venerdì, ottobre 20, 2006

Sul convegno ecclesiale di Verona: pubblica professione di estraneità e dissociazione

A quest'ora i telegiornali delle reti pubbliche e privata danno la notizia martellante dei discorsi pronunciati al IV Convegno della Chiesa cattolica in Verona. Sembrerebbe che siamo tutti d'accordo e che il convegno sia la celebrazione di un fasto della nazione italiana tutta e al gran completo. Io lancio invece nella rete la mia debole voce per dire che provo timore ed inquietudine. Temo per la mia libertà spirituale ed intellettuale. Ho meno timore davanti al pericolo musulmano, alquanto lontano e fantastico, che non allo spettacolo dell'integralismo cattolico di casa nostra.

Detto ciò, non vorrei che chi legge queste righe pensasse a me come ad uno sfegatato anticlerale, ateo, corrotto e quanto più se ne voglia mettere. Pochi giorni fa ho apprezzato molto un'implicita attestazione di stima e fiducia da parte del parrocco di un minuscolo borgo. Stavo fotografando gli archivi della parrocchia, ma non avevo ancora finito. Volendo lui andare via prima, mi dice: "quando finisci chiudi la porta..."
…In questo momento sto chattando con un buddista che sopraggiunge e mi chiede cosa stavo facendo. Spiego che sti scrivendo questo post e gliene accenno il contenuto. E' così che lui invita ad andare nel Nepal. Gli Sto spiegando in un inglese approsimativo che temo molto meno le religioni orientali (che considero una specie di filosofia) che non il dogmatismo e moralismo cattolico, che scopro sempre più spesso come una forma istituzionalizzata di ipocrisia oltre che una consolidata struttura di potere.

Ma qui devo fermarmi perché il discorso potrebbe essere lungo e non ne ho adesso il tempo. Mi basta che io dica pubblicamente che da Verona io sento giungere per me minacce inquietanti ed un sordo e disperato senso di angoscia. Altro che messaggi di redenzione e "salvezza" (alla Buttiglione")…
Per trovare coraggio continuo a chattare con il partner buddista che mi invita ad andare nel Nepal, dove penso ci sia più libertà spirituale che non a Roma, a Verona o genericamente nell'Italia cattolica e sanfedista dei Casini (che non piace per nulla manco al citato parroco), Mantovano, Buttiglione, ecc.

RASSEGNA STAMPA COMMENTATA
Sto appena terminando di ascoltare la rassegna stampa di radio radicale per la voce di Taradash (mio vecchio odiato amico: non avrai più il mio voto in virtù della tua voce che divenne in questo modo a me familiare e mi indusse incautamente e irriflessivamente a votarti! Brutto ignorante presuntuoso!) che riporta i commenti ed i raggruppamenti seguiti al discorso di Ruini. Credo di far cosa utile raggruppando qui in forma monografica quanto trovo in rete. Questo post pertanto sarà progressivamente aggiornato. Trovo allarmante la notizia che i vari Mantovano, Formigoni (vecchio CL), ecc., pensino di poter trasfondere il pensiero di Ruini nell'ossatura concettuale-ideologica di quella che dovrebbe essere il partico unico. Mi opporrò con tutte le mie forze fino a mio espulsione dall'attuale FI di cui rinnovo puntualmente la tessera ogni anno.

1) I timori di Ruini
- Il breve articolo riferisce i timori di Ruini per la voglia di protagonismo del mondo musulmano. Un protagonismo che lo stesso Ruini esercita impunemente sulla nostra pelle e con la complicità di politici che cercano i loro voti in sacrestia e che si rivelano incapaci (o meglio non ne hanno l'intenzione) di cercare gli stessi voti in aggregazioni territoriali specificamente vocati alla politica, secondo il dettato dell'art. 49 della costituzione, il quale recita che i cittadini si riuniscono in partiti, strutturati democraticamente, per concorrere alla formazione della politica nazionale. Non sono i musulmani che dobbiamo temere, ma i vari Ruiini, che sono autentice rovine per le nostre libertà civili. Il pericolo viene non dall'Islam, ma dal Vaticano. E' duro farlo capire e gridare ai quattro venti.

2) Il Presidente risponde all’attacco del Papa: la laicità è il valore fondante della vita civile
- Questa notizia mi rassicura un poco, mentre suscita in me stizza il monologo papale sulla Verità. Naturalmente, il Papa ritiene che la Verità sia quella che lui possiede e crede di poter amministrare agli italiani. Le televisioni di stato trasmettono senza ritegno questo avvilente e presuntuoso messaggio. Una televisione che fosse laica non dovrebbe dare tanto spazio ad un prete che ha tutto il diritto di rivolgersi ai suoi fedeli, che lo raggiungono in chiesa, ma non di entrare con prepotenza e senza rispetto nella casa di tutti gli italiani, che sono certamente molto diversi da ciò che lui immagina.

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