sabato, marzo 31, 2007

Una chiosa a Vittorio Feltri a proposito del “club” cattolico

In un talk show di ieri sera ho assistito alla parte in cui si parlava della recente posizione della gerarchia ecclesiastica su progetti di legge governativi, cioè i “Dico”, ma trattasi in realtà del principio generale dell’ammissibilità di un’ingerenza vaticana nell’apparato istituzionale dello Stato italiano. Trovo quanto mai ipocrita e truffaldino ridurre la gravità dell’ingerenza ad un semplice diritto della chiesa di dire la sua in materia che unilateralmente la chiesa cattolica considera di sua competenza, sua materia pastorale. Non dimentichiamo che appena ieri (nel 1630) la Chiesa aveva giudicato di sua propria competenza anche l’stronomia e per questo aveva messo le orecchie di asino a Galilei, che per salvare la pelle pensò di abiurare la “verità scientifica” per sottomettersi alla “verità di fede”. Appena trent’anni prima (nel 1600) per lo stesso motivo la Chiesa di Cristo aveva arrostito in piazza Campo dei Fiori il filosofo Giordano Bruno. Non sono uno storico di mestiere, ma sarebbe quanto mai istruttiva una ricerca storica ed un libro divulgativo sugli innumerevoli momenti simili presenti nella storia del cattolicesimo, che è bene distinguere da quella del cristianesimo. Bene ha fatto Feltri ha distinguere nettamente fra il termine “cattolico” ed il termine “cristiano”, anche se in Italia si è troppo e mal abituati a considerare i due termini come perfettamente equivalenti.

Si è visto nel talk show anche un filmato con quel personaggio che è Antonio Di Pietro, più comico di un comico di professione, tutto sconvolto per l’ingerenza dei vescovi. La sua coscienza di “cristiano” ne usciva sconvolta. Feltri dava del fesso a Di Pietro perché non avrebbe capito che i “cattolici” sono un “club” o un “circolo”, che annovera tra le sue fila parecchi deputati che si dicono e si vantano di essere “cattolici” e che si son fatti eleggere con voti “cattolici”. Quindi, argomenta Vittorio Feltri, perché stupirsi se i vescovi presentano il conto ai deputati eletti con i loro voti. Sarebbero degli ingenui, per non dir peggio, quanti pensano e pretendono che i parlamentari “cattolici” debbano disattendere gli ordini vaticani. Feltri in fondo trovo logico, naturale ed anche giusto che i deputati cattolici debbano onorare il patto. Ed è qui che comincia il mio dissenso da Vittorio Feltri. Cerco di argomentarlo con brevità.

Dico subito in premessa che a mio avviso si tratta di anticostituzionalità, di infedeltà alla costituzione italiana, di alto tradimento. Ne sono consapevoli vescovi dotti e intelligenti come Bruno Forte, che ha tentato di gettare acqua sul fuoco dicendo che non è ingerenza ciò che è invece aperta ed indiscutibile ingerenza e pretesa di condizionamento. Un modo gesuitico di argomentare che fa parte della sistema dottrinale della chiesa cattolica. Negano perché ben conoscono la gravità di ciò che stanno facendo. La menzogna sacramentalizzata è tipica del cattolicesimo, la cui essenza ritengo stia tutta nell’ipocrisia: pubbliche virtù e vizi privati. Se vescovi e apparati ecclesiastici si occupassero della vita privata dei loro araldi parlamentari, per non parlare dei preti d’America, avrebbero di che parlare dai loro pulpiti: un immenso lavoro di bonifica al loro stesso interno! Ben lo sanno, ma poco interessa. Interessa invece un ben preciso sistema di poteri e privilegi che di volta in volta si teme minacciato per i motivi più disparati: dal sistema copernicano all’uso dei profilattici. Appena si avverte una minaccia, fondata o meno che sia, si mobilita l’esercito degli ascari: il loro nome è legione nel parlamento italiano.

La costituzione e la prassi parlamentare prevede una serie di esclusioni dalla legittimazione politica: fascisti, nazisti, antisemiti, fondamentalisti, talebani, terroristi, ecc. A pieno titolo occorre adesso inserire i cattolici, la cui colpa principale loro imputabile è quella di essere vincolati ad una superiore fedeltà che è diversa da quella prevista dalla Costituzione, cioè la fedeltà al popolo italiano, allo Stato sorto dalla breccia di Porta Pia. La sortita dei vescovi è quanto mai utile perché toglie spazio all’ambiguità. L’argomento tipico dei parlamentari cattolici è che loro non ubbiscono al papa, ma semplicemente alla loro coscienza. Loro applicano le circolari vaticane alla legislazione italiana non perché ubbidiscono al papa, ma perché seguono la loro coscienza. È un penoso sofisma, una bugia che nasconde la loro cattiva coscienza. Vale il controargomento, già usato da Hobbes per l’ostracismo inflitto nelle città greche ai quei cittadini, che erano magari innocenti delle colpe loro addebitate, ma era alto e sufficiente il sospetto di pericolosità perché potessero venire legittimamente banditi dalla città. I parlamentari della Repubblica devono essere al di sopra di ogni sospetto. Se i parlamentari cattolici, distribuiti in modo trasversale in tutti i partiti, non mentono scientemente, sono tuttavia resi sospetti dall’aperta ingerenza vaticana. Grazie all'appello dai Vescovi a loro indirizzato essi hanno ormai perso ogni legittimità a rappresentare il popolo italiano. Il loro scranno parlamentare è occupazione abusiva da parte di una potenza straniera. Il loro proclamarsi “cattolici” deve essere equiparata ad un’ammissione di infedeltà alla Repubblica, una violazione del giuramento che ogni funzionario pubblico è tenuto a prestare: un titolo di decadenza dallo status di parlamentare.

Sempre Hobbes, strenuo oppositore del papismo, insegna che la prima legge di natura è la ricerca della pace, perché solo la pace può darci la sicurezza della vita. Ma se la pace lungamente cercata e voluta non è proprio possibile, allora bisogna fare tutto il possibile per salvare la propria vita ed allora diventa necessaria e lecita la guerra, per la quale non esistono regole perché la posta in gioco è la propria vita. La guerra non è una partita di pallone con tempi di gioco, con un arbitro, con calci di rigore e simili. La guerra è lo sforzo estremo per salvare la propria vita, anche in senso intellettuale e spirituale. I contendenti sono l’uno alla mercé dell’altro. Fra guerra e pace non esistono spazi intermedi. Le missioni umanitarie di pace sono autentiche idiozie che servono esse stesse come mezzi di guerra per ingannare ed infamare il nemico, oppure per mantenere compatte le proprie fila e la propria opinione pubblica in buona parte influenzata e controllata dai sistemi mediatici di ottundimento delle intelligenze. Manifestano anche una specie di paura e terrore nel riconoscere ed ammettere la cruda verità delle cose. Diceva un grande filosofo: la vita riposa sull’errore e la volontà di verità è volontà di morte. La verità può cioè essere così tragica e dura da accettare tanto da indurre a preferire la menzogna.

Conclusione provvisoria. Non è più possibile una pacifica convivenza fra cosiddetti “laici” (termine improprio coniato dagli stessi cattolici) e “cattolici” di osservanza vaticana. Il buon Francesco Adornato che con la sua Fondazione Liberal pretende di dettare la disciplina per una convivenza di laici e cattolici all’interno del Partito Unico di Berlusconi deve rassegnarsi all’evidenza che il matrimonio non si può celebrare, salvo che tra lui stesso ed uno Stefano De Lillo, in senso figurato ovviamente, giacché in senso proprio a Stefano gli è proibito dal Vaticano e Stefano è uomo di stretta osservanza vaticana. I nodi vengono al pettine e di questa nuova situazione dobbiamo ringraziare la libido dominandi di papa Ratzinger, il papa tedesco. Le famiglie, le coppie regolari o irregolari, i figli, ecc, sono l’ultima cosa ad interessare quanti se ne fanno loro paladini. L’ipocrisia cattolica significa anche questo: farsi scudo degli altri per meglio difendere interessi e privilegi tutti propri. Una nota finale su un argomento uggioso: la libertà di parola della Chiesa. Ne ha pure troppa! Ma almeno i prelati si limitassero al pulpito, allo spazio parrocchiale. In realtà, siamo continuamente sommersi da pronunciamenti del clero in ogni ambito della vita. E non si tratta solo di pronunciamenti, ma di vere e proprie pretese che quanti si definiscano incautamente e profittevolmente cattolici si dimostrino obbedienti alle Note e direttive delle autorità ecclesiastiche

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