giovedì, novembre 30, 2006

Il giornalista Santoro

– Sto guardano in progress la trasmissione televisiva che Michele Santoro dedica a Berlusconi, sperando di celebrarne le esequie politiche. Non posso esimermi dal dire che Michele Santoro non mi piace per nulla e non mi è mai piaciuto. Non capisco quanti pensano che difendendo Santoro si difenda il giornalismo e la libertà di informazione, che guarda caso sarebbe stata minacciata in questi anni da Berlusconi e non dal cattivo giornalismo di Michele Santoro, uomo di grande faziosità. Trovo volgare il modo in cui si mette alla berlina un malessere passeggero di un uomo chiamato Berlusconi. Una trasmissione senza né capo né coda tranne la sua intenzione faziosa. Michele sta facendo parlare Ferdinando Casini, ospite di rilievo, perché dica che la fase della casa delle libertà è finita. Certamente è finita per lui, che mi auguro di non ritrovarmi più come alleato. Non mi importa se questo significa perdere le elezioni per qualche punto percentuale. Per me la politica non si esaurisce nelle tornate elettorali, che non mi riguardono e toccano allo stesso modo in cui possono riguardare un candidato, anche se poi le cattive o buone leggi toccano la mia esistenza.

– Mi pare che uno degli scopi della trasmissione sia proprio quello di dare rilievo a Casini, accentuandone la sua contrapposizione a Berlusconi. Casini sembra tuttavia reagire in qualche momento all'uso strumentale che di lui si vuol fare. Una trasmissione quella di Santoro non destinata ad informare – come dovrebbe essere in un servizio pubblico –, ma essa stessa un atto partigiano di faziosità politica. Casini peraltro non rappresenta che pochi punti percentuali. Se con mezzucci vari è riuscito a raccattare un po' di voti, deve ringraziare proprio Berlusconi che gli ha dato spago e spazio. E' legittimo il dubbio se l'UDC riesca ad esistere senza succhiare il sangue all'elefante Berlusconi. Se esiste, deve tutto a Berlusconi, di cui ora cerca di intercettare i voti nella speranza di uno scompaginamento di Forza Italia, dove in effetti non sembra esservi una grande coesione ed omogeneità di linea politica. I miei modesti e limitati sforzi sono appunto volti a far crescere un fecondo e reale dibattito interno, da cui possa poi scaturire una posizione comune capace di aggregare altre forze.

– Ma ho capito finalmente la manovra di Santoro su Dell'Utri. Il giornalista Santoro e i giornalisti della sua truppa vogliono dare ad intendere che Marcello Dell'Utri sia un uomo legato alla mafia e che attraverso l'uomo Dell'Utri vi sarebbe un collegamento fra Berlusconi e la mafia. Ed attraverso queste supposizioni se ne dovrà dedurre l'illegitimità di quanti intendono fare politica all'interno di Forza Italia: saremmo tutti dei mafiosi perché si ipotizza che Dell'Utri sia un mafioso, cioè il poter o non poter fare politica in un'area diversa da quella del centrosinistra dipenderebbe dalle frequentazioni dell'uomo Dell'Utri con persone poco raccomandabili. La cosa ha per me dell'incredibile. Santoro con i suoi sospetti ci vuol mandare tutti a casa oppure portarci lui all'ovile giusto. O meglio ancora Santoro ci viene a dire che Marcello Dell'Utri ha la peste e che chi lo frequenta sarà pure contagiato. Quindi deve stare alla larga da lui per non essere considerato un appestato che ha contratto il contagio. E pensare che io gli stretto la mano nella sala dei Padri Trinitari! L'assurdità consiste nella riduzione della politica alle qualità private di uomini di questo o l'altro raggruppamento politico. La politica è però nella sua essenza tutta e soltanto pubblicità, non rapporto privato fra Tizio, Caio e Sempronio. Se la politica fosse una qualità morale e personale di questo o quel personaggio, dipenderemmo tutti dai giudici che hanno il potere di dare patenti di rispettabilità a questo o a quest'altro individuo. E dopo il giudice interverrà il prete di campagna fino al papa in san Pietro. E poi magari l'insegnante. E così chissà chi altri ancora. Ma chi controllerà e giudicherà poi il giudice? Siamo proprio certo che i giudici siano attrezzati per natura ad esser il fior fiore dei galantuomini? E come possiamo noi saperlo? Per questa via si riduce la politica ad un fatto privatistico, o meglio si distrugge la politica, se non è già stata distrutta da gran tempo. Merito storico di Berlusconi è di aver offerto una ciambella per poter continuare a fare politica in un'epoca in cui con Mani Pulite era stato in effetti sferrato un colpo di stato destinato a portare al potere quella sinistra comunista, di osservanza sovietica, che in fatto di finanziamenti illeciti non era neppure essa immacolata. Lo disse con cognizione di causa e piena conoscenza dei fatti un uomo che si chiamava Bettino Craxi, che da ex Capo di Stato ebbe tanta fiducia nella giustizia italiana da preferire la via della fuga e dell'esilio. Come iscritto a Forza Italia riconosco la necessità della leaderschip di Berlusconi, come ancora storicamente necessaria, ma essendo uomo libero ritengo di poter criticare in merito a tanti temi (guerra in Iraq, alleanze, liberalizzazioni, ecc.) anche il grande Silvio. Ancora nessuno si è preso la briga di cacciarmi da Forza Italia per la mia libertà di pensiero.

- Di Andreotti si era detto pure che fosse un mafioso. Il processo è durato un secolo. Nessuno è in grado di seguire giorno per giorno la cronaca giudiziaria che lo ha riguardato, ma poi il tutto è finito con la sua piena assoluzione, o meglio un'assoluzione non ancora ritenuta tale – se ho ben inteso – da un certo Travaglio, che sempre più di frequente si vede nei salotti televisivi. Nel corso della trasmissione la stessa domanda tranello su Dell'Utri è stata fatta a Fini, che ha giustamente dato del fazioso al giornalista che gli tendeva il tranello. (Per inciso, ho apprezzato un'uscita di Fini in cui diceva che deve essere abolito l'ordine dei giornalisti). La cronaca politica si trasforma sempre più in una cronaca giudiziaria astrusa ai più. Mi è capitato per la prima e unica volta di aver conosciuto Marcello Dell'Utri. Potrà essermi più o meno simpatico per il suo modo di fare, per le cose che dice, ma non è mio obbligo, diritto o potere l'indagare su ogni momento della sua esistenza. Per me ogni cittadino che mi capita di incontrare e cammina liberalmente per le strade è un galantuomo. Se non lo fosse, ed ha commesso particolare crimini, non dovrebbe poter liberamente circolare. Vorrei potermi interessare di politica e non dei supposti peccati altrui, come pretende Santoro che io faccia. Se ne ha commessi, deve vedersela con la sua coscienza. A me dà già abbastanza da fare la mia. Chiudo qui perché la trasmissione mi pare fessa e piuttosto inconcludente, o meglio si capisce fin dall'inizio l'ostilità preconcetta del cosiddetto giornalista Michele Santoro, verso il quale voglio astenermi dall'esprimere in pieno la mia cattiva opinione. Tra l'altro, non vedo perché un Michele debba ritenersi migliore del Marcello che tenta di mettere alla gogna. Insomma, questa puntata di "Anno Zero" è stata una cattiva trasmissione, peggiore di altre della stessa serie, un cattivo giornalismo, da cui non si ricava nulla di buono e di utile.

- Una nota sulla faziosità Santoro-Deaglio. In qualche inciso della trasmissione Michele Santoro ha furfugliato sul recente clamore di un giorno suscitato dal libro inchiesta di Deaglio su un'assurda vicenda di brogli elettorali sì, ma che sarebbero stati orditi dallo stesso Berlusconi per altrettanto assurdi calcoli. In pratica, come se denunciassi un furto ai miei danni essendo io inceve l'autore del furto. Una specie di simulazione di reato. Giunse il giorno dopo lo scoop la notizia di un'indagine della magistrativa verso gli autori di un simile scoop con l'ipotesi di reato di una turbativa dell'ordine pubblico. Il buon Santoro come riporta e commenta la notizia: E allora perché non avete fatto la stessa indagine contro Berlusconi, quando è lui (= il diretto danneggiato) a dire che ci sono stati brogli?! Questo è il giornalismo di Michele Santoro. Già deputato parlamentare europeo e ora ritornato giornalista della tv di stato.

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mercoledì, novembre 29, 2006

La verità è al contrario, malgrado a parlare sia il papa infallibile

Un bell’esempio di relativismo storico, culturale, politico e morale offre il colto papa Ratzinger dichiarando oggi ai mass-media che la religione è forza di pace e riconciliazione. O meglio, per non apparire irriverente verso il papa infallibile, si può dire che è affermazione certamente non vera per il passato storico, dalle origini del cristianesimo in poi, anzi incominciando proprio dall'episodio della croce, che nasce da una sorta di guerra civile interna all'ebraismo: giudei contro protocristiani, romani contro cristiani e giudei finiti quest'ultimi in diaspora dopo la distruzione romana del Tempio. I conflitti di religione in tutte le più varie e disparate forme sono state la caratteristica prevalente del cristianesimo, le cui radici affondano nel sangue e si nutrono di sangue. Come in un famoso testo, se si spezzasse qualcuna di queste radici, vedremmo colare tanto sangue. Al confronto credo che nulla di simile possa rimproverarsi alle religioni greco-romane. Ma forse lo scaltro papa Ratzinger vuol lanciare all'Islam una proposta politica per il presente, usando il linguaggio della retorica religiosa. Potrebbe essere, ad esempio: nel mondo contemporaneo abbiamo un comune nemico che è la ragione critica, dove a parte i laici con la tonaca mentale, ben collocati in partiti politici che attingono al voto governato e influenzato dalle parrocchie, ci conviene allearci in quanto religioni monoteiste, amministrate da un clero professionale. E quale migliore propagada che le parole della pace e della conciliazione? Quelle pace che tutti cercano e che non siamo certo noi a poter dare. Basta però che noi la predichiamo. Questo è il nostro facile compito, scisso da qualsiasi responsabilità e onere politico. A realizzarlo è compito dei governi, ci riescano o no. Anzi se non ci riescono può anche diventare più importante il nostro ruolo di predicatori di pace. L'unico punto debole è che non esiste, che io sappia, un apparato ecclesiastico musulmano appena un poco paragonabile a quello cattolico, che ha praticamente consistenzza statuale ed è un autentico anacronismo come Stato assoluto e teocratico. Probabilmente, anche questo è chiaro alla diplomazia vaticana. Ed ecco allora che il vero interlocutore è proprio lo Stato turco, che vuole entrare in Europa. Il Vaticano non è uno stato dell'Unione, ma influenza nei vari paesi statisti, parlamentari e tanti politici che si rifanno alle parole del papa. E non potrebbe essere altrimenti perché solo dal papa ricevono i loro voti. Così mi pare che i conti tornino, ma la Verità è un'altra cosa. Un papa infallibile la può girare e rigirare come meglio crede, lo assiste lo Spirito Santo e l'obbligo dei fedeli a perseverare nella Fede, dove l'indiscutibilità del papa è il dogma centrale e più importante di tutti.

Nella trasmissione di Ballarò proprio ieri un liberale di “Critica liberale” ha letto a Formigoni un testo inequivocabilmente liberticida di fonte vaticana, se ben ricordo del 1888, di Leone XIII, nato e vissuto dopo la rivoluzione francese e non in pieno medioevo. Al che Formigoni ha pensato di poter rimarcare proprio la data: vero, ma siamo lontani nel tempo. Come se ciò potesse significare qualcosa per un’autorità religiosa che rivendica il possesso esclusivo della Verità ed un rapporto privilegiato con lo Spirito Santo. Gli esempi più eclatanti e sfacciati di relativismo e di disprezzo per la coerenza logica e storica la troviamo proprio nell’ambito di un’istituzione, il papato, che non è cosa diversa dalla costellazione dei poteri politici che si succedono nella storia. Per quanto riguarda la dichiarazione odierna di papa Ratzinger è sufficiente un poco di cognizzione storiche, un modesto corso liceale, per vedere nella religione il più potente attizzatoio di guerre e ferocie di ogni genere: conversioni forzate e truffaldine, lotta alle religioni contrarie presenti nelle giurisdizioni delle principi cattolici, persecuzioni e roghi verso quanti di diverso avviso erano bollati come eretici, processi per stregoneria, crociate, lotta per le investiture, inquisizione, ostacoli agli sviluppi della scienza, processo di Galileo e condanna a morte di Giordano Bruno, crociate, lotta contro la chiesa ortodossa bizantina per mere ragioni di predominio religioso. Gli ortodossi sono stati abbandonati all’attacco turco semplicemente per levarli di mezzo con mezzi diversi da quelli della persuasione e del dialogo religioso, ecc. ecc. Si sa: siamo peccatori. Ed il bello della religione cattolica è che il peccato si può cancellare con una bella confessione, nel segreto del confessionale, con una bella contrizione e con una bella comunione. Ed ecco il cattolicesimo come essernza della tartuferia morale e dell’ipocrisia. Un Provenzano può benissimo tenere presso di se come lettura preferita la Bibbia ed i Vangeli e poi ordinare i più efferrati omicidi. I papi, quando il potere politico, non hanno fatto di meno. Insomma, non voglio denigrare la religione e mancare di rispetto ai sinceri credenti. Insisto nel dire che la religione, quella autentica, la si salva e conserva, quando si dà a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio. Se si pretende di possedere ciò che spetta a Cesare, allora la religione si corrompe ed il papa pretende di essere Cesare ed usa i mezzi di Cesare (guerra, tortura, tutti gli arcana e gli idola del potere) in nome della religione e chiamandola religione.

RASSEGNA STAMPA:

• 1. Gli Atei devoti son rimasti orfani. L’editoriale è dovuto proba-bilmente alla penna di Giuliano Ferrara, figlio di padre comunista e lui stesso comunista fino a quando il comunismo stesso non è diventato merce scaduta. Poi si è convertito, restando Ateo dichiarato, ad un’ideologia religiosa che dimostra una durata che non teme rivali. L’articolo mena il can per l’aia e nasconde un certo disagio. Il papa Ratzinger si è dimostrato politicamente più realista dei suoi seguaci papisti, atei o meno che siano. Adesso avran un bel da fare per mantenere intatta la loro devozione. E se escono dal recinto dove possono andare? A nostro avviso, l’Editorialista sbaglia ancora se crede che a Ratzinger interessino gli abbracci e baci con una sparuta presenza di cattolici in Turchia o un incontro con il Patriarca ortodosso, una reliquia storica pure lui. Ormai il pericolo ortodosso bizantino non esiste più per la chiesa latina. Il pericolo è cessato da secoli e forse forse i Turchi gli diedero un “provvidenziale” colpo di grazia. La visita potrebbe essere un ringraziamento per quel lontano colpo di grazia, ma l’interesse più immediato e tangibile mi sembra tutto politico e assai poco religioso. Ma in queste cose che si snodano nei secoli è proprio il caso di dire: chi vivrà vedrà. E purtroppo temo che noi non vivremo abbastanza per vedere.

• 2. il Gran Mufti Ali Bardakoglu, vale a dire il papa turco. E’ interes-sante la figura di Ali Bardakoglu, il cui potere in ambito religioso può essere paragonato in Turchia e quello del papa in Italia. Ma quanti diversi! L’uno in abiti regali che nessuno indossa. L’altro in abiti civili eguali a quelli di chiunque altre. Del resto, lo stesso Gesù Cristo non è mai rappresentato con gli abiti con cui siamo abituati a vedere papi, cardinali, parroci. Più alta è la carica più suntuoso l’abito, anche se esiste il detto l’abito non fa il monaco, ma il monaco per non dire il papa veste sempre un abito che lo distingue e separa nettamente da tutti gli altri mortali. L’abito parla anche quando chi lo indossa tace. Il papa italiano ha esordito con un appello al Concilio Vaticano II, voluto da Giovanni XXIII, la cui figura umana non riesco ad equiparare a quella dei suoi successori, che sempre meno sono riuscirare a suscitare in me quella simpatia che con papa Roncalli sgorgava spontanea al di là di ogni steccato religioso, culturale, politico. Ma qui siamo nel campo dell’emotivo e del simpatetico. Papa Ratzinger si fa scudo di papa Roncalli dicendo di amare i Turchi, salvo ad esser loro contrari quando era ancora cardinale Ratzinger. Evidentemente è stato illuminato dalla tiara. Naturalmente il Mufti non poteva non rispondere pace a pace, ma il discorso fra i due è quello che non fa uso di parole e che si snoda nel tempo. Piuttosto infelice nel nostro papa la semplice menzione della violenza: le religioni «Rinuncino assolutamente a giustificare il ricorso alla violenza come espressione legittima della pratica religiosa». Dopo di ché sorge spontaneo chiedersi di chi stia egli parlando. Dei cristiani stessi? No! Ma i teologi musulmani hanno sempre respinto l’associazione di violenza e Islam. Io stesso circa dieci anni fa avevo seguito in Napoli, redigendo una cronaca che ricopierò in un post apposito, un grande convegno sulle tre religioni monoteiste del Mediterraneo e ricordo la spendida lezione del Rettore dell’Università del Cairo. Purtroppo, il giorno dopo, i giornalisti che neppure erano presenti riportavano la solita solfa sul fondamentalismo. Adesso temo che questa incauta dichiarazione abbia toccato qualche nervo. Eppure la diplomazia vaticana è la più antica e scaltra del mondo. Sembra che Ratisbona non abbia insegnato loro nulla. Ed anche infelice dire l’accenno alla sparuta comunità cattolica turca che sarebbe desiderosa di partecipare allo sviluppo turco. Pensando ai papisti nostrani, non è un bell’augurio per i Turchi. Sul viaggio del papa ha detto la sua anche Massimo Cacciari, di cui ricordo vagamente un’intervista radiofonica dove alla vigilia della guerra del golfo, dove sbaglò clamorosamente le previsioni. Anche adesso si lancia a previsioni, ma a me non pare che papa Ratzinger stia in Turchia per dare una svolta ai negoziati UE. L’interesse è innanzitutto suo proprio. Quale esso sia, lo vedremo con il succedersi degli eventi. Ed in effetti il papa ha detto al ministro turco Erdogan che è venuto per approfondire l’amicizia fra Santa Sede e Turchia, come se questo potesse interessare molto alla Turchia. Ed il ministro turco, terminato l’incontro, ha dichiarato che scopo della visita del papa è un rinverdimento dei rapporti cattolico-ortodossi. Una piccola comunità ortodossa esiste ed è tollerata in Turchia così come una piccola comunità cattolica, che però non credo fruisca dell’8 per mille per il suo sviluppo. «A determinare il cambiamento almeno due fattori di primaria importanza: intanto la notizia che Ratzinger avrebbe visitato anche la moschea blu di Istanbul in segno di amicizia verso i musulmani e il popolo turco, quindi c’è stato un ammorbidimento della posizione della Santa Sede circa l’ingresso di Ankara nell’Unione europea e proprio mentre il negoziato con Bruxelles sembra essersi arenato. “Io non sono un politico ma non sono contrario all’ingresso della Turchia dell’Unione europea”, avrebbe ribadito ieri il Pontefice durante il colloquio con il premier turco»: è questo il punto. Ma il papa deve ancora dimostrare di poter mantenere quello che vagamente promette. Se effettivamente Ratzinger ha queste intenzioni e non sono parole vuote alla Guido da Montefeltro («Prometti largo e attienti stretto»), ciò significa che i papisti italiani e non dovranno presto mordere il freno e cambiar tono. Almeno questo. Un gioco degli inganni e delle prese in giro potrebbe essere estremamente pericoloso di questi tempi. E’ il minimo. Nota finale dell’articolo: l’interesse del Patriarca che per effetto della visita riaffermerebbe la sua leadership su 15 milioni di fedeli sparsi per il mondo.

• 3. Verità e convivenza: un articolo di Davide Giacalone. Condivide questo articolo di Giacolone del 27 settembre scorso. Parla del ricevimento in Castelgandolfo dopo l’incidente di Ratisbona. Nell’articolo è citato Ali Bardakoglu. Non si capisce dal testo se era presente in Castel Gandolfo, ma la sua dichiarazione sembra un lasciapassare per la visita in corso. Condivido un poco meno un certo ottimismo che Giacolone sembra nutrire circa l’evoluzione delle religioni monoteiste. Se mai fosse possibile, io vedrei meglio una risorgenza dell’antico paganesimo: è una battuta, come si suol dire nel linguaggio parlato! Risalendo ancora indietro nel tempo, e cioè al 13-15 dicembre 1995, la memoria mi porta ad un convegno napoletano al quale fui presente, scrivendo una cronaca sulla rivista da me diretta: De Cive, n. 1. Il titolo del convegno era quanto mai significativo: »Monoteismo e conflitto«. E vi era pure un sottotitolo: »Vie per la prevenzione e la risoluzione dei conflitti nelle religioni monoteistiche del Mediterraneo«. Di quelle relazioni in particolare ricordo quella di Mahmoud Zazsouk, vicerettore dell'Università del Cairo "Al Azhar". Delle persone presenti ricordo il mite e dolce sorriso del vescovo di Algeri, di cui mi sfugge ora il nome, ma che morì assassinato non molto tempo dopo. E' un ricordo che periodicamente mi ritorna alla mente e mi turba.

• 4. Fratelli fa rima con coltelli. E spesso purtroppo non si tratta solo di una rima. La storia sta a dimostrando incominciando da Caino ed Abele. Il viaggio di stato per la cura di interessi su cui esiste forse il segreto diplomatico è accompagnato dai soliti rituali e dalle stanche ripetizioni della dogmatica. Ad esempio, sentir parlare di “mistero” a proposito della «divina maternità di Maria», fissata dalla conferenza o concilio di Efeso dell’anno 431, non può far pensare a ben altri misteri, se appena si è culturalemte avvertiti. Nel 387 con decreto dell’Imperatore Teodosio veniva chiuso il tempio di Eleusi, non molto distante in linea d’aria da Efeso. Ad Eleusi esisteva una tradizione di almeno duemila anni legato al culto di Demetra e Persefone, di cui si celebravano i “misteri”. A questi misteri si accedeva con una lunga e rigorosa iniziazione, alla fine della quale il mistero non era più tale. Si raggiungeva la conoscenza. Ma si tratta di una conoscenza sulla quale doveva essere mantenuto il più rigorosa segreto, pena addirittura la morte o comunque altra pena assai grave. Eschilo fu accusato di aver violato tale obbligo. I misteri eleusini, irrisi dagli scrittori cristiani, erano forse la più alta espressione della religiosità antica, con “radici” bimillenarie. Sappiamo come finì. Quelle radici furono estirpate con atto del potere imperiale e su quel terreno vennero piantate nuove radici, di cui dovremmo andar fieri, scrivendone il nome perfino nelle nostre costituzioni e statuti regionali (Storace, ti penso sempre!). Ritornando ora ai “misteri” cristiano trovo che siano un cattivo plagio di quelli eleusini. I misteri cristiani sono una semplice interdizione mentale. Non solo non si capisce nulla, ma è pure proibito cercare di capirci qualcosa e si deve accettarlo “per Fede”. Capita così di concilio in concilio che si mascherino dietro astruse formule conflitti di potere ecclesiastico. Questo gioco di potere (sulle coscienze e le menti) è durato secoli fra chiese latine e chiese orientali. Nella sua pericolosità è durato fino a quando il “provvidenziale” alleato turco non ha fiaccato il potere imperiale bizantino, che forse sarebbe durato ancora se non fosse stato dimenticato e abbandonato dall’Occidente carolingio. Di concilio (diciamo meglio confererenza ecclesiastica) si è arrivato all’ultimo dogma: l’infallibilità del papa stesso, sancito nel 1870, quando stava per terminare il potere temporale dei papi. Ma non è terminato perché la sua propaggine è lo Stato Vaticano e da qui tutte le lobbies cattoliche che agiscono negli stati. Per il bene della Turchia, che procede coraggiosamente verso la laicità, vi è da augurarsi che non si irrobustica anche in Turchia una simile lobby. Beninteso la libertà religiosa di aderire a questo o a quel credo confessionale è in diritto indiscusso e indiscutibile, ma non costituisce un diritto la pretesa di quegli “aiutini” di stato, di cui la chiesa cattolica gode in Italia e che rappresentano per TUTTI i contribuenti (cattolici e non) un pesante fardello in tempi di vacche magre.


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martedì, novembre 28, 2006

Un messaggio nel ciberspazio a Formigoni ed a mons. Cozzoli sul tema delle "radici cristiane"

Nessuno può negare la presenza del cristianesimo in questi ultimi duemila anni. Il dato storico è appunto un dato storico. Il problema è che quando si dice radici cristiane si intende un valore normativo per il presente è il futuro. Le radici cristiane sono cresciute grazie allo sradicamento violento delle precedenti radici pagane. La storia del cristianesimo con la sua evangelizzazione forzata è una storia di violenza. Il tempio di Eleusi che aveva radici altrettanto millenarie e che non aveva carica evangelitrice e proselitisa è stato chiuso con atto dell'imperatore Teodosio. Del resto i valori si sentono o non si sentono, ma il loro riconoscimento forzato è oggi analogo alla pretese dei cristiani del tardo impero contro i residui pagani che devono essere estirpate con violenza. Insomma, questo dato della violenza non può essere liquidato con un siamo peccatori. Questo argomento è una beffa ed una presa in giro di quanti sono stati messi al rogo e perseguitati proprio dal successori di Pietro. Insomma, o uno avverte il senso e il "valore" dell'essere cristiano o non lo avverte, ma in nessun caso può oggi essere imposto per legge. In passato così è stato. Ma appunto bisogna metterci una pietra sopra. Se poi proprio si vuol parlare di radici, allora occorre ritrovare quelle romane e greche, più antiche, nobili e prezione di quelle cristiane... Torno a sentire Formigoni e gli altri che stanno parlando a Ballarò.

Il dibattito si è arenato sui vecchi schemi: il 75 per cento di astensione assimilato al 75 per di "no" è veramente assai stupido e stancante. Se volevano dire "no" perché non sono andati a dirlo? Quello che conta ed è certo è il 25 per cento di "si". L'altro è "ni". Ma non voglio ritornare su questi temi. In altra occasione insisterò ancora sulle "radici" irritanti. Quando si parla della diffusione del cristianesimo ci si deve ricordare dell'importannza che ha al suo interno in far proseliti. Non tutte le religioni hanno avuto questa carica espansiva. Anzi ve ne sono state molte il cui valore era strettamente legato al territorio ed altre avevano valore misterico. Era cioè proibito divulgare le verità raggiunto dopo lunga iniziazione. In una contesa con il "violento" e "aggressivo" le religioni che non prevedevano il proselitismo erano destinate a soccombere. La cariche proselitista caratterizza ancora oggi il cristianesimo e le religioni monoteiste. Ma tre monoteimi nelle sponde delle mediterraneo fanno di nuovo un politeismo, ma il peggior politeismo possibile, dove ogni monoteismo non esclude storicamente i mezzi che possono farlo prevalere. Quindi noi abbiamo perso molto con le radici cristiane che hanno sradicato le radici pagane, che assicuravano la tolleranza reciproca fatta di piena legittimazione dell'altro e non di semplice sopportazione e bene sommo la pace all'interno di uno stesso Stato, dove ognuno potevo venerare il suo dio.

La trasmissione di Ballarò viene ritrasmessa la mattina dopo da Radio radicale e posso risentire Formigoni ed il prete docente di Teologia morale alla Lateranense, mons. Cozzoli. Il solito ritornello per rispondere alle critiche: santi e peccatori, la Fallaci che era atea (e cretina)..., chiese e cattedrali e monasteri presenti in ogni città e paese. Bell'argomento che potrebbe essere ritorto come un esempio di spreco di risorse per l'inutilità sociale. Almeno le basiliche romane era uno spazio pubblico di cui potevano fruire tutti i cittadini. Tutte le risorse utilizzare per l'edificazione di chiese (a Roma ci sono più chiese che palazzi) getta luce sulla politica economica dell'epoca. Ancora oggi la chiesa drena per legge immense ricchezze estorte ai cittadini italiani, cattolici e non cattolici. Il direttore di Critica Liberale Enzo Marzo ha citato recenti statistiche, secondo cui la nostra società è ampiamente secolarizzata nel senso che vive fuori dai dettami vaticani, ma la lobby cattolica riesce per.... ecco Leone XIII autore della citazione liberticidà (negazione di libertà di coscienza, religione, stampa in quanto diritti umani... ed ha ragione in un certo senso).... Mah! Trovo stancante insistere su questi temi. Non sono un mangiapreti, tutt'altro. Non vorrei che qualche idiota in mala fede lo pensasse, come mi è successo per il post sull'Olocausto. Insisto soltanto sulla necessità della più rigorosa separazione fra Stato e Chiesa per salvare l'uno e l'altro. L'Italia soffre per un grave deficit di liberalismo e ne è causa la presenza storica del papato sul suolo italiano. Oggi molti si professano liberali ma sono in concreto tanto più illiberali quanto più si professano liberali. Non esistendo un copyright sul marchio liberale ognuno se ne può arrogare la paternità e la proprietà esclusiva. Eppure, non molto tempo fa, vi era chi anche pubblicamente considerava un termine offensivo l'essere tacciato di liberale.

Una chiosa per la ministra Turco, che sta parlando: la sua "acuta" dissertazione tradisce tutto l'imbarazzo di chi deve raccogliere consenso e quindi si barcamena un po' di qua e un po' di là. Se non erro, di recente, la ministra ha sporto querela per un banale errore giornalistico basato su un'omonimia per la quale la ministra Turca veniva erroneamente annoverata fra i promotori di un progetto di legge sull'eutanasia, sulla quale la ministra Turca pensa in un modo come ministra e in un altro come solo Turca.... Insomma, ha considerato altamente offensivo ed infamante l'errore ed ha annunciato querela. Mi pare che ciò non abbia niente di "cristiano". Ognuno di noi può commettere in assoluta buona fede degli errori. Non ottenere comprensione per un errore di cui si fa ammenda e che si è pronti a riconoscere come tale, è nel caso specifico una a mio avviso una carognata... pertanto con i Turchi di casa nostra è meglio non avere a che fare. Sono più pericolosi e intrattabili dei Turchi stranieri, noti come "mamma li turchi!". In pratica il ministro della salute dimostra di non comprendere l'importanza di un bene fondamentale come la libertà di pensiero e la sua libera manifestazione, assai prezioso per la salute mentale. Il timore di rischio ed errori puramente intellettuali può indurre ognuno all'autocensura e al nicodemismo privato. Il ministro della salute dovrebbe avere a cuore anche la salute mentale degli italiani, soggetti alle sue amorevoli cure.

La seconda volta di Cossiga

Ricordo di aver già scritto una volta a Cossiga un volta in occasione di un annuncio di dimissioni analogo a quello di cui si ha notizia in questo giorni. Allora non esisteva internet e la mia lettera cartacea era soltanto l'esercizio di un momento d'ozio. Non mi aspettavo certo che lui rispondesse alla mia lettera se mi mai gli fosse capitata davanti agli. Una prima lettera in analogo momento d'ozio gliela scrissi quando lui eletto presidente della repubblica annunciò che si sarebbe dimesso dalla Democrazia Cristiana, partito che non ho mai amato e con il quale non ho mai avuto rapporti di nessun genere. Mi piacque il gesto e gli scrissi una lettera dicendo che in virtù di quel gesto e da quel momento diventava anche il mio presidente, cioè il presidente di "comune" cittadino. Il "comune" rimbalzò sui giornale con un suo discorso dove diceva che lui era il presidente della gente "comune". Mi è sembra rimasto il dubbio di essere stato l'ispiratore del suo discorso, ma ottenni soltanto una lettera cliché di ringraziamento da parte degli Uffici.

Nella seconda lettera gli dicevo che apprezzavo il suo proposito di dimettersi considerando quella che era la situazione politica del momento. Il gesto avrebbe dovuto significare nelle mie intenzioni una protesta verso il sistema della rappresentanza politica ed un aprirsi alla società, nella quale avrebbero dovuto sorgere tante iniziative (pacifiche e non violente) che consentissero al "comune" cittadino di essere un soggetto della politico, non un mero oggetto del quale si può fare ogni cosa. Insomma, doveva egli porre in modo efficace il problema della rappresentanza politica. Cosa essa sia, cosa per davvero rappresenta, per quali canali i cittadini possono veramente far grande l'Italia come un tempo lo è stato. Non si dimise e già allora mi deluse. Non ricevetti nessuna lettera cliché. Mi sembra di aver sentito da Pannella esser consuetudine il rifiuto delle dimissioni da parte delle Camere che devono accettarle. Quindi in pratica erano elezioni per finta. L'unico caso, se ben ricordo, in cui le elezioni furono accettate fu quando a presentarle è stato Pannella. Non è parso vera alla Camera o al Senato, non ricordo, levarsi di torno un rompiscatole come Pannella, che ci rimase male e da allora non è più riuscito a rientrare in parlamento.

Il mio giudizio di Francesco Cossiga è stato mutevole nel tempo, a volte positivo altre negativo. Ora volge verso il negativo e si affaccia alla mente (che può ricordare male) a quando seppi di lui come ministro degli interni all'epoca del rapimento di Aldo Moro e della sua uccisione. Mi pare fossi a Dresda in quel periodo e leggevo il nome di Cossiga da qualche parte come ministro degli interni. Considero rapimento e morte di Moro come un fatto connesso alla sua inettitudine di ministro che avrebbe avuto il compito di salvarlo. Non lo fece, non seppe farlo e credo che nella storia il suo nome debba restare legato a questo episodio: quando fu assassinato Moro, chi era ministro degli interni? Francesco Cossiga. Ah lui! Figuriamoci! Meglio che faccia un poco di civetteria e protagonismo nei salotti televisivi. Non è capace di altro che di far scena. Non voglio scommettere cosa farà questa volta. Nell'un caso o nell'altro ormai non potrà più fare mai nulla che godersi gli ultimi scampi della sua invidiabile posizione.

Più papisti del papa

Credo che sarebbe divertente fare un censimento di tutti quegli intellettuali cattolici ovvero di sanfedisti e laici con la tonaca mentale, secondo un'efficace immagine di conio radicale, che in passato hanno scagliato tuoni e fulmini contro la semplice ipotesi di un ingresso della Turchia nell'Unione Europea. I chierichetti di Ragionpolitica non meritano poi neppure di venir inclusi nel censimento, per ragioni altrove illustrate. Abbiamo assistito in questi giorni ad una transazione fra il papa, che ora non cardinale Ratzinger ma papa Ratzinger, offre il suo appoggio per la domanda turca di adesione in cambio di un visto di ingresso in Turchia con tutti gli onori connessi allo status regale dell'ultimo sovrano assoluto d'Europa. Quanto poco c'entri la religione è cosa che può vedere chi appena sua "scafato", come si dice a Roma, cioè non sia uno sciocco disposto a credere a tutto quello che gli dicono. Conoscendo la doppiezza gesuitica si può anche immaginare che l'assenso papale resti ininfluente, e quindi il papa avrà ottenuto gratis il suo visto di ingresso. In ogni caso i governanti turchi non hanno perso nulla e soprattutto possono spiazzare tutti i sanfedisti o laici con la toga mentale che adesso non avranno più l'appoggio vaticano, essendo loro stati più papisti del papa stesso. Un bell'esempio di morale cattolica da registrare negli annali della storia.

RICERCA NEL WEB:

• 1. Cardinale Ratzinger: contrario all’ingresso della Turchia. Alcune affermazioni dell'allora Cardinale Ratzinger (oggi Papa Benedetto XVI)
Il Cardinale Joseph Ratzinger si è detto contrario all'ingresso della Turchia nell'Unione Europa. «Nella storia, la Turchia ha sempre rappresentato un continente diverso, in permanente contrasto con l'Europa», ha dichiarato il prefetto della Congregazione per la dottrina della fede in un'intervista al settimanale allegato a "Le Figaro". «Sarebbe un errore rendere uguali i due continenti, significherebbe una perdita di ricchezza, la scomparsa della cultura in favore dei benefici in campo economico». Il cardinale è tornato poi a stigmatizzare il fatto che nella Costituzione europea non si accenni alle radici cristiane del Vecchio Continente. «Dovremmo continuare a discuterne», ha detto, «perché credo che dietro all'opposizione» di alcuni paesi a inserire un riferimento «si nasconda un odio che l'Europa ha verso sé stessa e la sua grande storia». (da Avvenire, 13 agosto 2004).
• 2. Rocco Buttiglione: 10 buone ragioni per dire di no. DIECI buone ragioni perché la Turchia non entri in Europa. Sostiene Rocco Buttiglione che "dobbiamo chiederci che ne sarà del nostro Mezzorgiono, della politica agricola comunitaria". Che "bisogna riflettere sui costi". Insiste e invita a meditare: "Vogliamo che la Turchia sia un paese democratico, ma il ruolo dei militari in quel paese ancora non è chiaro. E per converso, noi non vogliamo che essa diventi una repubblica islamica: cosa che invece potrebbe accadere, fuori dalla tutela dei militari". E poi, i diritti umani: "Ci sono buone leggi, ma il livello di applicazione lascia a desiderare". 
Insomma, anche lei come i leghisti grida ai turchi alle porte di Bruxelles. Eppure si è solo deciso per l'apertura di negoziati che dureranno dieci anni... 
"Come lei sa in Europa sono molti ad essere contrari. Non c'è solo la Lega. Ci sono anche Chirac, Angela Merkel, Hans Poettering...Io credo che questo non sia un allargamento come gli altri. La storia stessa della Turchia ci impone di riflettere sull'identità della Turchia e su quella dell'Europa". 
E al centro di quella identità c'è l'Islam. E' un problema di religione? L'Unione è piena di cittadini musulmani... 
"E' uno degli elementi. Con la fede religiosa sono connesse questioni che attengono alla cultura e alla vita dei cittadini. Per un cattolico è importante che in un grande paese islamico vi sia libertà di religione, che vuol dire anche libertà di conversione e di missione. Poi ci sono questioni attinenti ai diritti, che ci spingono a chiederci qual è l'identità europea. Cos'è l'Unione, perché se essa deve rimanere un fatto essenzialmente economico, con alcune pretese politiche ancora non ben definite, è un conto. Se invece essa deve divenire una vera famiglia di nazioni, allora vanno risolte alcune questioni. A cominciare dai valori e dalla politica estera. Per esempio, negli Stati Uniti c'è chi vuole l'allargamento alla Turchia puntando a un'Europa più sconnessa. Più debole"…
• 3. Marcello Pera: La Turchia sconvolgerebbe la nostra identità. Pera: nemico acerrimo di un'Europa unita, laica e multiculturale La redazione di Europace riporta integralmente l'intervista a Marcello Pera realizzata da Marco Nese del Corriere della Sera. Il Presidente del Senato è, da considerarsi, un acerrimo nemico di un'Europa unita, laica, multiculturale e aperta al resto del mondo. Pera afferma di voler essere il portabandiera dell'identità giudaico cristiana e di farne la bandiera dell'Europa. Un'Europa che dovrebbe lasciare fuori dai propri confini la Turchia e far diventare la religione un elemento dell'identità europea in barba alla laicità dello stato e alla libertà di culto. Un messaggio estremamente pericoloso e destabilizzante per un'Europa che tenta, faticosamente, di costruire un'alternativa democratica sovranazionale che possa arginare l'unilateralismo americano, di aprire le proprie porte agli immigrati e di stabilire un dialogo interculturale con il mondo africano e mediorientale. Fonte: Corriere della Sera - 27 dicembre 2005 - Pera: farò campagna elettorale sui valori "Voglio essere il portabandiera dell'identità giudaico-cristiana dell'Occidente"...

(la collezione continua)

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lunedì, novembre 27, 2006

Da che parte? Con Israele o con gli Arabi?

Era proprio lei. Fiamma Nirestein. Aspettavo di sentirne il nome da parte di Bordin di Radio Radicale che si avvale di periodiche interviste di informazione sulla situazione in Medio Oriente. Non pare dubbia l'orientamente filoisraeliano è della Nirestein e di Radio Radicale. Certamente io non dispongo di informazione accurate e dirette sull'evoluzione della situazione politico-militare in Palestina, Libano, Iran, ecc. Ma in questi casi credo vi sia più bisogno di concetti generali che non di cronache giornaliere, assai difficili da districare. Vorrei tentare di stabilire il punto di vista del puro diritto secondo quei criteri di giustizia che ci vengono abitualmente inculcati salvo poi a disattenderli sistematicamente.

Cosa è Israele? Intendo Israele oggi, non ai tempi dei Cananei del Vecchio Testamento. L'Israele all'indomani della seconda guerra mondiale. Lo Stato d'Israele – salvo mio errore in documentazione – viene creato ex nihilo in territorio abitati da tempo immemore da popolazione arabe. Dico intenzionalmente "arabo" per non dire Islam e conferire veste religiosa-confessionale ad un conflitto che per me è essenzialmente politico. Il concetto del politico può rivestire i panni più disparati, ma resta (...)...

(segue)

Il non gradito viaggio del papa in Turchia

L’articolo di don Baget Bozzo, già apparso su “Il Giornale”, è fra le poche cose interessanti che si riescono a leggere in Ragionpolitica.it. Ebbene, il viaggio del papa in Turchia merita certamente qualche riflessione. Mi astengo dal calcare la mia consueta insofferenza per lo sconfinamento del religioso nel pubblico. Se il viaggio avesse un significato solo religioso dovrebbe interessare gli uomini pii e le comunità religiose, ma non essere posto nel palinsesto del dibattito politico, come invece accade.

Devo ammettere che non capisco cosa spinga il papa romano ad andare in un luogo dove non è visibilmente gradito e dove non gli renderanno gli onori ai quali è abituato. Dall’articolo di don Baget Bozzo, che certamente di queste cose si intende anche per essere egli un sacerdote, trovo uno strano argomento. La buona riuscita del viaggio del papa è collegata al buon esito delle trattative per l’ingresso della Turchia nell’Unione Europea. Non conosco meglio le ragioni per le quali sia il presidente turco sia il ministro degli esteri turco siano assenti durante la visita del papa, cioè se sia un gesto intenzionalmente polemico o sia stato chiesto dalla autorità religiose islamiche, ma in sé io trovo altamente positivo che un capo di stato non debba avere relazioni di sorta con esponenti religiosi. Se il viaggio del papa in Turchia ha il senso di un pellegrinaggio religioso (e quale altro se no?), compito dello Stato turco è quello di garantire la sua incolumità. Se invece il papa vuole andare in Turchia in quanto Capo di Stato pure lui, allora la questione assume connotati diversi.

La Turchia non è un paese africano o sudamericano che possa essere reso facilmente permeabile alla evangelizzazione cattolica. La diffusione del cattolicesimo in Africa e in America, ma anche altrove, è avvenuta insieme con la colonizzazione. E’ un dato storico inconfutabile. Che le autorità turche non siano disposte a dare il consueto aiutino di Stato per la propagazione della fede cattolica mi sembra del tutto comprensibile e per nulla deplorevole. A prima vista sembra una lezione di laicità data a quell’Europa che pretende di essere maestra di civiltà al mondo intero e che ha troppo spesso propagato la parola di dio con l’impiego dei mezzi coercitivi dello stato e del potere politico.

Se Costantinopoli oggi non è più cristiana-ortodossa e Santa Sofia è diventata una moschea ed è inibita al culto cristiano, può essere questa l’occasione per un'analisi storica di eventi politici lontani quando interessi economici e forse rivalità religiose lasciarono cadere in mani turche i residui dell’Impero bizantino. La vita degli uomini si consuma nel giro di una sola generazione e la memoria di ogni individuo non supera la durata della sua vita, ma i fenomeni storici possono avere una durata e un’efficacia di parecchi secoli se non di millenni. I cattolici insistono tanto per avere l’inserzione delle “radici cristiane” in testi normativi che possono riguardare anche cittadini e comunità che cristiane non sono o non vogliono essere.

Il non gradimento della visita papale in Turchia è una buona occasione per una rivisitazione critica di ciò che sono state le “radici cristiane”, di come si sono formate al tempo di Costantino e Teodosio, quando la religione cristiana diventa religione di stato e la vecchia religione detta pagana viene proibita e bandita con la violenza. Lo sviluppo del cattolicesimo si accompagna sempre all’esercizio del potere politico che impone il culto cattolico. Si potrebbe perfino dire che il cattolicesimo non potrebbe esistere senza un connubio con il potere statale, dove però lo Stato è al servizio dell’ideologia religiosa. Se esiste una spontaneità religiosa questa si manifesta nella forma dell’eresia, che viene ferocemente perseguita. Anche nel discorso di Ratisbona papa Benedetto ha fatto uso infelice di una citazione che attribuiva a Maometto l’uso della spada per la diffusione dell’Islam. Se è vero, non lo è meno per il cristianesimo stesso. Insomma, il viaggio del papa in Turchia mi sembra un grande stimolo alla riflessione, ma non nel senso proposto da don Baget, e cioè che sarebbe un buon affare se i Turchi si decidessero ad accogliere bene il “nostro” papa.

Post Scriptum - Questa mattina mi giunge una bella notizia che conferma l'alto significato morale della politica pontificia e della religione in generale, soprattutto quando è amministrata da un clero. Ebbene, in passato sento dire che il cardinale Ratzinger era fermissimamente contrario all'ingresso della Turchia in Europa. Adesso pare che il ministero degli Esteri turco si sia deciso ad incontrare il papa con gli onori che gli competono. Al tempo stesso il Vaticano, prima contrario, fa ora sapere di non essere più contrario all'ingresso della Turchia in Europa. Insomma tutto si aggiusta e la religione, motivo apparente (il pellegrinaggio che dovrebbe portare i suoi "frutti" diventa il luogo del baratto morale quando entra in campo la roba. E questa sarebbe la scuola di morale, la morale cattolica, che possiamo aspettarci dai preti. Gesuitismo e doppiezza morale sono sempre state una componente del cattolicesimo, che ha particolarmente guastato la consistenza morale del popolo italiano. Ragion per cui proprio per una morale ed etica pulita e per una religione pulita che sia soltanto religione e non altro occorre portare avanti la battaglia laica, ad incominciare dall'interno di Forza Italia, per tenere separati e distinti politica e religione. L'ingresso o non ingresso della Turchia in Europa non è cosa che riguardi il Papa o il Vaticano, ma gli stati che fanno già parte dell'Unione, i quale devono decidere se ammettere nel loro seno un nuovo membro. Con l'intromissione vaticana l'Unione dimostra di essere moralmente e politicamente marcia.

domenica, novembre 26, 2006

Cronaca di una giornata radiofonica: Fini, D'Alema, Dell'Utri, Pivetti, Berlusconi che cade. Bondi.

Parlano, Fini e D'Alema, o meglio ciarlano sulla guerra in Iraq in occasione della solita presentazione del solito libro. Se è stato bene farla, gli errori di Bush, cosa è la guerra, non siamo in guerra, cosa è la guerra: "quella fra Stati ed eserciti!", spiega D'Alema. Noi non siamo in guerra, siamo in missione di pace, ecc. No allo scontro di civiltà, cosa ha alimentato il terrorismo, e simili. La sicurezza di Israele. E così via. Sono stanco dei nostri politici, siano essi di destra o di sinistra. L'apparente contrapposizione degli uni agli altri è soltanto uno specchietto per nascondere una sostanziale omologazione e comunanza di ceto. La vicenda del finanziamento pubblico dei partiti abolito dal 90 per cento dei cittadini e ripristinato dal 98 per cento dei partiti è un esempio da manuale. Mi vado sempre più convicendo di un dato che concorda con il buon senso di ognuno che segua appena un poco gli sviluppi della guerra in Medio Oriente. La realtà è quella di un disegno imperiale americano che dopo aver digerito l'Europa nel 1945 punta adesso al medio Oriente e alle sue risorse. Israele è il primo tassello di una politica imperiale. Traccio qui enunciazioni schematiche, ma ho già trattato altrove il temo e non mi stancherò di farlo ancora con tutti gli approfondimenti di cui sarò capace, se me ne darete il tempo ed avrete tempo ed interesse a leggere i miei articoli. Al momento mi limito qui ad esprimere tutta la mia insofferenza verso il ceto politico italiano nel suo insieme e come aggregazione corporativa. Adesso seguo e commento in diretta l'ultima giornata conclusiva di Montecatini. Siamo alle insulsaggini iniziali.

…Ecco, era proprio la voce di Irene Pivetti, la bella donna che fu già della Lega Nord e adesso in prevalenza fa la conduttrice televisiva, ch'io sappia. Per l'occasione è stata portata al tavolo della presidenza. Non sapevo che facesse parte di Forza Italia e se non ne fa parte non vedo cosa stia a fare ad un convegno organizzativo di Forza Italia. Ha detto che i giovani pagano di tasca loro il soggiorno a Montecatini. Non vorrei scoprire che sono gli stessi giovani che vanno a Rimini. Se così fosse, la clericalizzazione di Forza Italia avrebbe raggiunto il suo capolinea. Ecco la voce di Dell'Utri... sta parlando di libri in giro! Eccola la cultura! Sono stati distribuiti circa 25.000 libri. Libri molto belli. Siamo diventati colti. Magari fra questi libri c'è anche quello di Stracquadanio o qualcosa di simile. Libri a basso prezzo che hanno lo scopo di contrastare la sinistra! Che cultura! Una cultura messa al soldo di una parte contro l'altra. E che cosa ci si poteva aspettare da un Dell'Utri, uomo di cultura?

La maestrina Irene sta dicendo ai ragazzi cosa devono fare. Intanto il duetto Irene-Marcello si scambiano delle affettuosità, come si suole fare nei salotti televisivi, grande modello della nuova cultura emergente. Salta fuori Taormina, avvocato che si fa strapagare e che arrotonda con la politica. Dell'Utri: se ci sono contrasti, vanno chiariti subito per poi andare avanti. Il mio non è ora un contrasto, ma una impressione che ricevo e descrivo. La politica deve ancora venire. La politica non è per me un pranzo di gala o uno spettacolo televisivo della Pivetti. Opportunemente radio radicale interrompe le effusioni tra Marcello ed Irene per tornare alla trasmissione sulla guerra in Iraq in attesa del discorso di Berlusconi che verrà trasmesso in diretta. Ringrazio Radio Radicale per avermi risparmiato la Pivetti, che ammiro molto come donna ma che ignoro come politico. In genere so tenere distinto il sacro dal profano.

Eccolo! E' arrivato Silvio. Parla anche lui di Libertà. Parla lo statista e l'uomo di governo. Chiaramente Montecatini è una tribuna per i soliti discorsi. Niente però sulla specificità del fatto organizzativo. Probabilmente lo discuterà di sera a cena con Dell'Utri nella sua casa di Palazzo Grazioli, in via del Plebiscito, accanto a quello che fu il palazzo del Duce. Caro Berlusconi, guarda che mi sei simpatico, ma ciò non significa che mi astengo dal criticarti, se ritengo di doverlo fare. Eccolo! Di nuovo insiste sul diritto alla libertà. E va bene! Ma usciamo fuori dal generico e lasciamo perdere gli slogans. Adesso ci interessa il fatto organizzativo discendente dall'art. 49 della costituzione che non era toccato neppure dal progetto fallito di riforma. Caro Silvio, stai facendo il comizio. Ed ormai bisogna andare oltre i comizi. Mi chiedo che testa abbiano i ragazzi di Montecatini. Saranno come i miei studenti? Io insegno loro a criticarmi, non a darmi ragione. Se mi sanno ben criticare, li ringrazio perché mi hanno aiutato a crescere.

Il primo ricordo che ho di Silvio risale all'epoca di Craxi, che abitava al Raphael, un albergo dietro piazza Navona. Craxi era stato oggetto di una contestazione fatta di lancio di monetine. Intervistarono poi Berlusconi. Non ricordo cosa disse, ma è il mio primo ricordo di lui. Sta ora parlando della rivoluzione liberale che avrebbe segnato gli anni del suo governo. Per la verità la parola "rivoluzione" mi sembra grossa. Mi pare che abbia avuto grandi occasioni, ma abbia fatto il minimo di quello che poteva fare. Sta ora insistendo sulla parola libertà mettendo accanto la parola Dio evidentemente per ingraziarsi i ciellini, ai cui convegni va ospite. Naturalmente non sono un nemico della libertà. ma so che spesso chi parla di libertà lo fa per inculcarla. E quindi diffido di ogni discorso retorico sulla libertà, anche se ha farlo il discorso è Silvio il Grande. Silvio, ascoltami! Incominciamo a costruirla in casa nostra la libertà. Costruiamola al nostro interno nell'organizzazione del partito e della partecipazione democratica degli iscritti. Devi smetterla, tu e tutti gli altri, di radunare gente per ottenerne l'applauso.
…Importante, anche se ora non c'entra! Insiste sul broglio avvenuto nell'ultima elezione e quindi non riconosce legittimità al governo in carica. E' un punto critico che se fossimo nel Congo avrebbe già innescata una guerra civile.

Ecco Ecco! Il 94. Il fatto organizzativo: laici e cattolici. Nel 94. Adesso mi sembra che in FI ci siano solo cattolici o "laici con la tonaca mentale". Dove stanno i veri laici e liberali? Silvio, ho paura che tu te li sia persi per strada, dando troppo retta ai Casini e Buttiglione per riceverne in ultimo il calcio dell'asino. Forse te lo sei meritato. Tra i Giovani c'è la Brambilla, presidente dei Giovani Commercianti. Questa categoria del Giovane credo a questo punto possa attribuirsi anche all'ottantenne, che è appunto un diversamente giovane.

Parla di organizzazione. Programmi per abituare la gente a stare insieme. Direi: ricreazione con aggiunta politica ed elettorale. Presidi per contrastare nelle sezioni elettorali i brogli elettorali nei quali la Sinistra è esperta. Risposta indiretta a Deaglio, il cui intento finisce per essere chiaro. E' stato Berlusconi a richiedere il riconteggio delle schede reali, non il conteggio elettronico. I Circoli negli 8.000 comuni italiani. Dunque, defenestrazione di Possa e nomina di Dell'Utri a capo dei Circoli? E proprio Dell'Utri? Non potevi scegliere qualcun altro? Non seguo le cronache giudiziarie. Ma anche ammesso che Dell'Utri sia uscito assolto e immacolato da ogni accusa non sarebbe meglio per prudenza un altro...

Santo Iddio! Berlusconi è caduto dal palco!!! Un segno del cielo? Si è pure interrotta la comunicazione di Radio radicale. Non giunge il segnale. Berlusconi è stato allontanato. Parla Dell'Utri che dice che adesso ritorna... Aspettiamo che ritorni. Parla la Pivetti: il presidente si sta riprendendo dal malore. La Pivetti! Altro segno del cielo. Sant'Irene che passa la parola a San Marcello. I medici sconsigliano a Silvio di tornare sul palco. La manifestazione si avvia alla conclusione. Un infarto? Peggio non poteva finire una manifestazione che mi è parsa infausta fin dal suo esordio. Scene di pianto! Il "vecchietto" ha i suoi acciacchi. Le sue ultime parole: tutte le forze del centro-destra devono unirsi in un solo partito. Ben detto, ma spero senza pateracchi.

Adesso Radio Radicale trasmette una conferenza stampa tenuta da Bondi. E' con lui Cicchitto e ahimé si aggiungerà Tajani, che è per me quel Big Padrone sopra citato, da me votato con grande pentimento. Bondi annuncia quei problemi, la cui seria trattazione ho atteso invano da Marcello Dell'Utri, che del resto non si trova lui ad essere il Coordinatore Nazionale. Ascolto con attenzione e riporto a caldo. Mancanza di cultura politica dei partiti. Verissimo! Ma non sarà Dell'Utri a supplirvi. Tutti problemi seri sul tappeto. Era ora. Irriducibilità delle distinte tradizioni politiche nel paese. E' necessario riconoscerla nelle nuove aggregazioni. E dunque sbaglia Dell'Utri che vuol fare prevalere la componente cattolica su quella laica. La "sodomizzazione" dei laici da parte dei cattolici all'interno di Forza Italia: linguaggio figurato. Non sono disposto a lasciarmi sodomizzare! Bondi a onor del vero sta dicendo cose giudiziose e ben meditate. Mi sta facendo dimenticare Marcello, che invece mi ha molto depresso. Non conosco la sua biografia, ma a prima vista sono più le prevenzioni che non le simpatie.

Dice Bondi: confronto politico con i partiti. Ma i semplici iscritti ed i cittadini nuovi che vogliono impegnarsi in politica? Devono mettersi dietro qualche Big? Magari dietro a Tajiani che occupa saldamente la piazza e le poltrone? Noi rappresentaiamo gli elettori di centro "moderati", "laici" e "cattolici". Ahimè! Genericità ed ambiguità dei termini. Laici e cattolici sono dei sostantivi, ma moderato è un parte del discorso aggettivale. Siamo moderati nella velocità con cui guidiamo la nostra automobile. Politicamente "moderato" può non significare nulla. Se qualcuno mi dice che io sono un moderato, gli chiedo di spiegarmi cosa vuol dire moderato. Parla di "iscritti" di uno stesso partito. Gli iscritti dovrebbero essere solidali fra di loro. Ma quando come iscritti mi impediscono di esprimermi (Ragionpolitica.it) o mi sfottono dopo essersi presi il mio voto? Dove sta la solidarietà e il rispetto? Da marzo iniziano i congressi comunali. L'elenco dei nuovi responsabili di Forza Italia. Verrà dato oggi. Bondi chiede rispetto ai giornalisti, concedendo loro il diritto di critica. E questo diritto di critica interna è concesso agli iscritti? Vedremo cosa la montagna partorirà. Per adesso Dell'Utri non mi fa ben sperare. Inizio marzo 2007: comunali e provinciali con delegati al congresso nazionale, di cui non è stata ancora fissata la data.

Aggiornamento sulla salute di Berlusconi. Si è alzato ed è salito sulla sua macchina. Se ne andato. Stato influenzale. Una influenza che fa svenire. Niente di grave, pare. L'ambulanza se ne è andata senza di lui.

(Testo non definitivo. Molto il lavoro da fare. Prego chi legge di tener conto dello stato di bozza del testo e soprattutto della mia sopraggiunta stanchezza. Riprenderò l'elaborazione sostanziale e formale, appena possibile, ma non fra due secoli).

sabato, novembre 25, 2006

Radici cristiane condite alla Dell'Utri: incostituzionali e indigeste!

Resto ancora in fase di osservazione dello sviluppo dell'iniziativa di Marcello Dell'Utri che sta dando vita ad un movimento di Circoli che dovrebbe soppiantare forse il vecchio sistema dei Clubs. Come presidente di un Club da me fondato ho redatto io stesso uno Statuto specifico del Club, non in contrasto con lo statuto del partito e soprattutto rispettoso della Costituzione della Repubblica. Lo Statuto del mio Club è stato discusso ed approvato in ogni suo articolo dagli iscritti al Club. Modifiche statutarie sono sempre possibili ma previa disamina e approfondita discussione. In Roma ho assistito alla costituzione di uno dei mille circoli che devono essere costituiti entro una certa data. Una produzione industriale, direi, che si avvale di una prima fascia di militanza o di nuclei di simpatizzanti. Non so fino a che punto riusciranno ad attirare ed egemonizzare nuovi strati di cittadinanza. Già incomincio ad avere qualche perplessità, ma è ancora presto per pronunciare un giudizio. Qualche anticipazionemi è però possibile farla. E mi dispiace se Marcello Dell'Utri o altri se ne avranno a male. Devo innanzitutto rispondere alla mia coscienza ed alla mia propria identità, non a quella che pensa di potermi affibbiare Gianfranco Fini.

A proposito di radici cristiane ne avevo già sentito nello statuto del Circolo Giovani Monteverde di Roma. Non è stato discusso nei suoi articoli: è stato soltanto letto e dubito che i sottoscrittori siano pienamente consapevoli di cosa hanno firmato. Pensai che le radici cristiani fossero solo una specificità del Circolo Giovani di Monteverde, che mi avevano invitato e ai quali in separata sede mi riservavo poi di fare le mie osservazioni critiche, spiegando l'inopportunità della menzione perché essa avrebbe escluso quelle fasce di popolazione che non sono di religione cristiana-cattolica o che semplicemente non professano nessuna religione. Includere la menzione delle "radici cristiana" in un'associazione che ha finalità non religiose, ma eminentemente politiche ex art. 49 della costituzione o come si pretende addirittura finalità culturali, avrebbe potuto significare una conversione forzata alla religione cristiana di soggetti il cui interesse preminente è la finalità politica, non quella religiosa. Non credo di dovermi spiegare oltre. Tutti gli accenni alla cultura che ho sentite mi sono parse quanto mai anticulturali nell'assurda pretesa di piegare la cultura (forse quella della Professoressa di Genova) a finalità di parte, beninteso lecitamente di parte essendo i partiti le istituzioni costizionalmente previste per elaborare in modo pluralistico proposte politiche che consentano di maturare una politica nazionale il più possibile condivisa ed aggregante. Mi è parso piuttosto rozzo il modo in cui stato posto il problema del delicato e difficile rapporto fra politica e cultura. Evidentemente i politici di lungo corso hanno un così basso concetto della cultura che pensano si tratti di invitare a tavola tanti poveri sciancati che con gli stipendi che passa il ministero della pubblica istruzione a stento combinano il pranzo con la cena. Ricordo vagamente che in qualche altra circostanza di partito si era detto (forse da Bondi) che Forza Italia respingeva come illiberale la teoria gramsciana dell'intellettuale organico. Quella di Dell'Utri mi sembra una tardiva e cattiva riedizione. Mi chiedo come la prenderebbe se fosse proprio la Cultura ha condannare la sua concezione della cultura.

Sentendo questa mattina dalla voce di Marcello Dell'Utri lo stesso canovaccio già sentito in Roma, inclusa la lettura della Professoressa di Genova che dunque non era una citazione occasionale ma il pezzo forte della Dottrina Dell'Utri, mi accorgo che le "radici cristiane" vengono ad essere inserire subdolamente e surrettiziamente nel nuovo statuto di Forza Italia. Marcello Dell'Utri intende ripetere mille volte lo spettacolo da me già visto a Roma nella sala della Casa per Ferie dei Padri Trinitari, luogo quanto mai appropriato per rinfrescarsi gli articoli della fede cristiana. Non ho ben capito se lo Statuto dei Circoli sia lo stesso per tutti i Circoli che si verranno a creare. Storace è andato fiero per essere riuscite a inserirle nello statuto della Regione Lazio, preparando i presupposti per moderne guerre di religione, che si sperava di aver lasciato ai secoli passati. Con diritto sancito dalla costituzione mi sono iscritto ad un partito ex art. 49 citato. Orbene in tutto il testo della costituzione, se ben ricordo, la principale menzione diretta al cattolicesimo è quello che richiama i patti lateranesi stipulati dall'Uomo della Provvidenza, successivamente riviste dall'Esule tunisino. A mio avviso, da tutto l'impianto della costituzione non risulta un obbligo alla religione cristiana, ma invece un regime di piena libertà di coscienza e di pensiero.

La menzione delle radici in un testo normativo non significa nulla per chi cristiano lo è già, ma risulta oggettivamente un'imposizione a chi cristiano o cattolico non è o anche a chi essendolo può avere tutto l'interesse a non vedersi trasformata una scelta di fede in un obbligo giuridico. Prevedo le contrarie obiezione volte a minimizzare e neutralizzare le preoccupazioni e opinioni, ma resto del fermo avviso che la norma dell'utriana mentre è estranea ad ogni vera sensibilità religiosa è però decisamente anticostituzionale. E non mi riferisco alla costituzione di carta, ma alla costituzione sostanziale e vive. Il patto costi-tuzionale è esattamente ciò che unisce i cittadini, tutti i cittadini dellao stato, dando il più possibili in diritti a tutto senza togliere nulla a nessuno. Orbene ad un cattolico o cristiano (concetti distinti) niente e nessuno impedisce di dichiararsi ed esser tale, ma è inammissibile che una simile qualificazione debba esserte imposta ad ognuno con la semplice menzione in uno statuto sottoposto alla sua firma per l'accettazione. Se posso una volta tanto usare una volgarità che mi pare però di grande efficacia espressiva e concettuale è come se zitti zitti si volessero spiritualmente sodomizzare tutti i giovani d'Italia che incautamente sottoscrivano gli Statuti dei nuovi Circoli di Forza Italia. Se non dichiaro in questa sede la mia appartenza o non appartenza religiosa, mi dichiaro però antipedofilo e non-sodomita. Pertanto mi batterò contro la menzione delle radici cristiane in testi impropri a contenuto non religioso o confessionale.

1. Grande affluenza di Giovani a Montecatini. Dell’Utri parla di spazi di libertà che l’iniziativa da lui patrocinata dovrebbe garantire. E me lo auguro! Incominciando proprio dall’interno di Forza Italia, che organizza raduni quando tornano utili a questo o a quell’altro Big, ma che è totalmente sorda quando le spinte alla riunione vengono dalla base, ammesso che esista una base capace di agire e farsi sentire. Per fare qualche esempio concreto, mi viene ancora il mal di pancia quando ricevetti a firma De Lillo un invito con busta intestata del Gruppo consiliare di FI della Regione Lazio per partecipare ad un convegno all’Hotel Parco dei Principi dal titolo eloquente: “Non andate a votare”. Ed era presente un altro Big Padrone la cui semplice vista mi fa stare male. Costui cercava di infinocchiare dicendo che era vero che la Direttiva Nazionale di Forza Italia era per la libertà di coscienza, ma che quella era una manifestazione del Gruppo Consiliare della Regione Lazio di Forza Italia facente capo a Stefano De Lillo e legata ad ambienti clericali. Infatti aveva organizzato il giorno prima un’analoga manifestazione al Regina Apostolorum, usando in parte gli stessi relatore. Insomma fu un golpe cattolico per conculcare tutto l’elettorato di Forza Italia ed i suoi iscritti che non sono tutti clericali, almeno fintantoché resisteno le ultime trincee laiche e liberali. Insomma, tutte le manifestazioni di Forza Italia alle quali ho finora partecipato avvalendomi del mio diritto di tesserato sono nel segno dell’ambiguità e di un abuso di parole come “libertà” e “liberale” che sono smentite e contradette dai fatti concreti e da una prassi costante. Dell’Utri dice che “non vuole creare un nuovo schieramente politico”. Spesso si fa proprio quel che si dice di non voler fare. Ma se lo fa, io già dico che a quel movimento non mi scrivo, avendo già visto i primi connotati. Temo che allo sbocco della strada imboccata ci sarà un nuovo partito sanfedista, anacronisco ed illiberale, malgrado sul termine “liberale” si sia posto un cappello in assenza di legittimi proprietari che ne reclamini il logo ed il suo uso.

2. Berlusconi che cade dal palcoi. Se la memoria non mi inganna nel più volte citato incontro all'Hotel Parco dei Principi, quando giurai inimicizia ad alcuni eletti di Forza Italia, avendo essi carpito il mio voto e totalmente disatteso i miei intendimenti, fu un tal *** a porre al pubblico presente uno strano quesito: «Siamo o non siamo cattolici?». Ci fu uno che rispose: «Lo sono, ma con qualche dubbio». Io invece gridai forte: «Sono un pagano greco-romano!» E da allora ci guardiamo in cagnesco, pagani e cattolici. L'esordio scherzoso, ma vero, mi serve per dire che stando ad una religiosità quale poteva essere quella degli antichi romani (precristiani o che nulla sapevano di Cristo) sono portato ad attribuire un significato infausto o almeno il senso di un avvertimento premonitore alla caduta di Berlusconi. Nel commento sopra riportato e raccolto dall'Unità Marcello Dell'Utri ironizza con lo stile che gli è proprio sul fatto che Berlusconi si sia sentito male proprio quando parlava di libertà. Lui forse pensa all'emozione suscitata dalla parola libertà. Io invece penso a ben altro. Ma non voglio dirlo. Eccetto che Berlusconi per il futuro dovrebbe guardarsi proprio da Marcello Dell'Utri, che secondo me gli porta sfortuna. Il discorso sulla libertà mi è parso povero di contenuti e ricco di retorica. Intanto, dobbiame vedere come si intende la libertà in casa propria. Il partito, se non la coalizione detta Casa delle Libertà, dovrebbe ristrutturarsi. Credo che sia necessario farlo nella misura in cui anche dall'altra parte puntano alla creazione del partito democratico per uscire fuori dalla molteplicità di partitini, il cui unico scopo è il ricatto. I grandi partiti non possono farsi ricattare e condizionare dai piccoli. Tutto sta a vedere se al termine di questo processo sarà aumentata la possibilità dei cittadini che lo vogliano di poter influire nella formazione della politica di un partito (quello a cui ci si iscrive) e poi alla politica nazionale. Io ormai sono portato al pessimismo. Considerando che normalmente quando un deputato riesce a farsi eleggere e a conseguire i privilegi di status diventa irrimediabilmente altro dall'elettore e si abitua all'idea di un esercizio personale dei poteri che gli vengono conferiti. Insomma, credo che la riorganizzazione in atto (Dell'Utri) punti alla creazione di comitati elettorali che sono costituiti per l'eslcusivo interesse di chi deve candidarsi ed essere eletto. Il partito è un'altra cosa. Dovrebbe servire innnanzitutto ai cittadini che intendano organizzarsi razionalmente ed efficacemente per interessarsi di politici e per monitorare costantemente l'attività dei rappresentanti eletti. Questa funzione manca ed i deputati e senatori non hanno nessun desiderio di essere controllati e giudicati dagli elettori. Berlusconi parla di libertà senza scendere nel concreto di questi problemi all'alla base di ogni esercizio concreto della libertà politica. La sua caduta dal palco, per un pagano che presta attenzione perfino al volo degli uccelli, potrebbe essere un segno del cielo.

L'ultima sui brogli elettorali: «benedetta quella truffa!»

Vorrei esprimere una mia posizione sull'ultima notizia che sta riscaldando il clima politico, la questione dei brogli veri o presunti in un libro inchiesta di Deaglio. Ho ascoltato poco fa, mentre sonnecchiavo, il sonoro del DVD. Pare di capire che l'autore dell DVD addossi allo stesso Berlusconi la responsabilità di un broglio che non sarebbe però riuscito e si sarebbe quindi ritorto contro lo stesso Berlusconi. Mi pare una tesi assai contorta. Ma non è di questo che voglio parlare. Rinvio più sotto alla mia consueta rassegna stampa l'analisi critica ed il commento della tesi di Deaglio. Approfitto invece del clamore suscitato dalla notizia per esporre nuovamente un mio punto di vista, del quale sono pienamente convinto. Avendo poco tempo a disposizione cerco di procedere con ordine, chiarezza e brevità.

In non so più quale anno e giorno mi capitò di vedere nella televisione di stato, credo proprio Rai3, un programma educativo per le scuole, forse RaiEducational o qualcosa di simile. La trasmissione educativa per le scuole riguardava il referendum istituzionale per decidere sulla monarchia o la repubblica. Si parlò e si parla di brogli già in quell'occasione. Chi mi legge faccia bene attenzione a quanto sto per dire. Io non so se brogli vi siano effettivamente stati oppure no. Probabilmente nessuno lo sa e vige comunque il principio che le elezioni fossero valide. L'Italia è una repubblica e non più una monarchia. Il fatto sana il diritto qualunque esso fosse. Non è questo il punto. Quale dunque? Le trasmissioni educative di quella serie televisiva prevedono una serie di interviste ad esperti sull'argomento. Anche io una volta sono stato intervistato per una trasmissione su Carl Schmitt. Cosa disse quell'esperto a proposito della validità di quel referendum. Disse quanto segue: «Se truffa vi è stata, benedetta quella truffa!». Intendeva dire: in questo modo ci siamo liberati della monarchia, che a suo avviso era un male in sé. La cosa mi scandalizzò molto e resta ancora impresso indelebilmente nella mia memoria. Non ricordo il nome dell'esperto e non importa ricordarlo perché lo considera una sorta di eroe eponimo di una diffusa intellettualità, direi il tipo medio dell'intellettuale di sinistra.

Su quel giudizio io posso concludere che la nostra Repubblica nasce non tanto dalla Resistenza quanto dalla Truffa. Ripeto per i miei detrattori e diffamatori sempre in agguato: a me non interessa ciò che non posso sapere, se ciò la Truffa vi sia effettivamente stata. E' sufficiente l'eticità ed il senso democratico dell'Eroe eponimo ed anomimo sopra citato. Se fosse dipeso da lui, egli avrebbe fatto non solo quella Truffa ma tutte quante altre si sarebbero rese necessarie per la realizzazione della sua Idea etica e democratica. Non mi stupisce quindi che alle ultime elezioni politiche e a tante altre siano state possibili delle truffe e dei brogli. Non sono un esperto in materia, ma mi è capitato in importanti elezioni universitarie di assistere a cose simili che come commissario ho prontamente denunciato a chi di competenza e senza che conseguenze vi siano state.

Vengo per concludere al punto forte del mio discorso. Il broglio non deve essere visto nel mero procedimento del conteggio dei voti. La truffa è nell'intero sistema che si gabella come democrazia. Qualche nota di dottrina è necessaria perché i signori detrattori non pensino che siano tutte mie fantasticherie. La definizione che Carl Schmitt dà della costituzione è data dalla formula della decisione costituzionale: una costituzione è la decisione fondamentale che un popolo prende sulla forma e la specie della sua esistenza politica. Quanto poi a stabilire come e quando ed in quale forma questa decisione si manifesta è cosa che ci porta alla teologia politica. Quello che pare certo di poter dire che almeno secondo questo orientamento dottrinale una decisione democratica, una decisione politica, ha il carattere della pubblicità e della coralità. L'esempio letterario è la levata di scudi del popolo in armi che si esprime appunto battendo sullo scudo. Invece noi assistiamo abitualmente ad un popolo che viene scompaginato nelle sue componenti individuali e viene condotto in recinti chiusi (le gabine elettorali) dove in tutta segretezza il cittadino manifesta il suo voto, che deve poi essere contato e sommato ad altri. E qui siamo al punto da cui eravamo partiti: la possibilità del broglio al momento del conteggio. Ma altri ed innumerevoli momenti di broglio si possono trovare nella legge elettorale, nella formazione del consenso elettorale, nella pratica impossibilità dell'elettore di controllare l'eletto per tutta la durata del suo mandato, nell'impossibilità di sapere cosa l'eletto fa, ecc. ecc. Se democrazia significa nella sua accezione più banale governo del popolo, sfido io chiunque a dimostrarmi che in in questo paese (ed in altri simili a questo) sia il popolo a governare effettivamente e non una ristretta oligarchia che con l'uso sistematico della frode elettorale e non fa di tutto per preservare il suo potere in spregio a qualsiasi idea di bene ed interesse pubblico.

Qui mi fermo, anche se potrei passare ad altre associazioni di idee. Il lettore fedele che ne abbia interesse potrà trovarle formulate e sviluppate in altri articoli. Per adesso vado ad una rassegna stampa che raccoglierò con il tempo nello spazio sottostante:

RASSEGNA STAMPA (in costruzione):

1. Brogli elettorali all’incontrario: questa la tesi di Deaglio. Nel Link oltre al testo si può ascoltare il video dell’intervista all’autore. Era stato Berlusconi all’indomani delle elezioni a parlare di brogli ai suoi danni. Adesso l’autore del testo sostiene che non vi sono stati brogli riusciti, ma un tentativo fallito di broglio fatto proprio da Berlusconi. Nel sonoro del DVD ho ascoltato (mentre sonnecchiavo) che Pisanu ministro degli intervi doveva essere complice, ma poi in ultimo vedendo Berlusconi perdente ha deciso di buttarlo a mare. La tesi mi sembra francamente incredibile e assurda. Non vedo tesi a sostegno. Deaglio dice: mancano le schede bianche. E allora? Nel mio precedente blog io ho avuto timore, forse eccessivo timore, nel riportare una foto del papa, che qualcuno avrebbe potuto ritenere oltraggiosa. Non volendo fondare le mie critiche sull’oltraggio a chicchessia ho aggirato l’ostacolo con un Link, troppo divertente per non essere segnalato. Insomma, se io per così poco sono stato timoroso e mi sono ispirato a prudenza, perché mai gli autori del libro si sono tanto esposti senza un solido fondamento probatorio? Probabilmente, saranno già stati valutati rischi e benefici dell’operazione, per la quale nutro tutti i miei dubbi.

Un requiem per Maurizio Crozza

Ho appreso ier sera del bavaglio messo a Maurizio Crozza. Il comico con un ultimo servizio muto, mentre raffigura per l'ultima volta il papa affacciato dalla solita finestra, comunica con un cartello che le trasmissioni sono interrotte e riprenderanno il più presto possibile, forse fra due secoli. In un precedente post avevo previsto che sarebbe stato silenziato. La mia previsione si è purtroppo avverata. Ha prevalso il Partito italo-vaticano dei Filistei e dei Bigotti Bacchettoni (PIVFBB). Prima che emergesse lo scandalo e la scomunica non avevo prestato attenzione alla trasmissione perché seguo solo distrattamente i programmi televisivi a reti pubbliche o private. Considero le nostre reti televisive, pubbliche o private che siano, dei semplici contenitori di spazzatura per le trasmissioni correnti e per l'aspetto informativo un'autentica organizzazione criminale e antidemocratica per l'istupidimento collettivo. Mi auguro che insieme alla carta stampata vengano presto superate da canali informativi di tipo orizzontale, dove ognuno interagendo può parlare ad ognuno e come nei tempi antichi la notizia venga affidata alla Fama.

Venendo al povero Crozza osservo che la sua trasmissione era assolutamente innocua, altra cosa è la vera satira. Per colpire veramente papa Ratzinger il comico Crozza avrebbe dovuto intendersi di teologia, di filosofia, di storia delle religioni, di storia del papato e simili cose troppo impegnative per un comico il cui mestiere consiste nel far ridere. Ed allora quale la sua colpa per la quale ha ritenuto di smettere o lo hanno fatto smettere? Credo che sia stata la demitizzazione della figura papale, abitualmente servita dalle televisioni di stato e private come una figura ieratica, un succedaneo di Gesu Cristo o di Dio stesso. Con le sue spiritosaggini Crozza stava invece abituando all'idea che anche il Papa è un uomo e come tale fallibile, fallibilissimo. Questa era l'equivalente di una bestemmia per il partito dei sanfedisti associato a quello dei Filistei e Bigotti. Al papato resta indelebile la responsabilità storica del rogo di Giordano Bruno e del processo di Galilei, le cui conseguenze hanno agito sull'evoluzione intellettuale degli italiani nei quattro secoli successivi. La libertà di pensiero e la capacità di esprimersi liberamente non è mai stata la caratteristica prevalente degli intellettuali italiani. Prima di aprire bocca occorre fare attenzione ai potenti cui ciò può disturbare. Il rogo accesso a Campo dei Fiori nell'anno 1600 non ha mai cessato di ardere fino ai giorni nostri e la bruciatina che è stata inflitta al povero Maurizio è appena una scintilla di quello stesso fuoco. I nostri politici che dovrebbero difendere le nostre libertà vogliono invece equiparare il nostro papa al Maometto dei Musulmani: dobbiamo al nostro papa Ratzinger la stessa obbedienza e fedeltà che gli arabi triburano al Profeta. Con il suo viaggio in Turchia si propone forse di stipulare un trattato in tal senso, realizzando in una nuova edizione il vecchio adagio cuius regio eius religio!

- Post Scriptum di autocensura. Avevo messo al primo paragrafo una foto di Ratzinger, forse ancora in abiti da cardinale. Mi sono appena accorto che l'immagine è in realtà una sequenza di immagini: si vede dapprima l'immagine di Ratzinger, ma poi si trasforma in una seconda immagine che corrisponde a quella di un personaggio di un noto film e poi ancora in una terza immagine dove riconoscono il personaggio Oscuro delle saga delle Guerre Stellari. Gli occhi rimangono gli stessi nelle tre figure. Me ne sono appena accorto e per non dare nuova esca ai miei detrattori di "Informazione corretta" che hanno trovato un alleato ed una sponda in tal Iannuzzi di Ragionpolitica.it, organo di partito preposto alla "formazione intellettuale" dei suoi iscritto ho deciso di aucensurarmi, ma devo riconoscere che l'immagine davvero geniale è molto più efficace di tutte le trasmissioni di Crocca. Chi vuole vederla può trovarla al seguente Link, di cui non sono autore ma semplice fruitore in quanto visitatore di LiveJournal. Se immetto direttamente nel mio testo l'immagine, mi aspetto i carabinieri alla porta. Nella stessa giornata di oggi avrei voluto scrivere altri due post: uno sulla vicenda dei brogli ed un'altra su un attacco personale nei miei confronti per avere espresso le miei opinioni e per avere io l'ardire di proporle come iscritto al partito che mi sono scelto prendendo letteralmente sul serio il testo dell'art. 49 della costituzione. Cosa dice? Per chi lo sa leggere dice che è tassativamente proibita la prassi della violenza e della contestazione violenta del sistema politico. Dice che non sono costituzionalmente ammissibili gli anni di piombo che si sono conclusi con l'assassinio di Aldo Moro, mio professore di diritto penale all'università di Roma, ucciso nell'anno in cui l'ultrapresente Francesco Cossiga era ministro degli interni, se la mia memoria non mi inganna. Dice che l'iscriversi ad un partito (non importa quale) è un diritto che possiede ogni cittadino. E perché un cittadino dovrebbe iscriversi a quella cosa "sporca" che per giudizio diffuso sono proprio i partiti? Appunto, per fare in modo che i partiti non siano più una "cosa sporca" e terribilmente "costosa": sto appunto ascoltando sempre a radio radicale una trasmissione sui costi incredibili e scandalosi della politica! I cittadini all'interno dei partiti organizzati democraticamente devono poter concorrere alla formazione della politiva nazionale. Ed ecco il punto dolente sul quale tornerò più diffusamente in altri post. Per adesso pongo al quesito a chi legge e che potrebbe far parte di un qualsiasi partito: è lecito in quanto iscritto porre argomenti di discussione ad altri iscritti e pretendere un dibattito? Ovvero si devono semplicemente sottoscrivere le dichiarazioni televisive dei leaders politici o soltanto le opinabili opinioni di un Raffaele Iannuzzi dalla pagine telematiche di "Ragionpolitica.it", che restano sigillate e precluse agli iscritti di diversa opinione?

Sta parlando in questo momento Dell'Utri su questa nuova avventura dei Clubs. Ho assistito in Roma alla fondazione di uno di questi circoli.... caspita... caspita...Dice: i circoli sta dicendo la difesa della libertà dell'individuo, ma ci mette anche le radici cristiane? E se non mi dichiaro cristiano? Me ne andare in un paese musulmano? Questa di mettere insieme libertà dell'individuo e radici cristiane mi sembra una solenne "cazzata"! Ho già scritti che mi inquieto ogni volta che ascolta un politico dire che lui è un cattolico! E che vuol dire che io che non lo sono deve andare per forza a Messa (Forza Messa) ed assumere i sacramenti? ..... No! Sta leggendo la stessa lettera della Signora di Genova che ho già sentito! Pensavo fosse qualcosa di episodico, ma il Dell'Utri ne ha fatto un testo canonico di pensiero politico! Squallido! Mentre dice di voler superare lo schema-partito aprendo alla società ripropone la stantia contrapposizione destra-sinistra! Indubbiamente, Dell'Utri è uomo abile, ma assolutamente non credibile come uomo di cultura e come pensatore politico. Staremo a vedere! Alle prossime trasmissioni!

Aggiungo che trovo inquietanti le connessioni fra politica e cultura poste da Dell'Utri. Trovo una riedizione dell'infausta teoria gramsciana dell'intellettuale organico. Se a parlare di cultura è Marcello Dell'Utri, è molto probabile che per cultura egli intenda una ben precisa cultura, magari i libri di Ratzinger e di Pera, con la messa al bando, meglio all'Indice, di tutti gli altri libri che non piacciono a Dell'Utri e che non servono a fargli prendere voti. Questa concezione della cultura come asservita e funzionale alla Cultura mi sembra un grande pericolo per la cultura. L'episodio Crozza, da cui ho preso avvio, è una testimonianza di questa cultura. L'Avvenire ha pronunciato la condanna, la messa all'Indice, e chi doveva eseguire ha eseguito. Torna l'ombra di Giordano Bruno e di Galileo Galilei! Chi per davvero ha a cuore la libertà si svegli e si mobiliti a difesa della Libertà, quella vera che non ha quelle "radici" di cui parla Dell'Utri e che probabilmente mistifica e sconvolge il vocabolario usando la parola Libertà. Spero che queste mie preoccupazioni siano infondate e che i timori che in questo momento suscita in me Dell'Utri possano essere superate da una più attenta osservazione e analisi del processo in atto. Intanto conservo la mia tessera a Forza Italia e con questa tessera che brandisco come un'arma misurerò le chiacchiere sulla libertà che in questo momento sento da Dell'Utri, che sta chiamando Giulio... "non a caso lì"... "che non ha accettato per caso di essere lì". Tremonti è certamente più intelligente di Dell'Utri. Ascoltiamo cosa dice.... commentando in diretta...

Ha esordito con delle cose intelligenti che sembrano contraddire le cose non intelligenti dette da Marcello Dell'Utri. Ha detto che maneggiare le idee è cosa pericolosa. Non vuol fare un comizio propagandistico (questo è stato l'intervento di dell'Utri, che non si è accorto o non si è voluto accorgere dell'intrinseca contradditorietà di ciò che ha detto). Tremonti vuole fare una riflessione.... Ho dovuto andare di là per alcuni minuti... Ritorno e sta ancora parlando di mercato. Credo di capire che abbia intuito da persona intelligente l'operazione Dell'Utri, ne abbia intravisto i pericoli ed il rischio di fallimento. Abbia però deciso con saggezza politica di non porsi immediatemente in conflitto, come io avrei certamente fatto. Ma appunto io non sono un politico con il senso delle convenienze. Quando non sono d'accordo lo dico subito, magari troppo presto, ma non mi taccio. Oggi nella trasmissione precedente si parlava di costi inauditi della politica.... Senti senti! Sta parlando del cinque per mille? Che non pensi ad un modo di finanziamento dei Circoli? Geniale! ma gliene suggerisco una più geniale! L'Otto per mille, quello stesso che prende la Chiesa cattolica, ma che potrebbe essere devoluto anche ai Partiti, beninteso dopo aver tolto un finanziamento pubblico dei partiti sul quale si era pronunciato oltre il 90 per cento dei Cittadini, subito dopo disattesi da oltre il 90 per cento dei Signori Parlamentari (di destra e di sinistra! Dell'Utri, quando si tratta di mangiare insieme non si è né di destra né di sinistra, ma si è tutti quanti una bella famiglia).

Tremonti sta eludendo il senso della manifestazione. Sfugge il problema dopo averlo intravisto. Trovo velleitario e fallimentare l'idea dell'Utriana di coinvolgere dentro i Nuovi Circoli da Lui concepiti di includere un elettorato che si rivolge genericamente ai Cittadini. Se ho ben capito, questi vengono intesi come dei Citrulli che non si accorgerebbe che dietro la Baracca c'è un partito che si chiama o si chiamava Forza Italia. Mi auguro di aver capito male, altrimenti devo dire che Dell'Utri scambia gli italiani per degli idioti e li vuole idioti. Io come presidente di un Club di Forza Italia (non so al momento se esistono ancora i vecchi clubs, o si debbano intendere aboliti) mi limitavo a chiedere agli iscritti che fossero almeno elettori di Forza Italia, non necessariamente iscritti e tesserati. Se qualcuno voleva tesserarsi, si trattava di un diverso livello di impegno politico, che poi in pratica non funzionava perché i partiti non hanno struttura e funzionamento democratico.

Tutti aspettavamo una riforma del partito, ma al momento non so cosa pensare di ciò che è in atto. Occorre aspettare e vedere. Sta parlando Fini, invitato da Dell'Utri. Parla di Libertà dalla Paura. Sta dicendo qualcosa di saggio, ma non so se per caso sa che dietro c'è il rapporto hobbesiano di protezione-obbedienza. Da alcuni suoi critici ho sentito parlare di Fini come dell'uomo che dice sempre: "ovviamente". "Ovviamente" signignifica dire cose che anche tutti gli altri posso trovare "ovvie". Se invece si tratta di "comprendere bene" occorre riflettere su cose che possono essere "non ovvie". Santo Dio, anche lui con le "radici"! Che squallore! E' penoso ascoltare questi discorsi volti ad acchiappare voti. E' forse meglio che i nostri politici stiano zitti su cose che non sono alla loro portata. Almeno tenessero bene in ordine le strade, assicurassero i rifornimenti energetici, consentissero ai comuni cittadini che non vivono di politica di poter giungere alla fine del mese, migliorassero le scuole dove i "capaci" di cui sta parlando Fini non possono combinare nulla, ma devono andare a studiare all'estero, dove magari trovano più libertà. Devo condividere il giudizio su Fini come uome della cultura dell'ovvio. Non dico a chi appartiene il giudizio per non chiamarlo in causa senza il suo consenso, ma si tratta di un intellettuale assai noto. Ecco! Ha proprio detto: "ovvio". Testuale parola! Ho appena nominato il diavolo ed il diavolo è apparso. Trovo ovvio le ulteriori conclusioni, non ho bisogno di ascoltare tutto il discorso per sapere dove andrà a finire. Faccio qualcosa d'altro ed abbasso il volume della Radio. Sta dicendo: «dico chiaro come la penso...». Bene! caro Fini, avrò anche io il diritto di dire come la penso nel Nuovo Partito del Centro Destra che mi auguro si riesca a costruire! Ed avrò il diritto di dirlo se per avventura mi capita di pensare diversamente da te o da Dell'Utri? Sono curioso di poterlo verificare. Per adesso vi annuncio il mio puntuale pagamento di ogni rinnovo Tessera, finché vi sarà ancora una tessera e finché i partiti non si trasformeranno in meri comitati elettorali dove prevale chi ha più soldi per procurarsi un docile elettorato. Altro che Libertà. Qui la vedo brutta. Un'evoluzione all'americana dove vota il 20 per cento e dove le elezioni si vincono con i soldi.

I discorsi sono inframmezzati da scrosci di applausi. Preferirei un pubblico più riflessivo. L'eccesso di applausi mi fa pensare a gente (son ragazzi) ad un pubblico di ragazzi immaturi o in cerca di lavoro. Dall'altra parte stanno costruendo il Partito Democratico. E' giocoforza costruire da questa parte parte il Partito Unico di cui Berlusconi aveva già parlato. I vari Casini che puntano ai partitini del ricatto avevano archiviato il progetto, che però adesso diventa obbligato se non si vuole avere dall'altra parte un unico grande partito che avrà la maggioranza relativa e da questa parte una coalizione esposta ai ricatti dei partiti minori. Si tratta adesso di vedere chi dei due saprà meglio costruire. Dall'odierno convegno di Montecatini traggo motivi di preoccupazione, ma per quello che mi sarà possibile non mancherò di dare i miei apporti critici: fai quel che devi, accada quel che può!

(Avvertenza! Questo testo è stato scritto di getto ed in tempo reale mentre erano in corso i discorsi di Dell'Utri, Tremonti, Fini. Mi riservo una revisione del testo con miglioramenti formali e sostanziali. Per adesso non ho tempo per il lavoro ulteriore che è necessario).