martedì, novembre 28, 2006

La seconda volta di Cossiga

Ricordo di aver già scritto una volta a Cossiga un volta in occasione di un annuncio di dimissioni analogo a quello di cui si ha notizia in questo giorni. Allora non esisteva internet e la mia lettera cartacea era soltanto l'esercizio di un momento d'ozio. Non mi aspettavo certo che lui rispondesse alla mia lettera se mi mai gli fosse capitata davanti agli. Una prima lettera in analogo momento d'ozio gliela scrissi quando lui eletto presidente della repubblica annunciò che si sarebbe dimesso dalla Democrazia Cristiana, partito che non ho mai amato e con il quale non ho mai avuto rapporti di nessun genere. Mi piacque il gesto e gli scrissi una lettera dicendo che in virtù di quel gesto e da quel momento diventava anche il mio presidente, cioè il presidente di "comune" cittadino. Il "comune" rimbalzò sui giornale con un suo discorso dove diceva che lui era il presidente della gente "comune". Mi è sembra rimasto il dubbio di essere stato l'ispiratore del suo discorso, ma ottenni soltanto una lettera cliché di ringraziamento da parte degli Uffici.

Nella seconda lettera gli dicevo che apprezzavo il suo proposito di dimettersi considerando quella che era la situazione politica del momento. Il gesto avrebbe dovuto significare nelle mie intenzioni una protesta verso il sistema della rappresentanza politica ed un aprirsi alla società, nella quale avrebbero dovuto sorgere tante iniziative (pacifiche e non violente) che consentissero al "comune" cittadino di essere un soggetto della politico, non un mero oggetto del quale si può fare ogni cosa. Insomma, doveva egli porre in modo efficace il problema della rappresentanza politica. Cosa essa sia, cosa per davvero rappresenta, per quali canali i cittadini possono veramente far grande l'Italia come un tempo lo è stato. Non si dimise e già allora mi deluse. Non ricevetti nessuna lettera cliché. Mi sembra di aver sentito da Pannella esser consuetudine il rifiuto delle dimissioni da parte delle Camere che devono accettarle. Quindi in pratica erano elezioni per finta. L'unico caso, se ben ricordo, in cui le elezioni furono accettate fu quando a presentarle è stato Pannella. Non è parso vera alla Camera o al Senato, non ricordo, levarsi di torno un rompiscatole come Pannella, che ci rimase male e da allora non è più riuscito a rientrare in parlamento.

Il mio giudizio di Francesco Cossiga è stato mutevole nel tempo, a volte positivo altre negativo. Ora volge verso il negativo e si affaccia alla mente (che può ricordare male) a quando seppi di lui come ministro degli interni all'epoca del rapimento di Aldo Moro e della sua uccisione. Mi pare fossi a Dresda in quel periodo e leggevo il nome di Cossiga da qualche parte come ministro degli interni. Considero rapimento e morte di Moro come un fatto connesso alla sua inettitudine di ministro che avrebbe avuto il compito di salvarlo. Non lo fece, non seppe farlo e credo che nella storia il suo nome debba restare legato a questo episodio: quando fu assassinato Moro, chi era ministro degli interni? Francesco Cossiga. Ah lui! Figuriamoci! Meglio che faccia un poco di civetteria e protagonismo nei salotti televisivi. Non è capace di altro che di far scena. Non voglio scommettere cosa farà questa volta. Nell'un caso o nell'altro ormai non potrà più fare mai nulla che godersi gli ultimi scampi della sua invidiabile posizione.

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