mercoledì, luglio 26, 2006

Il vertice di Roma: povero Libano!

Ho assistito alla conferenza stampa trasmessa per televisione. Un'impressione deludente, ma sono troppo stanco per parlarne. Solo alcune rapide notazioni. Ormai il Libano è stato distrutto. La missione è stata compiuto con successo. È una presa in giro l'affermazione israeliana secondo cui non vuole stanziarsi nei nuovi territori occupati. Basta per ora averli distrutti e desertificati.!Un terzo degli abitanti del Libano sono stati ridotti per sempre ridotti allo stato di profughi, una forma di morte cicile, di genocidio su larga scala, una condizione esistenziale che resterà per tutta la vita propria e probabilmente delle generazioni successive. E tutto questo sarebbe stato generato da due prigionieri israeliani sequestrati dagli sciiti. E che dovremmo noi dire dei sequestri fatti dalla CIA in territorio italiano o nei diversi paesi d'Europa. Mi pare indubbio che l'attacco fosse premeditato e che si aspettasse solo un minimo pretesto. Appunto! Un pretesto! Ma per ingannare chi? Forse me che sto scrivendo queste righe o chi vuole lasciarsi ingannare per mettere a tacere la propria coscienza o per digerire meglio il ghiotto boccone di un colpo mortale inferto al proprio nemico? Gli storici di parte potranno naturalmente costruire l'interpretazione che meglio conviene.

In mezzo a tanta falsità ed ipocrisia uno squarcio di luce è stato gettato dal leader libanese: quella odierna è la settima invasione israeliana del Libano e tuttora Israele continua ad occupare territori libanese: Non sapevo ciò. Non l'ho letto o sentito da nessuna parte. Valgono come ragione compensatrice i territori occupati a fronte di due ostaggi che potevano anche essere uccisi? I giornalisti presenti alla conferenza stampa non mi sono parsi organi della verità andati in missione. Ognuno rappresenta un determinato interesse. Il messaggio televisivo del capo Ezbollah mi è parso di grande significato politico: ponti e strade si possono ricostruire, la dignità perduta non si può ricostruire. Noi europei abbiamo perso per sempre la nostra dignità nel 1945 ed adesso vorremmo che anche gli arabi la perdessero. È questa la vera posta in gioco, il vero oggetto del conflitto: far perdere al nemico la sua dignità ed in questo modo piegarlo per sempre. Il giornalista-editorialista del "Corriere della Sera" (Ferrari) che commentava per la RAI la dichiarazione dell'eponente sciita non è riuscito a vedere la grande importanza di questa parte della dichiarazione ed ha invece messo in primo piano gli aspetti secondari. E pensare che dovrebbero essere loro il nostro cervello pensante! Dirci cosa succede nel mondo e darcene un'interpretazione "professionale". Non ci si può fidare dei giornalisti soprattutto in un momendo di guerra mondiale come questo: sono loro stesso uno strumento della guerra in corso. Gli aiuti umanitari non sono poi una forma di ricatto ed un'arma al pari delle bombe israeliane? Quale libertà morale può permettersi il mendicante che per strada ci chiede l'elemosina?

Da un punto di vista geopolitico mi sembra chiaro il quadro: Israele testa di ponte e avamposto militare di antico insediamento, sostenuto dagli USA e dall'Inghilterra. Si sono aggiunti di recente l'Iraq, dove è stata finallmente instaurata la "democrazia" che ci è comoda e l'Afgahnistan. Seguiranno a breve la Siria e l'Iran. Oppure: conosceremo nuove guerre, dove non ci sarà stato d'aiuto essersi mostrati docili alleati. Dipende dalla capacità araba di resistere alla penetrazione occidentale. Lavorando di fantasia, mi immagino quale avrebbe potuto essere una politica europea, se l'Europa non avesse cessato di esistere politicamente nel 1945.

martedì, luglio 25, 2006

Sta parlando La Loggia per FI: aria fritta!

L'impressione che ricavo dall'intervista radiofonica in corso è che Enrico La Loggia sia un portavoce della gerarchia ecclesiastica, non un politico italiano. Mi dispiace dover usare toni forti ma Forza Italia sarà destinata a perdere sempre più consensi fino a quando non darà impressione di essere un partito laico, non un partito confessionale accanto ad altri partiti confessionali. Non sto qui a ripetere cose già ampiamente dette in altri post, ma registro qui solo le posizioni di Enrico La Loggia come posizioni non liberali e non laiche. Mi auguro che possa esservi una forma di organizzazione del partito Forza Italia, dove io iscritto di base di Forza Italia ed elettore di Forza Italia possa dire a Enrico La Loggia che io «la penso diversamente» da lui. Invece, così lui continua a parlare come Forza Italia e sembrerebbe che io la pensi come lui o peggio ancora che sia tenuto, obbligato a pensarla come lui.... Per i miei gusti ed il mio modo di vedere in questo giorno alle ore 10.31 del 25 luglio 2006 in diretta a Radio radicale Enrico La Loggia sta dicendo troppe sciocchezze che non valgono neppure un'analisi ed una confutazione. Mi fermo qui e faccio altro, dopo aver segnalato per l'ennesima volta alla direzione nazionale (Bondi e Cicchitto) il mio fermo dissenso da ciò che in questo momento sta dicendo Enrico La Loggia, parlamentare di Forza Italia lontano mille miglia dal mio modo di pensare: bisogna smetterla di concepire il partito come fatto da soli rappresentanti antidemocraticamente eletti ed assurti a sola voce del partito! I parlamentari devono essere espressione di un dibattito generale, non voci autoritarie nel deserto. Sono eletti e fanno quel che vogliono per cinque anni in barba ai tanti "fessi" che li hanno eletti non potendo fare altro! La linea politica di Forza Italia è non il risultato di un'ampio dibattito interno, ma una circolare diffusa per televisione o per radio agli Iscritti o agli elettori, pensando a torto di raccoglierne i consensi. I nostri deputati corrono ai salotti televisivi che servono loro per pubblicità personale, ma evitano accuratamente il contatto con singoli iscritti ed elettori. Neppure le loro remunerate segreterie degnano di attenzione i tanti seccatori (non clienti) che pensano di aver da dire qualcosa di politico, che vogliono parlare e discutere di politica con il Parlamentare o l'Eletto (di Dio)! Da parte mia interpretando correttamente l'art. 49 della costituzione continuerò a rinnovare la tessera di Forza Italia fino a quando non mi verrà ritirata o io verrò espulso per manifesto dissenso da posizioni come quelle di Enrico La Loggia testè espresse per Radio Radicale , dove non ho potuto prendere la linea per replicare in dissenso. Questo Blog cambierà allora titolo: da FARE POLITICA IN FORZA ITALIA in OSSERVATORIO POLITICO o simili, restando immutati i suoi contenuti e le posizioni espresse. FI sarà un partito cattolico non per Statuto ma perché quanti non sono oggi cattolici all'interno di FI se ne saranno andati per la prepotenza integralistica dei cattolici (La Loggia, Tajani, De Lillo ed altri). La Direzione Nazionale tace ed il partito è in mano a pochi notabili che lo stanno conducendo all'affossamento ed alla progressiva perdita di consensi elettorali e di iscritti. È della più assoluta urgenza che all'interno di FI si faccia politica coinvolgendo iscritti e militanti autentici (non di carta, i.d. tessere pagate da Notabili grandi e piccoli) in un'autentica discussione ed in una vera elaborazione delle linee guida per una politica nazionale, secondo quanto recita l'art. 49 della costituzione, che si immagina anche l'esistenza di partiti organizzati democraticamente al loro interno, cosa assai lontana dal vero.

lunedì, luglio 24, 2006

L'impossibilità etica del cosiddetto "astensionismo attivo"

A distanza di mesi ed anni da uno scontro etico che non si lascia archiviare i promotori dell' astensionismo referendario cercano di dare legittimazione ad un fatto politico, giuridico ed etico in sé nullo e privo di valore e di trarre da questo fatto spunto per un'ulteriore offensiva alle libertà dei cittadini. Possono gioire di non aver fatto scattare il quorum, ma il fatto in sé non può avere grande significato e tantomeno ci si può appellare ad esso come espressione positiva di volontà del popolo italiano. Non voglio usare parole pesanti ma esprimo un giudizio etico-politico negativo: si può vivere nel rispetto delle opinioni e dei valori altrui in quanto siano corretti i comportamente degli uni verso gli altri. Nella vicenda astensionistica non vi è stato rispetto dei concittadini e la contrapposizione che si è creata è destinata a durare nel tempo.

Un solo esempio. Certamente nel giorno in cui si poteva votare qualcuno in Italia stava morendo e mai avrebbe potuto recarsi alle urne, pur avendolo voluto. Nè a dire che la nostra efficientissima burocrazia abbia provveduto in tempo utile a cancellare dalla lista degli aventi diritto i morenti. Analizzando la casistica degli astenuti effettivi, senza si e senza ma, neutri nel merito dei quesiti referendari, potrebbe giungersi a conclusioni analoghe. Includere tutti questi soggetti nel grande esercito degli Astensionisti "attivi" è operazione fondamentalmente disonesta.

Tornando al caso del morente mi pare particolarmente ripugnante defraudarne la volontà non espressamente dichiarata, o perfino contraria a quella degli Astensionisti "attivi". Paradossale poi constatare come i campioni della difesa della vita di esseri umani inesistenti abbiano poi in cinico dispregio la volontà e digniti di essere umani pienamente formati e giunti alla fase terminale della loro esistenza, dopo aver adempiuto a tutti i loro doveri di cittadini. Per giunta, nelle motivazioni di chi ritiene che non debbano essere posti limiti alla ricerca scientifica, ed in particolare su quella assai promettente sulle cellule staminali, è al rimo posto l'obiettivo di prolungare la vita al morente, di sconfiggere la nalattia che lo sta facendo morire. Sono stati invece dipinti dagli Astensionisti come altrettanti Mengele che trattano non già embioni ma essere umani pienamente formati alla stregua di topi da laboratorio, peraltro pure questi esseri viventi che meriterebbe un maggiore rispetto degli stessi embrioni umani, essendo i topi organismi animali pienamente formati e gli embrioni un mero progetto di organismo che sarà tale solo se terminerà il suo processo costruttivo.

Se gli Astensionisti fossero interessati per davvero alla vita – come dicono mentendo – avrebbero rivolto le loro amabili attenzione ai morenti, non a chi ancora non vive. In effetti il loro concetto di vita è quello di vita "abbandonata". Nella storia della chiesa ha avuto grande importanza il fenomeno dell'»abbandono«. Ho letto un libro al riguardo. Impressionante. Per secoli l'esercito della chiesa ha attinto all'infanzia abbandonata per la formazione dei suoi ranghi. Non a fin di bene, come potrebbe sembrare. Ma a parte ciò è intrinsecamente estranea al pensiero astensionistico l'idea di vita "buona". In Africa molti bambini che meglio avrebbero fatto a non nascere muoiono di fame e di stenti. La carità che qualche volta essi ottengono è "pelosa", cioè condizionata alla diffusione dello stesso cattolicesimo.

Un motivo più profondo va tuttavia ricercato nella credenza di una vita ultraterrena che consente di svalutare la vita terrena. È qui che bisogna trovare forse il motivo profondo della contrapposizione: l'embrione avrebbe già l'anima immortale che continuerà a vivere dopo la morte fisica. Sorge il problema teologico se bisogna impartire il battesino già alla fase embionale, ovvero se l'embrione nascendo per definizione peccatore possa redimersi se muore senza giungere alla formazione completa dell'organismo. E la resurrezione dei morti sarà anche una resurrezione degli embrioni? Dentro o fuori del grembo della madre? Insomma sono tanti e così i problemi che gli Astensionisti "attivi" hanno dovuto affrontare.

domenica, luglio 23, 2006

Davide e Golia, dove Golia è Israele

Leggo e trascrivo con miei commenti una didascalia apparsa su un quotidiano del 16 luglio scorso. È possibile trarre utili dati per l'analisi del conflitto Israele-Libano. Mi servirò di questo post per raccogliere altri dati simili di mera informazione sulla consistenza delle forze in campo e su episodi dimenticati dell'origini del conflitto in corso, integrati da miei eventuali commenti critici:
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Chi sono gli Hezbollah:
- Organizzazione militante sciita, fondata nel 1982 da religiosi sciiti per spingere Israele al di fuori del Libano. Riceve aiuti militari, finanziari e politici da Iran e Siria. (Commento: e Israele da chi riceve aiuti e sostegno? Nel grafico si tace al riguardo).
Consistenza:
• Migliaia i sostenitori: 300-500 i combattenti (commento: pochini)
• Le aree operative sono i sobborghi meridionali di Beirut, la Valle della Bekaa e il Libano meridionale (commento: da qualche parte devono pur stare fisicamente)
• Ha un'ala politica legalmente rappresentata e occupa 12 dei 128 seggi nel parlamento libanese (commento: è bravo chi ha redatto la didascalia se sa spiegare cosa in tutta questa storia è legale e cos'altro illegale)
• Gli obiettivi degli Hezbollah sono la creazione di una teocrazia sciita in Libano, la distruzione di Israele e la diminuzione dell'influenza occidentale (commento: non mi piace la teocrazia, ma ognuno ha i suoi obiettivi ed io non vivo in Libano o nei paesi arabi: loro devono sapere quale forma istituzionale vogliono. Non devo imporglielo io. A me basta che vivano in pace e non muovano guerra a me)

Forza militare: (direi esigua)
• I missili Katyuscia
– Gli Hezbollah dispongono di 10-12.000 razzi a media gittata. In gran parte sono stati forniti dall'Iran.
Tipo: Arash > lunghezza 3 metri; Gittata > 20 km; Testata 18 kg; Diametro > 122 millimetri
Tipo: Oghab > lunghezza 5 metri; Gittata > 34/45 km; Testata > 70 kg; Diametro > 230 millimetri

Esercito isrealiano:
• Esercito: Attivi >125.000; Riservist > 600.000
• Aviazione: Attivi > 25.000 Riservisti 25.000
• Marina: Attivi > 11.000 Riservisti > 11.000
• Carri armati: 3.700
• Mezzi blindati: 8.000
• Pezzi d'artiglieria: 1.348
• Caccia: 798
• Aerei da trasporto: 79
• Elicotteri: 302
• Sottomarini: 5
• Navi da combattimento: 17

Profughi palestinesi in Libano:
– Oltre 400.000 palestinesi vivono nei campi profughi in Libano
(commento: a questi è negato quella "patria" che gli israeliani si sono costruiti cacciando quelli che occupavano prima di loro le stesse terre)

Le (gloriose) operazioni israeliane in Libano:
• Marzo 1978: le truppe israeliane occupano il sud del Libano
• Giugno 1982: Israele tenta di espellere ribelli palestinesi dal sud del Libano (dove ribelle sta solitamente per criminale)
• Settembre 1972: truppe israeliane mettono Beirut sotto assedio
• Maggio 1982: 2.000 soldati israeliani entrano in Libano alla ricerca di terroristi (cioè criminali)
• Aprile 1996: raid aerei contro le basi Hezbollah in Libano
• Maggio 2000: le truppe israeliane si ritirano dalla zona di sicurezza nel sud del Libano
Luglio 2006: gli Hezbollah rapiscono (!) due soldati israeliani. Israele lancia l'operazione "Giusta ricompensa". Il Libano è isolato da bombardamenti e blocchi navali. Beirut è colpita dai caccia israeliani.
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RASSEGNA STAMPA:
Ferrari: Il prezzo troppo alto
• L'articolo di Ferrari non nasconde le sue opzioni filoisraeliane. L'elemento criticamente più debole è la mancata distinzione fra resistenza e terrorismo. Gli Ezbollah respingono il termine terrorista e si definiscono resistenti contro Israele. Evidente il termine "resistenza" ha presso di noi italiani un'accezione nobile per il modo in cui abbiamo costruito e interpretato la nostra storia dal 1943 in poi. Sul concetto di resistenza si basa tutta l'ideologia legittimante della classe politica italiana. Ma ad un esame obiettivo non vi è sostanziale differenza fra terrorismo e resistenza. È solo questione di visuale e soprattutto di opzione politica, ma non distinzione concettuale di carattere scientifico. Tutta la stampa è intrisa da pregiudizi ideoligici di questo genere ed è perciò in buona parte inutile per comprendere davvero ciò che sta succedendo ed i pericoli che stiamo correndo. Trovo più utile le chat line con corrispondenti dai paesi in guerra, perfino da Gerusallemme e dall'Iran. Ho chiesto ai miei corrispondenti di associarsi nella costruzione di un apposito mio Blog dedicato alla geopolitica
Le lacrime del coccodrillo
• Si tratta di un genere di stampa che riporta la commozione per i danni ed i disastri provocati da un conflitto che si è voluto, che è stato ricercato, le cui conseguenze non potevano essere ignorate. Bush raccomanda ai suoi fedeli e fidati israeliani, per il 30 per cento in possesso di passaporto statunitense, di essere moderati nello sterminio. Il governo dei massmedia si ottiene anche favorendo la compassione per le tragedie provocate: chi uccide ha bisogno di farlo con buona coscienza. È l'ucciso (donna, bambino) che porta la colpa della sua uccisione: se l'è voluto! Io non c'entro. Questa è la superiore morale della nostra civiltà cristiana ed ebraica.
Si consolida l’invasione israeliana
• Sembra di assistere alle scene du un copione: il più forte si dice aggredito dal più debole; le armi sono impari: Israele ben armato ed equipaggiato dagli USA che si spacciano per mediatori di pace; conseguiti i vantaggi militari con l'invasione, si chiede il consolidamento dello status quo; i morti paiono relativamente pochi (decine e centinaia, ma non ancora a milioni), ma a milioni sono i profughi che hanno dovuto lasciare la loro casa e sono condannati ad una permanente precarietà, dando vita ad una sofferenza e ad un rancore infinito che andrà ad alimentare il cosiddetto terrorismo; la Rice offre una mediazione che è una beffa e cela malamente una sostanziale complicità con Israele; ecc. La guerra cova da più di cinquant'anni e durerà ancora per più generazioni. Il problema è Israele, non i palestinesi. Il problema è stato posto da chi ha pensato di impiantare artificialmente lo Stato di Israele e di farne una testa di ponte per la penetrazione militare, politica, economica e culturale in mediooriente. Si tratta di una forma moderna di invasione e di imperialismo.
Lo scrittore israeliano Meir Shalev, la voce della cultura, protesta il suo incontestabile esercizio del diritto di difesa
• Ho mandato a Megachip, che pubblica l’intervista con lo scrittore, una breve lettera con questo testo: «Mi chiedo se entrando io in una banca, dichiarando la mia intenzione di rapinarla, posso poi appellarmi al mio incontestabile diritto di difesa appena giunga la polizia, che apre il fuoco al quale io rispondo, esercitando al mio indubbio diritto di salvare la pelle e cercare di farla franca, magari portando con me il bottino. L'insediameno di Israele in Palestina, mezzo secolo fa, non mi sembra diverso dalla rapina di una banca. In teoria, dovrebbe essere finito il tempo in cui la forza si trasforma in diritto e pretende la sua legittimazione. Invece, dopo l'azione di forza, si pretende anche la legittimazione ed il plauso del terzo neutrale e spettatore».

COMMENTO CONCLUSIVO:
Di fronte a così vistosa disparità di forze non mi stupisco che Bush abbia raccomandato la moderazione: se non siamo al genocidio poco ci manca! La condoleeza fa tenerezza quando pretende lo status quo creato dall'invasione israeliana. Trovo dignitosa la resistenza sciita. Non di mediazione si tratta, ma di un appoggio diplomatico all'azione militare di Israele. Non essendo ancora previsto il genocidio dei 700.000 sfollati, occorre far accettare alla comunità internazionale la situazione creatra da Israele. Per salvare la propria immagine e la propria coscienza verrano spedite tante scatole di latte in polvere per i poveri bambini libanesi. L'infanzia ci commuove ed intenerisce sempre.

L'embrione: un peccato da espiare

È passato del tempo dal forte scontro di coscienze che si è avuto con la vicenda referendaria. A differenza di altri referendum di cui si è sopito il dibattito e le contrapposizioni che si erano avute fra sostenitori del sì o del no, per quanto riguarda l'ultimo referendum è difficile dimenticare. Ed io non posso dimenticare, non perché mi bruci una sconfitta che in nulla mi colpisce, ma perché è stato posto allora per oggi e domani il problema della libertà di cui posso disporre in questo nostro paese, dove la gerarchia cattolica decide in materia di libertà dei cittadini. Il problema resta serio ed è comprensibile che gli animi restino in uno stato di forte apprensione. Hanno commesso un grave errore di valutazione quanti hanno inteso imporre le loro posizioni confessionali, ma direi soprattutto ha irritato ogni persona di matura coscienza ed onesta sensibilità la gerarchia cattolica che al convincimento per fede ha preferito il ricorso ai mezzi del potere temporale, intimando un ordine di scuderia ai suoi deputati e senatori, non importa in quali partiti distribuiti.

In un altro post ho sostenuto che in quanto ricercatore (ad ognuno il suo mestiere, anche in dignità se l'un mestiere vale l'altro) che in coscienza non posso sentirmi vincolato da una legge che ritengo ingiusta e fatta da chi non ha il diritto di comprimere la libertà dei cittadini. Un'autorità è legittima in quanto garantisce e protegge la vita e le libertà dei cittadina. Sulla vita torno subito. Le leggi hanno il loro valore di legge in quanto sono osservate con un atto di libertà dai cittadini, non come pura imposizione. Una legge non sentita come giusta in sé genera la sua elusione ed trasgressione: in Italia il fenomeno è diffuso, ma ciò non vuol dire che i cittadini sono criminali, ma che i legislatori improvvisati che siedono in parlamento non sanno neppure cosa una legge sia. La legge n. 40 è un esempio di legge prodotta da ignoranti.

Non sono un ricercatore di scienze mediche e biologiche, ma parto dall'assunto che le ricerche sulle cellule staminali siano l'ultima frontiere nella lotta eterna dell'uomo contro la morte e la malattia che lo sovrasta da quando ha acquisito coscienza di se stessa. Durante la morte dell'ultimo papa mi ero imbattuto in una vecchietta che era ingenuamente persuasa che il papa polacco stesse guardando sulla terra da una finestra più in alto di quella del suo studio con affaccio su Piazza San Pietro. Per chi crede che tutta l'arco dell'esistenza umana si svolge su questa terra e che dopo vi sia il nulla ed il silenzio, ogni speranza di vita è tutta posta nell'azione di contrasto della morte e della malattia attraverso il progresso della scienza e della medicina in particolare. La vita è un bene, il bene supremo al quale ognuno si sente legato. La vita è il presupposto per ogni agire. Di generazione in generazione si uniscono gli sforzi per combattere la morte e la malattia, prolungando il più possibile la vita e rendendelo vivibile combattendo la malattia. Nel romanzo di Brecht sulla Vita di Galilei, viene chieste alla frontiere la ragione dell'espatrio. Il giovane assistente di Galilei risponde: sono un fisico, cioè un ricercatore, un biologo.

Nella comparazione degli interessi non dovrebbero esserci dubbi in ordine al dibattito referendario dove stia il bene superiore da tutelare e privilegiare. Ho assistito al dibattito sulla punta di un ago, ossia sul fatto che un embrione, una cellula fecondata abbia consistenza microscopica, ma ciononstante per la posizione cattolica siamo già in presenza di un essere umano, soggetto di diritto e doveri (ma paga pure le tasse l'embrione?) come il concittadino che vediamo per strada. Si sostiene con grande acume logico che tutti siamo stati embrioni prima di essere quello che siamo. E alllora? L'embrione nasce forse per generazione spontanea? Avrei mai potuto esistere se non vi fosse stato prima mio padre (fornito dei suoi spermatozoi) e mia madre, e prima di loro i miei avi fino a risalire nella notte dei tempi al momento in cui l'uomo di distingueva dalla scimmia, e prima ancora di quando le diverse specie ancora indifferenziate esistevano nuotando nel brodo primordiale, ed ancora ancora prima. Trovo assolutamente sciocco un simile modo di argomentare.

Per venirne fuori ritengo che si debba riconoscere l'essere umano solo quando ne sono visibili i caratteri. Esiste poi il ruolo della madre che viene del tutto ignorata, quasi fosse un contenitore al cui interno debba svilupparsi incontrastato una specie di tumore maligno, una sorta di alien che rivendica i suoi diritti contro il contenitore ospite. Mi capita ogni tanto di ricordare la posizione di Hobbes circa i diritti della madre. Egli dice che la madre ha diritto di vita e di morte sul figlio, un diritto superiore perfino a quello del padre. Come mai? Perché? L'argomentazione more geometrico è la seguente: appena nato, il figlio non è in grado di provvedere a se stesso, a differenza ad esempio di talune specie animali. I piccoli di coccodrillo, usciti dall'uovo, vengono trasportati in bocca dalla madre che li getta in acqua. Da questo momento cessa qualsiasi contatto fra madre e figlio. Se il minuscolo coccodrillo, minacciato dalla sua stessa piccolezza, riesce a sopravvivere fino a diventare adulto e temibile, ha in premio la vita ed una posizione di tutto rispetto nel mondo animale. Se non riesce, muore. La madre della specie uomo si cura invece del figlio per parecchi anni e spesso per tutta la vita. Ma sul piano del diritto naturale (spesso a sproposito invocatato) è una sua libera scelta, non un obbligo che possa esserle imposto da un terzo estraneo.

Anche se i teologi sono capaci di sostenere tutto ed il contrario dei tutto a seconda della convenienza dei tempi, è costante una concezione della donna come mera fattrice di prole. Non è riconosciuta alcuna legittimità alla sessualità al di fuori dello scopo procreativo. "Partorirai con dolore!", è scritto da qualche parte. Ed il dolore è il fio da pagare per una colpa. L'embrione è esso stesso peccatore e per essere purgato del suo peccato originale deve aspettare la somministrazione del battesimo appena nato. Si entra nella società dei cristiani, nella Chiesa, in virtù del battesimo. Non esiste cristiano che non sia battezzato. Quindi, anche nel sistema giuridico della chiesa, il diritto canonico, il cristiano è tale in virtù di un fatto dichiarativo: «Io ti battezzo in nome, etc. etc.». Prima il cristiano in quanto tale e membro di diritto della chiesa non esiste: nella chiesa si entra per riconoscimento di natura umana e fatto dichiarativo e non si può più uscire dalla chiesa se non per condanna infamante (la scomunica), in passato seguita da morte fisica. Lo stesso ragionamente non dovrebbe valere per la società politica e l'embrione (visibile al microscopio) avrebbe già gli stessi diritti (non credo anche i doveri) del cittadino maggiore e capace di agire nonché di intendere e volere.

Ho sostenuto che la chiesa cattolica non è l'istituzione dell'amore reciproco, ma un vero e proprio ben articolato sistema di potere che ha i suoi punti strategici di forza in alcuni momenti essenziali della vita: nascita, matrimonio, morte. Questi momenti erano diversamente disciplinati nel periodo in cui era in auge la religione greco-romana. Debellata questa, il controllo di tutta la ritualità connessa ai momenti apicali della vita umana sono stati arrogatan dalla Chiesa cattolica e su questi si è costruito un ben collaudato sistema di potere. Mi rendo conto che con l'affermarsi di visioni diverse sui momenti della vita (nascita, unioni libere, patologia della morte) l'Istituzioni ecclesiastica si possa sentire minacciata alle basi del suo potere e mobiliti tutte le forze a sua disposizione.

Si sta profilando sul piano giuridico un fatto curioso. In tutte le votazioni in cui ad ognuno capita di partecipare si verificano di norma tre casi possibili: si vota a favore di qualcosa, oppure contro, oppure non si vota affatto: ci si astiene. Chi si astiene sa che lascia decidere gli altri, anzi vuole che siano gli altri a decidere. E ciò per i motivi più disparati: perché non ha nessun interesse all'oggetto della decisione, perché non ha capito il problema, perché è cosa che lo riguardi personalmente e vuole che siano gli altri a decidere su di lui, ecc. ecc. Ma non pensa mai che il suo astenersi equivalga ad un si o a un no: lui lascia che siano gli altri a decidere e si impegna ad accettarne l'esito, positivo o negativo che sia. Chi si astiene vale zero e non pregiudica la decisione degli altri. Orbene il deteriore gesuitismo ha partorito la nozione di astensismo attivo per cui il 75 per cento di astenuto, nel quale si sommano anche quelli che stavano a letto con la febbre a 40 o erano in punto di morte, per non dire poi dei brogli connessi alle liste degli aventi diritto, per non dire poi del broglio massimo del quorum (da abolire in un sistema democratico). Si ritiene che il 75 per cento di astenuti equivalga al 75 per ce di no. Assurdo ed inaccettabile. In realtà, il 25 per cento di voti espressi vale molto di più di una proposta di legge di iniziativa popolare. E' una valida indicazione per dire ad un parlamento che i quesiti referendari possono essere aboliti anche per intervento legislativo. Non sarebbe stato possibile se gli astensionisti fossero andati a votare e avesse prevalso il no. Hanno pensato di essere "furbi" (i preti sono sempre furbi: ne sanno una più del diavolo, dice un proverbio), e adesso rischiano di cadere nella stessa rete intessuta dalla loro furbizia.

(ancora da rivedere e correggere)

giovedì, luglio 20, 2006

Una controanalisi: la democrazia modello inadeguato

Leggo un articolo di Maurizio Piccirilli dal titolo Libano paese in bilico con l’incubo della guerra, dove si tenta di fare un'analisi della guerra israelitico-libanese. Trovo opinabile ed ingiustificata la legittimazione dell'attacco israeliano al Libano: è facile attaccare un paese militarmente inferiore e poi dire che se lo meritava pure. E non è credibile che chi sa di essere più debole si lasci attaccare dal più forte, provocandolo perfino. È la classica logica del più forte che vince e vuole la legittimazione e santificazione delle sue armi. Ma non è questo il punto su cui voglio soffermarmi brevemente. Anzi mi avvalgo degli stessi argomenti dell'articolista per sostenere che fuori dall'Europa il modello della democrazia parlamentare – basato su elezioni di rappresentanti che si riuniscono in un organo legislativo, dove producono leggi che il governo deve attuare e la magistratura far rispettare – non è adeguato a condizioni storiche, economiche, culturali e religiose diverse da quelle che hanno visto sorgere il modello occidentale tanto acriticamente osannato. A voler imporre la nostra democrazia si producono i disastri che il Libano ci mostra, un Libano da noi violentato e martoriato. E' ancora un pregiudizio eurocentrico, quasi una forma di razzismo, credere che tutti i paesi del mondo diventino civili solo se imitano e adottano le nostre forme istituzionali. Sarebbe come vestire un africano con i panni di un equimese e togliere all'esquimese i panni di cui ha bisogno per poter vivere.

Se poi vogliamo e dobbiamo ammettere che l'esportazione della democrazia nel Libano possa aver avuto un successo iniziale e si sia dimostrata una pianta vitale, non escludo una specie di "invidia" concorrenziale da parte di Israele che vuole essere la sola "testa di ponte” o avamposto destinato ad attirare i capitali occidentali americani ed europei. Mi sembra francamente pretestuosa la storia dei due ostaggi per procedere in guerra contro un nemico che si sa militarmente inferiore e non coperto da alleati determinati a tutto: si criminalizzano i supposti appoggi siriani e iraniani e si fa finta che non esistano i massicci aiuti statunitenti, o meglio li si dà come scontati e perfettamente legittimi: due pesi due misure! Israele può avere tante ragioni per toglere di mezzo il Libano: vogliono essere la sola "democrazia", allo stesso modo di come il loro dio è il solo unico vero dio e tutti gli altri dei possono e devono essere disprezzati: è l'essenza della religione dell'antico testamento, che non può essere annacquata da interpretazioni consone ai nostri tempi.

Piccirilli non trae tutte le conseguenze quando scrive che «gli Hezbollah sono considerati in patria un movimento di resistenza e non un gruppo terrorista come ritengono gli Usa». Per giunta gli Hezbollah fanno parte del governo libanese. Insomma, cosa sono questi Hezbollah: terroristi e "canaglie" o patrioti e resistenti? E se sono "terroristi" e canaglie, secondo la valutazione prevalente nella nostra stampa libera e democratica, lo sono perché li ritengono tali gli Stati Uniti e ossequineti li diciamo anche noi tali o lo sono perché esiste una specifica essenza aristotelica che li fa essere terroristi e canaglie? Il "bene" e il "male" sono tali perché piacciono o dispiacciono a dio o piacciono e dispiacciono a dio perchè sono bene e male? Trovo generalmente faziosi gli articoli di stampa, anche quando pensano di poter fare analisi oggettive. Non mi aiutano a pensare.

Noi europei, occidentali, anglosassoni o come diavolo vogliamo darci un'identità sempre più problematica non abbiamo avuto rispetto delle civiltà con le quali siamo entrato in contatto. Le abbiamo sfruttate e perfino cancellato dalla faccia della terra. Nella fase di conflitto ci attribuiamo tutte le ragioni ed i diritti e diamo agli altri tutti i torti dopo averne sconvolto le condizioni di esistenza ed aver distrutto le istituzioni che si erano dati dopo lunga sperimentazione nella ricerca del governo migliore e possibile. Noi abbiamo sempre ragione e siamo SEMPRE nel giusto, anche quando riconosciamo le nostre colpe (leggi Shoa!) o meglio accettiamo le colpe che i nostri vincitori ci impongono di addossarci. E questo destino toccherà anche agli arabi una volta che saranno addomesticati, ridotti alla ragione ed educati alla "democrazia", anche grazie alle nostre "missioni di pace".

mercoledì, luglio 19, 2006

Embrione, persona, uomo


Ritengo che il dibattito che si sta svolgendo al Senato e che sta ormai andando alla sua conclusione abbia un significato ideologico, non filosofico nè scientifico. Esiste in Italia un'istituzione potentissima ed assai antica: la Chiesa Cattolica. Questa considera di sua stretta pertinenza una serie di temi ed istituti tra cui la pretesa di dire cosa sia la vita umana e quando essa cominci: una sorta di materia riservata. La Chiesa Cattolica influenza una fetta consistente di elettorato e molti parlamentari che hanno parlato e siedono sugli scranni sono di fatto rappresentanti della gerarchia ecclesiastica, non del popolo italiano. Credo che non si possa prescindere dall'attenta considerazione di questo blocco di potere, che si colloca all'interno del sistema italiano delle corporazioni.

Trovo stucchevole la pretesa difesa della vita che la Binetti si sta arrogando. Non conosco nessuno che si sia dichiarato propagatore di morte: la Binetti difenderebbe la vita e gli altri sarebbero difensori della morte! Offese per le quali non ci si rivolge più la parola ed ognuno va per la sua strada. Mi sono molto adirato nelle vicende referendarie e non intendo ritornare sulla questione, anche se conservo fresca memoria delle divisioni maturate e consolidate.

Ha detto Sterpa(FI) che si astiene, se ho ben capito, che non intende porre limiti alla scienza e alla ricerca. Ogni nostra speranza di vita viene solo dalla scienza e dalla ricerca. La Binetti avrà pure un'altra vita nell'aldilà, ma per chi non crede nell'aldilà ogni speranza sta tutta nell'aldiquà, nella capacità umana di combattere la malattia e di contrastare la morte attraverso la scienza e la ricerca. Io non so cosa sia l'embrione. L'essere umano è quello che io posso riconoscere come tale, una volta formato ed in grado di farsi riconoscere come mio simile. Non penso che lo spermatozoo sia già una persona ed un essere umano. La persona è un concetto giuridico che diventa tale per dichiarazione e riconscimento: sollevo in alto mio figlio ed acquista tutti i diritti che gli competono. Non voglio qui affrontare un'argomentazione complessa, ma semplifico dicendo che considero assolute sciocchezze ed assurdi ideologismi tutte le argomentazioni della Binetti. Può perfino darsi che sia io a dire sciocchezze, ma quel che è assolutamente certo che almeno sul piano etico non mi sento per nulla vincolato da assurdità incomprensibili. Riconosco nondimeno alla Binetti e Co. la piena libertà di regolarsi secondo suoi propri principi, magari alla stessa stregua dei testimoni di Geova che non ammettono le trasfusioni di sangue e simili. Il problema politico consiste nell'intollerabile pretesa di vincolare altri a concezioni prettamente confessionali, consegnando al carcere o spingendo all'emigrazione quanti sono di diverso avviso.

Parla Alfredo Mantovano. Disarmante. Porta però il discorso ai termini essenziali: non ci accontentiamo di aver impedito in Italia le ricerche sulle cellule staminali, ma prendiamo che non lo possano fare neppure in altri paesi con il denaro italiano che concorre al fondo comune al quale si attingerebbe. Da per scontato che l'embrione sia un essere umano: lo crede lui e se lui lo crede è perciò vero! Parla a nome di Alleanza Nazionale! Povera Alleanza Nazionale. Tocca ora ad un altro campione del liberalismo: Quagliariello! Di Forza Italia. Povera Forza Italia! Ritorna sul referendum. Parla di pubblica opinione. Anche la mia? Parla anche lui di soldi del contribuente italiano. Commovente! Dà perfino del clericale a Mussi perché non fa rispettare all'estero la legge n. 40. Ho bisogno di vedere la faccia di Quagliarello: non la trovo in rete. Parla perfino di ipocrisia. Lui! Ripete una tiritera sui risultati di ricerche in atto ed ancora da fare: lui sapeva già prima quello che Cristoforo Colombo doveva ancora scoprire. Tanta sensibilità etica per finire sui danari! Danari (italiani) che non devono essere concessi a quelli che vogliono fare ricerca senza i paraocchi imposti al gregge d'Italia dalla gerarchia cattolica. Un paese come Malta, poco più grande di un paese di Sicilia, ha tutto il diritto di porre dei veti al mondo intero! L'argomento all'origine è degno di un azzeccagarbugli: la legge 40, discutibilissima e liberticida, deve produrre i suoi effetti non sono sul nostro disgraziato paese, ma sul mondo intero. Quando si dice integralismo!

L'ultimo intervento è quello di Alfredo Biondi, un vecchio liberale proveniente dal PLI. Annuncia la sua astensione per non votare contro ai suoi compagni di coalizione, consegna la scheda per questo, ma la sua coscienza si dichiara a favore della libertà di scienza e di ricerca. Rimane almeno qualche liberale in Forza Italia! Un solo astenuto sulla mozione Finocchiaro che grazie a Biondi può passare! Bravo Biondi! Anche Sterpa aveva annunciato un'astensione, se ho capito bene. Ma l'astensione risultato al conteggio è una sola. Devo esserci qualche mistero. Non sono né un esperto né un appassionato di calcio parlamentare, ma vorrei capire di più sull'andamento della votazione. La mia attenzione era tutta concentrata sui discorsi, molto meno sugli schieramenti e sui meccanismi di formazione del voto. È probabile che non abbia capito nulla.

Staminali: sta parlando Carla Bianconi per la "minoranza di blocco".


Carla Bianconi che si è appena pronunciata sulle cellule staminali era una dipendente del ministero del tesoro eletta nelle liste di Forza Italia. E' già alla seconda sua legislatura ed ha ormai acquisito il diritto al vitalizio da parlamentare: è questa una delle infinite voci dei costi della politica che gravano su ogni contribuente, anche quello che prende qualche migliaio di euro al mese. Credo che stia meglio in parlamento anziché come dipendente del Ministero del Tesoro, come si legge nella sua scheda on line. Non dice nulla di apprezzabile, ma ha fatto intendere da che parte sta, non cosa pensa, ma da che parte sta e come voterà impegnando con il suo voto tutti noi. Vi è poco da analizzare in un discorso che è la recita di un copione e che a quanto pare nell'Aula nessuno sta ascoltando (forse solo io da casa ho ascoltato per radio). Vorrei anche evitare di entrare in polemica con un appartente allo stesso partito al quale anche io sono iscritto, anche se non avrò mai occasione di poterla confutare in qualche assemblea di partito: non se ne fanno. Ciò che mi fa riflettere è il fatto che io debba ascoltare impotente e rassegnato per radio un discorso che non condivido per nulla. Eppure io ho votato il simbolo Forza Italia e Carla sta parlando non a nome dei suoi elettori (non rintracciabili perché il voto è segreto) ma a nome della "nazione", ovvero di tutti gli elettori o almeno di quelli di Forza Italia, su base nazionale e di collegio. Non sarebbe cambiato nulla se anziché votare Forza Italia avessi scelto un'altro partito. Volendo analizzare cosa un parlamentare eletto faccia una volta eletto, ne avrei di che guastarmi il fegato a prescindere dal partito di appartenenza. In effetti, è scontato che una volta eletto il deputato si considera assolutamente sganciato dal suo elettorato, fatta salva forse una ristretta clientela. Ricordo una volta di essermi divertito non poco incontrando per la seconda volta un deputato, mio compagno di università pochi anni prima ed eletto sfruttando il nome di Aldo Moro. La prima volta mi trattò con sufficienza, la seconda volta lo vidi sorbirsi un "pesante epiteto" gridato per le vie del centro da un suo Grande Elettore. Non mi ricordo come si chiamava l'amico, ma lo vidi sorbirsi il silenzio e tutto docile il pubblico oltraggio. Con i colleghi di materie giuridico-filosofiche cerco quando posso di analizzare il senso della rappresentanza politica. Si riconosce in genere che è un istituto in crisi, ma il dibattito è tutto da sviluppare.

Alle ultime elezioni non volevo andare a voto dopo l'episodio De Lillo. Ci sono andati rispondendo all'appello di Berlusconi, ma mi sono turato il naso. Mi chiedo se ciò si debba chiamare democrazia. Per i deputati e senatori eletti nelle liste di Forza Italia credo che sia maggiori che negli altri partiti lo scollamento fra l'elettorato e ciò che il rappresentante fa in parlamento. Io ho avuto una personale vicenda con Marco Taradash, da me votato nelle liste di Forza Italia. In pratica, è come se ogni cinque anni in un gioco obbligato vengono estratti un migliaio di parlamentari, strapagati, i quali poi hanno libera licenza di fare e dire quel che vogliono e anche di deridere il loro elettorato. L'istituto si chiama divieto di mandato imperativo e tocca rassegnarsi. Non posso imporre a Carla Bianconi di esprimere in parlamento le mie vedute e posizioni di iscritto a Forza Italia. Non l'ho per giunta manco votata. Quelli che ho votato (Taradash, De Lillo) mi hanno dato pure del fesso per averli votato. Sono le delizie della democrazia alle quali bisogna rassegnarsi. A queste delizie sono pure destinati i cittadini dell'Iran e dell'Afghanistan democraticamente invasi e occupati. Ma almeno un diritto mi si deve riconoscere: quello di poter criticare pubblicamente in questo blog ed con ogni altro mezzo a larga diffusione possibile i rappresentanti eletti del mio stesso partito, al quale rinnoverò scrupolosamente la tessera di iscrizione. Il ragionamento è speculare: una volta eletto il deputato può tranquillamente infischiarsi del suo elettore, ma almeno se vogliamo stare al gioco deve essere consentito al cittadino che ne abbia il tempo e la voglia di criticare pubblicamente il deputato eletto. Forse sviluppando questo diritto dei cittadini si potrà conseguire una diversa maturità democratica. In questo momento sta parlando l'ineffabile Buttiglione, uomo dalla «solida visione etica», sul quale mi taccio in memoria di un'antica conoscenza. Reclama con forza il ristabilimento della "minoranza di blocco" insieme con Malta e Polonia, per poter impedire lo sviluppo della ricerca anche in altri paesi, non essendo soddisfatto che questi divieti siano ora vigenti in Italia, per disposizione della Santa Sede.

Carità pelosa e cupidigia di servilismo

Se devo esprimere un'opinione, assolutamente libera, sulla presenza italiana in Iraq e in Afghanistan, ritengo che non si tratti di "missione di pace" (!), ma di piena partecipazione ad una guerra nella quale ci ha spinto un alleato molto più potente di noi: gli USA, che avrebbero potuto farsi da soli una guerra tutta loro. Di ONU non mette conto parlare: nessuno può seriamente attribuirgli del credito. Faccio fatica a capire l'utilità di questa politica estera, che avrà certamente un costo ed anche ingente. Sentiamo dire ogni giorno che mancano i soldi per questo o per quest'altro, ad esempio per l'università. Buttiamo però dei soldi in Iraq e in Afghanistan. Ho sentito dire una volta a Berlusconi che con la partecipazione alla guerra iraquena abbiamo venduto più vino negli USA.

Stiamo anche assistendo ad un allargamento del conflitto alla Siria e soprattutto all'Iran. Mi chiedo se manderemo soldati anche in Iran per portare la pace e la democrazia. Mi chiedo quale resistenza sapremo offrire se le nostre piazze, i nostri mercati, i nostri monumenti saranno fatti oggetto della stessa attenzione delle Torri Gemelle.

Non abbiamo vera autentica democrazia in casa nostra e pretendiamo di portarla in casa altrui: una carità pelosa. In passato, nell'immediato dopoguerra, la classe politica che prese il potere dopo la disfatta fu gratificata da Vittorio Emanuele Orlando di "cupidigia di servilismo". Cambiano i governi, ma resta lo stesso servilismo di allora. L'intervento di Berlusconi mi è parso deludente e inadeguato. Mi sarei aspettato di più da un leader. Ma non gliene faccio colpa. Per essere un leader più forte e rappresentativo avrebbe avuto bisogno di quel partito unico, radicato e capace di organizzare un dibattito ed un pensiero collettivo che rispecchiasse il pensiero della società italiana. Così non è ed ogni deputato fa esercizio di retorica, annaspa nel buio e non rappresenta altri che se stesso. Il paese resta fuori dalle stanze del potere ed è insondabile. Si sveglierà forse tragicamente e chiederà conto a chi pensava di governare in suo nome.

Volontè, Pedrizzi e la volontà contesa del popolo italiano

Ho appena terminato di ascoltare le interrogazioni degli onn. Volonté e Pedrizzi riguardo alla ricerca sulle cellule staminali embionali che si vorrebbe fosse impedita e proibita anche all'estero. Per fare ciò si argomenta sulla "astensione attiva" del 75 per cento come se fosse stata una manifestazione attiva per il no. E' stato un vile sabotaggio di una consultazione democratica dove di antidemocratico vi è il quorum stesso e la volontà truffaldina di quanti vi hanno speculato sopra. A fronte di ciò vi è stato un 25 per cento circa di volontà espressa per il "si", che ben potrebbe ispirare il parlamento per rendere libera la ricerca scientifica: astensione significa che si lascia gli altri liberi di decidere in un senso o nell'altro. Resta disarmante il clericalismo e oscurantismo degli onorevoli interroganti. Vi è poco da commentare. E' sufficiente registrare il fatto a imperitura gloria degli onn. in questione. Aggiungo soltanto che come ricercatore se fosse in mio potere salvare vite umane impiegando cellule staminali non accetterei limitazioni alla mia libertà di ricerca: non vi è legge ordinaria che valga in contrario! Quanto più nuovi e inesplorati sono i campi di ricerca tanto più il singolo ricercatore è il solo giudice in materia deontologica: solo lui può sapere ciò che si può e ciò che non si può! Non chi non capisce nulla di scienza ed ha solo feticci dietro cui nascondersi o a smesso di essere uno scienziato. Tutt'altra questione è il mancato rispetto di leggi vigenti, non fatte ad hoc per impedire la ricerca in sé, ma già esistenti e posti a tutela di diritti altrui. Ricordo i tempi in cui la pratica dell'autopsia, necessaria per lo sviluppo della conoscenza dell'anatomia umana, era una pratica proibita considerata alla stregua della negromanzia. Ricordo ancora il rogo di Giordano Bruno, il processo consumato contro Galilei e l'indigestione subita ad opera di Darwin in un'epoca in cui per fortuna si erano stati spuntati gli artigli del potere temporale. I pretesi difensori della vita e dignità umana hanno in realtà a cuore interessi che nulla hanno a che fare con la scienza o con la dignità umana.

POST SCRIPTUM - Non sono un ricercatore di scienze biologiche, ma confermo quanto ho detto sopra: non accetto limiti alla mia libertà di ricerca e nel mio ambito nessuno me ne può imporre. Invidio i biologi per la loro possibilità di combattere la morte e le malattie, ma forse è anche più esaltante la ricerca filosofica-giuridica quanto si tratta di scavare dentro la nostra mente per espungere secoli e millenni di pregiudizi o di smascherare forme subdole di potere. Ognuno ovviamente rischia in proprio ed io non potrò mai essere un apostolo della mia "fede" e delle mie convinzioni: le sperimento direttamente sulla mia pelle. Gli altri se sapranno e vorranno potranno seguire l'esempio, o se preferiscono possono tenersi strettamente aggrappati ai loro pregiudizi e alle convinzioni di cui non possono fare a meno. Questa si chiama libertà. Il dichiararmi ricercatore non è poi una forma di civettereria, ma un modesto dato di fatto. Ormai non ho più il tempo per trovarmi un altro mestiere. Naturalmente un prete che ha la verità può saperne più di me, ma si tenga la sua verità ed a me lasci la mia libertà. Se decisione di ordine morale potrà esservi come conseguenza delle mie ricerche, nessuno meglio di me potrà giudicare e decidere per il meglio. Se non avrò la forza di resistere ai tanti Pedrizzi assurti al ruolo moderno di legislatori ed inquisitori, potrò sempre espatriare, ma con me se ne sarà andata via la speranza di quanti aspettano risposte terrene alla loro sofferenza ed al loro anelito di libertà.

La differenza fra Giordano Bruno e Galilei Galilei è che il primo non ha abiurato contro la sua coscienza e ha accettato la morte sul rogo: merita pienamente il monumento che gli è stato eretto a Campo dei Fiori, quasi nello stesso identico punto della piazza dove era stato arso tre secoli prima. Galilei sapeva più di Giordano esser vera la sua verità sulla natura degli astri, avendone avuta l'evidenza sperimentale con il cannocchiale da lui inventato: quel cannocchiale dentro il quale gli alti prelati si rifiutavano di guardare (Brecht), credendolo forse uno strumento del diavolo. Galilei – conoscendo il rigore delle leggi vigenti – ha preferito l'abiura, scegliendo di vivere (con infamia, direi) salvando la pelle. I suoi allievi non hanno potuto apprendere da lui oltre alla fisica anche l'eroismo della scienza. Hanno appreso la via dell'emigrazione, che continua ancora oggi.

Guai allo scienziato che andasse a chiedere lumi alla Chiesa in materia di scienza. Saremmo ancora ad un'età dell'universo calcolata secondo il racconto biblico, cioè a 5467 anni, due mesi, quattro giorni, due ore e sette secondi o qualcosa di simile. Ma cosa poi è questa Chiesa cattolica di cui sembra non si possa fare a meno? Un'Accademia delle Scienze o non piuttosto una moderna Santa Inquisizione, in passato assetata di sangue ed oggi bramosa di potere e privilegi sulla base delle leggi vigenti e grazie ad un elettorato immaturo, privo di senso politico e civico? A quelli che vogliono vivere secondo i suoi dettami chi impedisce di farlo, lasciando in pace gli altri che la pensano diversamente? Purtroppo non ho la possibilità di sapere se io stesso nel momento decisivo mi comporterei secondo l'esempio di Giordano Bruno o di Galileo Galilei. La mia non è una scienza sperimentale che ha immediate ricadute sulla salute di tanti malati che aspettano dalla scienza (non dal cardinale Ruini) una cura. Io opero soltanto nel campo delle opinioni, dove ho una concorrenza fortissima dall'esercito del clero cattolico che ha il possesso per legge della verità, della morale, dell'eticità, della definizione di ciò che è vita e di ciò che non lo è, di ciò che è persona e di ciò che non lo è. Il nostro è uno stato confessionale come lo sono l'Iran e l'Afgahnistan dei Talebani. Cambia un poco la forma, ma resta la sostanza. La mia identità non è né cattolica o cristiana né musulmana. Rivendico il mio diritto a ricercare (sono appunto un "ricercatore") i principi etici e morali su cui basare la mia esistenza senza altrui vincoli. Questa libertà mi è negata in quanto cittadino dalla presenza della chiesa cattolica. La campagna referendaria ha significato questo. Oggi è l'embrione domani chissà cos'altro ancora! Il potere conseguito cerca sempre nuove posizioni di maggior potere. Arriveremo all'obbligo domenicale per legge della messa domenicale ed alla stesura dello stato delle anime redatto dai parroci ed aventi valore di legge. Che ci vuole! basta avere in parlamento tanti Pedrizzi e tanti Binetti: la legge la faranno loro! Il "relativismo" purtroppo non comporta la reciprocità. Un relativista può essere tollerante nei confronti del possessore della verità assoluta ma questo non può essere altrettanto tollerante verso il relativista. Le antiche religioni greco-romane, aapunto perché relativiste e politeiste, non avevano bisogno di evangelizzazione e di proselistismo: sono scomparse davanti alla violenza in nome di Cristo. Per fortuna, oggi la sua Chiesa non ha il potere di mandare al rogo il dissenziente, ma ritorneremo a quei tempi se non saranno mantenuti argini del liberalismo e se quanti possono parlare decidono invece di tacere per viltà o amor di quiete.

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Sulla pena di morte con riguardo al cosiddetto "terrorismo suicida"

Sulla pena di morte i radicali dell'ex terrorista Sergio D'Elia, fondatore dell'Associazione "Nessuno tocchi Caino", vanno conducendo una lotta di "civiltà" per la sua abolizione il tutte le legislazioni statali del mondo. Teoricamente per me il problema verte sulla liceità dell'idea stessa di "pena" come conseguenza di un illecito. Il contenuto della pena può variare nel tempo e nello spazio. In ogni caso, è indubbia che la pena massima che si possa comminare è la pena di morte: il sistema giuridico non ne conosce una maggiore.

Se l'atto di un "terrorista suicida" può avere come conseguenza la morte di innocenti (donne e bambini casualmente presenti), può immaginarsi che il "terrorista" stesso abbia considerato la portata del suo atto, se ne sia assunta la responsabilità ed abbia accettato la pena massima che gli si sarebbe potuto infliggere: la morte. Il gesto non può non farci riflettere. Spesso gli atti suicidi non hanno valore strategico, non possono cambiare gli esiti del conflitto. Se un significato hanno, è proprio quello di indurre alla riflessione nelle teste normalmente riempite dalla "libera" stampa, spontaneamente ubbidiente ai governi. Tornando agli attentatori di via Rasella, possiamo immaginare che se avessero firmato il proprio attentato con il metodo (incivile e barbaro) dei "fondamentalisti" musulmani, probabilmente avrebbero risparmiato le vite di quanti rastrellati furono poi uccisi per ritorsione alle fosse ardeatine…

La "liberà" e la "democrazia" alla quale si vuole educare popolazioni refrattarie non potevano avere una smentita, un rifiuto più clamoroso. Essendo personale la responsabilità penale per atti illeciti, non dovrebbero venire perseguiti altri soggetti oltre quelli morti nell'attentato "terroristico". Abbiamo invece superato l'inimmaginabile con la guerra preventiva verso Stati "canaglia" che sarebbero stati ispiratori o semplicemente avrebbero ospitato organizzazioni di cui facevano parte gli attentatori suicidi. A me questa pare una barbarie giuridica che supera quella attribuita al nazismo. Lo ha riconosciuto un ministro tedesco, che è stato subito costretto alle dimissioni per aver detto una semplice verità.

Sta parlando Martino in diretta... Banalità!

Deludente il discorso. Annotazioni volanti: una definizione della democrazia. La seguente: poter votare qualcuno sulla base di una costituzione approvata con suffragio. Già! E se tutto questo è un processo addomesticato e truffaldino? Non può costruirsi allo stesso modo un regime fantoccio? E che diritto abbiamo noi di imporre ad altri le nostre istituzioni, facendo per giunta una guerra non ancora cessata. Evidentemente chi ha subito la guerra non ha aspettato a braccia aperta i generosi liberatori. Dice: "terroristi suicidi", sempre "terroristi" ma "suicidi". Io ho più rispetto per chi firma le proprie opinioni politiche con un atto di morte: il proprio. Terroristi? Cosa significa terroristi? Non erano terroristi quelli che misero le bombe in via Rasella ben sapendo quali sarebbero state le conseguenze per la popolazione civile? I nostri "eroi" di allora non si sono "suicidati" per mettere la bomba, ma hanno preferito ammazzare e far ammazzare gli altri. La filosofia dell'italico eroismo dice: innazitutto sia salva la mia pellaccia!

Da Martino mi sarei aspettato un discorso più intelligente. Invece ho ascoltato banalità e frasi trite e ritrite. Per nascondere un sostanziale fallimento della politica di civilizzazione. Siamo andati (di facciata) a portare la "democrazia" e stiamo scoprendo in casa nostra che è una merce avariata ed invendibile. Un popolo per davvero libero sa darsi quelle istituzioni che sono più adatte al proprio grado e genere di civiltà. Un popolo è libero o non è: la libertà è qualcosa che può darsi esso e solo esso. Un popolo non può essere "liberato" da un nemico in armi. Un popolo si autocostituisce con un atto proprio dandosi esso stesso la costituzione di cui ha bisogno. La "liberazione" fatta da altri è la forma odierna dell'assoggettamento; è l'odierna ideologia degli invasori. Sarebbe più onesto chiamare le cose con il loro nome, quello vecchio che alle cose dava un senso: pane al pane, vino al vino. La democrazia che stiamo praticando è una sovversione continua del linguaggio. Neppure la scoperta clamorosa della menzogna (le armi inesistenti di Saddam) ha fatto arrossire i nostri politici menzogneri: eccola la nostra democrazia!

martedì, luglio 18, 2006

La criminalizzazione del nemico

Non so orientarmi fra le sigle dei gruppi armati che si oppongono ad americani e israeliani con le armi in pugno o con il tritolo nascosto sotto i vestiti: mi sembra un aspetto secondario. Non credo che si debba fare il tifo per gli uni o per gli altri: i nostri sono i buoni e gli altrisono cattivi e odiosi. Io vedo solo uomini che combattono e muoiono ed altri ancora che vanno consapevolmente incontro alla morte facendo spregio della propria vita. Tutto ciò mi fa riflettere e mi inquieta. Mi spinge a pormi interrogativi e mi lascia sgomento. Se la "libera" stampa dovesse fornirmi strumenti per comprendere la realtà, starei fresco. La situazione è peggiore di quella ai tempi di Goebbels. Allora si sapeva che l'informazione era tutta in mano al governo ed uno poteva anche scegliere di non credere al governo. Poteva chiudere porte e finestre e mettersi a ragionare con amici fidati. Ma adesso con una stampa che si dice libera diventa più difficile distinguere il fatto successo dagli intenti manipolativi e distorsivi di chi ti porge la notizia del giorno. I politici considerano poi assolutamente normale dare interpretazioni contrapposte degli stessi identici fatti! Quello che l'uno dice esser bianco per l'altro è invece di color nero. La verità è quella che si ripete più spesso. Anche il sole da rotondo può diventare quadrato se non si cessa mai di ripetere che è quadrato. Scegliendo a caso un articolo, provo ad analizzarne il contenuto.

Quello che un tempo era il »nemico« al quale si doveva anche rispetto diventa adesso un "fiancheggiatore", un miserabile "ribelle", un abietto "terrorista", esseri umani che si possono "spazzare via". Per non parlare poi dell'insulto metafisico: "fondamentalista". Qualche giorno fa ho sentito parlare Rutelli usando la parola "fondamentalismo" con la quale pensava di aver spiegato qualcosa. In effetti, a pensarci bene, dal 1945 in poi in tutte le guerre dove da questa parte si trovano i vincitori di allora, tutti quelli che invece stanno dall'altra parte sono sempre soltanto "criminali". Se cercano di armarsi con armi pari a fronte di chi le stesse armi le tiene in pugno per investitura divina, ebbene essi sono degli esseri moralmente abietti che vogliono attentare alla pace, quella pace che i vincitori di Yalta hanno stabilito per tutto il millennio a venire. Se in assenza di armi costose e sofisticate, si trasformano loro stessi in bombe umane, essi sono criminali di una specie ancora peggiore: fondamentalisti e canaglie. E potrei continuare con molti esempi per dimostrare un enunciato assai carico di conseguenze: la perpetua criminalizzazione del nemico, contro il quale (a fin di bene) diventa pure lecita la menzogna smascherata come tale.

A quanti mi degnano del loro ascolto io mi sforzo di dimostrare la fondamentale differenza fra un nemico (in senso bellico: l'hostis) ed un criminale. Il nemico è tale solo per la durata del tempo di guerra, che si spera sia breve, e finché non torna la pace (quella vera, non quella drogata delle missioni di pace, che sono soltanto un'integrazione della guerra, la stabilizzazione dei risultati dopo i combattimenti maggiori). Per il nemico si può tornare ad avere rispetto. Con il memico di ieri ci si può perfino imparentare. Diverso è il discorso per il criminale: egli non cessa mai di esser tale e l'odio si tramanda di padre in figlio. Le parole che si usano per indicare tutto ciò che si oppone agli USA contengono sempre una connotazione morale negativa. La stampa "libera" e "civile" educa ordinariamente al linciaggio di quanto non restano folgorati dall'eccellenza del nostro sistema democratico, del nostro superiore modo di vivere. I politici sono poi di gran lunga peggiori dei giornalisti ai quali trasmettono le notizie ed il senso che devono dare.

Le notizie dell'ultima ora parlano di un ONU che si appresterebbe ad entrare in scena per garantire i nuovi equilibri dello status quo uscito dalle operazioni militari, dove sarebbe ingenuo riconoscere le ragioni del diritto e della giustizia: assolute chimere. Ma quale che siano stati gli esiti fortunosi delle armi resta ancora più alto il grado dell'inimicizia ed il senso di ostilità di chi non accetta l'imposizione di armi tecnologicamente più avanzate, ma non per questo più giuste. Dovremo abituarci per un verso a vivere in un mondo sempre più criminalizzato e per un verso sempre più assurdo ed incomprensibile nella misura in cui lo svuotamento di senso di parole come pace e guerra, i condizionamenti mediatici di formazione del pensiero e della coscienza diventano essi stessi i mezzi bellici tecnicamente più sofisticati: la sconfitta totale del nemico la si raggiunge con lo svuotamento del suo cervello, con la privazione di qualsiasi consapevolezza critica davanti al bastone che lo ha messo in ginocchio. Devono perfino riconoscere le colpe dei loro padri ed erigervi un monumento a loro perpetua memoria.

A chiusura di queste riflessioni do una esplicitazione per non ingenerare equivoci in chi mi legge. Non sono io stesso un terrorista. Mi dichiaro non violento e amante della pace. Ritengo che ciò che normalmente si chiama pace non è per nulla pace, ma è soltanto una guerra stabilizzata, una guerra che cova in permanenza negli animi. Ritengo che la pace debba essere perseguita e costruita realmente. A questo scopo ritengo che sia necessaria l'esistenza di un soggetto politica la cui possibilità è stata osteggiata per secoli. Penso ad un'Europa politicamente unita capace di assumere stretti vincoli di pace con gli antichi popoli del Mediterraneo, dove c'erano anche gli Ebrei, infima minoranza in un più vasto mondo. Ma se anche ciò non potesse essere, ritengo che la pace sia un bene troppo importante per lasciarlo nella bocca di uomini che dicono pace e portano guerra.

Su Calciopoli

Ho trovato sempre maledettamente noioso il gioco del calcio. Non ho mai avuto la pazienza di seguire per intero una partita di calcio per tutta la sua durata. So di essere un'eccezione. Trovo adesso altrettanto noioso seguire la cronaca giudiziaria connessa ai gravi reati compiuti mentre si giocava al pallone e milioni di telespettatori si appassionavano fino allo spasmo a qualcosa di apparentemente pacifico. La morale che ne traggo è che non vi è innocenza neppure nel gioco del pallone. Il marcio che corrode la nostra società arriva fin lì e chissà in quanti altri luoghi non ancora venuti alla luce del sole. Mi interessa qui fare appena un accenno ad una connessione che non mi è chiara in tutta la sua articolazione, ma di cui sono convinto: fra il gioco del pallone, ossia la forma ludica con la quale lo si percepisce, ed il modo della partecipazione politica vi è una trasposizione a danno della politica. Vedi forti analogia fra il tifo verso una "squadra" di calciatore ed il modo di vivere la partecipazione politica: i più si lasciano ottenebrare dalla tifoseria e sono incapaci di affrontare con cognizione profonda di causa, con responsabilità e lungimiranza i problemi sociali della vita di ogni giorno che coinvolgono tutti e le cui conseguenze per la macata e giusta soluzione si ripercuotono lontano nel tempo, passando da una generazione all'altra. Intere esistenze si bruciano e si spengono in assenza di speranza e prospettiva: il tempo perso non è recuperabile per la propria generazione ed è dubbio che la generazione successiva sappia trarre insegnamento dagli errori delle generazione precedente. Politica e calcio sono cose fondamentalmente diverse ma vengono percepite e vissute allo stesso modo e con le stesse forme: tutta la nostra splendida democrazia ha la stessa consistenza etica del gioco del pallone! I politici lo sanno bene e favoriscono il fenomeno sul quale si adagiano. Non a caso, incominciando da Berlusconi, sono loro stessi tifosi di questa o quella squadra e presidenti di associazioni calcistiche. Il presidente in carica, lo spiritista Prodi, ama tanto la parola "squadra", il "gioco di squadra", il "fare squadra".

In dissenso con Bonaiuti: io sto con gli Arabi

Alla Direzione Nazionale
di
Forza Italia

Come iscritto di Forza Italia dico a Bonaiuti che io sto dalla parte degli Arabi, non di Israele: può essere una sua opzione, ma non qualcosa che mi vincoli né come iscritto a FI né come elettore. Apprendo di una sua dichiarazione in tal senso da un passaggio televisivo. Non ho mai partecipato ad una riunione di partito dove si discutesse di politica estera. Non è ammissibile che la linea politica di un partito venga decisa da un personaggio che esprime opinioni personali imposte ad ogni iscritto e elettore di quel simbolo. E' un sistema fondamentalmente antidemocratico. E' esattamente l'opposto di una politica e di una forma organizzativa che pretende di essere liberale. E' inammissibile. In una società liberale ognuno ha diritto alle sue opinioni, che possono essere liberamente e civilmente confrontate, ma non può essere che uno fornisca a tutti gli altri la linea da seguire: credere, obbedire, combattere! Sono passati per fortuna quei tempi! Ancora una volta, in un momento di crisi interna ed internazionale, si nota l'assenza di dibattito interno e la pretesa di vincolare iscritti ed elettori con spot televisivi.

Antonio Caracciolo

Inganni mediatici: sotto l'egida dell'ONU

Non è ancora terminata la rassegna stampa, faziosa, di Bordin a Radio Radicale. Gli devo nondimeno alcuni spunti odierni di riflessione che vanno però nella direzione contraria a quella dove lui vorrebbe portare l'ascoltatore con i suoi commenti in margine alla lettura dei giornali. Il primo spunto riguarda la natura e la tecnica dell'imperialismo americano. Pannella ha usato per Israele il termine di "testa di ponte" della democrazia in terra araba: sarebbe questo lo stato di Israele. Io ho invece parlato nei miei post di avamposto militare degli Stati Uniti in terra araba. Per gli USA questo e solo questo è il senso che può avere lo Stato d'Israele: un avamposto militare per la dominazione economica, culturale e militare di tutta l'area medioorientale. A differenza dell'imperialismo coloniale territorialistico degli Stati europei dell'Ottocento che procedevano per accrescimenti territoriali direttamente amministrati e soggetti, invece, l'imperialismo americano si è diffuso attraverso la penetrazione economica e/o culturale e/o "democratica" in territori lontani non contigui. Risulta infatti antieconomico occupare direttamente dei territori lontani ed assumerne la gestione con tutti i problemi localistici. E' preferibile esercitare un'influenza fatta di accordi economici e di garanzie su una lista determinata di interessi che devono essere rigorosamente rispettati dallo Stato controllato e vassallo. Con questo sistema gli USA, dalla dottrina Monroe in poi, hanno edificato il loro impero, ben più solido di quello britannico ed europeo continentale. Il mondo è oggi disseminato di basi americane note e segrete, da un sistema di alleanze dove non si va molto per il sottile gli alleati (asini e galline o anche iene e avvoltoi alleati tutti con il leone): il Saddam criminale di oggi era l'alleato di ieri finché doveva servire in chiave antiraniana. Gli storici americano non hanno peli sulla lingua a parlare apertamento di "impero" e "politica imperiale". I giornalisti ed i politici italiani, filistei, annacquano la realtà con termini eufemistici: un servilismo che supera perfino l'autocomprensione smaliziata che i dominatori hanno del loro ruolo.

Un curioso pietismo della nostra stampa "libera" e "democratica" parla di frequente del diritto all'esistenza dello Stato di Israele, diritto che i cattivi arabi contestano e che nessuno può mettere in discussione pena una bella accusa di antisemitismo magari con risvolti penali. Nel suo intercalare l'acuto Bordin obietta al giornalista (Scalfari) che quando è stato costituito con il compasso lo Stato di Israele in terra araba nel 1948 i pochi beduini che abitavano in quel territorio neppure sapevano di essere un popolo ed uno Stato. E allora? L'invasione ha dato loro la coscienza di essere un popolo! Una teoria famigerata, osteggiata dai "democratici", spiega che è proprio la presenza di un nemico a fornire un'identità che prima può anche mancare ed a costituire l'unità politica decisiva. Se i padri pellegrini fossero stati allora rispediti dai pellerossa incivili in Europa, come oggi si fa con i clandestini, probabilmente oggi non avremmo avuto gli USA e si sarebbe conservata la civiltà degli amerindi, cancellata dai fondatori della democrazia e della libertà (propria). Non avremmo avuto neppure il vasto fenomeno della tratta dei negri che ha colorato antropologicamente buona parte degli USA. Dal colore della pelle è presumibile che òa Condoleeza sia una discenente di quei negri che dalla Costa africana passavano alla Costa americana. Un bell'esempio di mobilità sociale.

Che gli arabi di oggi non intendano fare la fine degli amerindi mi sembra comprensibile e per nulla spregevole. Che vogliano essere padroni del loro destino nel bene e nel male mi sembra un diritto elementare non contestabile. Gli israeliani hanno per il 35 per cento passaporto statunitense o europeo: lo apprendo da Pannella che dal fatto trae la conseguenza di fare entrare Israele nell'Unione europea o perfino di farne uno Stato Usa. Una diversa conseguenza può essere invece quella di un rimpatrio assistito, non certo di un ammaramento dalla terra al mare. Non una fuga disperata di gente cacciata da una terra non loro, ma un rimpatrio nel paese di provenienza del quale conservano il passaporto. Un ritorno con tutte le comodità e con ogni forma di assistenza possibile. Non una fuga disperata.

La legittimità dell'esistenza di uno Stato non può essere fondata su una decisione politica della maggiori potenze ai danni di un terzo: è nato esattamente così lo Stato di Israele. Tutti i commenti e le dichiarazioni riportati da Bordin nella sua rassegna stampa danno un postulato assolutamente evidente il diritto all'esistenza dello Stato di Israele, la sua legittimità. Questa evidenza può ben esserci nella testa di Bordin, Pannella, Bonino e la vasta schiera dei politic che ieri sera hanno vegliato alla sinagoga in Roma. La stessa evidenza non è più tale se ci spostiamo in terra araba e raccontiamo diversamente la storia dal 1948 in poi. Sento ripetutamente citare con sdegno il fatto che gli Ezbollah (ma chi e cosa sono? dei marziani?) siano appoggiati da taluni stati arabi. Nessuna impressione suscita il fatto che Israele sia stata da sempre la oonga manus degli USA in terra araba. Gli Ezbollah, che io sappia, sono arabi originari dei luoghi; gli israeliani sono immigrati venuti ad impossessarsi ed a colonizzare un territorio non loro per successione ininterrotta nei secoli. Esilarante l'uscita di Pannella sull'odontotecnico palestinese di Gerusalemme che è felice di poter fare l'odotecnico su licenza isrealiana!

L'ONU. Trovo incomprensibile il frequente riferimento a questa screditata istituzione come se fosse dio in terra. Dietro questa istituzione, non organizzata democraticamente con eguaglianza di voto fra San Marino e gli USA o la Russia, si nascondono tutte quelle decisioni che le grandi potenze non intendono prendere in prima persona. Al tempo stesso gli stati vassali, come anche l'Italia, possono illudersi di non ubbidere ad sostanziali interessi ed ordini statunitensi ma di muoversi «sotto l'egida dell'ONU» (parola magica di uso frequente).

Se gli Stati Europei, incapaci di darsi unità diversa da quella di una unione doganale, non fosse stati messi fuori gioco dopo la "liberazione" dal nazifascimo nel 1945, avrebbero tutto l'interesse ad una politica di pace e di collaborazione con il mondo arabo. Ciò non corrisponde agli interessi geopolitici degli USA che dalla prima guerra mondiale in poi hanno inteso fare da padroni in Europa e nel resto del mondo: un'Europa politicamente unita, forte, autonoma non è mai stato negli interessi americani dalla dottrina Monroe in poi. Questa dottrina è stata ed è una dottrina antieuropea nata come risposta al congresso di Vienna.

Il dibattito in corso alle Camere sul finanziamento alle "missioni di pace" (!) vede unite maggioranza e opposizione in una linea di continuità, con l'eccezione di ristrette frange. Il dibattito è incomprensibile. In teoria il nuovo governo avrebbe facile motivo per una politica di ritiro delle truppe e disimpegno da guerre fatte e decise da altri (USA) per una politica imperiale non condivisibile sul piano dei principi e della dignità politica. Non si capisce perché la Sinistra non abbia il coraggio di imitare Zapatero (la Spagna è rimasta fuori grazie alla saggezza di Franco dalla seconda guerra mondiale). La spiegazione più logica e convincente credo la si possa trovare in una sostanziale omologazione del ceto politico italiano, dove è fittizia la contrapposizione interna in destra e sinistra ed è invece sostanziale e prevalente uno stesso interesse corporativo di ceto. La nostra è stata in tutto questo dopoguerra un ceto politico che doveva amministrare (con i relativi vantaggi e lucri personali) il modello politico uscito dalla guerra del 1939-45 (disfatta militare ideologizzata come Liberazione e Resistenza). I margini di manovra furono fissati allora e non è lecito travalicare. Per farlo bisognerebbe avere una statura politica ed una condizione dello spirito pubblico che manca del tutto. Servilismo e viltà accomuna »tutti« i nostri parlamentari, dall'estrema destra all'estrema sinistra, divisa sulla distribuzione delle prebende ora a destra ora a sinistra, ma unita nella conservazione delle condizioni della propria esistenza corporativa. "L'egida dell'ONU" è soltanto una foglia di fico dietro la quale si nasconde inettitudine, mancanza di coraggio e dignità, totale assenza di autentico amor patrio. Fanno male i loro calcoli, credo, quanti sperano in una rapida dissoluzione del governo di centro-sinistra: i corposi interessi di potere legati agli incarichi (102 deleghe più derivati) sono ben più forti di ogni fumisteria ideologica verde rossa o gialla.

Ho appreso dalla stessa rassegna stampa di due manifestazioni contrastanti che si sono tenute ieri a Roma. I vertici del mio partito erano alla Sinagoga. Io non sono stata a nessuna delle due, pur dissentendo dalla linea politica della direzione nazionale. Ho disprezzato e disprezzo Pietro Fuda che mentre era ancora formalmente un leaders di FI si trovava nello stesso giorno non alla manifestazione del suo partito, ma a quella dell'allora opposizione: poi ha fatto il salto trasformistico dopo aver sfasciato FI che gli aveva dato i vantaggi del potere. Io starò nel partito del quale ho preso la tessera, puntualmente rinnovata, finché non verrò espulso per le mie posizioni non conformiste. Ho preso la tessera di un partito per poter dire quello che penso, non per ripetere come un pappagallo le cose gli altri (i capi) pensano di poter dire in barba a quanti hanno sottoscritto una tessera di carta o di plastica.
(bozza da rivedere)

lunedì, luglio 17, 2006

La guerra infinita

Mi sento impotente davanti agli entusiasmi filoisraeliani di Radio radicale. La rassegna stampa è tutta condita di intercalari e commenti di parte. Dovrò trovarmi qualche altra fonte di informazione sull'attualità politica. E' tuttavia merito di Radio radicale di aver trasmesso in diretta una manifestazione dell'estrema sinistra di governo, dove si chiede addirittura la cacciata dell'ambasciatore israeliano e dove con mia sorpresa ho potuto in parte riconoscermi. A mia volta, vorrei però cercare di non essere fazioso nella mia posizione antisraeliana. Credo di essere obiettivo se constato che la guerra arabo-israeliana è iniziata prima che io nascessi e durerà probabilmente anche dopo la mia morte. Non credo sia mai esistita una guerra così lunga in tempi a noi vicini, fatta eccezione per la guerra dei Cent'anni fra Francia ed Inghilterra. Ai Cent'anni ci siamo quasi vicini se facciamo iniziare la guerra arabo-israeliana prima del 1948...

Ricorre l'espressione "diritto all'esistenza dello Stato di israele". Ma chi dovrebbe riconoscerlo questo diritto? Noi? Gli italiani e gli Europei? E cosa c'entriamo? I veri interlocutori sono gli arabi che si sono trovati gli israeliani in terre arabe. Evidentemente gli arabi non intendono riconoscere questo diritto. Possiamo noi costringere gli arabi? Ci conviene? E' giusto? Leggo una notizia di questa mattina: petrolio rovente, con ricadute economiche per noi da tempi di guerra: ci aspetta un peggioramento della nostra vita quotidiana che incomincia dai redditi più bassi, quelli vicini alla sopravvivenza. Essere "minoritari" o "maggioritari" nello schierarsi a parole pro o contro il diritto all'esistenza di Israele ha poco senso politico. Attraverso la droga calcistica e i talk-show televisivi il "popolo" italiano ha perso ogni istinto politico. Mi chiedo a nome di chi parli il mite Boselli quando dice in televisione che i nostri soldati (tra i quali qualche disoccupato, finito per disperazione in Afghanistan) sono in Afghanistan su mandato ONU, non per volontà del popolo italiano. E mi chiedo quanto ci costi ciò in danari e cosa si sarebbe potuto fare con gli stessi danari… Mah! Rinuncio a scrivere quant'altro mi passa per la mente. Due sono le cose: o questo paese in cui vivo mi è sconosciuto ed estraneo o sono io del tutto estraneo a questo paese oppure terza possibilità questo paese non ha nulla a che fare con quello che i nostri politici intendono rappresentare.

domenica, luglio 16, 2006

Sull'art. 11 della costituzione

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Art. 11 della costituzione italiana nel testo vigente:

«L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo».
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Sto ascoltando una trasmissione di Radio radicale dove parecchi interventi vertono sull'art. 11 della costituzione. E' stato letto pure un messaggio del filosofo americano Chomsky. E' intervenuto anche Cesare Salvi, adesso sta parlando Dario Fo'... (che sente il vomito...).

Non ho mai dato particolare valore all'art. 11 perché considero un non-senso ogni accenno all'autolimitazione della sovranità. Considero quell'articolo scritto in condizioni di grande avvilimento del popolo italiano, da un gruppo di parlamentari privi di legittimazione e di scienza. La pace è per me più solidamente fondata sulla prima legge di natura formulata da Thomas Hobbes: la pace è assolutamente necessaria per garantire la vita propria e altrui, va ricercata con ogni mezzo e non bisogna mai stancarsi di ricercarla. Solo se la pace è IMPOSSIBILE diventa lecito e necessario il contrario: la GUERRA. Ma sempre per salvare la vita da chi vuole fisicamente annientarci, non come atto aggressivo. Questa chiarezza di pensiero manca ad una classe politica imbecille che non sa neppure scrivere un testo costituzionale nel quale un popolo possa razionalmente riconoscersi.

Sul modo di stare nei partiti

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Art. 49 della costituzione italiana nel testo vigente:
«Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale».
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Mi rendo conto che le mie posizioni sulla guerra arabo-israeliana si avvicinano a quelle di frange dell'estrema sinistra e non corrispondono alle posizioni ufficiali del centro-destra. Io ho una tessera di Forza Italia, intendo conservarla, non ho nulla a che fare con i comunisti. Mi chiedo e chiedo, se avendo preso la tessera ad un partito si debba intendere che dal giorno dopo l'incauto iscritto debba sottoscrivere tutte le posizioni che il segretario nazionale (Bondi, Fini, Cesa, Bossi) ritenga di assumere, vincolando gli iscritti. Penso che il testo della costituzione significhi esattamente il contrario: sono i dirigenti dei partiti che devono esprimere le posizioni degli iscritti, espresse e discusse in assemblee, dove si mettono all'ordine del giorno mozioni sulle quali si chiedono deliberazioni di maggioranza. Anche la minoranza in questi casi conserva il diritto alle sue opinioni, che potranno diventare di maggioranza ad una successiva deliberazione. Il vincolo di partito non significa sacrificio delle proprie opinioni, ma rispetto delle deliberazioni di maggioranza che diventano vincolanti nelle applicazioni pratiche della linea politica decisa democraticamente a maggioranza.

Nel caso di Forza Italia, da quando mi sono tesserato nel 2002, non ho mai potuto assistere ad un dibattito e ad una votazione di mozioni. Al massimo ho ricevuto inviti per applaudire cose già decise da alcuni notabili che si sono arrogati abusivamente il simbolo del partito. Mi dicono che in quel di Catanzaro l'elettorato di FI è sceso a picco... Ho già detto che resterò in Forza Italia fino a quando il partito non avrà terminato il suo processo di autodissoluzione. Il mio senso di coerenza e di lealtà mi impedisce la trasmigrazione. E quando Forza Italia sarà finita (mi auguro di no e mi adopero perché non avvenga) non mi iscriverò ad un altro partito, ma ritornerò a vita privata, avendo constatato con i fatti che l'art. 49 della costituzione – della nostra "magnifica" costituzione – è una solenne presa in giro. Credo che nessuna abbia mai preso sul serio quel pezzo di carta, ma sia stato solo di volta in volta invocato a seconda delle contingenze e delle convenienze politiche. Nelle condizioni storiche in cui la costituzione è nata non è mai potuto essere una valore politico fondamentale, una "decisione politica fondamentale" in cui TUTTO, dico TUTTO il popolo italiano abbia potuto veramente riconoscersi. La classe politica che è nata dalla disfatta e sull'ideologia della disfatta si è perpetuata ha gestito come "cosa propria" tutti i vantaggi dell'occupazione del potere. I momenti di crisi come quelli che stiamo vivendo dimostrano e rivelano la sostanziale mancanza di legittimità di un intero ceto politico.

I miei post vengono sistematicamente mandati ai vertici di partito. Non rispondono, ma assumono posizioni che in coscienza non posso condividere. Le uniche loro missive sono le convocazioni bovine: vai ad appludire di qui e di là, vota questo o quest'altro. Mancano i momenti in cui gli iscritti vengono convocati per essere ascoltati. Mancano i momenti di confronto e di dibattito. Le poche riunioni organizzate hanno carattere clientelare e manca un'effettiva libertù di pensiero ed espressione del pensiero. Ad una riunione dell'ex-comunista Adornato e del suo segretario Foa mi è stato perfino negata la parola, pur essendomi qualficato come "Coordinatore provinciale" dei Clubs di FI (non di quelli di Liberal).

Vi è del marcio nel regno di Danimarca.

Capezzone, ma che vai dicendo?

Sto ascoltando la rassegna stampa domenicale di Daniele Capezzone, condita con i suoi commenti. Mi chiedo, Daniele, se mentre leggi e parli, ti chiedi a tua volta cosa può pensare chi ti ascolta. O credi che non esista nient'altro che la tua voce squillante nell'etere? Il tuo sbilanciamento verso Israele è del tutto evidente e credi tu soltanto che sia cosa assolutamente proponibile e condivisibile. Addirittura vuoi Israele dentro l'Unione europea! Un'Europa che dovrebbe aggiungere i suoi Stati ai 50 degli USA, completando la soggezione politica del 1945. Quella stessa soggezione alla quale gli Arabi non vogliono lasciarsi ridurre. E in un ipotetico conflitto fra USA ed Europa dove starebbero gli Israeliani? Israele non esisterebbe un solo giorno se dall'Occidente gli venissero tagliati viveri, danari e armi. Non ti pare che Israele sia già il 51° Stato degli USA?

Ti scandalizzi e stupisci all'ipotesi che gli Ezbollah abbiano il sostegno di Siria e Iran. Ed Israele non è stato da sempre foraggiato ed armato dagli USA?! Siamo alla logica delle alleanze che ha già portato alla prima ed alla seconda guerra mondiale: senza sapere perché noi ci dovremmo trovare a fianco degli USA contro tutto il mondo arabo, che sulle sponde del Mediterraneo abita da millenni, da prima che l'America venisse scoperta da quel pasticcione di Cristoforo Colombo genovese. E noi dovremmo stare a fianco di 6 milioni raccogliticci di Israeliani (per il 30 per centro di provenienza statunitense) contro tutto un mondo arabo radicato e legittimato da secoli di insediamento su un territorio dal quale dovrebbero essere sloggiati per risoluzione ONU su delega USA? E perché? Perché Israele è l'unica democrazia in un luogo dove non si sa cosa sia questa democrazia? Ma cosa è poi questa benedetta democrazia? Credi che la nostra sia una democrazia perché tu e la Bonino siete stati finalmente eletti al Parlamento in una lista bloccata ad una tornata elettorale dove io ho dovuto turarmi il naso per decidermi infine ad andare a votare? Quante ne state combinando per quattro senatori che vi mancano! Siamo veramente un popolo felice perché tu, Bonino, Pannella ed altri state in parlamento e possiamo applaudirvi e riverirvi ogni volta che vi affacciate al popolo? Ti abbozzo qui una ben diversa concezione della democrazia: se potessi vivere in pace curando i miei affari senza dover tirare la giacchetta a qualche deputato o notabile di paese, potrei anche tranquillamente disinteressarmi di chi abiti il Quirinale! Per difendere la propria esistenza, qualche volta è necessario fare la guerra, ma qui ci troviamo quasi in guerra, senza sapere perché e senza utile alcuno.

Esistenza di Israele? Su cosa è basata la sua legittimità se non su un insediamento neocoloniale? Cosa è Israele se non un avamposto militare degli Stati Uniti che sono già intervenuti direttamente in Iraq e in Afghanistan e fanno sempre più chiaramente capire la loro politica imperiale? Dove vedi la legittimazione dello stato di Israele se non in un insediamento violento su un territorio dove prima stavano altre popolazioni fatte sloggiare, per risarcire gli ebrei superstiti dal genocidio? E perché mai gli arabi dovrebbero accettare storicamente di pagare per una "colpa" non loro? Francamente non riesco a capire le ragioni di una presenza italiana in quei luoghi. Almeno gli USA hanno un loro disegno imperiale, deprecabile, ma comprensibile. L'utile nostro non riesco proprio a vederlo. Una volta Berlusconi ha detto che in virtù della nostra amicizia con gli USA abbiamo venduto più vino in USA. Mi sembra poco, troppo poco. Almeno ci dessero qualche pozzo di petrolio! La politica è stata espropriata ai cittadini da un pugno di deputati che stanno in parlamento e che si ricordano degli italiani elettori ogni cinque anni, quando devono chiedere un voto che è privo di senso e che non significa nulla e che ognuno può interpretare come meglio crede: alla chimerica volontà degli italiani si attribuisce tutto e il contrario di tutto. E' questa la democrazia: farsi beffe di un elettorato anonimo, incapace di esprimersi e raggirato in ogni modo. Se tu potessi sentire la mia rassegna stampa, con commento, altra sarebbe la musica. Ma appunto siamo in democrazia: la rassegna stampa la fai tu ed io la subisco. Se non reagisco criticamente, l'effetto è analogo all'imbottimento subliminale del cervello come ai tempi di Goebbels e di ogni regime che ha il controllo dei mezzi di comunicazione e di condizionamento intellettuale. In questo tutti i regimi sono eguali. Ripetere cento, mille volte la stessa cosa perché chi ascolta si convinca che sia vera! Nei nostri splendidi regimi la stampa libera e democratica, ma conformista e corporativamente interessata, è molto più efficace dei poveri mezzi di un Goebbels.

Caro Daniele, tu parli di centro-destra e di centro-sinistra e ti immagini contrapposizioni che io vedo solo come fittizie. Se tu potessi lasciare le stanze del potere, dove sei finalmente approdato, con un tuo posticino, ti accorgeresti probabilmente che l'immagine che tutta la classe politica offre al cittadino è quella di una sostanziale omologazione. La contrapposizione non è fra destra e sinistra, ma da una parte si trovano i magnifici Mille, al cui interno si sorteggiano nuovi premi e privilegi, e dall'altra parte si trova tutto il popolo italiano che è condotto alla farsa elettorale periodicamente. Il gioco del calcio è la droga collettiva che ha fatto istupidire la gente. E' la vera droga di stato che induce i cittadini a considerare il carnevale politico ed elettorale con le stesse categorie concettuali del gioco del calcio. La salvezza se mai ve sarà una, non verrà dai nuovi soggetti politici che si costituiscono ogni giorno e che aspirano a posti nelle istituzioni, ma verrà da una nuova diffusa consapevolezza dei cittadini e da una contestazione globale di tutta la rappresentanza politica. Se ciò non sarà, non resta altro che pregare ed affidarsi alla misericordia divina amministrata da papa Ratzinger.

sabato, luglio 15, 2006

I socialisti a Congresso

Sto ascoltando, o meglio sto rinunciando ad ascoltare oltre una differita del convegno dei socialisti di Zavattieri riunitisi qualche giorno fa in un albergo romano. Non ho da fare un'analisi di discorsi per me privi di senso e di interesse. Riporto una sensazione sgradevole per il modo di essere dei tanti politicanti che si parlano addosso l'un l'altro: vogliono crescere, vogliono costruire un soggetto politico forte. Non ce l'ho con i socialisti di Zavettieri: potrei dire lo stesso per tutti gli altri partiti compresi il mio. Le solite chiacchiere con cui si nascondono interessi corporativi di tanta gente che nella politica cerca di fare fortuna, ovvero cerca quella ricchezza che Berlusconi ha raggiunto in altri modi, certamente non legata all'elezione in organismi politici o scranni parlamentari. Assente qualsiasi idea di interesse pubblico e di bene comune. La progettualità è tanto fumosa quanto inesistente come del tutto inesistente è il cittadino che passa davanti all'albergo ed è estraneo a qualsiasi entratura di partito. Quel cittadino che viene considerato solo per il voto che può dare e per i soldi che gli si possono spillare, ma non per ciò che è: l'essenza stessa della comunità politica. Anche io mi sono iscritto ad un partito e ci starò fino a quando non verrà sciolto o non mi cacceranno. L'ho fatto per non ascoltare le sirene dell'eversione e del metodo violento per la riforma morale ed intellettuale di un sistema intrinsecamente corrotto e corruttore. Può anche darsi che mi sbagli del tutto in questa mia ripugnanza e che invece si debba avere più pazienza nel riconoscere i differenti livelli della complessità sociale e politica. In ogni caso spengo la radio perché non ne posso più di ascoltare. E' troppo.

Contro Israele e la politica imperiale di Bush

L'intensificarsi della guerra in Libano esclude la neutralità e l'ignoranza rispetto a quanto sta succedendo sotto i nostri occhi. Prendere posizione è un atto di responsabilità ed ogni cittadino farebbe bene a dire la sua senza lasciare la parola ai rappresentanti politici, che in effetti rappresentano assai poco e costituiscono la più privilegiata di tutte le corporazioni. I nostri rappresentanti ambiziosi, arrivisti e ignoranti ci hanno ridotti al ruolo di scimmie ammaestrate, chiamando questo gioco democrazia a tutto loro vantaggio. Anche all'interno di uno stesso partito è bene che ognuno dica la sua e si dichiari pronto alla discussione e al dibattito e se occorre alla votazione, ma non deve succedere che un Bondi o Cicchitto decidano per tutti gli iscritti e questi debbano seguire ed applaudire.

Sono contrario ad Israele ab origine perché ritengo che non abbia legittimazione storica ad occupare un suolo che non gli appartiene. L'unica legittimazione è quella che deriva dalla forza delle armi e dalla capacità militare di mantenere le terre occupate con il sostegno degli USA che in tal modo intendono costituire una testa di ponte per l'occupazione militare di tutta l'area medioorientale. L'imperialismo americano è una realtà che non può nascondersi dietro la retorica della democrazia ed il fumo della lotta al terrorismo, parola ambigua con la quale si nasconde quella stessa guerra preventiva che era stata imputata come un crimine ai nazisti. Alla violenza dell'occupazione originaria non intendo dare il consenso della mia opinione, più o meno addomesticata dal sistema mediatico di questo dopoguerra. L'ONU non può fornire legittimazione a nessuno ed a malapena riesce a legittamre se stessa come istituzione qualche volta effettivamente libera e credibile. L'ONU è una riedizione di ciò che è stata la Società delle Nazioni, una foglia di fico dietro la quale si nascondeva la politica imperiale di Wilson e delle potenze vincitrice della prima guerra mondiale, i cui trattati di pace sono stati la causa profonda della seconda guerra mondiale.

In positivo dai paesi europei, finalmente uniti e autonomi dalla dipendenza dagli USA, sciolti dal vincolo NATO, deve essere perseguita una politica di pace e cooperazione verso tutto il mondo mediterraneo e mediorientale: non Israele nell'Unione europea, ma tutti i paesi mediterranei e mediorientali che condividano il progetto politico europeo e la ricostituzione dell'unità geopolitica del mondo antico che Roma aveva saputo raggiungere, dando cittadinanza a tutti gli abitanti dell'Impero.

Le relazioni con gli USA devono essere invertite: non gli europei che seguono i dettami della politica imperiale americana, ma gli USA che accettano la politica europea di pace e convivenza pacifica fra popoli che mantengono legittimamente e liberamente le loro identità senza ingerenze di civiltà o sistemi sedicenti superiori.

(Bozza urgente in elaborazione: nulla di scontato e definitivo è qui detto. Chi vuole può controbbattere nei commenti che verranno TUTTI indistintamente pubblicati e senza controbattere. Davanti a buoni argomenti saprò rivedere nel post le mie opinioni che sono umanamente fallibili, non divinamente infallibili alla Ratzinger)