lunedì, ottobre 30, 2006

Replica a Mauro Fabris (Udeur) in diretta radiofonica

Il parlamentare Mauro Fabris, capogruppo dell'Udeur alla Camera, in filo diretto a Radio radicale sta rispondendo ad un radioascoltare in materia d'indulto. Egli dice: ma caro Lei, guardi che l'indulto è stato votato dai due terzi del Parlamento! Ecc. Il parlamentare crede di aver dato una grande risposta, risolutiva, ma non si accorge che sta confessando una delegittimazione del parlamento che sempre meno si trova in sintonia con la volontà del paese. Nella rassegna stampa di oggi qualche governante ha perfino teorizzato che i referendum non sono una decisione diretta del popolo sovrano, ma solo uno stimolo. Non ho fatto in tempo a prendere il nome dell'Autore di questa perla. Abbiamo perfino assistito in un recente passato al 97 per cento dei parlamentari che annullava la volontà del 97 per cento degli elettori che si erano espressi in materia di finanziamento pubblico ai partiti. Abbiamo bisogno di sapere di più? La separazione fra paese reale e paese legale esiste e si mantiene fino a quando non emergono fenomeni catastrofici che scrollano dalle spalle del paese reale la bardatura legale di un ceto politico che ha interessi corporativi non diversi e non più nobili dagli interessi degli altri ceti corporativi, anche di quelli che riescono a sottrarsi ad un'imposizione fiscale che serve innanzitutto a finanziare il ceto politico, i cui servizi sono molto al di sotto del suo costo. Moralmente gli evasori fiscali non sono più esecrandi della maggior parte dei nostri parlamentari. …A proposito di barche (non possiedo manco un canotto o una gomma gonfiata a mo' di salvagente!) mi è stato spiegato da chi se ne intende che in un porto della Calabria queste barche non escono mai in mare perché un'ora di svago viene a costare troppo! Stanno lì! Non sempre i ricchi sono buoni amministratori della loro ricchezza. Dico ciò per rispondere io al posto di Fabris a qualche radiofilista che tira fuori l'argomento della ricchezza che si vede in giro e che sarebbe rivelata da segni esteriori di opulenza. Non credo che sia un grande segno di civiltà il fomentare l'invidia sociale. Da un sano punto di vista morale la ricchezza non è cosa da invidiare e la politica economica non deve essere rivolta a far piangere i ricchi ma a far sorridere i poveri, consentendo loro di diventare ricchi, se la ricchezza è per loro un modello etico da perseguire a preferenza di altri.

sabato, ottobre 28, 2006

Il polverone

Credo che i nostri governanti abbiano davvero una bassa opinione di noi cittadini. Tengono loro il bastone del comando e possono menarci per il naso come meglio credono. La tempestività con cui gli "scandalosi" controlli fiscali su Prodi (ma sento dire anche su Berlusconi) si sovrappongono ai titoli di giornale fino a ieri dedicati di prevalenza alla finanziaria ed ai problemi connessi non può non farmi pensare che ci sia un'intenzionalità a distogliere l'attenzione. Se ben ricordo, ho avuto un'impressione analoga negli ultimi giorni della campagna elettorale: un diversione analoga che però è stata sufficiente a spostare la manciata di voti che ha fatto la differenza.

Ricordo che per evitare la tassazione sulle successione i buoni padri di famiglia avevano proceduto a fare delle donazioni. Mi pare che qualcosa di analogo sia emerso per Prodi. Ma in ogni caso non comprendo un illecito che consisterebbe in verifiche fiscali, non mi importa se autorizzate o non. Non sono un bacchettone alla Rodotà. E credo anche che con questa storia della privacy si vada esagerando.

L'Italia grazie alle sue radici cattoliche è un paese profondamente segnato dall'ipocrisia. Quello che sta succedendo ne è una prova. Mi auguro che la cagnara finisca prersto, magari per lasciare il posto ad una nuova cagnara.

giovedì, ottobre 26, 2006

L'identità culturale di Rocco Buttiglione

Stavo dormicchiando con la radio accesa e sintonizzata su radio radicale che sta tuttora trasmettendo i lavori del senato. C'è della confusione. Litigano. Non so cosa sta succedendo. Sono stato svegliato dal discorso di Rocco Buttiglione nel punto in cui parlava di "identità", che naturalmente è per lui l'identità cristiana destinata a imprimersi indelebilmente nel nostro cervello. Ero stato commissario di concorso, dovendo giudicare titoli di una candidata che vertevano proprio sul concetto di identità. Si trattava però dell'identità personale, quella certificata dalle comuni carte di identità. Ho condotto la discussione sull'esistenza o meno di un'identità comunitaria, collettiva, storica, religiosa, ecc. La riflessione filosofica è qui ora la seguente. Ogni identità che si riferisce al passato o al contesto culturale è il risultato di una ricostruzione e di un'interpretazione. Ma appunto per questo è qualcosa di relativo e soggettivo. Non voglio tirare per le lunghe il discorso. Lo liquido con un esempio. Anno 1600. Giordano Bruno. Papa Clemente VIII. Clemente fece arrostire sul rogo Bruno. Dovendo scegliere un passato ed una figura con la quale identificarsi, cosa scelgo io? Io scelgo Giordano Bruno ed è come se Clemente VIII a distanza di quattro secoli avesse arrostito me. E con lui continua ad arrostirmi il buon Rocco, dopo avermi svegliato dalla mia siesta. Certo se a Rocco Buttiglione verrà concesso lo stesso potere di Clemente VIII posso aspettarmi che intitoli ogni strada d'Italia a Clemente VIII ed in questo modo mi costringerà a chiedermi – come faceva ieri sera il sen. Dell’Utri, che ad proprio ieri ad ogni ragazzo chiedeva chi fosse il personaggio a cui era intitolata la strada in cui risiedeva – chi fosse questo Clemente VIII. E siccome era un papa ed un papa è sempre papa, egli entra a far parte di diritto della mia identità. Io sono lui e le mie radici sono lui! Il gioco è fatto! Basta aumentare le intitolazioni delle strade, i monumenti, i francobolli, ecc. Così è costruita la giusta e legittima identità. Ma se ognuno si mette a studiare ed a scavare nella storia e ad interpretare i documenti può darsi che scattini meccanismi identificativi diversi da quelli certificati da Rocco Buttiglione. Ad esempio, se ritorniamo al momento dell'istituzione del cattolicesimo (cosa un poco diversa dal cristianesimo) assistiamo ad una messa fuori legge legge del cosiddetto paganesimo ed alla sua sostituzione con la nuova religione di Stato, cioè il cristianesimo nella versione cattolico-romana. Il problema è ora il seguente: perché con un egual diritto non è possibile per ognuno che abbia fatto il giusto tirocinio storico identificarsi con le antiche religioni italiche, romane, greche? Naturalemte, Rocco Buttiglione (e Mantovano e Co.) possono identificarsi e fare proprio quel passato che meglio si attaglia alla loro forma mentale e ai loro interessi elettorali, ma perché vogliono far indossare i loro abiti (che stanno bene a loro e solo a loro) all'universo mondo? Nessuno attenta alla loro identità personale, culturale, religiosa, ma abbiano loro eguale rispetto per quella degli altri, che per quanto riguarda il passato è qualcosa che ogni individuo può faticosamente ricostruire solo con una vita intensamente dedicata agli studi. Per fortuna, la vita della maggior parte dei cittadini è proiettata sul presente, dove convivono persone di sensibilità e provenienze assai diverse e disparate. Mettere le famose "radici cristiane" nelle carte costituzionali e negli statuti significa solo voler rendere obbligatorio per tutti un connotato confessionale. Ricordo ancora il buo0n Storace festante per aver portato al papa lo statuto del Lazio con su impresse le radici cristiane. In una logica conseguenziale il passo successivo sarebbe una bella legge regionale che imponga ad ognuno la messa domenicale e l'assunzione di tutti i sacramenti nei tempi liturgici prescritti. Se questa è la concezione che riusciamo ad avere della libertà nostra ed altrui, sono ben miserabile le radici in cui essa affonda!

mercoledì, ottobre 25, 2006

Il "nuovo illuminismo" di Armando Pleble

Ho assistito questa sera in Roma alla costituzione di un nuovo Circolo di Forza Italia. Si tratta propriamente di una rete di Circoli facenti capo a Marcello Dell'Utri.
Alcune perplessità. Finora conoscevo i Clubs della Fondazione Liberal che ruotano attorno a Ferdinando Adornato, un ex-comunista, giornalista dell'Unità: il dato genealogico non vuole essere polemico verso Adornato, ma serve per documentare la fragilità della distinzione demonizzante fra destra e sinistra che ha dato contenuto "culturale" alla manifestazione. Poi esiste cenerentola la rete nazionale dei Clubs con presidente nazionale Guido Possa. Questi ultimi hanno un'articolazione territoriale ed io rivesto le funzioni di Coordinatore Provinciale dei Clubs di Reggio Calabria, come ho appunto dichiarato nella mia scheda. L'organizzazione del partito è informe. La sua incertezza blocca non poco il lavoro organizzativo di radicamento territoriale. La mia impressione è che si vadano costituendo aggregazioni intorno a Notabili forniti di mezzi e desiderosi di impiantare una propria clientela. Non è una via democratica e temo che in questo modo FI scenderà dal 30 al 3 per cento: il declino del partito è in atto e la sua sorte decretata dai becchini. Questo Blog non è altro che un tentativo di elaborare a costo zero principi per un'aggregazione politica, cioè un luogo libero dove si discute e ci si confronta, contestandosi e criticandosi a vicenda, non un'aggregazione per fare da sgabello a qualcuno o per automortificarsi sollecitando voti presso conoscenti ed amici, che così postulando – a tutto vantaggio di un terzo che ti dirà 'arrivederci e grazie, bel fesso che sei stato!' – si rischia di perdere per sempre, anendo strumentalizzato i prorpi amici. I cittadini dovrebbero sapere da soli per chi votare sulla base di un'informazione libera e trasparente e dopo essersi formati una matura e diretta opinione sui singoli candidati che gli vengono proposti o imposti. Mancando di vere e proprie sedi di dibattito e di confronto per quanto mi riguarda tento di supplirvi con gli strumenti che offre questo nuovo e potentissimo mezzo di comunicazione che è Internet. I post più significativi li inoltro alla direzione nazionale che pur ricevendoli non ha MAI risposto. Come Coordinatore provinciale di FI (non ancora dimissionato o dimissionatosi) avrei voluto promuovere in provincia di Reggio Calabria un nuovo Club per ogni Comune. Ma qualche amico mi dice di frenare e di attendere finché non diventa chiaro il nuovo statuto di Forza Italia. Il rischio è di veder vanificato tutto il lavoro fatto. Si continua ad attendere e niente appare sull'orizzonte. L'evento delle Fornaci ha posto nuovamente in luce un problema di cui non si parla per nulla, cioè l'organizzazione democratica dei partiti in generale e di FI in particolare.

L'incontro delle Fornaci ha avuto luogo non in una pubblica piazza, ma nella solita sala d'albergo. In specie nella «Casa per Ferie S. Maria alle Fornaci dei Padri Trinitari», dove qualcuno ha offerto o pagato la sala. Ne è stato detto il nome, ma non l'ho prontamente annotato. In Roma ho assistito anche ad altri incontri di FI, dove qualcuno offriva la sede. Sappiamo che in Italia i costi della politica sono altissimi. Le vicende referendarie e la normativa parlamentare che ne ha eluso i risultati sono tra le pagine più vergognose della democrazia italiana. Ebbene, che quei soldi truffaldinamente estorti agli italiani dai partiti tutti in commovente accordo (dalla destra alla sinistra: apprendi Plebe!) servissero almeno a realizzare il dettato dell'art. 49 della costituzione, dove prevede che i cittadini debbano organizzarsi per concorrere alla formazione della politica nazionale. Invece, i fondi vanno direttamente alle direzioni dei partiti che ne fanno l'uso che meglio credono, ma non se ne servono mai per consentire ai loro iscritti di potersi riunire in sale o luoghi con libera agibilità pagata con quei fondi. A Roma esiste una sede nazionale di FI, dove però risiedono gli uffici ma dove non è consentito a semplici iscritti di potersi riunire e discutere su temi seri della politica. Con quel che guadagna un parlamentare non è per lui difficile di tanto in tanto pagare una sala d'albergo. Ma appunto perché paga lui è subito convinto di poter gestire e controllare la riunione, che già per questo non è libera. Gli iscritti vengono sollecitati con telefonate o altro solo nei momenti elettorali per procurare voti a questo o a quello. Gli iscritti diventano in pratica dei galoppini di questo o quel deputato e gli elettori che danno il voto (magari senza contropartita) dei puri "fessi" (il termine furbo e fesso è qui desunto dall'ultimo libro di Armando Plebe, tutto incentrato sulla famosa dististinzione degli italiani nelle due grandi classi dei furbi e dei fessi). In una serie riforma dei partiti e della politica dovrebbe essere posto in chiaro il principio che se i soldi della politica vengono prelevati coattivamente dai cittadini debbano poi ritornare ai cittadini anche e soprattutto per i loro momenti organizzativi di riunione e discussione. Questi incontri non possono essere liberi se qualcuno, non certo per mecenatismo, può condizionare la riunione stesso semplicemente concedendo o non concedendo la sala. Il giovane Marco ed i suoi amici, ai quali rinnovo gli auguri, incominciano già conproblemi di sede, che non si è capito se hanno o non hanno. Io temo che la loro funzione sarà unicamente quella di fungere da galoppini alle prossime tornate elettorali. Di chi? Dei De Lillo o dello stesso Dell'Utri, il quale da presidente onorario nazionale dovrebbe per statuto presiedere ad ogni riunione del Circolo. E' chiaro che non sarà mai presente (o solo "qualche volta", come lui stesso ha ammesso), ma in questo modo i miei giovani amici hanno posto per statuto la loro scarsa attitudine a camminare con le loro gambe. Ma la politica è innanzitutto libertà ed autonomia, massimamente in un partito come quello di FI che della parola libertà si fregia più di ogni altro partito.

Malgrado le mie perplessità, faccio a Marco Paoloemili ntutti gli auguri per la costituzione del nuovo circolo Giovani di Monteverde di cui egli è presidente. Avrà da parte mia oltre alle critiche che ritengo di dover fare tutta la solidiarietà e l'aiuto possibili, se graditi e utili. Ma non posso fare a meno di esprimere qui quelle impressioni che avrei espresso in pubblico se mi fossero state richieste. Intanto quella di questa sera non mi è parsa una riunione politica nel senso proprio del termine. Mi è parso più un debole momento di mondanità che doveva avere la sua attrazione nel libro di Armando Plebe, di cui ho letto qualche paragrafo e soprattutto ho ascoltato l'esposizione orale e sintetica che ne ha fatto mlo stesso Autore. Non ne ho tratto una grande impressione: E dirò più avanti perché. Dell'Utri ha gestito la serata. Ha detto delle cose. L'atmosfera era bonaria e scherzosa. Un adulto alle prese con dei ragazzi ubbidienti. Ha discettato però molto di politica e cultura. Il Circolo sarebbe infatti un Circolo culturale. Verrebbe da pensare alle tante pizzerie d'Italia che si sono dati la forma giuridica di Circoli ricreativi e culturali. Dell'Utri ha molto insistito sul rapporto fra politica e cultura senza porsi il minimo dubbio se fra i due termini possa esservi contraddizione. Mi è venuto da pensare alla teoria gramsciana dell'intellettuale organico. Ma appunto in FI non esiste l'intellettuale organico. Questa teoria è stata giustamente considerata come illiberale perché la cultura è libera e non dipende dalla politica. Per altro verso, è chiaro che la politica – ricerca di soluzione pratiche – debba essere libera dalla cultura, ovvero dall'ideologia, ovvero dal confessionalismo (le "radici cristiane" e simili). Non è stata data nessuna definizione del concetto di cultura. Per la verità, si è detto che un cittadino con la sola licenza di scuola elementare può essere (o è) più colto di un professore universitario. Credo di aver capito che il suo titolo di cultura sia la semplice osservanza alle giuste autorità culturali (?). Di Dell'Utri mi è noto il ruolo nell'organizzazione iniziale di Forza Italia, ma di una sua funzione culturale (grande o piccola) la cosa mi riesce del tutto nuova. Dell'Utri come Nietzsche, Gentile, Croce etc.? Ma perchè non dare vita ad un circolo ippico nazionale? Ad un'associazione sportiva? Ad una gastronomica? Non è con vecchie glorie come Armando Plebe che Dell'Utri può pensare di gestire la Cultura.

Intanto mi preme fare alcune osservazioni sulla costituzione del nuovo Circolo. Non ho un giudizio su Marcello Dell'Utri, di cui ho letto che è stato fra i Fondatori di FI, dove io sono approdato molto più tardi, cioè nel 2002, appena ho deciso di uscire da un ambito strettamente privato per coltivare l'impegno politico. Dico subito che non mi sono riconosciuto questa sera nel mio modo di intendere la politica. Ma ciò che importa è poter avere occasioni di confronto e dibattito. Si verranno così precisando delle posizioni comuni. Non mi è piaciuto vedere Stefano De Lillo, consigliere regionale purtroppo anche con il mio voto, che non posso ovviamente revocare. Non mi sono piaciuti i riferimenti alle "radici cristiane" contenute nello statuto del nuovo circolo giovanile, piuttosto confuso, direi. Non mi piace la stessa divisione in giovani, adulti ed anziani. E non mi piace una forma di aggregazione politica distinta per fasce di età. Se si trattasse di associazioni sportive strettamente legate alla prestanza fisica, non potrebbero stare chiaramente insieme giocando al pallone un vegliardo come Armando Pleble ed un giovane come Marco Paoloemili. Lo stesso Marco ha detto molto saggiamente que questa divisione non ha senso. Le energie politiche del resto sono così risicate in FI che è veramente uno spreco organizzativo tenere distinte e risorse in ragione dell'età. tanto più che il voto non è diviso per fasce di età. Il voto di un diciottenne vale quanto quello di un novantenne e viceversa. La maturità non è del resto strettamente legata all'età. Possono esserci giovani molto giudiziosi ed anziani del tutto privi di giudizio. In genere, un giovane può apprendere qualcosa da un adulto o da un anziano non colpito da demenza senile. Quindi, mi sono sentito un poco un disagio questa sera. Non mi è poi piaciuto che i "giovani" si siano subito messi sotto le ali protettive di Marcello Dell'Utri. Non mi è piaciuta per nulla la presenza di Stefano De Lillo, che ha subito dimostrato di non saper pensare altro che in termini di elettorato. I "fessi" che erano lì potevano essere per lui "furbo" dei voti potenziali, salvo poi a irriderli qualche qualche elettore si permettere di contestargli il concreto esercizio del mandato ricevuto.

Il termine "furbo" non è mio in questo caso, ma è desunto dal libro di Armando Pleble, che parla di "furbi devoti", la cui furbizia consiste nel catturare il voto confessionale. Nell'invito che ho ricevuto era scritto che a presentare il libro di Plebe sarebbe stato proprio Stefano De Lillo. Ha invece presentato Plebe ed il suo libro Marcello Dell'Utri. Ma un'idea del contenuto del libro è stata fornita direttamente dall'Autore. Non mi pare che mi sia necessario leggerlo, anche se ne ordinerò una copia per il mio Dipartimento. Infatti, ricordo la posizione di Stefano e Fabio De Lillo in occasione dell'ultimo referendum. Non so se questa posizione sia nota allo stesso Pleble, che avrebbe dovuto fare i salti mortali per far passare come "nuovi illuministi" i fratelli De Lillo, che semma meriterebbero l'appellativo di "furbi devoti", sul cui concetto è costruito il libro senile di Armando Plebe, noto un tempo (1968) come intellettuale di sinistra passato poi a destra.

Non essendo io "giovanissimo" (come Marco, nato nel 1982, mi pare) ricordo la vicenda. Io allora mi potevo intellettualmente collocare a sinistra e se oggi sono a destra non lo sono allo stesso modo di Armando Plebe. Sui concetti di "destra" e "sinistra" Julien Freund scriveva nel 1970 che i termini di destra e sinistra erano ormai concetti politici totalmente inutili per pensare la politica.
Anche in Italia, nella cultura di sinistra e direi meno in quella di destra, era già allora divenuto cosciente che i termini erano orami privi di significato. A mio avviso, non esiste oggi nessun serio intelluttuale che attribuisca vero e proprio senso a questa terminologia. Sembrerebbe invece che Armando Plebe sia rimasto fermo al 1968 e non sia andato oltre. Agli effetti pratici, per rimanere nella mia provincia politica di Reggio Calabria basta citare il caso di Pietro Fuda. Fino a qualche anno fa era lui il padrone di Forza Italia in quella provincia. E' probabile che sia stato lui ad impedirmi di costituire al mio paese una sezione di FI, semplicemente perché non ero un suo uomo. Sapevo infatti di un Innominato che aveva posto l'ostacolo. Congetturo che fosse lui. Ma questo è un piccolo problema. Più significativo è il fatto che egli sia passato, dalla sera alla mattina, a "sinistra" ed oggi siede accanto a Marcello Dell'Utri in uno scranno di Senatore. Che senso a parlare di destra e sinistra quando assistiamo a frequenti passaggi di campo?

Ed ancora sul concetto di eguaglianza. Possibile che Armando Plebe non sappia che il concetto di eguaglianza è una creazione dell'Illuminismo? Era un concetto polemico con il quale si intendeva abbattere l'ancien règime! Che senso ha attribuire alla sinistra il valore dell'eguaglianza e rivendicare un "nuovo illuminismo"? Anche il concetto di eguaglianza come quelli di sinsitra e destra sono concetti stantii con i quali non si va ormai da nessuna parte. O meglio possono servire per distribuire cocci di vetro ad un pubblico come quello delle Fornaci (il luogo dove si è tenuta la riunione), lasciando poi che i "furbi" alla De Lillo amministrino loro gli affari correnti della politica comunale, regionale, nazionale. Ma cosa dice l'articolo 49 della costituzione che il caro Marco avrebbe fatto meglio a citare, lasciando perdere le "radici cristiane", con le quali ha voluto compiacere qualcuno... A proposito. Mi è piaciuto Plebe quando ha ricordato che Berlusconi non ha mai detto che Forza Italia è un partito cattolico. Sul rapporto cattolici-laici si è peraltro diffuso molto. Come iscritto a FI che intende fare una sua proposta di aggregazione ad altri iscritti ripeto qui che per me il cattolico ha tutto ilo diritto di professare il suo credo ed io come liberale autentico considero mio dovero garantire a lui il pieno esercizio del suo diritto. Ma come laico liberale non ho nulla da discutere con lui in fatto di politica. Discorso complesso che ho trattato in molti post.

In conclusione, ho trovato deludente l'incontro alle Fornaci. Ciò non significa che di dissoci e che rinuncerò di apportare miei propri contributi alla realizzazione del dettato dell'art. 49 della costituzione che auspica la partecipazione diretta dei cittadini alla formazione della politica nazionale. Perché ciò sia possibile è necessario che i Circoli non si costituiscano per fornire appoggi elettorali a questo o a quello (De Lillo è stato esplicito al riguardo: a lui interessano i voti suoi). I cittadini riuniti nei partiti devono essere educati ad affrontare i problemi dello loro vita quotidiana. Non devono essere invitati per acchiappare farfalle di "destra" o di "sinistra"!

sabato, ottobre 21, 2006

La leggenda dell'Olocausto: riapertura di un dibattito

Cliccate qui, o voi che venite da “Informazione corretta”.

Creato l’21.10.06, con modifiche successive in Blogger
ripreso in varie sedi, qui ora alla versione aggiornata nei contenuti, nei links e nella grafica
1.4

Riprendo con rinnovato interesse questo post che ha suscitato le reazioni di un’organizzazione, detta “parafascista” da Piergiorgio Odifreddi ma che sarebbe più esatto definire semplicemente “sionista”, denominato con titolo tanto buffo quanto presuntuoso di «Informazione Corretta», titolo quanto mai improprio potendone facilmente ognuno riscontrare ognuno la grande faziosità e l’estrema scorrettezza in contrasto con i più elementari principi del vivere civile e del necessario rispetto delle altrui opinioni. Mi sono fatto ormai di loro un’idea abbastanza precisa e non mi preoccupano più di tanto, anche se ne tengo apposito Monitoraggio: non ne ho stima; non meritano rispetto, non avendone essi nessuno per gli altri; mi auguro che non mi infastidiscano oltre.

Il tema del «cosiddetto Olocausto» era per me poco più di una curiosità intellettuale, ma dopo gli incredibili attentati alla libertà democratiche a proposito del caso teramano, che è soltanto un fatto di provincia, diventa per me un obbligo morale conoscere in modo diretto tutta quella letteratura che è stata posta sotto divieto da una ben individuabile lobby. Ai prepotenti non si deve cedere in nulla e neppure si deve perdere la propria calma. Ho nel frattempo appreso la tecnica dei link interni. Questo post non ha limiti di estensione. Ne rivedo i testi, li amplio e ne rinnovo la grafica. Per l’uso dell’espressione “cosiddetto Olocausto” posso rinviare allo storico ebreo Sion Segre Amar, ma i miei iniziali ed autonomi intendimenti non erano di “negare” alcunché: sulla semplice espressione linguistica si è costruita un’incredibile polemica da caccia alle streghe finita su uno dei maggiori quotidiani d’Italia!

Le mie espressioni esprimevano soltanto l’incomprensibilità linguistica e storica del termine di un termine a valenza religiosa e la mia riluttanza e fastidio ad utilizzarlo per definire un semplice “sterminio” di popolazioni, ammesso che vi sia stato. Non immaginavo le reazioni che avrei scatenato. Invece “leggenda” vuole alludere ad un misto di verità confuso con falsità e soprattutto strumentalizzazioni. Potrei anche usare l’espressione “mito” nel senso soreliano. Infatti, non mi pare dubbio che sull’Olocausto il neo stato d’Israele abbia inteso fabbricare il suo mito fondativo. Ed i miti, si sa, non bisogna toccarli e disturbarli. Ma io non sono né un ebreo nè un cittadino d’Israele e quei miti non mi riguardano, ma anzi possono offendermi se con essi si intende infangare le tragedie di noi europei, deboli perché politicamente disuniti e disuniti perché ancora oggi così vogliono quelli che ci hanno vinto in guerra. Anche le sofferenze dei vinti meritano pur esse il dovuto rispetto.

Se i “Corretti Informatori” mi daranno nuovamente fastidio, sono qui pronto ad affrontarli sul piano democratico e non violento della discussione. Non credo che si faranno nuovamente sentire. Una loro tecnica, riscontrata in più casi, è la seguente: si dimostrano particolarmente offesi per una frase, anche la semplice espressione “cosiddetto Olocausto” o la “leggenda dell’Olocausto” per offendere ignobilmente e vigliaccamente una prima volta, ma poi non accettano la discussione perché chi usa l’espressione “cosiddetto Olocausto” non è neppure degno di essere preso in considerazione. Non ho nessuna particolare voglia di simili corrispondenti, ma la malafede, la mancanza di logica e di coerenza è evidente. Se veramente non consideravano neppure degni di attenzione i sostenitori di determinate tesi, avrebbero ben potuto dimostrarlo non infastidendoli e lasciarli nelle loro pacifiche occupazioni. Invece offendo e scappano, lanciano il sasso e nascondono la mano. Si tratta in realtà di una tecnica di criminalizzazione e demonizzazione sulla quale hanno edificato un loro sistema di privilegi: a loro l’Olocausto ha fruttato; per loro si è rivelato un buon affare! Non hanno appreso nulla da quando ai loro padri veniva posta sui vestiti una croce di Davide perché fossero gli altri ad evitarli. Con identici metodi adesso credono di avere la forza e le protezioni sufficiente per apporre loro stessi a chi non condivide il lor forse inconsapevole fascismo, per non dire peggio, la stella di Davide rovesciata. Non credo tuttavia che gli ebrei siano quelli di “Informazione Corretta”. Esistono ben altri ebrei, che non hanno nulla a che fare con le forsennate posizioni del Corretti Informatori e che proprio per questo sono da loro attaccati con non meno meno “odio” di quanto pensino di poterne legittimamente ed impunemente riversare sui non–ebrei, o “goim”. Infine, avverto che il “dibattuto” di cui nel titolo non è certo con i «Corretti Informatori», totalmente incapaci di qualsiasi dibattito e confronto critico con chicchessia, ma è un dibattito virtuale ricavato dalle diverse opinioni e posizioni che si trovano nella rete stessa. Con opportuni links le opinioni, anche contrastanti o differenziate, verranno messe l’una a fronte o accanto all’altra.


Sommario: 1. Premessa e diffida. – 2. La dichiarazione Balfour e la responsabilità della Gran Bretagna. – 3. Logica di un ricatto. Nuova ricerca storica libera da condizionamenti.

1.


Premessa e diffida

Tranquillizzo subito chi si infiamma facilmente appena si tocca questo argomento. Sto dalla parte delle vittime, sempre e senza riserve. Ma chi è vittima? Vittima è l’innocente che ignora perfino le ragioni dell’odio e della persecuzione contro di lui. Vittima è il bambino, il vecchio e la donna, la cui debolezza mai potrebbe costituire minaccia e fonte di timore per l’aggressore. Vittima innocente è chi è privo di qualsiasi colpa che possa venirgli imputata per giustificare la ferocia che lo vuole morto per fini che rispondono molte volte ad un calcolo utilitario ma spesso sono anche frutto di follia e accecamento prodotto da ideologia, religione, manipolazioni e menzogne abilmente orchestrate da altri. Vittime sono state gli ebrei nell’ultimo conflitto mondiale, ed a loro va anche la mia solidarietà senza riserve, ma vittime ne esistono tante altre nella storia che meritano un’eguale (non maggiore né minore) solidarietà: lo sterminio ebreo è “unico” come è unico quello “armeno”, “amerindo”, “giapponese” (Hiroshima e Nagasaki), e così via fino allo sterminio “ignoto”. Tutte queste vittime (non raccomandate) purtroppo restano in buona parte dimenticate e non hanno la stessa solidarietà strumentale riservata oggi agli Ebrei dell’Olocausto. Ritengo che questa discriminazione e disparità sia un’ingiustizia verso tutti i morti egualmente innocenti. Essa è nella sostanza un’operazione politica del presente che per oltre mezzo secolo è stata l’ideologia fondante di un equilibrio espansivo e di un politica imperiale. Sul tema è bene chiarirsi criticamente le idee. Ben vengano dunque le provocazioni iraniane sul tema. Diventeremo più civili quando la pietà per le vittime innocenti non avrà più confini e preferenze per colore della pelle, per credo religioso, per appartenenza politica, per ceto sociale, per stili di vita. Potremo guardarci nello specchio con buona coscienza quando nessuno penserà di sfruttare la memoria dei morti per suoi loschi fini che non hanno niente a che fare con la pace e la pietà.

David Irving ha cambiato idea dopo aver sperimentato la prigione austriaca. Gli storici non sono liberi di fare le loro ricerche, che possono anche essere sballate. Ma della loro erroneità possono essere giudici solo altri storici in grado di contrapporre documenti a documenti oppure di fornire diverse interpretazioni e letture degli stessi documenti. Non certo i giudici dei tribunali che di storia poco o nulla sanno. Che i morti dell’Olocausto (termine in sé già discutibile per il suo contenuto ideologico) siano sei milioni, o cinque milioni e mezzo, poco cambia. Ma se gli storici vogliono fare le pulci alle verità ufficiali o ai luoghi comuni, ne hanno pieno il diritto. Il presidente iraniano Ahmadinejad che riprende gli argomenti degli storici revisionisti non può essere facilmente trascinato in una prigione austriaca per farlo ricredere. La stampa internazionale si trova costretta a riportare le tesi dette aberranti e quindi offre suo malgrado l’occasione per un vasto dibattito su un tema tabù. Per una eterogenesi dei fini in questo campo la liberazione rischia di venire dall’Islam. Qualcosa di simile avvenne in passato quando gli arabi ci restituirono le radici greche dell’occidente che erano state estirpate e sostituite dalle radici cristiane.

Il tema è complesso e non posso esaurirlo in un solo post. Conosco bene le reazioni che immediatamente si suscitano solo ad accennarne e pertanto la mia cautela contro chi è ideologicamente prevenuto non è mai abbastanza. Dico subito per sommi capi che a mio avviso tutta la faccenda dell'Olocausto è stata una politica strumentale con la quale un'intera generazione di politici al governo ha inteso vivere e speculare sul fallimento dei governi precedenti, le cui sedie hanno occupato con eguale cinismo e assenza di scrupoli, facendo pesare sulle generazioni successive ai fatti colpe a loro estranee. Anche questi giovani, che non hanno conosciuto gli orrori e le nefandezze della guerra, ma vengono nondimeno allevati nel culto della memoria e dell'odio verso i loro padri e la loro storia, sono vittime innocenti. Un grande filosofo, già nei primi anni del dopoguerra, si accorgeva di quanto i vincitori andavano orchestrando ed così ammoniva: «vivere della colpa altrui è il modo più basso di vivere a spese degli altri»

Offro in questo post di seguito la rassegna stampa che trovo sull'argomento. Di ogni articolo on line riscrivo il titolo originale, cioè correggo il titolista, e attraverso il titolo così modificato cerco di richiamare l'attenzione su altri aspetti del contenuto. Se del caso, aggiungo in calce un mio commento o contestazione all'articolo stesso. Mi riservo di ritornare in ogni momento sul contenuto di questo post, anche rivedendo radicalmente i giudizi espressi.

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Si accenna al ruolo cinico delle grandi potenze che disegnano con il gesso i confini degli Stati, cancellandone alcuni e facendone sorgere altri dal nulla e secondo le proprie convenienze. È incredibile e strabiliante la leggerezza con la quale venne fatta la famosa dichiarazione Balfour, che doveva costituire il titolo giuridico tanto spesso citato per l’inizio di una vicenda sanguinosa che dura ancora oggi e la cui soluzione ancora non si intravede. Era il compenso per una prestazione fornita dal fondatore del sionismo. Chaim Weizmann definì il processo di fermentazione per la produzione dell’acetone, un intermedio essenziale per la produzione della cordite, un esplosivo a bassa fumosità essenziale nella prima prima mondiale. Weizmann fu dunque lo scopritore di un esplosivo che servì all’Inghilterra per vincere la guerra con la Germania. Di una seconda dichiarazione Balfour si è parlato di recente, per bocca dell’ambasciatore di israele e Washington, a proposito di una lettera di George W. Bush del 14 aprile 2004 ad Ariel Sharon. «Nella sua lettera, il presidente statunitense confuta il diritto al ritorno di 3,7 milioni di profughi palestinesi e riconosce come che fa parte integrante di Israele i territori successivamente occupati, o piuttosto conquistati, dal 1949 (Gaza, Cisgiordania, Gerusalemme-Est, Sinai egiziano, Golan siriano, Chebaa libanese). Così facendo, il sig. Bush rompe con la politica dei suoi predecessori e ridicolizza le risoluzioni 242 e 338 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e l'articolo 49 della 4a Convenzione di Ginevra. Per il sig. Ayalon, che porta a termine il suo mandato come ambasciatore negli Stati Uniti, la lettera pone le frontiere definitive di Israele e protegge il paese delle pressioni esterne per evacuare questi territori. Notiamo che la lettera di George W. Bush a Ariel Sharon è spesso presentata nella stampa occidentale come un sostegno di Washington allo sgombro di Gaza, un ritiro che continua ad essere assimilato ad un "passo verso la pace" mentre Ariel Sharon ed il suo governo non aveva nascosto il loro desiderio di utilizzare questo ritiro per rimanere in Cisgiordania». Il testo che ho qui ampiamente citato mi sembra ben informato. A me serve per documentare l’esistenza di una guerra che difficilmente potrà trovare una conclusione con il classico trattato di pace della tradizione giuridica europea. Gli USA succedono in tutto e per tutta all’imperialismo inglese. La guerra arabo-israeliano ha assunto un carattere ideologico di cui forse non esiste analogo esempio nella storia. Lo sterminio degli ebrei durante la seconda guerra mondiale, battezzato con il termine religioso di “Olocausto”, è una componente ideologico non meno potenza dell’atomica, di cui irresponsabilmente lo stato di Israele, è stata dotata. Il mito dell’Olocausto ha lo scopo di orientare un’Europa afflitta da sensi di colpa verso una fondazione dello stato d’Israele che ancora per molti anni potrà trovare la sua sicurezza nella superiorità delle sue armi e nella forza dei suoi alleati. Il riconoscimento di un diritto alla propria esistenza può essere più forte della potenza stessa della armi, ma questo rinoscimento può essere dato solo dalla maggioranza del mondo arabo. Se il Medio Oriente è un’unità geopolitica qui Israele costituisce un’infima minoranza come popolazione e come territorio.



3.



L’articolo della “Repubblica” riporta ampi stralci del discorso di Ahmadinejad. Non mostra però di prendere sul serio il contenuto del discorso e tralascia ogni approfondimento e riflessione: non sarebbe di poco conto l’attenta considerazione del ruolo e degli interessi dell’Europa come distinti da quelli degli USA e di Israele, come anche l’accenno ad una nuova ricerca storica libera da timori di rappresaglie, cosa che sarebbe più nell’interesse dell’Europa che non dell’Iran. Non possiamo e non dobbiamo nasconderci che l’interpretazione della storia europea del XX secolo è stata profondamente influenzata, per non dire dettata, dagli equilibri politici stabiliti a Yalta. Ogni voce fuori dal coro viene immediatamente emarginata e di recente l’incauto ed innocente ricercatore che tocca determinati temi rischia perfino il carcere e l’incriminazione penale. Non poteva esserci una più clamorosa sconfessione ai princìpi di libertà, nei quali l’Europa pretende di essere maestra e che vorrebbe perfino esportare in Medio Oriente. Il nazismo, elemento centrale nella storia d’Europa nel XX secolo, andrebbe considerato non in una veste, presunta, di responsabile dello sterminio di suoi stessi cittadini, che avevano la sola colpa di essere di religione ebraica, ma nel più ampio contesto della relazioni internazionali europee e mondiali. Paradossalmente, con lo sterminio degli Ebrei il nazismo produsse a se stesso il maggior danno materiale e morale in quanto si trattava in buona parte di propri cittadini, che potevano dare alla Germania grandi apporti in ogni campo della vita sociale, economica, scientifica, politica, culturale. Si assistette ad un’esplosione di follia – pare – che dovrebbe interessare la psichiatria e la psicologia sociale prima ancora che non la politica e la storia. Ma appunto si tratta qui di riaprire un franco e libero dibattito al riparo da ogni ritorsione morale e legale.

Rileggo l’articolo di “Repubblica” oggi 13 gennaio 2008 e trovo profetica questo passo:
«Il presidente iraniano ha anche annunciato una iniziativa destinata a sollevare nuove polemiche: “Vogliamo formare un gruppo per esaminare le reali dimensioni dell’Olocausto, ma vogliamo essere sicuri che qualsiasi risultato venga raggiunto, nessuno dei suoi membri venga perseguitato o arrestato”, ha detto Ahmadinejad».
In effetti, Robert Faurisson è stato nuovamente perseguitato e condannato nella civilissima Francia per aver partecipato ad un convegno. Per una cronaca dall’interno di quel convegno si legga qui.

3. Verità scomode. La critica che si può fare all'articolo, che copia le agenzie, è di non fornire elementi di riflessione. Riporta le notizie con eccessiva distanza ed in questo modo le svaluta, staccandole da ogni sensato contesto, anzi esclude che vi sia alcunché di sensato nelle posizioni espresse dal presidente iraniano, appunto non un uomo della strada, ma il capo di uno stato potente ed in grado di mettere in pericolo la pace mondiale. Non esiste fatto separato da una sua inter-pretazione. Ciò che vediamo della realtà fisica non è mera impressione della luce sulla retina dell'occhio, ma è soprattutto un'interpretazione della mente, che ovviamente può essere "oggettiva" o "faziosa" e di parte. L'uomo è destinato a pensare, lo voglia o meno, e ciò che vede deve avere per lui un significato, magari mutevole nel tempo. Che l'Europa abbia interesse più che non gli Stati Uniti ad avere buona relazioni con i paesi arabi mi sembra cosa ovvia. Che da un peggioramento o da un'esasperazione di queste relazioni abbia molto di più da temere mi sembra altrettanto ovvio. I conti dicono che l'Europa ha interesse ad una politica filoaraba piuttosto che filoisraeliana. In realtà, la politica filoisraeliana dell'Europa è solo una politica filoamericana, imposta dal potente Alleato che in Israele ha un suo avamposto militare. Il limite della politica USA è che non può fare ciò che ha fatto con l'Europa dopo la "Liberazione" dal nazismo e dal fascismo. I paesi arabi non possono essere "liberati" dall'Islam. L'Iraq testimonia ogni giorno il fallimento della politica americana del presidente Bush. Che l'Iran ci faccia ripensare tutto questo non mi sembra in sé un male. Il presidente iraniano ci ha invitato a pensare meglio sui nostri reali interessi. E mi pare ci sia poco da ridere.

4. Gruppo di studio sull'Olocausto: a Teheran il prossimo 11 dicembre. Quasi tutte le agenzie e gli articoli costruiti su di esse riportano la notizia del gruppo di studio che si terrà all'università di Teheran in dicembre. Il presidente iraniano si preoccupa che quale che siano (!!!) i risultati gli studiosi non debbano essere perseguitati, come avviene puntualmente nel libero Occidente, patria di splendide libertà che i musulmani non sanno darsi. Il caso Irving insegna! Le stesse agenzie riportano le reazioni suscitate in occidente alla tesi secondo cui l'Olocausto sarebbe un mito strumentale. Ancora le stesse agenzie dicono e tutti i giornali ripetono acriticamente che "si prevede" che una simile riunione di studio sarà all'insegna dell'antisemistismo. Ma chi è che lo prevede e su quali fondamenta? E perché mai un gruppo di studio e di ricerca per la cui libertà di lavoro ci si preoccupa (vero o meno che sia) dovrebbe già partire orientato con una pregiudiziale antisemita?! Se così sarà, lo vedremo ed ognuno potrà giudicare con la sua testa, che non è già venduta al nemico iraniano ma non vuol neppure farsi gabellare dai nostri governanti apostoli della verità e del nostro bene, anche quando ci trascinano in guerra con la menzogna che scopertà resta impunita (leggi Bush e Blair). Le agenzie internazionali di notizie "si sa" che sono in buona parte tutte americane! Potrebbe farsi un'interessante silloge di tutte le volte che il governo americano si è servito della menzogna come pratica di governo. Ad esempio, durante la guerra cubana nel 1898, quando gli USA tolseroCuba alla Spagna; e che dire sulla menzogna circia l'effettivo inizio della guerra con il Vietnam, menzogna denunciata da Chomski ed ora definitivamente smascherata; e di quella recente sui falsi armamenti di Saddam. Se dunque i governi mentono abitualmente, perché bisogna creder loro e non mantenersi invece in un atteggiamento di prudente sospetto? In Platone è teorizzata la possibilità e liceità che i governanti possana ingannare il popolo. Ma nella concezione della Repubblica platonica il popolo non è sovrano ed è inteso come facile preda delle più ignobili passioniIl governante-filosofo ha invece la diretta visione del bene e quindi il suo inganno non è a fin di male, ma a fin di bene. I nostri odierni governanti non sono però filosofi che hanno la visione del bene supremo. La democrazia odierna è basata su principi meccanici. Una volta che è scattata la determinazione elettorale non vi è più controllo effettivo sull'azione di governo. Per catturare il consenso nessuno si fa scrupolo dei mezzi adoperati. Agiscono poi le lobby dai più disparati interessi.

5. La «Giornata di Qods», ossia la Memoria rovesciata. E' ormai imposta per legge una determinata e opinabile interpretazione storica del recente passato. Si badi bene: non si tratta qui di valori giuridici sui quali potrebbe scattare il vecchio principio della lesa maestà. Dire ad esempio che il popolo (che è o dovrebbe essere sovrano) è un reato di lesa maestà. Non è questo un esempio estrapolato a caso. Mi è capitato qualcosa di simile che ho narrato altrove. E' diverso il caso in cui si tratta di interpretazione di un intero periodo storico come la seconda guerra mondiale, le cui origini sono ancora oggi difficili da iindividuare per storici specialisti. E' assurdo che si voglia imporre per legge interpretazioni storiche che possono essere date solo da storici e che per giunta sono mutevoli a seconda dei punti di vista adottati. In Iran si è perciò adottato, per ritorsione, lo stesso principio delle giornate della Memoria delle legislazioni occidentali. Ma qui la Memoria è quella dell'altro, dell'altra parte. Le cose che apprendiamo, sia pure distorte dalle agenzie, ci preoccupano e ci paiono assurde. Ma tante assurde non sono se appena un poco riusciamo a riflettere. Ad esempio, che Israele sia destinata a scomparire può avere un senso politico. Posto che Israele è nel Medio Oriente lo zero virgola qualcosa per cento dell'intera popolazione, posto che l'avversione reciproca fra arabi musulmani e isrealiani sia destinata ad essere irriducibile, i casi sono due: o scompare Israele (lo zero per cento) o scompare tutto il mondo arabo musulmano del Medio Oriente (il 99,9 per cento della popolazione). Israeele possiede già la bomba atomica per realizzare questo obiettivo tecnicamente possibile. E possiede questa bomba atomica con la benedizione degli USA, dell'ONU, dell'Occidente. L'Iran ancora non la possiede e gli si contesta il diritto a possederla: o meglio le si contesta la volontà di armarsi. Di diritto qui non ne esiste da nessuna parte. Siamo alla situazione primordiale dello stato di natura hobbesiano della guerra di tutti contro tutti. E quale è il ruolo dell'Europa? Un ruolo servile e sottomesso ad interessi non suoi. Se si considera l'unità geopolitica del mondo antico, giunta a mirabile armonia con l'Impero romano, se ne scopre l'attualità. L'America ancora non esisteva ed oggi potrebbe essere solo un'appendice periferica. Non l'America a guidare la politica europea, ma l'Europa dovrebbe guidare la colonia (barbara e cattiva, che ha sulla coscienza il genocidio ed il primo uso dell'atomica) americana… Dovremmo essere grati al presidente iraniano per averci aperto gli occhi, che invece vogliamo tener chiusi con fette di prosciutto condite con la cocacola.

6. Il ruolo dell’ONU. In effetti, sul piano del diritto razionale e astratto, è difficile dare una patente di legittimità all'ONU che come già la vecchia Società delle Nazioni non è altro che un'organizzazione dei vicncitori, che in questo modo continuano a patrocinare i loro interessi politici. Le guerre stabiliscono delle situazioni di fatto che diventano poi anche situazioni giuridiche. Ma lo status quo è un principio che non puà valere per l'eternità. Se così fosse, noi avremmo ancora laa cartina geografica ferma all'epoca delle prime relazioni internazionali fra gli Stati costituiti come tali. Ai tempi dell'antico Egitto? di Roma? del Congresso di Vienna? E' difficile dirlo. E' più facile dire che le relazioni internazionali devono essere improntate alla ricerca costante della pace (prima parte della prima legge di natura in Hobbes: la seconda parte dice che se la pace non è proprio possibile bisogna allora volere la guerra, con tutti i mezzi disponibili ed allo scopo di vincerla per davvero. La politica avventuristica dell'Italietta da Cavour a Mussolini, ma anche fino ai giorni nostri, è tutt'altra cosa). Il discredito dell'ONU pare un fatto assodato, eccetto che per i politici e governanti italiani, che nello loro incostistenza politica hanno bisogno di fare ogni cosa "sotto l'egida dell'ONU".

7. Un nuovo documentario sull’Olocausto. E gli altri? La controinformazione volta a netralizzare le dichiarazioni del presidente iraniano sull'Olocausto offre con tempestività la notizia dell'uscita dell'ennessimo documentario sulla Shoa, prodotto dal Centro di Documentazione della Shoa, organo preposto a questo tipo di guerra ideologica. E va bene! D'accordo! Ringrazio pubblicamente l'autore Spielberg per un supplemento ad una informazione già abbondante. Ma mi interesserebbe maggiormente sapere di altro su cui non viene offerta un'eguale informazione. Ad incominciare dalla stessa Russia, dove esisteva un antisemitismo non diverso da quello nazista, ma dove si potrebbe pur documentare il trattamento riservato a qualche milione di tedeschi residenti nelle zone occupate dall'Armata Rossa. L'informazione a senso unico non può che essere sospetta e farci pensare il contrario di quello che vorrebbe. Per non parlare poi del genocidio meglio riuscito, quello degli Indiani d'America. Non solo si tace, ma su quel genocidio i nuovi Amerindi, disgraziati fuggiti dall'Europa che spesso lo cacciava, hanno fondato la loro Epopea. Leggo in un'altra notizia sull'argomento che scopo del documentario di Spielberg sarebbe quello di fornire un deterrente, un'arma contro i cosiddetti negazionisti dell'Olocausto. Ma il problema non mi sembra che sia questo. Nessuno può inventare o negare un fatto così eclatante come lo sterminio di sei milioni di persone, poco importa che siano ebrei o di altre religione. Il problema consiste invece nell'uso strumentale e politico che di quella tragedia si è voluto fare e si vuol continuare a fare. Nulla togliendo alla spontanea solidarietà per le vittime, è però legittima una reazione ad ogni uso strumentale che si voglia fare dei morti innocenti di ogni epoca e di ogni luogo. In pratica, il registra Steve Spielberg con il suo documentario vuol fare del terrorismo ideologico (deterrenza) contro chi possa avere qualche legittimo dubbio e nutro il legittimo sospetto che lo si voglia manipolare. Se mai, il noto regista con il suo lavoro dimostra una controverità. E cioè che proprio attraverso messaggi come il suo, infiniti documentari e fiction, si è potuto creare quella che il presidente iraniano chiama una "leggenda". Qualcuno ha detto che un'immagine vale mille parole, ma è anche vero che ogni immagine deve essere interpretata con parole. Oggi i cineasti pretendono di sostituire in blocco storici, archivisti, filosofi, politici. Potenza della cosiddetta comunicazione che ogni politico che si rispetti deve saper gestire, non per dire la verità, ma per far passare ed imporre la sua linea politica. Fanno tutto loro, dando un potente contributo all'istupidimento collettivo ed al controllo delle masse che possono essere menate per il naso impunemente e spudoratamente. Era vero ai tempi di Goebbels, lo è ancora ai tempi di Bush e di Blair, che sulla menzogna hanno trascinato i loro paesi in una nuova guerra mondiale, che è ormai iniziata e di cui non si intravede la fine.

8. Parla Fassino: un esempio di insipienza politica! Non posso commentare la notizia se non indicandola come un esempio di insipienza politica, tipico in particolare della sinistra italiana che in tutta questa ideologia è cresciuta ed ha prosperato. Inaccettabili per chi? Per Fassino che stabilisce lui per decreto quello che è accettabile o non accettabile nella testa di ognuno? Mah! Leggi e passa! Caro Fassino, ma se i palestinesi che sono arabi e musulmani non ne vogliono sapere di accettare gli ebrei, come la mettiamo? Per adesso l'atomica ce l'hanno solo gli Israeliani. Mah! Visto che gli Israeliani hanno in maggioranza un doppio passaporto, statunitense ed europeo, non sarebbe il caso di preparare un piano di rientro nello Stato di provenienza. Ti pare lecito ed ammissibile che nel 2006 i "coloni" israeliani si partano per colonizzare territori che vergini non sono quasi fossimo ai tempi dell'Impero romano che davano appezzamenti in Gallia ai vecchi legionari e che stando negli USA si continui la politica della Frontiera? Andate e prendete, ammazzando chi trovate! Ma di quali diritti e di quale legittimità vai parlando, sia pure a nome dei DS, caro Fassino?! Se vuoi puoi appellarsi al principio auctoritas, non veritas facit legem. Ma l'ONU non ha né autorità né verità. Appunto, ho detto (e parlo solo per me stesso, beninteso): insipienza politica, per usare espressioni eufemistiche.

9. Morti non raccomandati e dimenticati: gli Armeni. L’Olocausto dimenticato. Finalmente il dibattito si allarga. Da questa notizia viene fuori la storia di un altro Olocausto, quello degli Armeni. Ma la notizia offre anche informazioni sull'inguaribile malvagità della natura umana. E' vero che gli armeni furono sterminati dai turchi, ma è anche vero che francesi e russi ci misero la mano, aiutando i turchi a sterminare gli armeni. Nella loro guerra contro i turchi sia i francesi sia i russi pensarono di poetrsi servire degli armeni e questi poveri disgraziati ne fecero le spese. La storia è più complessa di quello che appare a prima vista. Possiamo dire in una logica hobbesiana che gli Stati vivono fra loro in una logica perpetua di stato di natura e quindi non tralasciano l'uso di ogni mezzo possibile per danneggiare lo Stato confinante o rivale. In Hobbes questo è teoria, ma nel caso citato diventa realtà provata dai fatti.

10. Genocidio: complessità del fenomeno in un libro di Michael Mann. Si tratta di un'ampia intervista all'autore del libro, che si occupa preva-lentemente della questione armena e che tratta del concetto di genocidio con molti distinguo e tenta una definizione concettuale del termine genocidio. Incidentalmente, ad un certo punto dice testualmente «…Scrivo anche che qualsiasi gruppo etnico è capace di commettere atrocità. Gli Ebrei sono stati vittime dell' Olocausto, ma il modo in cui Israele tratta i Palestinesi ricorda molto da vicino i Nazisti. Non accuso Israele di commettere genocidio, naturalmente…». Qualcosa di simile è stato pure detto, mi pare, in Italia dall'UCOII, ossia da un'associazione musulmana. Ne è venuto fuori un vespaio in seguito al quale il ministro Amato ha fatto una sua personale riforma della costituzione, pretendendo di far firmare a chi vuole lui una "carta dei valori", buffa pretesa se si considera la relatività ed indeterminabilità dei valori. E' trascurato poi un principio elementare del vigente sistema del diritto penale: i reati devono essere certi, tipici, determinati. Il ministro Amato introduce il terrorismo di stato, ponendo ognuno in sospetto di non aver rispettato valori che esistono solo nella testa del ministro Amato, che quando era presidente del Consiglio in una sola notte depredò tutti gli italiani che avevano qualche soldo in banca. In bell'esempio del suo sistema di valori. Mai la frase corrente "governo ladro" fu mai più appropriata.

11. Ai margini dell’informazione: la Olocausto Spa. Farsa e tragedia. Il contesto della notizia riguarda la posizione assunta dalla Radio Maria polacca, distinta dalla nostrana Radio Maria. Il padre polacco Tadeusz Rydzyk responsabile della radio è stato censurato dal Vaticano, che persegue tutt'altra politica nei confronti di Israele e certamente non potrebbe avallare il padre polacco, il quale diffonde nell'etere testi come il seguente: «“Gruppi ebraici hanno tentato di intascare tangenti da ambienti politici polacchi in cambio del loro appoggio all’ingresso della Polonia nella Nato, gli ebrei vogliono umiliare la Polonia davanti al mondo chiedendole soldi per i beni lasciati nel Paese, gli ebrei sono un racket ed hanno tratto vantaggi economici dall’Olocausto, una vera Olocausto SpA”. » Quindi non è soltanto il presidente iraniano Ahmadinejad ad essere piuttosto scettico sul reale significato dell'Olocausto, ma possono trovarsi giudizi analoghi nei domini del regno cattolico-vaticano. Mi stanno spiegando a voce che in Polonia padre Rydzyk è personaggio alquanto squalificato, benché popolare, dal quale è bene prendere le distanze. Al padre si deve anche il successo dell'attuale governo, che non penalizza la radio, rispettando il principio della pluralità dell'informazione. Io qui ho il solo interesse a dare una rassegna stampa il più completa possibile sul tema del mio post. Non intendo entrare nella politica interna polacca, a me ignota. Il fatto che affermazioni come quelle riportate possono essere pensate e ascoltate in Polonia, ora parte dell'UE, e non solo in Iran, mi sembra un dato oggettivo. Capita a volte che i pazzi dicano delle verità che i savi ben si guardano dal proferire. Se poi il padre polacco ubbidisca a Teheran anziché ottemperare alle censure del Vaticano è cosa su cui non posso io indagare, ma ho i miei dubbi.

12. Ricorrente confusione fra negazione e strumentalizzazione dell’Olocausto. L'agenzia è piuttosto ambigua, attribuendo a Khatami una presa di distanze dall'attuale presidente dell'Iran. L'ex presidente iraniano non "prende le distanze" dal suo successore, ma dice qualcosa di ancora più pesante. E cioè che Israele infligge oggi ai palestinesi ciò che i nazisti hanno inflitto agli ebrei durante la seconda guerra mondiale. Per una cosa del genere, detta in Italia dall'UCOII, il ministro Amato ha scatenato il putiferio. La stessa tesi in questa rassegna stampa è pure affiorata dal libro di Michael Mann. L'attuale presidente iraniano Ahmadinejad ha fatto sapere che intende organizzare un convegno di studi, che se deve essere libero, non può anticipare i risultati. Sembra di capire che perfino ad Ahmadinejad è chiara la distinzione fra la negazione di un fatto eclatante (la morte di milioni di persone) e l'uso che di quei morti si intende fare. Ed in effetti si è preteso che su quei morti, ormai morti, si dovesse edificare in Medio Oriente uno stato. Come a dire che Tizio deve pagare i danni che Caio ha fatto a Sempronio. Se la logica ha un senso, il significato dovrebbe essere chiaro e tale da non far gridare allo scandalo.

13. Distinzione scolastica fra negazione e leggenda. Lungi da me il propormi come avvocato o portavoce del presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad, al quale Roberto Malini, autore di testi "didattici" sull'Olocausto, invia una lettera aperta che io commento in quanto "aperta" al dibattito. Se nostro scopo comune è di chiarirci una buona volta i termini di una polemica montante, va anche detto che esiste una certa differenza fra la negazione pura e semplice di una fatto e una leggenda che su quel fatto può farsi. La storiella di Romolo e Roma è appunto una leggenda. Non vuol dire che alla sua origine non vi sia un fatto assodato come la fondazione di Roma. Nel caso dell'Olocausto altro è dire che nessun ebreo sia mai stato ammazzato, altro è la spiegazione delle circostanze che hanno condotto al fatto e soprattutto altre sono le conseguenze interpretative che dal fatto compiuto possono originarsi. Altro è dire per esempio che poiché il fatto è avvenuto e poiché il fatto deve essere risarcito e qualcuno deve pagare, se ne deve concludere: a) che uno Stato di Israele doveva sorgere a titolo di risarcimento in Palestina; b) che i tedeschi devono ancora oggi pagare risarcimenti allo stato di Israele, legittimo erede e rappresentante degli ebrei sterminati; c) che legittimo è il possesso dell'atomica per Israele ed illegittimo per l'Iran ed ogni altro Stato arabo, ecc. Mi pare che siano diversi i piani del discorso. Insomma, il negare o provare i dati di fatto, di un qualsiasi fatto, è onere di chi vuol cimentarsi in una ricerca documentaria, archivistica, storica, tecnica, chimica, ecc., ma l'interpretazione dei fatti veri, presunti o falsi è cosa che può essere fatta da ognuno, ossia da un giudice terzo. Infatti, in sede giudiziaria il giudice giudica e forma il suo giudizio sulla base delle prove che le parti gli sottopongono. In tutta questa storia Giudice è l'opinione pubblica occidentale di questa mezzo secolo. Io propendo non per la tesi negazionista (= il fatto non è mai avvenuto), ma per la demistificazione di un chiaro intento strumentale legato a quel fatto, vero o falso che sia. Mi piacerebbe che questa mia Lettera aperta giungesse pure a Roberto Malini. E sarei pure lieto di partecipare anche io al convegno di Teheran per ascoltare le spiegazioni di Malini.

14. La questione dell’unicità. Mi chiedo quali interessi ci possano essere dietro la tesi che un determinato sterminio di esseri innocenti, o genocidio che dir si voglia, o strage e simili sia una fatto “unico”. Forse in questa maniera si pensa di poter raccogliere un maggior numero di contributi di solidarietà senza aver concorrenti. Trovo contorte le giustificazioni teoriche lette qua e là. Credo che ci sia dietro un interesse pratico e strumentale, non apprezzabile.

15. UCOI e UCEI: fronti contrapposti su suolo italico. Nella scorso estate vi è stata una forte reazione ad un manifesto a pagamento dell’UCOI pubblicato sui principali giornali italiani. Nel testo si commentavano le vicende della guerra in Libano e si equiparavano le distruzioni materiali e le vittime fatte da Israele a condotte ed espisodi simili commessi da nazisti e fascisti. L’analogia non è piaciuta a molti e si è invocato il rigore del diritto penale per proibirla. Il ministro Giuliano Amato si è addirittura inventata una “carta dei valori” alla quale i membri dell’UCOI dovevano soggiacere come se fossero delle forche caudine sotto le quali dovevano passare. Essenza di ogni “valore” è la sua libertà e spontaneità. E’ assurdo concettualmente ed eticamente pensare che si possono imporre a chicchessia valori non sentiti spontaneamente. Al massimo si sarà un notevole apporto all’ipocrisia collettiva, che in Italia ha una lunga tradizione. Ma alle dichiarazioni dell’UCOII ha prontamente reagito l’UCEI (la lega delle comunità ebraiche) e si è riprodotto lo stesso raggruppamento conflittuale di fascismo e antifascismo che in Italia ha funestato il clima culturale per oltre mezzo secolo e che oggi attraversa una fase di stanca. Il recente libro (non ancora da me letto) di Pansa sulla “Grande bugia” della Resistenza è una manifestazione del fenomeno, che però ha una dimensione più vasta non ancora emersa nella sua interezza. Il dibattito sul Medio Oriente è il riflesso di una problematica interna alla politica culturale europea dal 1945 in poi. In merito alla vicenda estiva del manifesto UCOII che non ho potuto seguire bene perché in vacanza sembra a me sconvolgente non il contenuto stesso del manifesto, che può essere opinabile quanto si vuole, ma la reazione ad esso seguita. Giudico questa reazione del tutto illiberale. Non mi pare che la collega di FI Isabella Bertolini abbia ben riflettutto sulla natura del liberalismo. Ma forse pensa soltanto di cavalcare una facile emotività sull'argomento. Per il mio modo di pensare ognuno può fare le affermazioni che meglio crede purché non compia reati perseguibili. Non riesco a trovare in rete il testo del manifesto che nello scorso luglio ha suscitato tanto scalpore, ma ne ho trovato un altro dell'aprile 2004, il cui contenuto non mi sembra affatto scandaloso. La manifestazioni di un pensiero, ed è tale anche la formulazione di un’analogia (se ne fanno sempre, anche quella di “governo ladro” è pure un’analogia assai calzante per il ministro Amato quando in una notte mise la mano nei conto correnti degli italiani), non possono costituire reato in una società che si pretende libera e liberale. Il presidente iraniano nella recente polemica si è richiamato alla guerra arabo-libanese e ne ha tratto posizioni di politica internazionale che impegnano lo stato iraniano e di cui l'Italia e l'Europa farebbe bene a tener conto.

16. Angela Merkel su Israele: un prodotto della ragion di Stato. Il principale interessato alla pollemica scatenata da Mahmoud Ahmadinejad sarebbe la Germania. Ma quale è stato il suo ruolo? Per chi ha un poco di conoscenza della Germania è noto come ai tedeschi sia stato fatto un lavaggio del cervello dal 1945 in poi. Sono loro i reprobi della terra che hanno il grande torto di continuare ad esistere dopo l'immane ed inaudito Delitto che ha portato allo sterminio del popolo di Israele. E' scritto nel Vecchio testamentoche : «la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione» (Num. 14,18 e altrove). Si sa che i testi religiosi vengono interpretati in sintonia con i tempi, ma in Germania la tesi della colpa collettiva trova fior di filosofi pronti a sostenerla. E' così che tutti i tedeschi sono diventati un caso collettivo di psichiatria sociale. E su questa base sarebbe interessante una contabilità dei risarcimenti versati dalla Germania Federale allo Stato d'Israele. Chiamata in causa dal presidente iraniano il cancelliere tedesco Angela Merkel non si espone in una vicenda da trauma: «ll cancelliere tedesco, che non aveva deliberatamente risposto il giorno in cui aveva ricevuto la lettera, ha risposto oggi di ritenere "completamente inaccettabili" le critiche nei confronti di Israele contenute nella missiva. "L'esistenza di Israele appartiene per noi alla ragion di Stato" ha dichiarato Angela Merkel, sottolineando il fatto che venga "costantemente rimessa in questione"». Agli inizi delle guerre preventive di Bush una donna tedesca, ministro della giustizia, la coraggiosa Herta Däubler-Gmelin fu costretta alle dimissioni per aver detto che non vedeva differenza fra Hitler e Bush stando alla comune prassi e teoria delle guerre preventive, ma dopo avere ormai infranto il tabù dell'intoccabilità degli americani, posti al di sopra di ogni sospetto e di ogni critica in stretto abbinamente ad un altro tabù: quello dell'Olocausto. Con un tedesco è difficile in genere avere una conversazione sul tema "olocausto" e si trae l'impressione di un trauma ancora vivo. In una lettera di stato il capo di stato iraniano dice al capo di stato tedesco che: "Il mito della Shoah è stato creato contro la Germania", ma il cancelliere tedesco si defila dal problema. Sul suolo tedesco ancora oggi è di stanza l'ecercito anericano, che occupa la Germania fin dal 1945. Nell'immediato dopoguerra non vi era pezzo di carta stampata che potesse sottrarsi all'autorizzazione delle potenze occupanti. Non vi è da stupirsi del successo con cui è avvenuta la rieducazione democratica dei tedeschi. Un simile programma di educazione di massa è nei piani degli USA

17. Intervista dello Spiegel al presidente iraniano: Parte prima e Seconda. L’intervista è del 29 maggio 2006 ed è stata rilasciata a Teheran ai giornalisti Gerhard Sporl, Stefan Aust e Dieler Bednarz; sulla stampa italiana la stessa ha avuto una scarsissima eco. Francesco Coppellotti ne ha fatto una traduzione per il giornale on-line EFFEDIEFFE.co, diretto da Maurizio Blondet. L'intervista ha il pregio di far parlare direttamente il presidente Mahmoud Ahmadinejad senza l'intermediazione giornalistica che tende a screditare la notizia stessa mentre la comunica a chi può avere interesse a prenderne conoscenza. E' una tecnica di controllo e manipolazione della cosiddetta opinione pubblica. Rispetto ai regimi detti totalitari non cambia molto. Chi riceve le notizie deve avere sufficiente spirito critico per difendersi o meno dalla mediazione giornalistica. Anche per questo motivo mi auguro che venga abolito l'ordine (creato dal fascismo) dei giornalisti e liberalizzata ad ognuno l'accesso alla professione.

• Dal testo dell'intervista che sto leggendo ora riga dopo riga sembra di capire ad un certo punto che il presidente Mahmoud Ahmadinejad sia un negazionista. Ho già detto che io non sono un suo avvocato difensore o un suo portavoce. Per me diventa una buona occasione il fatto che un capo di stato (non un cittadino qualunque che può essere tranquillamente ignorato e silenziato) costringa a riaprire una discussione, sulla quale assurdamente è intervenuto perfino il giudice penale. Per quanto riguarda la posizione negazionista la mia personale posizione è abbastanza semplice: io sono nato dopo i fatti accaduti e per giunta lontano dai luoghi i cui i fatti sono avvenuti. Ma se mi si para davanti una persona che mi dice di essere sopravvissuto ai campi di sterminio, di aver avuto genitori e parenti uccisi nei campi di concentramento e mi fornisce ogni genere di testimonianza su un fatto realmente accaduto, io non posso obiettare nulla e dare per vero e certo il fatto. Se poi si presentano altri persone che contestano su base documentale gli stessi fatti nasce una disputa, di cui io in posizione terza aspetto la conlusione. Personalmente propendo a credere che il fatto storico della morte fisica delle persone rinchiuse nei campi di concentramento sia un fatto accertato. Costruire una montatura mi sembrerebbe cosa troppo onerosa. Ma di ciò io non sono preoccupato. Non è il fatto in sé che mette in crisi la mia disponibilità a credervi o meno. Ciò a me interessa è l'interpretazione del fatto presentato come accertato ed indiscutibile. Mi interessano altresì le conseguenze morali e politiche che da quel fatto si pretendono di trarre. Questo mi sembra la sostanza del problema e del dibattito che ora può riaprirsi sulla spinta delle clamorose dichiarazioni del presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad. Se poi vi siano storici che intendano dedicare il tempo delle loro ricerche alla verifica e discussione critica della documentazione sull'Olocausto, ne hanno bene il diritto e contro di loro non dovrebbe essere emanata nessuna legge penale. A rimetterci non sono loro, ma la libertà di ricerca e di manifestazione del pensiero. A me sembra cosa ovvia, ma evidentemente qualcosa deve essere successo in Europa se ciò che è ovvio per gli uni non lo è anche per gli altri.

L'Intervistatore è a sua volta criticabile, quando introduce la nozione di "colpa": i "tedeschi" (non già i nazisti, ma addirittura i "tedeschi", anche quelli che ancora non erano nati all'epoca dei fatti!) avrebbero avuto la colpa per la morte dei sei milioni di ebrei. Il concetto di colpa in sè applicato al caso specifico si presta a molte contestazioni. Altra cosa è la responsabilità materiale della concatenazione di eventi che hanno portato alla morte fisica di moltissime persone innocenti, alle quale va senza riserve la mia e la nostra solidarietà. Parlare di "colpa" significa però accettare già una determinata interpretazione del fatto. Ed è qui che è bene riaprire la discussione!

18. Ad Israele l’atomica si, all’Iran no! L’articolo parla del solito libro scritto dal solito giornalista con i soliti promotori. In questo modo si fa opinione, si forma opinione, si crea la cosiddetta opinione pubblica. A chi scrive solo per il fatto di scrivere è attribuita la capacità di pensare. Guai a chi non sa scrivere e non sa parlare. Nel testo dell’articolo qui passato in rassegna una sola cosa attrae la mia attenzione. La proposta di fare entrare Israele nell’Unione Europea mi sembra autentica follia. Resto del parere che lo Stato d’Israele sia una creazione artificiale voluta dagli USA e dai vincitori della seconda guerra mondiale per avere una testa di ponte nel Medio Oriente, dove ai ripetuti e puntuali massacri israeliani segue altrettanto puntuale la copertura americana e la solita solfa dell'Olocausto che conferirebbe ai sedicenti eredi di quelle lontane vittime il diritto di fare altre vittime. Ai paesi arabi si vorrebbero riservare a forza le delizie del nostro modo di vivere, o meglio si ritiene di avere il diritto divino di interferire nell’autonomo sviluppo dei popoli, che possono passare da uno stadio ritenuto poco ammirevole ad altro di tutto rispetto. Io ritengo che la guerra non porti mai niente di buono e che il peggio che un popolo possa sperimentare è la disfatta militare sul piano esterno e la guerra civile su quello interno. A costo di attirarmi un florilegio di insulti io ritengo che per l’Europa sarebbe stato molto meglio non aver subito la disfatta militare, augurandosi poi un’evoluzione endogena riguardo a quei problemi interni che a noi paiono il regno del demonio. Ciò è avvenuto per paesi come la Spagna e la stessa Russia e qualcosa di simile si può dire per gli USA che non sono mai stati incriminati per genocidio. Eppure i nazisti rispetto a loro sono degli scolaretti mal riusciti. Diffido di ogni genere di Liberatori, di quelli che ci hanno liberato e di quegli stessi che oggi vorrebbero liberare i paesi arabi facendo piovere bombe dal cielo, imponendo embarghi, amministrando bugie che vengono passati alle docili penne dei giornalisti. E' di qualche giorno la notizia dell'ennesima prodezza israeliana che allonta di qualche secolo ogni speranza di pace. Se l'inimicizia arabo-israeliana o più limitatamente palestinese-israeliana è irriducibile, volersi imbarcare nell'UE Israele significare fare una dichiarazione di guerra all'intero mondo arabo. Per quello che conto e posso io sto con gli arabi e contro Israele. Arrivano dei momenti in cui ognuno deve assumersi le sue responsabilità e fare le sue scelte di campo. La faccenda dell'Olocausto, quale che sia, non può essere assunto oggi come un pretesto per stare dalla parte di Israele. E ben fa il "pazzo criminale" dell'Iran ad infrangere i tabù che noi ci siamo costruiti e di cui non sappiamo liberarci.

19. L’informazione "corretta" dei delatori di regime. Posso considerare almeno un successo l’aver destato un certo interesse con il mio post sull’Olocausto che secondo un mio commentatore non è abbastanza "approfondito". Ciò può essere vero in senso relativo ed accolgo l'invito a sempre maggiori approfondimento. Intanto lo ringrazio per avermi avvertito della fossa dove sono stato messo. Dopo aver letto il contesto in cui il mio post è stato messo con un link chiaramento rivolto a veicolare insulti e diffamazioni oltre che delazione devo rimandare l’invito a questi felici lettori della "corretta informazione" di regime: approfondiscano loro, se ne sono capaci, cosa significa libertà di pensiero e libera manifestazione del pensiero. Cosa significa il rispetto per l'altrui opinione. Dismettano i panni del delatore e si studino per bene l’art. 49 della costituzione che prescrive ciò che i partiti in Italia (nata dalla Resistenza) non sono mai stati: strutture democratiche. La mia tessera a Forza Italia risale al 2002: lo dico per i lettori di "informazione corretta", vitalmente interessati a questo dettaglio della mia biografia o almeno per il Cucco che dirige la "corretta" informazione. La tessaera ad un partito costituzionale (FI, ma poteva essere qualunque altro) che ho preso per dovere civico non mi è stata mai ritirata e viene da me puntualmente rinnovata: benché faccia chiasso in tutti i modo non mi è mai giunta nessuna censura, ma qualcosa di peggio sì: il silenzio. Da quando mi sono iscritto ho cercato tutti i momenti possibili di dibattito e di confronto: si svegliano solo al tempo delle elezioni per chiedere il voto e per trasformare gli iscritti in tanti galoppini cercatori di voti, ma a discutere e dibattere non se ne parla! Basta che dicano sciocchezze alla televisione i leaders e gli altri (300.000 tesserati e 10 milioni di elettori possono solo applaudire ed abbassare la testa). Ma io non intendo che sia questa la politica, cioè il carnevale elettorale ed i salotti televisivi, dove si alleva un popolo di idioti pronto a recepire la "corretta informazione" e a lasciarsi aizzare contro il negro, contro l'ebreo mutatis mutandis. Non sono stati prima mai iscritto ad un partito: mi disgustavano tutti, ma non sono stato mai un terrorista o un violento, un extraparlamentare sì. Tranquillizzo i miei detrattori di «Informazione “corretta” (!!!)»: se riuscite con la vostra delazione ai superiori organi di partito a far sì che qualcuno in Forza Italia si accorga di me e decidano di espellermi, mi avrete fatto un immenso piacere! Non cambierò parrocchia, ma me ne tornerò »lealmente« a vita privata, avendo salvato la mia coscienza nel rispetto di un falso e mai attuato articolo della costituzione del 1948, nata dalla guerra civile e dalla Resistenza: l’art. 49 che parla di partiti che nella realtà non sono diversi da quelli totalitari. Quanto poi a mettere in dubbio ciò che affermo e che posso dimostrare, e cioè di essere presidente di un Club da me fondato (e approvato da chi di competenza) e coordinatore provinciale (regolarmente agli atti), osserrvo che potrebbero esserci aspetti penali per i quali potrei querelare i “corretti” informatori. Li tranquillizzo dicendo che non mi attrae questo sport e che ritengo sano principio di un cittadino “dabbene” lo stare lontano dalle aule di giustizia, soprattutto quando è sicuro di aver ragione. Concludo dicendo ai “corretti” informatori che se avessero letto con intelligenza ed attenzione il mio lungo ed “approfondito” post le mie posizioni non sono quelle che mi vengono attribuite, ma per capirlo bisogno avere un’intelligenza ed un’attenzione che i corretti “informatori” sono lungi dal possedere! Rispondo da casa mia (dal mio Blog) e non dal sito nel quale vengo ignobilmente diffamato. Ancora più insensata la messa in dubbio della mia qualifica universitaria, da me sempre onorata nel più scrupoloso rispetto della deontologia didattica e scientifica. Esco infatti dai ristretti spazi delle aule universitarie per rendere un prezioso servizio alla società, educando all'esercizio critico del pensiero e contrastando la massificicazione mediatica e manipolatoria del "corretti" Informatori, ai quali do io stesso una mano riportando il testo appena inviato alla Direzione Nazionale del mio partito:

«Per le opinioni da me espresse in questo post è apparsa una pubblica delazione. Il fatto e la mia risposta si trova al n. 19 del testo. Sono a disposizione per rendere conto ovvero aspetto una qualche risposta MAI giunta. Antonio Caracciolo
Presidente di Club, Coordinatore provinciale di Clubs». Se in questo modo sarò riuscito a scuotere un partito detto di "plastica", sarà stato un successo politico. Ringrazio i miei delatori se in qualche modo con le loro infamie riescono ad attirare su di me l'attenzione dei vertici del mio partito: eterogenesi dei fini.

Post Scriptum. – Sul merito non posso ripetere quello che ho già diffusamente scritto nè anticipare quello che ancora più diffusamente scriverò. Apprendo che Vincenzo Cucco è il nome del direttore di "informazione corretta", dove vengo diffamato e deferito ai Superiori Organi. Se non erro, in dialetto calabrese cucco significa gufo, un uccello infausto e sinistro. Meglio sarebbe se avesse intitolato la sua testata "disinformazione": corrisponderebbe meglio alla realtà, almeno per quello che mi riguarda, non avendo letto altri articoli ed essendomi prima la testata del tutto sconosciuta. Vedo che si tratta di una testata specializzata nel passare in rassegna quanto esce sul Medio Oriente. Poiché questo Post intende fare la stessa cosa, siamo evidentemente dei concorrenti. Informo il gentile Direttore Cucco che questo assaggio della sua "corretta" informazione mi è sufficiente: non andrò a leggere altro ed attingo le mie notizie liberamente dal motore di ricerca Google. Non credo che a costituzione vigente né Cucco né altri possa costringermi ad assumere altro punto di vista che il mio, con il quale non intendo vincolare nessuno e meno che mai i miei compagni di partito, con i quali sarei ben felice di poter accendere un dibattito sulla politica estera italiana in Medio oriente. Quanto alle mie tesi, se le si vuol discutere e controbattere, io son qua! Ho potuto leggere finora solo contumelie, denigrazione e diffamazione: appunto l'eredità dell'Olocausto, il cui uso strumentale ("il dominio del mondo" bla bla, non sono parole mie. Leggi bene Cucco!) è confermato da una informazione "politicamente corretta". L'apologetica di cui vengo imputato c'entra come il cavolo a merenda. Vedo tanta idiozia disarmante. Non ci sono i presupposti per una proficua discussione. Ognuno si compri il pane che mangia nella bottega che preferisce!

20. Israele medita la guerra contro L’Iran in nome dell’Olocausto vilipeso. In Italia si è scatenato un putiferio appena l’UCOII si è permessa di paragonare al nazismo la ferocia delle rappresaglie israeliane contro inermi civili, imprese derubricate e tollerate come banali errori, che si verificano troppo spesso per non essere sistematici ed apparire come deliberati. Addirittura il ministro Amato ha inteso riformare di suo pugno commissariale la costituzione italiana imponendo opinabili dichiarazioni su arbitrarie ed amatesche “carte dei valori”. Nell’articolo sopra riportato si legge come un ministro israeliano paragona il presidente iraniano a Hitler, ossia reca quella stessa offesa che respinge se rivolta a lui. Si tratta del resto di un “insulto" che in modo del tutto appropriato un ministro tedesco subito dimissionato – la coraggiosa Däubler-Gmelin, non per nulla ministro della giustizia – aveva già rivolto allo stesso Bush. Due pesi e due misure dove nessuno grida allo scandalo. Si erge a difensore dell’Olocausto vilipeso perché negato o ridimensionato, ma conferma implicitamente la nostra tesi del significato strumentale assunto dall’Olocausto nell’odierna politica degli Stati usciti con limitazioni di sovranità dalle macerie della seconda guerra mondiale. In nome dell’Olocausto vilipeso gli Israeliani si preparano a farne un’altra di ben maggiori proporzioni e ferocia, disponendo essi di quell’atomica che si vuol negare all’Iran e nel cui nome si è già fatta la guerra all’Iraq, che di bomba atomica non ne possedeva affatto e mentre non riusciva ad impedirne la costruzione alla Corea che ora ne possiede una e può costringere i potenti USA a scendere a patti. Ne dobbiamo concludere che nella strategia imperiale americana l'Estremo Oriente interessa per ora meno del Medio Oriente, contiguo alla pacificata Europa post 1945. Si è usato spudoratamente la menzogna e su quella menzogna si è prodotto un nuovo olocausto. Nessun tribunale interna-zionale viene proposto per giudicare chi ha mentito. Niente ci impedisce di pensare che l'attuale guerra civile che dilania l'Iraq sia stato un disegno deliberato USA-israeliano. Hobbes insegnava che è buona politica fare tutto il possibile per indebolire uno stato confinante. Cosa di meglio dal fomentare una guerra civile al suo interno? E se mai un giorno assai lontano si uscirà in Iraq dalla guerra civile il governo fantoccio neoiraqueno nel frattempo imposto sarà un governo mansueto e docile ai voleri USA e israeliani. Tolto di mezzo l'Iraq si possono poi meglio fare i conti con l'Iran. Ed ecco che il mastino Israele, fornito addirittura di un arsenale atomico di cui non dispone neppure la Gran Bretagna, scalda i suoi muscoli e si prepara all'Olocausto iraniano, dopo l'olocausto palestinese e dopo quello libanese e non essendo ancora in corso l'olocausto iracheno. Il ministro degli esteri italiano, che non è un fesso e nessuno pensa di tacciare di antisemitismo, deve esserci accorto di qualcosa se dopo il recente ennesimo efferato massacro israeliano di civili ha proposto di fare pressioni sul potente Bush perché tenga a freno i fidi israeliani: è fin troppo chiaro che senza gli USA che armano la loro mano e la proteggono ogni volta che produce stragi lo Stato di Israele non ha sua propria consistenza in un'area dove rappresentano lo 0,2 per cento dell'intero che è tutto arabo e musulmano per il restante 98,8 per cento: calcoli di quel mattacchione di Marco Pannella. Vorrei che i miei detratti della “corretta informazione” ben riflettessero su queste cose prima di partire lancia in resta contro chi come il sottoscritto dispone della sola arma della ragione e che ha la sola colpa di non amare gli odierni israeliani, che per lui non hanno nulla a che fare con gli ebrei che sono morti nei campi di concentramento e sui quali gli odierni israeliani vivono di rendita. Alla canaglie italiane della »corretta informazione« voglio dire che non sono un filoiraniano o un emulo italiano del presidente Islamacazzo o come diavolo si chiama, ma sono in filoitaliano che vuol camminare tranquillo per le piazze e le strade d'Italia, messe in pericolo dai fin troppo disinvolti errori israeliani nell'eccidio di donne e bambine, della cui morte il nostro sensibile cuore cattolico troppo presto si dimentica pur facendo per legge un culto della Memoria di cose passate di quando la maggior parte degli italiani non erano neppure nati. Se si vuole per davvero la pace, questa deve essere voluta con il 98,8 per cento del mondo arabo e non deve essere messa in pericolo per coprire la follia omicida dello 0,2 per cento di intoccabili e non criticabili, al di sopra di ogni possibile critica e di ogni appunto, che invece è lecito fare a tutta la restante umanità! Così vuol scrivere nella sua e solo sua «carta dei valori condivisi» l'eccellente ministro Amato, specializzato nel togliere soldi dai contocorrenti degli italiani facendo in un istante solo un colpo mai riuscito a tutti i ladri messi insieme. Almeno avesse lui rispettato il comandamento «Non rubare!».

21. La canagliata continua. Apprendo per puro caso la corrispondenza che mi riguarda e di cui al link. Intanto ritrovo un vecchio nome con il quale avevo chiuso una polemica, un tal Dr. Iannuzzi, che per decreto avrebbe il compito di “formarmi”, essendo nella redazione di Ragionpolitica.it Avevo avuto con lui una discussione a proposito di Augusto del Noce, del quale insieme con Buttiglione (che era già assistente volontario) era stato studente immatricolato nell’anno accademico accademico 1970-71 ed anche in anni successivi. Non mi dichiaro allievo fedele di Del Noce, nelle cui posizioni filosofiche non mi sono mai riconosciuto pur essendo stato io il più diligente e fedele degli allievi che Del Noce ebbe negli ultimi anni del suo insegnamento. Tra questi allievi non ricordo di aver mai visto o saputo di un tal Jannuzzi, ma devo ammettere che finita all’università non seguivo le orme private del Maestro e quindi non so cosa combinasse o facesse fuori dall’università, anche se mi giungeva qualche voce poco edificante. Lascio comunque immaginare come poteva indispettirmi la saccenza di un Iannuzzi che proprio a me parlava Del Noce! Avendo comunque capito che “Ragionpolitica.it” non era un organo di espressione delle varie posizioni esistenti in Forza Italia, decido di non continuare una polemica improduttiva e mi procuro miei propri organi di espressione, da cui il “Fare politica in Forza Italia”, che già nel nome dovrebbe far comprendere l’elemento della proposta, del chiamare alla discussione ed al dibattito, da cui poi in ultimo – si spera – dovrebbe poi sorgere una posizione comune, “condivisa”, come si suol dire. Non è nel mio stile o nei miei propositi “imporre” mie opinioni del momento che nascono sull’onda delle notizie del giorno, ma che richiedono una pronta interpretazione. Per formarmi le mie opinioni non aspetto che si pronunci il Papa, il Segretario del Partito o anche soltanto Jannuzzi. E mi spavento se trovo qualcuno che condivide le mie opinioni. Mi piace se vengono discusse e contestate con buoni argomenti, che sono poi per me occasioni di ulteriori approfondimenti.

• Ragionpolitica.it è un organo di cui auspico la soppressione non già in quanto esprime le mere opinioni dei suoi redattori, ma in quanto è un organo precluso agli Iscritti a FI, come ho potuto constatare. Si tratta di una delle tante iniziative anarchiche all’interno del partito. Qualcuno ha messo dei soldi e qualcun altro vi ha messo sopra il cappello, quei soldi che in parte vengono dalla mia tessera. Una costante della dirigenza nazionale del partito è di non rispondere ai problemi posti dai quadri intermedi e dalla base. Ancora non ho capito se per deliberata e meditata intenzione, o per semplice inettitudine ed insipienza politica. Fatto sta che molti proprio per questa ragione hanno lasciato Forza Italia e che proprio a partire dalla Calabria, dove ho iniziato la mia militanza, Forza Italia ha perso quelle elezioni (20.000 voti) a cui tiene tanto e su cui vivono tanti portaborse. Per essere più convincente cito il nome di Pietro Fuda, presidente della provincia di Reggio Calabria ed ora parlamentare con l’Unione! E’ bastato lo spostamento dei suoi voti per determinare la sconfitta. Forza Italia è un partito “nuovo” sorto dalla dissoluzione seguita a Mani Pulite. Attratto dalla sua “novità” e vincendo il disgusto indifferenziato che provavo per tutti i partiti, ma anche volendo evitare la via della contestazione violenta del sistema, ho preso sul serio il dettato della nostra magnifica costituzione, la quale nel suo articolo 49 costituzionalizza il sistema dei partiti. Ai miei delatori che tentano di farmi “cacciare” da Forza Italia ricordo che nel nostro sistema l’iscrizione ad un partito è un diritto del cittadino, con quel che consegue e che ora non sto ad illustrare. Mi aspettavo in effetti reazioni come quelle che ci sono state e non ho difficoltà o timore ad affrontarle. Quello che non mi aspettavo che i delatori della informazione politicamente corretta avrebbe interpellato proprio il tale Dr. Iannuzzi alle cui opinioni non mi sento minimante vincolato come non pretendo che lui debba essere vincolato alle mie. Lo avverto però che se alle prossime tornate elettorali con legge elettorale vigente dovessi trovare il suo nome in lista, questa volta non rispondere all’appello di Berlusconi. Alle ultime elezioni ho votato turandomi il naso. Alle prossime non lo farò più.

• Mi fa sorridere e mi diverte il tentativo di incrinare la mia posizione in Forza Italia. Signori, non sono un deputato e non guadagno neppure una lira con Forza Italia. Giusta una settimana fa ho incontrato e conosciuto il nuovo coordinatore regionale del Lazio di FI, Giro, e gli ho scherzosamente annunciato a fronte della transumanza generale da partito a partito io resterò fedelmente in Forza Italia fino a quando qualcuno non si prenderà la briga di “cacciarmi”, non per avere io rubato, ammazzato o fatto cose simili, ma soltanto per avere manifestato le mie libere opinioni. Nessuno però di quelli che interpello manifesta intenzione di “cacciarmi”. Anzi giudicano assurdo e ridicolo il solo pensarlo. Che poi un Jannuzzi conti più di me (se davvero conta più di me), è cosa che mi turba assai poco. Forza Italia è un partito dove non si discute, dove si trovano persone come il tal Jannuzzi che pretendono di imporre il Jannuzzi pensiero attraverso un foglio parrocchiale come Ragionpolitica.it, non a caso diretto nominalmente da un prete, l’ottimo Bagetbozzo, da cui ho ricevuto solo un abbraccio in un raro momento di casuale incontro. Insomma, tutto ciò è buffo ed assurdo e forse sbaglio io a non ignorarlo del tutto. Cercando infine di venire alla sostanza del problema, raffrendando gli spiriti bollenti, riporto l’attenzione sul fatto che un partito, e soprattutto un partito che si dice e vuol essere liberale, è innanzitutto un luogo di discussione. Per chi ha voglia di letture (che non siano le pagine di Del Noce) consiglio quanto al riguardo scrive Carl Schmitt (mio vero maestro), trovando la crisi del liberalismo proprio nel venir meno dell’elemento della “discussione”. La discussione non ha limiti nella sua libertà. L’unico limite è quello costituito dal codice penale e riguarda i reati rubricati come tali. Ma la libertà di pensiero e la sua libera manifestazione è il più importante fra quelli sanciti nella nostra costituzione, che è liberale forse per sbaglio o per retorica. Solo degli autentici idioti possono pensare di abolire la libertà di discussione sottraendosi alla discussione. Circa l’intrinseca validità delle mie argomentazioni sono quelle che possono emergere dalla loro confutazione, cosa di cui ben si guardano quelli della informazione politicamente corretta, perché loro hanno già in tasca la Verità. Se non hanno interesse o meglio non sono capaci di un confronto critico, meno che mai ho io interesse a perdere del tempo con degli idioti. Spendo ora il tempo strettamente necessario a respingere una diffamazione in atto, che trova una sponda proprio nel tal Jannuzzi, che se fosse stato appena un poco corretto avrebbe per prima cosa dovuto rivolgersi al sottoscritto, informandosi presso di me dello stato della polemica.

• E non credo di dover altro aggiungere, per adesso. Sono qui e aspetto i fulmini e le scomuniche, ma non quelle di Jannuzzi che non saprei neppure dove mettere. “Aberrante” è per me la posizione di chi non ritiene di affrontare la discussione, perché lui ritiene già di aver ragione: la sua è una posizione “politicamente corretta”, alla quale gli altri devono semplicemente inchinarsi. Oggi tutti si scoprono e si dichiarano maestri di liberalismo ed alla fine non si sa più cosa è questo liberalismo. Si vanifica e diventa privo di senso. Ma comunque in tutte le accezioni possibili di liberalismo non credo se ne possa trovare una che rifiuti in linea di principio la “discussione”. Inaudito, assurdo, ridicolo! Si paventa il fascismo ed il nazismo in quanto antitetici al liberalismo ma si pratica un fascismo che neppure i fascisti doc hanno mai praticato, sapendo essere ben più liberali (Gentile, ad esempio) degli odierni suoi detrattori. Trovo assai divertente lo sconcerto dei pensatori “politicamente corretti”, non sapendo essi se inquadrarmi all’estrema destra o all’estrema sinistra. Infatti, come ragiona un pensatore “politicamente corretto”? Ascolta la sera per televisionie innanzitutto il Papa (e tra questi ascoltatori annovero il Jannuzzi), poi i vari leaders dei partiti che ad imitazione del Papa amministrano la corretta interpretazione dei fatti del giorno. Se poi qualcuno non ne vuol sapere né del Papa in senso proprio né dei suoi imitatori (all’infimo grado perfino un Jannuzzi dalle pagine telematiche di Ragionpolitica.it) e tenta di pensare con testa propria ecco lo sconcerto fino allo spasimo dei “corretti informatori” del “corretto” pensiero politico. La politica però ha anche degli aspetti divertenti. Et de hoc satis. Spero, almeno.

22. Non solo ebrei. Ai nostri fini interessa sottolineare che tra le vittime del cosiddetto Olocausto, di cui non contesto il fatto ma di cui non comprendo linguisticamente il nome, vengono incluse altri gruppi sociali: Rom, Testimoni di Geova, prigionieri politici e omosessuali. L’azione per il risarcimento pare promossa da solo ebrei. Parlo qui di un risarcimento nel senso stretto dei contratti assicurativi. Ben altro risarcimento è stato preteso e ottenuto sul piano “storico” (= interpretazione obbligata della storia), “culturale” (= ambito educativo, convegnistica, mass-media ed eventi di ogni genere), politico (= sostegno incondizionale ad Israele che è stata perfino dotata di bomba atomica), morale (siamo TUTTI colpevoli anche delle colpe dei nostri padri che magari neppure sapevano e se sapevano non c’entravano nulla e nulla potevano fare), intellettuale (= è vietato perfino pensare in modo diverso da quello prescritto ed è stata introdotta anche una specifica sanzione penale), etico (= il popolo tedesco è collettivamente colpevole e con il popolo tedesco ogni altro popolo europeo che non esprima indizionata adesione alla politica medio-orientale dello Stato di Israele: “Liberali per Israele”. Questo il nome di un sito web, che ho visitato seguendo le orme dei miei detrattori). Paradossalmente mi chiedo perché non siano stati eretti nelle piazze d’Europa monumenti analoghi a quello di Berlino per ricordare nella specificità anche le altre categorie di vittime della follia nazista: Rom, Testimoni di Geova, prigionieri politici (= anche un tedesco di “purissima razza ariana”) poteva finire nei campi di concentramento, omosessuali (= ve ne erano fra gli stessi nazisti). A pretendere il risarcimento in senso lato si è però distinta una sola categoria di vittima, che ha trovato uno sponsor interessato nel primo vincitore della seconda guerra mondiale: gli USA. Si deve ad essi il mantenimento dello Stato di Israele come avamposto militare per una colonizzazione del Medio Oriente analoga a quella avvenuta in Europa. Il “mito” dell’Olocausto, al di là del fatto in sé, è stata la grande strumentalizzazione di un fatto in sé altamente tragico che meritano tutte le premesse e cautele poste all’inizio di questo post. Questo mio punto di vista potrà essere opinabile quanto si vuole, ma non mi si può negare la libertà di pensare quello che mi pare. Spero che i miei idioti detrattori, ancor più ottusi dei vituperati nazisti e fascisti, lo capiscano una buona volta. Dopodiché non mi curerò più di loro e continuo la mia ricerca nella stampa e sul web. Non presto loro attenzione in quanto si sono dimostarti vili perché dediti alla delazione anonima ed illiberali perché inetti ed incapaci di ogni confronto e discussione.

• La notizia del risarcimento assicurativo non sfugge ad un periodico come
Micromega, la cui ideologia è stata da me individuata e con il quale non intendo avviare una digressione polemica. Mi limito ad una picciola osservazione su un brano che riporto testualmente:
«La ferocia dello sterminio nazista del resto colpì non solo i figli di David, ma anche le minorane religiose, sessuali e etniche considerate inferiori e quindi immeritevoli di sopravvivere nel mondo ariano, ideato dal delirante Fuhrer tedesco e dalla sua squadra». Ciò che qui mi interessa sottolineare è il fatto che all’interno delle categorie di vittime non “figlie di David”, ve ne erano altre (quante?) che ben potevano essere di indiscussa “razza ariana” (= mito antiscientifico). E se così è, se ne dovrebbero trarre conseguenze sul piano ideologico. I campi di concentramento, non molto diversi dalle riserve indiane, erano un metodo rapido ed efficace per eliminare oppositori di ogni genere, senza andar troppo per il sottile. Noi abbiamo avuto di recente qualcosa di analogo con l’indulto. Non si sapeva dove tenere i carcerati, essendo insufficienti le strutture carcerarie, ed allora si è ben pensato di scarcerarli restituendoli alla società, che viene ad essere nuovamente taglieggiata da delinquenti riconosciuti tali e messi in libertà per continuare a delinguere. Forse con il bel campo di concentramento, dove avrebbero potuto lavorare e risarcire i danni fatti alla società oltre che il costo del loro mantenimento, la società sarebbe stata protetta. Mi viene ora in mente quel cittadino che in un autobus fermo davanti alle botteghe oscure si mise a gridare “Hitler!”, quando noi altri viaggiatori sorprendemmo un “povero albanese” in flagranza di reato. Il viaggiatore che gridò “Hitler!” non era chiaramente un nazista. Voleva soltanto sicurezza contro la microcriminalità. Un imbecille di mentalità sinistroide voleva che si lasciasse andare il “povero albanese” e si arrestasse quello che aveva gridato “Hitler!”. Ecco, qual è la cultura nata dall’ideologia dell’Olocausto!
- Probabilmente l'inciso "figli di David", contenuto nell'articolo di Micromega, è un mero artificio retorico per evitare una ripetizione della dizione ebrei. Ma esso mi offre l'estro per alcune riflessioni che probabilmente faranno imbestialire i miei detrattori anonimi. Non ve n'è bisogno. Sono già delle bestie che hanno sacrificato la loro intelligenza. Non so bene se Davide oltre ad essere il noto personaggio biblico sia anche una figura storicamente accerta. Non sono un biblista e non mi interessa il merito della questione. Per converso ogni abitante odierno di Roma potrebbe dirsi, sia pure per analogo artificio retorico, un figlio di Romolo, o se si preferisce di altri padri della monarchia, della repubblica o dell'impero romano: Cicerone, Cesare, Augusto, Virgilio. Se poi si vuol risalire ad origini mitiche il romano odierno può dirsi figlio di Enea, e quindi di Priamo, e perfino figlio di Troia, cioè dell'antica città di Troia secondo cui sarebbero poi venuti i Romani. Ma tornando al serio richiamo l'attenzione sul fatto che gli ebrei uccisi o morti di stenti nei campi di concentramento erano innanzitutto cittadini tedeschi, italiani, polacchi, europei. Non erano i soli, che io sappia, ad essere stati crudelmente sterminati nei campi di concentramento. E non mi si taccia di negazionismo perché è tutt'altro il piano concettuale in cui colloco questa mia riflessione. Voglio dire che ad essere penalizzato dall'orrendo crimine furono innanzitutto quei paesi d'Europa a cui sono stati sottratti cittadini ignari ed innocenti di ogni imputazione loro ascritta. Fu solo il furore e la cecità ideologica a privarsi di tanti talenti che avrebbero tanto giovato alla loro patria. In uno sceneggiato televisivo, che assumo come poeticamente verosimile non potendo accertarlo come storicamente vero, ricordo di un'intercessione presso Hitler dove gli si faceva presente che la chimica e la fisica tedesca avrebbero sofferto senza l'apporto di cittadini tedeschi rubricati come ebrei, per religione o razza. Nello sceneggiato era rappresentata la risposta sdegnata di Hitler che di fronte all'evidenza rispondeva che la Germania avrebbe fatto a meno della chimica e della fisica! Potrei continuare con altre esemplificazioni, ma voglio andare più rapidamente al concetto: il maggior danno dello sterminio di quanti senza colpa morirono nei campi di concentramento lo ebbero gli Stati europei di cui le vittime erano cittadini, in primis la Germania. A questo danno diretto ed immediato se ne sarebbe aggiunto un'altro che consiste nella strumentalizzazione che ancora oggi è fatta di un evento tragico di cui il principale danneggiato è l'Europa stessa e la Germania in misura maggiore. Chi vuol capire, capisca!

23. Norman Finkelstein. Non ho ancora mai fatto in queste mie note il nome di Norman Finkelstein, di cui ritrovo adesso fra le mie vecchie carte un fascicolo. Non credo di essere originale in ciò che ho finora detto. Mi limito a commentare e criticare notizie che trovo in rete. Sto seguendo questo metodo e non ho inteso scrivere un saggio originale sull'argomento. Del resto, trovo che sia poco utile scrivere saggi che possono essere facilmente a tacese se escono fuori della vulgata conformista. Con le nuove possibilità che oggi offre la comunicazione orizzontale trovo invece più efficace ricacciare nella rete ogni pregiudizio ad arte divulgato. Se uno solo dice la verità e cento gridano forte la menzogna, è quest'ultima a prevalere. I miei detrattori lo sanno tanto bene che non hanno pensato di misurarsi con me in un confronto critico, ma da degni successore di fascisti e nazisti hanno cercato di attivarsi presso superiori istanze, dove si immaginano che possano mettersi il bavaglio o indurmi all'autocensura. Hanno fatto male i loro calcoli perché soltanto moltiplicato la mia determinazione nel sostenere le mie opinioni che potranno essere anche erronee, ma al di la del loro contenuto quale che esso sia sono un bene più importante di ogni altro (anche di cento tabù sull'Olocausto) se viene in discussione il mio diritto di esprimermi. E' curioso come non ci si accorga che a voler essere liberali il peggior peccato, il peggior crimine che si possa commettere è quello di conculcare la libertà stessa del pensare. A questo punto si ha un bel recriminare il nazismo. Chi viene dopo non agisce meglio di quanto i nazisti abbiano mai fatti. A me ciò sembra ovvio, ma per i nostri democratici e liberali all'acqua di rose, capaci perfino una "informazione corretta" (secondo chi? e da chi corretta? ed in base a quali criteri?), evidentemente non lo è, o se lo è altri sono i loro intenti e le loro preoccupazioni. Ricordo qui soltanto in titolo del libro di Norman Finkelstein: "L'industria dell'olocausto. Riflessione sullo sfruttamento della sofferenza ebrea". In un'altro paragrafo farò un'analisi delle posizioni di Finkelstein, ma dico subito che la mia attenzione non è tanto sullo "sfruttamento" (magari economico) ma sull'uso strumentale che si è fatto e si continua a fare di un fatto certamente tragico, ma la cui interpretazione è stata piegata a fini strumentali quanto discutibili, unendovi anche una forma di terrorirismo ideologico di cui gli eventi che mi hanno direttamente riguardato non sono che un piccolo esempio di conferma del fatto denunciato e analizzato.

• Leggo e commento da un vecchio fascicolo emerso dalle mie carte. Mi riservo di aggiornare dopo i dati. Intanto qual è la tesi di Finkelstein? Chi è Finkelstein? Intanto è lui stesso un ebreo ed i suoi genitori hanno per davvero sofferto per discriminazioni. L’accademico americano parla senza mezzi termini di uso sfrontato. Il suo libro ha un titolo eloquente: “L’industria dell’Olocausto”. Non è la tesi negazionista che asserisce non esser avvenuto un determinato fatto o non esser avvenuto esattamente nei termini da altri descritti. Questo dovrebbe essere un legittimo esercizio dell’analisi storica. Ma incredibilmente è cosa rischiosa. Si è ormai formato un pregiudizio tale per il quale anche il sorgere di un dubbio finisce per essere criminalizzato e addirittura punito con il carcere. Do per note le tesi di Finkelstein. Egli però individua come legittima reazione il sorgere di un nuovo antisemitismo. E direi che abbia ragione. Non solo un nuovo antisemitismo diventa legittimo in quanto reazione ad un’uso strumentale di fatti tragici derivati dal contesto complessivo del declino europeo, ma si finisce con il ridurre quella spontanea solidarietà umana che sempre ci porta per compassione ad essere dalla parte delle vittime, non importa quale ne sia la religione, il colore della pelle, la posizione politica, la condizione sociale.

A Finkelstein ribatte Tzvetan Todorov, parlando di critiche giustificate all’opera di Finkelstein. L’argomento forte di Todorov mi pare racchiuso in questo passo: «Se scopro un’informazione, non dovrei cominciare col chiedermi per quale motivo X l’abbia diffusa, o se la sua diffusione sia nell’interesse di Y, bensì se corrisponda a verità». L’obiezione che si può fare all’argomento è duplice: a) Non dovrebbe esservi limitazione di sorta alla verifica dell’informazione stessa. Sappiamo che in realtà non è possibile una serena analisi dei fatti. Inconcepibile una norma penale che ponga limite alla ricerca storica. In pratica è ammessa la sola ricerca che conduca ai risultati voluti. B) La nozione di verità è quanto di più problematico possa esserci. La verità non è una sola. Ad esempio, io ho accennato sopra al fatto che le vittime andrebbero innanzitutto considerate come cittadini innocenti dello Stato, che in questo caso finirebbe per essere il principale danneggiato dell’ingiustizia commessa ai danni dell’innocente. La legittimità di qualsiasi potere costituito consiste nella relazione protezione-obbedienza. Venendo meno la giusta protezione, viene anche meno la legittimazione. Insomma, il principale danno è ricaduto contestualmente sullo staton tedesco. La ritorsione successiva in nome dell’Olocausto è una continuazione della guerra contro soggetti che non hanno nessuna responsabilità.

24. La conferenza iraniana sull’olocausto del 15 dicembre 2006. Sono stati ben 600 gli studiosi riuniti in Teheran con il patrocinio e sotto gli auspici del presidente Ahmadinejad. Sull’iniziativa si sono scatenati fulmini e maledizioni di ogni genere, ma su ciò che si è effettivamente detto non mi è capitato di sentire nulla dai consueti miei canali di informazione. Radio radicale si avvale abitualmente della giornalista filoisraeliana Fiamma Nirenstein. Nel testo di Megachip sono accennati i risvolti geopolitici della conferenza. L’ “Avanti! Quotidiano socialista” parla di delirium tremens in un testo che non è di nessuna utilità dal punto di vista dell’informazione su ciò che deve pur essersi detto in Teheran, se erano in 600 a dibattere. A pensarci bene è delirante lo stesso Franco Marta che non dimostra di saper fare il giornalista, per cui mi augureri che questo ordine professionale creato dal regime fascista venisse abolito una volta per sempre, consentendo ad ognuno che lo voglia di poter scrivere sui giornali. L’articolista dell’Avanti si scandalizza perché gli studiosi (lui dice “presunti”) venuti dall’Europa “non si sono offesi per essere stati invitati”. Non possiamo però sapere chi sono questi studiosi perché il grande giornalista omette di dirlo. Se uno volesse sapere in cosa consiste la follia dei personaggi riuniti in convegno, non lo può sapere perché il Grande Giornalista nella sua Sapienza Infinita ha deciso per il bene della anime e delle menti “deboli” che è bene circondare di obblio l’evento, di cui si ha eco lontana soltanto dai roboanti insulti intrisi di parole come onore, follia e simili. Probabilmente il giornalista (se è tale) non sa nulla dell’evento ed è impossibile aspettarsi da lui una benché minima informazione.

• Ci si avvicina un poco al problema in un commento casualmente trovato nelle Google News. La confusione però è qui insita nel termine verità. Nel momento in cui io sto scrivendo non ho ancora potuto soddisfare la curiosità intellettuale di sapere cosa si è detto in Teheran, chi ha parlato, quali le tesi effettivamente sostenute. La speranza è che almeno in Iran si possa discutere di ciò che nella liberale Europa è assolutamente vietato. La quasi totalità delle notizie di stampa è una coltre di insulti e recriminazioni per la conferenza di teheran, ma manca una informazione oggettiva sulla stessa e sto facendo fatica a trovarla. Quanto alla verità di cui sopra è facile osservare che uno stesso indentico fatto è suscettibile di interpretazioni e valutazioni assai diverse. Ma evidentemente non sta tanto a cuore il dato fattuale quanto l’interpretazione che di esso è stata imposta per legge. Le conseguenze dall’Olocausto alla fondazione dello Stato d’Israele e spese di un terzo cozzano contro ogni senso elementare di logica, giustizia e verità.

Qualcosa di diverso capita di leggere in qualche rara agenzia. Gli articoli di stampa sulla conferenza di Teheran sono tutti di sdegno e di condanna per aver osato affrontare il tema ed aver osato insinuare dei dubbi su verità che si proclamano accertate una volta per sempre e non si intendono discutere. Peggio ancora che voler discutere sulla verginità di Maria. È così e basta. Chi insinua il dubbio è un reprobo. Ma ciò che produce sospetto è proprio la veemenza e la univocità delle reazioni. A questo punto sorge in me la curiosità forte di poter disporre del testo delle relazioni o la registrazione dei discorsi pronunciati. La rete dovrebbe consentire ciò che i governi proibiscono si sappia.

Istituzione di un Comitato. Traggo a fatica la notizia dell’istituzione di un Comitato internazionale di ricerca che si aggiungerà ai lavori della Conferenza, non destinata ad esistenza episodica. Si può leggere anche qualche nome dei partecipanti. Tra questi uno storico austriaco, Wolfgang Frölich, che non ha voluto leggere la sua relazione per il timore di essere messo nuovamente in carcere, appena ritornato in patria, nella civilissima Austria. Presidente del Comitato internazionale sarà Mohammad Ali Ramini, consigliere del presidente dell’Iran, affiancato da studiosi di Francia, Siria, Svizzera, Austria, Canada, Stati Uniti e Bahrain, che in caso di Francia, Svizzera, Austria, Canada e Stati Uniti non avranno certamente l’appoggio dei rispettivi governi. È capitato in passato che fossero proprio gli arabi a far conoscere ai latini cristianizzati i classici greci. Chissà che ancora una volta gli Europei non debbano ringraziare i vicini del Medio Oriente. Su Frölich ho appena trovato qualcosa che si può leggere in questo link. Sapevo di tecnici che si sono presi la briga di verificare la fattibilità tecnica dello sterminio tramite gas. Non sono un esperto in materia, ma non riesco proprio a capire cosa ci sia di criminale nel proporre simili argomentazioni che richiedono una semplici verifica sperimentale da parte di esperti del ramo. Se Frölich sbaglia nelle sue affermazioni, ne andrà di mezzo il suo credito, ma non capisco proprio perché abbia dovuto per questo subire la prigione. Forse proprio perché ha forse detto una verità che altri non vogliono dire. Non è questo tuttavia il mio campo. Io mi definisco un esperto in demistificazione dell’uso strumentale dell’Olocausto. Spetta agli storici del settore accertare o confutare tutto ciò che si collega al tragico evento della seconda guerra mondiale.

25. Irving ritornato in libertà. Leggo della scarcerazione di David Irving dopo aver scontato un terzo della pena nelle prigini austriache. Si è insinuato il dubbio che il suo non sarebbe stato sincero pentimento. Si sarebbe soltanto trattato del timore suscitato dalla prigione. Poiché anche io nel mio piccolo incomincio ad essere tenuto sotto osservazione da quelli di Informazione corretta (mi fa ridere a creparella l'aggettivo "corretta"!), vorrei dare alcune precisazione per il Pubblico Ministero che si dovrà occupare, mi auguro dopo aver ricevuto io il rituale avviso di garanzia. Non ho nulla a che fare con David Irving perché non ho nessuna competenza per confermare o confutare le sue tesi storiografiche. E neppure mi interessano questo genere di ricerche storiche. Trovo però vergognoso e indegno di ogni idea di giustizia che David Irving abbia dovuto sperimentare il carcere solo per aver avuto delle opinioni di carattere storico, suffragate o meno da documentazione storica. Le mie tesi sono di carattere filosofico e attengono ad una strumentalizzazione delle sofferenze di quanti sono stati impriogionati nei lager nazisti trovandovi la morte. Il nazismo e la seconda guerra mondiale non si esauriscono in questi fatti episodici. Se la "ritrattazione" di Irving è insincera, ciò non toglie nulla all'uomo, ma aumenta la vergogna dei suoi carcerieri e dei suoi accusatori. Non se anche in Italia i giornalisti della Informazione corretta vadano patrocinando una legislazione simile a quella austriaca, ma la cosa ha veramente dell'incredibile ai limiti inimmaginabili dell'idiozia e della meschinità intellettuale e morale. Non sono uomo dedito alla violenza, ma in senso tutto ideale credo che simili individui meritino un poderoso calcio nel di dietro. Non intendo più curarmi di loro, ma se si fanno vivi troveranno pane per i loro denti. La libertà di pensiero e di ricerca è per me cosa di gran lunga più importante della Shoa ed i crimini contro una simile libertà cosa infinitamente più grave perché riguarda tutti gli uomini, i quali senza una simile libertà non possono progredire e non si sarebbero mai differenziate dalle bestie, condizione nella quale peraltro temo siano rimasti i miei critici detrattori.

26. Uri Avnery, un pacifista israeliano. Ringrazio il mio ultimo commentatore per la segnalazione su Uri Avnery, di cui ignoravo perfino il nome. Non si è mai abbastanza ignorante. Leggerò tutto quello che trovo in rete, aprendo anche dei link. Questo post ha già assunto una dimensione atipica. Tranquillizzo quanti hanno avuto la forza di leggere fin qui, dicendo loro che avvalendomi di nuove funzioni del soft ora disponibile, procederò quando ne avrò tempo ad una sistemazione redazionale di questo articolo, che non voglio spezzettare in più articoli, come qualcuno mi ha suggerito. Darò invece una sistemazione più armonica in Capitoli, Sezioni, paragrafi, eleminando eventuali ripetizioni e smussando qualche tono che possa urtare i più faziosi e prevenuti dei miei detrattori. Quanto all'ebreo Uri, ma anche all'ebreo Finkelstein, mi limito per ora ad osservare che trovo le maggiore assonanze proprio con intellettuali ebrei. Era capitato qualcosa di simile fra Carl Schmitt e Jakob Taubes. Ma questa è un'altra storia. In questo paragrafo ancora da completare voglio fare un breve studio del giornalista che mi è stato segnalato. In un primo testo che trovo in rete, Una mappa verso il nulla, mi conforta il giudizio di Avnery sull’inconsistenza politica di Europa e Onu. Il tema complicato della pace in Medio Oriente non è qui oggetto della mia analisi. Mi limito ad osservare che a mio avviso la pace sarà possibile unicamente se il mondo arabo accetterà l’esistenza di Israele su un territorio del quale le potenze vincitrici della seconda guerra mondiale hanno disposto come se avessero a che fare con appezzamenti di terreno e mandrie di bestiame da poter spostare a proprio insindacabile arbitrio. L’inconsistenza politica dell’Europa significa che gli Stati europei non potranno avere nessuna parte effettiva nella costruzione di un possibile equilibrio pacifico. Causa di questa inconsistenza politica è anche la “leggenda” dell’Olocausto, che è appunto oggetto della mia indagine.

27. L’operazione Ostellino. È un fatto che a tutt’oggi non si è potuto sapere ciò che a Teheran si sono detti quanti a vario titolo e provenienti da 67 Stati si sono riuniti per discutere del cosiddetto Olocausto, dico “cosiddetto” allo stesso modo in cui Bertinotti dice legge n. 30 anziché legge Biagi. Non intendo negare un bel niente, se morti vi sono stati. Semplicemente non so cosa significa in lingua italiana la parola Olocausto. Se mi dicono sterminio, uccisioni di massa, stragi, ecc., capisco. Se mi parlano di olocausto devo andare a prendere qualche vocabolario, ma poi dopo qualche tempo mi dimentico di cosa si trattasse. Ostellino ha già decretato che di una verità ormai accertata (da tanti come lui), non si deve più parlare. La storia al di là dell’accertamento dei meri fatti (ed ogni tanto si scopre qualcosa di nuovo e diverso) è innanzitutto interpretazione. Il fatto senza la sua interpretazione non esiste. La morte fisica di un essere umano o animale può significare tante cose diverse. In una certa fase della storia la morte di un animale non era cosa diversa da quella di un uomo. Quella di un uomo puà essere poi morte naturale, omicidio punito dalle leggi, esecuzione di una sentenza, morte in combattimento, ecc. Direi che il lavoro storiografico si rinnova innanzitutto nell’interpretazione che in epoche e situazioni diverse viene fatta degli stessi eventi storici. A me personalmente interessa poco se a morire siano stati sei milioni o cinque milioni e mezzo, se causa della morte sia stato il gas o altra causa. Chi però intende indagare questi aspetti, ha tutto il diritto di farlo ed io non me ne allarmo. Nel caso del cosiddetto Olocausto, che sarebbe per Ostellino l’evento epocale da quando l’Uomo esiste sulla faccia della terra, a me pare innanzitutto evidente il suo uso strumentale. Si è ormai creato un pregiudizio tale per cui non sono non è possibile ripensare criticamente la storiografia nata dal Tribunale di Norimberga, ma in non pochi paesi si rischiano addirittura sanzioni penale se si manifesta scetticismo verso la Verità conclamate. Ormai solo in conferenze come quelle di Teheran è possibile sentire qualcosa di nuovo. Ma i giornalisti alla Ostellino sentenziano senza neppure bisogno di saranno su quello che 67 persone (il titolo di “studioso” non è giuridicamente riconosciuto da Ostellino) intendano dire o abbiano detto. La “bugia”, grande o piccola, purché politicamente utile è prassi normale di governo. Si tratta poi di sapere se sono più efficaci le bugie alla Goebbels o quelle pluralistiche del nostro apparato mediatico. Io credo che sia ben più efficace una mistificazione ad opera di molti anziché ad opera di uno solo. E chiudo con la storiella di quella persona che stava bene, ma sentendosi dire dagli amici tutti che aveva una brutta cera, si mise a letto appena tornato a casa. Il giornalista Ostellino dovrebbe trarre qualche lezione dall’ultima Grande Bugia sugli inesistenti armamenti di Saddam, che è stata causa di una guerra “preventiva” in pieno stile hitleriano. Nessuno ha finora processato Bush e Blair per averci mentito. Se almeno una volta scopriamo che il Potere mente, possiamo anche pensare che lo abbia fatto altre volte. E dunque dubitare non è un male.

28. Finalmente! Si incomincia a sapere qualcosa. Sulla conferenza di Teheran per l'Olocauto era calato il silenzio. Si poteva soltanto demonizzare la manifestazione in sé, ma quanto a sapere cosa si era detto niente da fare. Come un sol uomo tutti i media avevano taciuto e tacciono. Quella di oggi, o meglio di questa sera perché l’ho appena sentita al tg della sera, è la classica notizia dell'uomo che morte il cane. Si tratta di un rabbino ebreo che ha partecipato alla conferenza di Teheran ed è stato perfino fotografato mentre bacia il presidente iraniano. L’essere abominevole si chiama Moshe Aryeh Friedman. Ed è un rabbino di pura razza ebraica. Anzi era un rabbino, perché la comunità ebraica di Vienna lo ha espluso dal suo seno e lo ha privato della dignità di rabbino. Persino la moglie lo avrebbe “ripudiato”, secondo le notizie del tg non riportate in questa nota di agenzia, che invece invece riferisce come l’abominevole ex-rabbino «ha sempre rifiutato l’esistenza dello stato d’Israele». Friedman è stato uno degli oratori provenienti da ben 67 Stati, secondo quanto al n° precedente scrive l’illuminato giornalista Piero Ostellino. In questo mio post, e precisamente in questo paragrafo, seguirò ogni traccia lasciata sulla rete da Moshe Aryeh Friedman. Il personaggio era a me totalmente ignoto fino ad oggi, ma vedo che su di lui esiste una scheda in Wikipedia, benemerita istituzione.