mercoledì, gennaio 31, 2007

Una chiesa illegittima e contraria al bene comune

Appartengo a quella vasta e maggioritaria schiera di italiani che sono letteralmente bombardati dall’informazione di regime. Intendo esattamente l’informazione che giunge attraverso i grandi canali di comunicazione (televisione, stampa, Pulpiti istituzionali), si impone con prepotenza ai destinatari e non può mai essere contraddetta. Diventa perciò una Verità ufficiale, contro cui rivoltarsi sarebbe blasfemia. Eppure, proprio ieri sera in margine alle alzate di scudi in seguito alla legge sulle convivenze di fatto il mio errabondo e ribelle pensiero ribaltava le parole del portavoce vaticano padre Lombardi. In questi giorni il presidente della repubblica Napolitano ha auspicato una “sintesi” (mettiamoci d’accordo, magari come ai tempi del pateracchio costituzionale sui patti lateranensi inclusi nella costituzione complice il comunista Togliatti, padre politico di Napolitano) sull’ennesima occasione di scontro fra una gerarchia cattolica che aspira al governo dell’intera società italiana ed un ceto politico subalterno e voto-dipendente. I vescovi hanno già risposto picche un ad qualsiasi Napolitano che crede di essere un qualcosa mentre è un nulla politico. Più sensibile alle ragioni della diplomazia il portavoce vaticano, dopo parole di circostanza e di ricucitura, ha però voluto sottolineare che questi irritanti interventi della chiesa, o meglio di una gerarchia confessionale in abito talare, sono “legittimi" e orientati “al bene comune”. Ebbene, io quisque de populo rispondo nello spazio cibenetico che li considero “illegittimi” e contrari al “bene comune”. La nozione di bene comune è nozione dotta per addetti ai lavori, ma in concreto ognuno può intendere ed intende che il proprio utile privato o interesse particolare sia il vero bene comune.

Non si può seriamente pensare alla Chiesa cattolica senza avere consapevolezza del suo percorso storico dalla sua nascita ad oggi. Non saprei dire quante persone sono culturalmente attrezzate a poterlo fare. Ma sarebbe necessario per una vera intelligenza del fenomeno. In molti miei articoli ho fatto accenni al tema sotto angolature diverse. Se anche dedicassi il mio tempo a scrivere un libro di parecchie centinaia e migliaia di pagine, sarebbe tempo sprecato. La maggior parte della gente non è disposta a leggere più di dieci righe di un testo. Questo la chiesa lo sa bene. Esistono poi gli “intellettuali organici” che in milioni di pagine andranno poi a sostenere il contrario di quello che io potrei scrivere. Le poche parole di un eretico verrebbero subissate da tonnellate di parole ortodosse.

E sia. Intanto io dico al presidente Berlusconi – da me sempre sostenuto anche quando dissento, ed al ministro della propaganda telematica di FI, on. Antonio Palmieri, di cui non ricordo una sola opinione apprezzabile – che farebbe meglio a non rispondere neppure al telefono, quando dall'altro capo del filo i vescovi gli chiedono di mandare un ordine di scuderia ai suoi parlamentari. Anche questo è un tipico costume “democratico” della chiesa: ignorare la gente, il gregge, il parco buoi, il bestiame, per rivolgersi ai “capi”, ai pastori, ai mandriani, a quelli che contano veramente. In realtà, per la chiesa la democrazia è una delle tante bestialità del mondo moderno, a cui oggi occorre fare qualche sorriso di facciata e di circostanza.

No, caro Berlusconi, se anche tu, opportunisticamente, abbassassi la testa all'ennesima intrusione clericale nella vita dello Stato, non per questo avresti il mio plauso. Né io dovrei giustificare all'on. Palmieri, da te messo a capo della propaganda, perché conservo la mia tessera a Forza Italia. Caro Silvio, non sei tu a farmi una graziosa concessione con la tessera da me sottoscritta a Forza Italia. Avrei potuto scegliere un qualsiasi altro partito ed il discorso non sarebbe stato ora diverso. Invece, caro Silvio, sono io che ho esercitato un mio diritto ex art. 49 della costituzione. Dubito che l’on. Palmieri riesca a capirlo. Nella nostra concreta situazione costituzionale l'immissione in massa dei cittadini all'interno della struttura dei partito è il solo modo in cui essi possono contribuire alla formazione della politica nazionale. Diversamente non resterebbe altro che la via della violenza e della lotta armata per sottrarre il controllo delle istituzioni ad un ceto corporativo più di ogni altro. Basterebbe una minuziosa ricerca sul modo in cui privatamente vivono i politici per scoprire vistose contraddizioni fra ciò che essi fanno e ciò che vogliono imporre agli altri. Insisto seriamente nel dire che l’ipocrisia, ossia la pubblica ostentazione di pur discutibili e opinabili virtù con la pratica effettiva delle stesse, è una spiccata caratteristica italica e nazionale, la cui spiegazione storica va ricercata nelle famore “radici cristiane”, meglio sarebbe dire “cattoliche”.

Per non farla lunga e non interrompere oltre la mia giornata lavorativa osservo come fatto intollerabile l’atteggiamento “repressivo” sulla questione delle convivenze di fatto (non voglio parlare solo di omosessuali). Mentre nulla si toglie ai matrimonialisti e ai familisti, si dice pervicacemente “no” ad un vasto e crescente strato di società civile che chiede una giuridicizzazione di rapporti che hanno evidentemente bisogno di un trattamento legislativo. Si darebbe qualcosa agli uni senza togliere nulla ad altri, che però insorgono e dicono: stop! Almeno questo è quello che vede un buon senso abbastanza distante da ogni personale interesse alla vicenda. Pare anche di vedere un interesse materiale da parte di una gerarchia confssionale che proprio attraverso l'amministrazione di alcuni momenti necessari della vita di ognuno (nascita, unione con una donna, morte) ha finora esercitato il controllo sull'intera società. Di religione non ne esiste qui per nulla! A queste bufale nessuno è disposto a credere. Fede e Religione sono cose e diverse ed opposte. La religione ha incominciato a dissolversi e scomparire quando la Fede è diventata una sorta di codice civile da imporre ai cittadini con i poteri temporali dello Stato. Chiudo con una “briciola” di storia, giuntami da poco. Il 19 gennaio 1847 fu usato per la prima volta il cloroformio per anestetizzare le partorienti. È istruttivo studiare quali furono allora le posizioni dei benpensanti, delle Pere dell'epoca. Secoli prima addirittura venivano messe al rogo quelle donne che ingerivano intrugli che potessero lenire il dolore del parto, al quale non era lecito sottrarsi in osservanza al dettato biblico “partorirai con dolore!”. La libertà è stata sempre un processo di emancipazione dalla religione secolarizzata da Costantino e Teodosio e giunta fino a noi immutata nella sostanza. Vorrei che Berlusconi pensasse di più ad essere liberale nei fatti e non solo di nome, preoccupandosi meno dei voti manovrati dalla chiesa. Perché ciò sia possibile deve aprire tante sed tettitoriali dove la gente possa andare ogni domenica a dire la sua sulla politica e sullo stato. Se di domenica vuole andare anche in chiesa, ci vada per pregare e per dimostare cosa vuol dire essere buon cristiani, non per fare politica e per decidere su quali parlamentare far convergere il voto. In questo modo non si fa il bene comune, ma si distrugge lo stato e si fa perdere la devozione a quanti ancora ne conservano qualche briciola. Caro Silvio, se per aprire tante sedi territoriali occorrono soldi e tu non ce li vuoi mettere di tasca tua (non sarebbe giusto né io lo vorrei), basterebbe utilizzare quei soldi che lo stato succhia ai cittadini per finanziare una politica di regime che è contro i cittadini e costituisce un sistema dispotico. Si restituiscano ai cittadini che sono stati loro tolti con la scusa dei “rimborsi elettorali”, dopo che gli stessi cittadini in modo plebiscitario avevano abolito il finanziamento pubblico e truffaldino dei partiti.

domenica, gennaio 28, 2007

Una Memoria a senso unico

Dai nostri Soloni che siedono in parlamento è stata varata qualche anno fa una Giornata della Memoria, che dovrebbe cadere in questi giorni, se non è già trascorso. Il disegno Mastella sui reati d’opinione e di pensiero, approvato all'unanimità dal consiglio dei ministri di Questo governo che ci rende felici ed allieta le nostre giornate, si colloca in un'evidente continuità con la precedente deliberazione, alla quale non riesco a riconoscere la dignità e maestà di una Legge nella quale tutti si possono riconoscere, assumendola come presidio ed espressione della libertà di tutti e di ognuno. Assistiamo ormai ad un degrado della legge e del diritto a mero dominio degli azzegagarbugli, a mercato di interessi di potenti gruppi lobbistici con loro agenti in parlamento, a colpo di mano di cangianti maggioranze. Il paese del diritto si è ormai trasformato nel paese dell'arte di eludere un diritto sempre più degenerato. Sono però questi temi generali di filosofia del diritto, nei quali non vogliamo qui addentrarci.

La riflessione odierna, spero breve, nasce da alcuni pensieri di prima mattina che mi affretto a segnare sulla carta, prima che possano sparire sommersi da altri pensieri e preoccupazioni. I nostri Soloni, forse pressati da altri governi europei o extraeuropei, hanno voluti privilegiare con legge la “memoria” di fatti tragici connessi alla moderna Guerra dei Trentanni. Mi riferisco non alla guerra dei Seicenti, segnata da tremende guerre di religioni e terminata con la pace di Westfalia nel 1648, ma una una guerra civile europea che ha insaguinato il continente europeo dal 1914 al 1945, indicato normalmente come prima e seconda guerra mondiale. Così ci hanno istruito a scuola e così dicono tutti i libri di storia. Se voglio capire la storia con la mia testa devo abbandonare questa fraseologia e pensare secondo nuovi concetti.

Di tutte le tragedie ed i massacri che hanno segnato la storia degli uomini perché privilegiarne Uno in particolare? Non è stato l’Unico né prima né durante né dopo il 1945. Basti pensare agli Amerindi cancellati dal continente cui è stato posto il nome di America dopo averlo svuotato dei suoi abitanti originari, alla tratta dei negri, all’atomiche statunitensi su Hiroshima e Nagasaki quale moderno pesticida che non distingue l'umanità in nessuna delle sue articolazioni possibili (uomo, donna, bambino, vecchio, ebreo, omosessuali, cristiano, musulmano, confuciano, sani, malati, disabili.... Tutti!). La casistica è infinita e non è allegro farne il censimento. Mio malgrado, a ciò costretto dai miei avversari, ne farò una raccolta nel mio blog di storia, ricordandomi di annotare tutti i massacri e le stragi che incontro nelle mie letture di storia.

Per capire occorre risalire alle strategie politiche e geopolitiche di breve, medio e lungo periodo. In questo contesto il dibattito di questi giorni sul “criminale” progetto Mastella non dovrebbe essere fuorviato sulla questione del negazionismo, termine improprio che non adoperano neppure gli stessi negazionisti. È secondaria la questione della verità o falsità di fatti che solo la ricerca storica archivistica e documentaria, sorretta dalle ipotesi e tesi interpretative che si vogliono adottare, può accertare. Ciò che per adesso è assolutamente certo è l'uso strumentale che di quella tragedia è stata fatta e si vuol continuare a fare. Dico qui ai miei detrattori di Informazione corretta che è questa la mia tesi. sulla quale non ho timore di misurarmi con chicchessia. La ricerca statistica sulla contabilità e l'onomastica dell'Olocausto non mi interessa e non mi appassiona. La faccia chi vuole, avendone il diritto e non dovendo rischiare altro che il suo credito scientifico.

A proposito di credito scientifico la mente ritorna all'ultima trasmissione di Giuliano Ferrara “Otto e Mezzo”. Sono trasmissioni che non mi arricchiscono mai in conoscenza, ma quasi sempre mi fanno uscire fuori dai gangheri per la loro faziosità e per l'evidente obiettivo di influenzare le menti deboli e non attrezzate criticamente. La trasmissione capita appunto alle otto e mezza di sera e pur non volendo mi capita spesso di doverne sorbire qualche brano passando da un canale all'altro. Nell'ultima trasmissione ho notato alcuni passaggi di cui non ho fatto cenno scritto. Intanto, Giuliano si è gloriato di aver organizzato una manifestazione davanti all'ambasciata iraniana, sulla quale ho già scritto. Basterebbe questo ammissione del conduttore Ferrara per sollevare la legittima suspicione sull'obiettività della trasmissione, anche se mi rendo conto che nel clima dominante di caccia alle streghe è curioso che io parli di obiettività nell'informazione e magari la pretenda.

E veniamo agli ospiti dell'ultimo Ferrara: un tal De Sena ed il noto Frattini, di cui sento oggi che è un aperto assertore dell'introduzione in Italia del reato di opinione storica. Ho appena detto che non accetto più la dizione “prima guerra mondiale” o “seconda guerra mondiale”, ma la voglio sostituire con con Guerra dei Trent'Anni (1914-1945). Proseguendo di sviluppo in sviluppo, il buon e lindo Frattini mi vorrà perseguire penalmente perché io nego la prima e la seconda guerra mondiale e preferisco parlare di Guerra civile dei Trent'Anni? Se diventerà penalmente pericoloso affrontare un dibattito storiografico sull’Olocausto, chi professionalmente si vorrà cautelare dal rischio di dover frequentare anche i tribunali e le procure oltre alle biblioteche e agli archivi basterà che cancelli dal suo vocabolario il termine Olocausto, lasciandolo tutto a Mastella per i suoi discorsi domenicali o per i suoi incontri con gli amici che gli hanno chiesto la legge. Sarà sufficiente e più fecondo spostare la ricerca e gli studi sul periodo 1914-1945 inteso come un tutto unitario per riproporre su un più alto piano speculativo i problemi che il Legislatore mastelliano vuole reprimere con legge penale. Ritorneremo ai linguaggi cifrati ed ermetici delle epoche in cui la libertà di pensiero e di manifestazione del pensiero non era riconosciuto come un diritto. La chiesa cattolica ha condannato e messo a morte Giordano Bruno e Galileo Galilei per non aver fatto essi altro reato che quello di pensare. Prima di loro vigeva come verità di fede il sistema tolemaico.

E chiudo con l’altro ospite di Giuliano. Senza voler essere irriverente confesso di non aver mai sentito prima il nome di De Sena ed ancor meno quello della donna che parlava in veste di storica. Suppongo per l'appunto che De Sena siano uno storico di professione, titolare di qualche cattedra di storia ed autore di numerosi libri sull’argomento che io ahimé confesso di non conoscere e di non aver mai letto, se effettivamente scritti. Per il mio attuale giudizio è però sufficiente una picciola paroletta da lui detta nel salotto televisivo delle otto e mezza di sera. Parlando dei cosiddetti negazionisti egli ha fatto un’utile distinzione scolastica (aspetto statistico circa il numero dei morti, burocratico circa le autorità responsabili delle uccisioni, tecnico circa i mezzi impiegati) per poi concludere che sarebbero “miserabili” le tesi o le posizioni dei cosiddetti negazionisti. È uno storico il De Sena? E che c'entra il termine “miserabile” in bocca ad uno storico che sia tale? Non parla piuttosto un moralista tecnicizzati in cose storiche con il compito di sostenere opzioni etiche e politiche determinate? Dovrei dipendere da un simile “consulente di parte” per la mia visione storica?

Non sto facendo il consulente tecnico di parte avversa a quella dei clienti di De Sena. Dico soltanto che se qualcuno mi viene a dire che il sole che osservo tutti i giorni ha forma triangolare, io lo lascio dire, ben sapendo ciò che i miei occhi vedono. Ma non gli dico che è un "miserabile” e meno che mai mi sogno di mandarlo in galera. Ero proprio – se non erro – quello che facevano i nazisti con i vari disadattati sociali. Nei campi di concentramento (me lo potrà insegnare lo stessa De Sena e la donna ospite di cui non ricordo il nome, ma che parlava con sicumera) non vi erano solo ebrei, ma tante altre figure sociali, di cui poco si parla e tantomeno li si ricorda. Paradossalmente gli odierni mastellani, che con l'indulto svuotano le carceri per far posto ad una ben più pericolosa specie di criminali, fanno esattamente ciò che facevano i nazisti nei confronti dei dissidenti allo stesso modo di come Bush va facendo quelle stesse guerre preventive che sono state il principale capo di imputazione del criminale Hitler. Uno storico (penso a Tucidide, a Tacito... a me stesso se in qualche modo posso arrogarmi il titolo di storico) non usa il linguaggio di De Sena. Passando dal merito ("miserabile”) al metodo, vorrei ricorda a De Sena che le vicende del passato in campo scientifico dovrebbe insegnarci a non dare mai per scontate le cognizione consolidate. La ricerca scientifica può segnare sempre nuovi progressi in quanto in campo scientifico è stato abbandonato il principio di autorità. Le conoscenze, quali che siano i campi, vanno sempre continuamente verificate dalle generazioni di studiosi che si succedono nel tempo. Le conoscenze sono o erronee in quanto contrastanti con i fatti osservati (ed i fatti non sono mai tutti i fatti storicamente osservabili) o conformi ai fatti riscontrabili. Ma non sono in sé miserabili. Lo “storico” De Sena sa po bene quanto sia facile ai governi manipolare gli archivi, facendo sparire o distruggendo determinati documenti, o secretandoli per secoli, o falsificandoli e inventandoli: la falsa donazione di Costantino ha fondato le pretese imperiali della chiesa di Roma. Ci è voluta un “miserabile” come Lorenzo Valla per dire ai Mastella di ieri che le cose stavano diversamente. E che dire della concezione tolemaica che per un millennio e passa è stata l'unica Verità?

Mi immagino già quale può essere l’obiezione e l'aria di sufficienza che l’accompagna. Rispondo e chiudo dicendo che in qualsivoglia campo scientifico deve per principio essere lasciata piena ed assoluta libertà di opinione ad ognuno. Solo così potremo essere certi di non venire sclerotizzati in una nuova epoca tolemaica. I codici penali liberali possono punire i singoli atti dei cittadini in quanto siano lesivi dei diritti di altri cittadini. In mancanza di una simile protezione ogni cittadino riacquista il diritto naturale all’autodifesa, alla difesa legittima. Quando lo Stato tocca i diritti fondamentali dei cittadini perde la legittimità su cui si basa. È un diritto fondamentale del cittadino, più prezioso del bene stesso della vita, il suo diritto di poter pensare liberamente. Il progresso dallo stato di natura allo stato civile si sfalda e ritorna il mostro dell guerra civile, la peggiore delle condizioni in cui l'uomo possa trovarsi e nella quale non vi è nessuna certezza e nessun limite al male che ognuno possa arrecare all’altro.

La conclusione a cui volevo approdare e che mi sono perso per strada è l'interesse imperiale egemonico americano che si ritrova dietro alla strumentalizzazione della Memoria a senso unico. Non è un caso che appena cessato la guerra fredda agli inizi degli anni 90 le armate americane si sono gettate in Medio Oriente, dando inizio alla prima guerra iraquena. Le manovre di questi giorni, anche in Italia, mi fanno pensare ai prodromi di una guerra contro l’Iran. Il viaggio delle Merkel in USA, per offrire al vincitore Bush le chiavi delle città d'Europa, mi inducono a pensare ad una fase terminale del processo di depoliticizzazione dell'Europa a partire da 1945: la “leggenda” o “mito” dell’Olocausto (cosa diversa dal fuorviante dibattito sul “negazionismo”) stata una parte cosciente e deliberata di questa strategia, una sorta di continuazione della guerra con altri mezzi. Quando sento parlare di “Stati Uniti d’America e d’Europa”, penso che la cosa si è compiuta. Al mio caro e defunto amico Piccone, abruzzese emigrato a nove anni in USA, ebbi a dire che non desideravo diventare americano, pur non dichiarandomi antiamericano. Lui diceva che dovevo rassegnarmi a questo destino e che era bello essere americani. Sarà pure, ma io ricerco altrove la mia identità. Dopo l'Europa tocca ora al Medio Oriente venir “liberata” e scoprire quanto è bello essere americani. In tutto questo lo Stato d'Israele, fondato con atti d'imperio delle potenze vincitrici della guerra europea dei Trent'Anni, è un agente della politica imperiale americano. L’Olocausto è la sua ideologia. La legge Mastella, che introduce in Italia una disciplina già in vigore in Austria, Germania, Francia, è lo strumento con cui si intende reprimere penalmente la dissidenza politica interna ai progetti imperiali americani ed israeliani. Delle posizioni contrarie in Forza Italia (On. Antonio Palmieri in testa e gli altri a venire) me ne infischio altamente. Sono pronto a discutere e confrontarmi in dibattiti interni di partito, quando e se mai ve ne saranno, ma nessuno può pretendere che avendo io preso per civismo una tessera di partito mi sia vincolato perinde ac cadaver a sposare di peso le tesi di un Frattini o di quanti altri occupino posizioni di potere e di privilegio nel partito, al governo, al parlamento. Si godano pure le loro prebende, ma lascino a me la mia libertà!

mercoledì, gennaio 24, 2007

L'ineffabile Mastella e il sinistro Bocca

Solo due parole in attesa di un più ampio intervento nel contesto del mio articolo sull’Olocausto, che ha già messo in allarme qualche Alto Papavero del Partito che non c'è. Sono ancora impegnato nell'apprendere la programmazione html e nell'aggiornare i miei quattordici blogs tematici. Oltre al lavoro universitario diventa difficile mantenere il ritmo nel commentare le notizie del giorno, attività per me puramente hobbistica. E quali dunque le ultime del giorno? Ho sentito l’altro ieri dalla per me consueta rassegna stampa di Radio radicale l’incredibile trovata del ministro Mastella, che vuole mandare in galera chi per avventura si azzardasse a sostenere tesi storiografiche non autorizzate, “non corrette”. Proprio ieri in consiglio di Facoltà mi sono messo a celiare un docente di storia, mio vecchio amico. E facevo questo ragionamento:

Caro Mario, sei sempre vissuto fra i libri. Mai ti sei voluto intricare con la politica. Hai sempre condotto vita riservata ed umbratile. Non hai mai fatto del male ad una mosca, che io sappia. Sei però studioso assolutamente onesto nel tuo lavoro. Mastella non lo sa, ma il lavoro di ricerca significa che non si devono ripetere cose da altri dette, ma se mai si deve poter verificare se corrisponde al vero ciò che altri hanno detto su un determinato tema oppure arare campi del tutto nuovi, dove è più facile farsi un nome. Diversamente noi non possiamo fare il nostro mestiere ed è perfettamente inutile che i nostri politici ignoranti e truffaldini parlino di ricerca se di ricerca non se ne può fare ovvero se sono gli altri (il papa, Mastella, ecc.) a dirci che cosa dobbiamo ricercare e che cosa dobbiamo scoprire… a quali conclusioni è lecito arrivare. Normalmente, un ricercatore che sia tale non parte prevenuto e non conosce già quello che si deve scoprire con un faticoso lavoro di cui non vi è certezza. Adesso l’unica certezza è la galera! Una classe politica (da destra a sinistra) certamente più corrotta di quanto non sia stata quella del regime fascista, dopo aver consegnato ai giudici le leve della politica, gli consegna ora anche i crismi della cultura storica e filosofica. Nessuno può avere minima certezza di cosa sia il diritto, trasformato in strumento per tendere insidie. Faticando a cercare una ratio, è da credere che il presentatore della legge non abbia fatto nulla per nulla. Certamente ha risposto ad una richieste di precisi settori ed è probabile che con l'indulto si siano volute svuotare le carcere per fare posto agli oppositori del regime. Non mi stupirei se l'operazione rientrasse in un nuovo piano di guerra contro il Medio Oriente.

Arrivo a capire ed ammettere che se deliberatamente getto un vaso su qualcuno che passa sotto la mia finesta, io di ciò debba rispondere penalmente. Ma se mi decido a scrivere un libro su un argomento insolito, se mi va male mi potrà capitare che altri dicano che ho scritto delle sciocchezze o anche delle falsità che sono contraddette da documenti e controdocumenti. Ci avrò rimesso la reputazione, che nel nostro caso è un bene sommo. Non mi inviteranno a conferenze e convegni. Avrò citazioni negative da parte della comunità scientifica. Non farò carriera. Non pubblicheranno più i miei libri ed articoli. Il mio discredito sarà totale. Ma dover rischiare anche la galera (da tre a dodici anni) è cosa di inaudita barbarie! Trasecolo! Non ho parole. Di Mastella non sono mai riuscito ad avere la benché minima stima. Ogni volta che lo vedo e lo sento in televisione ne penso tutto il male possibile. Così era fino a ieri e mi chiedevo le ragioni di questa mia antipatia viscerale per il personaggio. Ma adesso quello che l’ineffabile ministro ha appena combinato mi dimostra che devo avere più fiducia nelle mie intuizioni e nei miei istinti quando si tratta di valutare e giudicare gli uomini. Non so come la cosa andrà a finire, ma lungi dall’esserne io intimorito sarà per me una ragione in più per non lasciare la politica in mano a simili individui. Per troppo tempo hanno avuto libero il campo ed è dovere di ogni onesto cittadino non lasciare che i peggiori spadroneggino la cosa pubblica attravero quelle organizzazioni paramalavitose che sono gli attuali partiti politici. Il dilemma è semplice: o guerra civile come negli anni di piombo o militanza democratica e non violenta all'interno dei partiti menzionati dalla costituzione. Mi rivolgo pubblicamente all’On. Palmieri, ministro della propaganda del mio partito, con il quale ho avuto un recente sconcerto epistolare. Non di una legge che punisce il reato di opinione avevamo bisogno, ma di una legge che attua il dettato costituzionale dell’art. 49 della costituzione, dove dice che i partiti devono avere struttura democratica. Pertanto non risparmierò le mie energie e la mia verve polemica per contrastare tutti gli avventurieri (di destra, di centro e di sinistra) che si sono impadroniti dello Stato e che ci stanno portando alla rovina pubblica e privata.

L’altro commento che avevo sentito per radio era di Giorgio Bocca, il grande eroe della resistenza, sempre voglioso di continuare la gloriosa resistenza che ci ha ridato la Libertà. Mi è parso di capire che lo “storico” Bocca si preoccupasse non di questioni di verità o falsità in merito alla faccenda dell’Olocausto, ma delle implicazioni politiche connesse ad una revisione critica delle vicende finali della Guerra dei Trent’Anni (1914-1945) che ha dilaniato l’Europa nel corpo e nello spirito. Credo di capire quali sono le sue preoccupazioni. A lui interessano gli equilibri politici che sono sorti per effetto della disfatta bellica. Di questi nuovi equilibri politici postbellici che hanno visto al potere un nuovo ceto politico il mito dell'Olocausto è parte integrante: a disclaimer contro gli ignoranti ora armati da Mastella uso i termini “mito” e “leggenda” nell'accezione antica del termine. Miti sono quelli greci e leggenda è la fondazione di Roma. Non mi addentro nella questione cosiddetta “negazionistica”, campo di indagine che non entra nelle mie ricerche o nei miei interessi. Ridiscutere o visitare criticamente l’Olocausto significa toccare le egemonie instauratesi nel dopoguerra. Chiamo ciò profonda disonestà intellettuale. Per quanto mi riguarda non mi definisco né negazionista né asserzionista. Ritengo che la materia debba essere lasciata alla competenza degli storici, che devono fare il loro onesto lavoro in assoluta libertà di coscienza e di pensiero senza timori di alcun genere. Ma è in facoltà di ogni cittadino poter dare tutte le valutazioni politiche che crede di poter fare. Altrimenti parole come libertà e democrazia rivelano tutta la loro ideologica e strumentale falsità: tanto più si parla di libertà e democrazia quanto meno ne esiste concretamente. Ed è esattamente questa la nostra realtà politica di regime. Un regime nuovo ha soppiantato quello vecchio, superandolo di gran lunga nell'arte della manipolazione e della menzogna. La mia tesi, per nulla originale, è dell'Olocausto sia stata fatta e continui ad essere fatta una grande strumentalizzazione, alla quale da cittadino mi oppongo nella misura in cui sono capace di formulare ed articolare le mie opinioni.

Ora però cambiano i termini del problema. Qui si attenta ai fondamenti della nostra libertà di poter pensare. Domani al Consiglio dei Ministri verrà discusso il progetto Mastella di mandare in galera innocui scrittori di libri, dopo aver svuotato le galere di ogni specie di delinquenti. Ecco la ratio dell'indulto. Nessuno di noi sarà più libero di poter liberamente pensare su temi sensibili dichiarati off limits dalla Chiesa o dal Regime. Il ministro Mastella doveva svuotare le carceri per farci entrare i docenti universitari e quanti sono così vanitosi da voler scrivere un libro su materie proibite o sono così imprudenti da esprimere pubblicamente un’opinione, pensando di avere il diritto di farlo. Per anni ci hanno detto che siamo liberi e democratici perché possiamo parlare. Adesso neppure questo è più vero ed il Regime smentisce se stesso. E che dire se dopo l’Olocausto verrà fatta una legge per la quale non si possa fare la satira del papa o magari dello stesso ministro Mastella? Passato il principio dei reati di pensiero non potremo stare neppure tranquilli nelle nostre camere da letto o nei cessi pubblici e privati. È già stato un grave errore politico istituire per legge il Giorno della Memoria. A quell'errore segue quest’altro. Ritorneremo ai roghi nelle pubbiche piazze d’Italia. Difficile immaginare che si potesse arrivare a tanta barbarie!

NEMICI DELLA LIBERTA’

Poiché si avvicina il “giorno della memoria” anche io voglio ricordare e non dimenticare fino al resto dei miei giorni quanti hanno con me una così antitetica concezione della libertà da non poter in essi riconoscere dei concittadini, ma solo dei “nemici” della mia Libertà, da cui doversi difendere e guardare con ogni mezzo lecito:

1) Giovanna Melandri:
Stupidaggini al governo del paese. Sono parole così superficiali e irresponsabili che disarmano e scoraggiano dal poter fare qualsiasi commento. Con sua grande bontà e lungimiranza Giovanna Melandri,
ministro della Gioventù, per nostra inettitudine al governo del paese, pensa che chi fa di mestiere lo storico possa sentirsi tranquillo. Il conformismo andrà ad irrobustire l’ipocrisia che secoli di cattolicesimo hanno radicato in questo disgraziato paese. Dalla soggezione risorgimentale agli Austriaci l'Italia è passata alla soggezione resistenziale agli Americani. La libertà è da noi solo chiacchiera priva di serio contenuto. Quanto agli Ebrei devono loro ben valutare se conviene loro queste leggi liberticide suscitino un nuovo e più profondo antisemitismo, che questa volta non sarà più ingiustamente discriminatorio e persecutorio verso di loro ma nascerà nell’animo di ognuno come reazione ad un intollerabile restringemento della libertà di ognuno in nome di un “mito” sempre più lontano nel tempo e dalla memoria dei viventi.

2) Quelli di “Otto e Mezzo”. Ho appena visto con non poca irritazione una trasmissione di Giuliano Ferrara sul tema del giorno, cioè il progetto di Mastella sulla penalizzazione dei pensieri “scorretti”. La trasmissione mi è riuscita irritante perché totalmente priva di contradditorio. Eccetto l’esponente ebreo Luzzatto, tutti gli altri nomi mi erano sconosciuti. Ha tenuto banco un veste di storico un certo De Sena, che confesso di non aver mai sentito prima. L’ignoranza è sempre più grande della sapienza. Sarà certamente uno storico della levatura di Tucidide, ma pur essendo io appassionato di storia non mi sono mai in lui imbattuto. Cercherò di colmare questa lacuna, ma non ho riportato una buona impressione di De Sena, il piatto forte che Giuliano ha pensato di servirci questa sera. La trasmissione mi è parsa bacchettona e ipocrita. De Sena ha dato per scontato che le tesi dei cosiddetti negazionisti sono “miserabili”, qualificazione morale che non mi pare si trovi nè in Tacito né in Tucidide, modesti scrittori di cose storiche. Ma a parte ciò, si è totalmente taciuto della questione di fondo, cioè dell'uso strumentale della storiografia olocaustica. È poi inaccettabile la pretesa di imprimere la stella di Davide su ogni parte del nostro corpo, del nostro cervello, della nostra anima. Che si debba essere in politica filoisraeliana è diventato più che un articolo di fede. Se qualcuno ha appena qualche riserva critica sulla genesi e sulla legittimità della fondazione dello Stato di Israele, apriti cielo! O meglio: aprite per lui le patrie galere! Io vedo in ciò il vero presupposto di un nuovo antisemitismo. Ma si tratta di un antisemitismo, magari nascosto e inespresso se represso dal terrore, che è prodotto dai fanatici dell'olocausto e dai fedeli della Memoria. Eccolo il nuovo terrorismo! Divieto assoluto di pensare fuori dai binari consentiti e autorizzati. Non riesco a spiegarmi questa follia di Stato se non come una preparazione mediatica ad una nuova guerra contro il Medio Oriente, questa volta l'Iran. Si vuol fare del Medio Oriente un nuovo paradiso di libertà, appunto la nostra libertà alla Mastella.

3) I rigurgiti di Giorgio Napolitano. Nel testo dell’articolo di cui al link si legge che il discorso presidenziale sarebbe piaciuto al rabbino Elio Toaff. Riporto la parte conclusiva dell’articolo apparso su Repubblica :
«Pacifici: “Il discorso di Napolitano, un passaggio storico”. Le parole di Napolitano sono piaciute a Elio Toaff. “Ha parlato con il cuore”, ha detto l’ex rabbino capo di Roma. Anche il portavoce della comunità ebraica romana, Riccardo Pacifici, nel commentare il discorso del presidente della Repubblica sull'allarme antisionismo, lo ha definito “storico”. “Un passaggio che sotto certi aspetti - ha commentato Pacifici - non dico che azzeri le polemiche, ma che fa fare un grande passo avanti nel ristabilire giustizia e verità nei confronti della storia e di coloro che molto spesso, non sempre, usano l'antisionismo come moderno strumento di antisemitismo”».


Non mi chiamo né Elio Toaff né Riccardo Pacifici, ma solo Antonio Caracciolo e temo di non godere in questo paese dove sono nato della stessa loro libertà. Non dispongo di una seconda patria dove poter emigrare se la prima diventa inospitale e invivibile. Il discorso di Giorgio Napolitano non mi è piaciuto e lo trovo sbagliato sotto il profilo storico, politico, filosofico. Non critico il presidente perché temo di incorrere in qualche reato perseguibile. Questo mio timore è già una spia dei tempi che ci aspettano. Dovremo chiudere porte e finestre per poterci dire in famiglia e fra amici fidati quello che pensiamo o le cose in cui non crediamo. Di “storico” temo che sia la nascita di un nuovo antisemitismo, che non ha nulla a che fare con quello völkisch dei nazisti e neppure con il sionismo/antisionismo di cui parla il presidente della repubblica, ma che scaturisce come reazione ad una sorta di integralismo ebraico che permea ogni aspetto della nostra vita istituzionale e culturale. Da oggi in poi ogni incontro con un ebreo sarà improntato al timore che egli possa denunciare ad un PM l’incauto che si sia lasciato andare ad espressioni che ad libitum possano venir fatte ricadere nella fattispecie penale Mastella. Sono labili ed arbitrari i confini fra ciò che debba ritenersi mera espressione di una opinabile opinione e reato di apologia ed istigazione. È da dire che per la persona dabbene è già un grande male il fatto di doversi recare in un’Aula di Giustizia anche per sentirsi infine dichiarare innocente dopo anni di moderno supplizio giudiziario. Ragion per cui è prevedibile che ogni persona accorta si guarderà bene dall'invitare dentro le proprie mura domestiche un ebreo oppure dall'accettare in casa sua un invito a cena. Sarà pure prudente non frequentare gli stessi luoghi. A mio avviso, la fattispecie Mastella produrrà essa stessa quegli effetti che intendeva reprimere. Vorrei vedere il giudice che condannasse sulla base della fattispecie Mastella il cittadino che non voglia accettare un invito a cena di un ebreo o che non lo voglia nella sua casa come ospite. E si badi bene: non perché egli sia antisemita come potevano esserlo i nazisti, ma perché egli teme di poter essere denunciato dall'ebreo sulla base di una sua arbitraria interpretazione di ciò che al suo ospite è consentito pensare o non pensare. Proprio alcuni giorni fa mi sono trovato ad un dibattito sui tre monoteismi mediterraneo. L'esperto ebreo ha letto un testo dove spiegava l’ebraismo come netta contrapposizione di ogni forma di idolatria. Io mi sono dichiarato idolatra e mi sono identificato con la miriade di religioni antiche represse ed estirpate dai monoteismi ora alleati insieme contro il ritorno degli antichi dei. Mi chiedo e chiedo se il non apprezzamento della religiosità veterotestamentaria sia già una forma di reato prevista dalla fattispecie Mastella. Coi tempi che corrono e finchè non sarò certo di poter godere della mia libertà non credo che mi recherò ad altri siffatti incontri culturali a senso unico.


AMICI DELLA LIBERTA’

Dopo la lista dei “cattivi” è bene redigere anche una lista del "buoni", magari un poco filistei e nicodemiani, ma comunque contro l'autentica ribalderia dell'incredibile ministro di giustizia (!!!) Clemente Mastella. Nei limiti del possibile manterrò la “par condicio”, ma può darsi che i nemici della libertà siano più numerosi degli amici.

2) 200 storici contro Mastella. Il testo dell’articolo che riferisce mi piace poco, ma riferisce la notizia che «quasi 200 studiosi, storici, uomini di cultura hanno firmato un manifesto “contro il negazionismo, per la libertà della ricerca storica”, ma soprattutto contro il ddl Mastella. Un manifesto bipartisan, siglato tra gli altri da Marcello Flores, Simon Levis Sullam ed Enzo Traverso». Se questo è il titolo del manifesto, di cui non ho potuto ancora leggere il testo intero, mi sembra esprima una posizione timida e stupida al tempo stesso. Non mi piacciono in genere i manifesti perché le posizioni individuali di ognuno sono sempre più articolati, trasformati in una sintesi che deve essere condivisa dal più ampi numero possibile di personne diventano spesso manifesti stupidi indegni della firma di ognuno singolarmente preso. Il manifesto è stupido perché concorda preventivamente con quella verità di stato che si dice di non poter ammettere. Probabilmente parte dei firmatari (non conosco ancora tutti i nomi) ha contribuito negli anni al clima di intolleranza culturale che adesso minaccia loro stessi. Ci vuole poco a scrivere una frase per la quale un pm che si ritiene persona di cultura interpreta come una prova di reato. Poiché gli stupidi sono numerosi, viene loro dato un grande potere. E poiché un buon numero di studiosi firmatari affida la loro fama di studiosi più alla quantitò che non alla qualità di ciò che scrivono, ogni parola di troppo aumenta per loro il rischio. Le parole sul “martirio” sono autentiche stupidate. L’unica posizione ammissibile è un sonoro NO ad ogni limitazione della libertà di pensiero e di opinione nonché alla sua pubblica manifestazione. Si commette reato compiendo degli atti (omicidio, furto, stupro, anche insulti oltraggiosi e personali tipo “figlio di…” “tua madre…”, e simili, o sostenendo falsità sulle persone in quanto individui), ma non si può essere sindacati per un’opinione su Nerone e sugli spettacoli nel Colosseo fino ad arrivare all’Olocausto, il cui senso fatico tuttora a comprendere. In questo modo si tutela la libertà di ogni cittadino, non di una ristretta categoria di lavoratori della penna.

venerdì, gennaio 19, 2007

Sulla questione delle coppie di fatto e sulla base americana di Vicenza

Non mi piace intervenire sulla questione delle coppie di fatto e richiederebbe una distinta trattazione la questione vicentina. Ma in fondo fare politica significa avere opinioni sui problemi del giorno, anche quando non sono posti da noi stessi ma da altri. L’opinione si può esprimere in vari modi ed avendo ognuno di noi a disposizione strumenti più e meno efficaci o di nessuna efficacia. Il papa si affaccia alla finestra e parla non tanto a quelli che si trovano sotto le sue finestre quanto ai media televisivi italiani che ce ne riportano puntualmente le parole, affliggendo anche quanti del papa, che parla senza avere la responsabilità di ciò che gli altri dovrebbero fare, ne hanno abbastanza e non vorrebbero sentire più neppure una parola. Al papa si aggiungono i politici che rilasciano dichiarazioni al telegiornale. Esiste poi il parlamento. E così via. Fuori dell'ufficialità esiste ancora come estrema possibilità la manifestazione dei cittadini esasperati che scendono in piazza. Ma sempre un’opinione vale politicamente in quanto sia pubblicamente espressa e riscuota consenso o dissenso. Chi riesce a pensare in modo più chiaro rende un servizio a chi pensa la stessa cosa in modo confuso e non riesce a vederci chiaro con le sue sole forze intellettuali. Il problema della comunicazione, ossia di chi comunica a chi, merita attenta riflessione perché è un problema di somma importanza.

Io ho questo modesto strumento di espressione e mi sento come il papa se trovo in rete Quattro persone che mi leggono. Ne ho il massimo rispetto e cerco di essere rigoroso in ciò che scrivo e di cui mi assumo la responsabilità. Ho assistito ieri sera ad una parte della trasmissione di Porta a Porta sulle coppie di fatto. Era presente il solito Rocco Buttiglione, mia vecchia conoscenza che su questi temi non può mai mancare. E sto pensando soprattutto a lui in questa mia rapida annotazione, dove non mi preoccupo minimamente se le mie parole sono o non sono in sintonia con quello che dicono i leaders di opposizione o di maggioranza, per non parlare poi dei chierichetti di Ragionpolitica.it, miei “nemici” interni di partito, per i quali ho in serbo un’apposita campagna di contestazione.

La questione delle coppie di fatto è agitata da uno spettro: la figura dell’omosessuale. Il problema può essere qui ricondotto ad un dilemma fondamentale. Chiedo scusa a quanti sono sensibili su questo argomento se mi esprimo, per amor di sintesi, in termini brutali. Cosa ne facciamo di un omosessuale? Lo impicchiamo? Mi riferivano di un mio amico tedesco, morto da una diecina d'anni, circa le sue vedute semiserie al riguardo: per gli omosessuali bisognava applicare la pena di morte, una Todesstrafe. Ad un comune amico, noto omosessuale, che gli chiedeva se almeno per lui si potesse fare un’eccezione, G. K. rispondeva: Keine Ausnahme! Nessuna eccezione! Insomma, il dilemma politico ha una storia più che millenaria. Se si considera la condizione dell'omosessuale come in sé peccaminosa o comunque di minore dignità, allora è conseguenziale una legislazione discriminatoria fino alla più logica delle conseguenze: la pena di morte o il forno crematorio. Se ne avessi il tempo e la voglia, ma non ho né l’uno né l’altra, sarebbe interessante ripercorrere la storia dell’omosessualità da tremila anni a questa parte insieme con la posizione e la responsabilità della chiesa. Se non erro, la pena di morte è stata comminata in modo regolare nel tempo e in determinati contesti.

Se viceversa si ammette che gli omosessuali non devono essere impiccati o messi a morte, ma hanno pari dignità a quella degli altri cittadini, ai quali devono essere perfettamente equiparati e dai quali non possono essere discriminati, allora gli omosessuali diventano soggetti che del tutto legittimamente reclamano diritti inerenti alla loro condizione. Non essendo io un omosessuale non ho cognizione di quali possano essere questi diritti e non ritengo di dovermi particolarmente erudire in materia. È compito di chi reclama un diritto specificarne i contenuti. Gli altri in quanto non vengano lesi o non siano controinteressati devono porsi in atteggiamento di rispettoso ascolto. E sfioro qui appena un altro aspetto della questione. Non credo che nulla sia tolto all'istituto del matrimonio o della famiglia nella loro attuale disciplina storica. Considero questi istituti alla stregua di forme storiche transeunti, che hanno avuto ed avranno discipline diverse a seconda delle trasformazioni delle società in cui si trovano. Se non ricordo male – non avendo la voglia di ritrovare il brano testuale – Kant definiva il matrimonio non già un sacramento come vorrebbe Buttiglione su mandato vaticano, ma un contratto per l'uso reciproco degli organi genitali. E del resto anche per la chiesa è nullo un matrimonio che non sia finalizzato alla produzione di prole. Il buon Buttiglione, pensandola come la pensa, pretendeva di avere incarichi di governo europeo per amministrare con misericordia i peccatori omosessuali. La storia della penosa vicenda ce la ricordiamo ancora. Ciò che credo è che qui non si tratta né di matrimonio nè di famiglia, ma di un potere occulto che si cela dietro questi istituti e che vi prospera sopra. Ma è anche comprensibile che da questo potere occulto le richieste di diversa disciplina di tutte le posizioni racchiuse sotto la dizione “coppie di fatto” venga avvertita come una minaccia nella misura in cui si riconosca un'eguale dignità a situazioni giuridiche diverse da quelle inquadrate negli istituti tradizionali. Non si toglie all'uno per dare all'altro, ma si riconosce qualcosa ad un altro di cui fino a ieri non si ammetteva neppure che avesse diritto ad esistere.

Più breve sono su Vicenza. Poco mi importa del filoamericanismo del cavalier Berlusconi, che continuerò a votare a preferenza di altri finché si presenterà alle elezioni. La base americana a Vicenza o altrove significa per me una base di occupazione militare che ha le sue radici nella debellatio del 1945. Per me gli americani non sono ne alleati né liberatori, ma i nemici che ci hanno vinto e che mantengono le posizioni conquistate con la guerra. La retorica sulla liberazione e quanto altro è per me soltanto retorica. Naturalmente, dalla caduta dei regimi europei ante 1945 si è avvantaggiata un nuovo ceto politico che è prono ai suoi padroni, che lasciano loro una libertà vigilata e limitata. Lo stesso scenario lo si ripete in questi giorni in Iraq, dove un governo fantoccio vuol farci credere di essere libera espressione sovrana di un popolo che neppure esiste. Guarda caso da Vicenza partono i militari che vanno a “liberare” il Medio Oriente. Detto ciò, non intendo fare professione di antiamericanismo, ma intendo semplicemente dire che si possono avere relazione pacifiche con gli USA solo dopo che l'ultimo soldato americano avrà lasciato il suolo europeo. E la nostra difesa? Dobbiamo essere in grado di pensarci da soli.

giovedì, gennaio 18, 2007

Sul dissenso interno

Sono tuttora impegnato in un complesso lavoro di risistemazione di tutti i miei tredici blogs, ma non posso rinviare una breve riflessione maturata in questi giorni. È incominciata con le contemporanee notizie su Berlusconi che accusa la sinistra di antiamericanismo e su Bondi che risponde al presidente della confindustria che critica il sistema della politica. Su questi punti non mi trovo d’accordo né con Berlusconi né con Bondi, ma questo non significa che io intenda lasciare Forza Italia, cioè non rinnovare la tessera. Distinguo tre diverse condizioni di chi fa politica: il militante di un partito, l’elettore, il cittadino. In condizione di pace interna il cittadino che non vuol far ricorso alle armi per affermare le sue concezioni politiche ha diritto di iscriversi ad un partito per concorrere alla formazione della politica nazionale.

I partiti non sono di per sé l’uno migliore o peggiore dell’altro, non sono qualcosa di statico ed immutabile. Sono innanzitutto dei luoghi di aggregazione pacifica e diventano ciò che gli iscritti ne vogliono fare o lasciano che siano. E qui l’aggettivo “pacifico” non si deve intendere come “amicale”. Lo si deve invece intendere come antitetico alla condizione funesta e terribile della guerra civile, ossia ricordando Hobbes la condizione in assoluto peggiore in cui un popolo possa trovarsi. “Pacifico” non significa il melenso “cuore azzurro” della famiglia De Lillo, subdolo ed ipocrita mezzuccio per fare voti. “Pacifico” significa il consapevole e deliberato non ricorso alle armi che uccidono fisicamente, la consapevole e ferma accettazione della nonviolenza e del metodo non violento. “Pacifico” non significa l’acritica unanimità dei consensi, il battere le mani, la timidezza nell’esprimere le proprie perplessità di fronte alle sparate televisive dei Sommi Capi. Tolto ciò il dissenso, anche aspro, è l’essenza della politica. Se si d’accordo su qualcosa non vi è bisogno di grande dibattito per dire che si è d’accordo. Si vive in una condizione esistenziale da tutti condivisa. Si deve dibattere quando qualcosa non funziona o quando si deve cambiare e riformare qualcosa. Il mondo moderno è il luogo del cambiamento e si rendono necessarie continue riforme che vedono contrapposti gli interessi ed i punti di vista.

Se i partiti (tutti i partiti) fossero organizzati davvero in modo democratico, essi sarebbero innanzitutto un luogo in cui i cittadini si autoeducano all'esercizio della democrazia. Il far parte dell’uno o dell’altro partito non sarebbe vissuto come un titolo d’infamia. Se i partiti fossero democratici, non avrebbe senso il passaggio dall’uno all’altro, perché in ognuno di essi il cittadino troverebbe garantite le stesse libertà, e cioè essenzialmente la sua libertà di espressione e sulla base delle sue opinioni la possibilità di aggregare maggiore o minore consenso e quindi concorrere alla formazione della politica nazionale. Perché una democrazia diventi matura, occorre che i cittadini possano riflettere in modo costante e ordinato sui problemi che li riguardano. Se per ognuno di noi in quanto individuo è possibile una migliore e progressiva intelligenza delle questioni che ci riguardano direttamente in una misura direttamente proporzionale al tempo impiegato per lo studio del problema, ciò vale in maggior misura per i cittadini riuniti che possono mettere in comune le loro intelligenze e le loro competenze. Ma si tratta per l'appunto di fornire ai cittadini luoghi di incontro e di discussione. Il sistema della rappresentanza si è rivelato e si rivela altamente inaffidabile. Le condizioni del mondo moderno consente un grado di democrazia diretta prima impensabile.

A tutt’oggi la “politica nazionale” i cittadini, anche quelli iscritti ai partiti, possono conoscerla dalla bocca parlante di qualche Leader che parla di preferenza per non più di trenta secondi al telegiornale della sera, sempre dopo che abbia parlato il Papa. Simili dichiarazioni sono poi basate non su un'analisi critica della singola questione, ma su una stima del consenso elettorale che possono ottenere. Insomma, si tratta di un esercizio di conformismo e succede come nella parabola del cieco che guida l'altro cieco. La democrazia degenera in demagogia per responsabilità diretta di quelli che dovrebbero essere i Leaders sommi che non dirigono nulla, ma si accodano ai votanti secondo una loro opportunistica e cangiante valutazione delle opportunità. La forza della chiesa, ossia della parrocchia con i voti influenzato dal parroco, è in questo caso speculare alla debolezza ed inconsistenza dei partiti.

La mia breve riflessione mi sta sfuggendo di mano e si va allargando oltre misura, anticipando temi che dovrebbero essere trattati singolarmente. Per rispondere collettivamente ad amici e conoscenti che si stupiscono che io possa continuare a militare in un partito come Forza Italia, da loro giudicato evidentemente illiberale malgrado il nome, dico che in un qualsiasi partito si dovrebbe stare innanzitutto per dissentire e dibattere, non per annuire e battere le mani, o peggio ancora per diventare servo di qualcuno, da cui magari ci si attende qualche favoruccio. La democrazia ha più limiti e difetti che non pregi. Ma se si conviene che nessuno può educare il popolo sovrano e “ignorante” (vedi post su Tajani), dobbiamo concepire i partiti come luogo di riunione libera e democratica, dove non si può sapere prima quello che dovrebbe essere la conclusione di un dibattito reale dei cittadini riuniti. Agli stessi amici spiego che se mi dovessero “cacciare”, nessun male me ne verrebbe, non avendo io preso una tessera di partito per lucrare il benché minimo vantaggio rispetto ad altri cittadini non tesserati o tesserati in altri partiti. Non solo. Ma se qualcuno si azzardasse a farlo, darebbe un’arma formidabile a quanti ritengono che debba essere superato il sistema dei partiti. Abbiamo già conosciuto questa stagione e sappiamo come è finito. Ma non è detto che si debbano ripetere gli stessi tragici errori.

sabato, gennaio 13, 2007

Avviso tecnico. Guida per i Lettori all'utilizzo del nuovo editing del Blog. Prove tecniche di formattazione del testo.

Il soft di Blogger della Google è stato aggiornato ad una nuova versione. È un rompicapo perché adesso devo di nuovo imparare i comandi e temo che qualcosa sia andato perso. Intanto il font precedente mi sembrava migliore e più leggibile dell’attuale. Pesante soprattutto il nuovo interlinea! Non riesco a digerire il cambiamento grafico del testo! Chiedo scusa ai miei Lettori per gli inconvenienti tecnici e per il tempo che mi sarà necessario per impratichirmi con la nuova versione.

Post Scriptum - Il problema dell’interlinea non è stato risolto. Mi ero abituato al font time con interlinea più distanziato da quello ora restituito dal sistema. Il passaggio alla nuova versione dovrebbe offrire maggiori possibilità espressive. In particolare segnalo fin d'ora il comando “Etichette”. Essendo oltre duecento gli articoli già scritti, sceglierò per ognuno di essi una parola chiave ed una sola che meglio ne caratterizza il contenuto. I Lettori pertanto dovrebbero avere riuniti in un solo comando tutti gli articoli collegati. Ciò mi risparmia di aprire appositi links (articoli correlati), che però verranno egualmente aperti ogni volta che mi parra opportuno. Restano da risolvere alcuni problemi con i caratteri speciali (accenti e simili). Spero che esista un apposito comando per tutti i casi alterati rispetto al precedente modello. Risolto anche questo problema, ma non abbiamo ancora finito... Sto valutando che è meglio passare ed accedere alle nuove funzione, anche se mi ero ormai abituato al vecchio: siamo fondamentalmente dei conservatori. In particolare, mi infastidisce il più ristretto margine di interlinea con il font times. Supero il problema passando al font Arial. Se ci riuscirò, ritornerò al precedente font time nel precedente interlinea. Mi sembrava il più elegante e leggibile. Per il resto dovrò ricopiare ed incollare i codici html dei contatori ed altro. Un lavoro che richiede tempo e pazienza. Posso però apprendere qualcosa in un campo per me nuovo, facendo direttamente esperienza. Può darsi che possa cambiare mestiere, quando avranno finito di distruggere l'università. I lettori che lo desiderano possono seguire in questo post tutti i miei maneggi con il soft e la personalizzazione del blog. Se poi hanno maggiore esperienza di me, ogni loro aiuto sarà gradito. Mi servirò di questo post anche per prove tecniche sui diversi font disponibili e per i vari settaggi.

venerdì, gennaio 12, 2007

Osservatorio sui nostri leaders: 1. Antonio Tajani

Mentre ancora rifletto con me stesso sul perché dei miei duecento articoli già scritti in una testata virtuale dal titolo Fare politica in Forza Italia, e quindi continuo il lavoro accennato in un’ apposita Nota, sorge in me l'idea editoriale di una nuova serie di articoli, di cui è bene dare una breve introduzione. Un esempio di ciò che ho in mente i miei Quattro Lettori possono vederlo nel post su Pietro Fuda, scritto sull'onda emotiva del famigerato Comma 1346, ma ora si tratta di qualcosa di più perfezionato e sistematico. I lettori di internet sono spesso disattenti e casuali. Arrivano dai motori di ricerca e si fermano pochi secondi o minuti nel testo restituito dal motore. Ciò non toglie che occorra dare le giuste chiavi di lettura a chi intenda fermarsi sul sito e farne un suo “preferito”. Cercando di essere il più breve possibile indico per i più esperti il titolo dei capitoli per una esaustiva premessa: teoria delle élits, dottrina dell'eguaglianza/ineguaglianza fra gli uomini, teoria della democrazia e della rappresentanza politica, l'art. 49 della costituzione italiana, natura e funzione dei partiti politici. Abbastanza per un libro. Traduco in vernacolo dicendo che i nostri rappresentanti non possono pensare di averla fatta franca una volta che ci abbiano gabellato ottenendo un voto che noi tutti siamo costretti a dare, insieme con dei soldi che vengono prelevati su ogni nominativo segnato nelle Liste elettorali. Per mia esperienza, la sostanza umana e morale di quanti vivono di politica non è superiore a quella della media dei cittadini. Direi più bassa essendo essi più esercitati nella scaltrezza e nel calcolo. In genere, passato il gioco carnevalesco degli inganni elettorali, i politici eletti si sentono tranquilli per tutta la durata del loro mandato e si dimenticano subito degli elettori, che hanno per loro una qualche considerazione finché restano “clienti” e fedeli servitori o tirapiedi. Qui ci sarebbe da fare il discorso del divieto del mandato imperativo, ma non si tratta ora di questo. Il mio discorso mira ad un controllo dell'eletto basato sul giudizio politico, cioè espresso pubblicamente, sul loro operato in quanto rappresentanti. Nel mio Osservatorio non interessa affatto la vita privata del singolo deputato, ma la sua funzione pubblica in quanto dalle sue decisioni, anche consistenti in una semplice firma chiesta e concessa senza neppure cognizione di causa, dipendono spesso l'intera esistenza di molti cittadini (questioni etiche come quella di Welbi, questioni professionali in materia di università e ricerca, ecc.). Le fonti del mio Osservatorio saranno principalmente quelle offerte dalla stampa online, che sarà da me raccolta in modo ordinato e letta in chiave critica. Cercherò nei limiti del possibile di controllare i miei umori per tenermi in una trattazione lucida e oggettivamente argomentata. Se mai gli Osservati, leggeranno le mie note, dico loro che devono rassegnarsi ad essere giudicati, poiché hanno scelto loro la vita pubblica, ottenendo vantaggi dalle loro cariche che la stragrande maggioranza dei cittadini neppure riesce a sognare. Non fanno il loro lavoro gratis o per spirito di missione, ma per pura ambizione e per trarne tutti i vantaggi personali possibili. Alle loro chiacchiere altruistiche rispondo con il motto di un mio compaesano filosofo che nel settecento a quanti dicevano di esseri servitori della legge ricordava che vi è una bella differenza fra il servire comandando e ottenendo tutti i vantaggi del potere ed il servire per non poter far altro che ubbidire e pagare i tributi.

Perché incomincio con Antonio Tajani? Lo spiego fra poco. Per adesso avverto che in questo “post” o meglio articolo raccoglierò tutto ciò che riguarda il tema, che inizia con la data di oggi, ma che verrà aggiornato ogni volta che se ne presenterà l'occasione o ne avrò io il tempo. Tecnicamente, non vi sono limiti di spazio. Per chi legge è come se dovesse scorrere un papiro. Per il lettore che ha fretta o vuole la brevità io non posso fare nulla. Se non è interessato, può andare altrove. A me basta perfino un solo lettore, cioè io stesso se considero questi miei testi una sorta di diario personale dove però ognun altro che lo voglia possa ficcare il naso. Da giovane usavo tenere un diario. Poi mi sono stancato ed ho smesso. Questa idea del diario sta ora ritornando, ma in un contesto e con finalità del tutto diverse da allora. È anche questo un modo per dire ai miei immancabili detrattori (magari gli amici politici di Tajani) che per me in un certo senso è come se non esistessero. Non sono loro i miei interlocutori. Lo è innanzitutto lo specchio della mia coscienza. Chi lo desidera può specchiarsi insieme con me nello stesso specchio, ma deve saperlo fare. Pertanto gli eventuali commenti saranno filtrati e non mi sentirò obbligato a pubblicarli se non li trovo pertinenti. Chi vuole può sempre scrivermi in privato e dire quello che vuole, ma la pubblicazione di un testo che teoricamente e praticamente tutti possono leggere è un'altra cosa ed implica un'assunzione di responsabilità, alla quale io stesso so di non potermi sottrarre.

(segue)

mercoledì, gennaio 03, 2007

Nota redazionale per i Lettori abituali del mio Blog ”Fare politica in Forza Italia”

Avverto i miei Lettori abituali di aver raggiunto e superato il numero di 200 articoli. Questa entusiasmante avventura nel ciberspazio è iniziata nel dicembre 2005, quando ho appreso dell’esistenza del fenomeno blog, perfezionandone sempre più la tecnica. Accanto a questo primo blog se ne sono affiancati altri dodici di carattere tematico, ognuno con caratteri e finalità diverse. Il carattere di questo mio primo Blog, nominato anche “Club Tiberino”, ha espresse e dichiarate finalità di militanza politica. Mi era successo poco tempo prima di trovarmi stranamente censurato da un organo di partito, o almeno da un organo che ha il logo di Forza Italia e addirittura si propone come “organo di formazione” ma che è un foglio di propaganda smaccatamente clericale. Avevo un bel dichiarare che oltre ad essere iscritto a Forza Italia ero anche fondatore e presidente di un Club e perfino coordinatore provinciale dei clubs di FI nella stessa provincia. Addirittura è capitato di recente che da un Redattore di Ragionpolitica.it, infastidito dai miei articoli, venisse persino messo in dubbio ciò che io dichiaravo essere. Ne è venuto fuori a diversi livelli una corrispondenza che non rendo qui pubblica, ma della quale aspetto ancora gli esiti.

Insomma, non trovando ospitalità in un organo di partito, che per la verità giudico alla stregua di un foglio parrocchiale, con contenuti clericali politicamente inaccettabili, ho ben valutato l’opportunità di costituire un mio proprio organo di espressione, a costo zero ed avvalendomi delle grandi opportunità offerte dalla rete. Ad alcuni miei detrattori, che non sapendo cosa ribattere ai miei argomenti oggettivi, sentono lo strano bisogno di contestarmi perfino le mie qualifiche professionali, ricordo che, dopo aver lavorato in una importante casa editrice, ho fondato e diretto tre riviste scientifiche cartacee, più una collana editoriale ed ho complessivamente un’esperienza editoriale di trent'anni. Colgo adesso l’opportunità editoriale dei nuovi mezzi. Ne sono assai entusiasta. Quindi, poiché ad una certa fase avanzata della mia vita, ho ritenuto di impegnarmi in politica, avevo bisogno di un organo per esprimere le mie opinioni, sulle quali confrontarmi con altri militanti nella stessa area politica di tesseramento, ma anche con ogni visitatore che abbia interesse a dibattere temi politici. La destinazione dei miei interventi è un aspetto editoriale importante, perché individua un preciso pubblico e determina lo stile redazionale degli articoli. Infatti, nei miei blogs scientifici e didattici (chi vuole può visitarli) altra è la destinazione ed altro lo stile. Dovrebbero tener conto di ciò quanti intendono comprendere pienamente i miei scritti.

In Forza Italia a cui mi sono tesserato nel 2002, rinnovando puntualmente la tessera ogni anno, si lamenta da parte dei militanti una carenza di dibattito interno. La “linea politica" del partito tocca apprenderla in qualche passaggio televisivo di un Tajani, in genere dopo che ha parlato il Papa. A quei detrattori che hanno pensato pure di contestare la mia tessera, cercando addirittura di “silurarmi” dentro il mio stesso partito, dico che nessun vantaggio materiale o di altra natura è connessa alla mia militanza partitica. Per una questione di coerenza e di dignità non passo ad altro partito, facendo il giro delle parrocchie politiche. Un chiaro esempio di questo trasformismo politico è l'on. Pietro Fuda, padrone di Forza Italia nel reggino l’anno in cui io mi iscrivevo per la prima volta ad un partito e fin dal primo giorno mi trovavo costretto a contestare il Pezzo Grosso. Proprio ieri avevo scritto un lungo articolo per spiegare la mia precedente esperienza con i Radicali, ma l’articolo ampio e dettagliato si è incidentalmente cancellato ed è andato perso. Posso perciò dire che non avevo precedente esperienza politico-partitica, nel momento in cui scelsi di militare in Forza Italia, non un partitino qualsiasi ma il partito di maggioranza relativa. Agli amici che prima di me erano iscritti in Forza Italia e poi mi invitavano a lasciare un partito di plastica, al cui interno non esiste dibattito, rispondevo che avrei manifestato le mie posizioni ed il mio dissenso interno in tutte le sedi in cui mi fosse possibile farlo. Quando la mia lotta non fosse stata più possibile, avrei scelto il ritorno alla vita privata e tranquilla dei miei studi, ma non giudicavo cosa corretta passare ad altro partito. Ciò che è consentito ad un elettore non lo è ad un militante, che ha responsabilità nel formare l’orientamento degli elettori. Egli non può cambiare partito come si cambiano le camicie. La sua credibilità diminuisce ad ogni passaggio di campo.

Qui mi fermo perché non voglio scrivere la mia autobiografia politica. Scopo di questa Nota redazionale è di avvertire i miei Lettori abituali, che mi prendo un periodo di riposo non ozioso. Rileggerò i miei duecento articoli dell’anno 2006 per correggerli, integrarli, svilupparli, aggiornarli e soprattutto per aprire dei links dall’uno all’altro, creando un unico ipertesto. Rispetto alla mia precedente e contestuale esperienza editoriale cartacea ciò che mi attrae grandemente è la possibilità di poter correggere continuamente lo stesso testo. In gennaio uscirà per i tipi di Giuffrè nella prestigiosa collana Civiltà del diritto un volume da me curato di 600 pagine. Si tratta di un'opera assai importante che ha ispirato non pochi miei articoli. Carl Schmitt da buon cittadino tedesco espresse le sue posizioni politiche in una serie di saggi dal 1923 al 1939. Gli argomenti da lui trattati sono ancora di grande attualità. Aspetto le terze bozze cartacee da correggere, ma sono sicuro che malgrado la mia attenzione qualche errore mi sfuggirà e non mi mi sarà poi più possibile correggerlo. Invece, in questo luogo virtuale è sempre possibile rivedere i propri testi. Tra i miei colleghi di università sono il solo che considera con la più grande attenzione questo nuovo mezzo di espressione, che io utilizzo anche a fini didattici. Altri miei amici, grandi studiosi di fama mondiale, considerano invece con diffidenza il nuovo mondo di Internet. Ritengo che sbaglino, ma per la stima che nutro nei loro confronti rispetto la loro opinione. Se invece sono io a sbagliare vuol dire che avrò perso una parte consistente del mio tempo, ma mi sono anche divertito scaricando una tensione di cui bisognava liberarsi.

Auguro a tutti i miei Lettori, buoni e cattivi, un felice nuovo anno 2007. Aggiungo ancora un’annotazione prettamente tecnica. Ho notato che si ha una visione della pagina eguale a quella da me creato se si usa Firefox. Gli utenti Internet Explorer vedono la secondo colonna di testo alla fine della prima. Per una corretta lettura il titolo di questo articolo si dovrebbe leggere all’incirca sulla stessa linea del mio Profilo. I Lettori che desiderano scaricare Firefox lo possono fare (gratuitamente) direttamente cliccando nel link sotto il titolo e seguire le istruzioni. L’uno di uno o più browser, passando alternativamente dall’uno altra, non comporta problemi di sorta. Io sto emigrando da Safari a Firefox, che mi dà solo qualche lieve problema, forse superando, ma mi offre maggiori possibilità (corsivo, formattazione, ecc.) per scrivere i miei blogs. Infine, ho appena deciso sulla base dell’esperienza maturata di consentire i commenti solo agli utenti registrati. Mi sembra una minima assunzione di responsabilità che ci si possa aspettare da quanti desiderino dire la loro sui temi da me proposti e non imposti a nessuno.