giovedì, febbraio 15, 2007

Le "Pasque di sangue” un’impostura cattolica?

Pensieri e riflessioni sempre ci assalgono in ogni momento della nostra vita quotidiana. Non sempre e non a tutti è dato o riesce possibile segnarli sulla carta. Molto spesso noi stessi non ci pensiamo più, assillati da nuovi pensieri e nuove preoccupazioni. Di certo non intendo appassionarmi al dibattito suscitato da un libro sulle "Pasque di sangue", dove si accusavano gli ebrei del Quattrocento di compiere sacrifici di bimbi cristiani. Cosa macabra quanto assurdo, ma vero o falso di questo si è parlato e su questa accusa sono stati imbastiti processi e ci sono stati tanti morti. Più o meno qualcosa di simile ai processi alle streghe. Non intendo proprio per nulla entrare nel merito di queste scabrose vicende della storia remota. Si trattava solo di una premessa a quanto sto per dire, dopo aver ascoltato in macchina per strada l'intervista ad un illustre personaggio sul libro dell'ebreo Toaff, che veniva intanto accusato di aver scelto un titolo infelice: “Pasque di sangue”, lasciando forse credere che ci fosse qualcosa di vero nei numerosi processi imbastiti dalla autorità cattoliche dell'epoca.

Ascoltavo non già interessato al merito del libro, alla sua verità o falsità, o meglio mi ha interessato la scontata falsità dell'accusa e del fatto. Così intendeva l'autorevole intervistato che prendeva le distanze dal libro di Toaff senza averlo neppure letto, neppure sfogliato. Io non sono tra quelli che ritiene che il libro di migliaia e migliaia di pagine debba essere necessariamente letto per intero. Può essere sufficiente averne letto una parte per acquisire sufficienti elementi di giudizio. Ma è difficile giudicare un libro senza neppure averne letto una riga e per giunta concedere un’intervista per parlare di un libro che non si è per nulla letto. Ma neppure questo è l’oggetto del mio interesse. Quale dunque?

L’intervistato considerava assolutamente acclarato che si fosse trattato di una montatura cattolica come forma di un antisemitismo del Quattrocento. Si noti: antisemitismo “cattolico” nel “Quattrocento”, cioè in pieno Umanesimo. Tutta la retorica sull’»Olocausto«, che non ritengo sia stata una “montatura”, sembra però volerci far credere che l’antisemitismo sia stata un’inedita peculiarità nazista. Sappiamo che non è così. Peggio dei nazisti e certamente per molto più tempo (millenni a fronte di pochi anni di aberrazione) hanno fatto i cattolici capi (dal papa in giù), gregari e “fedeli”. Il termine “nazista” è diventato sinonimo di male assoluto ed ognuno che ne tratti deve prima fare i debiti scongiuri. Per una considerazione storica del fenomeno dovranno passare chissà quanti anni ancora, un tempo certamente non concesso alla nostra generazione.

La conclusione alla quale mi affretto è che nessuno pensa di imputare alla chiesa cattolica le stesse “colpe” attribuite ai nazisti: due pesi due misure! È vero che qualche pontefice dopo quattro secoli si è “scusato” per aver arrostito Giordano Bruno ed aver processato Galileo. Ma mi sembra una vera e propria presa in giro. Chi commette di queste cose semplicemente non dovrebbe più pretendere di aver credito e addirittura di esercitare un “magistero morale” e di stabilire la condotta di vita altrui. A Galileo e a tanti altri in condizioni analoghe e peggiori queste scuse tardive di secoli ormai non servono più e chi oggi vive e si sente leso dai poteri e dalle ingerenze cattoliche non può aspettare alcune secoli per avere delle scuse, ammesso che queste possano esserci e che a lui possano interessare.

Altre riflessioni derivate e secondarie poterei fare, ma a tarda sera vi rinuncio. Mi basta ricordare la favola del lupo e dell’agnello, dove qui il ruolo del lupo è esercitato dalla gerarchia cattolica. Vuole sempre avere ragione anche quando ha torto marcio. È infatti “infallibile”!

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