giovedì, febbraio 22, 2007

Fan tutti schifo

È stato l’on. Diliberto, già ministro della giustizia e barone rosso nella più antidemocratica facoltà d’Italia, che ha introdotto nel lessico politico ed istituzionale la parola “schifo”, usata per offendere Berlusconi, che ha la grave colpa di essere l’uomo più ricco d’Italia. Non posso dimenticare un precedente di Diliberto, quando in televisione dava dello “sguattero” sempre a Berlusconi per la sua posizione nella infausta guerra iraquena. Mi sentivo umiliato non per l’offesa arrecata a Berlusconi, che se ne poteva e se ne può altamente infischiare dei lazzi di un Diliberto, ma per quei poveri disgraziati che fanno il mestiere di “sguatteri”, cioè lavano piatti nei ristoranti. Durante le mie vacanze all’estero ne avevo conosciuto uno ed avevo per lui simpatia ed amicizia. Si trattava di un orientale che lavava i piatti in un ristorante di Monaco. Non ricordo bene se lo avevo conosciuto in un corso di lingua tedesca o in vacanza. Non l’ho più rivisto. Teoricamente, l’on. Diliberto, barone rosso e parlamentare nonché un fu ministro di Giustizia, avrebbe dovuto rappresentare questa categoria di “povera gente”, il cui nome e funzione sociale gli serve invece come qualificazione insultante. Scrissi allora ad un’altro barone rosso, compagno di partito dell’On. Diliberto, che trovava più umanità nell'uomo più ricco d’Italia che non in un preteso araldo del popolo.

Lo “sguattero” allora dato a Berlusconi l’on. Diliberto dovrebbe adesso darlo anche a D'Alema e Prodi, che in politica estera mantengono lo stesso servaggio filoamericano. Non lo fa perché ci rimetterebbe quel seggio, che gli assicura altri privilegi in aggiunta a quelli di barone rosso nella più antidemocratica facoltà d'Italia, che ha sabotato ogni tentativo di riforma democratica dell'università italiana. Ma non voglio qui addentrarmi in questioni universitarie. Sulla materia ho editato un apposito blog al quale rinvio: politica universitaria. Vado al punto dicendo che il termine dall'on. Diliberto usato contro Berlusconi e riecheggiato l'altra sera alla viglia della crisi ora gli si può legittimamente ritorcere contro: fa schifo lui! Ma non è il solo. Si trova in numerosissima compagnia: a sinistra, al centro, a destra.

Sento dire di economia in ripresa, di crescita del fatturato, e simili. Credo che noi tutti siamo indipendente nelle nostre azioni. Se ancora abbiamo voglia di lavorare, di sperare, di costruire, non dobbiamo ringraziare il governo di turno, che è soltanto un parassita che vive succhiando il nostro sangue. Quando penso alle numerose vedove imboscate in parlamento giusto per gratificarle di un lauto stipendio e di un’ancor più lauta pensione, mi chiedo perché mai dobbiamo sopportare il balzello di un migliaio di parlamentari che si aumentano loro stessi stipendio e privilegi ogni volta che lo vogliono. La chiamano democrazia, ma è una vera e propria oligarchia, la cui fortuna politica è basata sull’incapacità politica del popolo italiano di scrollarseli di dosso. Ci vorrebbe una “dittatura”, ma questa parola è ormai entrata nel lessico demonologico. Mi dice il mio editore che il "Domenicale”, un foglio del mio compagno di partito Marcello Dell’Utri, ha addirittura restituito al mittente una nuova edizione di un classico del diritto con questo titolo. La mia riedizione critica del testo di Carl Schmitt, già edito da Laterza nel 1975, ed ora presso il Settimo Sigillo. La restituzione al mittente di un libro inviato ad un giornale per recenzione è quanto mai cosa atipica e mi chiedo cosa possa esserci dietro.

In realtà proprio una »Dittatura« ci vorrebbe per uscir fuori da una situazione incancrenita e senza speranza come quella italiana. Pur avendo in tasca una tessera di FI, non mi faccio nessuna illusione in un ritorno di Berlusconi al governo con tutto lo stuolo dei suoi famelici deputati. Ho già detto e scritto di aver votato alle ultime elezioni turandomi il naso. Continuerò a votare turandomi il naso, ma sarà sempre cosa preferibile ad una politica fatta con la lotta armata e violenta. Sono stato allievo, cioè studente universitario, di Aldo Moro. La sua morte torna a volte nei miei sogni come un incubo. I miei detrattori e delatori di “Informazione corretta” troveranno le mie critiche tanto più aspre e senza riguardi per niente e nessuno quanto più esse si piantano solidamente in uno spazio non violento.

Con le mediazioni ed i patteggiamenti, questo in cambio di quello, qui io là tu, e simili, si otterranno soltanto aggiustamenti interni all’oligarchia al potere, periodicamente in lite per motivi di spartizione e mai per difendere la libertà ed il benessere dei cittadini, ossia uno stuolo di persone truffate cui si da in mano una scheda, pagata da loro stessi a caro prezzo. Una “dittatura” significherebbe lo strumento tecnico per risolvere e riformare ciò che i nostri parlamentari non potranno mai fare. Qualche esempio? Intanto, per ridurre ai suoi giusti spazi la chiesa cattolica, che fornisce voti attraverso il sistema delle sacrestie d’Italia e che ha già ridotto l'Italia del Risorgimento ad un prolungamento del vecchio Stato pontificio. Qui la religione non c'entra niente ed il cattolicesimo è cosa incompatibile con l'essenza e l'idea stessa di religione. E poi mettiamoci ndrangheta, camorra, mafia, sacra corona. Il ministro Amato, già dedito ai prelevamenti notturni dai conti degli italiani, si fa bello per aver sgominato quattro disperati che hanno intrapreso la via della violenza per contestare un governo corrotto ed inetto, ma non scalfisce neppure la malavita storica d'Italia, che convive in questo paese in buona armonia con il sistema dei cosiddetti “poteri forti”, che vivono nell'ombra quanto basta ed agiscono lesti quando occorre. In Vaticano hanno parlato di lobby per tirare acqua al loro mulino, ma non sono i preti ed i loro deputati la prima lobby d'Italia? Il bravo don Baget, ideologo ufficiale di FI, non è un prete ubbidiente?

L’esperienza di fascismo, nazismo, bolscevismo, indicati come esempio di “dittatura”, agiscono da spauracchio contro ogni tentativo di uscire fuori di un sistema parlamentare che fa acqua da tutte le parti. Una dittatura è concretamente possibile in quanto abbia una solida base democratica. Già Machiavelli distingueva tre soggetti politici: il principe, gli ottimati, il popolo. Il popolo è normalmente oppresso dagli ottimati che hanno anche il potere di controllare e tenere in ostaggio il principe, ossia il primus inter pares fra gli ottimati. Solo dalla stretta alleanza fra principe e popolo è possibile far nascere una solida democrazia. E se anche il principe non fosse proprio uno stinco di santo, sarebbe pur sempre preferibile per il popolo essere oppresso da uno solo che da molti che come tante fastidiose zanzare ne succhiano continuamente il sangue e s’introducono perfino nelle camere da letto.

Nel lessico politico la parola “populismo” non gode buona stampa ed ha sempre un’accezione spregiativa. La cultura politica ufficiale, non meno organica al regime di quanto non lo siano i principali organi di stampa e comunicazione, cerca di arginare coprendolo d'insulti ogni fenomeno politico-culturale che cerca forme organizzative diverse da quelle tradizionali, cioè parlamentari ed oligarchiche. Me ne rendo conto e capisco il gioco. Non vedo altra speranza che in una crescita a macchia d’olio della consapevolezza politica fra i cittadini. Il termine “consapevolezza politica” significa molte cose ed ha contenuto concreto. Significa diritti certi in un sistema diffuso di libertà e benessere, dove ognuno debba la sua fortuna principalmente al suo lavoro e alla sua inventiva e senza che ciò significhi cinico abbandono di chi è stato colpito senza sua colpa dalla sfortuna. Significa un sistema produttivo dove non vi siano ampi strati caricati parassitariamente sulle spalle di altri che volenti o nolenti devono mantenerli. I politici con tutti i loro privilegi sono la prima classe parassitaria d’Italia. Aspettare da lor i miracoli, la soluzione dei problemi che ci affliggono, è come credere che un ladro torni il giorno dopo a restituirci il maltolto.

Un mio amico francese, un noto intellettuale di cui non voglio fare qui il nome, mi ha ringraziato per aver ricevuto la mia edizione della “Dittatura” di Carl Schmitt, scrivendomi: “Finalmente! È arrivata in Francia la Dittatura... Intendo il libro, ovviamente!”

2 commenti:

gipsysee ha detto...

la cosa che fa veramente "schifo" è lo scendere in campo in ruoli politici ed istituzionali di pregio,al fine di difendere "la roba",la sua:le leggi ad personam prima di lui non sono mai esistite.

Antonio Caracciolo ha detto...

Non la vedo allo stesso modo. In quanto alla ricchezza di Berlusconi che suscita l'invidia sociale ho più volte sostenuto il punto di vista che è proprio l'elemento per me rassicurante: è ricco di suo e non ha bisogno di rubare o di cercare fortuna con la politica. Tutti gli uomini politici che conosco e che hanno avuto successo in politica non avrebbero potuto fare di meglio nella vita. Ricordo personalmente gente con le pezze al culo e che con la politica si è sistemata. Preferisco Berlusconi che se appena fosse stato più accorto poteva fare come Agnelli, cioè prendere in affitto tutti i partiti che voleva. Avrebbe curato meglio i suoi interessi privati come li ha ben curato Agnelli, la cui FIAT era un'azienda privata nei profitti e pubblica nelle perdite che sono state pagate da noi tutti. Quanto poi al topos delle leggi ad personan non esistono in senso tecnico-giuridico leggi ad personam. Le leggi per essere tali devono essere redatte in forma generale ed astratta: almeno così dicono i manuali di diritto. Può certamente succedere che una legge pensata per sistemare un caso determinato serva poi a regolare casi simili che possono verificarsi. In un certo senso tutte le leggi sono ad personam nel senso che soddisfano una domanda sociale di regolamentazione normativa.... i "dico" contro cui si scaglia la chiesa sarebbe pure una legge ad personam. Ruini si oppone in nome di un'altra legge ad persona... e così via. Devo andare. Se non è chiaro, approfondirò in altra occasione. Non ho tempo per correggere.