venerdì, dicembre 22, 2006

Sul diritto alla nostra vita

Anche se per ragioni di carattere professionale in quanto "filosofo del diritto" sarebbe di mia competenza un pronunciamento sulla morte di Welbi e su temi connessi confesso che non amo affrontare l'argomento. Da un punto di vista deontologico sarebbe forse anche doveroso mentre a parlare sono proprio tutti, dal farmacista al calzolaio. Ciò che mi trattiene non è neppure una sorta di soggezione verso la roccaforte dei colleghi di filosofia del diritto, in buona parte cattolici a incominciare da D'Agostino, loro "ordinari" (= al massimo della carriera burocratica di un docente, in base ad una assai poco filosofica disciplina dei saperi) ed io semplice "ricercatore" invecchiato con gli anni e forse screditato per non essere passato "ordinario". Non ho fatto carriera e non ho voluto carriera, contestando in questo modo i meccanismi della cosiddetta carriera accademica.

No. Non è stato questo a trattenermi. Ritengo che sia stato invece una forma di pudore ed un certo senso di sacralità davanti ai fenomeni della vita e della morte. Ho assistito fino agli ultimi loro istanti mio padre e mia madre. Avrei dato dieci dei miei anni per prolungarne la vita di un solo anno. Ho taciuto e sono tuttora restio a parlare di questi temi. Qualcosa bisogna tuttavia dire senza timore del giudizio degli imbecilli bigotti di cui è pieno questo paese di tradizione cattolica e di profonde radici cristiane.

Appunto. Oggi si distingue fra credenti e non credenti. L'esser credenti significa la piena sottoscrizione dell'impalcatura dogmatica della chiesa cattolica. Al massimo si può passare alla bottega del concorrente musulmano e di quello giudaico. Dopo è il deserto. Quel deserto che è stato fatto dalla violenza sistematica e scientifca con cui il cristianesimo giunto al potere nel tardo impero ha cancellato ogni traccia delle precedenti religioni del mondo antico. A mio avviso, è stata distrutta l'idea stessa del sacro e una diffusa religiosità che è stata propria dell'uomo da quando ha incominciato a distinguersi dagli altri esseri del regno animale. La stessa opposizione immanenza-trascendenza è stata un'artificio politico-filosofico che ha impiantato il potere della casta sacerdotale e dello stato teocratico. Sono temi su cui si va svolgendo il mio lavoro di ricerca filosofico pioneristico. Non ho maestri e su questa strada non si fa carriera.

Riguardo al tema del giorno è sufficiente richiamare all'attenzione di ognuno ciò che certamente ha visto in ogni fiction sulla vita degli antichi romani. Bastava che un generale avesse perso una battaglia e con essa il suo onore militare perché decidesse di non continuare a vivere. Anche nel campo della vita politica la suprema protesta era non il digiuno pannelliano, ma la fine consapevole e volontaria della propria vita, per mano propria o per richiesta mano altrui. Nessuno nell'antichità precristiana ha mai contestato ad ognuno questo diritto. Con il cattolicesimo, che di condanne a morte ne ha comminate non poche, questo diritto viene tolto all'individuo. Con il cattolicesimo è tolta ad ognuno la libertà suprema. Beninteso, la decisione di togliersi la vita non è cosa allegra. È quanto di più triste e tragico possa esserci: da qui la riluttanza a poterne perfino parlare, essendo qui massimo il senso della sacralità del Tutto. La religione misterica di Eleusi forse racchiudeva anche il senso profondo di queste cose. Il tempio di Eleusi fu chiuso per ordine imperiale.

Conclusione. Il problema non è Welbi. Il problema è il cattolicesimo ed il potere cattolico sullo stato italiano e sulla coscienza dei cittadini. Il problema è se un cittadino in questo paese ha il potere e il diritto di poter vivere fuori dai dettati cattolico-vaticano. Finché non si affronterà alla "radice" questo problema, vi saranno periodicamente tanti altri casi Welbi o referendum astensionici sulla fecondazione assistita. Il problema è se togati come Ruini e altri hanno il diritto di darci ordini e prescrizioni sul nostro modo di vivere e di essere.

Ho sgravato la mia coscienza. Non pubblicherò commenti di nessun genere: né a favore né contro. Mi riservo soltanto eventuali miglioramenti linguistici a questo testo scritto di getto, ma ho riluttanza a farlo e poca voglia di rileggerlo.

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