giovedì, marzo 30, 2006

Corruttori in parlamento

Pubblico quest'altro post che mi manda Antonio Di Pietro. Mi riservo un più analitico commento, quando ne avrò il tempo. Per adesso dico che come militante di Forza Italia non mi è piaciuto aver letto il nome di Previti nella lista dei candidati laziali. Ragioni di opportunità ne avrebbero a mio avviso sconsigliato la presentazione. Non sono io che ho fatto le liste e nessuno ha chiesto il mio parere. Per aver trovato questo nome insieme ad altri tre con i quali ho un conto personale tuttora aperto sono propenso ad astenermi dal voto. E' un effetto perverso di questa legge elettorale: l'avversione per taluni nomi può indurre all'astensione, anche se non mi sono iscritto al partito degli ignavi e mi secca dovermene stare in disparte. Filosoficamente parlando, ritengo che come elettore sarei un soggetto del tutto distinto dal ruolo che mi sono dato di militante corretto ed onesto. Ma ho bisogno ancora di riflettere sul tema alla luce della prassi seguita nei partiti. Per questa ragione penso che l'astensione sia al momento nel mio caso la decisione più saggia: intendo contestare all'interno di Forza Italia le liste fatte (sia pure ex post) ma non voglio dare pretesti a chi intendesse attaccarmi. Per questo non voterò quei candidati (non importa in quale lista) che mi sembrano più autenticamente laici e che meriterebbero di essere appoggiati.

Se avessi potuto scegliere fra diversi candidati nella stessa lista, avrei evitato di votare nomi non graditi, restando nello stesso partito e scegliendo nomi graditi con i quali avrei poi cercato di stabilire un dialogo politico. In questa maniera si pone la fedeltà al simbolo di partito in contrapposizione con l'eventuale avversione (più o meno forte) per determinati nominativi, che magari vengono premiati assegnando loro i primi posti e che quindi risultano automaticamente eletti votando il simbolo. Esatto? Non mi sta bene, almeno nel caso specifico. La bandiera di partito non è la bandiera della patria alla quale dovremmo essere tutti religiosamente vincolati. Non conoscendo le persone, avrei forse potuto scommettere al buio, ma purtroppo ho potuto formarmi un giudizio su chi NON VOGLIO votare. Resto malgrado ciò legato a Forza Italia, anche se dovesse perdere le elezioni, per ragioni che ho abbondamente spiegato altrove e a Silvio Berlusconi, che ritengo abbia grandi meriti, malgrado sia anche lui costretto ai compromessi e soggetto ai ricatti: questa legge elettorale credo sia stata a lui imposta dagli UDC che ne hanno la maggiore responsabilità. Volevano il proprorzionale, lo hanno avuto! Ne verrà fuori un parlamento che credo sarà il meno legittimato nella storia della repubblica.

La politica che a me interessa in quanto militante è quella che dovrebbe potersi fare all'interno dei partiti, facendo sentire la propria voce. Il rapporto dei cittadini elettori con la la farsa delle elezioni è diverso da quello dei cittadini militanti in un partito da cui dovrebbero scaturire principi per una politica nazionali da proporre ai cittadini soltanto elettori e non militanti essi stessi: sono due diversi piani di responsabilità. Se un cittadino elettore può votare ora un partito, ora un altro, non è la stessa cosa per un militante: in condizioni normali di coerenza e dignità non può passare da una parte all'altra come se niente fosse. E' suo dovere far sentire la sua voce proprio in quelle cose che non condivide. Se poi per questo lo cacciano, allora è un'altra questione ed egli ritorna libero da qualsiasi vincolo con quel partito. Ma la legge dovrebbe garantire una struttura democratica dei partiti stessi. La corruzione ha qui la sua origine, caro Di Pietro. Non sono i peccati nascosti di qualche deputato incappato nella rete. E' il sistema che è corrotto e corruttore.

Insomma, se la via della riforma democratica dei modi della politica non è praticabile, non resta che la via della violenza o il rifugio nel privato. Caro Di Pietro, mi aspetto poco da questo ceto politico, sia esso collocato a destra o a sinistra. Come ho detto una volta pubblicamente all'On. De Lillo che ho avuto la disgrazia di votare alle ultime regionali: "io vi manderei tutti a casa!". E fonderei la democrazia su ben altre basi. Ma il cammino è lungo e di pazienza ce ne vuole tanta, più di quanta ne abbiano i santi. Se i miei commilitoni di partito dovessero non vincere una tornata elettorale, non ritengo che tutto sia perduto, ma credo che possa essere l'occasione per un nuovo inizio su più solide basi.

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Ho partecipato al Blog di Antonio di Pietro, dove ho postato il seguente commento:

Faccio fatica a leggere tutti i commenti. Sono troppi. Mi introduco nel dibattito con un argomento semplice. Se pensiamo che prima di mettersi a fare politica, bisogna passare da un magistrato per farsi dare l'autorizzazione, è un discorso a se stante. In questo caso io ho poca fiducia nel mio prossimo. Le leggi sono cose fatte dai signori deputati che sono fatti di quella pasta umana che tutti conosciamo.

Se invece fare politica significa saper aggregare quanto più gente possibile su un progetto di vita in comune e di regole da seguire, di modo di vivere, allora il discorso da fare è un altro e non è facile da individuare, perché è difficile trovare e capire le ragioni che ci fanno stare insieme. Dovremmo prima di tutto essere sicuri del nostro ruolo di cittadini. E qui ho molti dubbi quando vedo moltissimi appassionarsi alla politica avendo la bava alla bocca.

Insomma non possiamo farci dettare dai giudici i nostri giudizi ed i nostri comportamenti politici. Se compito dei giudici è quello di mandare in galera i ladri e gli assassini, facciano il loro mestiere e rendano la nostra vita sicura. Per quello che mi riguarda - nel mio piccolo piccolo - posso dire che tutte le volte che ho presentato denuncia per essere stato io vittima di qualche reato, non ho mai visto la giustizia funzionare. Evidentemente funziona solo con Berlusconi, essendo lui grande ed io piccolo.

Ho votato Berlusconi perché penso che possa dare una svolta al sistema politico. Considero tutti gli altri dei mestieranti della politica che magari agognano la ricchezza di Berlusconi e pensano di raggiungerla attraverso la politica. Delle faccende giudiziare di Berlusconi mi interesso assai poco. Lavorino i giudici, se ritengono di aver del lavoro da fare e se sanno fare il loro ben pagato mestiere (mai abbastanza se si lasciano corrompere: e mi preoccuperei più della possibilità di avere un giudice corrotto che non di chi può corromperlo: un giudice è uomo moralmente migliore di tutti gli altri?). Io conosco solo il Berlusconi politico. In questo paese, con tante e troppe leggi, io non credo che vi sia una sola persona, dico una sola, che non possa essere censurato non dico da un giudice, ma da un vigile urbano, da un custode di cimiteri, da un censore di turno. E allora? Non sono tutte chiacchiere inutili quelle che stiamo facendo? La politica è un'altra cosa. Voi parlate di cronaca giudiziaria.....
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Se vi saranno interventi sul mio commento li riporterò qui con un copia ed incolla.

3 commenti:

Cuca ha detto...

Signor Caracciolo,
ho raggiunto il suo blog tramite un link su antoniodipietro.it.
Anche se non la penso come lei voglio complimentarmi per la sua onestà intellettuale. Se ci fossero più persone come lei, in tutti gli schieramenti, l'Italia sarebbe un grande paese.

Anonimo ha detto...

Lei è una delle tante persone oneste in forza Italia, purtroppo chi comanda sono altri. Beato lei che riesce a credere in certi personaggi, collusi con il malaffare e condannati.

Antonio Caracciolo ha detto...

Ringrazio il commentatore anonimo per il termine onesto, ma posso tranquillizzarlo che la mia partecipazione ed il mio impegno politico non si basa sulla fede in questo o in quello. All'occorrenza io posso contestare e combattere chiunque se lo meriti. Fare politica non significa per me seguire una bandiera ed una fede ("nata nel cuore"), ma prendere consapevolezza dei problemi ed intervenire su di essi. Se poi il partito nel quale uno si trova, presenta aspetti censurabili, si misura proprio qui il suo compito, denunciando e contestando. Queste cose a chi mi conosce le ho spiegate diffusamente. Diversamente ci si deve accontentare del luogo comune (per nulla infondato) secondo cui la politica è una cosa sporca, ragion per cui è meglio starsene a casa e lasciarla fare agli altri quella politica che poi subiamo tutti.