venerdì, marzo 23, 2007

Europa: cinquant'anni di delusioni!

Sono ancora in corso le celebrazioni in Campidoglio per i cinquant'anni del Trattato di Roma. Ho ascoltato per radio una buona parte dei discorsi che vi si tengono. Stando io qui a casa mia non ho vincoli diplomatici di linguaggio. Posso semplicemente scrivere le mie impressioni. I discorsi mi paiono tutti di circostanza e privi di effettivo significato politico. Commento a memoria alcuni passi. Mi ha deluso l'on. Colombo con i suoi continui riferimenti ai grandi padri. Di grandi io non ne vedo. Di Altiero Spinelli, di cui si tenta di costruire il mito, ho un ricordo diretto da quando nel 1976 ascoltavo alcune sue lezioni presso l’Istituto Diplomatico del Ministero degli Affari Esteri, a Palazzetto Venezia. L’unica cosa che ricordo di quella sua Lezione fu un suo giudizio impietoso sui politici italiani di allora. Pienamente condivisibile ancora oggi, ma senza che ciò faccia di lui un “grande”. Non ricordo del resto che lui si atteggiasse a quel garnde personaggio che adesso di lui si vuol fare. Dava invece la sensazione di un simpatico ed arzillo vecchietto. Il suo manifesto di Ventotene mi pare alquanto mitizzato. A stento mi riuscii una volta di leggerlo e deve ora trovarsi sepolto in qualche parte della mia biblioteca. Per pensare l’Europa non bisognava aspettare Spinelli, Colorni e altri. A suo modo e con diversi strumenti ci aveva pensato Napoleone Bonaparte, ma l’Inghilterra già allora non era d'accordo.
Per non parlare poi di quelli che volevano tentare l'impresa con la spada del diavolo. Diversa l’impressione suscitata allora in me dall’On. Colombo, che era stato chiamare pure a farci qualche lezione. Già allora aveva un che di supponente e qualche collega si serviva della sua figura per celiare un altro collega di corso. Ricordo la sua gamba nervosa sotto il tavolo: oscillava come una corda pizzicata. Non ricordo null’altro della sua lezione, ma doveva trattarsi di qualche disciplina comunitaria. Adesso proprio Colombo polemizza con un grande quotidiano, non citato, dove sarebbe apparso un titolo sui Cinquant’anni di delusione chiamata Europa. In cinquant'anni l'on. colombo ha goduto tutti i vantaggi del potere e delle lucrose cariche ricoperte, ma alla mia generazione non ha consegnato nulla di politicamente tangibile. Di quei corsi di Lezioni ricordo l’euroscettico prof. Palomba che avvertiva: «Non fatevi illusioni. I ricchi diventerranno più ricchi ed i poveri più poveri». In tedesco caro nel senso di costoso si dice teuer, per cui addirittura i tedeschi hanno battezzato l’introduzione dell’euro con teuro per indicare l’inflazione seguita alla nuova moneta. Ier sera con amici ho pagato 35 euro (70.000 lire!) per non mangiare quasi niente: non me lo potrò permettere spesso. Non credo di vivere abbastanza per vedere un’Europa diversa da un mero fatto decorativo e tale per cui potermi “sono un europeo” allo stesso modo in cui mi è capitato di sentire qualche volta statunitensi dichiararsi tali con un certo orgoglio e senso di superiorità. Stando alla filosofia di Pannella il massimo delle nostre aspirazioni politiche potrà essere l’annessione agli Usa se non addirittura allo Stato d’Israele. Il principale vantaggio di questi cinquant'anni sarebbe la pace fra i popoli europei. Così parrebbe se si escludono i recenti orrori delle guerre balcaniche. Non credo però che ciò sia vero e che ciò sia un merito di politici “superstiti” come Colombo e Andreotti. In realtà, non vi sono state più guerre perché l'Europa ha perso la capacità di farsi la guerra senza aver mai conquistato la pace. Dal 1945 in poi l'Europa si è trovata divisa nel condominio delle potenze occupanti. La Germania era addirittura occupata in quattro zone. La Nato ed il patto di Varsavia era la forma giuridica di spartizione e occupazione del continente europeo: questa la verità. Quale guerra gli Europei potevano più farsi. Non si è fatto abbastanza, ma si è fatto molto e molto resta da fare: questo il succo dei discorsi. A me pare che se non si è fatto l'essenziale che doveva esser fatto, cioè l’unità politica dei popoli europei, nulla è stato fatto. Basta un leggero soffio di vento della storia perché si dissolva nel nulla tutto quello che si crede di aver realizzato. In ultimo, ho notato l’assenza di senso dello Stato di quel grande statista che fu l’on. Colombo nel suo prono inchino agli alti prelati presenti in Campidoglio e da lui citati. Li ha accontentati nella loro richiesta di formale riconoscimento delle radici giudaico-cristiane, dopo che la cassaforte dei privilegi concordatari è già stata assicurata nel Trattato fortunatamente non approvato da francesi e olandesi. Come non ricordare tutte le guerre che in nome della religione hanno insanguinato le terre d’Europa? La mia Europa ha poco a che fare con quella del “padre” Colombo. Mi auguro che la religione, una religione più vera ed autentica di quella oggi in circolazione, sia un fatto meramente privato, del cui patrocinio i padri Colombi non si debbano far carico nei loro discorsi. E che dire infine del compromesso linguistico giudaico-cristiano con un trattino che unisce aggettivi che per duemila anni sono stati in contraddizione ed esclusione reciproca?! Potenza dell’Olocausto e della rieducazione democratica dei popoli europei! Bella Europa!

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