sabato, febbraio 03, 2007

Le stupidaggini di Pera, 3.

Avevo appena terminato di scrivere quanto sopra, quando Radio Radicale ha iniziato a trasmettere una registrazione su un dibattito a Napoli nell’ambito delle iniziative di Forza Italia, di cui ho la tessera dal 2002. Una sequela di assurdità da cui dissento interamente. Non mi riconosco in nessuna delle affermazioni di Marcello Pera. Ed è anche arduo confutare tante sciocchezze ed assurdità in una volta sola. Mi riservo di continuare la serie sulle “stupidaggini di Pera”, su cui avevo già scritto. Ecco, ad esempio, le stupidaggini di Pera sono un bell'esempio di quella cupidigia di servilismo di cui ho appena parlato. Mi chiedo se Pera, ammesso che aquisti sempre più potere dentro il partito, pensi di potermi imporre per statuto le cose di cui va dicendo. “Chiudo” sta dicendo, mentre parla del nuovo partito. Chiudo anche io dicendo che bisogna stare fermi con il nuovo partito su posizioni all'antitesi di quelle espresse da Marcella Pera, che mentre parla di “civiltà” intende invece la più illiberale e oscurantista delle libertà.

Eccolo che parla del rapporto con l’America come se fosse la cosa più importante. No caro Silvio, su questo punto non ti seguo. Figurati quel che conto io! Puoi stare tranquillo! Però su questo discorso ti potrei fare io una lezione al posto di Antonio Martino, che ti ha rifilato le cose che ha me diceva nel 1973. Se sei disposto ad ascoltarla, chiamami che ti faccio una lezione privata. Gratis! Sta parlando di una riforma importante importante della scuola. Per fortuna non ha detto università. Ma è anche vero che su questo la sinistra sta finendo di sfasciare. In realtà, sull’università detta legge una lobby che si fa beffa di ogni governo.

E dopo Pera viene Sandro Bondi, già notorio comunista. Sentiamo e commentiamo in tempo reale. Sta facendo una critica al governo in carica. Al momento non mi interessa. Avevo detto all'on. Mario Mauro, che anche con la Moratti all’università io avevo già perso e che in ogni caso vincesse o perdesse FI alle elezioni, io avrei perso in entrambi i casi. Avevo visto Bondi proprio ad una manifestazione sulla scuola, dove però non si parlava di università. Mi aveva allora concesso un colloquio, che non si concretizzò mai. Se la riunione di Napoli doveva avere per oggetto la riorganizzazione di Forza Italia, il coordinatore nazionale non sta affrontando il tema. Il paese – contrariamente a quello che sta dicendo Bondi – non è diviso in due, ma in oltre cinquanta milioni di persone. Sto adesso realizzando che se il partito unitario da questa parte e quello democratico dall'altra non saranno accompagnati da una legge di attuazione dell'art. 49 della costituzione, si sarà realizzato il più dispotico dei fascismi, un duopolio che si spartisce tutte le risorse del paese e chiama ciò democrazia. Si avvia alla conclusione senza aver detto nulla sul tema che resta occupato dalle sole sciocchezze di Marcello Pera. Questo è il livello del dibattito di Forza Italia. Non parlano mai, ma quando parlano le sparano tanto più grosse quanto più stanno in alto! Proprio alla fine sta parlando il mite Bondi della “crisi dei partiti”, citando Micciché, ma non sta dicendo nulla di apprezzabile e di suo. “Ci siamo impantanati”: testuali parole.

Circa Pera dice Bondi che avrebbe tante cose da dire, ma non le dice. Eccolo, finalmente! Libertà di coscienza! Libertà di coscienza sulle questioni etiche e morali. Ma questo non significa indifferenza. Le posizioni diverse ci sono e devono poter convivere in un partito. Ben detto! Due volte ben detto! Pera dirà pure le sue stupidaggini, ma io potrò e dovrò oppormi. Non mi interessa di cacciare Pera da Forza Italia, ma di poterci stare io avendo opinioni lontano le mille miglia da quelle di Pera.

Parla ora Martino, ma parlerà come economista. Dice di aver trascorso la maggior parte della sua vita a Napoli come docente. Avendo qualche anno io meno di lui, lo ricordo come assistente dell'ambasciatore Giretti all'università di Roma La Sapienza. Esattamente a Scienze Politiche e alla cattedra di Economia Internazionale. Faceva lezioni sul libero scambio e sull'allocazione ottimale delle risorse. Sta facendo una lezione su una materia che i suoi colleghi gli contestano. Sorvolo su questi argomenti che mi ricordano i seminari con lui trattati. Spero che risponda a Pera e parli infine di diritti e di politica. «Dobbiamo ridurre l'invadenza della politica nella nostra vita per poter crescere». Sta parlando di economia, ma io penso a Marcello Pera e all'invadenza della chiesa. Parla di fiscalità ed io penso all’otto per mille. Mi pare che Martino mantenga lo stesso schematismo di quando era giovane, figlio di un padre ministro, di cui avrà ereditato la carica. Non occorre vivere in una monarchia per avere una ereditarietà delle cariche di potere.

Entra Berlusconi. Applausi al re riconosciuto e amato da tutti, l'inventore di Forza Italia in un periodo in cui i partiti inquisiti per corruzione erano allo sfascio e allo sbando. Se non ci fosse stato lui, i comunisti sarebbe giunti al potere con l’aiuto dei giudici. Il discorso si trasforma in dialogo pubblico tra il prof. Martino e il presidente Berlusconi. Sta facendo una lezione privata a Berlusconi. Martino mi ha deluso non avendo detto nulla di liberale. Ha soltanto fatto una lezione di economia internazionale, la stessa che sentivo intorno al 1973. Ora parla Berlusconi. Lo ascolta e lo aspetto al varco sulle stupidaggini di Pera. L’economia è importante, ma ora mi interessano le libertà dei cittadini, insidiate da Pera. Si parla del progetto Ponte di Messina, di cui ero entusiasta come originario dello Stretto e che la sinistra ha accantonato, perché altre sarebbero le priorità. Anche Berlusconi sta criticando Prodi, pensando di ritornare presto lui al governo. Se ci ritornasse sulle posizioni di Pera, preferirei che perdesse ancora una volta le elezioni, anche se avrà comunque il mio voto. Un voto per perdere!

... Sta parlando del partito unitario, dove si vota per maggioranza. Mi pare che stia sconfessando Pera senza neppure citarlo. Grande maestria di un politico navigato senza dare a vederlo. Cattolici, laici, moderati. Non dice che laico significa cattolico, come ha invece detto Pera. Rappresentare chiunque. Siamo il primo partito italiano perché coesistono tutte queste componenti. Ha la mania dei sondaggi. Il 33 per cento! Bella questa! La prima università del pensiero liberale. Non ne sapevo nulla. Cosa sarà mai. Se però ci sono le università cattoliche, possono esserci anche le università liberali. Solo che io pensavo che tutte le università pubbliche italiane dovrebbero essere università liberali. Non pare che Berlusconi voglia chiedere le porte ai laici per lasciare il campo al solo Pera, che potrebbe al massimo aggregare i chierichetti di Ragionpolitica.it Libertà di pensiero e della sua espressione, anche libertà di culto. Ci mancherebbe! Il guaio, caro Silvio, che la libertà di culto sta minacciando la libertà di pensiero e della sua espressione. Le due libertà stanno confliggendo.

Filologicamente Berlusconi non ha neppure ascoltato Marcello Pera, perché è venuto quando stava parlando Bondi. Quindi il discorso di Marcello Pera lui proprio non lo ha sentito. E quindi non lo cita neppure, ma mi pare che lo abbia smentito in quello che ha detto. Non dovrei aver paura che Marcello Pera sia tutta Forza Italia. Termina con un “siamo la forza della libertà!”. Il convegno si è svolto ieri ma io lo ascolta adesso in registrazione e solo in parte. Se riesco ad averne la registrazione, svolgerò altri commenti e analisi, parola per parola.

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