domenica, dicembre 30, 2007

Avvertenza redazionale

Ai miei lettori di questo Blog, siano essi quattro o cinque, per me preziosissimi, devo qualche spiegazione. Questo Blog è il primo di una serie di oltre 20, tutti a carattere tematico e per contenuto diverso l’uno dall’altro. Essendo il primo è come un tronco da cui si sono poi sviluppati gli altri. L’unità di tutti i blogs è costituita dalla mia persona e dai miei interessi che sono diversi, ma sempre originati da una stessa persona. Questo blog iniziale era nato per la constatata impossibilità di trovar spazio e voce in fogli di partito (ad es. Ragionpolitica.it) che avrebbero invece dovuto fornire occasione di discussione, confronto, dibattito. Non ha perso nulla della validità iniziale. Anzi adesso con la costruzione del nuovo partito, già da me fin dall'inizio ipotizzata, acquista nuova e crescente validità. Mi auguro anche di poter trasformare questo blog da individuale in collettivo, associando vecchi militanti di Forza Italia con i quali condurre una rinnovata lotta interna di partito che consenta una piena attuazione dell'art. 49 della costituzione, che conferisce ad ogni cittadino il diritto – si badi: il diritto – di associarsi democraticamente con altri cittadini per concorrere alla formazione della politica nazionale.

Insomma, scopo di questa avvertenza è di comunicare ai Cinque Lettori che questo Blog ha bisogno di una complessa riorganizzazione interna che è in atto e che però richiede tempo, essendo io impegnato non con un solo blog ma con almeno 23 diversi blogs, dove se lo desiderano i Cinque Lettori possono accedere, passando tranquillamente dall'uno all'altro. Mi occupo di storia, filosofia, geopolitica, linguaggi, archivistica, fotografia, ecc. Non sono e non intendo essere un poligrafo: i temi indicati sono tutti strettamente connessi l'uno all’altro e per ragione di ordine e sistematicità vengono sviluppati in pagine e gruppi di pagine diverse. Verranno anche stabiliti da me di volta in volta opportuni collegamenti.

Mentre annuncio questo lavoro, colgo l’occasione per rivolgere ai miei Lettori (buoni e cattivi) un cordiale augurio di Buon Anno 2008.

Antonio Caracciolo

Pubblica dissociazione da Stracquadanio e Padan in merito a denuncia Ucoi

Versione 1.3
Testo in progress

Sommario:

1. Premessa. – Già in altro post Giorgio Stracquadanio aveva attirato la mia attenzione per iniziative politiche non solo non condivisibili, ma a mio avviso prive di intelligenza politica. Che Stracquadanio sia in FI un pezzo grosso ed io no, è cosa che so bene, ma la cosa non mi turba affatto: giudico con la mia testa e faccio uso del mio voto anche in netto dissenso da Stracquadanio e di tutti i parrucconi presenti in FI. Di essi mi auguro si possa fare giustizia nel nuovo partito del Popolo delle Libertà. Ed è appunto dei principi di libertà applicati all’illiberale condotta dell'on. Stracquadanio che voglio discutere in questo post in costruzione, dove mi propongo di raccogliere tutta la documentazione a partire dall’agosto 2006 fino ad oggi. Eravamo allora in piena estate ed i giornali riportavano la notizia di un manifesto a pagamento, apparso sui quotidiani, dove l’Ucoi diceva che ciò che gli israeliani fanno verso i palestinesi ha poco da invidiare a ciò che i nazisti facevano nei lager dove venivano raccolti i lro prigionieri, non solo ebrei. Può essere questa una metafora, un modo di dire, ma su una semplice metafora, non già sui fatti cui la metafora intendeva richiamare la pubblica attenzione, era pronta la reazione propagandistica avversaria, che si è avvalsa di una legge (la mancino) di cui proprio per questo occorre chiedere la sua abrogazione: non tutela nessun diritto, ma si presta ad un uso aberrante e strumentale. Si innescava un meccanismo che vedeva il ministro Amato elaborare una sua carta di suoi valori che pretendeva imporre al suo prossimo. Di barbarie in barbarie si arrivava a Giorgio Stracquadanio e Lucio Malan,
deputati di FI, probabilmente a caccia di voti in ambiente ebraico.

Confortato dall’idea che potesse essere quello un principio assodato, un precedente giuridico, in data 4 novembre 2007 l’ineffabile ed inqualificabile Magdi Allam pensava di estendere la denuncia di Stracquadanio agli oltre 2000 intellettuali e cittadini italiani che firmando l’appello ed il manifesto “Gaza Vivrà” riproponevano la stessa equiparazione, sia pure in forma metaforica, fra Israele e il nazismo. Il “delirio verbale” di Magdi Allam si era subito scatenato al primo nuoversi dei due senatori italioti ed ecco cosa troviamo nell'immenso archivio della rete:
Inchiesta sull'Ucoii
Il coraggio di infrangere il muro della paura

Finalmente si è avuto il coraggio di infrangere il muro della paura.
[Meglio dire: la spudoratezza. E mi dispiace che a avere tanto spudoratezza siano stati due sentatori di FI, che per fortuna non capitano nel mio collegio]
Per la prima volta lo Stato italiano
[ma quale Stato! E ben altra cosa lo Stato.]
si trova costretto a guardare in faccia e a prendere posizione nei confronti della predicazione d'odio
[vi è più fanatico odio in un Magdi Allam che in tutto il Medio Oriente! Ed in ogni caso un’affezione del tutto umana così arbitraria e polivalente come “odio” non può dare contenuto positivo a leggi dello stato allo stesso modo in cui non può essere tradotto in precetto normativo il comandamento “ama il tuo prossimo” ovvero tutti i precetti evangelici. Questa è barbarie e regressione giuridica della quale è responsabile la lobby che si era nascosta dietro la legge Mancino e che a distanza di anni occorre ora individuare, se non altro per ragioni di carattere storico]
promossa dall’Ucoii, l’Unione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia.
L’Ucoi è il gruppo estremista
[è questa una qualificazione tutta e tipicamente magdialliana ("delirio verbale da tarantolati”, secondo una diagnosi di Gravagnuolo) e non una constatazione oggettiva, come quando si dice di un oggetto che è bianco, nero o rosso. Personalmente trovo estremiste tutte le esternazioni di Magdi Allam, mentre mi appaiono moderati ed equilibrati i documenti dell'Ucoi che finora mi è capitato di leggere, come ad esempio questo]
islamico che afferma di controllare l'85% delle moschee e di rappresentare la maggioranza dei musulmani in Italia. Non è stato per iniziativa del governo che, in considerazione dei difficili equilibri della sua eterogenea coalizione, ha da un lato condannato il manifesto in cui si equipara Israele al nazismo
[ma a porre questa equiparazione, puramente metaforica, sono in tanti, fra cui un personaggio come Avraham Burg, che è stato componente autorevole della Knesset, il parlamento israeliano. A voler essere rigorosi il nazismo è cosa storicamente e geograficamente delimitata, ma se il termino ha assunto connotati particolrmente offensivi, allora deve considerarsi anche l'uso frequente ed incontestato quanto scientificamente assurdo che dello stesso termine è fatto per equirare l’Islam, cioè un miliardo di persone, con il nazismo. Ricordo per tutti Carlo Panella, che ci ha scritto pure un libro, ed in ultimo a Roma Bernard Lewis, celebrato (da tipi come Magdi, non da me) orientalista. Lo stesso reato, se appena mette piede in Italia, dovrebbe venir contestato a Burg ed a tutti gli scrittori ed intellettuali che sempre più frequentemente trovano appropriato il confronto, che – ripeto – ha valore metaforico. Il linguaggio umano non può fare a meno dell'uso di metafore e se il legislatore vuol punire la metafora finisce per perdere di senso e di valore lo stesso concetto di una legislazione.]
ma, dall'altro, non intende allontanare l'Ucoii dalla Consulta per l'islam italiano,
[una barbarica ingerenza dello Stato nella vita interna delle confessioni religiose. Lascio immaginare a chi legge cosa succederebbe se la stessa pretesa venisse avanzata nei confronti della chiesa cattolica. Con una simile ignoranza istituzionale non capisco proprio come Magdi Allam possa fare da vicedirettore di un giornale importante come il Corriere della Sera. Tra i tanti misteri d’Italia bisogna aggiungervi anche questo.]
a meno che non sottoscriva una «carta dei valori» in cui, tra l'altro, si richiede di riconoscere l'unicità dell'Olocausto.
[Tanta bestialità richiede adeguata reazione verbale che non posso permettermi in base al mio codice di autodisciplina. Ma prego chi legge di fare ricorso alla sua immaginazione per dare consistenza alla mia indignazione di fronte ad una così folle pretesa che comporta il totale disconoscimento delle preoccupazioni che hanno allarmato tutti quegli storici che hanno visto annullato il loro libero ed onesto mestiere all'ipotesi di una introduzione di una verità di stato, alla quale si candida qui come Sommo Sacerdote il tarantolato Magdi Allam.]

Richiesta subito bocciata, in un'intervista rilasciata ieri al Corriere, dal portavoce dell'Ucoii, Hamza Roberto Piccardo, che già nel 2000 aveva definito l'Olocausto un disegno di Dio.
[Magdi Allam dimostra qui una grande ignoranza del problema, per il quale non posso io assumermi l’onere di fargli capire che che per suoi affari privati non intenderà mai comprendere]
L'atteggiamento governativo è discutibile perché se per un verso si prende atto, come ha fatto Amato, che quel manifesto «viola un sentimento fondante della democrazia italiana ed europea», per l'altro ci si dice pronti a condonare il reato all'Ucoii se ritratta e si impegna a non reiterarlo. Ebbene se il medesimo criterio fosse adottato su larga scala, si provocherebbe il suicidio dello Stato.
[Il suicidio dello Stato è già in atto ed è connesso proprio alle tendenze di cui Magdi Allam è espressione. Lo Stato italiano è un simulacro di Stato. Occorrebbe qui rinviare alla “cupidigia di servilismo” già denunciata da un padre costituente come Vittorio Emanuele Orlando. Da allora si è anadti di male in peggio fino a giungere alle odierne pretese di un Magdi Allam.]

E' in un quadro generale di incertezza politica e precarietà giuridica che l'iniziativa della Procura di Roma è doppiamente apprezzabile.
[Doppiamente deprecabile, a meno che non si risolva con una rapida archiviazione ed in una pubblica censura agli odierni sicofanti.]
Innanzitutto perché consentirà un pronunciamento chiaro sulla denuncia in cui si ipotizza il reato di istigazione all’odio razziale.
[Quale razza odia quale razza? L’unica razza detestabile ed odiosa è quella quella degli idioti. Ahimé una razza abbastanza numerosa.]
In secondo luogo perché ridà fiducia nella magistratura dopo una serie di sconcertanti episodi in cui, a dispetto della flagrante manifestazione di apologia del terrorismo, le procure non sono intervenute in ottemperanza all'obbligatorietà dell'azione penale.
[Già, l’obbligatorietà dell’azione penale, che come ognuno sa non esiste, mentre esiste l’arbitraria e discrezionale azione penale. In pratica, siamo nelle mani del buon senso di privati investito di un grande potere su altri privati. Questa sarebbe la certezza del diritto sulla quale possiamo contare. Peccato, che i Legislatori Stracquadanio e Pavan abbiano dato un nuovo contributo all’incertezza del diritto.]
Cito solo il caso di Nabil Bayoumi, il direttore della Moschea An-Nur di Bologna, affiliata all'Ucoii, che il 7 settembre 2005 intervenendo alla trasmissione Matrix su Canale 5 disse: «In Israele non esistono civili e nemmeno i bambini sono innocenti. (...) I kamikaze non sono tutti da scomunicare, specialmente quelli palestinesi. (...) Bin Laden dice cose condivisibili quando afferma che gli americani e i loro leccapiedi dei governi occidentali devono andarsene dai Paesi arabi ».
[E allora? Si può certamente non essere d’accordo nel giudizio, ma si tratta in fondo di un’opinione politica, perfettamente comprensibili se ci si pone dall'ottica di chi nutre quell’opinione. Dove sta il crimine? Nel non essere dalla parte di Israele, nel non voler inneggiare insieme con Magdi Allam: “Viva Israele!” e di conseguenza: “Muoia l’Islam!”. Non viene in mente a Magdi Allam che per ellissi può essere a lui stesso rivolta l’accusa di odio razziale, oltre che di ignobile tradimento della sua gente, che guarda caso lo considera un traditore?]

In teoria dal primo agosto 2005 chi fa apologia di terrorismo dovrebbe essere condannato alla reclusione da uno a sette anni e mezzo (articolo 414-1bis).
[Terrorismo? E che roba è? E chi è qui che fa del terrorismo? Magdi Allam sta parlando di se stesso? Si può vivere in Italia in un clima simile? Non è meglio che Magdi Allam se ne ritorni in Egitto e rinuncia ad una cittadinanza italiana che io mai gli avrei concesso? Devo subirlo come mio concittadino? Se si, allora si riceva il mio assoluto e netto dissenso accompagnato alla più ferma stigmatizzazione per una condotta incivile e contraria ad ogni principio di libertà ed umanità.]
Eppure contro Bayoumi non è stato adottato alcun provvedimento, né penale né amministrativo né politico.
[Eccolo, lo spregevole individuo che in odio al genere umano vuol vedere altri suoi simili condannati per un crimine che esiste solo nella sua testa. Inoltre, l'ineffabile parvenu ignora il principio della nostra costituzione secondo cui una qualsiasi persona è innocente fino a sentenza definitiva, non appena abbia ricevuto un’accusa nel folle tribunale della sua stoltezza]
Il perché di tanta reticenza a confrontarsi con i predicatori d'odio, pur nella consapevolezza che si tratta del primo anello di una catena che sfocia nella produzione dei robot della morte, ce lo spiega chiaramente Piccardo: «Facciamo paura».
[A fare a me paura non sono i Piccardo, ma i Magdi Allam che godono di ogni impunità e sono pure colmati di onori, protezione, ricchezza]
La verità è che questa classe politica, governo e opposizione, ha paura di confrontarsi con la fabbrica del terrore insediata all'interno delle moschee dell’Ucoii dove si predica la negazione del diritto di Israele all'esistenza,
[Magdi Allam è un esimio professore di diritto naturale, come si diceva una volta. La sua ignoranza è pari alla sua spudorata arroganza.]
si esaltano i kamikaze che massacrano gli israeliani, si promuove una identità islamica contrapposta all' identità nazionale.
[Scempiaggini degne dell’uomo ma indegne del “Corriere della Sera”, principale quotidiano d’Italia. Come siamo caduti in basso!]
Ed è così che si preferisce il compromesso a tutti i costi, l'importante è che in superficie regni un ordine apparente. Della realtà sottostante, la fabbrica ideologica del terrore,
[Terrore, diffamazione, denigrazione e delazione oltre che stupidità è quanto instancabilmente ma remunerativamente Magdi Allam inietta nel sistema dei media italiani]
che se ne occupi il futuro governo o la futura generazione.

Magdi Allam
26 agosto 2006»
Ciò alla data 26 agosto 2006. La nuova “notizia criminis” contro 2601 cittadini italiani, colpevoli di voler porre fine all’embargo genocida nella Striscia di Gaza, da lui data il 4 novembre 2007 non è stata ancora raccolta da nessun PM d’Italia, mentre si apprende invece che un gruppo di avvocati del Comitato “Gaza Vivrà” sta elaborando una richiesta per l'incriminazione del governo israeliano per crimini contro l’Unanità. In fondo, si tratta di chiedersi e di sapere se esiste o non esiste violazione dei diritti umani da parte di Israele. Delle numerosi condanne in questo senso da parte dell’ONU né Stracquadanio né Malan si sono minimamente curati: a loro interessa raccattere voti dove sembra facile ottenerne. Gaza, si è detto, è in pratica un immenso campo di concentramento a cielo aperto: perché i senatori Stracquadanio e Malan non si sono uniti al loro collega Sen. Rossi, del gruppo misto, per andare a verificare insieme a loro se l’allarme umanitario è fondato o meno? Basta che loro facciano denunce che tornano a loro eterna vergogna! Rispetto ai Lager nazisti mancano solo le camere a gas, ammesso e non concesso che queste siano mai veramente esistite. Ma il genocidio è in atto e consiste in una politica deliberatamente mirata a far perdere agli arabi palestinesi la loro propria identità, un crimine peggiore dell'uccisione fisica. Che fanno gli onn. Stracquadanio e Malan di fronte a questa evidente violazione dei diritti umani? Sanno gli onn. Stracquadanio e Malan che una fetta consistente di parlamentari palestinesi, eletti in democraticissime elezioni svoltesi sotto controllo internazionale, sono imprigionati dal governo israleliano? Se il sen. Fernando Rossi chiederà loro come parlamentari italiani di far parte di una delegazione italiana di parlamentari italiani per anare a visitare nelle carceri israeliane i parlamentari palestinesi, cosa faranno? Si gireranno da un'altra parte? Non avranno né orecchie per sentire né occhi per vedere?

Ciò premesso, mi occorre tempo per ricostruire le prodezze di Stracquadanio e Malan, parlamentari di FI dai quali mi dissocio e dissento pubblicamente come elettore e tesserato, a partire in data 19 agosto 2006 dal famigerato manifesto Ucoi – giudicato offensivo per la sensibilità delle comunità ebraiche italiane – fino ai giorni nostri in cui al valico di Erez viene impedito ad una delegazione italiana di poter entrare nell‘«inferno di Gaza» per verificare le condizioni igienico-sanitarie del milione e mezzo di persone che vi sono rinchiuse e che muoiono giorno per giorno come conseguenza di un embargo genocida cui per servilismo è associato e responsabile anche il nostro governo, dal quale i cittadini italiani firmatari dell'appello umanitario si sono nettamente dissociati insistendo affinché l'embargo venga tolto ed il nostro governo dia prova di effettivo rispetto dei diritti umani.

(segue)

lunedì, dicembre 24, 2007

Gaza: All’inferno non si entra.

Ricevo sulla mia posta privata il seguente drammatico aggiornamento che pubblico in “Civium Libertas” ed in “Club Tiberino”. Il testo resta immutato rispetto a come a me giunto. Per leggere il primo Comunicato da me ricevuto e diffuso clicca qui.

Antonio Caracciolo

***

ALL'INFERNO NON SI ENTRA

DISPACCIO DELLA DELEGAZIONE PARTITA PER GAZA



Ramallah, Palestina, Domenica 23 dicembre, ore 16,00


«Questa mattina, mentre si udivano spari di mitragliatrice e dopo un defatigante viaggio, la delegazione di solidarieta’ con il popolo di Gaza* si e presentata al valico di Eretz per varcare il confine con l’inferno di Gaza.

E’ stata brutalmente RESPINTA dall’ esercito israeliano.

Il criminale embargo decretato dal governo di tel Aviv, sostenuto dagli Usa e dall’Unione Europea, non si limita al blocco delle merci, dei medicinali ecc., giunge perfino ad impedire i contatti umani.

La Striscia non e una prigione a cielo aperto, ma un vero e proprio campo di concentramento.

In carcere infatti almeno i colloqui sono consentiti, a Gaza no.

Con il sopruso di questa mattina l’esercito ed il governo di Israele hanno dato anche un sonoro ceffone alle autorita italiane.

Esse avevano infatti assicurato (incontro col viceministro Ugo Intini, svoltosi alla Farnesina l’11 dicembre) che avrebbero compiuto i passi necessari affinche’ la delegazione potesse raggiungere Gaza.

Il crimine di questo embargo genocida evidentemente puo compiersi solo grazie a molte complicita e non tollera testimoni, ne’ intrusi.

Per denunciare questa situazione la delegazione di solidarieta continuera’ la sua attivita nei prossimi giorni.

Nel frattempo il muro di silenzio ha iniziato a cedere. Leonardo Mazzei e Vainer Burani sono stati am lungo intervistati dalla TV araba al Jazeera. Le interviste saranno trasmesse questa sera.

Per domani mattina (lunedi’ 24 dicembre) e prevista (grazie al determinante contributo delle organizzazioni della Resistenza palestinese) una conferenza stampa a Ramallah.

Subito dopo ci recheremo al consolato italiano di Gerusalemme dove protesteremo, con un sit-in, per la situazione che si e determinata.

Domani sera saremo invece a Betlemme in occasione della Santa messa di Natale.
La delegazione italiana, affiancata dai fratelli palestinesi, musulmani e cristiani, e da decine di militanti antisionisti israeliani, esporra’ uno striscione in lingua italiana con su scritto «STOP EMBARGO! GAZA VIVRA’»

Tutte queste attivita sono finalizzate ad una nuova e piu forte iniziativa al valico di Eretz, al quale ci ripresenteremo, piu’ numerosi, il 26 dicembre.

Sacchi con medicinali, giochi e altro materiale sono stati consegnati ai volontari di due Ong italiane attive da tempo all'interno di Gaza e verranno distribuiti alla popolazione.

Leonardo Mazzei x la Delegazione

* La Delegazione e’ composta da: Leonardo Mazzei «Comitato Gaza Vivrà» - Fernando Rossi, Senatore - Giovanni Franzoni, Comunità Cristiane di Base - Lucio Manisco, Giornalista ed ex parlamentare - Maria Grazia Ardizzone, Campo Antimperialista - Elvio Arancio, Centro studi cultura islamica di Torino - Davide Casali, Fotoreporter, inviato di Infopal.it - Giuseppe Pelazza, Avvocato - Vainer Burani, Avvocato, membro «Giuristi Democratici» - Maria Grazia Da Costa, Operatrice sanitaria - Ugo Giannangeli, Avvocato, onlus «Per Gazzella» - Zeno Leoni, Giornalista - Carmela Vaccaro, Docente universitaria, esperta di acqua - Erika Miozzi, Associazione umanitaria di volontariato «Sumud» - Anika Persiani, Associazione umanitaria di volontariato «Sumud» - Margarita Langthaler «Comitato Gaza Vivrà di Vienna.



"Gaza Vivrà”: genocidio in atto = non potevamo non sapere!

Ricevo sulla mia posta privata e divulgo attraverso questo blog per i diritti civili “Civium Libertas” ed il blog di militanza politica “Club Tiberino”. Non ci venga a dire Magdi Allam che abbiamo preso un colpo di sole in pieno inverno. Una parte della guerra a sostegno di un popolo sotto genocidio è la lotta per ribadire la verità dei fatti e per tenere informati i cittadini italiani di quanto succede a Gaza proprio in questi giorni mentre noi celebriamo il Santo Natale, sempre più ridotto ad un’orgia di consumi – un po’ meno quest’anno – che non ad essere un’occasione nella quale tutti, cristiani e non cristiani, possiamo per un momento pensare ai reali fondamenti della nostra umanità.

Antonio Caracciolo

http://cpr.splinder.com/post/15247623/Nessun+diritto+per+gli+abitant

Nessun diritto per gli abitanti della città prigione di Gaza

Divieto di ingresso nella Striscia di Gaza per delegazione ufficiale italiana.
Tra i delegati, senatore della Repubblica italiana Rossi
Domenica 23 dicembre

Come saprete, una delegazione italiana è partita ieri diretta alla Striscia di Gaza, su mandato dell'assemblea del
Comitato che ha promosso l'appello per Gaza. Atterrata all'aeroporto di Tel Aviv, dopo le maniacali attenzioni che la polizia aeroportuale israeliana ha riservato soprattutto a Maria Grazia Ardizzone, è stata bloccata al valico di Erez, al confine tra la Striscia e eIsraele dai soldati israeliani. Il governo israeliano non ha permesso l'ingresso dei delegati nell'immensa prigione a cielo aperto che è la città di Gaza, dove un milione e mezzo di persone stanno morendo sotto l'embargo genocida.

La delegazione, ufficiale e con inviti scritti da parte delle autorità palestinesi e della Resistenza, è composta anche da un senatore della Repubblica italiana, l'on. Fernando Rossi. Nei giorni precedenti alla partenza si erano succeduti incontri e contatti con il ministero degli Esteri italiano, affinché chiedesse al governo israeliano di garantire l'ingresso nella Striscia. Pareva che tutto sarebbe andato liscio. Invece, ieri è giunta la conferma dalla stessa ambasciata del divieto di entrata, sebbene
il viceministro italiano Ugo Intini avesse assicurato (l'11 dicembre, presso la Farnesina) che tutto sarebbe andato liscio.

Il gruppo è formato da Leonardo Mazzei (Comitato Gaza Vivrà), Fernando Rossi (Senatore), Giovanni Franzoni (Comunità Cristiane di Base), Lucio Manisco (Giornalista ed ex parlamentare), Maria Grazia Ardizzone (Campo Antimperialista), Elvio Arancio (Centro studi cultura islamica di Torino
e collaboratore di www.islam-online.it), Davide Casali (Fotoreporter, inviato di www.infopal.it), Giuseppe Pelazza (Avvocato), Vainer Burani (Avvocato, membro «Giuristi Democratici»), Maria Grazia Da Costa (Operatrice sanitaria), Ugo Giannangeli (Avvocato, onlus «Per Gazzella»), Zeno Leoni (Giornalista), Carmela Vaccaro (Docente universitaria, esperta di acqua), Erika Miozzi (Associazione umanitaria di volontariato «Sumud»), Anika Persiani (Associazione umanitaria di volontariato «Sumud»), Margarita Langthaler (Coordinamento antimperialista - Vienna). Si trova al momento fermo al valico.

Come
precisato in un comunicato, il Comitato "Gaza Vivrà" voleva testimoniare la solidarietà di una parte importante e consapevole della società civile italiana e verificare le condizioni in cui versa la popolazione della città e dell'intera Striscia di Gaza. In particolare, avrebbero dovuto avere incontro con il Primo Ministro Ismail Haniyye, con il presidente del Parlamento palestinese, Ahmad Bahar, nelle cui mani avrebbero consegnato l’Appello «GAZA VIVRÀ»; avrebbero visitato le aree danneggiate dagli israeliani nelle zone di confine, i campi profughi, gli ospedali, le scuole e le industrie colpite dall'embargo e dagli attacchi israeliani, nonché il valico di Rafah, dove, come noto, sono bloccate da mesi sul lato egiziano migliaia di persone che non riescono più ad entrare nella Striscia. Erano previsti anche incontri con le organizzazioni umanitarie, gli studenti universitari e i bambini di una scuola elementare. La visita avrebbe dovuto concludersi con una conferenza stampa con tutti i media presenti a Gaza per rendere noti i risultati della visita e annunciare le future iniziative congiunte. Il 27 dicembre la delegazione, di passaggio in Israele, avrebbe avuto una fitta rete di incontri con le diverse organizzazioni che sostengono la causa palestinese e combattono l’embargo contro Gaza.

Ora tutto questo è stato compromesso dai carcerieri di Gaza, l'esercito israeliano che non tollera che testimoni sinceri possano vedere e riferire le reali condizioni della popolazione della Striscia. Al momento sembra che ci sia in programma una manifestazione a Betlemme e una conferenza stampa che ancora non si sa quando e dove si terrà. Terremo informati i nostri lettori, in tempo reale, per quanto ci sarà possibile. Intanto, sacchi con medicinali, giochi ed altro materiale sono stati consegnati ai volontari di due Ong italiane attive da tempo all'interno di Gaza e verranno distribuiti alla popolazione. I delegati stanno monitorando la situazione del piccolo flusso di palestinesi che entra e esce dalla Striscia. Molti sono stati gli spari dell'esercito israeliano avvertiti poco oltre il valico per tutto l'arco della giornata. Un grande pallone aerostatico controlla la Striscia a 300-400 metri di altezza dal suolo.

La Striscia di Gaza è un campo di concentramento.
L'embargo criminale decretato dal governo di Tel Aviv, sostenuto dagli Usa e dall’Unione Europea, non si limita al blocco delle merci, dei medicinali, ecc., ma giunge perfino ad impedire i contatti umani! Con il sopruso di questa mattina l’esercito ed il governo di Israele hanno dato anche un sonoro ceffone alle autorità italiane. Intanto Leonardo Mazzei e Vainer Burani sono stati a lungo intervistati dalla TV araba al Jazeera. Le interviste saranno trasmesse questa sera. Domani mattina (lunedì 24 dicembre) è prevista (grazie al determinante contributo delle organizzazioni della Resistenza palestinese) una conferenza stampa a Ramallah. Subito dopo i delegati si recheranno al consolato italiano di Gerusalemme dove protesteranno con un sit-in, per la situazione che si è determinata.
Domani sera, invece, saranno a Betlemme in occasione della Santa messa di Natale. La delegazione italiana, affiancata dai fratelli palestinesi, musulmani e cristiani, e da decine di militanti antisionisti israeliani, esporrà uno striscione in lingua italiana con su scritto «STOP EMBARGO! GAZA VIVRA’». Tutte queste attività sono finalizzate ad una nuova e piu forte iniziativa al valico di Eretz, al quale ci ripresenteremo, più numerosi, il 26 dicembre.


Massima solidarietà alla popolazione di Gaza!
Denunciamo il comportamento delle autorità israeliane!
Vogliamo la fine dell'embargo-lager!
Pretendiamo che la delegazione documenti i fatti!



Fonti
http://www.infopal.it/testidet.php?id=7108
http://www.islam-online.it/del_gaza.htm
http://www.antiimperialista.org/index.php?option=com_content&task=view&id=5447&Itemid=68



domenica, dicembre 23, 2007

Rosario Romeo, la LUISS e altro

Versione 1.1

Questa notte in registrazione ho ascoltato diverse relazioni di un convegno che un'associazione studentesca della Luiss, la «Magna Charta Libertatut», ha organizzato per commemorare Rosario Romeo che della LUISS era stato promotore e rettore. Le relazioni erano tutti interessanti ed ho potuto apprendere cose che non sapevo ad incominciare dal fatto che Rosario Romeo sia stato il più grande storico italiano del Novecento. Se è tutto qui, ahimé poveri noi! Leggerò comunque l’opera di Rosario Romeo, per fortuna in lingua italiana e quindi tale da non richiedere uno sforzo eccessivo. Di Rosario Romeo, professore a lettere, ricordavo solo un episodio banale riportato dai giornale all'epoca in cui io ero studente a Scienze Politiche alla Sapienza negli anni 1970-75. Se non ricordo male il prof. Romeo in pieno consiglio di facoltò avrebbe dato un pugno in volto ad un altro docente, il prof. Capizzi, il quale gli avrebbe dato del fascista per le sue posizioni di allora. Ma questo è solo un episodio colorito, che è però l’unica cosa che ricordavo di lui.

Questa notte ne ho apprese altre. Ne traggo le mie conclusioni. Al prof. Romeo non piaceva l'università che si era venuta creando dopo il 1968. E non so dargli torto. Aveva pensato di crearsene un’altra, la Luiss, appunto. E lo faceva mentre era professore della «Sapienza», cioè dell’Università Statale, percependone i regolari emolumenti ed esercitandone i poteri connessi al ruolo. Voleva creare ed ha creato un'università privata utilizzando il capitale pubblico. Lui era uno storico versato in economia e si intendeva di capitalismo. Se il modello voleva essere quello americano, non lo era per intero. Qui gli studi universitari costano agli studenti un'autentica fortuna che assai poco in Italia possono permettersi.

In Italia vigeva e vige il sistema dell’università pubblica, della scuola pubblica, della sanità pubblica con tutto quello che sappiamo. Il sistema pubblico non funziona. Ma perché? Stando alla sola università forse il male principale è da ricercare nel potere baronale, cioè in un sistema attraverso cui si riproduce la docenza e ci si rapporta con il potere politico e gli altri poteri forti. L’università di massa ed un certo subbuglio nella struttura della docenza non erano andate a genio al prof. Romeo. Da qui il tentativo Luiss, che devo averlo deluso in un momento in cui gli dovette essere chiaro che l'industria rappresentata da Carli non gli metteva in mano uno strumento per comandare, ma per ubbidire.

Non voglio dilungarmi. Basti pensare ai seguenti dati: i nuovi studenti della Luiss non possono raggiungere i numeri della Sapienza, ma devono avere una consistenza limitata. Solo così possono sperare di venire assorbiti dalle imprese confindustriali. A questi studenti viene chiesto un minimo di disciplina che invece non viene imposto agli studenti “liberi” della Sapienza. Inoltre pagano, anche se non quanto gli studenti americani. Ma il dato più scandaloso contro il quale nessuno si è mai rivoltato, trovando la cosa del tutto normale, è un altro. I docenti della Luiss erano e sono in grandissima parte docenti della Sapienza, cioè pagati dai contribuenti, i quali oltre a prendere lo stipendio dallo Stato italiano andavano ad arrotondare alla Luiss, dove magari si impegnavano di più che non nel pubblico. Non esseno ubiqui cosa facevano? Alla Sapienza scaricano il carico didattico sulle spalle delle figure “precarie” o sui “ricercatori”, ai quali venivano negati i riconoscimenti per i lavoro prestato. La rivendicazione principale dei “negri” era il riconoscimento della terza fascia della docenza e di un sistema di reclutamento e di avanzamento della carriera che avrebbe scardinato l'essenza stessa del potere baronale senza per nulla far scadere i livelli qualitativi e di eccellenza....

Il discorso potrebbbe esser lungo e non ho tempo e voglia di farlo. Confido però che chi appena un poco si intende di università abbia capito il senso complessivo. In altra occasione, se occorre, approfondirò il discorso per quanti non lo avessero capito. Adesso devo smettere perchè voglio fare altro. Il grande storico Romeo, profondo conoscitore del capitalismo italiano, se voleva il “barone” poteva farlo nell'università pubblica e statale, che gli ha consentito di sviluppare la sua carriera fino a diventare “il più grande storico italiano” del Novecento, sperando che gli altri che possono vantare non minore grandezza se ne stiano zitti. Dove invece rassegnarsi ad esser “servo” in una università che aspirava a diventare “privata” al servizio dell'industria privata, con i soldi e gli uomini delle “risorse pubbliche”, secondo la formula propria del capitalismo italiano: privatizzazione dei profitti e socializzazione delle perdite. Un principio che la gran folla degli studenti dell’università di massa aveva ben compreso in quegli anni Settanta.

martedì, dicembre 04, 2007

Campagna adesioni per il "nuovo movimento politico"

Nelle due giornate in cui ho presieduto il Gazebo davanti al civico 230 di viale Marconi, in Roma, ho raccolto 210 adesioni, cioè preiscrizioni. Solo una piccola parte degli aderenti era fornita di indiririzzo di posta elettronica. A loro ho mandato questa mattina un invito al Club Tiberino. Per quanti visitano questa pagina e desiderano iscriversi al nuovo movimento politico, possono farlo per via telematica al seguente sito: Verso il nuovo movimento politico. Per quanti di loro abitano in Roma nel Quartiere Marconi e desiderano momenti di aggregazione sui problemi di Quartiere ricordo il nostro Club Tiberino.



Per compilare il Modulo di preiscrizione clicca Qui
E se abitando in Roma desideri aderire anche al Club Tiberino clicca qui e segui le istruzioni.

Salve!

Sono Antonio Caracciolo,

ossia il tuo concittadino che di fronte al civico 230 di Viale Marconi nelle giornate di sabato e domenica 1 e 2 dicembre ha raccolto le preiscrizioni al nuovo partito che succederà a Forza Italia e che si chiamerà con il nome e simbolo “il Popolo della Libertà” o “il Partito della Libertà”. L’augurio mio e di tutti è che si tratti di un partito nuovo e diverso da quelli del passato, ossia un partito che reallizzi a pieno il dettato dell’art. 49 della Costituzione: ciò dipenderà in buona parte da noi stessi e dalla nostra capacità di autoorganizzazione. L’art. 49 della costituzione dice che i cittadini hanno il diritto di associarsi in partiti politici per concorrere alla formazione della politica nazionale. I partiti a loro volta devono avere struttura interna ed organizzazione democratica tale da favorire la più ampia partecipazione.

Fermamente compreso del significato e dell’importanza dell’art. 49 ho cercato da qualche anno di mettermi in contatto tramite internet con altri concittadini impegnati nella stessa area politica, ma senza preclusioni verso nessuno che voglia discutere di politica. Ho così dato vita ad una serie di iniziative accessibili a chi usa internet. Si tratta nell’ordine:

1°) Di un gruppo di discussione moderato, detto Club Tiberino, al quale è associato un Blog intitolato all’inizio FARE POLITICA IN FORZA ITALIA e dopo l’annuncio di Berlusconi con nuovo titolo: FARE POLITICA CON IL POPOLO E PER IL POPOLO.
2°) A questo primo Gruppo di discussione sono associate altre iniziative telematiche, alle quali potrai accedere dai links interni e non strettamente indirizzate ai militanti di Forza Italia, ma rivolte a tutti i cittadini, anche non italiani. Di queste te ne indico una sola: il blog “Civium Libertas”:
http://civiumlibertas.blogspot.com/
ossia un blog (con relativo Gruppo associato e con iscrizione soggetta ad approvazione) che è specializzato nei problemi connessi alla libertà di pensiero, di ricerca, di insegnamento, per me particolarmente importanti in quanto di mestiere sono un docente di filosofia del diritto nell’Università di Roma La Sapienza.

Per trasparenza e chiarezza devo però darti una importante avvertenza che ti prego di tener ben presente al fine di evitare spiacevoli malintesi. Se visiterai i miei siti e leggerai i miei articoli, devi valutare che si tratta di mie opinioni e posizioni personali che offro alla libera discussione ed al dibattito. Accetto e gradisco anche il serrato contraddittorio. In nessun modo pretendo di imporre ad altri le mie vedute. Ho scelto di militare in un partito che si chiamerà “il Partito della Libertà” o “il Popolo della Libertà” proprio perché mi aspetto che almeno in questo partito via sia piena libertà di pensiero e di discussione.

L’avvertenza non è inutile perché già mi sono trovato e mi trovo in aperto dissenso con tanti pezzi grossi di partito, chiamati da Berlusconi “parrucconi”, proprio sui temi della libertà di pensiero e di ricerca. Continuerò a combatterli, in modo civile e non violento, per affermare quelli che a mio avviso sono gli autentici principi liberali.

Pertanto, in nessun modo ciò che leggerete vincola quelle che possono essere o saranno le posizioni ufficiali del partito gi di Forza Italia e ora “il Popolo della Libertà“ o “il Partito della Libertà. Sono mie idee e posizioni personali sulle quali gradirei molto avere il conforto di una vostra opinione, anche in netto dissenso.

Potete estendere questo invito a chi riterrete possa essere interessato. Purtroppo delle 210 persone che hanno firmato la preiscrizione al gazebo da me presieduto solo una minima parte fa uso di internet.

Se avrete bisogno di assistenza tecnica per l’attivazione e l’uso dei Gruppi e dei Blog che propongo alla vostra discussione potete scrivermi al seguente indirizzo:
cardisem@gmail.com

Siti proposti:
Club Tiberino
Fare politica con il popolo e per il popolo
Civium Libertas Blog
Civium Libertas Gruppo
Civium Libertas Bollettino
Fare politica in Calabria

Antonio Caracciolo,
residente in Roma,
ma spesso in Calabria, dove ho fondato un Club in Seminara e dove mi è stata affidata la responsabilità di Coordinatore provinciale dei Clubs FI per la provincia di Reggio Calabria.

giovedì, novembre 29, 2007

Gazebo per il nuovo partito

Cari Amici,

mi sono offerto di tenere un gazebo per l'iscrizione al nuovo partito. L’ora X è prevista per questo fine settimana. In questo post terrò una cronaca ed una testimonianza in progress delle due importanti giornate. Questo mio blog potrà essere un centro di aggregazione per quanti ne sono interessati ed alla faccia dei miei delatori di “Informazione Corretta” e di tutti i Iannuzzi d’Italia, che mi auguro escano loro al più presto dal partito. Se non lo faranno, sarò tuttavia lieto di confrontarmi con loro democraticamente e civilmente.

Nel Gazebo da me tenuto, insieme con Giorgio, uno studente di Economi e Commercio, in Viale Marconi all'altezza del numero civico 230, in Roma, abbiamo raccolto un tutto 210 adesioni, cioè 230 persone hanno compilato il modulo di Preiscrizione. Ad ogni persone è stato spiegato che non si trattava di in referendum, al quale poteva partecipare ogni cittadino, ma della preiscrizione ad un partito nuovo, di cui avevano facoltà di scegliere il nome fra due possibilità offerte.

Per quello che posso testimoniare vi è stata una spontanea partecipazione e non ho da segnalare nessuna azione di disturno, eccetto una battuta infelice di un giovane sciocco che ci invitava a fermarci a 50.000.000 di adesione raccolte. Ho invece da lamentare un increscioso episodio interno all quale voglio dare qui pubblicità. Verso le ore 15 ho ricevuto una telefonata dalla segreteria del coordinatore provinciale on. Giro. La segretaria annunciava che entro un'ora sarebbe passato al mio gazebo l’Onorevole per una visita. In realtà, non è passato fino ad oltre le 19, quando è stato smontato in gazebo anche perché incominciava a piovere. Sembra sia un’astuzia per costringere i volontari a non smontare i gazebo nel primo pomeriggio. Non so se sia proprio vero. In ogni caso: a) l'Onorevole Francesco Giro mi deve delle scuse per essersi fatto annunciare e per non essere poi venuto: la sua visita non era stata né richiesta né necessaria a fronte di un impegno (due giornate piene) gratuito ed assolutamente volontario. b) Se è stata un’astuzia per prolungare l'impegno dei volontari, allora il nuovo partito incomincia male.

Per tentare di mantenere un contatto con quanti hanno firmato al mio tavolo ho copiato gli indirizzi di quanti erano forniti di posta elettronica. A loro spedirò un invito al Gruppo Yahoo! (Club Tiberino) ed al Blog già di Forza Italia ed una segnalazione di questo Blog. Nel popoloso quartiere Marconi vi è un diffuso bisogno di partecipazione politica. Ad esso cercherò di dare una risposta.

(segue)

domenica, ottobre 21, 2007

Israele come “stato nazista”: una pubblica sfida a “Informazione Corretta”

Versione 1.4
Testo in progress

Avvertenza

Il discorso vuol essere serio, ma per essere svolto ha bisogno dei suoi tempi tecnici e di una mia disponibilità di tempo per trattare la materia. Purtropp, al momento sono impegnato con molti altri temi. In verità, sono refrattario a trattare il tema “nazismo” al di fuori del suo contesto storico e geografico, ma ormai il termine ha assunto un significato improprio, del tutto metaforico. A chi giustamente mi volesse rimproverare un uso estensivo del termine nazista e stato nazista, rispondo che ha ragione. Se però un Carlo Panella pensa di poter scrivere un libro sul “fascismo islamico”, allora diventa lecito scriverne un'altro sul “nazismo israliano”, magari utilizzando solamente fonti ebraiche come Avraham Burg, o anche facendo ricorso ad un'esegesi eterodossa dei testi biblici. I lettori interessati devono aver pazienza. I lettori intelligenti ed informati credo che abbiano già potuto intuire gli sviluppi possibili già da questa mia breve avvertenza e dalla bozza di trattazione che subito segue.


Sommario:

0. Premessa. – Lancio da questo blog una sfida ai Benevoli e Corretti Informatori: la tesi che illustrerò con dovizia di argomenti e documenti di Israele come stato autenticamente nazista e razzista e lo farò davanti a Berlusconi in persona, se con le loro infami e vili delazioni riusciranno ad attirare l’attenzione del Capo e Padrone Supremo di FI verso questo mio sito che ho dovuto creare proprio perché la Israel Lobby infiltrata in FI non lascia a tesserati ed elettori possibilità di dibattito e confronto. Intanto, nessuna pretesa di originalità. A dirlo, fra i tanti, è un loro ex: Avraham Burg. Questa mattina dalla voce di Marco Cappato, che conduceva la quotidiana ed orientata rassegna di Radio radicale, gli è sfuggita dal seno la fola di uno stato di Israele testa di ponte della democrazia in Medio Oriente, dove bisognerebbe grazie ad israele allargare le strutture della democrazia. E si vocifera di Terza Guerra Mondiale. Se fosse così, bisogna interrogarsi sul senso e sul valore della parola democrazia. Se in Palestina, o meglio nella ex Siria allargata e poi smembrata ad opera di quei grandi facitori di democrazia che sono gli inglesi, vi è da cento anni una guerra che adesso minaccia di sfociare in una guerra di maggiori dimensioni, dobbiamo ringraziare i democratici israeliani, che hanno fatto sloggiare i palestinesi da terre che erano loro ed ora li tengono dentro una condizione di segregazione che supera per estensione e durata quella dei lager nazisti. Il nostro Cappato la bufala di Israele stato democratico se la può tenere per sé. Ho votato qualche volta volta per i radicali ed ho pure tentato un avvicinamente con loro, ma mi rende perfettamente conto che la loro è una miserabile ideologia fondata su momenti emotivi intorno ai quali hanno avuto in passato l’abilità di suscitare movimenti di opinioni. Ma non è né dai radicali né dalla Isral Lobby che possiamo aspettarci alcuna democrazia. Ce ne possono certamente privare. Sono abili nel fomentare la guerra, nel mettere gli uni contro gli altri e nel saperne trarre vantaggio. Dalla seconda guerra mondiale accompagnata dalla grande bufala ideologica dell’«Olocausto» hanno tratto i presupposti politico-ideologici per l'edificazione a spese di terzi dello Stato di Israele. Da una conflagrazione bellica in Medio Oriente otterranno il riconoscimento della Grande Israele con i palestinesi ridotti a dei residuali pellerossa confinati nelle loro riserve. Questa è la verità che si impedisce di svelare grazie a leggi liberticide già vigenti in Europa, ad una stampa e una classe politica asservita ed in ultimo che il tentativo di Riccardo Levi, un signor nessuno con padroni che sono invece Qualcuno. La Verità non ha diritto alcuno di cittadinanza nella democrazia immaginata da marco Cappato e dai suoi benevoli amici di Informazione Corretta.

Prima di procedere oltre nello sviluppo ed illustrazione del nostro assunto occorre definire e precisare la nozione di stato nazista. In senso rigorosamente proprio stato nazista dovrebbe venir considerato solo il regime che storicamente si caratterizzò in Germania dal 1933 al 1945. Il termine “nazista” è stato poi assunto con significato antonomastico per indicare ogni possibile forma di nefandenza e dispotismo: il male in sé. In un'ulteriore accezione “nazista” è sinonimo di “razzista”. Ed è su questo particolare aspetto che sarà orientata la nostra azione. In effetti, l'innegabile caratterizzazione “ebraica” dello Stato di Israele contiene in sé il principio di un razzismo che può addirittura rintracciarsi nei testi religiosi dell'ebraismo. Non vi è persona che non conosca la pretesa degli ebrei di essere il popolo “eletto” e come ciò abbia avuto nel tempo una concreta ricaduta dei rapporti degli ebrei con tutti gli altri popoli nel corso di una storia che si può estendere nell'arco di tremila anni. Solo con il cristianesimo le affermazioni più inaccettabili dell'ebraismo verranno trasfuse in un senso simbolico che a malapena può renderle accettabili, ma il cui senso originario non può essere cancellato al punto da renderlo irriconoscibile. Basta pensare al significato originario della Pasqua (di sangue) ed alla sua edulcorazione cristiana. Se l'accezione immediata – non quella adulterata da biblisti ed esegeti di corte – di molte pagine della Torah dovessero passare il vaglio di un odierno tribunale sui diretti umani, i Sommi Sacerdoti del Sinedrio sarebbero probabilmente condannati per violazione dei diritti umani. L'ideologia religiosa odierna dello Stato di Israele, o meglio della entità Israele, trova tuttora il suo ancoraggio nella Torah, detta dai Cristiani Vecchio Testamento, non essendo dagli Ebrei per nulla riconosciuto il Nuovo, che è in fondo una riforma in senso umanitario della vecchia ideologia religiosa ebraica. Sono fatti noti a chiunque che non occorre dimostrare, ma basta solo richiamare in premessa.

1. Razzismo ebraico. – Troppo attinente al mio assunto per non riportarlo per intero è l'articolo di Maurizio Blondet apparso proprio ieri su EffediEffe. Ho già detto che considero una forzatura l'uso del termine nazismo decontestualizzato dal suo tempo storico e dalla geografia storica, ma ormai esso ha assunto un significato generico per denotare un’estrema illiberalità. Uno dei suo connotati generici è il contenuto razzistico. In questi giorni, in seguito ad una iniziativa assai criticabile dei commiliyoni di FI Stracquadanio e Pavan è giunta in giudizio l'accusa di "odio razziale" ai musulmani dell’Ucoi per avere questi detto pubblicamente che Israele sta perpetuando contro i palestinesi ciò che i nazisti fecero contro gli ebrei. Sono in molti a dirlo ed a pensarlo ed in ciò non vi è odio alcuno, ma si tratta di una semplice opinione, erronea quanto si vuole e se si vuole, ma che non ha nulla a che fare con l’«odio razziale». Devo ancora documentarmi sulla genesi della legge Mancino, ma sono già portato a credere che sia stata una legge lobbisticamente estorta per poter poi esercitare vere e proprie angherie. Esiste però il rovescio della medaglia: la contestazione di “odio razziale” può essere ritorta agli stessi israeliani (sionisti, Israel lobby o come si vuole e si può dire) con maggiore fondamento di quanto essi non si servano di questo strumento di persecuzione legale contro altri. Ma ecco nella sua integralità il testo esemplare di Maurizio Blondet, al quale cercheremo di dare qualche valore aggiunto.
GERMANIA - «Contrastare la pericolosa assimilazione degli ebrei in Germania»: con questo ordine del governo Olmert, agenti della «Nativ» (agenzia governativa israeliana) sono sparsi nella Repubblica Federale Tedesca con lo scopo di «convincere» gli ebrei a stabilirsi in Israele. Si tratta di 200 mila ebrei per lo più sovietici, che costituiscono il 70% della comunità ebraica che cresce più rapidamente nel mondo, quella tedesca. Ma la loro assimilazione nella comunità è «problematica», dicono in Israele, a causa di «differenze linguistiche e culturali, fra cui un diverso modo di intendere l’ebraicità e la scarsa conoscenza dell’Olocausto».

A parte il ridicolo accenno all’Olocausto (è quello, pare, che definisce la giudaicità), i veri motivi «culturali» sono pudicamente taciuti: gli ebrei ex-sovietici sono più sovietici che ebrei, hanno sposato spesso donne non-giudee, e dunque, quando vanno in Israele, i loro figli non sono considerati ebrei né le loro mogli, e sono sottoposti ad angherie da parte dei super-ortodossi, che espellono i figli «impuri» dalle scuole. Non a caso gli ebrei sovietici in Israele sono solo centomila, la metà di quelli in Germania.

Il fatto è che quelli la Germania l’hanno scelta e ci stanno benissimo, assimilandosi senza problemi. Il governo tedesco ha protestato, ma a bassa voce: «Se vivere in Germania o in Israele è una decisione che (gli ebrei) sono in grado di prendere da soli», ha detto il ministro degli Esteri Frank W. Steinmeier. Invece s’è infuriato Stephan Kramer, il segretario del Consiglio Centrale Ebraico che rappresenta i giudei tedeschi. Ha scritto una letteraccia ad Olmert, in cui si dichiara personalmente offeso dall’iniziativa.
«A leggere la decisione del governo (israeliano), sembra quasi che gli ebrei tedeschi debbano essere evacuati. Questo manda un segnale fatale».
In realtà, tra i nuovi ebrei dell’URSS (arrivati negli anni ‘90) e la comunità più vecchia i dissapori sono all’ordine del giorno.
«Molti immigranti dall’URSS non sono considerati ‘veri ebrei’ dal resto della comunità», ammette Moishe Waks della sinagoga di Ryke Strasse a Berlino (1).
Si può capire che quelli non abbiano nessuna fretta di emigrare nella Terra Promessa, dove sarebbero ancor più discriminati dal rabbinato e dal governo.

Come faranno allora gli agenti segreti della «Nativ» a convincerli?
Con «operazioni alla James Bond», ha alluso la stampa tedesca.
Potrebbe essere una replica dell’«Operazione Ali Baba», con cui il Mossad «convinse» ad emigrare gli oltre centomila ebrei dell’Iraq - la più antica comunità della diaspora e la più integrata.

Il rabbino-capo iracheno Khadouri Sassoon diceva: «Gli ebrei e gli arabi hanno goduto [in Iraq] gli stessi privilegi e diritti da mille anni e non si considerano elementi separati di questa nazione».
Male, malissimo.
A cominciare dal 1950, una serie di bombe e attentati contro la comunità «convinse» i renitenti che era arrivato anche in Iraq l’antisemitismo.
Fra l’altro, una bomba antisemita esplose nella antica sinagoga Shem Tov di Baghdad, ammazzando tre ebrei e ferendone a decine.
Era stato il Mossad, come oggi è comunemente noto.

Anche in Germania, ora che ci sono gli agenti «Nativ», è facile prevedere un rincrudirsi di antisemitismo, con svastiche sulle sinagoghe, profanazioni di tombe ebraiche e anche peggio, sì da «convincere» anche i più integrati che la Germania si prepara ad una nuova Shoah.
La polizia federale farà meglio a vigilare, sono arrivati degli antisemiti.

A Londra, frattanto, la principale scuola ebraica della città - Jewish Free School - ha espulso un bambino perché razzialmente impuro (2).
La mamma, che insegna inglese nella stessa scuola, è una convertita, riconosciuta come tale dal rabbino capo di Gerusalemme.
Ma questo non basta al supervisore della scuola, rabbino Jonathan Sacks, che vuole soltanto figli di mamme o nonne ebraiche.
Il caso è arrivato sui giornali britannici, dove si parla di «violazione delle leggi anti-discriminazione».
Ma naturalmente, la discriminazione razziale è vietata solo ai goym, non alla razza superiore.

Phillip Hunter, il «chief adjudicator» della scuola fanatica, ha detto che non violava alcuna legge, solo che la politica scolastica dà la preferenza a bambini nati da mamma giudea in quanto i posti sono limitati, «senza riguardo alle loro convinzioni religiose».
Come si sa un ebreo ateo è sempre ebreo, se di razza ebraica.
«Stabilire l’ebraicità spetta al rabbino Sacks», ha detto il portavoce; piuttosto, ha intimato alla polizia inglese di approntare difese e protezioni migliori per i bambini della super-razza, in pericolo perpetuo.
Il Quarto Reich ha una sua scuoletta a Londra.
Forse la circonderà di un Muro.

Intanto in USA, l’Anti Defamation League of B’Nai B'rith (ADL) è riuscita a far varare alla Camera Bassa un progetto di legge (H.R. 1955) che ha lo scopo di «sradicare il terrorismo interno» che, secondo l’ADL, «fluisce su internet».
In pratica, ogni critica ad Israele, espressa con «linguaggio violento» sarà vietata perché porterebbe all’«estremismo» e dunque al terrorismo (3).
E’ lo stesso tipo di legislazione che intende introdurre in Europa il commissario Frattini.

Recentemente l’ADL ha intimato al rappresentante di Google in Israele, Meir Brand, di inserire filtri che blocchino quei siti che criticano «il sionismo e l’omosessualità» (sic).
Vada a suo merito, Meir Brand ha rifiutato.
Ma l’ADL ha il gioco più facile con due multinazionali mediatiche, Verizon e Comcast, dirette rispettivamente da due sionisti fanatici, Ivan Seidenburg e Brian Roberts.

Ma è proprio dai nemici esterni che bisogna difendere il sionismo?
Ogni anno 18 mila ebrei emigrano da Israele, e solo 2-5 mila tornano, e per lo più se ne pentono; gli israeliani che vivono permanentemente all’estero sono ormai, secondo Haaretz, oltre 700 mila.
In USA, gli ebrei si assimilano ad un ritmo mai visto.
Due su tre non si definiscono «ebrei» e un terzo di loro vive in quartieri non-ebraici, secondo il Council of Jewish Federation.
Più della metà degli ebrei americani sposano una non-ebrea; i giovani, ha rivelato un altro articolo di Haaretz, «si sentono più a loro agio quando non sono circondati da ebrei».

Il caso è chiaro: la comunità ebraica americana, per quanto potente, diminuisce ed invecchia a vista d’occhio.
E’ possibile che fra una trentina d’anni non avrà la forza lobbystica di oggi: e il flusso di miliardi di dollari, quelli della diaspora e quelli che Washington assegna ad Israele su pressione della lobby, senza contare gli armamenti che dona allo Stato ebraico, si assottiglierà.
Si aggiunga che, secondo i dati della Bar-Ilan University, oggi i non ebrei in Israele ammontano al 28% della popolazione.
Non si tratta solo di palestinesi con cittadinanza (che i sionisti contano un giorno o l’altro di espellere), ma di lavoratori immigrati (in crescita continua) e degli ebrei ex-sovietici: questi, quando non emigrano in Germania, decidono per Israele come seconda scelta, e soprattutto per ragioni economiche: potendo vantare un antenato ebreo, ricevono fondi per l’insediamento in Sion.
Non provano vera lealtà per la loro nuova patria, e sono estranei allo spirito del sionismo: a settembre scorso, una decina di giovani russi sono stati arrestati per attività neonaziste, inneggiavano ad Hitler.

Entro il 2020, gli israeliani «puri», super-sionisti o rabbinici saranno forse una minoranza in Israele.
Ecco perché le frenetiche attività di «convinzione» agli ebrei del mondo a stabilirsi in Israele.
Ma nel profondo, è l’ideologia del sionismo che sta perdendo la sua presa nell’ebraismo.
Quel che accade nella comunità italiana - così divorata dalla passione per Israele da continuare a vivere a Roma - accade dovunque: sì, offerte, lobbysmo di sostegno per lo Stato ebraico presso i politici locali, ma si resta dove si è.
In Israele, il dominio del rabbinato più retrivo - una minoranza, forte solo perché accaparra la maggior parte dei fondi della diaspora - soffoca la vita culturale imponendo le restrizioni di una vita da shtetl, da ghetto polacco di due secoli fa.

I giovani brillanti se la filano, tanto più che i genitori spesso hanno conservato il doppio passaporto e un’abitazione e interessi a Londra, Parigi, New York.
In questi giovani, il ricordo dell’olocausto, su cui il sionismo ha basato l’identità da vittima eterna, stinge a poco a poco.
E non c’è molto da fare.
Il conformismo ebraico vive di «mode» collettive, totalizzanti.

Nel primo ‘900 fu il marx-leninismo e il trotzkismo: la volontà di creare l’uomo nuovo sovietico fu il concorrente del sionismo, il concorrente più forte; coloro che immigrarono in Israele come «laburisti» erano soprattutto menscevichi russi, se non si contano i proto-fascisti russi di Yabotinski.
Il sionismo ha esercitato la sua presa propagandistica sulla comunità ebraica solo dopo la guerra, e anche allora non una egemonia: dei 2,5 milioni di ebrei che cercarono rifugio all’estero tra il 1935 e il 1943, solo l’8,5% scelse (o fu costretto a scegliere) la Palestina.
La stragrande maggioranza, 1,9 milioni ossia il 75%, scelse l’URSS, dove gli ebrei formavano il nerbo della nomenklatura.
Ed oggi la «moda» sionista, mai troppo forte, sta passando, e sempre più israeliani scelgono di tornare in Europa.

Lo stato sionista intensifica per questo i suoi allarmi sui pericoli dell’«antisemitismo», per questo accelera la «soluzione finale del problema palestinese», per questo impone ai goym continue celebrazioni della Memoria; per questo si arma e si prepara a guerre - bisogna mettere Israele in pericolo perché la diaspora si senta impegnata a salvarla.

Ma il pericolo per Israele non viene dalla fantomatica bomba atomica iraniana.
Viene invece dal mutamento dell’inquieta anima collettiva.
Viene da dentro (4).

Maurizio Blondet

Note
1) Kate Connolly, «Israeli migration agents target German Jews», Guardian, 28 novembre.
2) Polly - Curtis, «Jewish school told to change admission rules», Guardian, 28 novembre 2007.
3) «In Search of ‘Homegrown Terrorists’». www.truthtellers.org
4) Linda S. Heart, «Threat to Israel from within, not without», online Journal, 28 novembre 2007.


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Il recente libro di Levi di Gualdo, Erbe amare, pure segnalato da Blondet e che ho appena ordinato in libreria contiene altri dati interessanti con riferimento all’ambito religioso ebraico, non suscettibile di riforma alcuna. Basta una semplice lettura dei testi veterotestamentari per trovare traccia abbondante di un nazismo ante litteram. Immagino le facili obiezioni, ma io non sono tenuto alle esegesi di comodo e posso leggere ed intendere ciò che i testi dicono al comune buon senso. Lutero ci ha insegnato che l’interpretazione è libera.

2. La nozione di stato ebraico come intrinsecamente razzista. Eccolo il nodo da problema. Col l'aiuto di una documentazione fornita dagli stessi Corretti Informatori proveremo a dimostrare come l'intolleranza ebraica verso il resto del mondo contenga in se stessa una inconciliabilità ed una inattitudine alla convivenza pacifica con gli altri popoli, per definizione “idolatri”: chi non è ebreo, cioà osservante della religione mosaica, è un “idolatra”.

(segue)

venerdì, ottobre 19, 2007

Mobilitazione generale della rete

Cari Soci della Societas Civium Libertas
e p. c.
ai Lettori del Blog Civium Libertas

Vi mando di seguito un commento che ho collocato sul nostro Blog Collettivo Civium Libertas, in pratica uno strumento di espressione del nostro Gruppo ristretto e moderato, rivolto al più vasto pubblico della rete, ottenendo in meno di due mesi un considerevole successo.

È stato scritto senza indugio appena letto l’incredibile e sconcertante notizia, postata da Daniele Scalea e riprodotta dal blog di Beppe Grillo. Ecco il testo:
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All’On. Levi

Quanto leggo e porta la sua paternità a proposito della registrazione dei blogs è inaudito ed osceno. Ha mai letto l’articolo 21 della costituzione?

Incredibile ed altamente irritante. Mi auguro che presto tutti i sette milioni di utenti internet sappiano organizzare una manifestazione in Roma per la libertà di espressione, della quale voi
politici di professione dimostrate di avere terribilmente paura proprio con un provvedimento come quello a lei attribuito.

Antonio Caracciolo
Docente di filosofia del diritto

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Andrebbe subito aperta una riflessione ed un’analisi di cosa significa questo nuovo potente strumento di espressione che non ha precedenti nella storia. Se l'invenzione della stampa è stata la grande rivoluzione che conosciamo, internet e le sue infinite applicazioni superano a dismisura la portata rivoluzionaria dei torchi di Gutenberg. Ciò ha conseguenze rilevanti per l’organizzazione del potere e consente forme di democrazia diretta e di partecipazione dei cittadini prima impensabili. La vecchia classe politica lo ha ben capito, studiando contromisure all’antipolitica di Beppe Grillo che nasce proprio dalla Rete.

A questo punto, prima che sia troppo tardi, va organizzata una grande manifestazione, la più poderosa che mai vi sia stata, proprio per difendere la libertà di espressione dei cittadini. Considerando che gli Utenti crescono a dismisura insieme con il diffondersi della banda larga e che attualmente sono almeno sette milioni, occorre organizzare questi sette milioni per una, mille imponenti manifestazioni, da organizzarsi in tempi rapidi su semplice convocazione telematica: luogo, ora, giorno. Non occorrono palchi, microfoni, pulman, volantini e niente altro. Basta soltanto concertare un appuntamento tutti insieme per un unico motivo: la libertà di espressione attraverso lo strumento della rete. Se non si hanno i soldi per prendere un treno per venire a Roma, basta riunire gli internauti del proprio quartiere e manifestare nella piazza del proprio paese: in tutte le piazze d'Italia, a ritmi cadenzati e senza fine: ogni lunedì alle 17 in punto....

Spero di aver fornito un esempio di quanto sia facile organizzare la protesta. Ma protesta deve esservi! E la rapidità della mobilitazione è essa stessa arma vincente.

Pensate nel nostro piccolo cosa ha già significato la Rete. Pensate alla nostra iniziativa pro Graf. Pensate al mio Monitoraggio di “Informazione Corretta”, l’agenzia filoisraeliana che dopo aver diffamato per anni il mondo intero, certa della sua impunità, ha ora finalmente trovato pane per i suoi denti nello stesso terreno della rete. Pensate mille altre cose simili...

Antonio Caracciolo

P.S. - Chi vuole è da me autorizzato a diffondere questo testo in tutte le sedi a lui accessibili.

giovedì, ottobre 18, 2007

Monitoraggio di Ragionpolitica.it: A. Il Clericalismo

Versione 1.0

Sommario:

Premessa. Spiego qui nuovamente che le ragioni per le quali ho preso la tessera di un partito, nel caso di specie Forza Italia, vanno ricercate unicamente nella lettura ed interpretazione dell’art. 49 della costituzione che concede ad ogni cittadino il diritto di iscriversi ad un partito, che deve essere organizzato in modo democratico, per poter dibattere le sue idee insieme ad altri concittadini e così concorrere alla formazione della politica nazionale. Non è chi non sappia che ahimé non è così ed i partiti sono ordinariamente luogo di intrallazzo e malaffare. Le cronache giudiziarie sono piene di casi che riguardano indistintamente tutti i partiti, nessuno escluso. Quanto poi a cercare la democrazia interna nei partiti non la si riesce a trovare neppure con la lampada di Diogene. Con Ragionpolitica.it ho un vecchio conto che è giunto il momento di regolare. Forte della mia tessera e delle mie cariche in FI pensavo che un foglio di partito, che per giunta si dice vocato alla "formazione” (?!), potesse darmi spazio, non già per imporre le mie idee a nessuno, ma per confrontarle e discuterle. Manco per nulla. Dopo un poco di tentativi infruttosi decisi di creare questo Blog e dopo di questi oltre una ventina su tema diversi l'uno dall’altro, ma alcuni di contenuto prettamente politico e come questo di specifica militanza nel partito che mi sono scelto, ma di cui non sono stipendiato. Rivolgendomi ad alcuni buontemponi che hanno uno strano modo di concepire l’iscrizione ad un partito politico dico loro che per me Forza Italia non è una fede che mi sia nata in cuore, ma un luogo di impegno civile, pacifico e non violento, dove intendo contrastare innanzitutto ciò da cui dissento. È più facile dire: “non sono d’accordo” su determinate linee e tendenze di partito, i cui effetti sono già visibili e sperimentabili che non dichiararsi d’accordo su principi fumosi che hanno un così lato valore programmatico da essere in pratica una forma di demagogia oppure le cui ricadute pratiche sono di la da venire e verificare. Il clericalismo è una presenza ben chiara in Forza Italia. In questa sezioni mi propongo di individuarle nelle sue manifestazioni e nei suoi autori. Ne faccio una legittima critica esibendo le mie tessere, rinnovate negli anni, a Forza Italia.


Il Burka di Ganteo. Di Gianteo Bordeo mi sono fatto l'idea di un ragazzio di Comunione e Liberazione, con la sua tipica ideologia religiosa, finito in Forza Italia, dove forte di essere preposto alla “formazione” (mi vien da ridere) tenta di far passare le sue vedute nella testa di quello che egli immagina essere il gregge di FI. La questione del Burka delle donne islamiche è molto semplice in termini politici. Se queste donne vivono in Italia, sotto l’imperio della legge italiana, nessuno potrà costringerle con mezzi coercitivi ad indossare il tipico abito musulmano. Il problema si pone diversamente che le stesse donne vogliono indossarlo per una loro libera scelta. In questo caso, non riesco ad immaginare un Gianteo, opportunamente autorizzato, che vada a denudare le donne musulmane che non vogliono privarsi del loro Burca. Cosa ci sia sotto, anche se fornito di immaginazione, non sono curioso di vederlo. Gianteo polemizzi con la Bindi, rimproverandogli di non essere laica, moderna, moderato, come se invece lo stesso Gianteo fosse. I suoi temi sono appunto il Burca e simili.

(segue)

giovedì, settembre 27, 2007

Operazione Brambilla

Cari Lettori,

frequentatori abituali di questo Blog. In effetti, ho diminuito il numero di miei articoli in questa sede non perché sia venuto meno il mio interesse iniziale: avviare un dibattito nell’area di un partito politico istituzionale, poco importa quale esso fosse. Non poche volte mi è capitato di imbattermi in persone che mi scrivevano: «sono d’accordo con le cose che dice, ma non posso accettare il partito in cui lei ha deciso di militare». Vi sono stati perfino taluni che non qualifico, i quali hanno perfino tentato di scalzarmi dentro il partito di Forza Italia, proprio per le cose che dicevo e le posizioni che assumevo. La mia forza era ed è nel fatto che io con “Forza Italia” non ci ho mai campato e quindi figuratevi quale poteva essere il mio interesse. La mia è sempre stata una posizione pacifica e non violenta interamente calata nell’art. 49 della costituzione.

Ma non voglio tediarvi e cerco di venire rapidamente al punto. Nel frattempo è scoppiato il fenomeno Beppe Grillo, che pare nasca proprio dai blog. Ier sera Di Pietro ha pure magnificato questo nuovo strumento, prevedendo che fra qualche anno cambierà il modo della comunicazione politica. Non so se sarà così, ma non ho nessun motivo per rammaricarmente. Ho dedicato l’ultimo mese di settembre a costruire un nuovo Blog: Civium Libertas, dove partendo dai necessari presupposti della libertà di pensiero e di parola non è chiesto a nessuno la tessera di questo o quel partito.

Questo mio Blog iniziale con titolo profetico e provocatorio: “Fare politica in Forza Italia” resterà fino a quando manterrò la mia tessera di FI o esisterà FI. Per dopo è già pronto il nuovo titolo: CLUB TIBERINO. Tratterà temi politici generali e possibilmente legati territorialmente al bacino del Tevere. In pratica, da oggi i miei interventi politici su questo sito si dividono in temi riguardanti in senso lato la libertà dei cittadini che verranno trattati nel nuovo Blog Collettivo ed i temi specifici della critica politica e della militanza in FI e nell’area de centro destra che troveranno ancora qui il loro spazio. Con opportuni trasferimenti i temi “liberali” qui iniziati saranno trasferiti nel nuovo Blog Collettivo e qui aggiornati.

domenica, settembre 16, 2007

Nota redazionale per gli Amici del Club Tiberino

Cari Amici e Lettori di questo Blog,

vi ho trascurato da qualche tempo perché impegnato a progettare ed arricchire un nuovo Blog questa volta di carattere collettivo e non più personale. Tratterò i temi relativi ai diritti costituzionali di libertà (pensiero, ricerca, insegnamento) in un nuovo sito denominato Civium Libertas. In questo Blog tenterò di ritornare all’ispirazione iniziale che era quello di suscitare un dibattito all’interno di un’aggregazione politica istituzione, appunto Forza Italia, tuttora il maggiore partito italiano.

Non vi è chi non veda il degrado in cui sempre più cade la politica ufficiale dei partiti, grande divoratrice di sempre e sempre più lontana ed invisa ai cittadini, che se ne avessero i mezzi e la possibilità si sarebbero già da un pezzo liberati da una pletora di politici corrotti la cui principale risorsa è la loro faccia tosta. Un spia del malessere, fondato malessere, è il movimento di Beppe Grillo, che trae origine proprio da... un blog, tecnicamente come questo.

A mio avviso, Berlusconi ha intuito ancora una volta la necessità del cambiamento e pur con tutte le perplessità ed i distinguo il fenomento Brambilla significa questo. Di questo mio Blog sarà possibile in qualsiasi momento cambiare il nome, restando quello più proprio di Club Tiberino che avendo precorso i tempi si rivolge oggi di ieri all’area politica del centro-destra, o meglio alla sua base sociale ed elettorale contro la sua nomenklatura, i suoi vertici. Posso farlo in tranquilla coscienza e senza remore perché io mi identifico intereramente con la base, con il cittadino comene e perfine “qualunque”, aggettivo passato alla storia in senso spregiativo. Oggi però a distanza di qualche generazione ne possiamo intuire le profonde ragioni.

Dai motori di ricerca ho potuto verificare un notevole incremento delle visite, ma i numeri non riescono a dare un’identità personale dei Lettori non episodicamente interessati a questo mio Blog. A questi rivolgo un Appello per la salvezza della patria, ossia un appello ad ognuno a rimboccarsi le maniche, ad uscire dal privato e con senso di responsabilità concorrere con altri cittadini ad una salus che sarebbe vano attendersi dai politici abituali ospiti del salotto di Bruno Vespa o abitué del piccolo schermo o di altra tribuna con la quale si impongono alla nostra attenzione, allo scopo di costringerci con persuasione subliminale a comprare il loro vino, un vino che sappiamo essere di pessima qualità.

domenica, luglio 29, 2007

Nuovo appello contro le liste di proscrizione redatte da Magdi Allam

Versione 6.4
(testo in progress)
- Questo post viene trasferito nel nuovo blog collettivo:
Civium Libertas,
dove proseguono gli aggiornamenti e la rassegna stampa commentata.

Sommario: 1. Prologo. – 2. Un appello contro le liste di proscrizione di Magdi Allam: testo di adesione apparso su reset. – 3. Adesioni già raccolte in Reset. – 4. Supplemento di Adesioni qui raccolte: testo eplicativo. – 4a. Elenco alfabetico aggiornato. – 5. Rassegna stampa commentata: 5.1. La dottrina di Bush in soccorso di Magdi Allam. – 5.2 Scritto da Paolo Branca in difesa di Massimo Campanini. – 5.3 Senza peli sulla lingua: Magdi è fazioso. – 5.4 Quando si parla di spazzatura. – 5.5 I docenti sabotatori nella manipolazione mediatica. – 5.6 Polemica Bidussa/Battista su Magdi Allam. – 5.7 Lettera pubblica di Massimo Campanini sul libro di Magdi Allam. – 5.8 Le sciocchezze emiliane del camerata Eboli. – 5.9 “Sciocco” “furbastro" e qualcosa di peggio ancora. – 5.10 Il mantelliano o pezzaniano Frassinetti esce allo scoperto. – 5.11 Non poteva mancare donna Fiammetta. – 6. ESTRATTI da “Viva Israele” con mio commento. – 6.1 Una cinquantina di paesi musulmani. – 6.2 Magdi si istruisce al museo dell’Olocausto in Gerusalemme. – 6.3 Le infamie contro Massimo Campanini e le liste di proscrizione prossime venture. – 6.4 L’»ideologia della morte« in Magdi Allam . – 6.5 Il vocabolario di Magdi Allam. – 6.6 Il diritto di Israele ad esistere. – 6.7 La rete di Magdi Allam. 7. Adesioni a Civium Libertas: Comitato per la libertà di pensiero e di ricerca.

1.
Prologo


Finalmente riesco a leggere il testo “Reset” di cui avevo sentito parlare ma che non avevo visto. Posso ora dire che quanto è successo in Teramo con la chiusura di un master universitario è una prima applicazione del clima creato dal libro di Magdi Allam e da altri strettamente collegati secondo un piano strategico che ha il suo centro direzionale all’estero. Dalla solita “Informazione Corretta”, specializzata appunto in liste di proscrizione, era parso che l’Appello fosse stato redatto personalmente contro Magdi Allam, che certamente non gode di universale stima e simpatia. Sembrava addirittura che si volesse attentare alla sua eroica vita spesa in sostegno delle sante ragioni di Israele. Al contrario si tratta di un Appello contro le liste di proscrizione e di diffamazione che proprio Magdi Allam ha idealmente compilate ed alle quali per cultura e formazione spirituale sono associabili quanti attraverso i media puntano ad un coinvolgimento bellico dell’Italia. A seguito di una raccolta di firme da un server dell’Università di Torino episodi di violenza squadristica di stampo fascista, ad opera di sedicenti “ebrei romani”, si sono verificati nella cittadina di Teramo, la cui università è stata addirittura chiusa dal rettore. Bene ha fatto Brunello Mantelli, principale responsabile di detta raccolta di firme, a dire con la sua propria bocca che non c’entrava nulla con questo Appello: non avrei potuto firmarlo io, se appena avessi letto il suo nome e non avrei creduto neppure alla serietà dell’Appello. Quindi, l’unica violenza che finora è possibile registrare è quella sopra indicata, certamente non imputabile a “collusioni con il mondo islamico”.

Sono pertanto lieto di apprendere che lui con questo appello indetto da Reset proprio non c’entra. La sua specialità sono infatti gli Appelli per far chiudere corsi universitari, dove non insegnino docenti di provata fede olocaustica e filoisraeliana: infatti, “pullulano” – come dice Magdi – di docenti collusi con l’islamismo e magari fabbricano pure bombe dentro le università. Una simile mancanza di spirito critico è certamente un derivato della religio holocaustica, che ha ispirato una raccolta di firme che ha gravemente limitato le libertà accademiche nell’università di Teramo, dove si è perciò costituita un’apposita Associazione per la difesa della libertà di pensiero e di ricerca, dalla quale per Statuto sono esclusi i firmatari dell’Appello Mantelli, che per due volte è stato respinto da Civium_Libertas, dove avena tentato di introdursi. Troppi e con troppa disinvoltura sono abituati a firmare ogni sorta di appello, anche l’un l’altro contradditorio. Forse si tratta di un bisogno maniacale di pubblicità.

La maggiore opposizione a Reset viene forse “Informazione Corretta”, la cui funzione è tutta nello spirito di Magdi Allam, come può ben apprendere chi si mette a monitorare il sito filoisraeliano per qualche settimana: la faziosità dell’informazione che sfacciatamente si pretende «corretta» è tale da mettere a dura prova il sistema nervoso pure dei santi. L’Appello di Reset per come da me letto ed interpretato non è un appello contro la persona fisica di Magdi Allam (dio l’abbia in gloria) ma contro le sue sfacciate, illiberali, faziose ed ottuse iniziative dove addirittura pretendere di coinvolgere il buon nome dell’Italia e degli italiani, lui che in Italia ha fatto la sua fortuna ma non la nostra. L’ultima sua carnevalata sulla sua pretesa di salvare i cristiani è stata da me fustigata in uno specifico articolo con titolo: Salviamo i cristiani... da Magdi Allam. Ma il suo contestato libro è pure da me inserito in un capitolo della mia critica alla recente letteratura filoisraeliana, insieme ai volumi di Nirenstein, Panella, Ottolenghi, Informazione Corretta, L’occidentale, Ragionpolitica.it.

Posso dimostrare al gruppo di Reset che i piani teorizzati da Magdi Allam e concertati fra soggetti ormai individuati ed individuabili hanno portato alla diffamazione del master mattei ed ai gravi episodi di illiberalità svoltisi in Teramo. Si tratta del primo caso di una lunga serie se non ci si organizza per un’immediata e ferma resistenza, dove le inevitabile differenze individuali fra studiosi siano superati dalla comune necessità della garanzia costituzionale per tutti degli artt. 21 e 33 della costituzione. Per questa ragione il Comitato per la libertà di pensiero e di ricerca considera incompatibili con il proprio Statuto i firmatari della Bolla Mantelli, tutti nello spirito di Magdi Allam ed Informazione Corretta, mentre si riconosce nelle posizioni del manifesto di Reset. Vedrebbe di buon occhio una possibile collaborazione in difesa delle libertà costituzionali, specialmente quelle sancite agli artt. 21 e 33. Ad un Manifesto così redatto darò volentieri la mia adesione, anche fornendo un’articolata motivazione.

Le firme di quanti liberamente vogliono aderire all’Appello di Civium Libertas non sono da noi distinte a seconda della loro “quidditas”, secondo il modo di ragionare di un esecrabile individuo che non voglio nominare. Tutti i cittadini, anche i più poveri, emarginati e perfino analfabeti, hanno sacrosanto diritti ai beni protetti negli artt. 21 e 33. Ne hanno più diritto di tutti i Rettori d’Italia, i quali hanno titolo e legittimazione ad esistere solo se dimostrano di essere i più gelosi custodi e difensori di quei diritti in nome e per conto del popolo italiano, cioè di tutti i cittadini, anche non laureati e con la sola scuola dell’obbligo e perfino senza quella. Il mio pensiero va ora ad un anziano analfabetico, da me conosciuto e la cui saggezza, fatta di profonda eticità, mi lasciò estasiato ed al cui confronto non reggono molti lodati, tronfi e pomposi Accademici, dei cui meriti taccio.

Antonio Caracciolo

Sommario
* * *

2.

Un appello contro

le liste di proscrizione di Magdi Allam

ovvero

«No al giornalismo tifoso»

Senza entrare nel merito delle accuse specifiche rivolte nell’ultimo libro di Magdi Allam a singoli colleghi noti a chiunque si interessi di questioni relative al Medio Oriente e all’islam non solo come ricercatori seri e qualificati, ma persino come persone coinvolte in svariate forme di impegno civile, intendiamo protestare fermamente davanti alla sfrontatezza di chi afferma che le università italiane «pullulano» di docenti «collusi con un’ideologia di morte profondamente ostile ai valori e ai principi della civiltà occidentale e all’essenza stessa della nostra umanità».

Ci pare davvero eccessivo che quanti, in sede di dibattito scientifico e civico, esprimono posizioni differenti da una pretesa unica «verità interpretativa» divengano automaticamente estranei a universali valori di civiltà o, addirittura, alieni dalla comune umanità. Una tale impostazione non solo è lontanissima dallo spirito e dai valori di una democrazia costituzionale – e molto più in linea con ideologie totalitarie – ma si pone anche a siderale distanza dal senso critico che sta alla base della ricerca storica e scientifica e dalla stessa, difficile ma essenziale, missione dell’informazione giornalistica in una società plurale. Tutto ciò rischia di contribuire, purtroppo, al preoccupante imbarbarimento dell’informazione in un paese come il nostro che già si trova a pagare un prezzo troppo alto alle varie forme di partigianeria che lo travagliano. Già abbiamo visto sentenze discutibili coinvolgere colleghi noti per la loro serietà ed equilibrio nell’affrontare il tema dell’islam, con addirittura condanne penali che prevedono la pena detentiva.

Il giornalismo rischia di cadere in una logica da tifo calcistico piuttosto che analitica e razionale, soprattutto quando si toccano temi delicati e sensibili come quelli religiosi e, in particolare, relativi all’islam ed alle questioni legate all’area medio-orientale. La libertà di ricerca ne paga il prezzo, schiacciata tra opposti estremismi interpretativi, e non solo. Ci auguriamo che tali tendenze trovino presto voci più equilibrate e meno partigiane a contrastarle, e che queste trovino a loro volta ascolto nel mondo dell’informazione, in quello politico, in quello culturale e in quello religioso.


Sommario

3.

Le adesioni

Paolo Branca, David Bidussa, Giancarlo Bosetti, Enzo Bianchi, Gadi Luzzatto Voghera, Angelo d’Orsi, Paolo De Benedetti, Nasr Hamid Abu Zayd, Nina zu Fürstenberg, Giovanni Miccoli, Marco Varvello, Alberto Melloni, Agostino Giovagnoli, Ombretta Fumagalli Carulli, Patrizia Valduga, Michelguglielmo Torri, Pippo Ranci Ortigosa, Anna Bozzo, Dario Miccoli, Isabella Camera D’Aff l i t t o, Francesca Corrao, Ugo Fabietti, Sumaya Abdel Qader, Diego Abenante, Giorgio Acquaviva, Roberta Adesso, Claudia Alberico, Marco Allegra, Massimo Alone, Daniela Amaldi, Maurizio Ambrosini, Sara Amighetti, Lubna Ammoune, Michael Andenna, Giancarlo Andenna, Carlo Annoni, Caterina Arcidiacono, Barbara Armani, Monica Bacis, Pier Luigi Baldi, Anna Baldinetti, Giorgio Banti, Gianpaolo Barbetta, Roberto Baroni, Elena Lea Bartolini, Annalisa Belloni, Giovanni Bensi, Michele Bernardini, Giovanni Bernardini, Francesca Biancani, Giovanna Biffino Galimberti, Valentino Bobbio, Giuliana Borello, Franco Brambilla, Daniela Bredi, Alberto Burgio, Paola Busnelli, Maria Agostina Cabiddu, Fabio Caiani, Alfredo Canavero, Paolo Cantù, Fanny Cappello, Franco Cardini, Paola Caridi, Lorenzo Casini, Fabrizio Cassinelli, Paolo Ceriani, Maria Vittoria Cerutti, Francesco Cesarini, Michelangelo Chasseur, Antonio Chizzoniti, Franca Ciccolo, Cornelia Cogrossi, Chiara Colombo, Annamaria Colombo, Silvia Maria Colombo, Alessandra Consolaro, Giancarlo Costadoni, Antonio Cuciniello, Giovanni Curatola, Irene Cusmà, Cinzia Dal Maso, Monia D’Amico, Laura Davì, Francesco D’Ayala, Fulvia De Feo, Fulvio De Giorgi, Paolo di Giannatonio, Miriam Di Paola, Rosita Di Peri, Maria Donzelli, Camille Eid, Fabrizio Eva, Guido Federzoni, Alessandro Ferrari, Valeria Ferraro, Nicola Fiorita, Francesca Flores d’Arcais, Filippo Focardi, Daniele Foraboschi, Guido Formigoni, Ersilia Francesca, Annalisa Frisina, Carlo Galimberti, Enrico Galoppini, Laura Galuppo, Antonella Ghersetti, Mauro Giani, Aldo Giannuli, Manuela Giolfo, Fabio Giomi, Emanuele Giordana, Demetrio Giordani, Gianfranco Girando, Elisa Giunghi, Carlo Giunipero, Anna Granata, Francesco Grande, Fabio Grassi, Maria Grazia Grillo, Laura Guazzone, Rachida Hamdi, Abdelkarim Hannachi, Ali Hassoun, Alexander Hobel, Giuseppina Igonetti, Virgilio Ilari, Massimo Jevolella, Massimo Khairallah, Chiara Lainati, Giuliano Lancioni, Filippo Landi, Angela Lano, Clemente Lanzetti, Paolo La Spisa, Raffaele Liucci, Claudio Lojacono, Silvia Lusuardi Siena, Monica Macchi, Paolo Maria Maggiolini, Paolo Magnone, Roberto Maiocchi, Diego Maiorano, Gabriele Mandel Khan, Patrizia Manduchi, Ermete Mariani, Annamaria Martelli, Paola Martino, Elisabetta Matelli, Vincenzo Matera, Gabriella Mazzola Nangeroni, Carlo Maria Mazzucchi, Alessandro Mengozzi, Alvise Merini, Saber Mhadhbi, Ferruccio Milanesi, Stefano Minetti, Marco Mozzati, Vincenzo Mungo, Beniamino Natale, Enrica Neri, Sergio Paiardi, Francesco Pallante, Monica Palmeri, Simona Palmeri, Maria Elena Paniconi, Irene Panozzo, Michele Papasso, Daniela Fernanda Parisi, Antonio Pe, Fausto Pellegrini, Claudia Perassi, Alessio Persic, Marta Petricioli, Martino Pillitteri, Daniela Pioppi, Paola Pizzo, Alessandro Politi, Paola Pontani, Antonietta Porro, Gianluca Potestà, Rossella Prandi, Elena Raponi, Savina Raynaud, Riccardo Redaelli, Giuseppe Restifo, Michele Riccardi, Franco Riva, Marco Rizzi, Maria Adele Roggero, Maria Pia Rossignani, Ornella Rota, Monica Ruocco, Rassmeya Salah, Ruba Salih, Brunetto Salvarani, Giovanni Sambo, Marco Sannazaro, Paolo Santachiara, Milena Santerini, Maria Elena Santomauro, Cinzia Santomauro, Giovanni Sarubbi, Federico Ali Schuetz, Giovanni Scirocco, Deborah Scolart, Lucia Sgueglia, Ritvan Shehi, Rita Sidoli, Stefano Simonetta, Piergiorgio Simonetta, Lucia Sorbera, Carlo Spagnolo, Salvatore Speziale, Stefania Stafutti, Oriella Stamerra, Giovanna Stasolla, Piero Stefani, Alessandra Tarabochia, Dario Tarantini, Maurizio Tarocchi, Andrea Teti, Massimiliano Trentin, Emanuela Trevisan Semi, Lorenzo Trombetta, Michele Vallaro, Marisa Verna, Marco Francesco Veronesi, Fabrizio Vielmini, Edoardo Villata, Franco Zallio, Patrizia Zanelli, Francesco Zappa, Luciano Zappella, Boghhos Levon Zekiyan, Ida Zilio Grandi, Raffaello Zini.

Nota: dall’elenco di Reset a me pervenuto è stato da me cancellato il solo nome di Brunello Mantelli ex sua lettera a direttore di Reset sopra linkata. Per il resto non mi ritengo autorizzato ad altri interventi, pur ritenendo qualche altro nome di dubbia coerenza, come per il caso citato e le ragioni sopra descritte. Parimenti si considerano incompatibili con il Nuovo Appello di Civium_Libertas le firme già apposte al Manifesto Mantelli. Si ritiene abbiano violato gli artt. 21 e 33 della Costituzione italiana.

Sommario

4.
SUPPLEMENTO

raccolto
da
CIVIUM_LIBERTAS

Attenzione!

Il testo di adesione è quello redatto da reset, cioè da Paolo Branca. Il mio testo introduttivo, come pure la mia rassegna stampa commentata non è impegnativa per nessuno se non per me stesso ed i relativi testi possono da me essere migliorati e modificati in qualsiasi momento, anche in seguito a critiche o proteste da me accettate e condivise. Per chi volesse aderire al Gruppo Libertas_Civium è necessario sottoscrivere il Manifesto del Gruppo ed il suo Regolamento interno. Per i firmatari della Lista Mantelli si considera incompatibile la loro adesione al Gruppo "Civium_Libertas. Comitato per la libertà di pensiero e di ricerca". L’iscrizione è per approvazione o per invito. La raccolta di firme si intende unicamente in dissenso dalle tesi e posizioni espresse da Magdi Allam ed evidenziate dal testo pubblicato in Reset. Contrariamente ad alcune interpretazioni giornalistiche tendenziose in nessun modo ed in nessun senso diretto o indiretto le adesioni si intendono rivolte contro la persona fisica di Madgi Allam ed i suoi diritti. Non è minimamente in contestazione la sua libertà di esprimere il suo pensiero e le tesi ed opzioni politiche qui non condivise per le ragioni illustrate nel testo di adesione.

Questa raccolta di firme è del tutto autonoma da Reset e può essere sottoscritta da ogni cittadino. Non ho nessun contatto con la rivista Reset e non conosco personalmente quasi nessuno dei suoi firmatari. Può perfino darsi che con loro e fra di loro esistano anche grandi divergenze al di là del testo sottoscritto e condivisibile per quanto e per come da me interpretato. Del resto, nei momenti di pericolo per la comune libertà prevalgono i motivi di unità su eventuali divergenze che nel caso specifico hanno importanza secondaria. Le firme qui raccolte si intendono quindi aggiuntive per il solo testo reso noto e sottoscritto. Mi assumo la responsabilità di certificare le adesioni, per quanto è possibile farlo per via telematica. Ognuno potrà ritirare in qualsiasi momento e per qualsiasi motivo la sua adesione. I nominativi (completi di Nome e Cognome) verranno da me disposti secondo l’ordine alfabetico. I lettori di questo mio articolo possono lasciare un commento dove possono illustrare le ragioni della loro adesione. I nomi dei commentatori verranno da me inseriti nell’elenco alfabetico. Ad essi potrò replicare e/o non pubblicarli affatto se avranno contenuti illegali o offensivi. Non inserirò sigle o nomi di organizzazioni, ma solo nomi e cognomi di persone fisiche.

*
Aderisci!
(se non funziona il vostro mailto, cliccate :
qui
o scrivete all’indirizzo
cardisem@gmail.com
per comunicare la vostra adesione con Nome e Cognome)

Elenco alfabetico al 10 agosto 2007

Antonino Amato, Michele Antonelli, Andrea Avanzi, Carlo Boccadifuoco, Michele Bonicelli, Aldo Braccio, Antonio Caracciolo, Andrea Carancini, Saverio Ciraci, Alessandro D’Alterio, Davide D’Amario, Franco Damiani, Maria Pia Di Alessandro, Domenico di Iasio, Antonio Fadda, Michele Fadda, Alberto Figliuzzi, Ugo Gaudenzi, Tiberio Graziani, Antonio Grego, Luciano Lizzi, Carla Manno, Mauro Manno, Alberto B. Mariantoni, Claudio Moffa, Claudio Mutti, Carlo Pernafelli, Vincenzo Pino, Lino Rossi, Giuseppe Roscioli, Agostino Sanfratello, Paola Santa Maria, Marco Settimini, Daniele Scalea, Susanne Scheidt, Paolo Sola, Enrico Viciconte, Eduardo Zarelli,

5.

Sommario

RASSEGNA STAMPA COMMENTATA

Questa rassegna stampa sarà lunga e costantemente aggiornata, perché il caso mi appare ora interessante. I titoli dei link sono da me rifatti con intenzione critica verso il contenuto dell’articolo. I miei commenti saranno di natura diversa a seconda dei casi. La scelta degli articoli è del tutto casuale ed è sempre attinta dalla stampa disponibile online.


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1. La dottrina Bush in soccorso di Magdi Allam. Nell’articolo si allude ad un personaggio della Cattolica di Milano, attaccato da Magdi Allam, per la cui difesa sarebbe stata redatta la lista. Non so chi sia questo personaggio, sono curioso di saperlo, ma la mia adesione per quel che vale si basa unicamente sul testo sopra riportato in evidenza con l’elenco completo dei firmatari meno uno. È mio fermo convincimento che il problema riveste carattere generale ed interessa tutte le università dove ognuno vuol sentirsi libero nell’esercizio del suo pensiero e delle sue attività di ricerca. La professione di fede olocaustica e filoisraeliana non può essere imposta come fu al tempo del giuramento di fedeltà chiesto dal Fascismo, che almeno era in nome dell’Italia. L’articolo è di Massimo Introvigne. Lo stavo leggendo per cercare di capire cosa volesse dire o dove andasse a parare, quando ho guardato la firma. È stato tutto chiaro: basta il nome per capire. Non occorre altro e soprattutto non occorre perder altro tempo. Introvigne comunque fra una sorta di identikit dei firmatari. Lo stesso mi son messo a fare io per la lista Mantelli, ma secondo qualcuno non mi sarebbe lecito farlo, soprattutto se mi accorgo di una forte presenza delle comunità ebraiche e delle organizzazioni sionisti. Un ebreo può dire di se stesso con una punto di orgoglio: “sono un ebreo”, ma se dopo che lui lo ha reso noto, un altro dice: “tu sei un ebreo”, ciò può essere tacciato come una forma di razzismo. Siamo giunti a tanta perversione del diritto. Per dimostrare quanto sono fragili e faziose le argomentazioni di Introvigne basta rilevare l’inconsistenza critica del termine terrorismo, dato come una spiegazione a prescindere quando dovrebbe essere esso stesso spiegato. Rinvio al riguardo alle prime pagine dell’ultimo libro di Domenico Losurdo sull’Ideologia dell’Impero. Aggiornamento: Introvigne, che è tutto dire, non si salva neppure lui dall’intolleranza faziosa dei Corretti Informatori, una minaccia per la pace e l’ordine pubblico del nostro paese.

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2. Scritto da Paolo Branca in difesa di Massimo Campanini. Rispetto al numero precedente posso apprendere che l’Appello è stato scritto da una sola mano e non è il frutto di una collazione di emendamenti. L’intellettuale attaccato da Magdi Allan è Massimo Campanini. Giustamente Paolo Branca ha generalizzato il problema, sganciandolo dalla persona di Campanini. Ed ho già detto che il caso Teramo rientra perfettamente nella fattispecie. Il libro di Allam non era ancora uscito. Altrimenti vi sarebbe stato un aperto riferimento alla Teheran d’Abruzzo. Di Massimo Campanini avevo casualmente comprato un libro: Storia del Medio Oriente (1798-2005), di cui mi servo per istruirmi. Con l’esperienza che mi è propria in anni di mestiere, posso dire che si tratta di un libro solido e serio, degno di uno studioso di razza. Al confronto tutta la paccottiglia sfornata a ritmo industriale e forse foraggiata dai servizi israeliani, quali sono le opere in blocco dello stesso Magdi Allam, e poi di Fiammetta Nirenstein, Carlo Panella, Emanuele Ottolenghi ed in ultimo Elia Valori, potrebbero essere tranquillamente dati alle fiamme senza nessuna perdita per la cultura che resta e supera il clamore della giornata. Una sola pagina di Campanini supera in valore tutta quella robaccia al soldo di Israele. Il link ripubblica il testo dell’Appello con la lista dei firmatari, dove però questa volta manca (per fortuna) il nome di Brunello Mantelli. Devo confessare che sarei curioso di sapere come ci sia finito. Tanto poco c’azzeccava, per dirla con Di Pietro. Ma non è vero che Paolo Branca difende solo Campanini. Nel libro di Magdi Allam è pure attaccato pesantemente lo stesso Paolo Branca.

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3. Senza peli sulla lingua: Magdi è un fazioso. A dirlo è un cantautore israeliano che considera magdi Allam più realista del re. Il libro è sbagliato fin nel titolo: “Viva Israele!». E che vuol dire: Abbasso i palestinesi? Manco per sogno e Magdi Allam dimostra di essere un idiota, la cui incolumità occorre proteggere con ben sette guardie del corpo. In questo modo non si costruisce nessuna pace e la guerra dura ormai da oltre 60 anni. Il cantautore israeliano non è certamente antisraeliano è rivendica il diritto all’esistenza di Israele ed al suo riconoscimento da parte araba. Ma il problema non è per nulla semplice ed il suo resta il normale desiderio di una persona di buon senso. Certamente, Magdi Allam non porta nessuna soluzione al problema, ma al contrario lo aggrava non solo in Medio Oriente, ma qui da noi in Italia, dove si va creando una pericolo contrapposizione che è tipica della guerra civile. Anche se quella in atto fra di noi in Italia non una guerra combattuta con le mitragliatrice, certamente lo scontro spirituale è ormai al massimo livello. A Mantelli ed a tutti quelli della sua lista io ormai li ho mandati... Anche lui stoltamente, come ha fatto Magdi Allam, ha parlato di “vittoria” per la chiusura del master teramano. E che vuol dire? Che qualcun altro ha subito una sconfitta? Quelli siamo noi? Ebbene, ricavandolo da una mutanda vecchia, di coloro nero, ho tagliato un piccolo nastro nero che in segno di lutto ho appeso in un angolo discreto del mio balcone. Ad ogni ospite che me lo chiede racconterò la storia ed in questo modo costruirò la mia Memoria, ben diversa da quello di Brunello. La persona dell’articolo linkato si chiama Moni Ovada. Il nome io lo leggo per la prima volta, ma si tratta di persona bel nota nella cultura israliana, per me assai ostica e difficile da ricordare nei nomi, personaggi, istituzioni, eventi. Ma il personaggio Ovada, colpevole di un minimo di buon senso, è pure incorso nella censura e nella condanna di “Informazione Corretta”, la cui intolleranza e faziosità è a mio avviso una seria minaccia per l’ordine pubblico del nostro paese, cioè l’Italia, non certo Israele. L’argomento utilizzato è il classico: “ma tu il libro non lo hai letto. Non dice questo!” In realtà, il libro lo sto leggendo con una pena infinita per il tempo che sto perdendo. Il libro è tutto nel suo titolo: “Viva Israele”. Bastava un volantino!

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4. Quando si parla di spazzatura giornalistica non può mancare un “certo” musulmano, vero o presunto che sia. Nessun arabo o musulmano che non sia lo stesso Magdi Allam credo possa dire e pensare seriamente ciò che si legge su “l’Opinione”, un fogliaccio di regime, che si spaccia per “liberale” ed è pagato dalle tasche dei contribuenti. Per fortuna, il testo dell’appello Reset è qui sopra. Ed è pure breve. Non sono le 206 pagine di insulti al buon senso e di osanna ad Israele che costituiscono la “storia” di Magdi Allam, dove accanto alla propaganda di guerra filoisraeliana, tra una bomba e l’altra, occorre sorbirsi la zia di Magdi, come in altri libri di Fiammetta Nirenstein il lettore è costretto per pagine e pagine a stare in compagnia della nonna Rosina. La insignificante biografia di Magdi Allam, assurta alla luci della ribalta unicamente per le sue opzioni politiche filoisraeliane è sbrodolata come una “oggettività” cui tutti debbano piegarsi, quasi fosse il Vangelo. In realtà, tutto questo clamore serve solo per stabilire chi sta con chi e dove. Sono prove di guerra, di una guerra civile che non ci ha mai lasciati e che grazie a Magdi Allam stiamo ora rinverdendo. A ragionare poi con chi apre soltanto la bocca e pensa di aver detto qualcosa solo per aver emesso dei suoni si perde solo del tempo prezioso. Non è Magdi l’aggredito come si tenta di far credere ai disinformati, ma è lui l’aggressore. La sua incolumità è fuori discussione e Farina su “Libero” contribuisce da par suo all’intorbidimento delle acque. Abbia almeno lui il pudore di stare zitto. In realtà, si vuol spingere l’opinione pubblica italiana verso la guerra. La campagna mediatica è del tutto evidente, mentre posso soltanto immaginarmi il ruolo dei servizi segreti israeliani e di tutte le lobby occulte e meno occulte. La resistenza è una difesa legittima. Intorno a Reset occorre concentrarsi per salvare la pace e per uscire fuori da oltre mezzo secolo di guerre civile ideologica. Reset si lega a Teramo. Uniti si vince. Dispersi si perde.

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5. I docenti sabotatori nella manipolazione mediatica. Le più lucide analisi dei fatti che succedono non si possono cercare nei grandi quotidiani, ma nelle nicchie isolate della rete. Ormai è chiaro che grande stampa e televisione servono a manipolare i cervelli, non a dare informazioni oggettive che possono essere assunte dai cittadini per le loro decisioni. In “Come don Chisciotte” si trova ahimé una chiara denuncia della manovra in atto, di fronte alla quale i nostri strumenti sono inferiori: fionde contro carri armati. Ma anche in ciò vi è dell’eroismo, se almeno avremo la volontà di resistere e di non lasciarci sopraffare.

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6. Polemica Bidussa/Battista su Magdi Allam. Si tratta di argomentazioni di una certa complessità e di un certo approfondimento sul cui mi riservo di ritornare. Qui mi limita a segnalare il link di un blog del Cannocchiale. Riporto testualmente l’esordio dell’articolo di Pier Luigi Battista: «Cosa mai possono concretamente sperare le (così dicono) “centinaia di firme”apposte a un documento che si scaglia contro un libro, quello di Magdi Allam? Forse indurre l'autore ad abiurare? L'editore a ritirare il volume? I librai a disfarsene? A dichiarare fuori legge un saggio per aver violato chissà quale articolo del codice penale? Oppure, come è più probabile ma non meno inquietante, a rinchiudere il bersaglio di tanta ardente indignazione in un recinto infetto, fare terra bruciata attorno a lui, insomma a procurare un effetto intimidatorio su chi si è macchiato della grave colpa di aver scritto quel libro?». Per chi confronta questo brano con il testo del manifesta salta subito agli occhi la “disonestà intellettuale” del giornalista de il “Corriere”, di cui vicedirettore è lo stesso Magdi Allam. Nessuno intende esporre al linciaggio il giornalista egiziano, sistematosi in Italia. E se mai il contrario. È Magdi Allam che nel suo libro ha esposto al linciaggio tutti i docenti universitari italiani che non si dimostrino politicamente, culturalmente e spiritualmente allineati sulle posizioni dello stesso Magdi Allam, ma potrei aggiungere di Brunello Mantelli, Angelo Pezzana, Fiamma Nirenstein, Carlo Panella, Elia Valori, Emanuele Ottolenghi ed altri che fanno gruppo organizzato di pressione e vengono via via allo scoperto secondo un piano concertato. L’appello di Reset è quindi solo una debole difesa davanti ad un’aggressione mediatica sempre più sfacciata ed arrogante nella sua capacità di mentire, sapendo di mentire, come si usa appunto nelle guerre senza esclusioni di colpi e senza onore. Non mi pare che sia il caso di perdere altro tempo con Pier Luigi Battista, giornalista di regime. Come ho precisato a chiarissime lettere, non intendo che si debba riservare a Magdi Allam lo stesso trattamento riservato a Robert Faurisson in Teramo, pur convinto che le posizioni di Magdi Allam siano ben più gravi di quelle di Faurisson. Alle idee non condivisibili si risponde con argomenti, non con la violenza, la querela, la prigione. Vorrei che Magdi Allam e la sua faziosissima cerchia di “amici” imparassero le regole elementari di quella democrazia, di cui si riempiono la bocca per poi poterla meglio violare. In Teramo, il 18 maggio ed il 3 luglio, ha trovato una prima attuazione la dottrina Magdi Allam, contro la quale per fortuna è ancora lecito e possibile resistere.

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7. Lettera pubblica di Massimo Campanini sul libro di Magdi Allam. Trovo sul sito la “Voce di Fiore” questa lettera di Massimo Campanini, che riporto per intero. Al tempo stesso mando al prof. Campanini una dichiarazione di solidarietà con la comunicazione che in Teramo si è verificato un grave episodio analogo a quello di cui lui è stato illustre vittima:

Cari amici,

nel suo ultimo libro (Viva Israele, Mondadori), subito segnalato con entusiasmo da Chiaberge sul Sole 24 Ore, l’autore mi accusa: 1) di antisemitismo; 2) di fingere di ignorare il pericolo islamista. Ma il peggio è che scrive letteralmente. "Il caso del prof. Campanini non è l’unico. L’Università italiana pullula di professori cresciuti all’ombra delle moschee dell’UCOII, simpatizzanti coi Fratelli Musulmani, inconsapevolmente o irresponsabilmente collusi con la loro ideologia di morte".
Ora, è tempo che le volgari menzogne e gli insulti abbiano termine. Per quanto mi riguarda chiederò a un avvocato se esistano i margini per una denuncia per diffamazione. Per intanto invio a voi, pregandovi nei limiti del possibile di farla circolare, una doverosa risposta pubblica:
1) siccome viviamo in un paese in cui vige la libertà di parola, ribadisco il mio dissenso nei confronti della politica mediorientale di Israele, ma per questo né posso e debbo essere tacciato di antisemitismo, né sostengo di volere la distruzione dello stato ebraico;
2) siccome viviamo inn un paese in cui vige la libertà di parola, ribadisco il mio dissenso nei confronti della politica mediorientale dell’amministrazione Bush. Quanto è successo e sta succedendo in Iraq e Afghanistan è una pessima prova di democrazia o probabilmente non è democrazia affatto.
3) sui Fratelli musulmani ho sostenuto e ribadisco che l’organizzazione è profondamente radicata nella società civile dei paesi arabi dove svolge attività assistenziale e caritativa. Liquidarla superficialmente come puramente terrorista è storicamente falso e politicamente pericoloso. I Fratelli Musulmani si articolano in moltissime correnti, alcune estremiste altre che sono tradizionaliste e conservatrici, ma niente affatto terroriste. Tutto questo ho documentato e documento scientificamente nei miei molti libri e articoli citando fonti primarie e letteratura critica. D’altro canto non mi risulta che Tariq Ramadan (che è consigliere di Tony Blair) o Rashid Ghannushi (che vive a Londra) siano stati inquisiti e meno che meno condannati da magistrature occidentali democratiche.

Il mio lavoro è un lavoro scientifico che può essere dimostrato in qualsiasi momento; quello di Magdi Allam una virulenta e gratuita polemica personale neppure sostenuta dall’eloquenza ciceroniana.

Vi ringrazio dell’attenzione.
Massimo Campanini
La lettera risale al 6 giugno scorso. Con l’occasione ribadisco ancora una volta un punto di vista che non mi stancherò mai di ripetere. Respingo qualsiasi discussione sul merito delle singole questioni storiografiche se prima non sarà assodato il contenuto degli art. 21 e 33 della costituzione. Mi metterò quindi a studiare il cinese, l’arabo e l’ebraico oltre che il sanscrito per potermi adeguatamente documentare sul merito delle questioni di cui è disputa fra gli studiosi. Quando avrò finite le mie ricerche, emetterò il mio parere, ben certo che quale che sia non avrà a fruttarni anni di carcere ed assalti squadristici.

8. Le sciocchezze emiliane del camerata Eboli. Sarebbe meglio se il camerata Eboli mandasse in vacanza anche la sua coscienza. Probalmente, ritornata rinfrancata, non partorirebbe le sciocchezze che mi capita di leggere e che per dirla con Di Pietro proprio non c’azzeccano. Milito nella stessa area politica del camerata Eboli (il centro destra, ovvero la casa delle libertà) e sono di avviso diametralmente opposto a quello dell’emiliano Eboli. Sarei anche disponibile ad un confronto politico. Ma purtroppo nei partiti non esiste dibattito ed un eletto che non ha contraddittorio a ciò che dice pensa di essere il sale della terra solo perché è stato eletto: sappiamo tutti che gli elettori non possono fare altro che votare su di uno scheda un nome sul quale non hanno nessun controllo; e sappiamo pure che gli eletti se ne infischiano altamente di quei fessi che li hanno votati. Se vuole mostrare solidarietà a qualcuno, il nostro camerata dovrebbe imparare a distinguere fra aggredito e aggressore. Ad essere aggrediti ed offesi da Magdi Allam non sono i catto-comunisti, di cui poco mi importa, ma è tutta l’università italiana collocata entro gli artt. 21 e 33 della costituzione. Ed è questa la ragione per la quale nelle università ci stiamo mobilitando. Lascia perdere i catto-comunisti o chi altro ti pare, e mettiti a studiare il problema, anziché buttarti dove ti pare che soffi il vento. Scopriresti che le cose stanno diversamente da come li hai superficialmente rappresentate. Un politico professionale come te, dovrebbe almeno dare prova di responsabilità senza pestare nel mortaio. Se dobbiamo essere governati da tanta superficialità, poveri noi! Lascia perdere Tobagi che c’entra come i cavoli a merenda. Ma quale terrorismo islamico! Intanto siamo in Italia e finora ci hanno lasciato in pace. Se qualche fastidio ci verrà dato, sarà propria per la bocca larga di Magdi Allam che fa perdere la pazienza anche ai santi cristiani, da lui molestati di recenti a piazza sant’Apostoli. Rifletti, camerata, quando parli, ed ancor più quando scrivi. Un politico di professione non dovrebbe usare termini generici, da spauracchio, come il terrorismo. Dovrebbe essere in grado di capire i processi politici in un‘area calda come il Medio Oriente, dove la guerra arde da oltre mezzo secolo. L’interesse dell’Europa e dell’Italia è la pace. L’interesse di Israele è la guerra. Magdi Allam è un agente d’Israele, che però non ha nessun diritto di molestare i docenti italiani e di dettare leggi nelle università italiane. Altrimenti, caro Eboli, di questo passo, ci andrai tu ad insegnare nelle università e ti farai dare il programma da Magdi Allam e attraverso di lui dal ministero israeliano della propaganda all’estero.

9. “Sciocco” “furbastro” e qualcosa di peggio ancora. Su “Informazione Corretta”, che ormai vado monitorando da mesi e la cui natura mi diventa sempre più chiara, vengo chiamato nell’arena da Brunello Mantelli. Intervengo e contrariamente al solito non invio questo post per conoscenza ai miei interlocutori, con i quali segue spesso un civile dibattito: sarebbe come affidare ad un ladro i propri risparmi. Mi basta renderlo noto al pubblico dei miei cinque o venticinque lettori, che magari si aspetta da me una risposta all’insulto. Cerco ora di sbrigarmi in poche battute, lasciando ad altre occasioni gli aspetti di maggiore rilevanza concettuale. Il nostro Brunello mi attribuisce (insieme a Moffa) un linguaggio da birreria, mentre lui pensa di aver “vinto” in Teramo in virtù di un suo supposto elevato linguaggio. Per la verità, io ci tengo ad una pulitezza del mio eloquio parlato e scritto e cerco di attingerla scrivendo innumerevoli volte i miei testi in uno sforzo continuo di affinamento dello stile. Mi chiedo adesso che cosa abbia potuto meritarmi questa critica alla mia scrittura. Sarebbe dunque il mio un linguaggio “da birreria”, che penso voglia dire volgare e scurrile, forse anche accesamente polemico. Per quanto riguarda la polemica ricordo il compianto Nicola Matteucci che alla uscita della mia prima traduzione di Carl Schmitt disse che le polemiche era utile e fecondo farle, quando vi erano in ballo superiori interessi. Escluso il momento polemico, riconosco due casi in cui ho consapevomente fatto uso della volgarità. In una corrispondenza privata per due volte di seguito ho detto a Brunello Mantelli: “Vaffanculo!”. Cerchero di spiegarne brevemente il contesto. La prima volta fu subito dopo che lui mi rispose: «Con uno che dice “cosiddetto Olocausto” io non parlo neppure». Quindi di rimando venne il mio “vaffanculo”, ma seguì anche l’indicazione di una mia possibile fonte: Amar Segre Sion, un ebreo assai noto in Torino, città dove risiede Mantelli, che diceva normalmente «cosiddetto Olocausto», nella stessa identica accezione da me usata. Non ho mai inteso negare i noti ed acclarati fatti tragici successi durante la seconda guerra mondiale. Credo che addirittura il figlio dello scomparso storico ebreo graviti in “Informazione Corretta”. Dunque, Mantelli non avrebbe dovuto parlare neppure con gli ebrei Segre Amar, padre e figlio. Sarà pure stato un linguaggio da birreria il mio, ma Mantelli dimostrava di essere “ignorante” di storia torinese e soprattutto ignaro del contenuto dell’art. 3 della costituzione che fissando un’eguale dignità per tutti i cittadini, a nessuno si potrebbe mai dire: “Io non parlo con te perché....”. Ciò equivale ad essere razzista, sia pure in modo diverso da quello unicamente inteso da Mantelli e Pezzana. Mantelli si accredita come uno “storico dell’Europa”, non come un filosofo sensibile a certe sottigliezze. La cosa finì li ed avrei felicemente dimenticato il personaggio. La seconda volta, dopo la “vittoria” (ovvero la “sconfitta”) di Teramo le truppe sconfitte si riunirono dando vita ad un Comitato per la difesa della libertà di pensiero e di ricerca ex art. 21 e 33. Il nostro Brunello Mantelli pretendeva di iscriversi e di farne parte: gli fu spiegato che proprio in ragione della sua “vittoria” la sua presenza nel Comitato era incompatibile e per nulla gradita. Fu respinto per due volte. La seconda volta gli spiegai che adesso ero io che per nessuna ragione al mondo intendevo parlare con lui. Alla fine del rapido scambio di missive l’ultima mia parola fu di nuovo, questa volta in calabrese: “vaffanculu”, ma solo dopo che lui mi aveva gratificato dell’equivalente termine in dialetto piemontese, a conclusione di una pretesa secondo la quale io non sarei io libero di scegliermi le letture che meglio mi aggradano, ma avrei dovuto basarmi sui testi consigliati, o meglio imposti dallo stesso Mantelli. Caspita! Ho già superato quella brevità che mi ero proposto. E sì che ho da fare. Ma prima di mandargli il terzo pubblico «Vaffanculo!”, depenalizzato, è necessaria qualche rapida annotazione a proposito del caso Magdi Allam. Angelo Pezzana (sc. “Informazione Corretta”) dichiarano la loro alleanza per quella che con un pericolosissimo linguaggio da “guerra civile fredda” chiamano “vittoria”, ma poi sembrano dividersi sul caso Magdi Allam. Orbene, è giocoforza venga alla luce che il dettato degli artt. 21 e 33 cost. nel loro testo vigente protegge allo stesso modo Robert Faurisson, Claudio Moffa, Massimo Campanini, Paolo Branca e tutta quella miriade di docenti universitari che secondo Magdi Allam “pullulano” nelle università italiane, ree di non accettare le sante “correzioni” della cerchia israeliana che comprende il Magdi pomo della discordia. Brunello parla di “Betulle”, ma chissa quanto è grande il bosco! Evidentemente il “furbastro” ha realizzato che una cosa è mettersi contro docenti che si reputano isolati e senza coperture, altro attaccare un nutritissimo gruppo di “accademici”. Secondo la migliore tradizione dell’eroismo piemontese una cosa è esser forte con i deboli (o pretesi tali), altro è fare la voce grossa con chi ha le spalle più robuste delle tue. Ma qui mi fermo, perchè la mano è prolifica ma il soggetto non merita di più.

10. Il mantelliano o pezzaniano Frassinetti esce allo scoperto. A tenere in archivio ogni cosa si possono fare delle belle scoperte. Non si è ancora spenta l’eco della vittoria mantelliana in Teramo che escono gli ascari accademici che l’avrebbero rafforzata. Sulla testata di Informazione Corretta esce la terribile lancia, o meglio penna, di Guido Franzinetti, per scagliarsi contro i 200 che hanno firmato contro le liste di proscrizione magdalliane. Il manifesto di reset di questo tratta, non di altro. Nessuno vuole attentare alla vita di Magdi Allam in misura maggiore di quanto lo stesso Frassinetti non abbia attentato a quella di Faurisson firmando il Manifesto Mantelli, al quale sono seguiti assalti squadristici veri e propri. O forse Guido Frassinetti, alessandrino orientale, pensa che la vita vile di un Robert Faurisson o dello stesso Claudio Moffa o del vicequestore dalla costola fracassata dagli squadristi venuti da Roma, valga di meno di quella di Magdi Allam o di chiunque altro? Due vite due misure? “Scientifico” il libro di Magdi Allam, antiscientifico tutti gli altri. Prima di aprir bocca, se appena avesse un poco di pudore, il Guido Frassinetti, Accademico mantelliano di Alessandria piemontese, dovrebbe meglio spiegare la sua “doppia morale”. Solo dopo potrebbe sperare ad un’attenzione diversa da quella dei lettori di “Informazione Corretta”, dalla cui Lista sono ormai abbastanza certo sono state raccolte le 900 gloriose firme , che faremo bene a non dimenticare mai.

11. Non poteva mancare donna Fiammetta, cioè l’«amica carissima» (p. ...) di Magdi Allam. Ho poco tempo e mi limito a rapide notazioni. La citazione di Alalusi, che quasi nessuno ha avuto l’onore di conoscere, è assai poco significativa in quanto qui si parla di Magdi Allam, che quasi tutti abbiamo il dispiacere di conoscere. Di lui si parla. Non di altri. E dunque donna Fiammetta non men il can per l’aia. Non solo a questo mondo tutto è opinabile, ma ognuno ha il diritto di opinare. Non vi è dubbio che Magdi Allam (e la congrega che gli sta intorno) abbia contestato il diritto di opinare questa volta non ai soli teramani, ma ad un nutrito e significativo gruppo di docenti che non potevano subir tacendo. Avrebbero potuto mettersi in pensione se continuavano a lasciar fare e venir sostituito con del personale mandato direttamente da Israele o scelto dalle comunità ebraica italiane ovvero dalle 5o associazioni Italia-Israele esistenti in Italia. Su questo punto non si possono cambiar le carte in tavola. L’autonomia scientifica dell’università è stata gravemente violata. Questa volta il gruppo di “Informazione Corretta” e contigui hanno osato troppo. Quanto alla meticolosità scientifica del lavoro di fiammetta Nirenstein basta ricordare il suo falso Martin Luther King, con il quale ha addirittura iniziato uno dei suoi libri-spazzatura, identici nel loro contenuto ad altri libri-propaganda, come quelli di Magdi Allam, che ripetono tutti le stesse circolari emanate dal servizio israeliano di propaganda, attraverso il quale già una volta ci hanno ingannato con i falsi armamenti di Saddam, che comunque tanto valeva la pena di abbattere, come pure varrà con un’altra guerra sanguinosa di abbattere l’Iraniano non gradito agli Israeliani. Quanto alla vita di Magdi Allam – dio l’abbia in gloria e lo conservi per nostra delizia per i prossimi mille anni – vale forse la pena di osservare che da quando Israele ha benedetto quelle terre con la sua presenza i morti si contano come le mosche e forse hanno già superato la contabilità dell’Olocausto. Non sono muoiono senza nessuna protezione, ma in molti hanno persino scelto di morire giudicando preferibile la morte alla vita. Quanto poi alla pretesa cultura dell’odio del genere umano che sarebbe propria degli islamici, francamente io penso che sarebbe meglio cercare altrove senza troppo allontanarsi.

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6.
ESTRATTI DA “VIVA ISRAELE”
Con mio commento

È possibile pubblicare qui sotto (cliccando su “Commenti”),
vostri propri commenti, quali che siano, purché non abbiano contenuti illegali ed offensivi

6.1
Una cinquantina di paesi musulmani

«Sappiamo che l’Ucoii non firmerebbe mai la “Carta dei valori” qualora contenesse il riconoscimento del diritto di Israele all’esistenza. Si tratta di un rifiuto pregiudiziale, che si basa sull’ideologia religiosa e politica che considera Israele un cancro da estirpare ed eliminare fisicamente ed è condivisa da gran parte della cinquantina di paesi musulmani che non riconoscono Israele» (p. 161).

Commento

Nella sua “storia” Magdi polemizza con Massimo Campanini, perché sensatamente aveva obiettato a Giuliano Amato che «Il riconoscimento di nessuno Stato, nemmeno di quello italiano, può essere considerato un valore universale» (p. 161). Forse senza volerlo Magdi dice anche una “cinquantina di paesi musulmani” di riconoscere Israele proprio non ne vogliono sapere. Ed allora cosa vuole da noi l’arabo trapiantato Magdi? Che facciamo la guerra ad una cinquantina di paesi musulmani per imporre loro con la forza il riconoscimento di Israele, magari dopo aver fabbricato un governo fantoccio (leggi Iraq ed Afghanistan) che oltre a riconoscere Israele piazzino musei dell’Olocausto in ogni oasi del deserto ed inseriscano nel testo del Corano un appendice per il Giorno della Memoria, imponendo così anche ai musulmani l’identità ebraica che Magdi vuole spacciare a tutti i costi come identità dell’Occidente? L’ineffabile Magdi guarda ai pregiudizi altrui ma non vede quelli più grandi che ha lui. Parla di ideologia altrui come se la sua non fosse di gran lunga più ottusa ed opprimente.

Sommario

6.2
Magdi si istruisce al museo dell’Olocausto in Gerusalemme

«La visita allo Yad Vashem, il museo dell’Olocausto a Gerusalemme, è un’esperienza che mi ha segnato per la vita. Era il pomeriggio del 18 maggio 2006. Per chi, come me, è originario di un paese arabo, è di fede musulmana ed è cresciuto in un mondo impregnato dell’ideologia della morte nei confronti degli israeliani e degli ebrei, è un luogo di espiazione delle atrocità commesse nel nome di Allah e della Nazione araba. Allo stesso modo mi sono sentito coinvolto, partecipe e comunque responsabile del più atroce genocidio della Storia, perpetrato dal regime nazista tedesco con la complicità manifesta o occulta di tanti altri europei, quale esponente del genere umano che, circa settant’anni dopo, mostra di non aver ancora imparato il tragico insegnamento impartito da chi disconosce e oltraggia la sacralità della vita. Arrivando a negare la realtà oggettiva del massacro di 6 milioni di ebrei e a prospettare un nuovo Olocausto con l’annientamento dello Stato d’Israele, tra l’esplicita condivisione degli arabi e dei musulmani e la sostanziale indifferenza e inerzia dell’Occidente» (p. 175, all’inizio della “Conclusione” intitolata «Grazie Israele»).

Commento

Come commentare tanto delirio condensato in mezza pagina? Ci provo. Intanto, Magdi è nato nel 1952, ma ci dice che si sente responsabile per fatti successi prima che nascesse. Se ciò vale per lui, a maggior ragione deve valere per noi. Insiste sulla solfa della “negazione” dell’Olocausto, termine religioso di cui proprio non ci si può liberare. In realtà, nessuno intende negare fatti accertabili con i comuni criteri – se ci lasciassero lavorare – della ricerca storica. Non bisogna però essere degli storici per capire che del «cosiddetto Olocausto» si è fatto e si continua a fare un uso strumentale, fondando diritti e pretese che nulla hanno a che fare con la giusta compassione per le vittime, tutte le vittime, di quella immane tragedia che è stata la guerra civile europea, che ha mia avviso inizia almeno nel 1914, conosce la disfatta bellica e politica di tutta l’Europa, ma continua ancora oggi sotto forma di guerra civile ideologica. L’Olocausto, il cosiddetto Olocausto, è il frutto più avvelenato di questa guerra civile, un frutto che non rende nessuna giustizia alle vittime, tutte le vittime, ma ancora una volte le strumentalizza nel modo più disgustoso per fini politici che non è difficile indidivuare e riconoscere. Magdi Allam è un degno figlio di ciò che l’ideologia ha saputo fabbricare. Il definirsi lui un “esponente” del genere umano darebbe ad intendere che tutti noi siamo marziani, o invasori alieni di questo pianeta. Le ragioni politiche di Israele sono quelle che ognuno può individuare, ricostruendo la storia del Medio Oriente partendo da anni più o meno vicini: 1948 (fondazione dello Stato d’Israele nel modo che sappiamo), oppure 1917 (famosa Dichiarazione Balfour che tutti conosciamo e che ognuno ha il diritto di interpretare e valutare come meglio credo e malgrado il diverso avviso di Magdi Allam), oppure io direi anche il 1842 (quando Palmerston pensava ad un focolare ebraico giusto per dare fastidio agli Ottomani). In realtà, da un punto di vista politico-culturale io ritengo, sapendo di attirarmi addosso nuove campagna di diffamazione, che l’Olocausto ha agito ed agisce sull’Europa allo stesso modo in cui Israele (che ha un suo divino diritto ad esistere politicamente più di quanto lo abbiano avuto e lo abbiano tutti gli altri popoli della terra) ha occupato i territori arabi e palestinesi. L’Olocausto si preannuncia come la Cappa Suprema sotto la quale devono soggiacere tutti i popoli della terra, o almeno quelli compresi fra Los Angeles e Nuova Dehli passando per tutte le capitali d’Europa. Il nostro Magdi, che strilla come se lo stessero scannando quasi fosse un maiale, chiama una così insensata ed ottusa ideologia “sacralità della vita” e ne individua l’essenza nel nome Israele, che se questo nome non fosse stato e sia dispensatore di morte. Ad una ideologia ottusa come quella di Magdi, fatta non per discutere e per confrontarsi criticamente, ma per essere ripetuta senza contradditorio come un disco in una camera della tortura per il lavaggio del cervello, non si può opporre altro che un salutare e folkloristico “ma vaffanculo!”, per fortuna derubricato come illecito penale. Quanto ai 6 milioni di morti deve trattarsi di quel 666 che mi sembra sia il simbolo del diavolo, almeno secondo quanto ho visto in qualche film dell’orrore. Proprio su questo dato le critiche revisioniste sono riconosciute sempre più come fondate. Se nelle università qualcuno dimostra di non voler sapere della filosofia magdalliana, eccoti che le università italiane “pullulano” di “collusi” con il terrorismo arabo. Per il termine “terrorismo”, cosiddetto terrorismo, vi sarebbe da aprire un altro lungo capitolo. Grazie alla “religio holocaustica” ormai neppure il vocabolario conserva un valore affidabile. E se qualcuno dall’Iran incomincia a dire “basta a tutto questo”, a noi non è consentito dire «Grazie Teheran», mentre Magdi rivendica a sé il diritto di dire: «Grazie Israele» e «Viva gli assassini!», Lo faccia pure! Noi liberali gliene riconosciamo il diritto. Ma a noi almeno non rompa le scatole con le sue fisime mentali, se li tenga tutte per se e ci lasci lavorare in pace nelle nostre università.

Sommario

6.3
Le infamie contro Massimo Campanini
e le liste di proscrizione prossime venture

«Purtroppo il professor Campanini non è affatto un caso isolato. Le università italiane pullulano di docenti cresciuti all’ombra delle moschee dell’Ucoii, simpatizzanti dei Fratelli Musulmani, inconsapevolmente o irresponsabilmente collusi con un’ideologia della morte profondamente ostile ai valori e ai principi della civiltà occidentale e dell’essenza stessa della nostra umanità. Il 20 gennaio 2007 ho denunciato sul Corriere della Sera l’organizzazione del seminario dal titolo “Dare voce ai democratici musulmani: per garantire la democrazia e la pace nel Mediterranee”, che si sarebbe tenuto a Napoli un mese dopo, il 23 e 24 febbraio» (p. 163). […] «Dopo la pubblicazione del mio articolo scoppiò il finimondo. L’ambasciata iraniana a Roma fece sapere che Khatami non avrebbe partecipato al seminario. Poi fu annunciato che anche Davetoglu e Nadia Yassine non sarebbero intervenuti. Infine ci fu un nuovo colpo di scena: il nome di Rached Ghannouchi, leader del partito tunisino fuorilegge Al Nahda, comparve tra i relatori del seminario. Il 16 febbraio 2007, in un commento sul Corriere della Sera, criticai la scelta di Ghannouchi, cominciando con il citare alcune sue dichiarazioni che evidenziano inequivocabilmente la sua apologia del terrorismo…» (p. 165). «Che c’entravano questi odiosi personaggi e queste aberranti ideologie di morte con il seminario accademico di Napoli? È del tutto ovvio che non avrebbe dovuto esserci alcun rapporto. Ma purtroppo non fu così…» (p. 166).

Commento

Qui è assolutamente “ovvio” quanto “aberrante” che un docente italiano che voglia organizzare un convegno oggi su temi mediorientali ma domani anche sulle “pasque” con sangue o senza sangue non deve basarsi sul suo discernimento scientifico e sulla sua competenza, ma deve passare attraverso Magdi Allam e quindi attraverso il governo israeliano, che ha una sua agenzia nel «Corriere della Sera» e in una miriade di organizzazioni filoisraeliane ancora da censire. Se i docenti italiani, non graditi a Magdi Allam e ai suoi agenti, “pullulano” nelle università italiane, è chiaro che bisogna procedere ad una bonifica. In altri paese, ampiamente convertiti alla religio holocaustica, si è già avanti nell’epurazione. L’Italia, sempre in ritardo, dovrà infine adeguarsi. È giunta l’ora. Ce lo ricorda Magdi Allam. Se il libro fosse uscito ancora qualche mese dopo, cosa avrebbe detto nel libro il nostro Magdi sull’invito a Robert Faurisson in Teramo. Il quadro è chiaro e non dovrebbe avere bisogno di altro commento. Non vi è nessun rispetto delle autonomie universitarie di fronte alla prepotenza faziosa ed ideologica di Magdi Allam. Se la sua sfacciata invadenza e prepotenza, trovando politici complici, si tradurrà in progetti di legge (ad es. Mastella) scomparirà ogni barlume di libertà e per poter parlare liberamenta, guarda caso, bisognerà andare a Teheran, ma non servirà perché al ritorno in patria vi sarà la prigione pronta ad ospitarci. Vi è di che allarmarsi e di dire: basta! Che nella costituzione italiana esistono ancora gli artt. 21 e 33 è cosa che a Magdi Allam sfugge del tutto, perché pensa troppo ad Israele, che mi pare non ne abbia nessuna, ma è il modello universale sotto tutti aspetti della vita civile, religiosa, etica a cui bisogna ispirarsi. Peccato che una cinquantina di Stati musulmani proprio non ne vogliono sapere di riconoscere Israele, forse avendo qualche buon motivo dalla loro. Ma Magdi chiama chiama tutto ciò che non gli sta a genio “ideologia della morte” e lui si erge a giudice suprema di ciò che è l’essenza umana, posta evidentemente nelle sue Scarpe che come ci informa tiene sempre ben lucidate. Infatti, dentro ci si trova l’«essenza umana» così come dentro l’Arca si trovano tutti i simboli ebraici.

6.4
L’ideologia della morte in Magdi Allam

A p. 97 si legge: «Parte seconda - L’ideologia della morte nel mondo della globalizzazione». La parte seconda si estende fino a p. 173. Seguono la «Conclusione» con titolo: «Grazie Israele». Invano il lettore va alla ricerca in circa 80 pagine di un qualche concetto pregnante da poter criticamente analizzare. “L’ideologia della morte” non è niente di più che uno slogan sempre da Magdi presupposto e mai criticamente spiegato e definito. Il lettore poco paziente se ne infastidisce facilmente ed è tentato di riporre via un libro che non merira considerazione, anche se il suo successo mediatico oscura libri di ben diverso e più serio contenuto. Tuttavia, per dare una doverosa documentazione ai Firmatari dell’appello – ripeto ad infinitum – non contro la persona fisica di Magdi Allam, ma contro le sue inaccettabili “messe all’indice” se non peggio in pratica contro la docenza universitaria italiana (50.000 docenti di ruolo), che hanno singolarmente posizione estremamente differenziate e spesso contrapposte, ma che possono stare tutti insieme in una stessa repubblica letteraria in virtù degli artt. 21 e 33 della costituzione, la cui vigenza e validità deve essere riconosciuta da tutti senza riserve mentali. Esistono curiosi individui, i quali pretendono che alcune questioni controverse sul merito, prescindano e sovrastino l’ambito normativo dei citati articoli. Una discussione franca, libera e serena sul merito delle questioni controverse (leggi: Faurisson, Teramo, islamismo, cosiddetto terrorismo, ecc.) sarà possibile solo dopo che sia stato riconosciuto ad ognuno il suo diritto ad esprimersi, la sua libertà di pensiero e di ricerca nonché di poter trovare ascolto. Non si può dire: «certo, libertà di pensiero, ma se non la pensi come dico io, ti denuncio e ti mando in galera, se appena le leggi me lo consentono». Noi stiamo vivendo questo momento e Magdi Allam è un Tizio che pretende di imporre all’universo le sue opinabilissime vedute. Contro questa imposizione è lecito insorgere a chiunque abbia amore per la sua libertà di pensiero di pensiero e di ricerca come un bene più prezioso di tutti i beni materiali delle famiglie Agnelli e Berlusconi: tenetevi pure le vostre ricchezze, da noi non insidiate, ma lasciateci la libertà di pensare con la nostra testa. Di seguito con lettere alfabetiche isolerò da un contesto eterogeneo affermazioni di Madgi Allam sulla sua sbandierata “ideologia della morte” per poi farne un’analisi critica ed un contraddittorio, dove le mie posizioni in progress potranno essere sempre stilisticamente e concettualmente migliorate, avendone il tempo e la pazienza. Osservo ancora che nel libro di Magdi Allam si trovano abitualmente toni ed espressioni assolutamente forti, per non dire offensivi, diffamatori ed illegali verso terzi. I miei toni saranno sempre inferiori a quelli che Magdi Allam usa contro gli altri e quindi seguendo questo criterio spero di riuscire a stare entro i giusti limiti dell’eloquio.

(segue)

6.5
Il vocabolario di Magdi Allam


Nella scrittura di Magdi Allam ad irritare non sono solo i periodi nel loro intreccio di frasi principali e secondarie, secondo le nozioni grammaticali che abbiamo appreso a scuola, ma sono spesso i singoli termini: parole, semplici o combinate in sostantivo ed aggettivo, perfino avverbi. Il lettore critico non sa come ordinare le proprie reazioni, dove concentrare maggiormente la sua attenzione, lasciando perdere aspetti ritenuti secondari. In questo paragrafo, distinguendo per sottoparagrafi distinti in lettere dell’alfabeto e fino ad esaurimento delle 26 lettere, segnerò i vocaboli che qua e là attirano la mia ira in un più ampio contesto.

a) «Il lavaggio del cervello» (p. 100). Magdi attribuisce agli Stati arabi una sorta di lavaggio del cervello per quanto riguarda gli israeliani, come se i poveri arabi dovessero avere motivo per coltivare nel loro animo un’immensa gratitudine ed uno smisurato amore per Israele, “amore” e “gratitudine” più o meno interessata che certamente albergano nel cuori di Magdi, che come ricompensa di tanto amore è andato a ricevere un premio in Israele (p. 178), che non saprei immaginare come altrimenti assegnato per il meritorio “lavaggio del cervello” che tenta di fare verso gli italiani dalla colonne del “Corriere della Sera” e con i suoi splendidi libri, che non avrebbero certamente diritto di cittadinanza nella repubblica delle lettere, se questa ormai non fosse diventato l’industria ed il regno della carta stampata, dove possedendo i canali giusti si può spacciare come un “capolavoro” ciò che per monsignor Della Casa non servirebbe neppure come carta degli agiamenti. Non ritrovo la pagina (ma la troverò) dove scopro una dato estremamente interessante. Magdi parla di una “informazione corretta” in Israele. Ho sempre sospettato che l’«Informazione Corretta» di Pezzana sia qualcosa che dipende da Israele. Se dunque Magdi parla di un’entità simile in Israele, è possibile ipotizzare che si tratta di un sistema industriale globalizzato proprio per il lavaggio del cervello occidentale, cosa necessaria alla vigilia di devastanti guerre mondiali. Quindi, il nostro Magdi ogni volta che parla di “lavaggio del cervello” dovrebbe guardarsi allo specchio e rendersi conto – se non è già colpevolmente consapevole – che è proprio ciò che lui tenta di fare con gli italiani, che hanno fatto assai male ad accoglierlo al loro interno.

b) Il termine terrorismo ricorre nel linguaggio di Madgi Allam per un numero infinito di occorrenze senza che mai ne venga data una definizione poco meno che ondivaga. Il terrorismo è stato anche proprio degli Stati. Basti pensare all’attività della CIA e degli stessi servizi segreti israeliani. Ma per Magdi il solo terrorismo di cui mette conto di parlare è quello attribuito ai musulmani, che spesso fanno del terrorismo – guarda un po’! – facendo di se stessi dei kamikaze, in mancanza di quegli armamenti tradizionali e sofisticati (fino alla bomba atomica) di cui Israele è abbondantemente è equipaggiato dai suoi “amici” statuninensi (e non solo). Gli arabi hanno la gravissima colpa di non volersi arrendere malgrado la superiorità delle armi convenzionali israeliane. È veramente una colpa imperdonabile e degna della suprema condanna morale.

6.6
Il diritto di Israele ad esistere

È questo l’assioma principale di Magdi Allam. Anzi è meglio definirlo come il principale articolo di fede di tutte le religioni associate, di ogni sistema di etica e moralità pubblica o privata che sia. Invano si cerca un’argomentazione di carattere storico-politico, internazionalistico, filosofico-giuridico, filosofico-politico. Essendo io un grande ammiratore di ciò che è stato l’Impero romano, mi chiedo perché non possa risorgere dalle profondità del tempo passato allo stesso modo in cui l’odierno Stato di Israele pretende di fondare la sua legittimità sulla situazione geopolitica di duemila anno or sono. Ma se mai potesse risorgere l’antico Impero romano, non con la guerra e la violenza, ma per la via della cooperazione e dei trattati, i partners naturali di un’Europa allargata alle sponde del Mediterraneo ed oltre non sarebbe certo Israele («un cancro» secondo i musulamani, come riferisce lo stesso Magdi) ma proprio quella cinquantina di Stati musulmani che di riconoscere sul piano diplomatico Israele proprio non ne vogliono sapere. Magdi quasi pretenderebbe che l’Italia rompesse le relazioni diplomatiche con questi Stati per la bella faccia dello stesso Magdi e dei suoi amici israeliani, che lo hanno giustamente premiato per i servigi che loro rende. Anche qui procedo per sottoparagrafi sull’espressione “diritto all’esistenza” (sc. dello Stato di Israele, spesso confondendo il il diritto individuale all’esistenza proprio di ogni essere umano) usato da Magdi ad ogni pie’ sospinto ma senza argomentazione.

6.7
La rete di Magdi Allam

È frequente anche l’uso della parola lobby. Esistono numerosi studi ed una letteratura specifica sulle lobbies. In America si parla comunemente dell’esistenza di una lobby ebraica. In Europa, o almeno a giudicare da alcune reazioni nella guerra ideologica sorta in Teramo e che non cesserà tanto presto, si sono avute reazioni per aver usato l’aggettivo “ebraica” dopo lobby. Secondo il parere espresso, specificare un aggettivo che individui i soggetti che spingono maggiormente verso determinate posizioni di carattere politico ed ideologico, sarebbe fare dell’antisemitismo o addirittura del razzismo. Personalmente non lo credo affatto. Ma ciò dimostra perlomeno che chi fa certe cose, desidera restare nell’ombra e non essere scoperto nella sua identità. Che anche Magdi Allam faccia parte di questa rete o come altrimenti si preferisce chiamarla (per me il termine è indifferente) è cosa evidente. Senza percorrere tutti i suoi numerosi libri, sfornati uno dopo l’altro come tante frittelle, mi limiterò in questa sezione ad individuare gli “amici” di Magdi da lui espressamente nominati in questo sua grande prestazione letteraria intitolata “Viva Israele!” (e dunque: Abbasso tutti gli altri!)



In seguito ad un evidente tentativo di introdurre anche in Italia leggi liberticide, che in pratica annullano la libertà di pensiero e di ricerca ed insegnamentoMagdi, si è costituito dopo i gravi fatti di Teramo un apposito Comitato per la libertà di pensiero e di ricerca, di cui con il nome “Civium Libertas” è stato costituito un gruppo di discussione. L’adesione al Gruppo di discussione coincide con l’adesione al Comitato, formalmente costituitosi in Teramo il 16 giugno 2007. Si può qui ascoltare l’Audio del convegno durato circa 4 ore.