in tal senso. Portino loro soltanto le conseguenze delle loro azioni e delle loro opinioni.

Tuttavia, per quanto riguarda la posizione da me espressa preciso a chiare lettere che non faccio e non mi sogno di fare nessuna apologia/giustificazione degli assalti alle ambasciate o peggio ancora dell'omicidio del sacerdote italiano in Turchia, sul quale mi pare si stia imbastendo una nuova strumentalizzazione senza aver rispetto neppure per i morti. Si noti che il mio primo post sull'argomento (Maramaldo, eroe nazionale) è immediatamente successivo alla notizia della ripubblicazione delle vignette ad opera di Feltri e Paragone, ma precedente le notizie sulle tragiche reazioni arabe: sono stato più tempestivo delle agenzie e degli eventi! Grazie, Blogger, tu offri al popolo della rete una nuova possibilità di informazione di gran lunga superiore a quella pelosamente elargita dai Feltri e dai Paragone! Fare gratuita e stupida condanna di un fatto emotivo e collettivo sarebbe come fare la condanna di un temporale o di una calamità tellurica: le vignette danesi hanno avuto per risposta il furor di popolo nei paesi arabi! Tutto il nostro sistema giuridico, il cosiddetto stato di diritto inclusa la libertà di stampa, ha origine da un fatto violento e legittimante: la rivoluzione francese! L'unica condanna che mi sento di fare senza riserve è quella ai vignettisti che ci vorrebbero far entrare in guerra e che hanno dato esca alle reazioni che ci sono state. Non mi piace essere manipolato da provocatori di professione.

A fronte della "inopportunità" di Tizio non si possono dettare le modalità di reazione di Caio perché le sue reazioni dipendono dalla situazione in cui si trova. Ad uno che sta morendo, magari di notte, non si può chiedere di non disturbarbare il condominio, rantolando di notte. E magari pretendere da lui che muoia dopo le 10 del mattino, in orario condominiale. Il Medio Oriente è un territorio devastato da un secolo di guerre ed occupazioni originate da appetiti petroliferi. Le forme di governo in questi paesi sono degli optional decisi dalle potenze straniere a seconda dei loro interessi. In Europa, ad Ovest ed Est, siamo già stati violentati in tal senso e ci siamo assuefatti alla perdita di sovranità. Ci secca evidentemente che gli arabi vogliano conservare una dignità alla quale noi abbiamo per sempre rinunciato. La democrazia in Iraq è una favola a cui non credono neppure i bambini: una carta falsa e truccata dietro la quale Bush tenta malamente di nascondere la sua strategia imperiale. Gli USA non lanciano confetti dal cielo. Sono pure militarmente vigliacchi in quanto combattono ad armi impari.

Gli Italiani sono in Iraq, come è noto, in missione di pace: altra cretinata dei tempi moderni questa idea della missione di pace in un luogo dove si combatte una guerra aperta e feroce! Durante i momenti di ozio, poi, come ha pubblicato l'Espresso (vedi apposito post: Fango sui morti di Nassirya), si svolge pure un lucroso commercio di reperti archeologici. Erano pure in missione di pace quando, ancora piemontesi, erano stati mandati in Crimea da Cavour, per morire in qualche migliaio e così consentire ai piemontesi di sedere al tavolo della pace accanto ai potenti veri. Con queste furbizie è stata fatta l'unità (o piuttosto la disunità) d'Italia ed in ultimo Mussolini entrò in guerra pensando che la guerra l'avrebbero vinta i tedeschi e lui avrebbe partecipato agli utili dell'impresa bellica. Mi dispiace dirlo, ma credo che i nostri governanti abbiamo fatto anche adesso lo stesso calcolo. Gli Israelian poi stanno lì perché un nuovo dio, l'ONU, ha loro confermato l'antico diritto alla terra promessa. Ecc. ecc. La prima guerra mondiale scoppiò a seguito di un attentato che era evidentemente un casus belli, quando già erano presenti tutti i presupposti perché quella sciagurata guerra scoppiasse.

Una nota infine agli amici radicali. Dalla rassegna stampa che ascolto ogni giorno trapela la loro faziosità, l'americanismo sfegatato, la posizione pro Israele, che io considero uno Stato privo di legittimità e fondato unicamente sulle forza delle armi americane, o per meglio dire la loro unica fonte di legittimità è la forza delle loro armi fintantoché tutti gli arabi uniti non avranno a loro volta la forza di ributtarli in mare. Su queste basi non si costruisce nessuna pace e la guerra si tramuta in odio eterno che persiste anche quando le armi cessano di crepitare e regna la pace dei cimiteri. Gli spunti qui sono tanti e cercherò, anche a beneficio dei miei studenti stranieri di "Classe di italiano" di snocciolarli poco alla volta in post autonomi, quando se ne presenterà l'occasione e ne avrò il tempo e la voglia.

lunedì, febbraio 06, 2006

Islamismo e cattolicesimo

LETTERA APERTA
pubblicata in:
http://clubtiberino.blogspot.com/
come pubblico commento a:
http://www.ragionpolitica.it/testo.
4680.vignettisti_danesi_lasciati_soli_dall_europa.html
"I vignettisti danesi lasciati soli in Europa"

Caro Stefano,

Ho incominciato male la mia giornata. Mi sono messo a leggere il tuo articolo, che ho letto e riletto per capire dove vuoi andare a parare. Avrei voluto occuparmi di altro, ma ancora una volta sono caduto nella trappola della distrazione occasionale trascurando il lavoro serio. Riporto una tua frase di apertura:

«...l'islamismo dimostra ancora una volta di voler imporre la propria legge e i propri metodi ovunque nel mondo».

Potresti sostituire la parola "islamismo" con "cattolicesimo" ed il senso sarebbe storicamente più appropriato. Il cattolicesimo (che distinguo dal termine cristianesimo, con maggior fondamento della distinzione fra laico e laicista) nasce come atto impositivo dell'imperatore Teodosio, che ne ha fatto la religione ufficiale dell'Impero mettendo al bando la religione tradizionale dei romani e dei greci. Da allora il Cattolicesimo è cresciuto, si è sviluppato e consolidato all'ombra e per mezzo di un potere statale, che per molti secoli ha esercitato in nome proprio: la falsa donazione di Costantino! Credo proprio che senza questo apparato difficilmente avrebbe potuto durare nei secoli: la Gerarchia ecclesiastica dimostra ancora oggi questa natura del cattolicesimo reclamando sempre maggiori e più invadenti ed invasivi privilegi dallo Stato. Non una religione, dunque, ma un formidabile apparato di potere che ha poco da invidiare all'Islam e ad ogni altra religione. Di fatti sanguinosi e liberticidi è cosparsa tutta la storia del cattolicesimo. Di prepotenze ne subiamo ogni giorno con una sistematica invasione della sfera pubblica: come cittadino non ne posso più della presenza cattolica nella televisione di Stato e di regime, il cui canone sono obbligato a pagare. Non mi devo dilungare dove basta un minimo di cultura storica ed una sufficiente libertà di spirito per interpretare i fatti nudi e crudi. Il termine “liberale” non può essere messo accanto a “cattolico”, come appare in un manifesto di Ragionpolitica.it, cui riservo un commento a parte. Probabilmente, vi è maggior tolleranza nell'Islam per le altre confessioni religiose di quanta non ve ne sia stata nel cattolicesimo, che nasce come religione di Stato e non riesce ad essere altro che religione di Stato.

Leggo ancora nel tuo articolo quanto dici a proposito del "premier liberale danese", la cui colpa sarebbe di aver difeso la libertà di stampa, dissociando la sua responsabilità di premier liberale da quella del giornale, che egli biasima. Tu scrivi per Danimarca e Norvegia:

«... I due premier, insomma, sentono di dover chiedere scusa a nome personale, invece di far capire a chiare lettere che minacciare dei vignettisti per un disegno umoristico è un atto di barbarie che noi europei non possiamo tollerare».

E che volevi che facessero? Se avessero dovuto applicare come par condicio la legislazione concordataria cattolico-fascista del 29, nata a protezione della chiesa cattolica, avrebbero dovuto incriminare il giornale ed i vignettisti per aver offeso i simboli di una religione, che guarda caso questa volta non era quella cattolica. Volevi che dichiarassero guerra all'Islam? E del pari cosa volevi che facessero i regimi arabi? Che ti dicessero: «bravi! Continuate così!»


E prosegui: «E in Europa? Gli intellettuali tacciono». Ma di quali intellettuali parli? Credi che siano tutti dei baciapile? Credi che dipendano tutti da Ratzinger o che siano degli atei devoti alla Ferrara o dei filosofi alla Pera? Per fortuna non è come tu pensi e ti auguri che sia. Io sono solidale con i musulmani che in questo caso sono vittime. Chiedo scusa come cittadino italiano nella misura in cui posso essere responsabile per gli atti e le opinioni di miei concittadini.

Il tuo mi sembra un articolo fazioso. Mi conferma nell'impressione che in Ragionpolitica.it un manipolo di ratzingeriani sfegatati voglia tentar di far passare una ben individuata linea politica clericale come linea di Forza Italia. Dissento e mi oppongo. Sono ben altri i pilastri su cui ritengo debba poggiare Forza Italia ed il partito nuovo ed unico di cui Berlusconi ha parlato.

Antonio

PS 1 - Ho impiegato ahimé la mia mattinata a comporre questo testo. Gli interventi che ho mandato al "liberale" Ragionpolitica.it vedo al momento, come al solito, che non sono passati, mentre passano quelli "in linea". Meno male che esiste Blogger! Le mie personali opinioni sono per l'appunto opinioni e quindi opinabili. Lo so bene e ci mancherebbe altro che non fosse così. Non essendo dogmaticamente prevenuto, non avendo il dono della vistra fede, ammetto persino che il mio contradditore possa aver ragione e quindi che io illuminato dalle altrui argomentazioni possa ricredermi. Ma i ragazzi ratzingeriani-forzisti di Ragionpolitica.it semplicemente silenziano chi è di diverso avviso e poi come fa Stefano osannano alla libertà di pensiero e di stampa: la loro! Viva l'Italia!

PS 2 - Ho ricevuto una risposta privata alla lettera aperta. Ho risposto pure privatamente. Se il mio corrispondente è d'accordo, pubblicherò in un nuovo post o nei commenti la nostra corrispondenza.

venerdì, febbraio 03, 2006

Maramaldo, eroe nazionale.

Mi giunge la notizia del licenziamento del direttore di un importante organo di stampa francese per aver pubblicato caricature di Allah e dunque per aver offeso il senso islamico di religiosità. In Italia le stesse vignette sono state ripubblicate in gesto di sfida da Libero e dalla Padania. Ho subito scritto una lettera a tgcom, il cui testo si può leggere più sotto. La riflessione ulteriore che abbozzo qui è la seguente: esistono forme diverse ed innumerevoli di religiosità umana. Spirito satirico e senso religioso poco si conciliano l’un l’altro. Ironia e satira parlano al cervello ed alla parte razionale dell’uomo. Il senso religioso tocca il cuore umano e le profondità insondabili dell’animo. Non trovo giusto e sensato offendere il senso religioso di chicchessia. Naturalmente, è altra cosa denunciare la strumentalizzazione che spesso si fa del senso religioso. E non so se è questo il caso. Ma ciò che mi pare “bacchettone” e vigliacco è il fatto che né il direttore di Libero né quello della Padania né altri avrebbero avuto di simili sussulti libertari se appena si fosse trattato del Papa e della gerarchia cattolica.

Lettera a tg-com:

1ª) Non ho visto le vignette e poco mi interessano. Ma una domanda mi sorge spontanea: i direttori della Padania e di Libero sarebbero egualmente disposti a pubblicare testi e vignette satiriche contro il Papa e le istituzioni ecclesiastiche cattoliche? Non credo. Personalmente, come laico e cittadino, non ne posso più di vedermi ogni sera il Papa affacciato dalla sua finestra. Se venissero resi pubblici i miei spontanei commenti, altro che vignette satiriche contro la religiosità musulmana! Ma i nostri giornalisti bacchettoni sono capaci di colpire chi non si può difendere: forti con i deboli e deboli con i forti, secondo la migliore tradizione italica.

2ª) Dubito che Gianluigi Paragone sappia:
a) cosa sia la libertà;
b) cosa sia la democrazia;
c) in cosa si distingua la democrazia occidentale dall'idea di democrazia in generale.
O meglio per non apparire io presuntuoso e saccente: Gianluigi ha una sua personale idea di a, b e c. Se la tenga cara e tutta per sé!


AGGIORNAMENTO:

Avevo scritto di getto quanto sopra appena sentita la notizia. Non sospettavo le reazioni che ne sono seguite. A me laico incallito non sarebbe venuto in mente di molestare chicchessia nei suoi valori religiosi, quali che siano. L'ipocrisia di cui si parla

in Ragionpolitica.it, "organo" telematico di Forza Italia (vedi:

http://www.ragionpolitica.it/testo.4680.vignettisti_danesi_lasciati_soli_dall_europa.html

che commento integralmente in apposito blog come Lettera aperta all'autore dell'articolo)

io la vedo da un'altra parte e in un altro senso. I musulmani vengono fatti passare da una stampa "libera" e interessata come l'altro, il diverso, lo straniero. L'operazione mediatica imbastita, spacciata come libertà di stampa, non è diversa dall'azione delle autorità arabe che portano le loro masse sulle piazze o davanti alle ambasciate. Con una differenza importante: le autorità arabe dimostrano di essere più rappresentative degli organi della pubblica (meglio pubblicata) opinione, perchè io non scenderei mai in piazza per una chiamata di Feltri o Paragone: non ho mai comprato i loro giornali e per me potrebbero pure chiudere baracca. Il calcolo vigliacco mi pare il seguente: se si irride sui valori religiosi e/o politici musulmani, tanto di guadagnato. Non costa nulla e viene così asssestato un colpo a chi si vuol dipingere come il nemico, facendo un piacere al cattolico nostrano che rivendica le sue radici cristiane. In ciò vedo una pericolosa strumentalizzazione ed un tentativo di portare allo "scontro di civiltà". Se gli autori delle vignette e quanti le hanno pubblicate (anche in Italia) non erano in grado di prevedere le reazioni che ne sono venute (Paragone pare aspiri al martirio: "che ci provino.."), sono degli incoscienti ed ignoranti, se è stata una provocazione consapevole, si sono assunti una ben pesante responsabilità che non è coperta dalla mia solidarietà e dalla quale nel mio piccolo mi dissocio apertamente. Che tutto questo debba essere difeso in nome della libertà di stampa e di espressione mi sembra cosa ipocrita, perché io qui di libertà ne vedo poca. La libertà di pensiero e di espressione (ma io comune cittadino non dispongo dei mezzi di Feltri o di Paragone: si pensi all'ordine dei giornalisti e alla relativa vicenda referendaria per l'abolizione dell'ordine e per poter consentire ad ogni cittadino di essere direttore di una testata) è certamente un valore importante e fondamentale del nostro sistema costituzionale, ma ciò non significa non portare il peso delle proprie opinioni e un diritto all'impunità o all'offesa gratuitra. Di certo non mi lascerò arruolare in una nuova crociata della cristianità contro l'islam: cristiani e musulmani mi sono egualmente indifferenti ed sono per egualmente legittimati nell'esercizio del loro culto in quanto non molestino la mia libertà di pensare come meglio credo anche in materia di religiosità, magari praticando, ove ancora esista, uno degli antichi riti pagani estirpati da Teodosio per lasciare spazio solo al nascente cattolicesimo. I fatti che succedono mi confermano nella mia posizione favorevole all'ingresso della Turchia nell'Unione europea e ad un assetto politeista dell'Europa lasciando spazio a tutte le forme di religiosità. Se avremo una consistente popolazione musulmana in Europa, impareremo ad essere più tolleranti e rispettosi dei valori religiosi di ognuno.

mercoledì, febbraio 01, 2006

Berlusconi nella fossa dei leoni

Ho assistito ieri notte, finché il sonno non ha prevalso, alla trasmissione "Porta a porta" con Silvio Berlusconi. Senza che ciò sia una presa di posizione e senza che a me ne torni nulla, mi azzardo a dichiarare la mia simpatia e solidarietà verso l'uomo a fronte dei meno simpatici suoi avversari. Simpatia e solidarietà che va all'uomo e non ai suoi alleati infidi. Al di là del fatto impressionistico e soggettivo, vorrei però tentare qualche riflessione. Do valore ad alcune espressioni in sé poco citabili: "le pezze al culo" per indicare uno o più uomini politici che, magari lecitamente, con la politica hanno costruito la loro fortuna personale "(entrano con le pezze al culo a Palazzo Chigi ed escono miliardari"). La citazione non è di Berlusconi, ma è da lui ripresa da altri che l'hanno pronunciata nel corso di una polemica interna alla sinistra.

La ricchezza è ciò a cui gli uomini normalmente tendono: non dico la ricerca del lavoro, per poter campare, ma proprio la ricerca della ricchezza, per sollevarsi sopra gli altri, magari umiliandoli. Non tutti ne sono capaci o ne hanno la volontà e le attitudini, ma questo è certamente uno dei valori principali della nostra società. Per conseguire la ricchezza ed il potere che spesso ne deriva si fa di tutto, sconfinando facilmente nell'illecito o nel turpe. Ebbene, umanamente preferisco un uomo come Berlusconi che era ricco prima di entrare a Palazzo Chigi piuttosto di un uomo che vi è entrato con le pezze al culo per uscirne ricco o certamente più dotato di mezzi di fortuna di quanti ne dispongano i suoi elettori o clienti. Berlusconi avrebbe potuto regolarsi come un Agnelli: esercitare un'influenza indiretta e più o meno discreta attraverso una folta schiera di comparse. Ha invece voluto scendere in campo in prima persona. Qualche maligno ha insinuato che era una scelta obbligata. Non saprei e non sono versato nella minuta conoscenza dei fatti. Ma ci credo poco. Ed allora come si spiega tanta ostilità verso l'uomo. Ha governato male? I suoi avversari sapranno fare di meglio? Ne dubito.

Politicamente parlando, avendo fatto una scelta di campo, ciò che temo maggiormente sono gli alleati e non gli avversari palesi. Costoro possono anche vincere le elezioni, ma poi dovranno misurarsi con i problemi e credo che saranno bravi nell'esercitare la sola arte dell'inganno. Non ho mai visto nessun governante recitare il mea culpa e credo anche che molti fatti economici e politici sfuggono al controllo degli uomini che dovrebbero governarli o pretendono di esserne capaci.

Di recente sono rimasto molto indignato dalla campagna referendaria e lamento da anni la mancanza di democrazia interna non solo in Forza Italia, ma in tutto il sistema dei partiti. Non mi piace la deriva clericale del Polo. Per dare, nel mio piccolo, una salutare frustata avevo già deciso di astenermi dal voto. Non ho mai pensato di votare l'Unione (ed avrei potuto farlo conservando la mia tessera di FI), perché non ritengo maggiormente credibili i campioni della Sinistra. Grazie a Tajani, che me ne ha dato l'occasione, vado teorizzando una distinzione di ruoli ed una perfetta autonomia fra cittadino elettore e cittadino militante in un partito. Come iscritto ad un partito ho il diritto/dovere di concorrere alla formazione della linea politica del partito. Ma se ciò non mi è consentito o non mi riesce, sono libero come cittadino di votare per l'altro schieramento se ritengo che questo schieramento realizzi meglio il cosiddetto bene comune o interesse pubblico. Resto fedele al partito, finché non mi cacciano, per una questione di coerenza ed onestà: non vado cercando l'utile personale, ma voglio confrontarmi su idee di governo.

Insomma, il quadro è alquanto confuso, ma lo starne fuori non è sempre una soluzione o una posizione dignitosa. L'augurio che rivolgo a Berlusconi, lanciandolo attraverso la rete, è che egli impegni per il futuro una buona parte delle sue energie e delle sue risorse per costruire le forme della partecipazione democratica dei cittadini, rendendoli però sempre più consapevoli e responsabili. Altrimenti si cadrebbe nel male antico della demagogia. Non è inconsueto per i rappresentanti politici far apparire al loro elettorato bianco il nero e nero il bianco. Perché ciò non sia più consentito occorre creare nuovi istituti di partecipazione politica. I tempi lo consentono ed un uomo come Berlusconi potrebbe essere l'uomo giusto.