domenica, gennaio 28, 2007

Una Memoria a senso unico

Dai nostri Soloni che siedono in parlamento è stata varata qualche anno fa una Giornata della Memoria, che dovrebbe cadere in questi giorni, se non è già trascorso. Il disegno Mastella sui reati d’opinione e di pensiero, approvato all'unanimità dal consiglio dei ministri di Questo governo che ci rende felici ed allieta le nostre giornate, si colloca in un'evidente continuità con la precedente deliberazione, alla quale non riesco a riconoscere la dignità e maestà di una Legge nella quale tutti si possono riconoscere, assumendola come presidio ed espressione della libertà di tutti e di ognuno. Assistiamo ormai ad un degrado della legge e del diritto a mero dominio degli azzegagarbugli, a mercato di interessi di potenti gruppi lobbistici con loro agenti in parlamento, a colpo di mano di cangianti maggioranze. Il paese del diritto si è ormai trasformato nel paese dell'arte di eludere un diritto sempre più degenerato. Sono però questi temi generali di filosofia del diritto, nei quali non vogliamo qui addentrarci.

La riflessione odierna, spero breve, nasce da alcuni pensieri di prima mattina che mi affretto a segnare sulla carta, prima che possano sparire sommersi da altri pensieri e preoccupazioni. I nostri Soloni, forse pressati da altri governi europei o extraeuropei, hanno voluti privilegiare con legge la “memoria” di fatti tragici connessi alla moderna Guerra dei Trentanni. Mi riferisco non alla guerra dei Seicenti, segnata da tremende guerre di religioni e terminata con la pace di Westfalia nel 1648, ma una una guerra civile europea che ha insaguinato il continente europeo dal 1914 al 1945, indicato normalmente come prima e seconda guerra mondiale. Così ci hanno istruito a scuola e così dicono tutti i libri di storia. Se voglio capire la storia con la mia testa devo abbandonare questa fraseologia e pensare secondo nuovi concetti.

Di tutte le tragedie ed i massacri che hanno segnato la storia degli uomini perché privilegiarne Uno in particolare? Non è stato l’Unico né prima né durante né dopo il 1945. Basti pensare agli Amerindi cancellati dal continente cui è stato posto il nome di America dopo averlo svuotato dei suoi abitanti originari, alla tratta dei negri, all’atomiche statunitensi su Hiroshima e Nagasaki quale moderno pesticida che non distingue l'umanità in nessuna delle sue articolazioni possibili (uomo, donna, bambino, vecchio, ebreo, omosessuali, cristiano, musulmano, confuciano, sani, malati, disabili.... Tutti!). La casistica è infinita e non è allegro farne il censimento. Mio malgrado, a ciò costretto dai miei avversari, ne farò una raccolta nel mio blog di storia, ricordandomi di annotare tutti i massacri e le stragi che incontro nelle mie letture di storia.

Per capire occorre risalire alle strategie politiche e geopolitiche di breve, medio e lungo periodo. In questo contesto il dibattito di questi giorni sul “criminale” progetto Mastella non dovrebbe essere fuorviato sulla questione del negazionismo, termine improprio che non adoperano neppure gli stessi negazionisti. È secondaria la questione della verità o falsità di fatti che solo la ricerca storica archivistica e documentaria, sorretta dalle ipotesi e tesi interpretative che si vogliono adottare, può accertare. Ciò che per adesso è assolutamente certo è l'uso strumentale che di quella tragedia è stata fatta e si vuol continuare a fare. Dico qui ai miei detrattori di Informazione corretta che è questa la mia tesi. sulla quale non ho timore di misurarmi con chicchessia. La ricerca statistica sulla contabilità e l'onomastica dell'Olocausto non mi interessa e non mi appassiona. La faccia chi vuole, avendone il diritto e non dovendo rischiare altro che il suo credito scientifico.

A proposito di credito scientifico la mente ritorna all'ultima trasmissione di Giuliano Ferrara “Otto e Mezzo”. Sono trasmissioni che non mi arricchiscono mai in conoscenza, ma quasi sempre mi fanno uscire fuori dai gangheri per la loro faziosità e per l'evidente obiettivo di influenzare le menti deboli e non attrezzate criticamente. La trasmissione capita appunto alle otto e mezza di sera e pur non volendo mi capita spesso di doverne sorbire qualche brano passando da un canale all'altro. Nell'ultima trasmissione ho notato alcuni passaggi di cui non ho fatto cenno scritto. Intanto, Giuliano si è gloriato di aver organizzato una manifestazione davanti all'ambasciata iraniana, sulla quale ho già scritto. Basterebbe questo ammissione del conduttore Ferrara per sollevare la legittima suspicione sull'obiettività della trasmissione, anche se mi rendo conto che nel clima dominante di caccia alle streghe è curioso che io parli di obiettività nell'informazione e magari la pretenda.

E veniamo agli ospiti dell'ultimo Ferrara: un tal De Sena ed il noto Frattini, di cui sento oggi che è un aperto assertore dell'introduzione in Italia del reato di opinione storica. Ho appena detto che non accetto più la dizione “prima guerra mondiale” o “seconda guerra mondiale”, ma la voglio sostituire con con Guerra dei Trent'Anni (1914-1945). Proseguendo di sviluppo in sviluppo, il buon e lindo Frattini mi vorrà perseguire penalmente perché io nego la prima e la seconda guerra mondiale e preferisco parlare di Guerra civile dei Trent'Anni? Se diventerà penalmente pericoloso affrontare un dibattito storiografico sull’Olocausto, chi professionalmente si vorrà cautelare dal rischio di dover frequentare anche i tribunali e le procure oltre alle biblioteche e agli archivi basterà che cancelli dal suo vocabolario il termine Olocausto, lasciandolo tutto a Mastella per i suoi discorsi domenicali o per i suoi incontri con gli amici che gli hanno chiesto la legge. Sarà sufficiente e più fecondo spostare la ricerca e gli studi sul periodo 1914-1945 inteso come un tutto unitario per riproporre su un più alto piano speculativo i problemi che il Legislatore mastelliano vuole reprimere con legge penale. Ritorneremo ai linguaggi cifrati ed ermetici delle epoche in cui la libertà di pensiero e di manifestazione del pensiero non era riconosciuto come un diritto. La chiesa cattolica ha condannato e messo a morte Giordano Bruno e Galileo Galilei per non aver fatto essi altro reato che quello di pensare. Prima di loro vigeva come verità di fede il sistema tolemaico.

E chiudo con l’altro ospite di Giuliano. Senza voler essere irriverente confesso di non aver mai sentito prima il nome di De Sena ed ancor meno quello della donna che parlava in veste di storica. Suppongo per l'appunto che De Sena siano uno storico di professione, titolare di qualche cattedra di storia ed autore di numerosi libri sull’argomento che io ahimé confesso di non conoscere e di non aver mai letto, se effettivamente scritti. Per il mio attuale giudizio è però sufficiente una picciola paroletta da lui detta nel salotto televisivo delle otto e mezza di sera. Parlando dei cosiddetti negazionisti egli ha fatto un’utile distinzione scolastica (aspetto statistico circa il numero dei morti, burocratico circa le autorità responsabili delle uccisioni, tecnico circa i mezzi impiegati) per poi concludere che sarebbero “miserabili” le tesi o le posizioni dei cosiddetti negazionisti. È uno storico il De Sena? E che c'entra il termine “miserabile” in bocca ad uno storico che sia tale? Non parla piuttosto un moralista tecnicizzati in cose storiche con il compito di sostenere opzioni etiche e politiche determinate? Dovrei dipendere da un simile “consulente di parte” per la mia visione storica?

Non sto facendo il consulente tecnico di parte avversa a quella dei clienti di De Sena. Dico soltanto che se qualcuno mi viene a dire che il sole che osservo tutti i giorni ha forma triangolare, io lo lascio dire, ben sapendo ciò che i miei occhi vedono. Ma non gli dico che è un "miserabile” e meno che mai mi sogno di mandarlo in galera. Ero proprio – se non erro – quello che facevano i nazisti con i vari disadattati sociali. Nei campi di concentramento (me lo potrà insegnare lo stessa De Sena e la donna ospite di cui non ricordo il nome, ma che parlava con sicumera) non vi erano solo ebrei, ma tante altre figure sociali, di cui poco si parla e tantomeno li si ricorda. Paradossalmente gli odierni mastellani, che con l'indulto svuotano le carceri per far posto ad una ben più pericolosa specie di criminali, fanno esattamente ciò che facevano i nazisti nei confronti dei dissidenti allo stesso modo di come Bush va facendo quelle stesse guerre preventive che sono state il principale capo di imputazione del criminale Hitler. Uno storico (penso a Tucidide, a Tacito... a me stesso se in qualche modo posso arrogarmi il titolo di storico) non usa il linguaggio di De Sena. Passando dal merito ("miserabile”) al metodo, vorrei ricorda a De Sena che le vicende del passato in campo scientifico dovrebbe insegnarci a non dare mai per scontate le cognizione consolidate. La ricerca scientifica può segnare sempre nuovi progressi in quanto in campo scientifico è stato abbandonato il principio di autorità. Le conoscenze, quali che siano i campi, vanno sempre continuamente verificate dalle generazioni di studiosi che si succedono nel tempo. Le conoscenze sono o erronee in quanto contrastanti con i fatti osservati (ed i fatti non sono mai tutti i fatti storicamente osservabili) o conformi ai fatti riscontrabili. Ma non sono in sé miserabili. Lo “storico” De Sena sa po bene quanto sia facile ai governi manipolare gli archivi, facendo sparire o distruggendo determinati documenti, o secretandoli per secoli, o falsificandoli e inventandoli: la falsa donazione di Costantino ha fondato le pretese imperiali della chiesa di Roma. Ci è voluta un “miserabile” come Lorenzo Valla per dire ai Mastella di ieri che le cose stavano diversamente. E che dire della concezione tolemaica che per un millennio e passa è stata l'unica Verità?

Mi immagino già quale può essere l’obiezione e l'aria di sufficienza che l’accompagna. Rispondo e chiudo dicendo che in qualsivoglia campo scientifico deve per principio essere lasciata piena ed assoluta libertà di opinione ad ognuno. Solo così potremo essere certi di non venire sclerotizzati in una nuova epoca tolemaica. I codici penali liberali possono punire i singoli atti dei cittadini in quanto siano lesivi dei diritti di altri cittadini. In mancanza di una simile protezione ogni cittadino riacquista il diritto naturale all’autodifesa, alla difesa legittima. Quando lo Stato tocca i diritti fondamentali dei cittadini perde la legittimità su cui si basa. È un diritto fondamentale del cittadino, più prezioso del bene stesso della vita, il suo diritto di poter pensare liberamente. Il progresso dallo stato di natura allo stato civile si sfalda e ritorna il mostro dell guerra civile, la peggiore delle condizioni in cui l'uomo possa trovarsi e nella quale non vi è nessuna certezza e nessun limite al male che ognuno possa arrecare all’altro.

La conclusione a cui volevo approdare e che mi sono perso per strada è l'interesse imperiale egemonico americano che si ritrova dietro alla strumentalizzazione della Memoria a senso unico. Non è un caso che appena cessato la guerra fredda agli inizi degli anni 90 le armate americane si sono gettate in Medio Oriente, dando inizio alla prima guerra iraquena. Le manovre di questi giorni, anche in Italia, mi fanno pensare ai prodromi di una guerra contro l’Iran. Il viaggio delle Merkel in USA, per offrire al vincitore Bush le chiavi delle città d'Europa, mi inducono a pensare ad una fase terminale del processo di depoliticizzazione dell'Europa a partire da 1945: la “leggenda” o “mito” dell’Olocausto (cosa diversa dal fuorviante dibattito sul “negazionismo”) stata una parte cosciente e deliberata di questa strategia, una sorta di continuazione della guerra con altri mezzi. Quando sento parlare di “Stati Uniti d’America e d’Europa”, penso che la cosa si è compiuta. Al mio caro e defunto amico Piccone, abruzzese emigrato a nove anni in USA, ebbi a dire che non desideravo diventare americano, pur non dichiarandomi antiamericano. Lui diceva che dovevo rassegnarmi a questo destino e che era bello essere americani. Sarà pure, ma io ricerco altrove la mia identità. Dopo l'Europa tocca ora al Medio Oriente venir “liberata” e scoprire quanto è bello essere americani. In tutto questo lo Stato d'Israele, fondato con atti d'imperio delle potenze vincitrici della guerra europea dei Trent'Anni, è un agente della politica imperiale americano. L’Olocausto è la sua ideologia. La legge Mastella, che introduce in Italia una disciplina già in vigore in Austria, Germania, Francia, è lo strumento con cui si intende reprimere penalmente la dissidenza politica interna ai progetti imperiali americani ed israeliani. Delle posizioni contrarie in Forza Italia (On. Antonio Palmieri in testa e gli altri a venire) me ne infischio altamente. Sono pronto a discutere e confrontarmi in dibattiti interni di partito, quando e se mai ve ne saranno, ma nessuno può pretendere che avendo io preso per civismo una tessera di partito mi sia vincolato perinde ac cadaver a sposare di peso le tesi di un Frattini o di quanti altri occupino posizioni di potere e di privilegio nel partito, al governo, al parlamento. Si godano pure le loro prebende, ma lascino a me la mia libertà!

1 commento:

dr. mabuse ha detto...

La signora in questione, ospite a Otto e mezzo, ha asserito di non essere una storica, eppure autrice di una ricerca storica sullo sterminio degli ebrei. Ma questo, direi, non è molto importante. La legge, o ancora meglio, il ddl, per ora, è un altro, e peraltro potrebbe a mio avviso trovare "vittime" insospettabili. Se si è perso la puntata seguente dello splendido programma dello stipendiato dalla CIA, le dico solo che Amos Luzzato ha trovato l'intuizione fenomenale di raccontare che gli ebrei, qui e ora, in Italia e in Europa, sono a rischio, emarginati in quanto diversi tanto quanto gli zingari, gli immigrati e gli omosessuali. Le parole di Amos Luzzato si commentano da sole, per quanto paiono grottesche. Ho scritto (riportando in un post del blog), negli scorsi giorni, a alcune personaltà e istituzioni che nella mia università han organizzato una conferenza sulla giornata della memoria, in cui faceva capolino l'ovvio intervento su Israele e memoria. Ho provato a rinfrescare la memoria su Israele. Poi, ieri ho scritto una lettera aperta a Napolitano e ai maggiori giornali, che pubblicherò domani in un post del blog, e che argomento con le questioni geopolitiche di cui sappiamo, criticando l'apologia di Israele, in quanto apologia di un crimine; ma ancor prima, con una denuncia di appropriazione e manipolazione della legge che istituisce la giornata della memoria. La questione - che secondo me è ancora più grave del problema del punto unico di vista sulla storia - è quella del mancato rispetto della legge, o ancora meglio di una sua declinazione "a escludere", per cui si sente parlare soltanto del 15/20% (ahimè le orride statistiche) delle vittime (per loro appartenenza religiosafatto questo che dovrebbe fare accaponare la pelle ai signori radicali e laicisti vari), con ovvio oblio delle altre, alquanto scomode e per questo motivo rimosse (gli omosessuali, i deportati politici-militari, gli zingari, ecc.). Ciò, tocca il problema la scrittura della storia "in diretta", e vale a dire dai media di massa, per uso e consumo delle masse, appunto. Poi, viene il problema della scrittura della storia sul lungo tempo.