domenica, aprile 30, 2006

La lotta per la laicità unisce tutto il Popolo. Pubblica presa di posizione contro la Redazione di Ragionpolitica.it, pseudo organo di partito.

Navigando per la rete era approdato ad un sito che reca l'intestazione "Ragionpolitica.it" e che dovrebbe essere una casa per tutti gli iscritti a Forza Italia. Addirittura si legge "Dipartimento Formazione Politica". Strabiliante! Il contenuto del sito consiste per buona parte in articoli non originali, ripresi dalla stampa cartacea, spesso vengono riciclati articoli di don Baget, che sarebbe il direttore, forse più nominale che di fatto. Naturalmente, mi compiaccio dell'esistenza di un sito telematico dentro Forza Italia. Ritengo che internet possa essere la nuova frontiera della politica. Esiste in Ragionpolitica.it una Redazione costituita credo da un gruppo di ragazzotti, che in questo ha trovato forse un impiego. Procedo per congetture perché le mie investigazioni anche presso la sede di Via dell'Umiltà non ho potuto sapere nulla di preciso.

Al dunque. Avevo tentato di partecipare con serietà ad una discussione politica, interna al partito, dentro le colonne di Ragionpolitica.it Dopo poco tempo ho appreso che l'organo di partito non era affatto quello che mi aspettavo che fosse, cioè un luogo di confronto e dibattito reale. Sono subito cominciate le censure appena la discussione incominciava ad essere vera discussione e non stantia propaganda del secolo scorso, di cui nessuno ha bisogno, meno che mai un quadro politico che ha a che fare con la gente non fanatizzata dalle droghe politiche. Mi sono creato l'immagine di un manipolo di clericali che cerca di far passare una certa linea politica, facendola (credono loro) sposare a quanti hanno una tessera di FI e magari si sentono intimiditi dal loro giocattolo. Grazie a loro e a quelli della loro parrocchia, abbiamo perso quel pugno di voti che hanno fatto la differenza nelle elezioni appena trascorse. Leggi: i radicali che per loro natura dovevano stare da questa parte e non dall'altra. Ricorda: Berlusconi al congresso Radicale dove aveva sposato il liberalismo pannelliano. Colpa di chi se le cose sono andate diversamente? Degli UDC, i cui ricatti Berlusconi ha la grave colpa di aver subito. Io stesso sono stato sul punto di astenermi ed ho votato – come si diceva – turandomi il naso ed ingoiando il rospo, leggendo certi nomi in lista.

Al punto teorico-sostanziale. Ritengo che una linea rigorosamente laica non escluda il possibile elettorato cattolico-cristano di Forza Italia, ma invece lo unisca insieme a Tutto il Popolo. Perché? Se andiamo a prendere la cultura (ora di governo) di un Bertinotti, ma anche di un D'Alema, vediamo che la vecchia analisi marxiana della religione (dottrina indipendente dalla caduta del muro e dell'Unione sovietica) definisce ogni religione una forma di alienazione, destinata a scomparire con il tempo (Feuerbach). L'alleanza cattolici-comunisti può essere soltanto tattica. Non è un caso se Togliatti votò per l'inserimento dei Patti Lateranensi nella costituzione. Al contrario: se con una posizione laica (il termine 'laicista' è un gesuitismo privo di senso e contenuto logico) si tiene rigorosamente distinto il piano della Fede (se uno ce l'ha per davvero e non per finta o convenienza) dall'ambito di competenza dello Stato, che fra l'altro consente ad ognuno che una Fede (quale che sia) ce l'abbia di poterla professare con piena dignità e libertà: date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio. Diverso è il caso di una classe sacerdotale che pretenda beneficio e privilegi pagate dalle tasche di ogni contrubuente, o di un clero che intenda imporre per legge i comandamenti domenicali del parroco. Quindi, nell'un caso alleanza tattica (cattolici comunisti) per la conservazione di privilegi che non hanno niente a che fare con fede e religione, dall'altro lato (laicità dello Stato) riconoscimento di libertà e dignità a chi professa una fede religiosa, alla quale intende ispirare tutta la sua esistenza. Ciò che resta sacrificata è l'ipocrisia: ve n'è tanta dall'una e dall'altra parte della linea.

Ripetizione. Intendo dire che non vi è contraddizione fra laicità dello Stato e libertà religiosa. Non mi diffondo sugli istituti giuridici in cui questa distinzione va tradotta.

Ritornando a Ragionpolitica.it - Se quella sigla telematica significa: Quartier generale. Allora io dico: bisogna sparare contro il Quartiere Generale. In circa una sessantina di pagine aveva raccolto una parte dei miei interventi censurati dall'Organo di partito. Pensavo di farne una pubblicazione a parte. Questa potrebbe essere l'occasione, ma mi accorgo che rileggendo i testi il loro senso non è chiaro al di fuori della polemica in cui erano sorti. Non sono perciò tutti pubblicabili in ragione della loro incomprensibilità, sganciati dal contesto. Ne estraggo soltanto alcuni che posso riuscire comprensibili, per i temi trattati, al di là dell'evento specifico che mi aveva spinto a scriverli di getto, senza cura formale e stilistica. Aggiungo qui in allegato due testi che riguardano rispettivamente la lotta per la laicità e l'esperimento di costruzione del partito unico, affidato a Adornato, verso cui nutro diffidenza. Mi riservo di ritornare su tutto questo post per una migliore sistemazione linguistica che ne renda più agevole la lettura. Devo però trovarne il tempo. Con i miglioramenti stilistici non si finisce mai. Ogni cosa può sempre essere scritta in un modo migliore, anche la Divina Commedia.

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allegato:

7. Risposta di un coordinatore provinciale: Abbiamo già perso, ma io resto!

di antonio Caracciolo

Caro don Baget,

non so se questo mio commento verrà pubblicato: ho l'impressione che quelli sgraditi o non in sintonia non vengano approvati e fatti passare!

Comunque, vorrei lanciare il seguente commento sommario:

- ho preso la tessera di FI nel 2000 e l'ho sempre rinnovata, ma mi sono subito accorto (già al momento del tesseramento) che il partito non esiste come fatto di massa ed espressione di partecipazione democratica: i dettagli se occorrono verranno dati in altri commenti. Parlo con l'esperienza di un coordinatore provinciale dei Clubs.

- se devo valutare la politica del governo (università, procreazione assistita, economia, guerra in Iraq, rapporto Stato/Chiesa, ecc.) dico che non posso riconoscermi in essa e quindi io in ogni caso ho già perso, anche se per avventura la casa delle libertà dovesse vincere le elezioni e continuare nella vecchia politica. Vado però insegnando ai miei che la politica non si esaurisce con l'elezione del singolo deputato che persegue un suo preciso interesse, ma la politica ci coinvolge per tutto il tempo della nostra vita ed è sostanzialmente la raggiunta consapevolezza nel cittadino del suo ruolo sovrano, cosa ben diversa dalla fedeltà ad un credo religioso per guadagnarsi la vita dell'aldilà! L'unica vita che io conosco e che mi interessa è quella terrena e sono stufo della continua commistione fra religione e politica, mentre il Paese va a rotoli!

- Per questione di dignità e mia concezione della politica militante, non mi iscriverò al Partito della Transumanza, ma grazie alle teorizzazioni sull'astensione referendaria potrò distinguere fra il mio ruolo di militante di FI (dentro la quale continuerò a battermi per la democratizzazione interna) ed il ruolo di semplice cittadino che potrà legittimamente astenersi ad ogni futura votazione o perfino votare per un altro partito.

- Interpreto l'art. 49 della costituzione come obbligo alla non-violenza, ma proprio per questo incombe sui partiti (FI in primis) l'obbligo ad una struttura democratica ed al dibattito interno. Anche adesso, nella procedura per la formazione del nuovo partito, l'operazione è condotta in modo verticistico con assenza di dibattito e partecipazione democratica. Nella relazione Adornato la materia etica è già stata "venduta" alla Gerarchia cattolica.

- Trovo ASSAI GRAVE il cedimento del partito sul piano della laicità dello Stato ed il suo asservimento alla Gerarchia cattolica. Su questo tema, che mi trova particolarmente sensibile, darò fiato a tutte le forme di dissenso che mi saranno consentite e rese possibili.

Mi dispiace per la schematicità del commento, che mi riservo però di affinare progressivamente in altri commenti, se ne avrò il tempo e se mi verrà dato spazio.

Antonio Caracciolo
- Coordinatore provinciale dei Clubs di FI in Reggio Calabria




8. Postilla per Adornato che non mi ha ascoltato

di Antonio Caracciolo

Dopo aver scritto questa mattina il testo sopra pubblicato (rectius: "...abbiamo già perso, MA io resto!") mi sono recato al secondo convegno dei Clubs di Liberal, dove ho atteso fino alla fine sperando mi si lasciasse parlare (adempiute le regolari procedure di iscrizione a parlare!). Pur inseguendo l'on. Adornato per la terza volta in sedi pubbliche, non mi riesce di intervenire sul merito del documento da lui elaborato e posto alla base del nuovo partito.

In particolare, avrei desiderato oggi enunciare e possibilmente illustrare la seguente osservazione critica:

- è falsa l'opposizione fra centralità dell'uomo e centralità dello Stato. Il nuovo partito si dovrebbe attestare secondo Adornato sulla centralità dell'uomo. In realtà, gli individui lasciati a se stessi possono soltanto confliggere. E' necessario il ruolo dello Stato affinché possano essere costruiti gli spazi di libertà entro cui muoversi. Lo stato moderno nasce dal superamento delle guerre di religione. La laicità è perciò essenziale allo Stato. Lo spazio religioso deve essere ricondotto in uno spazio privato. In realtà, le ambiguità della relazione Adornato sottintendono un patto segreto che si vuol far passare sulla testa di militanti ignari: la consegna alla Gerarchia cattolica di tutta la materia etica.

- Durante la mattinata, al convegno Liberal, si è sfiorato il tema della riforma universitaria che è già passata alla Camera, ma non mi è stato consentito di poter intervenire. MAI come al presente TUTTA l'università si è trovata concorde contro la politica governativa (Moratti, Adornato) sull'università. Il dissenso è corale. Non si può pensare di fare una riforma CONTRO l'università, ma dovrebbe essere fatta PER l'università, che è tutta quanta ben consapevole di aver bisogno di una riforma. Il dilettantismo demagogico del ministro Moratti è palese anche ai ciechi: annuncia coram populo di voler eliminare il precariato dalla Scuola, ma lo sposta massicciamente nelle università: è questa in nuce la sua essenza della riforma universitaria! Nelle assemblee universitarie così si semplifica la figura del docente universitario che esce dalla riforma Moratti: se decide di prender moglie e metter su casa, non vi è nessun direttore di banca che sia disposto a concedergli un mutuo! Se chiamato alle urne, in coscienza non posso approvare la riforma universitaria per come impostata dalla Moratti. Resto tuttavia in FI in ottemperanza al dettato dell'art. 49 della costituzione! Ma questo significa aspra lotta interna, non l'unanimismo del volemose bene! Per quanto aspro possa essere il dibattito interno, trovo che sia di gran lunga preferibile al ritorno della violenza extraparlamentare ed extraistituzionale! La politica dei partiti deve essere il prodotto della discussione e del dibattito fra gli iscritti ed i militanti, non l'imposizione di poteri esterni ed occulti, di notabili e potentati che pagano pacchetti d tessere e pure le lussuose sale degli alberghi e dei cinematografi, dove fanno regia cinematografica! I soldi delle tessere e dei rimborsi elettorali dove vanno a finire? Dove possono riunirsi i cittadini per fare politica? Dico: i cittadini liberi, non i clienti di questo e di quello!

- Sulla scorta della riforma blindata dell'Università (che si vuol far passare mediante accordo con poteri forti come già per la legge n. 40) a me pare che tutta la politica del governo sia fallimentare. Ci dovremo rassegnare ad una nuova batosta elettorale, che sarà provvidenziale se sapremo comprendere gli errori accumulati nel tempo. Mi chiedo quale sia stata la logica della politica governativa di questi quattro anni. Direi: il malato viene costretto per forza a prendere le medicine, che però non fanno bene, ma ammazzano il malato!

I club di Liberal (70/80) mi sembra costituiscono un'anomalia nel sistema nazionale dei Clubs. Ho appreso oggi che all'interno del partito unitario dovrebbero venir riconosciuti come una componente a se stante. Avrei espresso la mia perplessità, sembrandomi il raggruppamento Liberal una forma di "frazionismo", secondo la fenomenologia propria dei vecchi partiti marxisti-leninisti. Francamente non riesco a capire cosa si appresta ad essere il partito unico, al quale sono tendenzialmente favorevole purché non sia un'operazione di vertice, ma veda invece un larghissimo coinvolgimento della base dei partiti di riferimento. Ho visto troppi onorevoli fare da primadonna senza che abbiano per questo le idee più chiare. Evidentemente vogliono stare già ai vertici della cosa nuova: mutare tutto per non cambiare nulla!

sabato, aprile 29, 2006

Berlusconi: opposizione durissima

Mi sembra la strada giusta, ma non solo per il Quirinale e a condizione che si passi alla creazione del Partito del Popolo e si definisca sempre meglio il nuovo Contratto con gli Italiani, ossia che si definisca meglio il modello di società che si intende proporre. Ne sono sempre più convinto. Il livore contro Berlusconi è dettato dal suo essere estraneo alle spinte che hanno portati i più nell'agone politico: la brame dei soldi delle prebende pubbliche ed il potere sugli altri concittadini. Berlusconi non ha bisogno di questa spinta perché già possiede una ricchezza infinita e tutto il potere che per mezzo dei soldi si può avere sugli altri uomini. L'essersi intricato in politica può soltanto mettere in pericolo la sua posizione, non agevolarla. Se anche gli volessero togliere le televisioni (il pretesto) può sempre convertire la sua ricchezza in altri proficui settori. Insomma, questo argomento antiberlusconiano vale zero e non l'ho mai preso sul serio per un istante.

Il problema che io vedo è un altro. In virtù del potere che discende dalla sua ricchezza ha potuto attrarre intorno a sé una vera e propria corte dei miracoli di gente che gli volterà le spalle alla prima occasione. Nei miei pronostici gli UDC sono fra i primi, che lo hanno già incominciato a farlo e che credono di poter crescere sull'elettorato di FI. Il passo decisivo che a Berlusconi resta da fare è la stretta alleanza con il Popolo, ma non con messaggi pubblicitari. Egli deve autenticamente mobilitarlo, liberando quel movimento di cui si sentono depositari i Bertinotti e i Caruso. Vi è un ben diverso popolo che con quelle frange fanatizzate non ha nulla a che fare, ma che è ben più rappresentativo. E' fatto di gente con la testa sulle spalle che non è acceccata dall'deologia e dall'invidia sociale.

Questo tempo di opposizione si presta bene per costruire un nuovo soggetto politico: il Partito del Popolo. Se questa è la via, non occorre perdere tempo prezioso nei corridoi di Montecitorio.

La politica e il dibattito da osteria

In questo Blog mi capita di rispondere con impegno e serietà a qualche raro navigatore che vuol lasciare un commento che io pubblico senz'altro. Ho spiegato già dal mio profilo il percorso attraverso cui in età avanzata, non più utile per tentare carriera e fortuna politica, ho voluto impegnarmi. Faccio fatica a far capire ai miei interlocutori che il mio modo di intendere la politica non è la difesa a spada tratta di una bandiera, non è un tifo calcistico, non è un'infatuazione, non è una "fede nata nel cuore". Non è soprattutto un affrontarsi come un cane rabbioso con l'elettore che ha dato il voto ad un altro partito. Della vita privata di Berlusconi e dei suoi affari è cosa di cui sono poco documentato e verso cui ho assai scarso interesse. Dei vari personaggi che lo circondano e che hanno presso di lui accesso e udienza non ho l'atteggiamento che si poteva avere per i sottufficiali di Garibaldi. Berlusconi non è per me Garibaldi e quanti gli stanno vicino non sono altrettanti Bixio.

Io prendo sul serio il dettato dell'art. 49 della costituzione che va tradotto come segue: non è più percorribile, se mai lo è stato, il cammino del 68 che ha portato agli anni di piombo ed alla pratica dell'omicidio politico non del tutto cessata. Occorre invece riuscire a farsi venire delle idee politiche in testa e confrontarle con altri all'interno di uno stesso partito e poi con altri ancora che stanno in altri partiti. Le idee buone, quando ci sono, non hanno copyright. Non sono rosse, verdi, turchine. Era un'idea buona, ad esempio, l'abolizione dell'ICI. Adesso non se ne parlerà più. Sta prevalendo una concezione della politica fiscale come accettazione del martirio e del sacrificio per la salvezza dell'anima.

Insomma, dopo tanti anni di pretesa vita democratica, io trovo una profonda immaturità nella stragrande maggioranza dei cittadini. Non è un'offesa per nessuno. Intendo dire che lo schema della rappresentanza politica non è più né credibile né proponibile e che il degrado della stessa vita politica nasce dalla mancanza di alternativa ad un modello di partecipazione politica basato proprio sulla rappresentanza e sull'elezionismo. Berlusconi ha avuto il grande merito di aver offerto ad oltre il 20 per centi dei cittadini iscritti in FI la possibilità di fare politica in modo nuovo. Resta però ancora molto da costruire e quel che c'è da costruire non dipende più dallo stesso Berlusconi ma da quanti hanno avuto da lui la possibilità di far politica al di fuori di quelli che erano i partiti tradizionali, i quali passati la bufera si vanno ora ricostituendo e tentano di cancellare la novità. In pratica un italiano su cinque ha l'opportunità di fare una proposta politica agli altri quattro. E' in atto una sfida, una scommessa. Il giuoco non è ancora chiuso. Se il tentativo fallisce, resta una lunga notte di regime.

Di male in peggio: Bertinotti presidente e "uomo di parte"

Non avevo stima e simpatia per la figura umana, intellettuale e politica di Pierferdinando Casini. Non posso dire di averne una maggiore per Fausto Bertinotti, che sto ascoltando in diretta ma che non finirò di ascoltare. Un presidente della camera dovrebbe avere una funzione notarile per il funzionamento dell'istituto. Fausto sta enunciando un programma di governo, si definisce "uomo di parte", dice delle sciocchezze quando parla di amico-nemico, cose da lui orecchiate e non comprese. Il suo discorso avrebbe potuto essere tollerato e passare inosservato in qualche sezione di Rifondazione comunista, ma rivolto ad un intero paese è un segno quanto mai preoccupante dello scenario che si appresta. Lo spengo e mi occupo di altro.

Vita di partito: le bizze di Tremonti

Non ho le competenze di Tremonti in materia economica e non posso arrischiarmi in un giudizio sul suo operato come ministro. Voglio confidare che abbia fatto del suo meglio e soprattutto meglio di quel che avrebbe potuto fare il suo ministro ombra della sinistra. Si prestano invece ad un giudizio politico le frasi a lui attribuite e subito smentite. Ciò che ha attirato la mia attenzione è la sua minaccia di "andarsene da FI" se non gli fosse stata data una certa cosa, in questo caso il ruolo di capogruppo a Montecitorio. Mi lascia molto perplesso quella minaccia di andarserne da un'altra parte, vera o falsa che sia. Io che non mi chiamo Giulio Tremonti, ma solo Antonio Caracciolo, non ho mai pensato a trasmigrazioni da quando ho deciso di impegnarmi in politica. E' previsto in caso di sfascio il mio ritorno ad un ambito srettamente privato. Ma non mi piace essere autoreferenziale, come si dice, ossia parlare di me stesso, anche se un blog personale ha proprio questo scopo.

Trovo "diseducativo" ed "offensivo" il ruolo da primadonna che molti nei partiti tendono ad assumere. Molti se ne sono già andati da FI e molti minacciano di farlo. Sarà pure un grande dell'economia il nostro Tremonti, ma le frasi a lui attribuite (mi auguro veramente infondate), mi consentono di poterlo criticare sul piano politico. I partiti sono previsti dalla costituzione come spazi per consentire ai cittadini di poter esprimere e dibattere il loro pensiero politico. Si è invece sviluppato un elezionismo che ha prodotto una nuova classe degli ottimati, oligarchie che passano sopra la testa dei cittadini, per i quali a questo punto potrebbe essere preferibile essere oppressi da uno solo anziché angariati e offesi da molti, si chiamino pure autoreferenzialmente "onorevoli". Non mi piace l'uscita di Tremonti, o meglio non mi piace l'idea di partito che ne viene fuori.

Altro fatto che mi lascia perplesso è l'opzione per l'elezione in Calabria. Da calabrese non mi riesco ad immaginare un Tremonti compaesano. Mi chiedo se questa scelta abbia effettivamente qualcosa a che fare con la Calabria ed i suoi tragici problemi o sia un puro fatto tecnico di opportunità dettato dall'ultima legge elettorale, direi un autentico pateracchio se il poi rafforzamento del ruolo dei partiti che la giustificherebbe è quello che Tremonti dimostra con la sua uscita. La legge non è diversa da quella fascista del 17 maggio 1928, che consentiva soltanto di votare tutti i nomi di una lista, non di sceglierli, presentata in quel caso dal governo, cioè da un soggetto pubblico, mentre ora non è dato sapere da chi e come le liste sono state formate. La partitocrazia mi pare sia stata soppiantata da un felomeno fprse peggiore, l'elezionismo di cui poco si parla ma su cui occorre riflettere. Di fascismo ha parlato Pannella nel senso che almeno il fascismo aveva il senso ed il rispetto della legalità delle leggi magari esecrabili che aveva voluto, mentre oggi assistiamo ad una legalità per burla. Ma qui il discorso si complica e dobbiamo interromperlo.

venerdì, aprile 28, 2006

Elezioni al Senato: riflessioni in corso di spoglio.

Sto ascoltando la lettura delle schede. Personalmente penso che Andreotti sia di gran lunga migliore di Marini, per ragioni di ordine istituzionale e non di carattere partitico. Mi sembrava una buona soluzione per i cittadini italiani, che potevano avere una figura di garanzia anzichè un uomo di parte come Franco Marini, ex sindacalista proposto per il Senato dall'Unione, dopo aver insediato alla Camera un Fausto Bertinotti, ex-sindacalista e comunista dichiarato.

Sento però di un certo numero di voti dati a Calderoli, personaggio incredibile mandato in Parlamento. Se i miei calcoli sono esatti,e voglio farli adesso prima dello scrutinio, la candidatura di Andreotti è persa. Mi riesce difficile pensare che il voto a Calderoli venga dalla sinistra. Si tratta di un voto leghista, in dispregio di qualsiasi unità di comportamento da parte del Polo delle Libertà. Con ciò si dimostra che quella compattezza, il cui difetto si pronostica alla Sinistra, manca già nel centrodestra, che dimostra di essere un'armata Brancaleone, che si merita di aver perso le elezioni.

E' necessario pensare ad un profondo rinnovamento della politica... sento degli applausi. E' terminato lo spoglio. Risultato: Marini 160, Andreotti 140, 15 a Calderoli, sento dire che sarebbe questa un candidatura di bandiera della Lega: bella bandiera! Mi sembra scontato il risultato... Termino qui per non lasciarmi andare a giudizi ancora più pesanti, che mi sono precluso in questo blog, dove voglio mantenere un linguaggio il più castigato possibile.

Post Scriptum su Gerardo Bianco, maestro di eleganza! - Ho appena sentito (alle 19:34) un'intervista a Gerardo Bianco, il quale commenta che Giulio Andreotti dovrebbe ritirare la sua candidatura, essendo ormai evidente che il risultato è in favore di Franco Marini, essendo assurde le ultime contestazioni. Mah! In fatto di eleganza io dubito che ve ne sia a Palazzo Madama, a Montecitorio, al Quirinale ed altrove.

Sensazione di tristezza e di smacco: cosa altrimenti?

In questo momento sto ascoltando da Radio radicale in diretta la voce dello Oscar Luigi Scalfaro, già presidente della repubblica, nel primo giorno dei lavori della XV Legislatura. Cerco anche di vincere la sensazione di tristezza e di smacco che come cittadino suscita in me l'insediamento dei nuovi magnifici mille depredatori delle risorse pubbliche. Carl Schmitt, un autore malfamato, nel condurre un'analisi scientifica del parlamentarismo, già in crisi agli inizi del Novecento, concludeva in una giustificazione dell'istituto con un «Cosa altrimenti?». Vale a dire: in mancanza di altro o di meglio ci dobbiamo tenere quel che abbiamo. La crisi degli inizi del Novecento trovò soluzioni che nei loro esiti aggravarono il male: bolscevismo, fascismo, nazismo. Dopo la disfatta della seconda guerra mondiale fu imposto nuovamente il regime parlamentare come sicuro strumento di corruzione all'interno e debolezza all'esterno. In epoca imperialistica si imponevano ai popoli soggiogati il regime coloniale semplice, o il protettorato. Oggi pare conveniente e più efficare il regime parlamentare, o almeno un certo tipo di regime parlamentare. Quanto sta succedendo in Iraq e nel Medio Oriente vuole ripetere il modello già attuato dalla potenza vincitrice americana nell'Europa devastata del 1945. Di neoimperioalismo si tratta e di nient'altro! Nessuno sa per chi e per cosa sono morti quei poveri disgraziati che sono stati ieri massacrati. E' stato tolto a loro ed a noi il diritto di saperlo. Naturalmente, le declamazioni retoriche presentano una ben diversa lettura della realtà: « Cittadini, state contenti! Ci siamo qui noi, vale a dire lo stesso che voi!». Ed ho sentito dalla voce di Scalfaro perfino pronunciare il nome di Sodano, da me votato all'ingrosso in una lista bloccata, mettendo in tal modo in crisi il mio stomaco che ha appena fatto colazione. La lotta democratica non è tanto lotta elettorale quanto lotta sui significati delle parole e sul senso degli istituti politici.

Prevengo le ipotetiche obiezioni: « e se non ti sta bene il Parlamento, o meglio questo Parlamento, cosa vorresti altrimenti? Il fascismo? Fuori del parlamento non esiste altro che il fascismo!» Questa la tiritera piuttosto terroristica che viene fatta abitualmente. In effetti, nessuno, neppure io, si sente di riproporre bolscevismo (qualcuno c'è ancora, veramente, e siede in Parlamento e sarà pure presidente di una delle camere), fascismo, nazismo. Gli uomini preistorici scoprirono il fuoco ed il modo di usarlo. Credo che gli uomini inesorabilmente destinati a vivere in società non debbano mai stancarsi di ricercare quelle forme di associazione che anziché opprimerli li facciano crescere in benessere, libertà, scienza e sapienza. Se bisogna obbedire, come è giusto che sia, alle autorità comunque costituite, per evitare un ritorno alla guerra di tutti contro tutti propria dello stato di natura, vale pur sempre la fondamentale relazione hobbesiana della protezione-obbedienza, per cui l'obbedienza è graduata a seconda dell'efficacia della protezione assicurata. Pertanto, il mio diritto di critica agli organi costituiti è inversamente proporzionale alla loro inadeguatezza nel garantire benessere, libertà, scienza e sapienza. Questo mio diritto è pari a quello di ogni altro cittadino. Io faccio la mia parte per quel che posso e per quel che so.

mercoledì, aprile 26, 2006

Liberazione e pensiero storico

Ricevo la segnalazione di un articolo "Lo scippo della Liberazione" di Mario Cervi, apparso su "Il Giornale" del 26 aprile: per leggerlo basta cliccare sul titolo di questo post. Avrei voluto tacere a proposito di questa ricorrenza, ma adesso ci sono tirato dentro da un amico che mi spinge ad un giudizio. Mi limito soltanto ad una enunciazione. In Germania, per esprimere il proprio pensiero in merito allo spettacolo che si presentava in Germania nel maggio del 1947 si pone una domanda e si attende la risposta: in quel frangente la Germania era stata liberata o distrutta? Dalla risposta discendono posizioni e atteggiamenti largamente noti. Posi anni addietro la stessa domanda ad un amico filosofo della politica, il quale mi diede una risposta salomonica: distrutta e liberata. Io non sono Salomone e so dare solo una risposta semplice che considero valida per la Germania, per l'Italia e per l'Europa. Tutto era andato distrutto in Europa, anche la speranza. Aggiungo che la mia risposta non significa in alcun modo che mi senta dalla parte del nazismo o del fascismo. Episodi come quello denunciato nell'articolo di Cervi e riferito all'ennesima celebrazione della »Liberazione« dimostrano perfettamente che la "distruzione" morale e politica di allora si protrae fino ad oggi, dopo che gli edifici bombardati sono stati in buona parte ricostruiti. Ciò che non è stato più ricostituito è il senso dell'unità politica.

Ancora una volta

Stavo lavorando su una materia molto difficile, quando vengo disturbato da una telefonata sul mio cellulare. Chi era? La solita segreteria (sono in tanti e non coordinati) dei De Lillo, che hanno evidentemente abbastanza soldi da impiegare in un apparato simile. Con tutto il garbo possibile avevo già più volte chiesto di venir cancellato da simili elenchi di sollecitazione del voto, ma senza esito. Ho ribadito che tutte le volte che me ne verrà data la possibilità non mi stancherò di criticare civilmente i due magnifici fratelli. Non esistono purtroppo momenti democratici di dibattito dove un tesserato possa civilmente formulare il suo dissenso e la sua critica ai "padroni" del partito. La riflessione è la seguente: la mia diversa opinione non potrà mai essere presa in considerazione. Non esistono gli spazi ed i momenti per il dibattito. L'illustre onorevole, ovvero i due fratelli, non si degneranno mai di oppore argomento ad argomento, ammesso che ne siano capaci, eccetto un prendere o lasciare: « e non votarmi!», testuali parole di Stefano all'Hotel Parco dei Principi, di cui ho già più volte riferito. Me ne guarderò bene per il futuro! Ma perché allora continui a farmi chiedere il voto, ineffabile Stefano? Proprio per non votare i vostri nomi messi in lista da non so chi alle politiche stavo per astenermi dal voto. E' stato duro votare il simbolo facendo finta di ignorare il vostro nome accanto a qualche altro nome egualmente sgradito. Spero che alla Direzione nazionale prendano nota del caso certamente moltiplicabile.

Non è lo stesso De lillo a chiedermi il voto, l'ho capito! E' la sua macchina tritavoti. Ma allora quanto è miserabile la tanto decantata democrazia dove un elettore è il nominativo di una lista, un bue nel parco buoi. E meno male che non ho da chiedere favori ai De Lillo o ad altri politici professionali. Sarei stato la stessa cosa di uno schiavo o di un cliente dei tempi antichi. Le considerazioni che qui accenno soltanto e non sviluppo riguardano il rapporto dei cittadini con la politica e la formazione della volontà politica poi espressa dai partiti politici, che a questo punto sono una combricola che decide per tutti stando all'ombra. Un De Lillo, eletto almeno una volta con il mio voto, non rappresenterà me, ma andrà a prendere direttive dagli ambienti clericali più retrivi anche in violazione delle direttive del partito, che in occasione del referendum aveva lasciato ad ogni iscritto ed elettore di FI libertà di coscienza. I De Lillo hanno disatteso pubblicamente questa direttiva. Io non dimenticherò e non mi stancherò di denunciarli pubblicamente tutte le volte che potrò. In ogni caso, anche e soprattutto dentro Forza Italia, non potranno mai rappresentare la mia posizione politica, che non è anticristiana o anticattolica, ma è laica nel senso che non deve essere consentito ad un De Lillo qualsiasi di potersi appellare al voto confessionale.

Questa è la miseria di una politica e di un sistema che si fregia del nome di democrazia, ma in un senso talmente privo di significato da poter attribuire con egual pertinenza anche al nazismo ed al fascismo o al bolscevismo il nome di democrazia, termine quanto mai problematico se davvero bisognasse darne una definizione…Ma ora ritorno al mio difficile lavoro concettuale, disturbato dai De Lillo.

Il popolo della rete

La riflessione odierna ed estermporanea riguarda questo strumento di espressione e comunicazione. Una notizia a me giunta ieri sera riporta il giudizio di Giuliano Amato sul web: come strumento della politica incide poco o nulla e come fatto economico significa altrettanto poco rispetto all'economia reale. Così all'incirca: il dettaglio mi interessa poco o nulla. La riflessione è la seguente: rispetto alla politica poco mi sorprende il giudizio di Amato. Ha ragione, probabilmente, soprattutto in Italia, dove il tipo di comunicazione prevalente è di tipo verticale: da uno a molti, che restano silenti ed inattivi o quasi. Attraverso il martellamento pubblicitario, attraverso la notorietà che fa acquistare esistenza o "visibilità", come si dice, i politici mirano ad imporsi all'attenzione altrui per poi estorcerne un voto obbligato, piaccia o non piaccia darlo. Un voto che è perso una volta dato, perso ed irriso. Il politico di mestiere lo sa e può permettersi il disprezzo verso il suo elettore.

L'utilità di internet per la politica non deve essere ricercata nella comunicazione possibile con il deputato che ha bisogno di parecchie migliaia di voti per poter essere eletto e che mai potrebbe entrare in dialogo confidenziale con ogni suo singolo elettore. L'utilità deve essere ricercata nella comunicazione orizzontale da elettore ad elettore. Nella loro possibilità di dialogo e di discussione sui temi della politica e nel giudizio critico sui rappresentanti. I cittadini elettori mancano di organizzazione matura. Sono all'incirca pecore o buoi nei recinti di questo o quel partito, quando non sono clienti di questo o quel politico. Per i più – che hanno in mano l'arma spuntata del voto ed in assenza di spazi fisici e reali per il loro incontro e confronto per una decisione – la rete più essere una grande opportunità.

Questo post è come un messaggio messo in una bottiglia e lanciato nel mare, confidando che qualcuno possa raccoglierlo e comprenderne il senso. E' poco e molto allo stesso tempo. Considerando che ognuno ha un lavoro che lo inchioda ad un uso determinato dello spazio e del tempo e lo esclude dall'esercizio della politica allo stesso modo di come nell'amtichità ne erano esclusi gli schiavi, internet consente di superare i limiti di spazio e di tempo. E' possibile acquisire le informazioni precise e criticamente attendibili, necessarie per la decisione e quindi organizzare una volontà efficace.

martedì, aprile 25, 2006

La follia al governo

Senza volerlo, ma solo perché sono un ascoltatore di Radio radicale reo confesso, mi è appena capitato di ascoltare una registrazione di Fausto Bertinotti a congresso, festante per la vittoria elettorale conseguita. Ho stentato ad ascoltare una successione così becera di ideologismi d'altri tempi da lasciare allibiti, ma recitata con la più profonda serietà. Qualcuno che crede in simili ricostruzioni della realtà c'è ancora, lo sapevo, ma quel che è allarmante è che costoro in virtù della coalizione risicata di cui fanno parte e che è uscita vincitrice, dico costoro pensano di essere determinanti per la sorte del paese. E con tutto il fanatismo di cui sono capaci c'è da credere che lo siano.

Di Bertinotti ricordo un paio di momenti. La prima volta in assoluto che lo vidi in una delle sue infinite uscite televisive, paragonabili per quantità a quelle del papa, diede una sua illustrazione estremamente «approfondita» del significato dei termini 'destra' e 'sinistra': era di 'sinistra' un'immagine televisiva dove si vedevano i soliti operai (sempre di meno) in sciopero per non so quale rivendicazione e quali diritti, mentre era di 'destra' l'immagine natalizia di dipendenti che ricevevano dall'Azienda in cui lavoravano un panettone o qualche simile regalia. Un'altra volta ricordo ancora Bertinotti in confronto con D'Alema, vecchio comunista che si è accorto della caduta del muro e della fine di un mito. A pensarci bene, non li si vede spesso insieme a dibattito, Bertinotti e D'Alema. Forse non si sopportano a vicenda. D'Alema è uomo dalla battuta facile, un "battutista", come l'ho sentito una volta definire, credo cogliendo bene la natura dell'uomo. Ebbene, di fronte a Bertinotti che si lamentava per lo sciopero dei farmacisti, D'Alema era sarcastico sulla soluzione dell'istituzione delle drogherie di Stato come logica conseguenza dell'impostazione del ragionamento di Bertinotti.

A quanto pare, nello scontro Bertinotti-D'Alema per la presidenza della Camera è stato D'Alema a fare marcia indietro. Stando dove sono non posso conoscere le motivazioni dell'arrendevolezza di D'Alema, ma sono portato a credere che davanti all'ostinazione irresponsabile di Bertinotti, che al massimo potrà tener conto di frange marginali di società per le quali può valere il tanto peggio tanto meglio, avremmo facilmente assistito ad uno sfascio della coalizione unionista ancor prima del suo insediamento al governo. A questo proposito, e dopo aver aver ascoltato dalla stesso fonte radio il duetto retorico Pisanu-Ciampi, resto del precedente avviso, o meglio sospetto, che il broglio sia stato possibile e sia verosimile. Se il distacco di voti fosse stato assai più ampio sarebbe stata poco probabile l'ipotesi di una massiccia manomissione di schede che potesse restare inosservata. Ma con un'etica pubblica alla Bertinotti non mi sento di escludere che là dove non vi è stata adeguata controvigilanza il broglio sia passato, per motivi che ricavo dalle ammissioni di Cossiga. Se fossi io solo a pensarlo, non oserei esprimerlo per senso di responsabilità. Ma dopo che l'ipotesi è stata fatta dal presidente uscente io non ho obbligo di riservatezza e non vi è Cassazione o giudice di sorta che possa togliermi una mia opinione al riguardo. Non vi è "Italia dei valori" di sorta che possa farmi ricredere della profonda immoralità di tutto il ceto politico. Politica e morale restano ambiti distinti: alla morale si presta attenzione solo se può servire da mezzo propagandistico contro l'avversario, mentre la morale è del tutto impotente di fronte alla politica ed ai suoi idola et arcana.

Ciò detto, non recalcitro all'idea che il signor Prodi e la sua variegata compagine possano salire le scale di Palazzo Chigi e di tutti gli altri palazzi del potere, con i loro piani nobili e con le loro cantine ed i loro scantinati. Passato il carnevale elettorale, non mi resta che sperare nello stellone d'Italia. E sbagliano gli elettori che avendo votato per Prodi e la sua coalizione vivano in un'attesa miracolistica. Se vogliono illudersi a tutti i costi, sbagliano ed è giusto fare piazza pulita delle illusioni di destra o di sinistra che siano. Non voglio neppure loro contrapporre che se avesse vinto Berlusconi sarebbe stato tutto latte e miele. Vedo tempesta all'orizzonte e metaforicamente invidio poco il governo che deve farvi fronte. Una coalizione uscita vincitrice con un dubbio scarto di voti ed in balia di un Bertinotti o di un Pecoraro Scanio mi ispira assai poca fiducia. Nella speranza che i miei timori siano infondati, con piena consapevolezza della mia impotenza politica, senza pregiudizio di sorta, ma con l'ostinazione dell'analista indipendente starò ad osservare giorno per giorno lo sviluppo degli eventi, esprimendomi in questa sede dove possono leggere tutti e nessuno, ossia un pubblico virtualmente illimitato.

Di fronte ai termini militareschi ed allucinanti di Bertinotti che parla di "sconfitta" di Berlusconi e del suo seguito elettorale (forse la maggioranza numerica del paese intero, e certamente di quello che produce ed è trainante), io giudico positivo nell'area del centrodestra il risultato elettorale, se liberi dagli oneri del governo ciò significherà una profonda revisione del modo di fare politica. La politica non è il voto estorto ai cittadini ogni cinque anni, ma la capacità degli stessi cittadini di essere criticamente vigili giorno per giorno.

Lotta all'evasione: una miniera inesauribile da sfruttare?

Mi pare un chiodo fisso dei comunisti l'idea che le risorse che mancano per progetti demagogici debbano essere trovati nella lotta all'evasione fiscale. Riporto qui la notizia (cliccando sul titolo) che sotto il governo Berlusconi nei primi tre mesi di quest'anno vi è stato un clamoroso successo nella lotta all'evasione fiscale. Sono stati recuperati al fisco danari che tuttavia non mi sembrano sufficienti a finanziare i più ambiziosi progetti del governo uscente o di quello entrante. Quel solito impolitico che è Berlusconi aveva parlato del problema della moralità delle imposte, che per essere pagate con spirito civico e non per non potersi sottrarre ad esse devono venir percepite come sopportabili e soprattutto come utili ai fini pubblici. Ebbene, confesso che quando penso agli stipendi dei deputati ho qualche crisi di coscienza pensando che i soldi dell'erario debbano servire per pagarli. Ma questo è solamente il caso più vistoso. Scendendo molto più in basso mi è capitato di imbattermi in LSU che assolutamente non si guadagnavano quel che veniva loro dato. Obiezione possibile: se non è falso e diffamatorio quel che dico, si tratta di casi limitati. E va bene! Ma intanto quei casi limitati io ho potuto verificarli. E di caso in caso il tutto si cumula e guarda caso ne viene fuori il più grande debito pubblico del mondo che grava sulle generazioni a venire e che lascia presagire scenari argentini.

Di fronte a tutto ciò e con tutto ciò su cui è possibile scandalizzarsi perché proprio contro l'evasore fiscale deve andare la pubblica condanna? A me è stata tolta qualsiasi possibilità di evadere e quindi sono costretto alla virtù. Di fronte al dibattito di fine campagna elettorale sull'abolizione dell'ICI il sindaco Veltroni in Roma ha fatto affiggere un insulso manifesto dove avverte i cittadini di aver abbassato l'ICI di una percentuale ridicola. Lui "ha fatto" e se ne aspetta un ritorno elettorale. Berlusconi aveva soltanto promesso. Mi chiedo dove andremo di questo passo e soprattutto fino a quando durerà il sistema prima di implodere.

Un paese ingessato

La sensazione odierna che traggo dalla solita Rassegna stampa è quella di un paese ingessato, refrattario a qualsiasi disegno riformatore. Vedo una lotta per i posti di potere che passa sopra la testa di noi cittadini qualunque, di cui non aumentano né gli spazi di libertà né il benessere né la sicurezza. Probabilmente è sempre stato così e se il paese è andato avanti in qualche modo è stato malgrado la sua classe politica non grazie ai suoi governanti. Nell'ultimo numero dell'Espresso stavo ieri commentando un articolo di Enzo Biagi, grande giornalista del regime, che a proposito dell'esiguo margine del risultato elettorale osservava che avendo il governo il ministero degli interni con Pisanu avrebbe potuto esso stesso fare i controlli che chiedeva. Sullo stesso argomento mi era capitato qualche giorno prima di sentire un'intervista di Francesco Cossiga, che è stato anche ministro degli interni e che spiegava che il ministero dell'interno non governa l'andamento dello scrutinio.

Credo che abbia più fondata ragione Cossiga e che Enzo Biagi sia anche adesso quello che è sempre stato: un grande disinformatore di cui mai ricordo mi abbia fatto capire qualcosa di quanto accadeva nel mondo e in Italia. Del resto, non posso dimenticare un programma storico-educativo di RAI3 sul referendum istitutivo della repubblica ed abolitivo della monarchia. Ciò che mi sorprese e si impresse indelebilmente nella mia mente fu che all'eventualità (vera o falsa) che vi fossero stati dei brogli elettorali il commento televisivo della Televisione di Stato fu: »quand'anche fossse, benedetta quella truffa!« L'affermazione non suscitò scandalo o reazione. Sul piano della legittimità à acquisita come se la truffa vi fosse stata: per me la Repubblica è nata sulla Truffa ed un popolo avvilito lo si abitua facilmente ad ogni cosa. Ben lo sanno i governanti d'Italia.

Con questa cultura embrionale poco mi stupirei se gli esperti gestori degli scrutini abbiano fatto i soliti brogli, ai quali sono abituati per una tipica e diffusa concezione del potere e del modo per conquistarlo. A sentirsi offesi non dovrebbero essere i Berlusconi e il suo entourage, ma l'altra metà meno uno dei cittadini, cui tocca rassegnarsi e sperare che il paese non precipiti ancora più in basso. Il solo ad essersi esposto su questo versante è stato Berlusconi, outsider dei riti della politica. Cesa, uomo dal futuro radioso, ha invece strizzato l'occhio all'altra sponda senza bisogno di consultarsi con i suoi alleati tattici del momento. Credo che per tutta la durata della legislatura Prodi tutti noi che non lo abbiamo votato possiamo nutrire un legittimo sospetto di broglio, che non destabilizza il governo che ne verrà ma che dovrebbe servire da sprone per una nuova maturità e partecipazione politica.

lunedì, aprile 24, 2006

La cosiddetta libertà di stampa ed i costi della politica

Apprendo dal n. 16 dell'Espresso i seguenti dati: «"l'Unità", come organo del gruppo parlamentare dei Ds, ha percepito 6 milioni e 817 mila euro, “Europa", legata alla Margherita, 3 milioni e 138 mila euro». Non ricordo di aver mai comprato in edicola né l'uno né l'altro quotidiano. L'Espresso l'ho comprato perché abbinato al Dizionario di Politica, terminato il quale non comprerò più neppure questo settimanale fazioso quanto sguaiato nei suoi contenuti. La mia principale fonte di informazione nazionale e internazionale è ormai di gran lunga internet.

Mi chiedo con quale dignità un organo di stampa che non dipenda da se stesso per il suo finanziamento possa pensare di sentenziare in materia di politica e di etica pubblica. Ci si scaglia furibondi contro Berlusconi perché possiede delle televisioni, da cui proventi commerciali riesce a finanziare telegiornali che a me paiono più liberi di quelli finanziati con un canone che per legge sono costretto a pagare, sorbendomi ogni Santa sSera l'affaccio del Santo Padre dalla sua Santa Finestra. E che dire di organi di stampa finanziati con denaro pubblico che sparano a zero ogni giorno contro un Berlusconi padrone di reti televisivi che garantisce con denaro privato un'informazione più libera di quella finanziata con denaro pubblico.

Il trafiletto dell'Espresso si preoccupa con il solito tono sguaiato di rilevare il paventato rischio di perdere i finanziamenti nel caso Ds e Margherita si unificassero: uno stesso gruppo parlamentare per la "legalità" tanto cara a Di Pietro (che ha ora un suo proprio quotidiano, evidentemente pure finanziato da Pantalone) non potrebbe finanziare due volte la stessa cosa. Pare che aggireranno l'ostacolo attribuendo l'un quotidiano al gruppo della Camera e l'altro al gruppo del Senato. L'Italia, si sa, è la patria del diritto e della legalità.

giovedì, aprile 20, 2006

Considerazioni di carattere personale. La mia carriera politica: non esiste.

La mattina, radendosi la barba, capita di fare qualche considerazione non sempre immeritevole di essere messa per iscritto. Un blog si presta allo scopo e paudo alla sua invenzione. Chi legge i miei testi può chiedersi: ma questo qui che critica tutti e che se la prende con tutti dove vuole arrivare? quali sono le sue mire? In genere chi inizia un'attività politica, riuscendo poi perfino a viverci e magari bene, si mette all'inizio al seguito di qualche politico affermato, magari nella sua segreteria, dove può apprendere segreti maneggi e soprattutto la pratica clientelare. Esistono altri inizi di carriera politica, ma di essi parlerò un'altra volta. Seguo oggi un certo filo del pensiero per associazione di idee legate al post precedente sui De Lillo.

Ho accennato ed anche narrato in altri post di due "convegni" organizzati dai De Lillo, ai quali mi sono recato: una alla neonata università cattolica e confessionale "Regina apostolorum" (di cui devo aver già detto) ed un'altra riunione "laica" all'Hotel Parco dei Principi, dove però gli oratori erano in parte gli stessi. Mi avvicino rapidamente al punto che oggi voglio narrare. Dopo che io con irrefrenabile moto interno dell'animo sbottai, non potendo ascoltare in silenzio le enormità degli illustri e potenti personaggi che soli avevano il "dono" della parola, seguì quel che ho già narrato. Non mi sembra invece di aver narrato un'appendice all'evento che non passò inosservato e forse anche stupì i Tajani per la mancanza di soggezione in un pubblico che si considerava affidabile ed addomesticato. Un segno di addomesticamento: un tizio accompagnato dalla moglie che faceva la fila per chiedere non so quale favore. Ebbene, la mia sfuriata non passò innosservata. Fui avvicinato da uno degli oratori insieme con il segretario, al quale era stato affidato il compito di ammansirmi. Ci eravamo appartati in una specie di cucina. Ecco i termini del discorso:

Ed allora? Ti sei sfogato? Cosa credi di aver fatto? Hai ragione tu, ma i preti sono potenti. Senza di loro non si fa niente. In questo paese non si può vivere. Io i miei figli li faccio studiare all'estero. Chi mi diceva questo era un compaesano di Reggio Calabria che non ho mai visto prima e dopo quell'occasione. Supponendo egli che io volessi arrivare da qualche parte, la sua dimostrazione della mia stupidità doveva essere la seguente. Ti metti contro tutti questi che contano. Non ti procuri nessuna alleanza che ti protegga le spalle. Ti isoleranno come un matto e non avrai combinato nulla. Dopo un poco ti stancherai ed uscirai disgustato dal partito ed i personaggi che pensi di contrastare tireranno un sospiro di sollievo, se mai si ricorderanno di te. Non credo che l'»amico« mi volesse prendere in giro perché non ci conoscevamo e mai più ci siamo rivisti. E devo anche dire che ragiona bene. Non accettando compromessi e mediazioni non si va da nessuna parte nel nostro mondo politico, del tutto omogeneo a destra, al centro e a sinistra, malgrado le contrapposizioni televise confezionate per il divertimento degli sciocchi.

La mia follia è motivata dal fatto che dai tempi del '68 conservo immutato il mio disprezzo e disgusto per la cosiddetta politica e per gli uomini che la praticano. La mia forza è che non dipendo da loro per il mio pane quotidiano. Il mio interesse teorico è volto alla verifica di fatti che rischiano altrimenti di rimanere solo acquisizioni libresche: se le cose che ho letto sui libri di scienza politica non sono vere io in tutti questi anni ho convissuto dei dei fanstasmi, con degli "idola", per dirla con Bacone. La collana editoriale da me diretta, che sta per uscire, ha un titolo: IDOLA ED ARCANA. Dietro il termine idola c'è la filosofia di Francesco Bacone, su cui ieri ho incominciato a scrivere un post. Dietro il termine arcana c'è tutto Carl Schmitt, mio grande e forse unico maestro. Ma poi ci sono tante altre letture come ad esempio le Riflessioni settecentesche del mio grande compaesano Francescantonio Grimaldi che dieci anni prima della rivoluzione manda a noi posteri un messaggio: guardate che l'ineglianza fra gli uomini con tutte le odiosità ed ingiustizie che urtano il nostro senso morale – diversa dalla morale dei preti – continueranno sempre sotto ogni cielo, in ogni tempo e con mutate forme che ne nascono i tratti antichi. Insomma, il mio unico interesse (»lo sfogo« ) è il piacere o meglio la necessità intellettuale di verificare se quanto Francesco Bacone individuava in Europa nel Seicento, Grimaldi nel Settecento napoletano, Carl Schmitt nella repubblica di Weimar sono cose che valevano per i loro tempi ed i loro paesi o sono tuttora mali forse insopprimibili della democrazia o della semplice vita associata, del modo stesso in cui gli uomini possono stare l'uno accanto all'altro, non nell'ipocrita amore evangelico, ma in un tessuto fitto di inganni, strumentalizzazioni, corruzioni, violenze fisiche e metafisiche. Di tutti questo si trattava, cari De lillo! Ed ancora si tratterà finché non verranno meno le mie energie.

mercoledì, aprile 19, 2006

Cronaca di una campagna elettorale che non si vuol dimenticare

Sono un Tizio che protestò pubblicamente ad una manifestazione dei fratelli De Lillo sul referendum riguardante l'abrogazione delle norme sulla fecondazione assistita. Mi considero un elettore tradito e beffato in quanto più di una volta ho votato candidati che si sono poi rivelati agli antipodi del mio modo di pensare. Mi trovai perciò poco dignitosamente costretto a schiamazzare, essendo stata concessa al pubblico presente la sola libertà di applaudire alle opinioni opinabilissime e politicamente inaccettabili, espressi dai proprietari del microfono e del tavolo di comando della manifestazione. Io ho il solo torto di aver accettato l'invito alla manifestazione e mi guarderò bene per il futuro dall'accettarne di simili senza le opportune cautele. In quell'occasione fu proprio Stefano, di fronte al mio vivace disappunto ed al mio sconcerto, a dirmi di "non votarlo". Ho risposto: «vi manderei tutti a casa!» e farò quanto civilmente e lecitamente possibile perché i De Lillo trovino una voce critica delle loro posizioni.

Assai malvolentieri ho votato alle ultime politiche per Forza Italia, avendo trovato in lista tanti nomi non graditi insieme a quello di Sodano, pure presente all'Hotel Parco dei Principi, esperienza politica per me indimenticabile! Alle passate elezioni del 9 e 10 aprile ho infine inghiottito per senso civico. Apprendo successivamente, ma non posso verificare gli arcana della politica, che a formare quelle liste bloccate sarebbero stati pochissime persone di un ristretto entourage. Sarebbe giusto e doveroso che uscissero fuori allo scoperto, assumendosi la responsabilità di ogni singolo nominativo, dandone motivazione analitica. Spero che il Presidente Berlusconi se mai leggerà questa mia lettera me ne renda merito. Temo però che altri non abbiano inteso inghiottire e tra le cause della perdita di consenso sia ascrivibile anche la vostra posizione sul referendum. Ignoro i criteri con cui vengono formate le liste di Candidati che io al pari di tanti altri cittadini ed iscritti dovrei poi votare senza aver minimamente concorso alla loro candidatura. Nessuno può tuttavia impedire al cittadino militante in un partito la critica ai Candidati proposti e non a lui imposti. Non so ancora se siete risultati eletti, ma sia ben chiaro che io non ho inteso votarvi e mi auguro di non vedervi MAI in Parlamento, dove per il mio modo di vedere potreste fare solo del danno al Paese e al Partito. Ma se per caso foste stati eletti, per giunta con il mio voto forzato, avrò il diritto di criticarvi per tutta la durata della legislatura in quanto NON mi rappresentate in ciò che penso e voglio. Ad esemplificazione di quanto qui affermo addito ai vertici del partito il nome di Pietro Fuda indicato prima come l'anima stessa di Forza Italia nel reggino, eletto alla presidenza della Provincia con i voti di Forza Italia ed ora trasmigrato dall'altra parte: lo troveremo in Parlamento sui banchi del centro-sinistra. E' profondamente sbagliato e fallimentare considerare l'eletto il solo depositario del partito e del simbolo di FI: alle frequenti "riunioni degli eletti" devono poter partecipare tutti gli iscritti che lo vogliano! Degli eletti, portatori di interessi loro personali, occorre diffidare. Su di essi occorre esercitare un costante controllo politico, cosa che può fare solo una base del partito libera, politicamente formata ed in grado di potersi esprimere.

Questo testo viene da me rivisto a distanza di tempo e trasformato da una lettera aperta e soggetiva destinata al deputato da me votato in una forma oggettiva generale e astratta. Di quella manifestazione, di cui vorrei avere la registrazione, che credo esista, giudico gravi e da porre agli atti i seguenti aspetti: a) che sia stata disattesa la direttiva nazionale del partito che lasciava ad ognuno libertà di coscienza. Fu usata in quell'occasione il logo di Forza Italia; b) il tentativo di occultare la responsabilità politica del grave fatto; c) lesa maestà verso il popolo italiano dichiarato ignorante in quanto incapace di comprendere i quesiti referendari; d) un appello al pubblico con in quesito: "siamo o non siamo cattolici". E mi pare che basti, ma vorrei avere la registrazione della manifestazione pubblica.

domenica, aprile 16, 2006

Le bestialità di Giovanardi

Ascolto la solita rassegna stampa di Radio Radicale, oggi fatta da Daniele Capezzone ed al quale mando questo post. Sento di Giovanardi che dice una sequenza di sciocchezze una maggiore dell'altra. Le sciocchezze sono spesso innocenti ed ognuno di noi ne dice molte ogni giorno. A volte ce ne accorgiamo un momento dopo ed in tal modo, riconoscendole per tali, progredisce la nostra consapevolezza critica. Quelle sciocchezze che non troviamo ce le portiamo addosso – come le famose pulci dell'indovinello antico – e restano nella nostra mente. Ma altre sciocchezze come quelle che sento oggi da Giovanardi non sono innocenti ed assumono i connotati delle bestialità, che sono pure delle sciocchezze ma prive dell'innocenza.

Giovanardi fa un trionfalismo fuori luogo sui risultati elettorali, difende la legge elettorale e così facendo ne riconosce la vera paternità nell'UDC piuttosto che in Calderoli, che ha definito la legge una "porcata", producendo un neologismo, il "porcellum" che si affianca al "mattarellum" usato per definire la precedente legge elettorale. Altra bestialità di Giovanardi è quella di ritenere che con questa legge i cittadini siano stati favoriti nello scegliere il loro partito, come se prima non lo avessero potuto scegliere. E' vero il contrario. Chi legge il mio blog può sapere come fino all'ultimo sono stato tentato a non votare il mio partito proprio per questa legge elettorale a liste bloccate con candidati che dovevano essere votati in blocco: prendere o lasciare. Fino all'ultimo giorno ero intenzionato a lasciare perché ho trovato in lista clericali alla Giovanardi: i fratelli De Lillo e il Sodano fratello del cardinale, per non dire di altri. Quindi, esattamente il contrario di ciò che dice Giovanardi. I miei nervi sono stati messi a dura prova. Non ho votato e non credo che voterò mai per gli alleati dell'UDC, ma è certo che basterebbe il nome in lista di Giovanardi per scappare via di corsa. La logica del maggioritario comporta la pratica delle alleanza, ma il maggioritario a cui io penso si limita a due o tre grandi partiti all'interno dei quali possono esservi tendenze molto diverse che si confrontano e si compongono in votazioni interne su punti programmatici. La coalizione è un maggioritario a compartimenti stagno dove io non avrò mai la possibilità di cantarle ad un Giovanardi. E' un sistema del ricatto, dello sgambetto, delle furbate. Bisogna superare questo sistema ed andare verso il partito unico all'interno del quale possono confrontarsi e misurarsi ai voti le diverse componenti che dovranno sentirsi vincolate alle decisioni di maggioranza. Oggi vige il sistema delle congreghe e delle camarille che impongono gli accordi sottobanco di pochi alla voltà dei più ignari e all'oscuro dei giochi segreti. Che le elezioni siano andate come sono andate, cioè perse per un soffio, è a mio avviso un bene se ciò porterà con convinzione verso il Partito del Popolo.

Dichiarandosi soddisfatto, Giovanardi accredita le voci secondo cui questa legge è stata dagli UDC fortemente voluta e si deve sostanzialmente a loro. Sono stati i soli ad averne tratto vantaggio in una loro perversa strategia di distruzione della coalizione per trarne un relativo vantaggio, che a mio avviso non potrà giungere oltre il pieno dell'elettorato sanfedista, che non ritengo sia molto rappresentativo. Ha riconosciuto anche la forte opposizione dell'UDC all'ingresso dei radicali nella coalizione: meglio i comunisti dei radicali. Tra i due infatti l'elettorato cattolico avrebbe scelto i comunisti. Per questo è stato giusto essersi impuntati contro di loro. Abbiamo infatti perso le elezioni, come mi aspettavo benché io non abbia defezionato il campo nel quale mi ero schierato nel 2002. Ma ne abbiamo abbastanza direi per documentare le sciocchezze di Giovanardi, contro il quale non vale la pena di inveire oltre. Trovo l'alleanza con gli uomini dell'UDC molto più indigesta dell'alleanza con la Lega. Mi auguro che verso di loro Berlusconi riesca ad avere più polso. Li mandi pure al diavolo. Per il senso che io do alla mia tessera di Forza Italia non intendo che si debba essere anticristiani, anticlericali o anticattolici, ma queste queste qualificazioni in positivo non dovrebbero dare contenuto alla politica, le cui funzioni non sono quelle di un sacrestano. Se Giovanardi è un pio cattolico, ha tutto il diritto di perseguire ideali di santità, ma deve andare in chiesa o in un convento, ma deve lasciare in pace il suo prossimo ed i suoi alleati politici.

sabato, aprile 15, 2006

Ne vedremo delle belle

La riflessione odierna, non incentrata su un particolare episodio della cronaca politica, riguarda lo scenario che si apre con l'era prodiana. Mi voglio servire di un'immagine, spero efficace, nel presupposto metodologico che ciò che si osserva nel piccolo possa valere anche per un contesto più grande. Sono docente universitario, per l'esattezza del ruolo dei Ricercatori, come ho scritto nel mio Profilo. Lavoro alla Sapienza che è la più grande università d'Europa con circa 180.000 Studenti iscritti. I docenti sono oltre 5.000. Nel dicembre del 2004 abbiamo votato per l'elezione del Rettore. Dopo una lotta logorante anche noi Ricercatori abbiamo potuto votare per l'elezione del Rettore. A questo elementare diritto democratico si sono opposti pervicacemente tutti o quasi i professori ordinari che siedono in Parlamento distribuiti in tutti i partiti. Ebbene, per farla breve, anche l'elezione del Rettore attualmente in carica è avvenuta con lo scarto di pochi voti. Si è parlato di brogli, irregolarità, manipolazioni. Ed in effetti sono stati fatti subito dei ricorsi, le cui vicende processuali non ho più seguito. Sono stato membro del seggio elettorale ed ho partecipato abbastanza da vicino a vicende che ora sento lontane. Un piccolo insignificante episodio è però rimasto indelebile nella mia memoria.

Lasciato il seggio al termine dello scrutinio, tornando verso casa, incontro ad una delle uscite il simpatico prof. Luigi Frati, attuale prorettore. Lo vedo festante per i risultati ed in corsa mentre insieme con un gruppo di gente sale le scale al grido di giubilo: «Prendiamoci la Sapienza!». Espressione rigorosamente vera che ho sentito con le mie orecchie e di cui seduta stante (per la storia) chiederò conferma a Gigi, cui giro questo post accompagnandolo con gli auguri di Pasqua. La frase in sé non configura nessun reato, non è offensiva, non significa nulla. Gigi è un medico e non è tenuto ad avere la sensibilità che potrebbe essere propria ad un filosofo della politica. Quindi, non potrà aversene a male il prof. Luigi Frati se scrivo questa nota. Ma perché ho conservato nella mia memoria quest'episodio insignificante? Perché nutrendomi di testi filosofici ho sempre coltivato il pregiudizio che il potere sia innanzitutto un onere per chi lo esercita, supponendo che gli stiano a cuore innanzitutto gli interessi dei soggetti o il bene pubblico. Il potere secondo questo pregiudizio non dovrebbe essere un onore o peggio ancora una libido. Almeno così si dice in pubblico e nei libri di edificazione morale. E spesso sono gli stessi detentori del potere (grande o piccolo) a dirlo nei loro discorsi ufficiali. Non ho conservato purtroppo il ritaglio di stampa di un Tizio che la mattina aveva fatto un discorso retorico sull'omicidio di Giacomo Matteotti ed il pomeriggio veniva arrestato in flagranza di reato con il denaro di una tangente nascosto nelle mutande.

Nel caso specifico del governo della Sapienza è stata disattesa una solenne promessa a proposito della riforma dello Statuto per allargare la partecipazione democratica e contrastare un diffuso mobbing. Il rettore Guarini, che secondo molti non aveva neppure l'elettorato passivo, aveva solennemente promesso che entro i primi famosi 100 giorni avrebbe fatto determinate cose. Nulla di ciò è stato fatto ed io mi diverto a ricordarlo non a lui (e chi lo vede più ora che è salito al monte Olimpo?) ma a quei colleghi ricercatori che hanno venduto il loro voto per interessi di bottega. Nella sua piccolezza l'episodio è istruttivo per quanto ora si verifica in ambito nazionale. Dalla rassegna stampa vedo un assalto alla diligenza: «Prendiamoci palazzo Chigi e tutte le lucrose prebende del regime! Di quei c... che a destra e a sinistra hanno votato, spesso con la bava alla bocca, possiamo infischiarcene fino alla prossima tornata elettorale, quando ripristineremo il gioco degli inganni, delle seduzioni, delle corruzioni». Ho narrato di un elettore che "voleva" essere invitato a cena con tutta la sua famiglia. Basta poco per cedere per un piatto di lentichhie un diritto (il voto) che nelle condizione storicamente date vale poco. Ormai, giunto all'età matura, non mi scandalizzo più di tanto ed accetto perfino l'idea che le cariche – se utili e necessarie per la collettività – debbano essere retribuite, non potendosi demandare ogni cosa al volontariato (spesso ipocrita: vedi apposito post di denuncia del modo in cui si sta ricercando il consenso per le prossime elezioni municipali).

Non sono un critico distruttivo. Ho anche una visione ottimistica delle cose. Ritengo che nelle condizioni in cui si sono svolte le elezioni vi sia una sostanziale delegittimazione del governo che andrà a Palazzo Chigi e di tutti i parlamentari, che soddisfacendo la loro vanità si sentiranno chiamati "onorevoli". Beninteso ciò non significa che le cose non andranno diversamente da come sono andate per il passato. Con delegittimazione intendo dire che noi tutti cittadini oggi più di ieri siamo autorizzati a non prendere nessuno sul serio. Chi ha avuto il voto ed è stato eletto persegue un suo interesse che è distinto dal nostro e perfino opposto. Non ripeto qui le chiacchiere sulla rappresentanza politica alle quali non credono neppure gli stessi rappresentanti eletti.

La nota positiva di ottimismo è nel maggiore stimolo che i cittadini sensibili e capaci possono trarre per forme diffuse di democrazia diretta. Le condizioni odierne dell'istruzione pubblica consentono quelle forme di autogoverno che in passato erano ritenute utopiche. La democrazia diretta si oppone alla democrazia rappresentativa nello stesso modo in cui il popolo si oppone agli ottimati che nel regime attuale è l'oligarchia dei magnifici mille che siedono in Parlamento e che si spartiscono tutto quello che c'è da spartire, lasciando le briciole alla loro clientela. Per loro la crisi economica, sociale, civile non esiste, o se esiste saranno gli ultimi a soffrirne. Questa la Verità alla quale un numero crescente di cittadini a destra e a sinistra dovranno arrendersi.

Il significato politico della discesa in campo di Berlusconi era ed è una possibile alleanza fra il popolo ed il Principe contro gli Ottimati. Se questa alleanza passa e si consolida saranno possibili forme di democrazia diffusa ed un alleggerimento del peso delle bardature statali. Non sono un sostenitore del liberismo selvaggio che fa morire la gente di fame. Berlusconi non ha fatto questo nei suoi primi cinque anni. I suoi avversari sono stati i suoi stessi alleati. Il realismo politico lo ha costretto a crescenti compromessi che hanno ingabbiato la capacità riformatrice. Il fatto che il Leader per ora non sia più gravato dal peso del governo per un certo numero di anni lascia sperare che possa dedicarsi all'organizzazione di quel Partito del Popolo, di cui più volte parla ma senza riuscire a passare ai fatti. Io che sto da quest'altra parte, alla Base, fra il Popolo, aspetto fiducioso e sono pronto a fare la mia parte. Prevedo che l'armata Brancaleone giunta al potere cadrà presto sotto il peso delle liti interne per la spartizione dei posti e sotto il peso dei problemi del paese al quale loro non saranno in grado di dare una risposta.

Per chi ha tempo e voglia di fare un nuovo lavoro politico le prospettive sono eccellenti. Se vuole, può iscriversi al Club Tiberino e avviare una forma di partecipazione politica stando alla sua scrivania. Quando e se saremo in numero adeguato potremo passare dal virtuale al reale, pretendendo un'organizzazione democratica interna ed elaborando in comune quelle linee di politica nazionale che l'art. 49 della costituzione demanda al popolo sovrano.

giovedì, aprile 13, 2006

Mantovano, Provenzano e l'interpretazione della Bibbia

Mentre lavoro al computer posso ascoltare dall'altra stanza una trasmissione dedicata alla cattura del latitante Provenzano, arrestato dopo 43 anni: «meglio tardi che mai», ha commentato Giulio Andreotti con la sua abituale ironia. Mantovano sta per scadere da sottosegretario agli interni ed è in questa veste che viene intervistato dalla conduttrice della trasmissione "Alice", su Rai 2. La conduttrice ha giustamente rilevata la presenza di numerose Bibbie trovate nel casale dove si nascondeva il boss dei boss Bernardo Provenzano. Ha pure notato che le Bibbie erano sottolineate ed annotate. La giornalista ha perfino letto i passi sottolineati da Provenzano, che la Bibbia la leggeva assiduamente più di quanto io stesso non faccia. Insomma, Bernardo Provenzano è indubbiamente un uomo religioso, forse molto più di altri, ed in carcere continuerà a leggere la Bibbia, il solo libro che lui legga. Come è possibile? I conti non tornano rispetto a facili luoghi comuni secondo cui da determinati principi religiosi debba discendere una particolare tipologia di comportamenti. Mantovano, sottosegretario agli interni uscente, ma noto cattolico integralista, ha spiegato (evidentemente non in veste di sottosegretario agli interni) alla giornalista che la Bibbia può essere interpretata solo dalla Chiesa. Bernardo Provenzano non si può permettere di leggere la Bibbia e magari pure di interpretarla. Non vale. Non conta. Non è cosa che si possa e debba prendere in considerazione.

L'episodio merita di essere commentato perché ci riporta a Lutero ed alla Riforma, che appunto nasce proprio sulla dottrina della libera interpretazione della Bibbia. Ma non è che Provenzano sia un protestante. Non sono documentato, ma credo che sia pure lui un cattolico ed un credente, forse anche più dello stesso Mantovani. Anzi ne sono certo. Qui mi fermo perché non vorrei incorrere in qualche reato di apologia della mafia... Dal televisore sto ascoltando di un'immagine della Madonna che si trovava nel casale... Quindi, nessun dubbio: Bernardo Provenzano è un cattolicissimo che venera pure la Madonna! Il relativismo etico dei comportamenti pratici è presente più che mai all'interno dello stesso cattolicesimo. I maligni dicono perfino che a causa della diffusa pratica della confessione (pecca e poi confessati) sia una forma di ipocrisia istituzionalizzata. Anche Provenzano potrà essere perdonato! Se Provenzano non credesse effettivamente ai suoi valori religiosi lo si dovrebbe considerare alla stregua di un paranoico e quindi considerarlo penalmente non responsabile in quanto incapace di intendere e di volere. Nessuno però ritiene che sia un matto irresponsabile. Non aveva e non ha nessun bisogno di simulare una fede che non sentisse profondamente. Conduceva una vita davvero "ascetica", degna di quella di un santo canonizzato. Con l'infinita ricchezza di cui disponeva - ha commentato qualcuno – poteva farsi una plastica facciale e godersi in qualsiasi parte del mondo la ricchezza accumulata. Un "ascetismo", su cui Alfredo Mantovano può ironizzare quanto vuole, ma che è autentico. Per Mantovano quella "schifezza" di vita non è neppure immaginabile: non ne sarebbe neppure lontanamente capace, lui il cattolico integralista, araldo dei referendum sanfedisti. Non so come la pensasse Provenzano a proposito del referendum sulla fecondazione assistita, ma è probabile che stesse dalla stessa parte di Alfredo Mantovano, difensore della vita alla fase spermatozoica ma estraneo (non è affar suo) alla morte per fame o della vita stentata di milioni di bambini del Quarto mondo, i quali hanno avuto la sola colpa di dover nascere in virtù di una interpretazione della Bibbia che solo la Chiesa è autorizzata a fare, non un Provenzano qualsiasi.

Non sviluppo oltre questa riflessione. Il tema è il seguente: Alfredo Mantovano e Bernardo Provenzano accomunati da una stessa fede, l'uno cattolico integralista e l'altro efferrato criminale. Lascio a chi legge lo spunto per ulteriori riflessioni. Il caso della religiosità cattolica di un uomo come Provenzano è sconcertante, ma non è dissimile da una pratica di vita inattesa per chi dovesse immaginarsi una condotta univoca come supposta conseguenza di un cattolicesimo dogmatico e osservante. Non mi piacciono né mi interessano questo genere di indagini, ma mi pare che non pochi politici impegnati in politica siano in privato non proprio allineati sui principì di quell'ortodossia sulla quale campano (ed anche bene) in politica. Ho anche conoscenza diretta di determinate situazioni, su cui non vale la pena di fare discorso. Ripeto: il relativismo che si imputa agli altri, agli esterni, è in realtà presente all'interno dello stesso cattolicesimo. Bernardo Provenzano e Alfredo Mantovano, campioni di una stessa fede religiosa, ne sono un bell'esempio: la coppia diabolica.

Aggiunta. Un esempio ulteriore del relativismo e pluralismo all'interno dello stesso cattolicesimo per non parlare del cristianesimo è la lunghissima e cruenta pratica delle eresie. Cosa è un'eresia? E' un'interpretazione di aspetti della fede o della dogmatica dichiarata non ammissibile dall'Autorità dottrinale, in questo caso il Papa o il Concilio. Ma la Verità può essere messa ai voti o dichiarata nella storia da un personaggio sbarcato sul seggio di Pietro con i metodi guidati non dallo Spirito Santo ma dalle contingenze storiche disparate che possiamo leggere nei libri di storia? E del processo di Galilei per il quale l'infallibile Urbano VIII o meglio il Sant'Uffizio dichiarava essere contrario alla fede cattolica che la Terra girasse intorno al Sole e non viceversa? Caspita! Il relativismo etico ed il pluralismo gnoseologico è presente nella stessa Chiesa cattolica. La differenza è che viene giudicata non ammissibile e criminalizzata ogni interpretazione difforme. Non la pensi come me? Ti uccido e così resto il solo a pensare e poter parlare. Bella soluzione!

Altra aggiunta. A proposito di Bibbia ho ascoltato la notizia secondo cui si tratterebbe di una sorta di cifrario per mandare messaggi in codice. Parrebbe però solo un'ipotesi degli investigatori, non un dato certo ed accertato. Al boss che ne ha fatto richiesta è stata data in carcere una copia della Bibbia, non quella sua personale sottolineata ed annotata. Il punto mi incuriosisce e cercherò di tenermi informato.

mercoledì, aprile 12, 2006

Un segno divino: schede elettorali fra i rifiuti

Per la religiosità neopagana era motivo di riflessione ogni evento del giorno, specialmente se è insolito. Oggi questo si chiama superstizione. Da quando ho deciso di scendere in campo, di immischiarmi con la politica, mi interrogo quotidanamente sulle ragioni dello stare insieme ubbidendo a comuni leggi e cercando di rispettarle non solo nella lettera, ma anche nello spirito, non gà per il timore delle sanzioni che ogni legge contiene, ma perchè solo rispettando le leggi che ci siamo date possiamo vivere in pace e lasciarci alle spalle la guerra di tutti contro tutti così ben descritta da Hobbes. La partecipazione politica al cui esito troviamo la produzione delle leggi dovrebbe perciò essere al centro della sensibilità e della consapevolezza di ogni cittadino. La scheda elettorale è il simbolo che racchiude tutto ciò. Leggere oggi questa strana notizia (cliccate sul titolo del post per vedere l'articolo che qui commento) mi fa riflettere sul valore effettivo della nostra democrazia. E un segno che gli Dèi hanno voluto mandarci prima della rovina?

martedì, aprile 11, 2006

Dall'altra sponda: critica al trionfalismo di Di Pietro

L'On. Di Pietro, ringraziando i suoi elettori (poco più del due per cento), parla di "battaglia per la legalità", o qualcosa di simile. Giunto lui è assicurata quella legalità che finora evidentemente è mancata, quasi che il Parlamento in questi cinque anni avesse sfornato castagne o pizze e non leggi che per l'appunto sono "legalità" e diritto vigente. Potranno cambiarle, se vogliono, ma se lo faranno in modo capriccioso e arbitrario o vendicativo aumenteranno l'»incertezza« di quel diritto di cui l'Italia si dice sia patria (del diritto, cioè, non della sua »incertezza« o del suo contrario). Apprezzo il fatto di essere nell'indirizzario dell'On. Di Pietro, ma questo non significa che lo abbia votato. Ed in effetti non l'ho votato malgrado una certa simpatia umana che mi ispira. Leggo i messaggi che mi manda e qualche volta, come in questo caso, rispondo su entrambi le sedi: sul suo sito, dove suscito talvolta i commenti non sempre cortesi dei suoi fans, e su questo sito che è mio proprio e dove sono libero di organizzare al meglio le mie opinioni politiche. Negli opposti poli ho notato una certa simmetria fra la soddisfazione di Lorenzo Cesa e di Antonio Di Pietro: ognuno annaffia il suo orticello. Gli interessi del paese (quelli oltre il 90 per cento) appaiono sullo sfondo lontani e tutto sommato poco importanti.

Ecco dunque la mia risposta a Di Pietro che ho redatto in forma abbastanza ermetica per non urtare la suscettibilità dei suoi elettori che pensano di avere qualcosa di cui festeggiare:

CIECO TRIONFALISMO

Con tutto il rispetto e senza intenzione polemica il mio commento è: Mah! Un trionfalismo analogo l'ho trovato in Lorenzo Cesa che per la mia parte politica ho appena finito di criticare nel mio ultimo post. Ciò che io invece mi auguro è che l'inedito risultato elettorale, che significa una DELEGITTIMAZIONE di qualsiasi governo venga fuori, serva ad insegnare agli italiani di considerare la politica in modo diverso dal gioco del pallone, dove si fa il tifo per l'una o per l'altra squadra. Serva a far smettere di guardare in cagnesco chi ha commesso il crimine di aver votato diversamente e di pensarla (quando pensa) diversamente. Il governo di un paese non è il gioco del pallone. Esiste una legalità ed una legittimità: non so se l'ex PM Di Pietro conosce questa distinzione. Probabilmente no! Ma è fondato sulla legittimità il patto che ci unisce, non sulla legalità che può essere facilmente rivoltata dall'una o dall'altra parte. Ne va di mezzo la convivenza civile del popolo italiano, il mantenimento dell'ordine pubblico e della pace fra i cittadini, le ragioni profonde della solidarietà e della coesione sociale.

Auguri!

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Alla mia incursione nella lista Di Pietro (non moderata) è seguita una reazione tanto irriguardosa quanto non pertinente al contenuto del mio testo. L'episodio mi ha convinto che non vale né la pena né il tempo impiegato la mia frequentazione della lista dipietrina. Mi sono cancellato dalla lista, dopo aver preso commiato con il seguento testo:

COMMIATO

Ricevo la mailing-list dell'on. Di Pietro per iniziativa dello stesso Di Pietro, i cui interventi pubblici ho apprezzato qualche volta ed altre volte ho invece criticato. Da qui è nata su sua personale iniziativa l'iscrizione alla sua Mailing-List. Mi rendo conto che la mia permanenza in una sito di suoi entusiasti sostenitori possa essere una nota stonata, fuori del coro. In linea di principio, ritengo che un civile confronto fra punti di vista politici diversi possa essere fecondo. La polemica faziosa mi sembra oltre che inutile una secca perdita di tempo prezioso.

Ho registrato almeno due casi di reazioni che con i miei argomenti non ci... azzeccavano. Se con i miei commenti critici, non entusiastici, posso aver dato inavvertitamente adito a reazioni piuttosto irriguardose, me ne rammarico e starò più attento per il futuro, soprattutto quando giuoco fuori casa.

Non volendo però registrare una terza replica dello stesso tenore, prendo commiato dalla mailing-list, autocancellandomi. Pur non avendo votato per Di Pietro, non ho difficoltà ad esprimere l'augurio che possa operare bene nell'interesse del paese. Non mi "brucia" (termine sciocco, offensivo e irritante usato da un signore della lista) la sconfitta a me attribuita, semplicemente perché non ho nessun interesse personale legato al risultato elettorale. Per me personalmente cambia poco o nulla: non ho mai portato a nessuno la borsa né campo di politica né MAI ho guadagnato una sola lira con la politica. Non temo neppure che con la nuova legalità che si annuncia io possa venire iscritto in qualche lista di proscrizione per essere semplicemente di un diverso orientamento politico da quello dell'on. Di Pietro, che per fortuna non è più un PM.

Nel prendere commiato, ricordo infine che la mia militanza politica si svolge non in un partito del 2 per cento, ma in un partito che pur avendo perso rispetto alle precedenti politiche ha il 24 per cento e resta pur sempre il partito di maggioranza relativa. Come militante di Forza Italia, giudico provvidenziale l'esito elettorale proprio ai fini interni partito, che per alcuni anni non sarà gravato dal peso del governo e potrà riorganizzarsi. Se lo cose andranno secondo i miei intendimenti, confido che alle prossime tornate elettorali FI potrà risalire a ben oltre il 30 per cento ed assicurare al Paese le riforme di cui ha bisogno.

Distinti saluti

Antonio Caracciolo
Coordinatore provinciale dei Clubs di FI di RC

Lorenzo Cesa è contento

Le dichiarazioni di tutti i leaders dell'UDC che ho finora ascoltato ripetono lo stesso motivo: eravamo al tre per cento siamo passati al sei. E tutto va bene. Si sentono ringalluzziti e pensano adesso di poter contare di più e di poter alzare la voce. Un poco di matematica la so fare anche io iscritto di Forza Italia. Nel 2001 Forza Italia aveva il 29 per cento ed è scesa al 23 pur restando il partito di maggioranza relativa. Sarebbe stato per me di gran lunga preferibile non avere gli UDC alleati e aver conservato il 29 per cento del 2001: una differenza appunto del sei per cento. Se poi nelle ultime trattative segrete, fatte forse nella cucina di via del Plebiscito, si fosse deciso di scaricare gli UDC e di allearci con i Radicali, oggi noi avremmo vinto le elezioni e ci sarebbero state le premesse per una avanzata ulteriore. E' un' ipotesi, naturalmente. Ma un'ipotesi lecita al pari di altre e soprattutto strategicamente accettabile, mentre non è strategicamente accettabile un ritorno alla restaurazione dello Stato Pontificio che si trova alla fine del percorso concettuale dell'UDC. Di questo passo Forza Italia continuerà a perdere di consensi ed a far lacerare sempre più il tessuto sociale e civile del paese. Ed è questo esattamente quel che vogliono gli UDC, che però ritengo abbiano già fatto il pieno del voto sanfedista. I cattolici nella maggior parte, credo, si sentono meglio tutelati da un'autorità laica, che non dalla mano pastorale dei Vescovi. Altro che "bavaglio!" Caro Presidente, credo che questa tua uscita infelice ti abbia fatto perdere da sola almeno 50.000. Non credo che i cattolici vogliano ritornare all'epoca in cui i parroci redigevano i verbali sullo "stato delle anime". Di sentire i Vescovi sentenziare fin dentro la camera da letto, penso che non ne vogliano sapere proprio i cattolici.

Le dichiarazioni soddisfatte di Lorenzo Cesa lasciano capire una strategia di erosione interna. Le intenzioni di fare le scarpe a Forza Italia mi paiono quanto mai chiare. Se Berlusconi non è uno sciocco, dovrebbe porre degli argini. La mossa del partito unico mi sembra buona ed ora anche praticabile perché non ci sono problemi di governo. Nel quadro politico attuale si potrebbe presto ritornare a votare. Nel frattempo bisogna prepararsi anche organizzativamente. Dunque: partito unitario. Chi ci sta, va bene. Chi non ci sta, fuori! Ma, attenzione!, un partito unitario che fosse una semplice sovrapposizione cartacea di simboli sarebbe un aborto. Occorre una profonda riorganizzazione interna a conclusione della quale il partito unitario diventa uno solo ed ognuno acquista una nuova identità. La pratica quotidiana del dibattito interno, lo sviluppo della partecipazione degli iscritti, la lotta al tesseramento fittizio, il radicamento territoriale attraverso l'apertura di sedi distinte dalle parrocchie, la chiara comprensione della laicità della prassi politica e amministrativa, ecc., tutto ciò dovrebbe produrre il soggetto nuovo. Il pateracchio cucinato da Adornato mi pare più rivolto al compromesso con l'esistente che non rivolto a creare un soggetto nuovo, con una nuova dirigenza, con nuovi quadri di base, intermedi, ai vertici, dove sono ora andati a finire i fuoriusciti dei vecchi partiti rimasti disoccupati dopo lo sconquasso di mani pulite e della caduta del Muro: Adornato, Bondi e Cicchitto, guarda caso sono proprio tra questi. E come stupirsene? Chi altri è seriamente disposto a impegnarsi in quella politica di cui il senso comune della gente dice che è cosa sporca, sempre sprorca, irrimediabilmente sporca. Può darsi che nei pregiudizi fortemente radicati ci sia un fondo di verità.

A Cesare quel che è di Cesare, a Dio quel che è di Dio

Riservo al post precedente un'analisi complessiva dei risultati elettorali. Non è cosa che posso fare in una sola seduta di lavoro. Richiede l'acquisizione di dati, il loro esame critico, una valutazione ed una presa di posizione finale. Il tutto potrà assumere la dimensione di un saggio di rivista. E' un lavoro lungo che mi riservo di perfezionare con il tempo, ritornandovi sopra per correggere e rivedere giudizi tutte le volte che riterrò di farlo dopo aver raggiunto una migliore visione delle cose. Qui voglio solo trattare singole questioni. Voglio lanciare un messaggio nel cyberspazio idealmente rivolto ai possibili destinatari in quanto personaggi eponimi di una posizione clericale cui intendo oppormi con fermezza e senza compromessi: i Casini, Giovanardi, Buttiglione, Mantovani, De Lillo, Sodano, Alemanno, Mauro, Tajani, Pera, Storace, etc. etc. A loro attribuisco la perdita di quel consenso che esisteva nel 2001.

Un risultato positivo queste elezioni lo hanno tuttavia portato ed è la trasversalità delle posizioni. Su ogni problema potranno costituirsi mutevoli maggioranze. Forse anche dei ribaltoni che porteranno ad una degenerazione del sistema politico. Le posizioni clericali sono presenti in entrambi gli schieramenti ed egualmente sono presenti le posizioni laiche. Anche all'interno di ogni coalizione, ed a me interessa la coalizione del Polo, si potrà ritornare a discutere su programmi e linee politiche. Non dovrebbero più cadere dall'alto ordini di scuderia prese o imposte in stanze segrete da personaggi che restano in ombra, ma determinano orientamenti politici e legislativi. In ambito universitario la signora Moratti si è certamente alienato il voto di oltre il 90 per cento dei 50.000 docenti delle università. All'on. Possa, presidente dei Clubs di FI e viceministro dell'Università, ho mandato ripetuti messaggi sul totale dissenso delle università rispetto alla linea della Moratti. Lo stesso Berlusconi nelle poche uscite sull'università ha dimostrato di conoscere poco il problema, demandolo alla Moratti che probabilmente ne sapeva ancora di meno. Se si va alla ricerca dei voti mancanti certamente all'universitò molti voti mancano all'appello. Mi auguro che la sconfitta serva a far ravvedere i dirigenti. Ma purtroppo spesso succede che chi ha comunque soddisfatto un suo interesse (fecondazione assistita, clero, baronato eccellente, ecc.) dica "arrivederci e grazie!", passando ad altra più vantaggiosa posizione e lasciando a bocca aperta i fessi gabbati.

Un altro risultato positivo sarà forse quello di insegnare agli italiani, a tutti gli italiani, a non guardarsi in cagnesco l'un l'altro per aver votato questo o quel partito. Capirano forse che la politica non è la stessa cosa del tifo della domenica per questa o quella squadra di calciatori. Forse non è un caso che Berlusconi sia pure un tifoso. Al suo posto io non perderei neppure un minuto del mio tempo a guardare 22 persone in mutande che prendono a calci un pallone. Ma si sa chi cerca consenso e popolarità le deve studiare tutte e tutte le occasioni sono buone. Sono queste le delizie della democrazia. Forse gli italiani impareranno a ragionare sui problemi e a non lasciarsi prendere per il naso da questo a da quello, che magari ad ogni tornata elettorale cambia casacca politica, restando sempre al suo posto, di cui lucra i vantaggi. Non ho molta fiducia nella maturità democratica della gente, pur avendone massimo rispetto una volta che ne sia stata comunque espressa la volontà. Credo che le condizioni generali della cultura e dell'istruzione pubblica potrebbero sviluppare più alti livelli di democrazia diretta e di partecipazione democratica. Ma il principale ostacolo è nello stesso ceto politico che nel mantenimento della rappresentanza politica e di tutte le forme possibili di mediazione trova le ragioni della sua sussistenza e della sua esistenza materiale.

Il ragionamento semplificato è il seguente: sono essi uomini pii e di fede, rispettosi degli insegnamenti della chiesa cattolica alla quale sono devoti, sono essi candidati ad un percorso di santità secondo i dettami di Santa Madre Chiesa, etc. Benissimo! Tanto di cappello! Ma pongano mano ai loro portafogli e sostengano per intero e solo loro i costi della loro fede. Non c'è motivo per il quale anche io, che mi riscopro dopo duemila anni essere uno di quei "pagani" che il cristianesimo divenuto "cattolico" ed assurto a religione di stato ha incominciato subito a perseguitare ed estirpare per porre radici là dove prima le radici erano altre. Ma se anche mi dichiarassi cristiano e cattolico (i due termini non sono equivalenti), riterrei giusto non gravare la fiscalità generale di oneri impropri. E quindi via il Concordato ed ogni sorta di privilegio. Questo non significa persecuzione, ma semplici invito ai fedeli di ogni religione a sostenerne gli onere finanziari della loro religione ed in questo modo dare prova della loro fede: questa è la migliore testimonianza che possono dare. Se dobbiamo alleggerire il debito pubblico, da qualche parte bisogna incominciare.

Il resto del discorso mi sembra ovvio e lo lascio continuare a chi legge questo post. Queste posizioni io mi impegno come militante a sostenerle all'interno di Forza Italia e della coalizione. Spero di trovare qualche consenso intorno a questa posizione. Ma anche se dovessi restare in larga minoranza e senza seguito, ne resto egualmente e seriamente convinto. La questione della professione e dimensione "pubblica" che la religione, ed in specie, il cattolicesimo dovrebbe avere, la ritengo un'autentica corbelleria, per non dire di peggio e volendo mantenere un linguaggio castigato. La dimensione della religione non può essere altro che la sfera privata. Naturalmente, la politica italiana non è solo questo. Esistono molti altri problemi di difficile soluzione. Ma questo non è un piccolo problema perché investe direttamente la sovranità dello stato e la possibilità stessa di concepire e attuare programmi di governo.

Per essere chiaro ed a scanso di equivoci, voglio dire a chiare lettere che non sono un mangiapreti e un ateo che ha in odio ogni forma di religione. Me ne sono scelta una seriamente ed è quella che esisteva nella città di Roma, dove vivo, prima che vi giungessero i cristiani. Non ho ostilità verso di loro perché da politeista ammetto che possono venerare senza essere disturbati il loro dio. Per i miei dei detronizzati aprirò non un tempio ma un apposito Blog: ROMA PAGANA, dove andrò rintracciando e riscoprendo le forme delle religiosità precristiana. Aggiungo che ho autentico rispetto ed amicizia verso non poche figure di "cristiani cattolici" che praticano con convinzione religiosa e onestà politica la loro fede. Sono a loro unito da vincoli di amicizia che non intendo infrangere. La questione qui posta ha però valenza diversa ed è racchiusa nella massima evangelica del dare a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio. I politici sopra citati esemplificativamente si sono dimenticati di ciò e invertendo i termini originari intendono attribuire a Dio, cioè al cardinale Ruini e a papa Ratzinger, quel che era di Cesare. Non abbiamo studiato tutti a scuola la storia della falsa donazione di Costantino? Le cose si sanno, ma restano lettera morta. Dalle verità acclarate nessuno trae le dovute conseguenze. infatti, una verità non basta che sia riconosciuta come tale. Deve poi essere tradotta in pratica. E qui per oggi mi fermo.

lunedì, aprile 10, 2006

Un minuto dopo la chiusura dei seggi: analisi del voto in progress

Sto ascoltanto Radio Radicale che riferisce le prime previsioni su dati virtuali e su questi dati raccoglie dichiarazioni. Sembrerebbe che abbiamo perso. Non mi stupirei e temo gli scenari possibili. Del resto, in questi anni non mi ero accorto di aver vinto. Certamente non mi vestirò a lutto anche se do ben altra interpretazione del risultato elettorale da quelle che sento a destra o a sinistra. Fra le dichiarazioni che ascolto per Radio e di cui non trovo al momento la conferma scritta nelle Google News la mia attenzione cade sulle splendide affermazioni di Baccini che si rallegra per le performance della sua dispensa. Se ho sentito bene, si rallegra del raddoppio dei voti conseguiti dall'UDC. Non capisco... ecco... lo risento... è la sua voce...."cautela"... oggi prendiamo atto che l'UDC «ha raddoppiato i voti», valori... Bah! Tipica logica dei partiti piccoli che sarebbe meglio per la democrazia se non esistessero affatto. Nella precedente notizia indiretta Baccini si sentiva premiato "per la politica della famiglia" da loro seguita. Ecc. Ecc. Il partito unico mi appare a questo punto quanto mai necessario proprio per stroncare interessi di bottega e di bassa macelleria come quelli dell'UDC. L'inevitabile e legittimo dissenso che potrebbe esserci all'interno del partito unitario dovrebbe essere contenuto dentro una stessa compagine di partito e comporsi stemperandosi nel dibattito e nelle votazioni di maggioranza. Ma di tutto questo non vi è mai stata ombra e nessuno sa come vengono fuori decisioni che cadono dall'alto ma dovrebbero poi vincolare tutti. Per fortuna gli elettori non sono irregimentati ed il voto è segreto.

Voglio svolgere, adesso, in questo preciso momento, a caldo, alcune mie valutazioni. Ritengo che gli alleati dell'UDC abbiano inteso sfasciare la coalizione, bastando per loro che potessero crescere un poco, attirando l'elettorato più retrivo, non importa se in tal modo dovesse perdere l'intera coalizzazione, all'interno della quale sono sempre stati come un cavallo di Troia. Non avevano altro interesse che la loro crescita percentuale e per questo erano proporzionalisti sfegatati. Posso sbagliarmi, ma ritengo che le ragioni di una possibile sconfitta della Casa delle Libertà siano attribuibili proprio alla UDC. A loro interessa un mitico Centro con dietro le quinte il papa e la gerarchia ecclesiastica, ottenuto dopo il pensionamento di Berlusconi e dove si immaginano di essere l'ombelico della politica italiana. Con la loro richiesta di cacciata dei Radicali da una possibile alleanza con il Polo delle Libertà non solo hanno spostato punti percentuali ma soprattutto hanno prodotto una crisi di identità liberale all'interno di quella Casa che alle Libertà si intitola ma che con le libertà ha sempre meno a che fare.

Se questa crisi di identità dovesse permanere, continuerà l'esodo di quanti si sentono autenticamente laici e liberali ed è proprio ciò che i clericali desiderano per distruggere Forza Italia. Cacciati i radicali, siamo andati ad aggregare i fascisti puri, duri e ottusi con lo scopo dichiarato di raccattare solamente voti sui quali si sputava. Se ne hanno portato uno, ne avranno levato almeno tre. Ho assistito al dibattito Di Pietro - Alessandra Mussolini ed devo riconoscere che Di Pietro (ed è tutto dire) ha saputo dirgliele ad Alessandra, dandole fondatamente del fascista. Ma almeno Alessandra avesse preso qualcosa dal nonno Benito, che era una persona intelligente! Questo il realismo politico di cui siamo stati capaci: fuori i radicali per poi mettere dentro fascisti di cui ci vergognavamo! Chi ha voluto questo? Ho il diritto di saperlo? E con quale credibilità pensavamo di tracciare linee di politica generale per un intero Paese?! Io stesso, pur conservando la tessera di Forza Italia, ero propenso a votare per la Rosa nel Pugno, condividendo le loro posizioni sulla laicità dello Stato, cosa del tutto estranea al DNA dell'UDC. Mi sono trattenuto pensando agli iscritti al mio Club ed alla responsabilità che ho verso di loro: ho sempre detto che si sta e si deve stare dentro uno stesso partito per farsi sentire e far valere la propria voce, soprattutto quando le cose vanno male. L'andarsene sbattendo la porta non risolve nulla: meglio aspettare che siano gli altri a cacciarti. Andandosene disgustati, si fa il loro gioco. L'isolamento nel quale ti relegano, lo si combatte e si vince aggregando e dando espressione a posizioni presenti nel partito e nella società.

Comunque vadano a finire queste elezioni, ritengo di aver infine trovato la decisione giusta, vincendo le avversioni per determinate candidature e votando Forza Italia, il partito al quale mi sono tesserato sperando di poter far politica al suo interno. Qualcuno all'interno di Forza Italia dovrà pur pagare il peso di questo travaglio... Sento Biondi il liberale (non Bondi l'ex-comunista divenuto Coordinatore nazionale!) che ipotizza pure lui la sconfitta, ma avverte che l'opposizione non è una maledizione. La mia opposizione sarà innanzitutto contro gli alleati dell'UDC e tutti i clericali interni a Forza Italia e ad Alleanza Nazionale, che sono i veri responsabili della sconfitta annunciata o almeno di una svolta illiberale del tutto inaccettabile. Anche Giovanardi plaude all'avanzata dell'UDC. Bel campione, della cui alleanza non sono mai stato superbo e della cui compagnia farei volentieri a meno! Le sue sciocchezze olandesi, riprese da Casini, sono un atto di servilismi verso la gerarchia ecclesiastica ed un'offesa all'intelligenza e sensibilità degli italiani oltre che a quella mia personale. In realtà, questi soggetti hanno spinto solo a spostare verso posizioni clericale l'intera Casa delle Libertà, determinando la fuga e la disaffezione di laici e liberali autentici. Il loro autentico spirito religioso è pari a zero: questi uomini "non servono la chiesa ma si servono della chiesa". Questa non è la politica del dare a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio, formula che equivale alla separazione di Stato e Chiesa, ben chiara nella testa di Gesù Cristo e in quella del Riformatore Lutero, ma estranea al Sinedrio Cattolico.

Se i risultati reali dovessero essere diversi da quelli annunciati, queste mie valutazioni non cambieranno. Non ritengo che l'opposizione sia un male. Può essere un'occasione per ricostruire su più solide fondamenta, a meno che chi determina la linea politica generale non voglia andare verso la perdizione: i commenti festanti degli UDC non lasciano presagire nulla di buono! A mio avviso, sarebbe meglio rompere con loro e caratterizzarsi come autentico partito laico e liberale... Non invidio comunque i partiti dell'Unione perché credo che finiranno presto male e toccherà a noi organizzarci per rimediare ai guasti da loro prodotti. Se i risultati dovessero poi essere contrari ai pronostici per noi negativi, mi auguro che non ci si riposerà sugli allori. Se si dovesse persistere nell'andazzo attuale, significherebbe aver perso il senso della responsabilità ed ogni senso dello Stato... Alemanno: gli altri di AN tacciono e lui: "siamo fiduciosi". Ho visto in TV la faccia festante di Storace che portava al papa lo statuto del Lazio con su scritto "radici cristiane". Se malauguratamente Alemanno dovesse venire eletto sindaco di Roma (cosa più improbabile di ogni altra), mi aspetterei che corresse a portagli le chiavi della città, o per essere più precisi: del Municipio. Le chiavi della città il papa le possiede già e gliele hanno consegnate a gara da destra a sinistra quanti hanno reso i cittadini inconsapevoli del loro ruolo. A questo punto neppure l'impegno ad abolire l'ICI è valso a nulla. Troppo tardi!

Sento dire da qualcuno: «il risultato della casa delle libertà è positivo grazie all'UDC». Vogliamo prendere per i fondelli? Dal 3 per cento delle precedenti politiche sono passati al 6 per cento, mentre Forza Italia dal 29 è scesa al 23 per cento. Sarebbe stato meglio per Forza Italia non aver imbarcato gli UDC e conservare il suo 29 per cento. Gli UDC hanno fatto il pieno del voto sanfedista che non potrà crescere più di tanto. La loro alleanza ha nuociuto alla caratterizzazione laica e liberale di Forza Italia, spostanto altrove i voti e determinando un esodo dal partito. Più intelligente Luxuria che afferma il valore della laicità nell'interesse degli stessi cattolici, che sono probabilmente meno idioti di quanto pensino i loro loro rappresentanti vocati dell'UDC. Avere senso dello Stato significa comprendere nella propria azione politica anche l'ultimo dei cittadini che non si deve sentire buttato a mare. Senza che nessuno togliesse nulla a quanti sono uniti dall'istituto del matrimonio (Kant: uno specifico contratto per l'uso reciproco degli organi genitali), si è voluto fare una crociata del tutto idiota contro quanti si regolano diversamente nei loro rapporti affettivi, spesso o forse più autentici di quelli ipocriti della convenienza patrimoniale. Ma perché? In base a quale logica politica e di governo? L'ordine ricevuto dal cardinale Ruini! Non riesco a trovare un'altra spiegazione plausibile. Questa non è politica e la laicità dello Stato non è un ferrovecchio. Temo che i vari Casini, Mantovani, Tajani non conoscano neppure quell'elettorato cattolico a cui si rivolgono e che potrebbe perfino essere meno retrivo di quanto loro pensano. Anche per questa via si conferma la caratterizzazione cetuale della consorteria politica. Dividendo all'infinito ed in modo artificioso il popolo degli elettori, diventa possibile mantenere come insostituibile il ruolo della rappresentanza politica a destra e a sinistra. Nell'apparente contrapposizione degli schieramenti elettorali, esiste una sostanziale omogeneità di quanti andranno ad occupare gli scranni parlamentari. Ne subiremo TUTTI il peso. La speranza a cui Berlusconi ha dato corpo per un momento forse non del tutto passato è stata quella di una concreta liberazione della società italiana dall'oppressione dei "corpi intermedi", delle "corporazioni", dei poteri forti ed occulti, di ogni sorta di massoneria. Sentendosi minacciate, tutte queste a destra e a sinistra si sono coalizzate. Giustamente Berlusconi ha detto che per un disegno autenticamente riformatore aveva bisogno del 51 per cento tutto per lui, non per una coalizzione rissosa e ricattatrice. Siamo noi tutti che dobbiamo capirlo. Questa la posta in gioco, ma la partita forse non è ancora chiusa, o almeno non è chiusa fintantoché la si vuol continuare a giocare.

Al momento in cui riprendo l'elaborazione del testo, è ritornata una qualche incertezza del risultato finale. Mi auguro che i pronostici ci siano favorevoli, ma li temo più di una sconfitta elettorale se ciò dovesse significare l'immobilismo e una mancanza di rinnovamento interno. Sono stato fino alle due di notte ad ascoltare i risultati ed i commenti, ma poi ho spento e mi sono messo a dormire. Al momento in cui riprendo questa mia analisi non so ancora chi ha vinto, ma in ogni caso mi appare che qualunque governo ne venga fuori sarà privo di legittimità. E ciò dico non tanto in considerazione degli esigui margini, ma soprattutto perché in tutti questi anni, dal 94 in poi, non vi è stata nella cultura politica italiana la volontà di legittimazione dell'avversario. Le divisioni esistono nel paese fra le due coalizioni, ma sono profonde anche all'interno delle stesse coalizioni. Dopo una lunga esitazione io ho votato per Forza Italia, ma considero agli antipodi del mio modo di pensare i Tajani, i De Lillo, i Sodano, i Pera. In forme civili e legittime farò loro pervenire la mia dissociazione. Una legge elettorale che è stata definita dall'alleato Calderoli una "porcata" ha fatto convergere anche su di loro il mio voto, ma io non ho MAI inteso votarli. Ho espresso ad altri deputati, pure da me votati, di farsi latori della mia oppozione alla linea clericale ed antilberale da questi deputati rappresentata in modo particolare. Se vi saranno riunioni di partito e mi sarà consentito di esprimere posizione, non farò mistero della mia dissociazione... Dalla Radio sento una affermazione di De Giovanni: «…Sono appena arrivati ad essere eletti e non è pensabile che i nostri deputati si vogliano dimettere per ritornare a votare». Anche per questa insospettata via giunge una conferma alla mia analisi sul ceto politico, che costituisce uno strato sociale a se stante con suoi prorpi interessimateraili.

Termino qui questa analisi senza ulteriori eleborazioni. Interverrò su temi specifici che si verranno enucleando con il passare dei tempo.