sabato, luglio 15, 2006

I socialisti a Congresso

Sto ascoltando, o meglio sto rinunciando ad ascoltare oltre una differita del convegno dei socialisti di Zavattieri riunitisi qualche giorno fa in un albergo romano. Non ho da fare un'analisi di discorsi per me privi di senso e di interesse. Riporto una sensazione sgradevole per il modo di essere dei tanti politicanti che si parlano addosso l'un l'altro: vogliono crescere, vogliono costruire un soggetto politico forte. Non ce l'ho con i socialisti di Zavettieri: potrei dire lo stesso per tutti gli altri partiti compresi il mio. Le solite chiacchiere con cui si nascondono interessi corporativi di tanta gente che nella politica cerca di fare fortuna, ovvero cerca quella ricchezza che Berlusconi ha raggiunto in altri modi, certamente non legata all'elezione in organismi politici o scranni parlamentari. Assente qualsiasi idea di interesse pubblico e di bene comune. La progettualità è tanto fumosa quanto inesistente come del tutto inesistente è il cittadino che passa davanti all'albergo ed è estraneo a qualsiasi entratura di partito. Quel cittadino che viene considerato solo per il voto che può dare e per i soldi che gli si possono spillare, ma non per ciò che è: l'essenza stessa della comunità politica. Anche io mi sono iscritto ad un partito e ci starò fino a quando non verrà sciolto o non mi cacceranno. L'ho fatto per non ascoltare le sirene dell'eversione e del metodo violento per la riforma morale ed intellettuale di un sistema intrinsecamente corrotto e corruttore. Può anche darsi che mi sbagli del tutto in questa mia ripugnanza e che invece si debba avere più pazienza nel riconoscere i differenti livelli della complessità sociale e politica. In ogni caso spengo la radio perché non ne posso più di ascoltare. E' troppo.

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