martedì, maggio 09, 2006

Le alchimie del regime

Se come cittadino che ha appena l'esercizio dei diritti politici suscitano in me un senso di estraneità molti dei riti della vita politica ufficiale, più di tutti mi riesce estraneo e stucchevole il momento in cui viene deciso chi per sette anni dovrà abitare il palazzo del Quirinale. E' stato così in passato. Lo è oggi ancora di più. Eppure si pretende che il prescelto debba rappresentare l'unità nazionale e quindi qualcosa in cui io quisque de populo debba necessariamente identificarmi. Sarà un mio proprio limite, ma questa identificazione non scatta. Una sola volta ricordo di aver tentato di immedesimarmi nel rito. Fu quando venne eletto Francesco Cossiga. Avevo apprezzato il fatto che lui si fosse dimesso dal partito della Democrazia Cristiana in quanto dovendo essere il presidente di tutti gli italiani non riteneva giusta che fosse iscritto ad un partito. Mi piacque il gesto. Avendo del tempo da perdere, presi carta e penna, o meglio una vecchia macchina da scrivere e scrissi una lettera indirizzata al Senatore Francesco Cossiga, dicendo che in virtù del gesto compiuto diventava anche mio presidente. Ero un cittadino comune che però non aveva la tessera della democrazia cristiana e che mai l'avrebbe presa. Ci fu poi il famoso discorso del presidente della gente comune che io quasi sentii come una risposta pubblica alla mia lettera. Non ne ho mai potuto avere la certezza, ma mi giunge una lettera di ringraziamento credo la stessa inviata a chissà quanti a cura dello Staff. Uno seconda lettera al Senatore Cossiga non sortì lo stesso effetto e non ottenne risposta. Fu una volta, quando cessato dalla carica di presidente e passato senatore a vita, annunciò o minacciò di dimettersi dalla carica di senatore. Io gli scrissi che apprezzavo questo gesto, immaginando che lui intendesse in tal modo fare politica nella società. Ma il senatore non si dimise e della cosa non si parlò più.

Tolto questo episodio, insignificante, che ho voluto tuttavia narrare, credo di poter dire che per il modo in cui la più alta carica dello Stato viene eletta si possa dire che è profondamente estranea al paese. Stavo appena leggendo a caso un passo dello storico De Felice, giunto all'edizione in edicola, in cui si dice che il popolo italiano fu del tutto estraneo non solo agli eventi che portarono al fascismo ma anche a quelle che avrebbero dovuto essere le reazioni oer il venir meno della democrazia parlamentare e liberale. Un regime cessava ed un'altro iniziava nella più totale indifferenza della stragrande maggioranza del popolo italiano. Ricordo anche dell'ultima notte del governo Facta: l'ultimo presidente del consiglio dormiva in albergo, dove la notte era fredda, con i pantaloni al posto di una coperta aggiuntiva che l'infreddolito non pensò di farsi portare dalla servitù. Erano queste le condizioni del governo italiano la notte della marcia su Roma.

In conclusione, voglio esprimere il concetto che la storia non segue i palinsesti che le vengono affibbiati dagli storici di professione o peggio ancora dagli opinionisti dei giornali, le anatre del regime. Purtroppo, il popolo, ma meglio sarebbe dire la gente comune essendo la nozione di popolo un concetto politico che sembra ai nostri tempi abbia cessato di avere un senso, dico la gente comune finisce per soffrire come di pubbliche calamità di eventi che hanno origine sociale (guerre, crisi economiche, imposizione fiscale, ecc.), ma è assente in tutto ciò che li determina. L'essenza e l'inesistenza della cosiddetta democrazia è tutta nella capacità di essere soggetti dei processi politici, capaci di determinare una civiltà. Vi sono stati di questi momenti nel passato – penso al mondo greco ed al mondo romano –, ma i nostri non sembrano tempi di gloria, anche se non bisogna perdere la speranza e come cittadini non bisogna mai stancarsi di sollecitare alla comune virtù i propri concittadini.

Aggiungo che rispetto a quella degli alleati mi sembra più lineare la posizione attribuita a Berlusconi: se lo votino loro Napolitano. Non deve ricevere la legittimazione del mio voto chi anche senza sarebbe stato comunque eletto. Una posizione condivisa è una decisione presa in comune, non un prendere o lasciare. Se prendi, stai dentro. Se no, sei fuori. I contorsionisti alla Ferrara chiariscono con l'occasione il loro contorsionismo. Se l'alleanza della casa della libertà reggerà su una posizione comune, sarò stato un test importante di verifica per il passaggio al partito unico... Ecco gli UDC. Il tallone di Achille, il cavallo di Troia. Rinunciando a loro io mi auguro che si possa guadagnare altrove. In ogni caso: senza di loro è meglio. Non nascondo comunque una sensazione di impotenza...Sto ascoltando la chiama per la quarta votazione. Della casa della libertà è stata annunciata la scheda bianca, UDC compresi. Se verrà eletto Napolitano, come pare, sarà un modo per far sapere al nuovo presidente: sei lì, ma non con i miei voti, che seppure al 50 per cento corrispondono alla metà del paese. Come puoi pretendere di rappresentare l'unità del paese? Un caso di sfiducia AL presidente della Repubblica. Un caso inedito. Tutto ciò avrà senso se vi sarà una riforma della partecipazione politica. Berlusconi viene dato per qualcuno come spacciato in quanto non più capace di iniziativa politica. Ma dove deve averla questa iniziativa? Nei corridoi di Montecitorio? Con truppe fameliche come quelle dell'Unione non resteranno neppure le briciole per la coalizione che ha perso le elezioni. Non capisco perciò alcuni commenti delle anatre del regime, cioè i giornalisti.

Non intendo dire che si debba fare dell'aventinismo. Chi ne ha avuto l'onere, eserciterà le funzioni che gli sono possibili, ma la politica – la grande politica – dovrebbe e potrebbe avere un'altra sede. Se oggi l'Unione sede ai banchi di governo è perché fin dal primo giorno in cui perse le elezioni non ha mai smesso nel paese di fare una campagna di delegittimazione contro il governo che aveva appena vinto le elezioni con margini maggiori di quelli risicatissimi e dubbi con cui Prodi ha conseguito il potere. Ricordo di quei primi giorni un convegno al Goethe Institut in Roma in cui vari intellettuali della sinistra, invitati da Flores d'Arcais, tentavano di scomodare il diritto naturale in funzione antiberlusconiana. In quei giorni il contorsionista Ferrara scrisse un articolo dove per l'appunto denunciava una prova di delegittimazione del governo. Lo stesso contorsionista Ferrara che adesso pretenderebbe di legittimare D'Alema alla presidenza della repubblica con i voti di Berlusconi. Chi lo capisce è bravo, ma forse non vi è nulla da capire, bensì solo qualcosa da sapere, che però non è dato sapere a chiunque...

D'Onofrio su Follini: triste la sua intenzione di voto.
Buttiglione: voleva per Napolitano. Ma io penso che voleva una carta per se.

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