giovedì, aprile 20, 2006

Considerazioni di carattere personale. La mia carriera politica: non esiste.

La mattina, radendosi la barba, capita di fare qualche considerazione non sempre immeritevole di essere messa per iscritto. Un blog si presta allo scopo e paudo alla sua invenzione. Chi legge i miei testi può chiedersi: ma questo qui che critica tutti e che se la prende con tutti dove vuole arrivare? quali sono le sue mire? In genere chi inizia un'attività politica, riuscendo poi perfino a viverci e magari bene, si mette all'inizio al seguito di qualche politico affermato, magari nella sua segreteria, dove può apprendere segreti maneggi e soprattutto la pratica clientelare. Esistono altri inizi di carriera politica, ma di essi parlerò un'altra volta. Seguo oggi un certo filo del pensiero per associazione di idee legate al post precedente sui De Lillo.

Ho accennato ed anche narrato in altri post di due "convegni" organizzati dai De Lillo, ai quali mi sono recato: una alla neonata università cattolica e confessionale "Regina apostolorum" (di cui devo aver già detto) ed un'altra riunione "laica" all'Hotel Parco dei Principi, dove però gli oratori erano in parte gli stessi. Mi avvicino rapidamente al punto che oggi voglio narrare. Dopo che io con irrefrenabile moto interno dell'animo sbottai, non potendo ascoltare in silenzio le enormità degli illustri e potenti personaggi che soli avevano il "dono" della parola, seguì quel che ho già narrato. Non mi sembra invece di aver narrato un'appendice all'evento che non passò inosservato e forse anche stupì i Tajani per la mancanza di soggezione in un pubblico che si considerava affidabile ed addomesticato. Un segno di addomesticamento: un tizio accompagnato dalla moglie che faceva la fila per chiedere non so quale favore. Ebbene, la mia sfuriata non passò innosservata. Fui avvicinato da uno degli oratori insieme con il segretario, al quale era stato affidato il compito di ammansirmi. Ci eravamo appartati in una specie di cucina. Ecco i termini del discorso:

Ed allora? Ti sei sfogato? Cosa credi di aver fatto? Hai ragione tu, ma i preti sono potenti. Senza di loro non si fa niente. In questo paese non si può vivere. Io i miei figli li faccio studiare all'estero. Chi mi diceva questo era un compaesano di Reggio Calabria che non ho mai visto prima e dopo quell'occasione. Supponendo egli che io volessi arrivare da qualche parte, la sua dimostrazione della mia stupidità doveva essere la seguente. Ti metti contro tutti questi che contano. Non ti procuri nessuna alleanza che ti protegga le spalle. Ti isoleranno come un matto e non avrai combinato nulla. Dopo un poco ti stancherai ed uscirai disgustato dal partito ed i personaggi che pensi di contrastare tireranno un sospiro di sollievo, se mai si ricorderanno di te. Non credo che l'»amico« mi volesse prendere in giro perché non ci conoscevamo e mai più ci siamo rivisti. E devo anche dire che ragiona bene. Non accettando compromessi e mediazioni non si va da nessuna parte nel nostro mondo politico, del tutto omogeneo a destra, al centro e a sinistra, malgrado le contrapposizioni televise confezionate per il divertimento degli sciocchi.

La mia follia è motivata dal fatto che dai tempi del '68 conservo immutato il mio disprezzo e disgusto per la cosiddetta politica e per gli uomini che la praticano. La mia forza è che non dipendo da loro per il mio pane quotidiano. Il mio interesse teorico è volto alla verifica di fatti che rischiano altrimenti di rimanere solo acquisizioni libresche: se le cose che ho letto sui libri di scienza politica non sono vere io in tutti questi anni ho convissuto dei dei fanstasmi, con degli "idola", per dirla con Bacone. La collana editoriale da me diretta, che sta per uscire, ha un titolo: IDOLA ED ARCANA. Dietro il termine idola c'è la filosofia di Francesco Bacone, su cui ieri ho incominciato a scrivere un post. Dietro il termine arcana c'è tutto Carl Schmitt, mio grande e forse unico maestro. Ma poi ci sono tante altre letture come ad esempio le Riflessioni settecentesche del mio grande compaesano Francescantonio Grimaldi che dieci anni prima della rivoluzione manda a noi posteri un messaggio: guardate che l'ineglianza fra gli uomini con tutte le odiosità ed ingiustizie che urtano il nostro senso morale – diversa dalla morale dei preti – continueranno sempre sotto ogni cielo, in ogni tempo e con mutate forme che ne nascono i tratti antichi. Insomma, il mio unico interesse (»lo sfogo« ) è il piacere o meglio la necessità intellettuale di verificare se quanto Francesco Bacone individuava in Europa nel Seicento, Grimaldi nel Settecento napoletano, Carl Schmitt nella repubblica di Weimar sono cose che valevano per i loro tempi ed i loro paesi o sono tuttora mali forse insopprimibili della democrazia o della semplice vita associata, del modo stesso in cui gli uomini possono stare l'uno accanto all'altro, non nell'ipocrita amore evangelico, ma in un tessuto fitto di inganni, strumentalizzazioni, corruzioni, violenze fisiche e metafisiche. Di tutti questo si trattava, cari De lillo! Ed ancora si tratterà finché non verranno meno le mie energie.

Nessun commento: