giovedì, luglio 20, 2006

Una controanalisi: la democrazia modello inadeguato

Leggo un articolo di Maurizio Piccirilli dal titolo Libano paese in bilico con l’incubo della guerra, dove si tenta di fare un'analisi della guerra israelitico-libanese. Trovo opinabile ed ingiustificata la legittimazione dell'attacco israeliano al Libano: è facile attaccare un paese militarmente inferiore e poi dire che se lo meritava pure. E non è credibile che chi sa di essere più debole si lasci attaccare dal più forte, provocandolo perfino. È la classica logica del più forte che vince e vuole la legittimazione e santificazione delle sue armi. Ma non è questo il punto su cui voglio soffermarmi brevemente. Anzi mi avvalgo degli stessi argomenti dell'articolista per sostenere che fuori dall'Europa il modello della democrazia parlamentare – basato su elezioni di rappresentanti che si riuniscono in un organo legislativo, dove producono leggi che il governo deve attuare e la magistratura far rispettare – non è adeguato a condizioni storiche, economiche, culturali e religiose diverse da quelle che hanno visto sorgere il modello occidentale tanto acriticamente osannato. A voler imporre la nostra democrazia si producono i disastri che il Libano ci mostra, un Libano da noi violentato e martoriato. E' ancora un pregiudizio eurocentrico, quasi una forma di razzismo, credere che tutti i paesi del mondo diventino civili solo se imitano e adottano le nostre forme istituzionali. Sarebbe come vestire un africano con i panni di un equimese e togliere all'esquimese i panni di cui ha bisogno per poter vivere.

Se poi vogliamo e dobbiamo ammettere che l'esportazione della democrazia nel Libano possa aver avuto un successo iniziale e si sia dimostrata una pianta vitale, non escludo una specie di "invidia" concorrenziale da parte di Israele che vuole essere la sola "testa di ponte” o avamposto destinato ad attirare i capitali occidentali americani ed europei. Mi sembra francamente pretestuosa la storia dei due ostaggi per procedere in guerra contro un nemico che si sa militarmente inferiore e non coperto da alleati determinati a tutto: si criminalizzano i supposti appoggi siriani e iraniani e si fa finta che non esistano i massicci aiuti statunitenti, o meglio li si dà come scontati e perfettamente legittimi: due pesi due misure! Israele può avere tante ragioni per toglere di mezzo il Libano: vogliono essere la sola "democrazia", allo stesso modo di come il loro dio è il solo unico vero dio e tutti gli altri dei possono e devono essere disprezzati: è l'essenza della religione dell'antico testamento, che non può essere annacquata da interpretazioni consone ai nostri tempi.

Piccirilli non trae tutte le conseguenze quando scrive che «gli Hezbollah sono considerati in patria un movimento di resistenza e non un gruppo terrorista come ritengono gli Usa». Per giunta gli Hezbollah fanno parte del governo libanese. Insomma, cosa sono questi Hezbollah: terroristi e "canaglie" o patrioti e resistenti? E se sono "terroristi" e canaglie, secondo la valutazione prevalente nella nostra stampa libera e democratica, lo sono perché li ritengono tali gli Stati Uniti e ossequineti li diciamo anche noi tali o lo sono perché esiste una specifica essenza aristotelica che li fa essere terroristi e canaglie? Il "bene" e il "male" sono tali perché piacciono o dispiacciono a dio o piacciono e dispiacciono a dio perchè sono bene e male? Trovo generalmente faziosi gli articoli di stampa, anche quando pensano di poter fare analisi oggettive. Non mi aiutano a pensare.

Noi europei, occidentali, anglosassoni o come diavolo vogliamo darci un'identità sempre più problematica non abbiamo avuto rispetto delle civiltà con le quali siamo entrato in contatto. Le abbiamo sfruttate e perfino cancellato dalla faccia della terra. Nella fase di conflitto ci attribuiamo tutte le ragioni ed i diritti e diamo agli altri tutti i torti dopo averne sconvolto le condizioni di esistenza ed aver distrutto le istituzioni che si erano dati dopo lunga sperimentazione nella ricerca del governo migliore e possibile. Noi abbiamo sempre ragione e siamo SEMPRE nel giusto, anche quando riconosciamo le nostre colpe (leggi Shoa!) o meglio accettiamo le colpe che i nostri vincitori ci impongono di addossarci. E questo destino toccherà anche agli arabi una volta che saranno addomesticati, ridotti alla ragione ed educati alla "democrazia", anche grazie alle nostre "missioni di pace".

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