venerdì, marzo 10, 2006

Le stupidaggini di Pera, 3: sulla reciprocità.

Non sappiamo se l'irritazione, non seguita da nessun atto lesivo verso terzi, possa essere considerata come una manifestazione fisiologica normale ed in quanto tale pienamente legittima. Di recente, il mio medico mi ha consigliato di non reprimere la manifestazione di un possibile disappunto. In questo modo posso prevenire l'ulcera. Ebbene, tutti gli interventi di Pera, teoricamente mio correligionario di partito, suscitano in me continue reazioni. Purtroppo, non esistono all'interno di Forza Italia momenti di dibattito, dove uno come me possa manifestare il suo netto dissenso da posizioni come quelle di Marcello Pera, che all'interno di Forza Italia conta certamente più di me.

La stupidaggine insita nella posizione periana sulla reciprocità è stata implicitamente rilevata persino dalla Gerarchia cattolica: più papista del papa il povero Pera! Il criterio della reciprocità è una prassi del diritto internazionale, di cui potrebbe essere interessante costruire la storia: materia per un'esercitazione o un seminario universitario. Per adesso, bastano alcune considerazioni sommarie di normale buon senso. Molti diritti (quelli, ad esempio, genericamente detti umani) non possono essere riconosciuti e garantiti su base di reciprocità. Guai se così fosse. Sarebbe un imbarbarimento ed un regresso della civiltà giuridica. Non è che io non uccido o uccido un musulmano che passa sotto il mio balcone in quanto uno stesso comportamento in un paese arabo tenga o non tenga un musulmano. Quindi, se devo riconoscere ad un musulmano una libertà di professione della sua religione, al pari di quanto già fruisce un cattolico, io non posso farlo e motivarlo sulla base di una reciprocità. Lo ha capito il cardinale Martino, che dimostra più ampie vedute dei suoi supporter devoti o meno, ma forse più interessati a raccogliere voti alla prossima apertura delle urne che non a votarsi immergendosi in esperienze mistiche ed autenticamente religiose: "non servono la Chiesa, ma si servono della Chiesa", diceva molti anni fa un altro cardinale, se ben ricordo.

L'irritazione che suscita in me Pera ha tuttavia un altro risvolto. La sua campagna su una presunta identità cristiana ne risveglia in me un'altra di identità: quella pagana. Naturalmente, sono stato battezzato, ma considero ciò una violenza subita quando ero indifeso e non potevo reagire consapevolmente e criticamente. Sarebbe utile puntare gli obiettivi sui tempi di Teodosio e della fondazione violenta del cattolicesimo ai danni della religione tradizionale greco-romana. Pera, quindi, parli per lui: io mi professo né cristiano né musulmano, ma pagano e rivendico il diritto alla mia identità repressa da millenni. La questione sollevata dell'ora di religione rende attuale la revisione del concordato, che del cattolicesimo - come ai tempi di Teodosio - ha fatto una religione di stato. Ciò detto, non intendo fare manifestazione di anticattolicesimo e anticristianesimo, ma solo ribadire che il sentimento religioso, il contenuto di una qualsivoglia fede religiosa, non può essere imposto con la violenza o con strumenti coercitivi o con un regime di privilegi. Il sentimento religioso – importante e degno di rispetto – deve essere autentico e non inquinato da fini ed interessi estranei.

Collocando all'interno di un insegnamento di storia delle religioni nelle scuole anche l'antica religione romana, detta dispregiativamente pagana, potrebbe trovare spazio e nuova vitalità una sensibilità religiosa che a mio avviso è molto più adatta ai nostri tempi, caratterizzati da una violenza sistematica sulla natura, oggetto principale della religiosità precristiana. Di un clero pagano e di un'istituzione ecclesiastica pagana è prematuro parlare, ma non ogni forma di religiosità deve manifestarsi attraverso l'istituzione di un clero e di una connessa economia. Una religione è tanto più libera e autentica quanto meno fa ricorso a forme istituzionali quali un clero ed una gerarchia ecclestiastica, che immancabilmente diventano forme di potere e di ingerenza nella vita politico-amministrativa.

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