domenica, febbraio 12, 2006

Poveri Radicali!

E' penoso il trattamento riservato ai Radicali dagli alleati che si sono scelti. In un panorama politico improntato al più cinico calcolo di potere la loro forza consiste in una ideologia che ha una sua autonoma dignità e coerenza, anche se possono esserne individuati i limiti. Un pensiero politico a fronte di nessun pensiero, che è sfacciata ricerca del potere per il potere. Non è un caso che molti politici (lo stesso Rutelli) siano passati dalla scuola radicale, per poi andare nelle più diverse destinazioni.

Se vincerà l'Unione, se i Radicali avranno qualche seggio in parlamento, al massimo potranno fare folclore. Non mi piace fare pronostici, ma i radicali si sono bruciati la mia residua simpatia, per quel poco che conta. Avevo un debito concettuale nei loro confronti e non riuscivo a chiarirmi perché non mi sono mai sentito di militare nell'area radicale, pur avendo firmato molti dei loro referendum ed avendo dato loro non pochi segni di solidarietà. Mi duole maggiormente tuttavia che i Casini, i Buttiglione, l'UDC ed i clericali della casa delle libertà (ma quale libertà?) li abbiano tenuti fuori dalla coalizione di centrodestra. Avrebbero potuto perlomeno insegnare ai forzisti la coerenza e la dignità della politica senza farsela dettare da Ruini o prenderla in prestito dai Buttiglione. Sarebbero stati di stimolo per un confronto sulle idee di fronte allo sfacciato calcolo delle poltrone e dei voti. Resto in Forza Italia finché non mi cacciano, ma considero un Casini da me molto più distante di un Pannella che è stato costretto ad allearsi con l'altra parte. Berlusconi dovrebbe ricordarsi quando andò dai Radicali e disse quel che disse. Adesso si ritrova con i Casini, Follini, Cesa e quanti altri sono pronti al calcio dell'asino. Maroni lo ha già dichiarato testualmente in televisione. Se il Polo non vincerà le elezioni, i leghisti sono già pronti a costituire il polo delle autonomie. Già una volta fecero il ribaltone e sono pronti a farlo una seconda volta.

Ripeto ancora una volta quello che a mio avviso è stato l'errore principale di Berlusconi. Non aver usato il suo carisma per rinnovare i modi della politica. Ha invece fornito una scialuppa di salvataggio a quanti erano stati travolti da Mani Pulite. Passata la tempesta gli scampati tornano agli antichi vizi. Cosa voleva in fondo Berlusconi? Non aveva già abbastanza soldi? Non credo che il suo interesse alla politica sia stato quello di far più soldi. I furbi che hanno fatto soldi sanno che è bene goderseli in silenzio e al riparo dagli occhi indiscreti. Lui ha voluto esporsi con il rischio di perderli. Sarò pure un ingenuo ma non riesco a credere che l'interesse di Berlusconi per la politica sia dettato dalla cupidigia di altra ricchezza: ha già tutto quello che un uomo possa desiderare sulla terra! Questa cupidigia traspare invece da ogni poro di quelli che alla politica si sono dati avendo le "pezze al culo" e non potendo tentare altra fortuna che la politica. Di questi diffido profondamente.

Per tornare ai radicali la lancia che mi sento di spezzare in loro favore è il riconoscimento di una loro profonda sensibilità ai principi della politica, ma negli stessi loro principi è a mio avviso insito anche il loro limite. Ciò non toglie tutttavia che sia loro sempre loro possibile riuscire ad avere una visione maggiormente comprensiva della vastità e complessità degli interessi e della realazioni su cui si regge una società. Ad esempio, e l'ho detto ai loro telefonatori, ho trovato uno stridente contrasto nel loro farsi paladini della ricerca scientifica e della libertà della ricerca mentre sono stati totalmente assenti nelle vicende connesse al travaglio del mondo universitario. Un uscito o fuoriuscito dalle loro fila (Taradash) ha perfino firmato la più infame manovra contro il mondo universitario: lo scippo Dalla Chiesa. Probabilmente, la loro posizione inconfessata è il gioco al massacro: dopo che l'università italiana finirà di essere distrutta sorgerà per incanto il modello salvifico americano. Dire America significa per i radicali rappresentare il Paradiso finalmente instaurato sulla terra. L'utopismo che i comunisti riponevano in una società futura i radicali lo trovano giò realizzato in America. La loro priorità politiche sono tutte studiate sui problemi degli omosessuali: la liberazione omosessuale è la liberazione della società. Ne viene fuori una geografica politica tutta fatta di città come Sodoma e Gomorra fatta apposta per spaventare e far scappare da loro tutti quelli che loro chiamo gli "omofobi", ma che semplicemente sono non omosessuali ed hanno ben altri problemi in cima ai loro pensieri. E' rivelatore come in uno stesso giorno in cui si svolgeva la protesta nazionale dei ricercatori universitari davanti a Montecitorio e la sfilata dei gay per le vie di Roma, i radicali stavano tutti con i gay ed ignoravano persino che si svolgeva una protesta nazionale dei ricercatori. Mah! Peccato che un grande talento politico non riesca da uscire fuori dalla marginalità, pur essendo lodevole la sensibilità per i diritti civili che diventano un lusso se non hanno una base materiale che li sostenga.

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