giovedì, giugno 29, 2006

La mia "appartenenza" a Forza Italia

Faccio fatica a far capire che la mia iscrizione a Forza Italia è una scelta costituzionale, ovvero una rassegnazione in matura età, a favore del sistema dei partiti, che per gran parte della mia esistenza ho aborrito. In questi giorni in cui si torna a parlare dell'omicidio D'Antona, mio collega di istituto (che conoscevo appena appena di vista), occorre riflettere che se non si vuole e non si deve percorrere la via dell'eversione e della violenza, occorre "fare politica" dentro le forme e gli istituti concessi: i partiti politici. Il "fare politica" incomincia all'interno del partito che si è voluto scegliere. Io ho scelto Forza Italia, all'epoca il partito di maggioranza relativa. Ma il discorso vale ed è lo stesso per ogni altro partito. Purtroppo la vita non è facile all'interno di un partito politico: i partiti politici soffrono di tutti i mali che la letteratura scientifica ha individuato e descritto. I vertici sono tutti ben disposti a concederti una tessera, ma solo per applaudire al notabile di turno. Ogni volta che si svolgono le elezioni ricevi tanta cartaccia con cui ti si chiede il voto per questo o per quello. Se chiedi di poter discutere di cosa pubblica, di bene pubblico, di affari politici, trovi il silenzio. Ma è forse più esatto dire che il tipico rappresentante politico "non vuole" un cittadino ed elettore maturo in grado di riflettere e ragionare sulla cosa pubblica, ma vuole invece un "cliente" da legare con un voto di scambio, speculando sui suoi bisogni, sulle sue paure, sulla sua ignoranza. Le sedi nazionali dei partiti sono un monumento all'inutilità. Molti in Forza Italia hanno lasciato il partito per non aver trovato con chi parlare. Se qualche volta i Notabili affittano una grande sala e mandano inviti, ciò avviene per un loro proprio interesse. Guai se qualcuno da guastafeste pensa di aver trovato un luogo in cui finalmente poter parlare.

1 commento:

ravelstein ha detto...

chi aspetti a mandarli a fare in c...,io l'ho fatto e non mene trovo affatto pentito.