domenica, febbraio 25, 2007

Segnalazione ricevuta: un caso di omonimia? La Verità si ribella.

Ho ricevuto da pochi minuti una segnalazione riguardante Giorgio Bocca, da me citato in occasione di un post sul disegno di legge presentato da Mastella ed in margine al dibattito sul revisionismo storico. In un intervento del “sinistro” Giorgio Bocca avevo notato un’insolita cattiveria, ispirata da grande faziosità ed ora spiegabile con motivi psicoanalitici. La mia posizione riguardo l’Olocausto è che sia una colossale operazione strumentale, autolesionista e politicamente suicida. L’intera faccenda andrebbe affrontata non in termini di verità o falsità, aspetto certamente importante ma la cui competenza spetta agli storici, i quali devono ovviamente poter fare il loro mestiere senza rischi penali. Infatti, una Verità che non sia tale in quanto liberamente riconosciuta da quanti hanno discernimento per poterla riconoscere, ma sia invece imposta come tale per legge, non è più una Verità, bensì qualcosa d’altro. Si snatura e diventa uno schermo per nascondere i più oscuri disegni. Diventa una Non-Verità. Per sua natura la Verità libera la mente di chi sa riconoscerla. Quando invece viene imposta ottiene l’effetto opposto. Con il “mito” e la “leggenda” dell’Olocausto si impone una verità puramente fattuale e come tale pienamente verificabile da chi appena sa far di conto, ma se ne nasconde un’altra, che era ed è negli intenti politici dei giudici di Norimberga e delle potenze vincitrici, fra cui l’Unione Sovietica di Stalin. Il “negazionismo” più che riguardare il fatto materiale della morte di tanti esseri innocenti (non solo ebrei) scalfisce e smantella l’operazione politico-culturale imbastita dietro quei morti. Poiché gli equilibri politici di oggi sono gli stessi di quelli del 1945, ciò che non viene tollerato è la ridiscussione dello status quo politico-culturale del dopoguerra. E qui torniamo al nostro Bocca, eroe eponimo di una politica culturale che in tutto il dopoguerra ha inteso “riformare” il nostro cervello, riempiendolo di nuovi codici e di persuasioni subliminali, volgarmente detti “lavaggi del cervello”. Questo bel futuro è ora disegnato per i popoli mediorientali, che dicono “no grazie!”, dimostrandolo anche con il sacrificio della loro vita. Scrivo queste parole mentre si odono rumori di guerra ed è forse imminente un’altra guerra contro l’Iran, magari per imporre con le armi anche a quelle popolazioni la “nostra” Verità, la stessa che a noi fu inflitta con successo nel 1945 e che grazie ai tanti Bocca abbiamo metabolizzato.

Si deve pertanto analizzare ed evidenziare l’uso politico che di quella immane tragedia fu fatto e continua a farsi: i movimenti sionisti continuino pure ad incrementare i giacimenti archivistici e i Giorni della Memoria. Se non li falsificano, saranno i loro stessi documenti e le loro stesse celebrazioni a fornire un’interpretazione politica opposta a quella che loro vogliono dare: una cosa è uno stesso fatto documentabile ed accettato da ognuno, altra cosa è ogni possibile interpretazione dello stesso. Per un verso con la “guerra ideologica” post 1945 si sono criminalizzati tutti i nostri avi e il nostro passato storico impedendo e precludendo ogni nuova forma indipendente di soggettività politica dell’Europa, per l’altro si è voluto così fondare e legittimare l’odierna politica mediorientale ed il piano imperiale statunitense. Questo aspetto del problema mi è parso fosse stato fiutato da Giorgio Bocca, che temeva proprio lo smantellamento politico della strumentalizzazione e per questo plaudiva alla penalizzazione di ogni cosiddetto revisionismo storico: la repressione di ogni pensiero politico indipendente gli appare necessaria per il mantenimento della baracca dove molti si insediarono, appena il vento incominciò a spirare da un’altra parte.

Grazie alla segnalazione di un Lettore, apprendo adesso che Giorgio Bocca prima di essere l’eroe partigiano quale sempre si è presentato sarebbe stato qualcos’altro, ossia ciò che traspare dall'articolo che reca la sua firma e che ognuno può qui leggere. Uso il condizionale perchè resto in attesa di ogni verifica atta a fugare qualsiasi dubbio. Il Bocca che ho sempre conosciuto non ha mai perso occasione per celebrare i fasti della Resistenza, gettando odio e veleno su un paese dilaniato dalle armate nemiche e dalla guerra civile. Si accanisce poi contro ogni interpretazione storica che ci offre una visione diversa da quella che ci ha inflitto con il suo giornalismo di regime: quello di prima e quello di dopo. Cliccando sul titolo i miei Quattro Lettori possono leggere un articolo di Bocca chiaramente antisemita oltre che ottuso. Sono disposto a rispettare come un legittimo fatto culturale da approfondire il giudizio “antisemita” dello storico Mommsen (vedi) che aveva individuato nella presenza giudaica il “lievito" che aveva fatto dissolvere l’impero romano, ma non trovo degne di considerazione alcuna farneticazioni come quelle del giovane Bocca, che spero possa smentire la paternità dell’articolo qui segnalato: resto in interlocutoria attesa! Se così non fosse e l’articolo è stato scritto effettivamente dal Giorgio Bocca che noi conosciamo, la cosa non deve peraltro sorprendere più di tanto, poiché il trasformismo era ed è cosa normale e fisiologica nel nostro cattolico paese. Ed i trasformisti sono in genere più intolleranti e faziosi degli altri: in questo modo cercano di nascondere la loro precedente identità ed a meglio accreditarsi nella nuova.

Se dunque Bocca non potrà smentire la giovanile paternità dell’articolo riprodotto, dovrebbe avere per lo meno il pudore di tacere: non chiederò per lui la stessa galera che chiede per gli altri, ma gli rivolgerò un civile invito affinché taccia, cercando di recuperare il senso comune del pudore. Qualche aneddoto inedito riguardante illustri personaggi che hanno rivestito alte cariche istituzionali potrei raccontarlo anche io, ma non è questo il mio genere. Spero comunque di avere altre notizie su queste indecente vicenda. Smentirà Giorgio Bocca l’articolo di cui fino a ieri sera ignoravo l’esistenza? Chiederà la galera e l’infamia per se stesso? Aspetto il più rigoroso accertamento dei fatti prima di pronunciare ulteriori commenti, ovvero aspetto una risposta pubblica dello stesso Bocca. Chi mi ha mandato l’articolo mi chiede giusto un commento, ma io prima vorrei sentire le reazioni dello stesso Bocca. Dopo verranno i miei commenti e le mie prese di posizione sull’uomo Bocca, sul giornalista di regime, sull’»eroe« che ci ha sputato addosso la sua guerra partigiana, alla quale deve la sua fortuna professionale.

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SPAZIO PREDISPOSTO PER LA SMENTITA E/O PER GLI SVILUPPI:

Sommario:

1.
Eccola la risposta! Ha dell’incredibile

DOMANDE. Bocca con licenza di antisemitismo.
di Stefano Lorenzetto - sabato 17 febbraio 2007, 11:05

Intervistato dalla Stampa, Giorgio Bocca attacca Pierluigi Battista che nel libro Cancellare le tracce (Rizzoli) ha scritto di lui: «Non ancora partigiano, si era abbandonato a poco onorevoli proclami antisemiti». Il riferimento è al seguente pezzo che Bocca firmò il 4 agosto 1942, nel pieno delle persecuzioni razziali, sulla Provincia Granda di Cuneo: «Questo odio degli ebrei contro il fascismo è la causa prima della guerra attuale. (...) A quale ariano, fascista o non fascista, può sorridere l’idea di dovere, in un tempo non lontano, essere lo schiavo degli ebrei?». La Stampa chiede a Bocca che cosa risponde a Battista. E lui: «Non rispondo. È un argomento così disgustoso! È talmente in malafede, chi mi perseguita così da vent'anni. Fingono che sia stato un esponente del fascismo». Dopodiché spiega la genesi di quell’orrendo proclama: «Allievo ufficiale a Bassano, ero in licenza a Cuneo. Ho accettato l’invito del federale a scrivere un articolo per un giornale locale in cambio di tre giorni di licenza in più». Quand’è così, siamo tutti più tranquilli. È vero, l’antifascista Bocca maltrattò gli ebrei su un giornale fascista, ma lo fece solo per un interesse supremo: 72 ore aggiuntive di libertà da passare in famiglia, e pazienza se i deportati invece non tornavano più a casa. Del resto è lo stesso Bocca che 65 anni dopo maltratta le immigrate sull’Espresso perché non gli sanno preparare un bollito come Dio comanda, «sempre stopposo, sempre cotto al punto sbagliato». Sono i valori che stanno a cuore a quest’uomo.


Commento:

Non conoscevo l’articolo di Stefano Lorenzetto del 17 febbraio. Temevo di propagare una notizia infondata e per questo mi ero mantenuto il più cauto possibile. Ma adesso non ci possono più essere dubbi sulla paternità dell’articolo ed è assolutamente risibile il modo in cui l’»eroe« Giorgio Bocca si sottrae alle sue responsabilità. Antonio Gramsci, mia remota lettura, scrive da qualche parte che lo scrivere è un atto di responsabilità. Meglio non scrivere nulla perché saranno le nostre stesse parole ad inchiodarci. Non conosco l’anno di nascita di Bocca, ma non era un bambino delle elementari che appena imparava a leggere e scrivere. Era un soldato che poteva uccidere ed essere ucciso in guerra. Ed ha probabilmente ucciso qualcuno durante la sua milizia partigiana: non per dovere, ma per sua libera scelta. Non era dunque responsabile quando firmava l’articolo qui riportato? Fu il solo articolo? Chi può faccia accurate ricerche negli archivi e nelle biblioteche! Leggo infatti non di “uno” soltanto ma di “numerosi articoli” scritti fino al 1943. Giorgio Bocca ci dice che scrisse l’obbrobrio che è stato qui riportato perché fu pagato con tre giorni di licenza. Non voglio infierire con contumelie e simili, perché ritengo che ognuno possa dare un suo giudizio. Mi basta formalizzare l’invito sopra lasciato in sospeso: che taccia e tenti se può di recuperare il comune senso del pudore. Che sia stato perseguito per questa vicenda non pare proprio. A lui non è toccata la sorte di David Irving. Anzi dal “regime”, nato dalla Resistenza, è stato coccolato come uno dei suoi benianimi, a giudicare dalla sua posizione nel panorama del giornalismo italiano. Si difende dicendo che non è stato un esponente del fascismo. Menomale! Forse lo avrebbe desiderato, ma probabilmente era troppo giovane per una rapida carriera ed il fascismo stesso probabilmente non ne avrebbe tratto beneficio. Per non parlare di una migliore sorte che avrebbero potuto aspettarsi gli ebrei deportati, magari per un giorno di licenza in più.


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