domenica, luglio 23, 2006

Davide e Golia, dove Golia è Israele

Leggo e trascrivo con miei commenti una didascalia apparsa su un quotidiano del 16 luglio scorso. È possibile trarre utili dati per l'analisi del conflitto Israele-Libano. Mi servirò di questo post per raccogliere altri dati simili di mera informazione sulla consistenza delle forze in campo e su episodi dimenticati dell'origini del conflitto in corso, integrati da miei eventuali commenti critici:
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Chi sono gli Hezbollah:
- Organizzazione militante sciita, fondata nel 1982 da religiosi sciiti per spingere Israele al di fuori del Libano. Riceve aiuti militari, finanziari e politici da Iran e Siria. (Commento: e Israele da chi riceve aiuti e sostegno? Nel grafico si tace al riguardo).
Consistenza:
• Migliaia i sostenitori: 300-500 i combattenti (commento: pochini)
• Le aree operative sono i sobborghi meridionali di Beirut, la Valle della Bekaa e il Libano meridionale (commento: da qualche parte devono pur stare fisicamente)
• Ha un'ala politica legalmente rappresentata e occupa 12 dei 128 seggi nel parlamento libanese (commento: è bravo chi ha redatto la didascalia se sa spiegare cosa in tutta questa storia è legale e cos'altro illegale)
• Gli obiettivi degli Hezbollah sono la creazione di una teocrazia sciita in Libano, la distruzione di Israele e la diminuzione dell'influenza occidentale (commento: non mi piace la teocrazia, ma ognuno ha i suoi obiettivi ed io non vivo in Libano o nei paesi arabi: loro devono sapere quale forma istituzionale vogliono. Non devo imporglielo io. A me basta che vivano in pace e non muovano guerra a me)

Forza militare: (direi esigua)
• I missili Katyuscia
– Gli Hezbollah dispongono di 10-12.000 razzi a media gittata. In gran parte sono stati forniti dall'Iran.
Tipo: Arash > lunghezza 3 metri; Gittata > 20 km; Testata 18 kg; Diametro > 122 millimetri
Tipo: Oghab > lunghezza 5 metri; Gittata > 34/45 km; Testata > 70 kg; Diametro > 230 millimetri

Esercito isrealiano:
• Esercito: Attivi >125.000; Riservist > 600.000
• Aviazione: Attivi > 25.000 Riservisti 25.000
• Marina: Attivi > 11.000 Riservisti > 11.000
• Carri armati: 3.700
• Mezzi blindati: 8.000
• Pezzi d'artiglieria: 1.348
• Caccia: 798
• Aerei da trasporto: 79
• Elicotteri: 302
• Sottomarini: 5
• Navi da combattimento: 17

Profughi palestinesi in Libano:
– Oltre 400.000 palestinesi vivono nei campi profughi in Libano
(commento: a questi è negato quella "patria" che gli israeliani si sono costruiti cacciando quelli che occupavano prima di loro le stesse terre)

Le (gloriose) operazioni israeliane in Libano:
• Marzo 1978: le truppe israeliane occupano il sud del Libano
• Giugno 1982: Israele tenta di espellere ribelli palestinesi dal sud del Libano (dove ribelle sta solitamente per criminale)
• Settembre 1972: truppe israeliane mettono Beirut sotto assedio
• Maggio 1982: 2.000 soldati israeliani entrano in Libano alla ricerca di terroristi (cioè criminali)
• Aprile 1996: raid aerei contro le basi Hezbollah in Libano
• Maggio 2000: le truppe israeliane si ritirano dalla zona di sicurezza nel sud del Libano
Luglio 2006: gli Hezbollah rapiscono (!) due soldati israeliani. Israele lancia l'operazione "Giusta ricompensa". Il Libano è isolato da bombardamenti e blocchi navali. Beirut è colpita dai caccia israeliani.
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RASSEGNA STAMPA:
Ferrari: Il prezzo troppo alto
• L'articolo di Ferrari non nasconde le sue opzioni filoisraeliane. L'elemento criticamente più debole è la mancata distinzione fra resistenza e terrorismo. Gli Ezbollah respingono il termine terrorista e si definiscono resistenti contro Israele. Evidente il termine "resistenza" ha presso di noi italiani un'accezione nobile per il modo in cui abbiamo costruito e interpretato la nostra storia dal 1943 in poi. Sul concetto di resistenza si basa tutta l'ideologia legittimante della classe politica italiana. Ma ad un esame obiettivo non vi è sostanziale differenza fra terrorismo e resistenza. È solo questione di visuale e soprattutto di opzione politica, ma non distinzione concettuale di carattere scientifico. Tutta la stampa è intrisa da pregiudizi ideoligici di questo genere ed è perciò in buona parte inutile per comprendere davvero ciò che sta succedendo ed i pericoli che stiamo correndo. Trovo più utile le chat line con corrispondenti dai paesi in guerra, perfino da Gerusallemme e dall'Iran. Ho chiesto ai miei corrispondenti di associarsi nella costruzione di un apposito mio Blog dedicato alla geopolitica
Le lacrime del coccodrillo
• Si tratta di un genere di stampa che riporta la commozione per i danni ed i disastri provocati da un conflitto che si è voluto, che è stato ricercato, le cui conseguenze non potevano essere ignorate. Bush raccomanda ai suoi fedeli e fidati israeliani, per il 30 per cento in possesso di passaporto statunitense, di essere moderati nello sterminio. Il governo dei massmedia si ottiene anche favorendo la compassione per le tragedie provocate: chi uccide ha bisogno di farlo con buona coscienza. È l'ucciso (donna, bambino) che porta la colpa della sua uccisione: se l'è voluto! Io non c'entro. Questa è la superiore morale della nostra civiltà cristiana ed ebraica.
Si consolida l’invasione israeliana
• Sembra di assistere alle scene du un copione: il più forte si dice aggredito dal più debole; le armi sono impari: Israele ben armato ed equipaggiato dagli USA che si spacciano per mediatori di pace; conseguiti i vantaggi militari con l'invasione, si chiede il consolidamento dello status quo; i morti paiono relativamente pochi (decine e centinaia, ma non ancora a milioni), ma a milioni sono i profughi che hanno dovuto lasciare la loro casa e sono condannati ad una permanente precarietà, dando vita ad una sofferenza e ad un rancore infinito che andrà ad alimentare il cosiddetto terrorismo; la Rice offre una mediazione che è una beffa e cela malamente una sostanziale complicità con Israele; ecc. La guerra cova da più di cinquant'anni e durerà ancora per più generazioni. Il problema è Israele, non i palestinesi. Il problema è stato posto da chi ha pensato di impiantare artificialmente lo Stato di Israele e di farne una testa di ponte per la penetrazione militare, politica, economica e culturale in mediooriente. Si tratta di una forma moderna di invasione e di imperialismo.
Lo scrittore israeliano Meir Shalev, la voce della cultura, protesta il suo incontestabile esercizio del diritto di difesa
• Ho mandato a Megachip, che pubblica l’intervista con lo scrittore, una breve lettera con questo testo: «Mi chiedo se entrando io in una banca, dichiarando la mia intenzione di rapinarla, posso poi appellarmi al mio incontestabile diritto di difesa appena giunga la polizia, che apre il fuoco al quale io rispondo, esercitando al mio indubbio diritto di salvare la pelle e cercare di farla franca, magari portando con me il bottino. L'insediameno di Israele in Palestina, mezzo secolo fa, non mi sembra diverso dalla rapina di una banca. In teoria, dovrebbe essere finito il tempo in cui la forza si trasforma in diritto e pretende la sua legittimazione. Invece, dopo l'azione di forza, si pretende anche la legittimazione ed il plauso del terzo neutrale e spettatore».

COMMENTO CONCLUSIVO:
Di fronte a così vistosa disparità di forze non mi stupisco che Bush abbia raccomandato la moderazione: se non siamo al genocidio poco ci manca! La condoleeza fa tenerezza quando pretende lo status quo creato dall'invasione israeliana. Trovo dignitosa la resistenza sciita. Non di mediazione si tratta, ma di un appoggio diplomatico all'azione militare di Israele. Non essendo ancora previsto il genocidio dei 700.000 sfollati, occorre far accettare alla comunità internazionale la situazione creatra da Israele. Per salvare la propria immagine e la propria coscienza verrano spedite tante scatole di latte in polvere per i poveri bambini libanesi. L'infanzia ci commuove ed intenerisce sempre.

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