giovedì, aprile 19, 2007

Integralismi a confronto

La serata televisiva di ieri sera è stata caratterizzata da una serie di incontri (Giuliano Ferrara, Gad Lerner, Bruno Vespa) che hanno avuto lo stesso tema: il cattolicesimo come fondamento della vita nazionale. In Turchia vi è stato l’assassinio di tre cattolici mentre stampavano la Bibbia: erano accusati di fare proselitismo. Si è notato nel corso della trasmissione che davanti al triplice omicidio non vi è stata una grande eco di condanna nei mass media turchi: almeno così dicono gli ospiti del talk-show. Non vi sono state le solite dichiarazioni di politici ed autorità. Basti pensare cosa è stato da noi per le frequentazioni notturne di Sircana: figuriamoci con tre morti ammazzati in Turchia. Peccato che nello stesso giorno ne hanno ammazzati trecento a Bagdad. A Vespa hanno rovinato la piazza. Luttwak chiamato sia da Ferrara sia da Vespa nella stessa serata ha un poco sconcertato con la sua franchezza piuttosto goffa: non si va per “dialogare”, si va per “convertire”. Se ne ammazzano tre, bisogna mandarne altri sessanta, sempre per “convertire”, non per “dialogare”. Il “dialogo” è un’eresia. Si va lì per “convertire” ai valori cristiani, occidentali, filoamericani. Perfino per Buttiglione tanta brutale franchezza e sincerità è stata eccessiva e non è proponibile: Luttwak è uno straniero. Non capisce. Si va invece in quei paesi per portare l’amore, magari qualche biscotto, qualche opera di carità tratta dall’otto per mille, poi in ultimo si potrà annunciare la Parola, che da qualche parte viene multata con 10.000 euro (carlo Panella), essendo proibito il proselitismo.

Con la stessa franchezza il politologo Luttwak ha trattato il problema della permanenza delle truppe americane in Iraq, che ieri ha visto attentati multipli nella stessa giornata non con tre vittime, ma con diverse centinaia di persone rimaste dilaniate. Il loro numero cresce di ora in ora via via che si scava nelle macerie. L’Iraq è un paese felice. Perché? Hanno votato! Gli scopi della guerra sono stati raggiunti: abbattere Saddam e far votare la gente. Si scannano fra di loro? Non importa. Non ci riguarda. Luttwak faceva un confronto fra il legionario romano che entrava in un villaggio. Se veniva ucciso, tutto il villaggio sarebbe stato incendiato. Nessuno perciò si azzardava a toccare il soldato romano. Dò per buono a Luttwak questo esempio storico, ma dubito che sia stato questo l’Impero romano. Gli americani – dice Luttwak – non sono un Impero (lo dice Luttwak, ma se ne può dubitare) e non possono comportarsi in questo modo. Vorrei ricordargli Hiroshima e Nagasaki, dove hanno fatto di peggio. Per non dire della pratica dei bombardamenti radiocomandati, dove se ci scappano morti civili, si tratta di un trascurabile errore. Cosa devono dunque fare gli americani? Non possono fare operazioni di polizia militare, cioè di pattugliamento delle strade. A questi compiti si possono delegare “missioni di pace” come quelle italiane. I marines, anche ridotti di numero e quindi risparmiando in bilancio, devono essere concentrati dentro “basi” collocate in punti strategici, magari per impedire un’invasione iraniana. Quanto agli iraqueni che si divertono con i fuochi d’artificio, occorre lasciarli soli fino a quando non troveranno un loro “equilibrio”, come a dire: scannatevi pure! Questa è la grande missione civilizzatrice degli Usa, accompagnati magari dalle missioni cattoliche di mister Amore seguito da mister Parola.

In altro blog ho iniziato un lungo post sulla prima guerra arabo-israeliana, al quale rinvio e dove mi propongo di studiare direttamente un capitolo di storia contemporanea del quale sempre più spesso si parla. Mi sono basato su un libro che mi sembra ben fatto e ben documentato. Trattasi di un luogo comune «affermare che l’Islam sia teocratico e che si sia data sempre una inevitabile commistione tra potere politico e potere religioso. In realtà, è vero il contrario. In primo luogo perché, non esistendo nell’Islam una autorità centrale, non è mai esistita neppure una istituzione come la Chiesa cristiana, cattolica o ortodossa o purchessia. In tal senso, è assolutamente improprio parlare di “potere religioso” nell’Islam. I dottori della Legge musulmani, gli ulama, non hanno mai (è forse davvero possibile qui usare un termine così assertivo) preteso, in quanto rappresentanti della religione, di gestire il potere politico… D’altro canto, salvo qualche sporadico caso nei primissimi secoli della storia islamica, i capi di stato, califfi o sultani o emiri, non si sono intromessi negli affari religiosi, non foss’altro perchè la dottrina prevede che il capo dello stato detenga un potere esclusivamente esecutivo e non legislativo. Perciò, il “secolarismo”, cioè la separazione di religione e politica, è sempre stato un dato di fatto nella storia islamica, amche se era normale, da parte dei teorici politici “medievali”, sostenere che il potere politico deve difendere la religione così come la religione deve innervare eticamente il potere politico…» (M- Campanini, Storia del Medio Oriente, Bologna 2007, p. 27-28). È tanto vero che il “potere religioso” dell’Islam si lascia facilmente secolarizzare, cioè accetta la laicità, che il pio Buttiglione si è fatto promotore di un disegno di legge per la concessione di un “patentino” ai musulmani che in Italia vogliono esercitare la loro fede. A mio avviso, ciò pone delicati problemi di carattere costituzionale e di politica estera. Vorrei vedere se mai i cattolici possano accettare che nel loro Catechismo vi siano inseriti principì e regole di condotta fissati dal Governo in carica. Inoltre, se si invoca la reciprocità, lo stesso potrebbe essere preteso dai governi islamici, i quali possono proibire per ragioni di ordine pubblico il “proselitismo” cattolico.

Insomma, per venire ai tre morti italiani ammazzati mentre stampavano la Bibbia, ossia la Parola, in lingua turca, suppongo. Tutta la solidarietà ed il compianto che loro si deve: su ciò vorrei essere chiaro! Ma in termini di opportunità politica io sconsiglierei loro di operare in ambiente ostile e refrattario ai loro tentativi di fare proselitismo e conversioni. Quando ciò ha avuto successo, è stato sempre grazie all’intervento preventivo del potere politico e militare. Prima sono venuti gli eserciti e dopo o al loro seguito preti e monache. Questa è la storia della diffusione del cattolicesimo nella storia e nel mondo. Il cattolicesimo non ha mai potuto fare a meno del potere politico. Anzi, vi sono state epoche in cui il papa cattolico pretendeva di essere lui il successore di Costantino e di poter rivendicare del tutto legittimamente il potere imperiale. Anche oggi questa tradizione e questo intrinseco elemento costitutivo del cattolicesimo non è venuto meno. La vicenda sui DICO si inserisce in questa tradizione. Cosa significa altrimenti la pretesa dei Vescovi di comandare i parlamentari che hanno ottenuto voti cattolici e che loro stessi si professano pubblicamente come cattolici?

Voler fare oggi proselitismo cattolico in terra araba può essere facilmente letto come una forma di invasione. Ai Missionari vorrei consigliare di aver più fiducia nel loro Dio in quanto capace con mezzi propri di parlare a chi ritiene di voler parlare. Il tramite umano della sua Parola ha spesso dato cattiva prova, danneggiando il significato della Parola. Quanto poi all’Amore o al Biscotto sarebbe meglio lasciar fare a chi ha il dovere di occuparsi di sviluppo, cioè ai Governi. La carità è spesso “pelosa” ed è lecito diffidarne in via preventiva. Se i tre morti turchi ci devono far pensare e ci lasciano inorriditi, a maggior ragione gli oltre duecento che sono stati dilaniati dalle bombe a Bagdad. O forse i nostri tre morti cattolici valgono di più dei trecento islamici morti di fresco nella stessa giornata? Allo stesso modo in cui la vita di Mastrogiacomo vale di più di ogni vita afghana? Nessuno è ormai più disposto a lasciarsi ingannare dai paternostri ed in fatto di integralismo mi preoccupa molto di più quello di casa nostra, l’integralismo cattolico, che non l’integralismo islamico che a me non ha mai dato fastidio.

E di integralismo ha trattato Gad Lerner nella sua trasmissione di ieri sera. Pezzotta è precipitato in caduta libera quando, facendo marcia indietro ha detto che mai lui avrebbe accettato il 12 maggio di partecipare ad una manifestazione ecclesiale. Che lo voglia o no quella del 12 maggio è una manifestazione ecclesiale, stupida ed insensata più di ogni altra. Pezzotta ha lasciato perciò sole le due bigotte signore, di cui una tranfuga dal femminismo militante, cioè una convertita (la peggiore delle razze), a difendere una famiglia che nessuno minaccia. È parsa irritante ed è stato notata da Rusconi la pretesa superiorità morale delle due signore: hanno offeso anche me da questa parte del piccolo schermo. La signora ex-femminista si professava “non cattolica”, ma non si accorgeva di sostenere una tesi esclusivamente cattolica, da Agostino in poi radicatesi nel tradizione successiva, e cioè che il matrimonio e la famiglia hanno una finalità esclusiva: la procreazione. Per il resto sesso, matrimonio e famiglia sono un disvalore, anzi un peccato. Con questa concezione balorda la Costituzione non c’entra e se qualcuno insiste che invece c’entra, allora si tratta di una concezione balorda di matrice cattolica che è entrata nella costituzione del 1948. È stato un colpo di mano “cattolico” e “papista” con il quale si è voluto tutelare in modo speciale una disciplina che in senso proprio non ha valore costituzionale: un motivo in più per cancellare dalla costituzione l’art. 7 e per escludere qualsiasi menzione di “radici cristiane” non solo nella costituzione europea, ma nelle costituzioni nazionali e regionali, se ci si vuol attenere ad un modello laico di società. Se avessero potuto ascoltarmi, ne avrebbero sentito delle belle. Andrò comunque il 12 maggio non alla loro manifestazione, ma a quella radicale di piazza Navona. Pezzotta ha detto bene: non bisogna farsi problemi nell’andare in piazza. È un modo per darsi visibilità e per contarsi. Ma è anche vero che le due manifestazioni sono l’una contrapposta all’altra ed è un nuovo capitolo della lotta confessionale scaturita dal referendum sulla fecondazione assistita, un referendum boicottato dalla chiesa cattolica perché era sicuro di perderlo, come perse quello del 12 maggio 1974.

RASSEGNA STAMPA COMMENTATA

1. Carlo Panella: Perché in Turchia uccidere i cristiani non è reato. Il titolo è del tutto sbagliato quanto diffamatorio perché l’omicidio è un reato anche nel codice penale turco. La polizia turca sta cercando gli autori del reato e sta perseguendo il reato. Quindi “uccidere i cristiani” è anche in Turchia un reato, a meno per cristiani non si intenda una specie di galline o dei semplici fantocci. Nel primo caso potrebbe trattarsi di maltrattamento non autorizzato di animali; nel secondo caso non vi sarebbe nessun reato. Quando a “indignazione” e “mentalità” ci andrei piano e non mi fiderei troppo di Carlo Panella, che se non erro è una ebreo “sfegatato”, che sta tutto da una parte. Da “ebreo” Panella ha una sua personale guerra contro gli arabi, ma la sua guerra non è la “nostra” (Nirenstein) guerra, non è certo la “mia” guerra. Ho appena finito di leggere un libro di Massimo Campanini, di cui ho riportato sopra un’ampia citazione e che di Islam direi si intende, forse non meno di Carlo Panella. Mi baso su questo libro per opporre giudizi diversi dalla analisi di Carlo Panella, che ha scritto un libro dal titolo sbagliato: Fascismo islamico, che mi riservo di leggere e commentare in una serie dedicata alla letteratura di guerra filoisraeliana (Nirenstein, Ottolenghi, Panella…). Per me il fascismo ha precise coordinate storiche e spaziali, fuori delle quali non esiste ed il termine “fascismo” diventa improprio. Ma se propio lo si vuole utilizzare in senso lato, allora rinvio al libro di Odifreddi che ha parlato di “fascismo”, analizzando l’ideologia religiosa dell’Antico Testamento. Al posto di Odifreddi io avrei usato il termine “nazismo”, ma in un libro non lo si può dire: è proibito. Panella usa poi il termine “laicista” che mi distoglie dal prendere in seria analisi il suo testo. Posso sentir parlare di “laici”, ma laicista nell’accezione corrente è una deformazione polemica degli adepti di Ratzinger, già Inquisitore di Santa Madre Chiesa. Devo ammettere che Panella parla di cose che non so, ma appunto perché non le so, non mi fido di recepirle proprio da Panella. Sospendo il giudizio su questa parte dell’analisi. Non poteva mancare nell’ebreo Panella una frecciata all’Iran: si salta dunque dalla Turchia all’Iran. Mi auguro che la Turchia possa far parte dell’Unione europea insieme a molti altri stati islamici. Non ritengo che l’Islam sia più incomoatbile alla vita democratica di quanto non lo sia stato e non lo sia il cattolicesimo. Spiego l’estremismo e l’esasperazione islamica come una conseguenza dell’aggressione statunitense-israeliano di tutto il mondo arabo: Iraq, Libano, Afghanistan. È chiaro un disegno “imperiale” che ha per oggetto tutto il mondo arabo. Se per Israele si invoca il diritto di difendersi, questo stesso diritto può essere invocato a maggior ragione dal mondo arabo-islamico. Ma per la nostra contorta ragione giudaico-cristiana gli aggrediti sono diventati aggressori.

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