venerdì, aprile 28, 2006

Sensazione di tristezza e di smacco: cosa altrimenti?

In questo momento sto ascoltando da Radio radicale in diretta la voce dello Oscar Luigi Scalfaro, già presidente della repubblica, nel primo giorno dei lavori della XV Legislatura. Cerco anche di vincere la sensazione di tristezza e di smacco che come cittadino suscita in me l'insediamento dei nuovi magnifici mille depredatori delle risorse pubbliche. Carl Schmitt, un autore malfamato, nel condurre un'analisi scientifica del parlamentarismo, già in crisi agli inizi del Novecento, concludeva in una giustificazione dell'istituto con un «Cosa altrimenti?». Vale a dire: in mancanza di altro o di meglio ci dobbiamo tenere quel che abbiamo. La crisi degli inizi del Novecento trovò soluzioni che nei loro esiti aggravarono il male: bolscevismo, fascismo, nazismo. Dopo la disfatta della seconda guerra mondiale fu imposto nuovamente il regime parlamentare come sicuro strumento di corruzione all'interno e debolezza all'esterno. In epoca imperialistica si imponevano ai popoli soggiogati il regime coloniale semplice, o il protettorato. Oggi pare conveniente e più efficare il regime parlamentare, o almeno un certo tipo di regime parlamentare. Quanto sta succedendo in Iraq e nel Medio Oriente vuole ripetere il modello già attuato dalla potenza vincitrice americana nell'Europa devastata del 1945. Di neoimperioalismo si tratta e di nient'altro! Nessuno sa per chi e per cosa sono morti quei poveri disgraziati che sono stati ieri massacrati. E' stato tolto a loro ed a noi il diritto di saperlo. Naturalmente, le declamazioni retoriche presentano una ben diversa lettura della realtà: « Cittadini, state contenti! Ci siamo qui noi, vale a dire lo stesso che voi!». Ed ho sentito dalla voce di Scalfaro perfino pronunciare il nome di Sodano, da me votato all'ingrosso in una lista bloccata, mettendo in tal modo in crisi il mio stomaco che ha appena fatto colazione. La lotta democratica non è tanto lotta elettorale quanto lotta sui significati delle parole e sul senso degli istituti politici.

Prevengo le ipotetiche obiezioni: « e se non ti sta bene il Parlamento, o meglio questo Parlamento, cosa vorresti altrimenti? Il fascismo? Fuori del parlamento non esiste altro che il fascismo!» Questa la tiritera piuttosto terroristica che viene fatta abitualmente. In effetti, nessuno, neppure io, si sente di riproporre bolscevismo (qualcuno c'è ancora, veramente, e siede in Parlamento e sarà pure presidente di una delle camere), fascismo, nazismo. Gli uomini preistorici scoprirono il fuoco ed il modo di usarlo. Credo che gli uomini inesorabilmente destinati a vivere in società non debbano mai stancarsi di ricercare quelle forme di associazione che anziché opprimerli li facciano crescere in benessere, libertà, scienza e sapienza. Se bisogna obbedire, come è giusto che sia, alle autorità comunque costituite, per evitare un ritorno alla guerra di tutti contro tutti propria dello stato di natura, vale pur sempre la fondamentale relazione hobbesiana della protezione-obbedienza, per cui l'obbedienza è graduata a seconda dell'efficacia della protezione assicurata. Pertanto, il mio diritto di critica agli organi costituiti è inversamente proporzionale alla loro inadeguatezza nel garantire benessere, libertà, scienza e sapienza. Questo mio diritto è pari a quello di ogni altro cittadino. Io faccio la mia parte per quel che posso e per quel che so.

Nessun commento: