lunedì, luglio 10, 2006

Le moderne guerre di religione: la campagna di Spagna.

Per fortuna, le nuove guerre di religione non hanno più il carattere cruento che hanno avuto in passato, dove il rispetto per la vita umana era ben altro ed in nome di dio di Cristo si scannava senza pietà e riguardo alcuno. Non voglio dedicare all'argomento una particolare attenzione, ma neppure mi sembra giusto far finta di ignorarlo. Intanto riporto quanto ha avuto da dichiarare il portavoce della Santa Sede, Joaquin Navarro-Valls che ricorda:« quando siamo andati in Nicaragua, Daniel Ortega venne alla messa. A Varsavia durante il periodo comunista Wojciech Jaruzelsky fece altrettanto. Quando andammo a Cuba, Fidel non disertò la messa».

Il mio primo ed immediato commento: è obbligatorio andare a messa? Nel caso di Castro, se è effettivamente il comunista ortodosso che dice di essere, quale significato religioso può aver avuto l'essere andato a messa? Nel caso di Zapatero, dalla gerarchia cattolica fortemente osteggiato, non è stato saggio e dignitoso non andare alla funzione? Cosa avrebbe voluto fare il papa tedesco? Fargli una lavata di capo durante la messa? Ad un capo di stato? E' laicamente ammissibile?

Nella polemica che si è subito scatenata il buon Storace è in prima fila nella mia rassegna stampa. Di lui non posso ormai più dimenticare di come si sia messa sotto i piedi la laicità dello Stato, quando è andato tutto giulivo a portare al papa lo statuto del Lazio, dove vi erano state impresse le agognate "radici cristiane", di cui Giulio Cesare ed Augusto erano all'oscuro. Perché le radici potessero vedersi in tutta la loro profondità, è stato necessario che crollasse il mirabile edificio costituzionale e civile dell'Impero romano. Mi dispiace che l'amico Cacciari si dimentichi di essere filosofo accreditato e si mostri un laicista conformista, preoccupato dei voti che si possono perdere o acquistare con una servile acquiescenza cinicamente priva di fede devota o meno. Ho già detto in un altro post che l'ipocrisia è la più profonda essenza del cattolicesimo: quella che già si trova al suo interno e quella che promuove e suscita nelle sue immediate vicinanze.

Sul merito del discorso papale, la difesa della famiglia, minacciata a suo dire ed intendere, vorrei aggiungere con irriverenza che la famiglia può concepirsi in modo diverso da come lui intende imporre alle coscienze riunite in Valencia: un milione e mezzo di anime su una popolazione di sei miliardi. Intanto, potrebbe darsi e si dà nel mondo musulmano una famiglia con un uomo, quattro mogli e diverse decine di figli, purché beninteso l'uomo sia capace di mantenere una così bella comunità familiare. L'istituto giuridico della famiglia in Occidente ha poi conosciuto e continua a conoscere numerose trasformazioni. Il sommo filosofo Kant ebbe a definire il matrimonio un mero contratto per l'uso reciproce degli organi genitali. Naturalmente, è da considerare con il massimo rispetto la famiglia come il luogo degli affetti più profondi, ma sulla loro genuinità e sincerità nulla può la pesante bardatura che istituzioni interessate intendono imporle.

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