giovedì, dicembre 28, 2006

Commento a Gambescia: «La conferenza di Teheran: Ahmadinejad e la teoria del complotto».

carlogambesciametapolitics: La conferenza di Teheran: Ahmadinejad e la teoria del complotto.

Apprezzo l'analisi di Carlo Gambescia ed i commenti al suo articolo. Ritengo tuttavia che al di là di ciò che può rappresentare, cioè una sfida iraniana al potere degli Stati Uniti, il tema dello sterminio degli ebrei durante la seconda guerra mondiale è un argomento che possa e debba essere affrontato per sè solo. Nelle condizioni culturali dell'Europa dal 1945 in poi a noi è di fatto precluso il poterci interrogare sulle cause della nostra disfatta e sull'inizio di un inarrestabile declino politico. Si rischia perfino di andare in carcere. Io stesso ne so qualcosa per le reazioni suscitate dal mio articolo sull'Olocausto. Se fosse stato in loro potere potere i miei detrattori mi avrebbero già linciato. La mia indignazione però ha suscitato in me una grande collera che non mi fa temere per nulla gli idioti che si arrogano la paternità idiota di una "informazione" tanto "corretta" quanto "idiota". In un senso tutto ideale (sono rigorosamente un nonviolento) li ho già presi a calci nel sedere per la diffamazione e delazione che hanno tentato di imbastire nei miei confronti per avere io posto delle semplici ipotesi interpretative, che si basano su un dato abbastanza evidente e riconosciuto persino da alcuni ebrei come Finkelstein: la strumentalizzazione dell'olocausto. Parlo di uso strumentale di una tragedia senza minimamente volermi addentrare nell'analisi storico-documentale, che non è affar mio non essendomi mai occupato di questo genere di ricerche. Mi aspetto però ed esigo che gli storici di mestiere possano fare il loro mestiere in piena libertà e senza dover temere altro che la loro deontologia.

A me sembra che il presidente iraniano offra agli intellettuali europei una grande occasione per un dibattito altrimenti impossibile. È anche vero che sullo conferenza di Teheran sono piovuti solo insulti e demonizzazioni. La stampa cosiddetta libera e perfina "corretta" non si è presa la briga di farci sapere cosa è stato dette nelle due giornate di studio. Magari saranno state delle sciocchezze o delle cose che non stanno né in cielo né in terra, ma non siamo dei minorenni a cui debbano essere nascoste le cose. Dovremmo poter giudicare con la nostra testa e non con quella dei nostri giornalisti censori. Trovo assurdo ed irritante che non si possano esprimere giudizi storici su un passato che anno dopo anno si allontana sempre più da noi. Io stesso e molti altri non ero neppure nato alla fine della seconda guerra mondiale. È cosa nota come su uno stesso identifico fatto possano essere date del tutto legittimamente interpretazioni diametralmente opposte. Un fatto di per sé non dice nulla se non è fornito di un'interpretazione. Il luogo in cui viveva la mia famiglia è stato anche abbastanza lontano dai teatri principali del dramma. In Seminara (RC) vi è stato un rapido passaggio di tedeschi e americani con qualche bomba. Io avevo rischiato di non nascere perché gli americani avevano scambiato mio padre (ferroviere) per un sabotatore, appena venne a mancare l'acqua nel paese. Mio padre non c'entrava nulla. La cosa fu chiarita e l'acqua fu di nuovo aperta dal fontaniere del Comune. Insomma, la "memoria" del Sud è cosa ben diversa dalla memoria del Nord.

La mia analisi su Israele diverge forse un poco da quella di Carlo Gambescia. Io non ritengo che Israele estenda i suoi tentacoli sulla Casa Bianca, ma credo che lo Stato di Israele sia una creazione degli USA per fini di dominazione politica del Medio Oriente. Una specie di avamposto militare che dal 1948 è stato insediato per avere una base permanente nel Medio Oriente, che infine dovrebbe essere "liberato" e "occidentalizzato" come si è fatto con successo in Europa. Solo che gli Arabi paiono refrattario a questa opera di "incivilimento". Ed in questo hanno la mia ammirazione e simpatia. Io ho molto rispetto per tutte le culture e le loro diversità. Ritengo che la stessa diversità sia una ricchezza che debba essere conservata. La globalizzazione omologante non è cosa che mi sembra positiva. Se invece per globalizzazione si intende una possibilità di conoscenza e di interscambio culturale come mai è stato prima, ciò mi sembra invece cosa altamente positiva.


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