sabato, dicembre 23, 2006

Sulla necessità di un dibattito interno a Forza Italia e alla "Casa delle Libertà"

Come elettore di Forza Italia e del centro destra mi tocca sempre pù di frequente assistere inerte a dichiarazioni pubbliche di rappresentanti eletti non solo non condivisibili nel contenuto ma decisamente irritanti. Finché un Luca Volonté parla a suo nome offre lo specchio e la misura della sua intelligenza e della sua persona, ma se ciò che lui dice deve essere in qualche modo ricondotto alla mia volontà per aver votato in un modo anziché in un'altro sorgono delicati problemi di cosa sia in realtà la rappresentanza politica. Lo stesso discorso potrei fare se avessi votato dall'altra parte e a parlare fosse Paola Binetti. Una coppia di fatto perfetta che convive in parlamento con i privilegi di cui notoriamente godono i nostri parlamentari: Paola Binetti e Luca Volontà che proprio oggi hanno annunciato la formalizzazione della loro unione in un patto comune e trasversale contro un'altra donna: la Bonino. Non credo che il Parlamento potesse scendere così in basso nella mia opinione. Ciò che lo salva e lo protrae nel tempo è il fatto che la maggior parte dei cittadini non ha il mio stesso tempo per analizzare i misteri gloriosi dei nostri parlamentari. Stimo che se la mia consapevolezza del problema istituzionale fosse diffuso quanto consente una sola serata di "Porta a Porta" i nostri Signori Onorevoli dovrebbero fare le loro valigie entro ventiquattro ore con perdita di pensione e senza pagamento dell'ultimo stipendio o indennità di liquidazione.

I nostri deputati vengono eletti nel modo che sappiamo e dopo vanno a ruota libera, sapendo che in tutto ciò che fanno o dicono sono incontestabili. Non solo. L'arroganza e l'impudenza arriva a far credere loro che ciò che dicono sia normativo per quanti sono annoverabili come loro elettori. In una dichiarazione televisiva, imitando il papa, dicono ciò che i loro elettori devono credere, obbedendo e combattendo. Non sono i Rappresentanti che devono adeguarsi alle opinioni e orientamenti degli elettori, ma sono quest'ultimi che devono uniformarsi alle loro dichiarazioni e alle loro prese di posizione, anche assai strampalate. Il caso Fuda ha dimostrato come in realtà si formano le leggi: inserendo di soppiatto un foglietto oppure mettendosi d'accordo nei corridoi. Basta non eccedere nel violare il comune senso del pudore ancora vigente. Insomma, il problema è quello già individuato dal comico Totò: un deputato arraffa i voti che i cittadini in questa nostra magnifica democrazia sono obbligati ad esprimere in ogni caso e poi per almeno cinque anni se ne può tranquillamente sbattere. Questa è la nostra splendida democrazia che i Giovani Ebrei Italiani vogliono esportare in Iran, magari con un'altra bella guerra di invasione e preventiva in nome della Libertà e della Democrazia (quella nostra). Solo per fare un esempio. Io qui dico la mia, sapendo che è una goccia nel mare. Ma persino contro questa goccia non manca chi vuol ridurla al silenzio. Addirittura mi si vuol far piovere sulla testa una bomba atomica israeliana.

Se ne può uscire soltanto se ogni iscritto o militante di non importa quale partito si mette tranquillamente a parlare pubblicamente in nome proprio, non facendo da cliente o da megafono a questo o quel deputato. Occorre anche saper distinguere fra un iscritto o militante che in realtà è un cliente (si diceva una volta "sottopanza") di questo o quel parlamentare ed un cittadino perfettamente autonomo e capace di un autonomo punto di vista, che può essere a volta concorde ma altre volte anche discorde alle dichiarazioni pubbliche del Deputato. Se ciò avverrà e diventerà sistema, si può sperare in qualche avanzamento nella democrazia reale. La speranza è ultima a morire.

RASSEGNA STAMPA COMMENTATA
1. L’incredibile Parlamento Italiano. I toni del mio titolo erano inizialmente più forti, ma poi sono intervenuti freni inibitori nell’uso del linguaggio. Voglio però isolare alla mia attenzione e a quella dei mie quattro fedeli lettori l’assurdità irritante, tipica delle posizioni ultraclericali di parlamentari come Volonté e Pedrizzi, negazione vivente di ogni seria idea di libertà. È ben vero che si trovano nella parte che io ho votato alle ultime elezioni turandomi il naso, ma ciò non significa che non mi possa adesso da loro pubblicamnete dissociare, augurandomi che non varchino più la soglia del parlamento e perfino che ne possano uscirne immediatamente. Di certo io non la penso come loro e considero mio inalienabile diritto renderlo pubblico nel limitatissimo spazio di questo mio blog. Anche qui si affaccia un problema più generale, da me sperimentato più volte con deputati proprio da me votati e giunti alla loro alta posizione anche con il concorso del mio voto: non mi rappresentano! Non mi dicano i miei critici-detrattori-insultatori che avrei dovuto votare da un’altra parte e altri nomi. Rispondo loro che è sempre la stessa cosa e che la mia stessa esperienza di non corrispondenza fra elettore e deputato può fare ogni cittadino alla sola condizione che egli non sia un “cliente” del deputato o da lui votato e non ne dipenda per qualche favore ricevuto o sperato. Se egli è un cittadino libero e “virtuoso” nel senso di Rousseau è destinato a fare l’esperienza che io qui descrivo. Dopodiché potrebbe accedere che democrazia non è la condizione propria dei famosi polli di Renzo, ma una condizione dove l’avversario merita il massimo rispetto perché potrebbe avere ragione. Si grida da taluni alla strumentalizzazione che i radicali avrebbero fatto del caso Welbi. A mio avviso, la ricaduta politica di una fatto tragico e penoso della vita di ogni giorno dovrebbe aprire gli occhi ad un maggior numero di cittadini. Per vedere cosa? La dipendenza dello Stato italiano dai dettami del vaticano, che dispone nel parlamento italiano di suoi propri agenti, fedeli non allo Stato italiano ma al Vaticano ed ai suoi interesse di potere sulla società italiana, sulla vita di ogni cittadino italiano, dalla culla alla tomba. I laici sinceri, non quelli con la tonaca mentale, è ora che escano alla riscossa e si radunino a Porta Pia per concertare il da farsi e magari tirino fuori il vecchio archibugio del bis-bisnonno.

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