mercoledì, aprile 26, 2006

Ancora una volta

Stavo lavorando su una materia molto difficile, quando vengo disturbato da una telefonata sul mio cellulare. Chi era? La solita segreteria (sono in tanti e non coordinati) dei De Lillo, che hanno evidentemente abbastanza soldi da impiegare in un apparato simile. Con tutto il garbo possibile avevo già più volte chiesto di venir cancellato da simili elenchi di sollecitazione del voto, ma senza esito. Ho ribadito che tutte le volte che me ne verrà data la possibilità non mi stancherò di criticare civilmente i due magnifici fratelli. Non esistono purtroppo momenti democratici di dibattito dove un tesserato possa civilmente formulare il suo dissenso e la sua critica ai "padroni" del partito. La riflessione è la seguente: la mia diversa opinione non potrà mai essere presa in considerazione. Non esistono gli spazi ed i momenti per il dibattito. L'illustre onorevole, ovvero i due fratelli, non si degneranno mai di oppore argomento ad argomento, ammesso che ne siano capaci, eccetto un prendere o lasciare: « e non votarmi!», testuali parole di Stefano all'Hotel Parco dei Principi, di cui ho già più volte riferito. Me ne guarderò bene per il futuro! Ma perché allora continui a farmi chiedere il voto, ineffabile Stefano? Proprio per non votare i vostri nomi messi in lista da non so chi alle politiche stavo per astenermi dal voto. E' stato duro votare il simbolo facendo finta di ignorare il vostro nome accanto a qualche altro nome egualmente sgradito. Spero che alla Direzione nazionale prendano nota del caso certamente moltiplicabile.

Non è lo stesso De lillo a chiedermi il voto, l'ho capito! E' la sua macchina tritavoti. Ma allora quanto è miserabile la tanto decantata democrazia dove un elettore è il nominativo di una lista, un bue nel parco buoi. E meno male che non ho da chiedere favori ai De Lillo o ad altri politici professionali. Sarei stato la stessa cosa di uno schiavo o di un cliente dei tempi antichi. Le considerazioni che qui accenno soltanto e non sviluppo riguardano il rapporto dei cittadini con la politica e la formazione della volontà politica poi espressa dai partiti politici, che a questo punto sono una combricola che decide per tutti stando all'ombra. Un De Lillo, eletto almeno una volta con il mio voto, non rappresenterà me, ma andrà a prendere direttive dagli ambienti clericali più retrivi anche in violazione delle direttive del partito, che in occasione del referendum aveva lasciato ad ogni iscritto ed elettore di FI libertà di coscienza. I De Lillo hanno disatteso pubblicamente questa direttiva. Io non dimenticherò e non mi stancherò di denunciarli pubblicamente tutte le volte che potrò. In ogni caso, anche e soprattutto dentro Forza Italia, non potranno mai rappresentare la mia posizione politica, che non è anticristiana o anticattolica, ma è laica nel senso che non deve essere consentito ad un De Lillo qualsiasi di potersi appellare al voto confessionale.

Questa è la miseria di una politica e di un sistema che si fregia del nome di democrazia, ma in un senso talmente privo di significato da poter attribuire con egual pertinenza anche al nazismo ed al fascismo o al bolscevismo il nome di democrazia, termine quanto mai problematico se davvero bisognasse darne una definizione…Ma ora ritorno al mio difficile lavoro concettuale, disturbato dai De Lillo.

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