mercoledì, febbraio 01, 2006

Berlusconi nella fossa dei leoni

Ho assistito ieri notte, finché il sonno non ha prevalso, alla trasmissione "Porta a porta" con Silvio Berlusconi. Senza che ciò sia una presa di posizione e senza che a me ne torni nulla, mi azzardo a dichiarare la mia simpatia e solidarietà verso l'uomo a fronte dei meno simpatici suoi avversari. Simpatia e solidarietà che va all'uomo e non ai suoi alleati infidi. Al di là del fatto impressionistico e soggettivo, vorrei però tentare qualche riflessione. Do valore ad alcune espressioni in sé poco citabili: "le pezze al culo" per indicare uno o più uomini politici che, magari lecitamente, con la politica hanno costruito la loro fortuna personale "(entrano con le pezze al culo a Palazzo Chigi ed escono miliardari"). La citazione non è di Berlusconi, ma è da lui ripresa da altri che l'hanno pronunciata nel corso di una polemica interna alla sinistra.

La ricchezza è ciò a cui gli uomini normalmente tendono: non dico la ricerca del lavoro, per poter campare, ma proprio la ricerca della ricchezza, per sollevarsi sopra gli altri, magari umiliandoli. Non tutti ne sono capaci o ne hanno la volontà e le attitudini, ma questo è certamente uno dei valori principali della nostra società. Per conseguire la ricchezza ed il potere che spesso ne deriva si fa di tutto, sconfinando facilmente nell'illecito o nel turpe. Ebbene, umanamente preferisco un uomo come Berlusconi che era ricco prima di entrare a Palazzo Chigi piuttosto di un uomo che vi è entrato con le pezze al culo per uscirne ricco o certamente più dotato di mezzi di fortuna di quanti ne dispongano i suoi elettori o clienti. Berlusconi avrebbe potuto regolarsi come un Agnelli: esercitare un'influenza indiretta e più o meno discreta attraverso una folta schiera di comparse. Ha invece voluto scendere in campo in prima persona. Qualche maligno ha insinuato che era una scelta obbligata. Non saprei e non sono versato nella minuta conoscenza dei fatti. Ma ci credo poco. Ed allora come si spiega tanta ostilità verso l'uomo. Ha governato male? I suoi avversari sapranno fare di meglio? Ne dubito.

Politicamente parlando, avendo fatto una scelta di campo, ciò che temo maggiormente sono gli alleati e non gli avversari palesi. Costoro possono anche vincere le elezioni, ma poi dovranno misurarsi con i problemi e credo che saranno bravi nell'esercitare la sola arte dell'inganno. Non ho mai visto nessun governante recitare il mea culpa e credo anche che molti fatti economici e politici sfuggono al controllo degli uomini che dovrebbero governarli o pretendono di esserne capaci.

Di recente sono rimasto molto indignato dalla campagna referendaria e lamento da anni la mancanza di democrazia interna non solo in Forza Italia, ma in tutto il sistema dei partiti. Non mi piace la deriva clericale del Polo. Per dare, nel mio piccolo, una salutare frustata avevo già deciso di astenermi dal voto. Non ho mai pensato di votare l'Unione (ed avrei potuto farlo conservando la mia tessera di FI), perché non ritengo maggiormente credibili i campioni della Sinistra. Grazie a Tajani, che me ne ha dato l'occasione, vado teorizzando una distinzione di ruoli ed una perfetta autonomia fra cittadino elettore e cittadino militante in un partito. Come iscritto ad un partito ho il diritto/dovere di concorrere alla formazione della linea politica del partito. Ma se ciò non mi è consentito o non mi riesce, sono libero come cittadino di votare per l'altro schieramento se ritengo che questo schieramento realizzi meglio il cosiddetto bene comune o interesse pubblico. Resto fedele al partito, finché non mi cacciano, per una questione di coerenza ed onestà: non vado cercando l'utile personale, ma voglio confrontarmi su idee di governo.

Insomma, il quadro è alquanto confuso, ma lo starne fuori non è sempre una soluzione o una posizione dignitosa. L'augurio che rivolgo a Berlusconi, lanciandolo attraverso la rete, è che egli impegni per il futuro una buona parte delle sue energie e delle sue risorse per costruire le forme della partecipazione democratica dei cittadini, rendendoli però sempre più consapevoli e responsabili. Altrimenti si cadrebbe nel male antico della demagogia. Non è inconsueto per i rappresentanti politici far apparire al loro elettorato bianco il nero e nero il bianco. Perché ciò non sia più consentito occorre creare nuovi istituti di partecipazione politica. I tempi lo consentono ed un uomo come Berlusconi potrebbe essere l'uomo giusto.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Condivido ed apprezzo il commento.
C.