sabato, febbraio 24, 2007

L’evoluzione politica di Follini

Senza essere un analista politico di professione e senza disporre della minuzia di informazione dei giornalisti di professione, che sanno di ogni inezia che riguarda i movimenti, la vita privata e le frequentazioni dei nostri politici di professione, spesso giornalisti passati in parlamento, senza tutto questo, ma basandomi sul mio fiuto, avevo considerato una grave iattura la presenza di Marco Follini nella cosiddetta Casa delle libertà. A Marco Follini si deve la crisi del governo Berlusconi, la pessima legge elettorale, l’esclusione dei radicali (quelli veri, non i comunisti che ne hanno usurpato il nome) dalla coalizione berlusconiana. Vi fu il veto clericale. Adesso la notizia del passaggio di passaggio di Follini all’altra sponda conferma le mie impressioni di allora: una prova matematica e documentale.

Non credo affatto di essere io più attrezzato di altri nel poter fare questo genere di previsioni. Evidentemente, avranno pesato in Berlusconi i suoi famosi sondaggi elettorali, ossia i pronostici sul comportamento di voto di Elettori che sono tali solo di nome, ma non perché li si possa ritenere cittadini pienamente maturi e consapevoli di ciò che sia la democrazia, anche se la nostra sarebbe la più avanzata democrazia del mondo secondo quel che pretendono i nostri politici. Tutto ciò è avvilente e tale da far allontare sempre più i cittadini dal concreto, informato, maturo ed efficace esercizio delle loro infinitesimali prerogative, in pratica coincidenti con lo zero assoluto. La nostra cosiddetta democrazia è in realtà una dittatura irresponsabile di una oligarchia che non risponde a nessuno e pretende di rappresentare tutti. I vituperati “dittatori” del totalitarismo europei o quelli odierni mediorientali erano e sono probabilmente più democratici dei nostri oligarchi in quanto hanno un maggiore interesse a trovarsi in sintonia con la loro “base democratica”, senza la quale non potrebbero a lungo andare mantenere il loro potere assoluto. È assurdo immaginare un sistema di potere dove ognuno tiene puntata una pistola sull’all’altro ed all’inizio della catena si trovi il dittatore: ogni potere legittimo si basa sulla relazione hobbesiana di protezione-obbedienza, cioè si ubbidisce in quanto si ottiene qualcosa in cambio. Ai nostri deputati, alle numerose vedove sistemata in parlamento, basta arrivare alla pensione (almeno 3000 euro) dopo appena due anni di mandato parlamentare, se ho ben letto. Non sono tanto ambiziosi da voler passare alla storia come un Napoleone, un Cesare, Gengis Skan e simili. Loro hanno i piedi per terra e pensano al sodo, senza rischi e con rendimenti e vecchiaia assicurati.

Pronostici per il futuro? Se è vero che i famosi “sondaggi” prevedono una schiacciante crescita di FI, ossia in una misura percentuale superiore al 7 per cento dell’Udc, sarebbe saggio scaricare fin da adesso tutto l'Udc, lasciando pure che i Cesa e i Buttiglione o i Volonté vadano a braccetto con i Bertinotti, i Pecoraro, i Giordano, i Russo, le Luxuria. Troveranno pane per i loro denti. Se Berlusconi, ossia il capo indiscusso, non ha il coraggio di farlo, saranno gli Udc a scaricare lui alla prima occasione che loro si presenti, come ha già fatto Follini e gli altri aspettano solo di poter fare. Lo annuncia in serata lo stesso Follini: lui ha “anticipato” ciò che gli Udc faranno. Quattro chiacchiere di motivazione sono facili da produrre: la faccia è la principale qualità di un politico. Liberandosi dall’ipoteca e dai ricatti dell’Udc la coalizione berlusconiana potrà dare contenuto credibile alla parola “libertà”, che sempre più suona come una moneta falsa presente nel logo “Casa delle Libertà”.

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