sabato, marzo 18, 2006

L'incostituzionalità del Concordato: altro che stupidaggini!

Apprendo da Radio radicale di una "risposta" del quotidiano Avvenire che taccia di "stupidaggini" le tesi del prof. Michele Ainis, apparse su "Il Riformista", dove si sostiene l'incostituzionalità del Concordato. La pronta replica dell'Avvenire è comprensibile essendo l'organo di stampa espressione di una Gerarchia cattolica, che riesce ad organizzare il più grande partito d'Italia con interessi esterni ed estranei allo Stato italiano. Ho potuto leggere le argomentazioni dell'articolista dell'Avvenire, Carlo Cardia, dopo aver già composto in buona parte questo mio testo. Non ho invece trovato l'articolo di Ainis. L'articolo dell'Avvenire contiene minutaglie che non toccano l'impianto teorico di questo mio testo. Sono certo che alle noiose minutaglie dell'Avvenire lo stesso Michele Ainis possa e sappia replicare adeguatamente: a me non interessa questo livello di argomentazione. Il tema è per me intrigante su un piano ben diverso da quello che immagina Cardia. In questo mio spazio virtuale voglio provare anche io a svolgere mie argomentazioni sulla base di principi tratti dal più grande dei costituzionalisti: Carl Schmitt, di cui io tradussi nel 1984 l'opera principale: la Dottrina della Costituzione. Il vantaggio di questa mia forma di comunicazione, basata sulla tempestività, è che posso rivedere formalmente e sostanzialmente quanto vado qui sostenendo: non sono vincolato alla rigidità della carta stampata e non sono prevenuto dalla possibilità di ricredermi da quelle che al momento sono mie convinzioni. Non voglio quindi indugiare oltre a dire la mia opinione, mandandola pure ai diretti interessati, se mai giunga loro e pensino valga la pena di leggerla.

In quest'opera schmittiana, che i costituzionalisti odierni hanno dimenticato, si distingue in una costituzione fra norme costituzionali in senso proprio e norme costituzionali in senso improprio. Le norme costituzionali in senso proprio sono quelle che attengono alla decisione politica fondamentale che un popolo prende sulla specie e la forma della propria esistenza politica. E' altresì chiaro che può avere una costituzione solo un soggetto che sia pienamente sovrano. Un popolo colonizzato dell'Ottocento africano non aveva nessuna costituzione nel senso qui inteso. Dire "costituzione" e dire "sovranità" è in pratica la stessa cosa. Non è pensabile che una costituzione sia "limitata": una costituzione è o non è allo stesso modo del concetto di sovranità: esiste o non esiste, ma non può esservi una sovranità "limitata". I costituenti che scrissero sotto la spinta di compromessi e pressioni di ogni genere non si ponevano problemi di logica, ma ciò che non ha senso politico è politicamente nullo e non vi è bisogno di una corte costituzionale che ne dichiari la nullità.

Nella forma di leggi costituzionali, ovvero di norme costituzionali inserite nella Carta, si è spesso inteso (e si intende) tutelare in modo particolarmente forte determinati interessi di gruppi sociali o di comunità religiose ed ecclesiastiche. Ma ciò non è qualcosa di "fondamentale". E' solo pura "contingenza" che in una situazione ritornata "normale" può addirittura apparire contrario a ciò che invece è per davvero "fondamentale", ovvero ai nostri giorni la "laicità" dello Stato, aggredita e minacciata dall'ingerenza e dallo strapotere della Gerarchia cattolica. Il valore della laicità sembra essere diventato un inutile accessorio della carta costituzionale. Addirittura si divulgano risibili distinzioni fra "laicità" e "laicismo" secondo una tradizione che è stata dei gesuiti nella loro lotta contro l'istituzione dello stato moderno, fondato sulla netta separazione fra sfera privata delle confessioni religiose o del libero pensiero e sfera pubblica dello Stato e delle sue istituzioni. Laicità dello Stato significa per i cittadini (cattolici e non) la piena ed insindacabile libertà di andare o non andare alla messa della domenica e di non dover rendere conto delle proprie azioni al parroco del villaggio o del proprio quartiere: detto in soldoni! Significa non doversi sorbire dalla televisione di stato ad ogni ora del giorno e della notte i sermoni del Papa di turno e delle varie Ruine d'Italia, che con la vicenda ultima referendaria hanno dimostrato come i timori qui da me espressi siano tutt'altro che infondati. Di cedimento in cedimento arriveremo alla restaurazione dello Stato Pontificio, per colpevole ed irresponsabile tradimento di candidati che svendono lo Stato italiano per un seggio parlamentare (non importa se di centro, di destra o di sinistra).

Non ho ancora potuto leggere i testi del prof. Aignes, ma trovo condivisibile (e non da ora) la tesi della incostituzionalità del concordato. Trovo anche utile che svolga le sue argomentazioni con lo stile tecnico richiesto dall'attuale degrado della scienza costituzionalistica italiana: per me sarebbe un lavoro troppo noioso e non ne avrei la pazienza. Tratto la filosofia del diritto che mi consente una maggiore libertà di metodo. Credo che il popolo italiano, pur nell'avvilimento in cui si trova, sia sovrano e ancora capace di determinare il suo destino, trovando un ceto politico e intellettuale che gli indichi il cammino. Il fatto che la corte costituzionale non sia mai intervenuta sulla questione - argomento de l'Avvenire – significa per me poco. Cosa è la Corte Costituzionale? Un gruppo privilegiato di potere (Pannella: la Cupola della mafiosità partitocratica) che esprime suoi propri interessi e interessi delegati. Il "custode" della costituzione non è la Corte, e neppure il Presidente della repubblica (lottizzato e prodotto di oscure mediazioni partitiche) ma bisogna individuarlo nel popolo stesso nella misura in cui diventa consapevole di se stesso e si dimostri capace di scrollarsi di dosso le tante bardature che lo appesantiscono.

Postilla. - Mi giunge anche una confusa notizia secondo cui il Coordinatore Nazionale Bondi avrebbe spedito una lettera ai 25.000 parroci, spiegando loro quanto Forza Italia ha fatto per le parrocchie e chiedendone il voto. Pare che qualcuno abbia risposto per tutti picche. Ben gli sta al buon Bondi e ai clericali azzurri. All'interno di Forza Italia io mi sono battuto e mi batto per la laicità dello Stato e per il non cedimento alle ingerenze ecclesiastiche. Ne sono uscito perdente con la vicenda referendaria, per la quale vorrei un giorno portare in giudizio davanti ai probiviri i "furbi" che hanno fatto uso indebito e truffaldino del logo di FI. Constato con rammarico che chi ha pensato di guadagnare voti e consensi per questa via (i vari De Lillo, Tajani e quanti sbandierano il loro esser cattolici come un argomento per ottenere voti: intollerabile e mostruoso!) hanno svenduto ciò che era di tutti i cittadini senza guadagnarci nulla. I preti in fatto di furbizia ne sanno una più del diavolo e cento più di Bondi e Cicchitto. Se andremo a perdere le prossime elezioni e la cosidetta casa delle libertà non si disperderà ai quattro venti, io spero si possa ricostruire il partito su più sane basi, coinvolgendo il territorio e tenendo a bada preti e notabili.

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