lunedì, febbraio 13, 2006

Cosa vuole Maroni?

Leggo e sento che Maroni dopo aver ottenuto una riforma che gli stava particolarmente a cuore non ha abbastanza fiducia nel fatto che essa possa essere maggioritaria nel Paese. Come a dire che ammette che il parlamento sia una cosa ed il paese un'altra. E dunque le leggi del parlamento sono dei colpi di mano che ora riescono agli uni a discapito di altri e viceversa. C'è della verità in questi timori di Maroni. A me poco interessano le alleanze ed i cartelli elettorali e non riesco a vincere un moto di stizza nella pretesa che Forza Italia, mobilitando i suoi militanti (e quindi teoricamente anche io dovrei ricevere un fonogramma: ci provino!), per condurre alle urne i cittadini, incitandoli a votare nel senso voluto da Maroni. No! Caro Maroni, incallito ribaltista, il referendum è un momento di riflessione e di unità fra tutti i cittadini, come quando in oltre il 90 per cento abbiamo votato per l'abolizione del finanziamento pubblico dei partiti. Commovente l'unanimità con la quale tutti i partiti lo hanno reintrodotto e maggiorato! Solo il parlamento è il luogo delle oscure manovre e dei colpi di mano. Queste sono purtroppo le nostre istituzioni rappresentative. Spero si riesca a riformarle in senso democratico. Il referendum è un istituto di democrazia diretta, di cui i cittadini dovrebbero avere una migliore consapevolezza.

Confesso di non aver ancora riflettuto a fondo sulla riforma costituzionale voluta dai legisti. Me ne sono fatta una benevola interpretazione, essendo convinto anche io che la costituzione avesse ed abbia bisogno di essere riformata. Ad esempio, occorrerebbe levare il concordato dalla costituzione, togliere il quorum dal referendum abrogativo e altro ancora. La mia posizione rispetto al referendum sulla devolution dipenderà dagli approfondimenti che se ne potranno fare in un ampio dibattito che dovrebbe interessare l'intero paese. Sarà anche un modo per giudicare il lavoro dei parlamentari, ai quali non ho mai inteso dare una cambiale in bianco.

Non escludo infine una posizione astensionista se non troverò sufficienti motivi per votare in un senso o nell'altro. Ben ha detto Fini a proposito del carattere diseducativo nell'invito all'astensione nel corso dell'ultimo referendum, ossia un invito all'astensione per il solo fine di non far raggiungere il quorum sapendo di perdere in un confronto diretto. Ma proprio per questo il "dovere civico" (checché ne pensi Tajani, al quale mi è capitata la rara occasione di cantargliele pubblicamente nel corso di una manifestazione pro-astensione) avrebbe avuto più senso che non in ogni altra consultazione elettorale: si può non decidere se non si sa decidere o non si hanno le idee chiare, ma non si può impedire ad altri, che lo vogliono, di poter decidere. Adesso Maroni ed altri raccoglieranno i frutti di quello che hanno seminato: i furbi hanno sciolto il patto di solidarietà che dovrebbe unire tutti i cittadini, pur nel dissenso delle opinioni e delle scelte elettorali. Credo che i nostri deputati (da destra a sinistra) sappiano di essere altro dal paese ed abbiano proprio per questo varato una legge elettorale, che poco si distingue dalle liste uniche di tipo fascista e sovietico. Con tutti i soldi che si sono presi non hanno concesso neppure una lira ai cittadini per consentire loro di riunirsi in luoghi pubblici e parlare di politica. Le uniche aggregazioni territoriali sono le parrocchie, alle quali i nostri deputati fra una messa e l'altro chiedono il voto, magari incorraggiandolo con elargizioni di fine legislatura. Altro che liberalismo!

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