sabato, aprile 01, 2006

La politica in un quartiere romano: pulizia denti a prezzi modici!

Seguendo la massima di dire il peccato e di non fare il nome del peccatore racconto un episodio realmente successo questa mattina in Roma e di cui sono stato mio malgrado protagonista, o meglio vittima, anche se una vittima che ha reagito e non si è lasciata sopraffare. Deliberatamente non faccio nomi e non dico niente che consenta di identificare le persone. Ritengo infatti che l'episodio debba qui essere considerato solo in quanto significativo della realtà dei concreti modi di ricerca del consenso esistenti nel nostro paese, ed in questo caso addirittura nella Capitale. Il voto di scambio è un reato, le sue forme sono molteplici, la sua pratica diffusa, ma le sanzioni penali pur previste sono facilmente eluse e raramente giungono davanti ai giudici a tutt'altre faccende affaccendati. Del resto, si deve anche ammettere che all'origine vi è una diffusa mancanza di spirito pubblico. I partiti, il cui principale compito dovrebbe essere quello di educare i cittadini all'esercizio della democrazia, non ne hanno mai voluto sapere e preferiscono un rapporto perverso fra corrotto e corruttore che si lascia riconoscere proprio nella formazione delle liste e nel modo in cui i candidati grandi e piccoli ricercano quel consenso di cui hanno bisogno per essere eletti. Un poeta romano spiegava al suo ospite perché non era un democratico, mostrando dalla sua finestra un alcolizzato steso su una panchina: "per la democrazia il suo voto vale quanto il mio e la sua dignità è pari alla mia". In effetti, il difetto di chi legge libri è di immaginare cose belle che poi cozzano con la realtà dei fatti, nel nostro caso non un povero disgraziato senza casa, ma una pulizia dei denti offerta a prezzi modici a possibili elettori. Uno che vuol prendere sul serio la politica si immagina di conversare sui problemi della democrazia con un Socrate morente ed invece ha a che fare con il baratto di un voto per una pulizia dei denti.

Veniamo dunque al fatto nudo e minuto oggetto della nostra attenzione e riflessione odierna. Mi reco ad un gazebo, dopo aver preso appuntamento con il titolare, per discutere le questioni delicate di cui ho ampiamente parlato nel post "Casi di coscienza e problemi di democrazia interna", inviato come al solito ai massimi dirigenti e senza mai ricevere risposta alcuna. Devo risolvere il dilemma se andare o non andare alle urne. La persona è stata da me conosciuta in quanto facente parte dell'entourage di quei candidati in lista alle prossime elezioni politiche, i cui nomi non ho fatto, ma la cui esistenza in lista mi preclude il voto sul simbolo, essendo stato con loro netto il mio dissenso a seguito del referendum sulla fecondazione assistita. Ritengo la questione alquanto delicata e seria, almeno per il mio livello di sensibilità, che è probabilmente diverso da quella dell'ubriacone di cui parlava il poeta romano. La persona che ha allestito il gazebo è in pratica un raccoglitore di quei voti che sono serviti a quei politici che sono stati pure da me per altra via conosciuti e votati, ma di cui sono poi rimasto grandemente deluso. Questo l'antefatto ed i motivi per cui andavo all'appuntamento da me chiesto per poter risolvere il dilemma. Le cose prendono però subito una piega assolutamente diversa, imprevista e direi sconcertante. Non trovo sul momento al gazebo la persona per la quale ero andato, ma trovo invece la di lui dolce e gentile consorte, che è candidata alle prossime elezioni amministrative di municipio. La signora sta lì per distribuire i pieghevoli e le caramelle mandate dalla direzione del partito, ma tutta la sua preoccupazione è chiaramente volta alla sua candidatura nel quartiere. Ha spiegato, infatti, che avendo fatto del volontariato, adesso vuole raccoglierne i frutti. Un esempio concreto e tangibile dei "servizi" viene dato ed offerto sotto il gazebo: una pulizia di denti offerta a prezzi modici anziché alle tariffe ordinarie dei dentisti. E' presente il dentista (o sedicente tale) che distribuisce i suoi biglietti da visita. Effettivamente, dal mio dentista di fiducia pago di più per lo stesso servizio. Bisognava però andare al suo studio. Non era tecnicamente possibile organizzare la prestazione sotto il gazebo stesso, come si usava una volta nelle feste paesane.

Scavalcando i motivi per cui mi trovavo lì ed il tema delle prossime elezioni politiche, la signora con assoluta ed indisponente insistenza chiede per lei il voto alle prossime municipali ed a discapito di un altro candidato della stessa lista di partito, verso il quale ha parole decisamente pesanti e querelabili. Io ero lì per un preciso motivo e mi trovavo con prepotenza sviato su altra futile questione ed altri problemi, di cui mi avvedevo la gentile signora non aveva la benché minima consapevolezza, pretendendo per giunta di essere versata in Politica. Ero lì per una questione seria e mi trovavo impantanato in un alterco senza riuscire a spiegare che non si poteva con tanta sfrontatezza attentare alla libertà altrui di voto: dovevo votare lei per ordine divino! Ed insisteva, insisteva prima nel chiedere il voto per poi fare la smorfiosa e la ritrosetta quando infine ebbe a capire che non le avrei dato quel voto così malamente preteso: faceva infine addirittura la mossa di rifiutare un voto che non mi ero mai sognato di darle! Noterete - miei occasionali lettori – che io non solo non ho mai fatto i nomi dei candidati alle politiche che assolutamente NON intendo votare, ma ho accuratamente evitato di usare espressioni insultanti nei loro confronti e mi sono tenuto sul piano del dissenso politico, magari forte ma legittimo ed in termini ritengo civili. La signora ha usato espressioni censurabili ai danni di assenti per giunta con un passante, quale ero io, che nulla poteva sapere dei fatti della giornata. E' stato per me istruttiva e rivelatrice l'assoluta mancanza di fair play nei confronti dei candidati concorrenti in una stessa lista di partito: cani di uno stesso canile in lite per l'osso! Essendo lì vicino un mercato, mi è venuto spontaneo pensare che la Signora meglio farebbe a gestire una bancarella del pesce, con tutto il rispetto per le pescivendole d'Italia, che forse non meritano il linguaggio che si attribuisce loro. Avevo cercato fin dall'inizio di sottrarmi con garbo all'insistente richiesta di voto. Ho perfino cercato di abbozzare una lezione sui corretti principi della partecipazione politica e sui comportamenti che un candidato dovrebbe tenere, ma la signora diventava sempre più aggressiva e proprio quando io incominciavo a stizzirmi, la signora giocava un colpo basso, ricordandomi appunto che era una Signora. E siamo alle quote rosa per le quali sono nettamente contrario. La donna in questione pretende di essere pari all'uomo, ma poi non accetta la responsabilità delle sue azioni, il biasimo che merita e pretende invece quella deferenza che nella società francese del Settecento i Gentiluomini tributavano alle Dame, creando un topos letterario che è passato largamente nel costume odierno.

Aggiungo che non avevo quasi mai visto prima la Candidata e certamente non ho mai avuto un qualche elemento di giudizio che potesse dirmi se meritasse il mio voto più di altri candidati. Non mi sono mai avvalso dei "servizi" volontari offerti dalla magnifica brigata di militanti, i cui modi di fare poltica nel popoloso quartiere ho potuto in tal modo capire: è un grave danno per l'immagine della politica che ne possono trarre i cittadini. Accettando il biglietto del dentista neppure lontanamente avrei immaginato che stavo per impegnarmi a dare in cambio del servizio reso (a prezzi modici) il mio voto alla signora. Costei non ha la benché minima consapevolezza della profonda immoralità della sua condotta improntata a non so quale volontariato, il cui fine non è la gratuità insita in ogni vera forma di volontariato, ma è invece in modo palese l'ottenimento del voto. Ciò è sconcertante, disgustoso e disarmante non potendo spiegare nulla a chi neppure riesce a capire l'intima contradditorietà fra la condotta mascherata da volontariato e la pretesa di ottenere un voto dai beneficati.

Ho perso infine la pazienza di fronte ad una situazione che non si lasciava comporre. Ho detto testualmente alla signora che non l'avrei votata per avermi fornita lei stessa seduta stante la prova di essere inadatta a qualsiasi forma di rappresentanza politica: se per disgrazia con i metodi usati (senza successo nel mio caso) dovesse risultare eletta, il poeta romano sopra citato troverà una postuma conferma alle sue prevenzioni circa la bontà della democrazia. Strappavo quindi in faccia al dentista il suo biglietto da visita e lasciavo alla signora i saluti per il marito, che non mi interessava più di incontrare. Se con i metodi della moglie ha raccolto i voti conseguiti dagli onorevoli da me criticati credo che in tutto questo di onore ve ne sia assai poco, ma vi è invece molto di quell' odore che Vespasiano diceva di non sentire: pecunia non olet! Ti sbagli, Vespasiano, basta annusare un poco e l'odore si sente. Ricostruendo post festum l'accaduto, ritengo che vi sia stato un tentativo del reato di voto di scambio. Nel mio caso il reato non è stato consumato, non avendo io fruito il servizio (neppure immaginavo il do ut des) e non avendo mai inteso dare per nessun motivo il voto alla persona, che mi era sconosciuta fino ad un minuto prima. Di altri e per altri non so e non posso parlare. Posso solo immaginare. Il caso singolo narrato ha il pregio di essere assolutamente vero e fresco di giornata. Ho voluto narrarlo solo perché che se ne possa trarre un'utile morale. Altrimenti non meriterebbe il tempo speso per scriverne.

1 commento:

Marco Paolemili ha detto...

Caro Antonio, è triste leggere che esistano queste cose, è triste anche perchè cose del genere sono successe anche a me, con consiglieri uscenti che fanno di tutto per ostacolare un ricambio necessario. Se Forza Italia non ha radicamento e altri problemi è anche colpa di gente così. Non bisogna votare gente che offre favori, ma gente che sa rappresentare le istanze dei cittadini, cioè sa fare il proprio e unico lavoro politico.