mercoledì, febbraio 28, 2007

Sull'uso dell’espressione ‘sinistra radicale’: un esempio di falsificazione linguistica in atto

L’accanimento intenzionale con cui una volta ha assistito ad una scena televisiva dove Fausto Bertinotti spiegava di non voler usare l’espressione legge Biagi ma legge 30 mi fa venire il sospetto che qualcosa di simile sia stato concordato per l’espressione sinistra radicale ad indicare più propriamente la sinistra comunista. Nel lessico storico-politico italiano mi sembra indubbio che il termine radicale competa al partito radicale e a una figura come quella di Marco Pannella, il Radicale per antonomasia. Direi che la questione non è puramente terminologica ma sostanziale. Un contenuto liberale e libertario è intimamente costitutivo delle innumerevoli manifestazioni pannelliane e radicali che hanno fatto la storia di questo paese. Basti pensare alla battaglia civile per il divorzio e l'aborto nonché gli innumerevoli referendum. Al contrario un contenuto liberale e libertario non può essere minimamente attribuito al comunismo di Bertinotti ed al comunismo in generale, meno che mai a quello di Bertinotti. En passant ricordo un testa a testa televisivo fra Bertinotti e D'Alema, entrambi comunisti, ma l'uno rimasto all'antica e l'altro consapevole del fatto che la guerra era finita e che bisognava svegliarsi. Bertinotti insisteva sulla funzione delle Farmacia di Stato di fronte ad uno sciopero dei Farmacisti e D'Alema opponeva l'assurdità di dover creare una rete di drogherie di Stato per scongiurare il pericolo di uno sciopero dei droghieri. Da allora il livello culturale di Bertinotti non si è molto differenziato anche se in ultimo ha scoperto la teoria della non violenza all'interno del suo comunismo. Ed forse qui che l’uso mediatico del termine "sinistra radicale” può non essere casuale. Può trattarsi di una strategia culturale per togliere di mezzo definitavemente i radicali di Pannella ed ereditarne una indubbia rispettabilità e valenza liberale, libertaria, non violenta. Sapendo della concezione gramsciana dell'intellettuale organico e della conquista delle casematte culturali (televisioni, giornali, organismi cosiddetti culturali, case editrici, ecc.) come mezzi per la conquista del potere e del consenso, non mi stupirei che l'insistenza sul termine “sinistra radicale" non sia casuale e facilmente riconoscibile come per lo scontro linguistico fra la sinistra comunista che si ostina a dire legge 3o ed il centro destra che dice legge Biagi. Come ex redattore della monumentale Enciclopedia del diritto dell’editore Giuffrè vorrei ricordare ai sinistri comunisti che se accanto a legge n. 30 non dicono anche l’anno della legge dicono una sciocchezza per la quale come redattore avrei rimandato indietro ogni articolo del giurista prof. Diliberto, redatto per l’Enciclopedia del diritto ma privo della necessaria indicazione almeno dell'anno, integrando forse io con il giorno e il mese. Senza l'indicazione dell'anno il numero 30 potrebbe servire al prof. Diliberto, al presidente Bertinotti e all’on. Giordano per il gioco del lotto, ma non per individuare una legge, cosa ancora possibile per la dizione legge Biagi, anche se non propriamente tecnico-scientifica.

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