giovedì, maggio 31, 2007

Ne scopro delle belle: ma dove sta la coerenza? Critica al Manifesto bolognese degli storici.

Versione 1.2

Mentre vado cercando ad uno ad uno, in rete tramite motore di ricerca Google, i nomi e gli indirizzi e-mail di ognuno dei firmatari dell’Appello Mantelli, al solo scopo di mandar loro la mia mailinglist, cosa ti vado a scoprire? Al n. 10 dell’Elenco Mantelli si legge il nome di tal Dr. Barbara Armani e tra parentesi: Centro Interdipartimentale di Studi Ebraici, Università di Pisa. Orbene dove trovo lo stesso nome con la specificazione Università di Pisa? Suppongo sia la stessa persona concorrendo anche la sede Università di Pisa. Lo trovo al sito:
Storicamente. Laboratorio d storia con il logo del Dipartimento discipline storiche Università di Bologna. Ne pubblico di seguito integralmente il testo con le adesioni. Il testo è tale che quasi quasi, se non fosse per alcune parti dogmatiche, avrei potuto firmarlo anche io. Del documento, che reca la data del 22 gennaio 2007, pongo in evidenza alcune sue parti che possono essere messe in relazione con quanto successo in Teramo il 18 maggio corrente:
1) Come storici e come cittadini siamo sinceramente preoccupati che si cerchi di affrontare e risolvere un problema culturale e sociale certamente rilevante (…) attraverso la pratica giudiziaria e la minaccia di reclusione e condanna.
2) Sostituire a una necessaria battaglia culturale, a una pratica educativa, e alla tensione morale necessarie per fare diventare coscienza comune e consapevolezza etica introiettata la verità storica della Shoah, una soluzione basata sulla minaccia della legge, ci sembra particolarmente pericoloso per diversi ordini di motivi
3) si stabilisce una verità di Stato in fatto di passato storico, che rischia di delegittimare quella stessa verità storica, invece di ottenere il risultato opposto sperato. Ogni verità imposta dall'autorità statale (…) non può che minare la fiducia nel libero confronto di posizioni e nella libera ricerca storiografica e intellettuale.
4) L'Italia (…) dovrebbe impegnarsi a favorire con ogni mezzo che la storia recente e i suoi crimini tornino a far parte della coscienza collettiva, attraverso le più diverse iniziative e campagne educative.
5) La strada della verità storica di Stato non ci sembra utile per contrastare fenomeni, etc.
6) È la società civile, attraverso una costante battaglia culturale, etica e politica, etc.
Ebbene, in Teramo il 18 maggio 2007 è ritornato in auge lo squadrismo fascista non per perseguitare gli ebrei, ma rivolto contro chi può avere il solo torto di pensarla diversamente ma senza aver commesso alcun reato. Il rappresentante della comunità ebraica romana, Pacifici, ha esordità con l’innovativa teoria della “cinquina” smentita dai fatti perché se mai si tratterebbe della “costolina” del vicequestore in borghese scambiato dai picchiatori ebrei romani per un uditore del “negazionista” Faurisson. Il resto è cosa fin troppo nota a chi legge il mio blog. Rilevo qui che il nome di Barbara Armani si trova in entrambi le liste (Mantelli e Flores). Mi chiedo con quale coerenza. Mi sembra chiaro che i partigiani Mantelli siano oggettivamente dei filomastelliani. Quelli di “Informazione Corretta” sono addirittura arrivati a sostenere che Faurisson dovesse venire bloccato alla frontiera con la Francia! Se sono questi gli argomenti della “necessaria battaglia culturale” del documento bolognese, non mi sembra che sia un argomento particolarmente forte sul piano logico. Non so se vi sono altri casi simili a quelli di Barbara Armani, che forse aderendo nell’uno e nell’altra caso, avrà fatto un piacere a chi di volta in volta glielo chiedeva. È possibile che sia questa la genesi ed il fondamento morale di altre adesioni della lista Mantelli. Per adesso io rilevo questa.

Ecco il documento nella sua interezza:

DIBATTITI/ 4
Contro il negazionismo, per la libertà della ricerca storica


Il Ministro della Giustizia Mastella, secondo quanto anticipato dai media, proporrà un disegno di legge che dovrebbe prevedere la condanna, e anche la reclusione, per chi neghi l'esistenza storica della Shoah. Il governo Prodi dovrebbe presentare questo progetto di legge il giorno della memoria.

Come storici e come cittadini siamo sinceramente preoccupati che si cerchi di affrontare e risolvere un problema culturale e sociale certamente rilevante (il negazionismo e il suo possibile diffondersi soprattutto tra i giovani) attraverso la pratica giudiziaria e la minaccia di reclusione e condanna. Proprio negli ultimi tempi, il negazionismo è stato troppo spesso al centro dell'attenzione dei media, moltiplicandone inevitabilmente e in modo controproducente l’eco.

Sostituire a una necessaria battaglia culturale, a una pratica educativa, e alla tensione morale necessarie per fare diventare coscienza comune e consapevolezza etica introiettata la verità storica della Shoah, una soluzione basata sulla minaccia della legge, ci sembra particolarmente pericoloso per diversi ordini di motivi:

1) si offre ai negazionisti, com’è già avvenuto, la possibilità di ergersi a difensori della libertà d’espressione, le cui posizioni ci si rifiuterebbe di contestare e smontare sanzionandole penalmente.

2) si stabilisce una verità di Stato in fatto di passato storico, che rischia di delegittimare quella stessa verità storica, invece di ottenere il risultato opposto sperato. Ogni verità imposta dall’autorità statale (l’“antifascismo” nella DDR, il socialismo nei regimi comunisti, il negazionismo del genocidio armeno in Turchia, l’inesistenza di piazza Tiananmen in Cina) non può che minare la fiducia nel libero confronto di posizioni e nella libera ricerca storiografica e intellettuale.

3) si accentua l’idea, assai discussa anche tra gli storici, della “unicità della Shoah”, non in quanto evento singolare, ma in quanto incommensurabile e non confrontabile con ogni altro evento storico, ponendolo di fatto al di fuori della storia o al vertice di una presunta classifica dei mali assoluti del mondo contemporaneo.

L'Italia, che ha ancora tanti silenzi e tante omissioni sul proprio passato coloniale, dovrebbe impegnarsi a favorire con ogni mezzo che la storia recente e i suoi crimini tornino a far parte della coscienza collettiva, attraverso le più diverse iniziative e campagne educative.

La strada della verità storica di Stato non ci sembra utile per contrastare fenomeni, molto spesso collegati a dichiarazioni negazioniste (e certamente pericolosi e gravi), di incitazione alla violenza, all'odio razziale, all'apologia di reati ripugnanti e offensivi per l'umanità; per i quali esistono già, nel nostro ordinamento, articoli di legge sufficienti a perseguire i comportamenti criminali che si dovessero manifestare su questo terreno.

È la società civile, attraverso una costante battaglia culturale, etica e politica, che può creare gli unici anticorpi capaci di estirpare o almeno ridimensionare ed emarginare le posizioni negazioniste. Che lo Stato aiuti la società civile, senza sostituirsi ad essa con una legge che rischia di essere inutile o, peggio, controproducente.

22 gennaio 2007


Marcello Flores, Università di Siena
Simon Levis Sullam, University of California, Berkeley
Enzo Traverso, Università de Picardie Jules Verne
David Bidussa, Fondazione Giangiacomo Feltrinelli
Bruno Bongiovanni, Università di Torino
Simona Colarizi, Università di Roma La Sapienza
Gustavo Corni, Università di Trento
Alberto De Bernardi, Università di Bologna
Tommaso Detti, Università di Siena
Anna Rossi Doria, Università di Roma Tor Vergata
Maria Ferretti, Università della Tuscia
Paul Ginsborg, Università di Firenze
Carlo Ginzburg, Scuola Normale Superiore, Pisa
Giovanni Gozzini, Università di Siena
Andrea Graziosi, Università di Napoli Federico II
Mario Isnenghi, Università di Venezia
Fabio Levi, Università di Torino
Giovanni Levi, Università di Venezia
Sergio Luzzatto, Università di Torino
Paolo Macry, Università di Napoli Federico II
Giovanni Miccoli, Università di Trieste
Claudio Pavone, storico
Paolo Pezzino, Università di Pisa
Alessandro Portelli, Università di Roma La Sapienza
Gabriele Ranzato, Università di Pisa
Raffaele Romanelli, Università di Roma La Sapienza
Mariuccia Salvati, Università di Bologna
Stuart Woolf, Istituto Universitario Europeo, Firenze

Aderiscono:

Cristina Accornero, Università di Torino
Giulia Albanese, Università di Padova
Franco Andreucci, Università di Pisa
Rosaria Marina Arena, Università di Siena
Barbara Armani, Università di Pisa
Elena Baldassari, Università di Roma La Sapienza
Luca Baldissara, Università di Pisa
Roberto Balzani, Università di Bologna
Giovanni Belardelli, Università di Perugia
Emmanuel Betta, Università di Roma La Sapienza
Fabio Bettanin, Università di Napoli L’Orientale
Roberto Bianchi, Università di Firenze
Anna Bravo, Università di Torino
Antonio Brusa, Università di Bari
Marco Buttino, Università di Torino
Davide Cadeddu, Università di Milano
Gia Caglioti, Università di Napoli Federico II
Marina Calloni, Università di Milano Bicocca
Leonardo Capezzone, Università di Roma La Sapienza
Vittorio Cappelli, Università della Calabria
Sonia Castro, Università di Pavia
Tulla Catalan, Università di Trieste
Alberto Cavaglion, Istituto Piemontese per la storia della Resistenza
Luigi Cajani, Università di Roma La Sapienza
Carolina Castellano, Università di Napoli Federico II
Franco Cazzola, Università di Firenze
Roberto Chiarini, Università di Milano
Giovanna Cigliano, Università di Napoli Federico II
Fulvio Conti, Università di Firenze
Giovanni Contini, Università di Roma La Sapienza
Daniele Conversi, University of Lincoln
Pietro Costa, Università di Firenze
Augusto D’Angelo, Università di Roma La Sapienza
Leandra D’Antone, Università di Roma La Sapienza
Fabio Dei, Università di Pisa
Nunzio Dell’Erba, Università di Torino
Giorgio Delle Donne, Bolzano
Mario Del Pero, Università di Bologna
Lucia Denitto, Università di Lecce
Giovanni De Luna, Università di Torino
Paola Di Cori, Università di Urbino
Patrizia Dogliani, Università di Bologna
Benito Donato, Cosenza
Angelo D’Orsi, Università di Torino
Paolo Favilli, Università di Genova
Giovanni Federico, Università di Pisa
Cristiana Fiamingo, Università di Milano
Enzo Fimiani, Biblioteca provinciale Pescara
Guido Formigoni, Università di Milano IULM
Vittorio Frajese, Università di Roma Tor Vergata
Giulia Fresca, Cosenza
Carlo Fumian, Università di Padova
Valeria Galimi, Università di Siena
Luigi Ganapini, Università di Bologna
Giuliana Gemelli, Università di Bologna
Aldo Giannuli, Università di Bari
Filippo Maria Giordano, Pavia
Gabriella Gribaudi, Università di Napoli Federico II
Yuri Guaiana, Università di Milano Bicocca
Giancarlo Jocteau, Università di Torino
Paola Magnarelli, Università di Macerata
Massimo Mastrogregori, Università di Roma La Sapienza
Marco Mayer, Università di Firenze
Roberta Mazza, University of California, Berkeley
Claudio Mellana, Torino
Marco Mondini, Università di Padova
Giovanni Montroni, Università di Napoli Federico II
Massimo Morigi
Stefania Nanni, Università di Roma La Sapienza
Gloria Nemec, Università di Trieste
Ivar Oddone, Torino
Chiara Ottaviano, Cliomedia Officina
Gianni Perona, INSMLI, Milano
Stefano Petrungaro, Università di Venezia
Vincenzo Pinto, Università di Torino
Maria Serena Piretti, Università di Bologna
Stefano Pivato, Università di Urbino
Leonardo Rapone, Università della Tuscia
Maurizio Ridolfi, Università della Tuscia
Gabriele Rigano, Università per Stranieri di Perugia
Domenico Rizzo, Università di Napoli L’Orientale
Giorgio Rochat, Università di Torino
Giovanni Romeo, Università di Napoli Federico II
Andrea Rossi, Università di Ferrara
Lucia Rostagno, Università di Roma La Sapienza
Silvia Salvatici, Università di Teramo
Enrica Salvatori, Università di Pisa
Ayse Saracgil, Università di Firenz
Laura Savelli, Università di Pisa
Giovanni Scirocco, Università di Bergamo
Guri Schwarz, Università di Pisa
Francesco Scomazzon, Università di Milano
Alfio Signorelli, Università di Roma La Sapienza
Francesca Socrate, Università di Roma La Sapienza
Simonetta Soldani, Università di Firenze
Carlotta Sorba, Università di Padova
Carlo Spagnolo, Università di Bari
Lorenzo Strik Lievers, Università di Milano Bicocca
Arnaldo Testi, Università di Pisa
Rita Tolomeo, Università di Roma La Sapienza
Anna Treves, Università di Milano
Alessandro Triulzi, Università di Napoli L’Orientale
Simona Troilo, Istituto Universitario Europeo
Gabriele Turi, Università di Firenze
Gian Maria Varanini, Università di Verona
Angelo Ventrone, Università di Macerata
Angelo Ventura, Università di Padova
Claudio Venza, Università di Trieste
Alessandra Veronese, Università di Pisa
Elisabetta Vezzosi, Università di Trieste
Vittorio Vidotto, Università di Roma La Sapienza
Loris Zanatta, Università di Bologna

* * *

Critica al Manifesto bolognese

Non mi piace l’avvio, che mi sembra piuttosto filisteo. Sembra che si cerchi un sistema più sottile e scientifico per colpire dei soggetti – i cosiddetti “negazionisti” – la cui unica colpa in definitiva è quella di sostenere tesi non gradite agli pseudoliberali bolognesi. Se li si colpisce male, si dice, offriamo loro il pretesto per dire che non è garantita loro la libertà di pensiero, il che è assolutamente vero ed è assolutamente vergognoso da quanti si dichiarano “liberati” da eserciti che ad Occidente ed Oriente hanno invaso il continente europeo e poi in apposite cliniche hanno iniziato un lungo e laborioso lavaggio dei cervelli liberati del loro proprio contenuto. In una società normale ogni cittadino dovrebbe poter esprimere il suo pensiero senza dover temere ritorsioni per il solo fatto di aver formulato le sue opinioni. Curiosamente, la principale differenza che si ascrive ai nuovi regimi è la libertà di parola: adesso possiamo parlare mentre durante il fascismo ed il nazismo non si poteva parlare. Mi pare che non sia così: Teramo docet.

I Bolognesi parlano di una loro “necessaria battaglia culturale”, accompagnata da una “pratica educativa” e da una “tensione morale” cose tutte “necessarie” allo scopo di “
fare diventare coscienza comune e consapevolezza etica introiettata la verità storica della Shoah”. La formula mi preoccupa per il suo contenuto totalizzante. Sarebbe come se gli strizzacervelli dicessero ai carcerieri ed ai torturatori di lasciar fare a loro lo stesso lavoro, sapendolo fare meglio, lavorarando di fino. Una prima obiezione a questi “santi” propositi riguarda i destinatari di tante amorevoli e pedagogiche attenzione. Seguendo i metodi insegnati da Socrati, faccio la somma felicità di Brunello Mantelli non collocandomi nell’area dell’eccellenza: lascio volentieri a lui la parte scenica del moderno Tucidide. Io invece mi colloco al limite superiore dell’Uomo Qualunque. Mi sono già formate le mie opinioni fondamentali sulla storia mondiale del XX secolo, di cui gli stermini di massa sono una componente. Se vogliono lavorare per me, gli amici bolognesi possono soltanto fornimi qualche tassello aggiuntivo, ma i loro libri vengono da me idealmente collocati in uno stesso scaffale insieme alle opere dei terribili negazionisti. Sul piano della interpretazione filosofica o transpolitica già da adesso queste opere mi sembrano più interessanti delle sterminate biblioteche finanziate tutte dai vincitori e dai governi da loro insediati e a loro fedeli. Per lo meno non sono sospette in ragione della committenza.

Ai limiti medi e inferiori del livello dell’Uomo Qualunque il loro lavoro è a mio avviso del tutto inutile, riferendosi ad eventi di cui la maggior parte dei contemporanei non ha avuto esperienza né diretta né indiretta. Trattasi soltanto di discorsi celebrativi, accompagnati da sbadigli in chi ascolta, da scarsa convinzione di chi quei discorsi legge, da emigrazioni mentali di massa da parte di chi non può uscire dalla sala dove si consuma uno stanco rituale. Il boccone, l’affare è la «pratica educativa» e mi viene da tremare pensando ai miei poveri studenti. Ma per fortuna oltre alla scuola “di regime” esistono fonti alternative di informazione ed il giovane che abbia attitudine e sensibilità per determinate problematiche, potrà sempre trovare uno spazio di libertà per la loro coscienza ed il loro cervello.

Altra questione interessa invece ai più in quanto cittadino. Ed è ora come cittadino Qualunque che rivolgo una domanda ai colleghi bolognesi. Decenni or sono, da poco laureato, lessi di una conferenza che lo storico David Irving avrebbe tenuto in Roma, non in una università pubblica o privata, libera o vincolata, ma nella sala di un grande albergo romano, l’Hotel Parco dei Principi, dove pagando la sala si possono tenere convegni sui temi più disparati. Mi incuriosiva il personaggio e la materia. La curiosità è all’origine della riflessione filosofica. Il giorno dopo lessi però che lo storico era stato intercettato all’aeroporto e rispedito indietro come uno bagaglio. La cosa mi sorprese e sconcertò. In quegli anni avevo ben altri problemi e presto smisi di pensare allo strano episodio tanto che parecchio tempo più tardi mi chiesi se una cosa così assurda fosse mai potuta avvenire e se non fosse la mia memoria [e che dire di ben altre “testimonianze” se io stesso dubitavo di me stesso?] a giocarmi qualche scherzo. L’episodio mi fu invece confermato da una email dello stesso Irving, al quale mi ero rivolto per informazioni su Göring. Era dunque vero e l’episodio si è ripetuto per Faurisson, che doveva parlare in Teramo.

Vengo al punto. Lasciamo perdere il negazionismo e tutto il resto. Agli illustri colleghi bolognesi pongo la seguente domanda: perché non posso fare legittimo esercizio della mia libertà di cittadino andando ad ascoltare chi mi pare? Ciò che mi offende personalmente non è la censura posta in Italia su Irving e Faurisson. Mi interessa meno ciò che loro possono dire o non dire, la fondatezza o infondatezza delle loro tesi, ma mi tocca personalmente la violazione della libertà di poterli io ascoltare. A Riccardo Pacifici, a Brunello mantelli, a Maria Anna Cardano ed altri con astio io chiedo: perché? Vi impedisco io di fare quello che volete nella sfera della vostra autonomia o a casa vostra? E con quale diritto voi fate invece ciò nei miei riguardi? Non credete che si sia aperta una partita che tocca ora regolare? Come diavolo vi permettere di attentare alla sfera della mia libertà? Il mio cervello non è una lavagna dove a voi è dato il diritto di scrivere o cancellare quel che volete.

Questo credo che sia il problema aperto in Italia dalla censura a Irving e a Faurisson. Le loro tesi mi interessano assai di meno, ma la mia libertà di poterli ascoltare è ciò su cui si gioca la verità o la falsità della nostra pretesa superiorità democratica. Per ritornare al nostro tema mi sembra ovvio che la faccenda dello sterminio di vittime innocenti durante la seconda guerra mondiale sia stata innazitutto una ferita che l’Europa intera ha inciso sulle proprie carni. Un buon europeo soffre al solo pensiero di ciò che è stato e che non si è saputo evitare. Il come ed il chi, ammesso che si riesca a saperlo, è ben magra consolazione. Ma è ignobile la condotta di chi su quelle ferite pensa di specularci. Ed è questo quel che succede e la vera spiegazione di episodi inammissibili come quelli in ultimo a Teramo. La ricerca della Colpa e la pretesa risarcitoria per quella Colpa è tanto assurda quanto volersela prendere con i terremoti, la grandine, l’effetto serra, e così via. Non a caso i colleghi bolognesi parlano di “battaglie culturali”. Ma ciò significa che dal 1945 ad oggi la guerra non è mai cessata e loro stessi combattono stando necessariamente da una parte.

Quale parte? Quella dello stesso Liberatore che “liberata” nel 1945 la nostra Europa, risorta nella servitù e senza dignità, vuole ora liberare il Medio Oriente da oltre mezzo secondo resiste con eroismo e dignità all’altrui Liberazione. Mi ha impressionato ier sera una servizio di report dove era chiaro come le varie rivoluzioni rosate nei paesi già sotto l’area imperiale sovietica sia progettata e finanziata da apposite Fondazioni statunitensi. Con i finanziamenti lauti messi a disposizione si possono già da adesso produrre opere storiche che ci narrano il cammino della libertà. Il mestiere dello storico non è oggi gran che diverso da quello di un giornalista che se vuol conservare il suo posto di lavoro deve scrivere determinate cose e non altre. Molti giornalisti si trasformano in storici, semplicemente allungando il testo dei loro articoli. E scrivono pure libri di successo che vanno a ruba. I Montanelli, Bocca, Vespa, Gervaso, Panza, ecc. La lista è infinita. Anche Fiammetta Nirenstein pretende di essere una storica. Mi dicono che addirittura spera di ottenere lo stesso successo di Oriana Fallaci, di cui non mi pento di non aver mai letto nessun libro. La storia è ormai degradata ad un settore del giornalismo, o una branca dei servizi segreti che manipolano l’opinione pubblica e la formazione delle coscienze, o un settore della propaganda dei partiti politici. La scienza storica non può oggi pretendere un’oggettività che in nessun caso potrebbe esistere. Infatti, considerando la massa sterminata di documenti che la storia recente può offrirci, diventa necessaria una selezione delle fonti su cui si opera. Ma la selezione è già interpretazione, è già relativizzazione. Io posso omettere o tacere un documento che non giova all’immagine del mio committente, o che nel clima politico dominante non mi servirà a far carriera ed affari.

Ben vengano dunque negazionisti e revisionisti se ciò significa un ininterrotto contraddittorio sulle verità in apparenza incrollabili ed assurte a Verità religiose. Non ha torto si parla infatti di una nuova religio holocaustica, di cui farebbe bene ad interessare – se non lo fa già – Massimo Introvigne nel suo strano Centro di ricerche sulle nuove religioni, forse in realtà solo un’Agenzia del Vaticano alla stessa stregua della CIA statunitense. Le reazioni isteriche dei Mantelli d’Italia mi induce a pensare che non di verità o falsità di determinati fatti storici su tratta, ma di interessi più o meno confessabili che dietro quei fatti sono nascosti. I fatti in quanto tali non sono diversi da quelli su cui indagano i magistrati. A questo punto, visto che anche in Italia si corre il rischio di avere una legislazione come quella austriaca che ha messo in carcere David Irving per un reato d’opinione, sarebbe decisamente il caso di invitare gli storici ad occuparsi di altro e delegare interamente ad un pool di magistrati la verità fattuale (numero dei morti, funzionamento delle camere a gas, nome delle vittime, ecc. ecc. ecc.). Consegneranno i loro risultati in apposite sentenze. Gli storici scriveranno poi le note a sentenza che verranno pubblicate nelle riviste di giurisprudenza. Insomma, è tempo che gli storic vadano in pensione non avendo più senso o rispettabilità la loro professione.

lunedì, maggio 28, 2007

Un’interrogazione parlamentare dell’On. Anna Maria Cardano e altri. Controinterrogazione pubblica all’on. Interrogante.

Versione 2.2
(post in preparazione)

Sommario: Parte Prima: 1. Prologo. – Parte Seconda: Osservazioni e quesiti. 2. Prima osservazione: l’Interrogazione è una trascrizione integrale dell’Appello Mantelli. – 3. Scambio epistolare con l’on. Anna Maria Cardano. – a) Da Prof. Antonio Caracciolo a On. Anna Maria Cardano. – b) Da On. Anna Maria Cardano a Prof. Antonio Caracciolo– c) Da Prof. Antonio Caracciolo a On. Anna Maria Cardano. – d) Botta e risposta. – Parte Terza: Documenti. 4. Testo dell’interrogazione fatta dall’on. Anna Maria Cardano al ministro dell’università Fabio Mussi. – 5. Appello di Brunello Mantelli contro lo svolgimento di una manifestazione culturale in Teramo. – 6. La replica di Claudio Moffa a Brunello Mantelli. – 7.


PARTE PRIMA
Prologo

Intorno alla mezzanotte leggo di un’interrogazione con titolo: «Master sul Medio Oriente all’Università di Teramo o tribuna delle teorie negazioniste?», presentata da una parlamentare comunista e sulla quale avverto l’urgenza di dover intervenire per quanto posso senza ulteriore indugio. Inizio pertanto la redazione di questa mia pubblica presa di posizione in tempo reale ed in progress, numerandola con registrazione delle differenti redazioni del mio testo, che vorrei giungesse all’on. Interrogante e ad altri parlamentari prima della delibazione in Aula. al momento ignoro la calendarizzazione del testo dell’interrogazione presentata. L’on. Anna Maria Cardano è stata eletta nella circoscrizione di Piemonte II che comprente tutto il Piemonte meno la provincia di Torino, da cui proviene l’Appello torinese di Mantelli, che a quanto pare è la sola “notizia criminis” che riproduce integralmente e sulla quale l’Onorevolessa si basa per il suo testo nella versione diffusa non dalla Camera, sul cui sito ancora non si trova ma dal sito sopra indicato. Sembra che l’onorevolessa ignori l’esistenza di un precedente Appello per la libertà di pensiero con firme non meno autorevoli di quelle torinesi e che giungono a conclusioni opposte. Dopo gli assalti squadristici del 18 maggio si è pure costituito un Comitato contro la repressione della libertà di pensiero, le cui adesioni aumentano di giorno in giorno. L’on. comunista ignora poi sulla stessa vicenda il comunicato della ANPI di Fermo. L’on. interrogante, di Rifondazione Comunista, è guarda caso un’insegnante, della quale sarà interessante conoscere le personali vedute in materia di libertà di pensiero e di sua manifestazione incluso il diritto dei cittadini di voler ascoltare ciò che altri ha da manifestare, a prescindere dalla sua approvazione ed all’adesione su tesi controverse. Per non parlare poi della libertà di ricerca ed insegnamento. Quanto poi a cosa sia negazionismo sarà molto interessante conoscere le vedute dell’insegnante Cardano, nata nel 1960. Cosa ella sappia di suo, che non le sia stato detto di ripetere. Non fa parte della Commissione Cultura, come forse ci si aspetterebbe. Non si conoscono al momento gli altri firmatari della sua interrogazione. Analizzerò il testo dell’interrogazione e come rappresentante di me stesso e del popolo che io conosco rivolgerò all’on. Cardano una serie di domande pubbliche, giacché la politica è la sfera della pubblicità. Ho avuto visione dell’interrogazione solo da pochi minuti. Mi occorrono i miei tempi tecnici, compatibili con i miei impegni di Docente dell’università di Roma La Sapienza in un dipartimento che si intitola Teoria dello Stato e che ha qualche competenza ad interessarsi sotto il profilo scientifico proprio dell’interrogazione dell’on. interrogante e di come ella intenda il suo mandato nell’interesse della nazione e al di sopra delle parti.

Intanto mi viene alla mente un’altra interrogazione di circa 15 anni fa sulla quale avrei voluto uno studio che poi non ho avuto il tempo di fare. Era una vicenda che iniziava proprio da un’interrogazione di un parlamentare comunista in merito a presunti inquinamenti mafiosi in un comune della Calabria. Dopo una serie di atti concertati si giunge allo scioglimento del comune interessato. Passarono anni ed anni. Vi furono incarcerazioni. Per fortuna non ci scappò il morto né il suicidio. Alla fine, ma solo dopo molte sofferenze umane, gli imputati furono tutti assolti senza ombra di dubbio ed il comune – poi passato in mano alla lista di sinistra che aveva chiesto all’on. Compagno di iniziare il tutto che era nei piani con un’interrogazione – fu poi condannato ad un pesante risarcimento dei danni. Mi sembra di cogliere qualche analogia, cioè nel senso che qualcuno ha chiesto all’on. Cardano di presentare la sua interrogazione. Mi chiedo intanto se l’on. Cardano in quanto rappresentante della nazione tutta ha sentito il bisogno di ascoltare altre voci o sia solo latrice di sollecitazioni ricevute. Ma vedremo più avanti.

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PARTE SECONDA
Osservazioni e Quesiti sul testo dell’Onorevole Interrogante,
ovvero sull’Appello Manteli

2.
Prima osservazione: l’Interrograzione
è una trascrizione integrale dell’Appello Mantelli

La difficoltà fare osservazioni e porre quesiti all’on. Cardano nasce dal fatto che di suo l’on. Cardano non apporta proprio nulla. Mi sarei aspettato da un parlamentare della repubblica che fosse in grado di rappresentare un punto di vista generale anche al di là della parte che si rappresenta. La costituzione adotta la necessaria finzione che un parlamentare rappresenti tutta la nazione, non già soltanto i suoi elettori. Forse da questa nasce il divieto di mandato imperativo. L’on. Cardano sembra a me essere anziché un parlamentare della repubblica una postina della repubblica. Con ciò lungi da me ogni intenzione irrivente verso i parlamentare o verso i postini. È una espressione ad effetto per dire che l’on. Cardano mi costringe ad entrare nel merito del contenuto dell’Appello promosso da Brunello Mantelli dell’università di Torino, con il quale ho avuto uno scambio epistolare che si è dovuto interrompere quasi subito per la qualità del dissenso. Nondimeno nel riporterò qui i termini in quanto rilevanti al nostro tema.

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3.
Scambio epistolare con l’on. Anna Maria Cardano

a.
Da Prof. Antonio Caracciolo a On. Anna Maria Cardano

On. Anna Maria Cardano,

le esprimo il mio rincrescimento per il tenore della sua Interrogazione parlamentare sui fatti di Teramo, di cui al mio post:

http://clubtiberino.blogspot.com/2007/05/la-solita-immancabile-interrogazione.html (testo provvisorio)

dove seguirò analizzandolo tutto l’iter della sua interrogazione.
Del testo della sua interrogazione farò critica fino alla sua discussione, quindi analizzerò anche la risposta che le verrà data e la sua eventuale replica. Se mi sarà possibile siederò in tribuna. Al momento non conosco la data.
Essendo io Firmatario di due distinti Appelli, ben diversi da quello discutibilissimo di Brunello Mantelli (il solo da lei considerato e forse il solo a lei noto), se lo vorrà sarò a sua disposizione per ogni chiarimento che da me possa tornarle utile.

Intanto per l’analisi del testo della sua interrogazione mi baserò su quello al momento a me noto, non desunto dal sito della Camera.

Cordialmente
Antonio Caracciolo
Professore ricercatore di Filosofia del diritto
presso il Dipartimento di Teoria dello Stato dell’Università di Roma La Sapienza

PS - Se crede, può trovare sull’oggetto della presente un’ampia documentazione costantemente aggiornata nel mio blog privato: http://clubtiberino.blogspot.com/


Da On. Anna Maria Cardano a Prof. Antonio Caracciolo

L'interrogazione è a risposta scritta, senza dunque discussione in aula. E' stata sottoscritta anche da altri deputati. Testo e risposta saranno pubblicati sul sito, come di consueto.

Saluti

a.cardano


c.
Da Prof. Antonio Caracciolo a on. Anna Maria Cardano

La ringrazio del chiarimento tecnico. Svolgerò le mie osservazioni sui documenti al momento disponibili. In parte ne può già leggere i contenuti, che avranno versioni numerate a seconda dell’avanzamento o del rifacimento del testo, la cui elaborazione richiede non poco tempo. Mi sono già rivolto ai parlamentari della mia parte politica per sapere se intendono sostenere alla Camera o al Senato, nella forma che riterranno opportuna, gli argomenti di altri due diversi Appelli con firmatari che crescono in numero giorno dopo giorno. Le ricordo nuovamente:
1. Un Appello per la libertà di pensiero, firmato anche da me e da insigni docenti della mia Facoltà nella Sapienza di Roma. Questo Appello era precedente a quello Mantelli, che riguarda Brunello Mantelli e non l’Università di Torino, dal cui sito è stato pubblicato il suo testo. Se così non fosse l’Università di Torino eserciterebbe un potere coloniale nei confronti dell’Università di Teramo. Tutte le università d’Italia sono egualmente autonome. In realtà, è stata gravemente vulnerata l’autonomia di una università di recente istituzione e sono stati intimiditi i suoi docenti. Di questo si tratta e non è il caso di fare anche qui del “negazionismo”.
2. La costituzione – dopo le violenze di Teramo – di un Comitato permanente contro la repressione della libertà di pensiero, presieduto da un Magistrato ed al quale non ho esitato ad aderire. L’Appello per la libertà di pensiero aveva una data di chiusura, essendo finalizzato a che il prof. Faurisson potesse parlare, non già per asseverare con ciò le sue note tesi, ma in base al principio che ogni forma di pensiero deve potersi esprimere. La Verità è conclusione di un processo di conoscenza che si rinnova continuamente nell’esame comparato del vero e del falso, non è un dato di partenza come è invece il Dogma. La costituzione del Comitato contro la repressione della libertà di pensiero non ha una data di termine per la raccolta delle adesioni, che aumentano giorno dopo giorno.
3. A lei parlamentare comunista suppongo possa interessarle la vibrante presa di posizione dell’ANPI di Fermo, che ripubblicherò integralmente nell’apposito post. Un documento notevole ed esemplare per civismo e profondità di pensiero. Immaginavo che un parlamentare comunista sarebbe stato partivolarmente sensibile ad una simile denuncia dell’altrui illibertò mascherata di scienza o pretesa tale.

Mi vado dilungando in una risposta che voleva invece essere di poche righe. Ma avrei ancora parecchio altro da dire. Sui diversi aspetti di una vicenda che non mi stancherò di seguire in tutte le sue connessioni palesi ed occulte potrà trovare ampia documentazione nel mio blog (privato) già citato. Mi resta da capire – se vuole cortesemente illuminarmi – perché Lei abbia totalmente ignorato le ragioni di altri cittadini di uno paese che lei ha il dovere di rapopresentare nella sua interessa. Sono ragioni non meno solide di quelle torinesi, la cui peculiarità consiste non in questioni di verità o falsità storiche, ma nel negare ad altri concittadini l’esercizione di una volontà positiva di esprimersi e di poter ascoltare chi intende manifestare un suo pensiero, quale che esso sia ed a prescindere dalla sua verità o falsità, che non può essere stabilità a priori né da Brunello Mantelli e da nessuno dei suoi firmatari, che può scegliere anche dall’elenco telefonico di Torino.

Mi chiedo se l’on. Cardano abbia considerato che la Lista Mantelli possa configurare un illecito giuridico nella misura in cui i 505 firmatari tanto trionfalisticamente enumerati neghino ad altri cittadini di uno stesso stato regolato da una stessa costituzione l’esercizio di diritti costituzionali (artt. 21 e 33) che devono essere a tutti garanti e sulla cui garanzia compete principalmente agli on. parlamentari di vigilare. Altro che quisquilie storiche di cui ben pochi deputati hanno propria e sicura scienza! Una mostruosità giuridica! Fra chi rivendica l’esercizio di una libertà di pensiero e di ricerca chiaramente riconosciuta dai citati articoli e chi quella stessa libertà nega a quanti ne reclamano il legittimo esercizio, lei ha preferito quest’ultimi. Come parlamentare non dovrebbe di cose storiche su cui non ha competenza, ma ha invece il preciso obbligo di tutelare per tutti quella costituzione che è il solo titolo per la quale lei siede in parlamento.

Il cosiddetto negazionismo, cui ella allude e che tanto la turba, e di cui dubito lei abbia letto gli autori che cita scomunicandoli, è cosa di ridotta e limitata importanza nel bilanciamento dei valori costituzionali che entrano in gioco. Del resto, da quanto il Parlamento italiano si è costituito in Suprema Accademia della Filosofia della Storia e delle Altre discipline scientifiche, letterarie, artistiche? O non è piuttosto che anziché produrre le leggi che servono al vivere quotidiano gli Onorevoli Parlamentari intendano statuire per legge cosa è la Verità in campo storico, scientifico, filosofico, letterario, ossia intendano darci una Verità di Stato sulla quale regolare la nostra vita con un carabiniere che vigila alla porta di ogni Famiglia d’Italia? Vuol trasformare il parlamento della Repubblica in una Chiesa con una sua Dogmatica ed una sua propria Dottrina dell’Infallibilità?

Cosa ne sa concretamente e personalmente l’on. Cardano di quanto copia paro paro dall‘infausto Appello Mantelli? Non crede l’on. Cardano che a discutere di questioni di storia e filosofia sia meglio lasciare lasciar fare a chi ha competenza per trattarne? E se vi sono divergenze fra l’una e l’altra scuola di pesniero come può pensare nel 2007 di chiamare i carabinieri per imporre le Verità di una fazione contro l’altra fazione armata? Non ha niente altro da fare il Parlamento?

La faccenda della qualità dell’insegnamento del master teramano è una bufala, a cui nessuno, proprio nessuno, eccetto forse l’on. Cardano, è disposta a credere. I veri motivi lei sa bene, o forse non sa, sono ben altri. La pretesa, resa pubblica da un sito dell’università di Torino, che nell’università di Teramo si svolgano Seminari («…si renda disponibile ad organizzare a Teramo…») con contenuti fissati da Brunello Mantelli e altri è inaudita ed esilarante. Ma perché i 505 Firmatari raccolti da Mantelli non organizzano loro a Torino, o a Gerusalemme non importa, tutti i Seminari che meglio credono? Non saranno né da me né da altri disturbati nelle loro legittime iniziative. E se verranno disturbati nelle loro legittime riunioni di studio e di dibattito, qualunque siano le tematiche e le tesi, sarò io il primo a firmare perché venga garantito il loro diritto ex art. 21 e 33 della costituzione. Ma lascino agli altri organizzare i convegni che meglio credono, essendo maggiorenni e sufficientemente titolati per saper distinguere il grano dal loglio. Non si è mai sentito che una università (Torino) dica ad un’altra università (Teramo) cosa può e deve fare!
Sulle violenze fasciste di Teramo, “fasciste” doc per essere state definite tali dall’ANPI, mi augurò che l’on. Cardano, comunista, cioè antifascista più di altri, esprimerà una posizione o presenterà analoga interrogazione scritta. Una grave responsabilità incombe su quanti hanno creato un clima di pressione e coartazione tale da dover sfociare nelle gravi e fascistiche violenze che si sono avute.

Ho terminato il mio corso di Filosofia del diritto in Roma proprio il 18 maggio, mentre in Teramo si svolgevano le violenze che ho appreso dai giornali. A corso finito ed in luogo privato avrei potuto invitare il contestato Faurisson a spiegare le sue discusse tesi ai miei studenti. Mi chiedo cosa sarebbe successo? Ho scartato questa idea peregrina per salvaguardare l’incolumità fisica dei miei studenti che si sono dimostrati sufficientemente maturi per comprendere le ragioni di fondo di una controversia storiografica che si trascina da oltre mezzo secolo. Iniziative come quelle di Brunello Mantelli, promotore del citato Appello, e soprattutto Interrogazioni come quelle dell’On. Cardano pongono nel dubbio per un docente o un ricercatore che cosa abbiano il diritto di fare o non fare, di pensare o non pensare. Se vi sono dei rischi, a fronte del misero stipendio percepito, per nulla comparabile a quello di un parlamentare, non varrà la pena di rischiare la galera per il solo gusto di fare il proprio dovere, ossia di fare ricerca ed insegnare con piena libertà di coscienza ed assoluta deontologia in ordine a ciò che è vero e ciò che è falso, giusto o ingiusto. Già! Ma chi stabilisce ciò che è vero e falso, giusto ed ingiusto? L’on. Fabio Mussi, l’on. Anna Maria Cardano, Brunello Mantelli ed i suoi 505 Firmatari? Chi? Se passa il principio della Verità di Stato, alla quale ha già posto mano l’on. Mastella ministro di Giustizia, per l’appunto, dovremo aspettare ogni giorno una circolare ministeriale per avere una risposta a queste domande e quindi per muovere ogni singolo passo nel campo della ricerca, che è sempre ricerca del nuovo e verifica di ciò che pare accertato per sempre. Da Tolomeo a Copernico la scienza ha potuto avanzare solo per una continua verifica dei risultati in apparenza indiscutibili. Non intendo in questa questa lettera esprimere nessuna mia valutazione in ordine alle questioni sollevate dal Manifesto Mantelli. A chi fa tintinnare le manette in questioni di scienza io non ritengo si debba alcuna risposta. Il messaggio è cifrato ed è rivolto ad un destinatario che non voglio neppure nominare.

In un unico articolo confezionato esclusivamente per Lei troverà riunita un’ampia documentazione. Qui le ho fatto una scarna anticipazione di problemi che conto di trattare più diffusamente ed approfonditamente nei prossimi giorni o mesi. Suppongo che la sua interrogazione sia stata frutto di un’approfondita riflessione, con la quale dovrò adeguatamente misurarmi. Al momento trovo solo un semplice inoltro in parlamento di una richiesta altrui, contro la quale ho già iniziato una pubblica disputa, ora integrata dai nuovi aspetti di ordine costituzionale che la sua Interrogazione mi pone.


Non mi sono noti i nomi degli altri deputati. Tecnicamente, ho bisogno di tempo, che viene sottratto al mio lavoro scientifico. Ma qualche volta ogni cittadino che ama la sua patria e le sue libertà bisogna sacrifichi per la salvaguarda delle libertà costituzionali.


Cordialmente
Prof. Antonio Caracciolo
Professore ricercatore di Filosofia del diritto presso il Dipartimento di Teoria dello Stato dell’Università di Roma La Sapienza

Vedi:
http://clubtiberino.blogspot.com/2007/05/la-solita-immancabile-interrogazione.html
dove questa lettera, scritta di getto, verrà resa pubblica ed ulteriormente elaborata
(versione 1.3)

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d.
Botta e risposta

Ho letto le Sue note, e mantengo la mia posizione. Non sono mai stata comunista. Sono stata eletta come indipendente nella lista Rifondazione comunista- Sinistra Europea. Il mondo è più vario di quel che sembra.

Saluti

A. Cardano

E quali sono le sue posizioni? Sto cercando di capirle. Non mi pare che ve ne siano in quanto distinte da quelle della cerchia Mantelli.

Antonio Caracciolo


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PARTE TERZA
Appendice di documenti citati

4.
Testo dell’interrogazione fatta dall’On. Anna Maria Cardano
al ministro dell’università Fabio Mussi


Master sul Medio Oriente all’Università Teramo o tribuna delle teorie negazioniste?

della On. Anna Maria Cardano (PrC-SE) e altri

A questa interrogazione è stato invitato a rispondere il Ministro dell'università e della ricerca.

Per sapere - premesso che:

presso l'Università di Teramo, Facoltà di Scienze Politiche è istituito il «master "Enrico Mattei" in Medio Oriente», coordinato dal professor Claudio Moffa;
ufficialmente, a quanto si legge sul sito dell'Università di Teramo http://www.unite.it/Offerta_Formativa/offerta_formativa_0607/off/post_laurea/med_ori_pri.htm obiettivo del master stesso sarebbe: «fornire una coscienza multidisciplinare della complessità della regione medio-orientale e mediterranea, e dei suoi conflitti, al fine di preservare, potenziare e sviluppare in ogni campo professionale il dialogo fra civiltà e fra Paesi diversi per cultura, storia, religione e sviluppo economico», nell'ottica di formare: «esperti destinati all'attività politico-diplomatica; cooperanti in operazioni di peace keeping; giornalisti e corrispondenti dalla regione mediterranea medio orientale; esperti in immigrazione e interculturalità; esperti in questioni energetiche e relative al mercato del petrolio»;
in realtà il master «Enrico Mattei» sembrerebbe diventato da tempo una tribuna in cui si spaccia per legittima critica alla politica dello Stato di Israele la negazione della Shoah; si attribuirebbe a quelli che il grande antichista Pierre Vidal Naquet ha definito: «gli assassini della memoria», i negatori dell'Olocausto, lo statuto di «storici»; si consiglierebbero ai corsisti iscritti al master stesso, quali sussidi didattici, le opere di Carlo Mattogno, autori di testi in cui si mette in dubbio l'uso criminale delle camere a gas di Auschwitz; si organizzano convegni, come quello svoltosi alla metà di aprile scorso, in cui sono state prese le difese dei negazionisti, considerati quali «storici che negano uno o più tasselli della versione "ufficiale" dello sterminio degli Ebrei nella II guerra mondiale» (dal sito del master «Mattei», http://www.mastermattei medioriente.it). È invece a tutti noto che costoro non negano questo o quell'aspetto della Shoah, ma sostengono che essa non sia mai avvenuta;
la Costituzione italiana tutela la libertà della cultura all'articolo 33 «L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento»;
le sedi universitarie devono essere spazi di libertà di pensiero, tuttavia in esse la serietà, il rigore metodologico e scientifico devono rappresentare un elemento di discrimine irrinunciabile; sembra invece che nel master «Enrico Mattei» la tendenziosità prevalga su qualunque minimo criterio di scientificità, svilendo così anche la credibilità di un importante ateneo italiano;
sempre in nome di una malintesa «libertà di parola», il prossimo 18 maggio è annunciata, presso la sala lauree della Facoltà di Scienze Politiche dell'Ateneo teramano - così si legge sul sito del master «Enrico Mattei» - una conferenza di Robert Faurisson, un ex professore di letteratura francese presso l'università di Lione - non quindi uno storico - noto propugnatore delle tesi che negano lo sterminio degli ebrei d'Europa per mano dei nazisti e delle forze collaborazioniste;
è in corso un appello di studiosi, intellettuali, donne e uomini di cultura (http://ha19000.cisi.unito.it/wf/RICERCA/Gruppi-e-P/Area-umani/Storia-del/Appello/ che trovano estremamente grave che tesi insostenibili e falsificatorie come quelle sostenute e diffuse da Faurisson e dai suoi seguaci, dimostratesi false e pretestuose nonché contrarie ai risultati di decenni di ricerche condotte da storici specialisti di tutti i paesi, e perciò frutto rigorosamente di malafede e partito preso (non esente da sfumature antisemite), ottengano la legittimazione implicita nel fatto che vengano enunciate in un'aula universitaria nell'ambito di un master universitario. Tale appello, che ha già raggiunto in pochissimi giorni 505 firme, tra cui circa la metà di accademici, contesta l'ignoranza diffusa dalle tesi negazioniste, considerato che il dibattito in corso da più di mezzo secolo su tempi, modi, cause prossime e remote, luoghi, cifre dello sterminio degli ebrei d'Europa, parte comunque dal dato incontrovertibile che lo sterminio si è fattualmente verificato e che il numero delle vittime ammonta a cinque-sei milioni. L'appello evidenzia inoltre che i personaggi i cui curricula sono sottoposti ai corsisti e le cui tesi vengono loro esposte fino ad invitarne addirittura uno dei capifila, non si limitano certo a criticare questo o quell'aspetto dell'imponente massa di studi che dal 1945 ad oggi si è accumulata in tutte le lingue sulla Shoah, ma negano puramente e semplicemente che essa sia mai avvenuta -:
di quali elementi dispongano in ordine alla grave vicenda rappresentata in premessa;
come intenda rispondere alla richiesta proveniente dall'appello, affinché anche il Ministero, insieme all'Ateneo teramano ed alla sua Facoltà di Scienze politiche, si renda disponibile ad organizzare a Teramo un seminario, aperto agli studenti, che abbia al centro da un lato l'analisi del negazionismo e del suo uso politico, dall'altro le vicende di persecuzione e poi di deportazione che travagliarono l'Abruzzo nel periodo 1938-1945.

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5.
Appello di Brunello Mantelli
contro lo svolgimento di una manifestazione culturale in Teramo

con il quale si interviene gravemente sull’autonomia della giovane Università di Teramo e sulla libertà di ricerca ed insegnamento di docenti del sistema universitario italiano. L’on. Cardano riporta pedissequamente il testo della Bolla pontificia della sua Interrogazione. Il testo si trova su una pagina del sito dell’Università di Torino. Preferisco credere che il Rettore o il Preside dove opera Mantelli nulla sappiano o abbiano a che fare con ciò che Mantelli fa. In caso contrario l’intera vicenda assumerebbe un aspetto più grave coinvolgendo il sistema delle autonomia universitarie italiane e la pari dignità di ogni sede universitaria. L’università di Torino avrebbe esercitato una inaudita, inammissibile ed intollerabile ingerenza sull’autonomia didattica e scientifica di altra università. Ove passasse questo principio, le università italiane entrerebbero non in una regime di sana competizione ed emulazione nel rispetto reciproco, ma in una vera e propria guerra per bande con grave discredito per tutta l’università italiana. In un recentissimo libro, guarda caso, il suo autore scrive di non farsi alcuna illusione «in un Paese di fatto ancora diviso dall’8 settembre del ’43». E guarda caso la Bolla Mantelli si chiude proprio con una citazione all’Abruzzo travagliato del periodo 1938-1945. La guerra per Mantelli ed i torinesi che gli stanno dietro non è ancora finito ed il Nord ha sferrato il suo attacco al Regno del Sud!

* * *
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LETTERA-APPELLO

Al Magnifico Rettore dell’Università di Teramo, ch.mo prof. Prof. Mauro Mattioli,
al Preside della Facoltà di Scienze Politiche, ch.mo prof. Adolfo Pepe,
e, p.c.,
al Ministro dell’Università e della Ricerca Scientifica, dr. Fabio Mussi,
alle redazione de: “Il Corriere della Sera”, “La Stampa”, “La Repubblica”, “L’Unità”, “Il Manifesto”, “Il Riformista”, “Il Foglio”, “Libero”, “Il Giornale”, “Liberazione”, “Europa”, “L’Avvenire”, “Il Messaggero”, “Il Secolo XIX”, “Il Sole – 24 ore”, Agenzia di stampa “ANSA”

Ch.mo prof. Mattioli,
ch.mo prof. Pepe,

da tempo, sia in quanto studiosi sia in quanto cittadini siamo assai preoccupati di quanto sta avvenendo nell’Ateneo e nella Facoltà di cui siete a capo nell’ambito del “master ‘Enrico Mattei’ in Medio Oriente”, coordinato dal prof. Claudio Moffa.
Ufficialmente, a quanto si legge sul sito dell’Università di Teramo (http://www.unite.it/Offerta_Formativa/offerta_formativa_0607/off/post_laurea/med_ori_pri.htm) obiettivo del master stesso sarebbe: “fornire una coscienza multidisciplinare della complessità della regione medio-orientale e mediterranea, e dei sui conflitti, al fine di preservare, potenziare e sviluppare in ogni campo professionale il dialogo fra civiltà e fra Paesi diversi per cultura, storia, religione e sviluppo economico”, nell’ottica di formare: “esperti destinati all’attività politico-diplomatica; cooperanti in operazioni di peace keeping; giornalisti e corrispondenti dalla regione mediterranea medio orientale; esperti in immigrazione e interculturalità; esperti in questioni energetiche e relative al mercato del petrolio”.
In realtà, ben lungi dal porsi nell’ottica di sviluppare nei giovani un pensiero ad un tempo critico e consapevole delle vicende che hanno attraversato il secolo scorso e si prolungano in quello attuale, il master “Enrico Mattei” è diventato da tempo una tribuna dove si spaccia per legittima critica alla politica dello Stato di Israele la negazione della Shoah; dove si attribuisce a quelli che il grande antichista Pierre Vidal Naquet ha definito: “gli assassini della memoria”, i negatori dell’Olocausto, lo statuto di “storici”; dove si consigliano ai corsisti iscritti al master stesso, quali sussidi didattici, le opere di Carlo Mattogno, autore di testi in cui si mette in dubbio l’uso criminale delle camere a gas di Auschwitz; dove si organizzano convegni, come quello svoltosi alla metà di aprile scorso, in cui, nascondendosi sotto il drappo, quanto mai improprio in quell’occasione, della “libertà di parola” sono state prese le difese dei negazionisti, considerati quali “storici che negano uno o più tasselli della versione ‘ufficiale’ dello sterminio degli Ebrei nella II guerra mondiale” (dal sito del master “Mattei”, http://www.mastermatteimedioriente.it/). È invece a tutti noto che costoro non negano questo o quell’aspetto della Shoah, ma sostengono che essa non sia mai avvenuta. Dar loro la parola in una sede scientifica sarebbe come pretendere che sostenitori del sistema tolemaico intervengano ad un convegno di astronomi!
Va da sé che le sedi universitarie debbano essere spazi di libertà di pensiero, tuttavia in esse la serietà, il rigore metodologico e scientifico devono rappresentare un elemento di discrimine irrinunciabile; ci pare invece che nel master “EnLuca Arcaririco Mattei” la tendenziosità abbia prevalso su qualunque minimo criterio di scientificità, svilendo così anche la credibilità di un importante ateneo italiano.
Non per caso, sempre in nome di una malintesa “libertà di parola”, il prossimo 18 maggio è annunciata, presso la sala lauree della Facoltà di Scienze Politiche dell’Ateneo teramano - così si legge sul sito del master “Enrico Mattei” - una conferenza di Robert Faurisson, un ex professore di letteratura francese presso l’università di Lione– non quindi uno storico – noto propugnatore delle tesi che negano lo sterminio degli ebrei d’Europa per mano dei nazisti e delle forze collaborazioniste, ragion per cui di alcuni milioni di esseri umani si sarebbero perse le tracce senza che si sappia bene il perché...
Permettere che in un luogo deputato alla ricerca scientifica si proclamino assurdità del genere è come chiedere che ad insegnare geografia vadano persone convinte che la terra sia piatta.
Come studiosi, intellettuali, donne e uomini di cultura troviamo estremamente grave che tesi insostenibili e falsificatorie come quelle sostenute e diffuse da Faurisson e dai suoi seguaci, dimostratesi false e pretestuose nonché contrarie ai risultati di decenni di ricerche condotte da storici specialisti di tutti i paesi, e perciò frutto rigorosamente di malafede e partito preso (non esente da sfumature a nostro giudizio antisemite), ottengano la legittimazione implicita nel fatto che vengano enunciate in un’aula universitaria, così come è assai preoccupante che le posizioni espresse da Claudio Moffa e da chi ne condivide il punto di vista siano veicolate da un master universitario, e quindi ricevano, inevitabilmente, una patente di legittimità scientifica, che non meritano in alcun modo perché viziate irreparabilmente da ignoranza e malafede.
Ignoranza perché – come è noto anche solo ai lettori delle monografie sulla Shoah – su tempi, modi, cause prossime e remote, luoghi, cifre è in atto da più di mezzo secolo un dibattito vivacissimo, che ovviamente parte però da un indiscutibile dato di fatto: lo sterminio degli ebrei d’Europa si è fattualmente verificato e ed il numero delle vittime ammonta a cinque - sei milioni. Questo è incontrovertibile, sul resto ci si sforza di arrivare progressivamente più vicini alla verità, come è dovere di ogni studioso degno di questo nome.
Malafede perché i personaggi i cui curricola sono sottoposti ai corsisti e le cui tesi vengono loro esposte fino ad invitarne addirittura uno dei capifila perché parli nel luogo dove la Facoltà di Scienze Politiche dell’Ateneo teramano laurea i suoi dottori, non si limitano certo a criticare questo o quell’aspetto dell’imponente massa di studi che dal 1945 ad oggi si è accumulata, in tutte le lingue del pianeta, sulla Shoah, ma negano puramente e semplicemente che essa sia mai avvenuta.
Per tutto ciò chiediamo al ministro dell’Università e della Ricerca ed agli organi dirigenti l’Ateneo e la Facoltà di esprimersi pubblicamente sul valore formativo e sui contenuti culturali che informano il master “Enrico Mattei”, a nostro giudizio inferiori agli standard minimi di scientificità che devono valere in una Università della Repubblica; contestualmente proponiamo al MIUR, all’Ateneo teramano ed alla sua Facoltà di Scienze politiche di rendersi disponibili ad organizzare a Teramo un seminario, aperto agli studenti, che abbia al centro da un lato l’analisi del negazionismo e del suo uso politico, dall’altro le vicende di persecuzione e poi di deportazione che travagliarono l’Abruzzo nel periodo 1938-1945.

Cordialmente,


Segue un elenco di Firmatari ad ognuno dei quali ho indirizzato collettivamente ed individualmente la mia Lettera agli Ebrei sulla libertà dei Non-Ebrei, avvertendoli che a prescindere da qualsiasi controversia di vedute su fatti ormai accaduti oltre 60 anni fa, essi non hanno nessun diritto ad impedire il libero esercizio dell’altrui pensiero ed il corrispondente diritto di chi vuole prendere conoscenza di quelle manifestazioni del pensiero, senza che ciò comporti aprioristica approvazioni o disapprovazioni di tesi dette negazionistiche e revisionistiche. Non è sbattendo in faccia a persone ignare ed incolpevoli il ricordo di private tragedie ormai di epoca remota che possono far risuscitare i loro morti, da nessuno oltraggiati se non chi li strumentalizza nel modo più ignobile. Infatti, le controversie storiche e scientifiche possono essere risolte unicamente sul piano della scienza, dove non esiste altra autorità che la propria autonoma capacità di discernimento, non delegabile ad altri, che troppo facilmente possono farne e ne fanno un uso strumentale con grave offesa per quei morti alla cui memoria in molti si dicono legati ma con una sincerità di sentimenti di cui mi capita non poche volte di dover dubitare.

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6.
La replica di Claudio Moffa a Brunello Mantelli

Da Torino, dove opera Brunello Mantelli, che sembra il principale soggetto ad essersi adoperato perché la prevista conferenza di Faurisson in Teramo non avesse luogo. Francamente, cosa potesse avere di pericoloso un anziano signore di ottant’anni è cosa non facile da capire. Come è pure duro da comprendere l’isterismo a ciò che uno possa dire in ordine ad eventi di oltre 60 anni fa. E fra 600 anni sarà la stessa musica? Sono usciti alcuni libri che pongono l’accento sull’esistenza di una “religio holocaustica”. In Torino, dove viveva un importante personaggio ebreo, assai autorevole, Sion Segre Amar era questi che non voleva sentir parlare di Olocausto non perché fosse anch’egli un “negazionista” come Faurisson, ma perché giudicava del tutto fuorviante il termine e quando proprio doveva usarlo scriveva sempre “cosiddetto Olocausto”. È stato questa espressione a saltare per primo negli occhi nel mio scambio epistolare con Brunello Mantelli. Io non sapevo nulla di Sion Segre Amar, essendo del tutto estraneo agli ambienti ed alle frequentazioni ebraiche, non per essere io prevenuto contro gli ebrei, ma perché il mondo è grande ed ognuno vive nel proprio contesto culturale, spesso senza conoscere il mondo culturale ed affettivo degli altri. Posso dire in buona coscienza di non essere mai stato antisemita, o almeno di non averlo saputo. In modo del tutto autonomo uso anche io l’espressione cosiddetto Olocausto, nel senso che anche io trovo arbitraria una terminologia religiosa per indicare un fenomeno storico. Fatto sta che appena il Brunello Torinese lesse che io scrivevo "cosiddetto Olocausto” scattò subito nel dire che lui ad uno che scrive cosiddetto Olocausto neppure risponde. Figuriamoci quanto io avessi bisogno di una sua risposta! Ma l’aspetto divertente fu che evidentemente il grande dotto torinese non sapeva, o non voleva sapere, che era del mio stesso avviso un personaggio assai importante della comunità ebraica torinese. Glielo rinfacciai prendendomi la mia vendetta. Gli feci talmente perdere la bussola che il grande democratico, scambiandomi per un supertite aristocratico, ebbe a maledire Robespierre per non aver terminato il lavoro nello sterminare del tutto l’aristorcrazia. Conservo ovviamente la corrispondenza intercorsa. Riferisco questo episodio perchè è rivelatore delle contraddizioni interne, se non in una sorta di disordine morale verso il redattore di Bolle censorie delle libertà altrui. Giustamente, tutti condanniamo e lamentiamo lo sterminio di ebrei e zingari durante la seconda guerra mondiale. Ma perché quello che non è lecito nello sterminio degli ebrei avrebbe dovuto esserlo per lo sterminio della nobiltà francese? In vino est veritas! Uno scatto d’ira rivela spesso le profondità dell’animo e del carattere. Ogni volta che racconto l’episodio avuto con Mantelli tutti scoppiano a ridere e per l’ignoranza dimostrata (cosiddetto olocausto), per l’inciviltà (art. 3 della costituzione: tutti hanno eguale dignità), ma anche per l’animo sanguinario e violento (il rimpianto per il mancato completo sterminio della nobiltà francese). Eccolo l’uomo. Di seguito pubblico per comodità di lettura dell’on. Cardano, che non sembra avere in materia conoscenze più estese di quelle di Brunello Mantelli, la replica che l’organizzatore della manifestazione teramano, il prof. Moffa, redasse in confutazione dell’Appello Mantelli. Aggiungo che il testo di Mantelli è parecchio scriteriato ed, ormai me ne vado convincendo sempre di più, viziato da almeno due illeciti giuridici: 1) nega l’esercizio di altrui diritti costituzionali; 2) pretende di imporre un Seminario ad altri, quasi una sorta di pubblica abiura! Un fanatismo che speravo fosse scomparso in Italia e fra gli italiani.

* * *

LA LOBBY SI SCATENA.
MA LA LIBERTA’ DI INSEGNAMENTO, DI OPINIONE
E DI RICERCA STORICA NON SI TOCCA


Al Rettore dell’Università di Teramo, prof. Prof. Mauro Mattioli,
al Preside della Facoltà di Scienze Politiche, prof. Adolfo Pepe,
Al Ministro dell’Università e della Ricerca Scientifica, dr. Fabio Mussi
alle redazioni de: “Il Corriere della Sera”, “La Stampa”, “La Repubblica”, “L’Unità”, “Il Manifesto”, “Il Riformista”, “Il Foglio”, “Libero”, “Il Giornale”, “Liberazione”, “Europa”, “L’Avvenire”, “Il Messaggero”, “Il Secolo XIX”, “Il Sole – 24 ore”, Agenzia di stampa “ANSA”

Libertà va cercando che è si cara, come sa chi per lei vita rifiuta
Dante Alighieri, Purgatorio, canto I, vv.71-72.

Eccola, la preannunciata e “temibile” lista degli “storici” contro la lezione che il prof. Paul Faurisson svolgerà il 18 maggio prossimo a Teramo. Una lista di nomi speditami da Brunello Mantelli, docente a Torino, che già ci provò a sobillare il mondo accademico nel gennaio scorso, al primo attacco del Pezzana, il gestore del centro di diffamazione permanente che svolge azione di terrorismo psicologico contro giornalisti, professori e intellettuali italiani che deviano dal suo pensiero malato di pasdaran dell’Olocausto. Mantelli non provi a smentire il fatto, perché è assolutamente vero. Il master Enrico Mattei è sotto osservazione banditesca ben prima di adesso, e anche ben prima del gennaio scorso: fin dal suo inizio, prima edizione, 16 novembre 2005, quando un tal Emanuele Ottolenghi si produsse in un clamoroso falso niente meno che sul web inglese di un tal Institute for Jewish History. Tutte cose provate, come documentato riga per riga, citazione per citazione, nel sito www.mastermatteimedioriente.it. La menzogna reiterata per affossare la ricerca della verità e la libertà di insegnamento.

Quanto alla lista costituisce nei fatti la reazione emotiva, dogmatica, pericolosa per le libertà civili in Italia e in Europa ad una iniziativa didattica del tutto legittima, ai sensi della Costituzione Italiana e della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. Primo, i docenti universitari sono solo 43, una minoranza infima della ben più ampia comunità degli storici e intellettuali italiani. Secondo, i sottoscrittori sono quasi tutti ebrei, e questa cosa va detta, senza mascherarsi dietro ipocrisie presuntamente antirazziste o simili, per contestualizzarne il significato: si tratta di persone emotivamente coinvolte, o che antepongono gli interessi della propria comunità etnico-religiosa di appartenenza a quelli supremi della libertà di pensiero e di ricerca storica, come Finkelstein insegna. Terzo, il testo dell’appello è come una Bolla papale: impone una verità storica acquisita una volta per sempre, il che costituisce la negazione del mestiere di storico, che è continua revisione. Secondo Mantelli infatti “in atto da più di mezzo secolo un dibattito vivacissimo (!! Ne sanno qualcosa Irving, un anno, e Zuendel, 5 anni di galera!!), che ovviamente parte però da un indiscutibile dato di fatto: … il numero delle vittime ammonta a cinque - sei milioni. Questo è incontrovertibile, sul resto ci si sforza di arrivare progressivamente più vicini alla verità, come è dovere di ogni studioso degno di questo nome”.
Cifra stabilita una volta per sempre? Ma quando mai, se la lastra commemorativa all’ingresso di Auschwitz ha subito il defalcamento della cifra iniziale di 4 milioni di vittime a un milione e mezzo! Quando mai, se la questione delle cifre è notoriamente complessa in ogni conflitto dell’età contemporanea, dalla Jugoslavia all’Iraq al Darfur!!! In realtà la Bolla di Mantelli pretende di imporre alla comunità degli storici la visione religiosa degli stermini di Ebrei nella II guerra mondiale – non è un caso che parli di Olocausto e di Shoah, senza virgolettare – e non una verità storica scientificamente e laicamente accertata.

Infine, l’appello viene trasmesso dal Mantelli con alcuni nomi sottolineati, simbolo evidente del suo ultimo significato e valore: i nomi, in particolare, di due o tre “testimoni” del cosiddetto Olocausto e quello, indubbiamente autorevole dal punto di vista politico-mediatico, del presidente della Comunità Ebraica italiana Renzo Gattegna.
Ma i testimoni sono fonte attendibile solo in parte, solo se comprovati da altre fonti, solo se vagliati con attenzione, come insegna la corretta revisione storiografica delle “fonti orali” come presunta “storia dei vinti” di voga negli anni Sessanta, in campo non solo contemporaneistico e africanistico, e come ogni storico serio e persona di buon senso sa: la testimonianza del nazista Hoss al processo di Norimberga non ha in sé alcun valore, è il corrispettivo storiografico delle deposizioni dei “pentiti di mafia” di casa nostra. Il caso Limentani, l’anziano ebreo che accusò un politico italiano di essere figlio del suo picchiatore in gioventù (ma il padre di quel politico aveva all’epoca 13 anni! Un errore clamoroso), la dice lunga sulla validità di certe dichiarazioni frutto di emotività eccessiva. Perché del resto, mute fino agli anni Settanta, queste testimonianze si sono moltiplicate negli ultimi due decenni, parallelamente allo sviluppo della “industria dell’Olocausto”, e alla crescita esponenziale del potere di condizionamento di Israele in tutti i paesi del mondo?
Infine, il nome del Presidente dell’UCEI Renzo Gattegna: la sua evidenziazione in grassetto, è il vero ultimo significato della Bolla Mantelli: un documento non culturale, ma eminentemente politico, non laico, ma finto laico, pronto ad attaccare ad ogni piè sospinto Pio XII, ma prono all’integralismo ebraico. Renzo Gattegna, il presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche, già uscito sostanzialmente sconfitto dalla sua sortita del 21 aprile scorso, ripresa da pochissimi giornali, nella quale accusava falsamente il convegno la storia imbavagliata di essere un convegno “negazionista”, sta evidentemente mobilitando le sue truppe. Ma non ci sarà alcuna guerra. Semplicemente si terrà il 18 maggio prossima una normale lezione di un ex professore universitario della Sorbona, Paul Faurisson, perseguitato dal 1981 con processi a catena, e ancor più sotto pressione dopo l’approvazione dell’infame legge liberticida voluta dal socialista ebreo Fabius e promossa dal “comunista” Gayssot, con i quali il sottoscritto – come già detto in altra occasione – non vuole avere nulla a che fare nonostante la propria collocazione politica di sinistra.

Due ultime annotazioni riguardano la radiografia effettiva del master Enrico Mattei in Medio Oriente, e la contestualizzaizone di questo grave attacco alla libertà di insegnamento e di libertà d’opinione in Italia ad opera della Comunità ebraica italiana del suo appello. Sul primo punto, ecco alcuni dei nomi che hanno partecipato al master Enrico Mattei in medio Oriente, incuranti degli attacchi ripetuti al corso di studi: i giornalisti Morrione, Ferdinando Pellegrini, Al Qaryouti, Irace, Massimo Fini, Ugo Traballi; i giuristi Sinagra, Bargiacchi, Ainis, Manetti, Siclari, Rosati di Monteprandone, gli avvocati Mellini e Barletta Caldarera, il sociologo Melotti; storici e politologi come Cardini, D’Orsi, Dan Segre, Losurdo, Aliboni, Strika, Marzano, Bagnato, Aruffo, islamisti come Bono, Barbero e Scarcia, operatori in Medio Oriente come Fabio Alberti, l’antropologa Gallini, gli ambasciatori Scialoja e Napoletano, l’archeologo di fama internazionale Paolo Matthiae etc etc. Sono stati invitati inoltre, Sarfatti, Pezzetti, Gattegna e l’ambasciatore israeliano. Come è possibile sostenere, se non pregiudizialmente e faziosamente, che questo master non garantisce un’offerta formativa pluralista (i docenti sono di tutte le tendenze) e valida?

Quanto alla contestualizzazione dell’attacco, è duplice: nel microcosmo dell’Ateneo di Teramo, esso investe una serie di colleghi che si nascondono dietro un inesistente “Collegio consultivo”, inventato da Pepe per dare veste formale ad una classica azione di mobbing, che nasce soprattutto dall’invidia di chi registra con suo dispiacere il successo incredibile del master Mattei in Medio Oriente. Colleghi che hanno provato con i loro master e sono andati a buca. O colleghi proni al “vertice” quale che sia, sempre e comunque: come quel cattolico, sembra collaboratore di cardinali, che si è fatto eleggere a carica istituzionale omaggiando il cubo, i triangoli e gli esagrammi simboli dell’Ateneo di Teramo. Vergogna! Quanto a Pepe,dopo aver fatto tutto di nascosto, ieri mi fa al telefono, con voce imbarazzata: “come stai Claudio?” . Ma come stai tu, Pepe! Come stai tu che già ti inchinasti due anni fa di fronte ai soliti “poteri forti” in un convegno sul contributo degli ebrei – secondo breve cronaca giornalistica – alla storia del socialismo, entrando in contatto allora con uno dei recenti denigratori del master! Come stai tu, che sei presidente di una Fondazione intitolata al grande Di Vittorio, che si starà rivoltando nella tomba a vedere come tratti la memoria di Luciano Lama, il segretario della CGIL contestato negli anni Settanta perché avrebbe agito non come sindacalista, ma come statista, e che nonostante questo, finì non presidente del Senato ma sindaco di Amelia, forse perché aveva osato rimproverare nel 1982 gli ebrei italiani, dicendo loro: “ebrei, uscite dal ghetto!”.
Assassino della memoria della CGIL. L’appello di Lama vale ancora oggi, nei confronti dei firmatari della bolla Mantelli-Gattegna!

Ma queste sono beghe accademiche, anche se non secondarie visto che una recente sentenza del tribunale di Teramo ha espresso “allarme e preoccupazione” per lo stato della legalità e dell’autonomia dei docenti nell’Ateneo abruzzese.
L’altra contestualizzazione è ben più importante: il mio nome è mediaticamente ben poco rispetto alla nomea di ministri e politici, ma non esito egualmente a dire che la battaglia di libertà culturale stiamo portando avanti, assieme a decine e decine di giuristi, avvocati, docenti universitari, gente “di popolo” di tutti gli orientamenti, è il corrispettivo di quella politica di Berlusconi, assaltato dal kapo’ Shultz all’inizio del suo mandato di governo, di Bertinotti oltraggiato in Israele, e di D’Alema sotto costante attacco da parte degli ebrei italiani; sarebbe dunque, per i politici (così come per i giornalisti liberi), un errore formidabile non capire la partita che si sta giocando, e usare la cavia Teramo sperando di placare la belva liberticida, per guadagnare qualcosa in altro campo.
Non lo dico per mia autodifesa, ma per fredda analisi della realtà. Il problema di fondo è in effetti lo stesso: è la violenza che minaccia tutti, vera (gli assalti ai ragazzi con la kefiah i cui cortei transitano a Roma per Piazza Venezia) minacciata (Agnoletti, la sede di Rifondazione, la presentazione di un libro nella sede della Provincia di Roma) psicologico-mediatica (le telefonate alle radio private o a Prima pagina, gli email minacciosi) della Comunità ebraica italiana e dei suoi sostenitori acritici nei confronti di chiunque, nel suo campo professionale, non accetti il diktat di una verità e di una opinione precostituite. Una violenza esplicita che si accompagna a ricatti e pressioni nelle carriere di ciascuno, come io so per certo, e come credo sappiano bene alcuni “autorevoli” colleghi di Teramo.

Molti hanno paura di questo “potere forte” nell’Italia democratica del III millennio: il vero fascismo della nostra epoca, di fronte a cui il più cretino e violento dei naziskin è nulla. Anch’io ho qualche paura, visti peraltro i segnali di possibili minacce di morte che ho ricevuto negli ultimi anni, l’ultimo qualche giorno fa. Ma prima di aver paura sono serenamente furibondo. Non ci sto. Non accetto che 290 firme possano valere più di 250 firme, o anche di una sola firma pro-lezione di Faurisson, per il semplice motivo che nessuna maggioranza può imporre il bavaglio alla libertà di pensiero a nessun individuo.
Non accetto che venga leso il mio diritto di docente universitario e di libero intellettuale garantito dalla Costituzione. Non accetto che un messaggio accademico contro le leggi liberticide che infangano l’Europa delle libertà borghesi e socialiste, venga obnubilato da una gazzarra indecente attorno ad un tranquillo ed educato signore francese, di cui tutti sparlano ma nessuno – a cominciare dai sottoscrittori della Bolla Mantelli – sa verosimilmente un tubo.
Potranno a questo punto essere ritirate per paura tutte le 250 firme dall’appello pro-lezione di Faurisson pubblicato sul sito mastermatteimedioriente.it. .Mi aspetto di tutto. Comunque. per conto mio, la lezione di Faurisson, si svolgerà: fossi anche io l’unico “studente” presente in aula a sentire il professore francese dire la sua verità sugli stermini nazisti di ebrei nella II guerra mondiale.

Claudio Moffa

Roma 13 maggio 2007


La tecnica lapidatoria di “Informazione Corretta”

Versione 1.0

Sommario
: Premessa esplicativa. – 1. Attacco a Francesca in Lapide. – 2. La Rainews24 un boccone troppo grosso da divorare?. – 3. Il “solito” Sergio Luzzatto. – (segue)

Premessa esplicativa

Israele si trova in guerra con il mondo arabo fin dalla fondazione di un suo stato in Palestina nel 1948. Una pace appare ancora oggi assai lontana e forse addirittura impossibile. Alle radici di questo conflitto si pone abitualmente la Dichiarazione Balfour del 1917, ma a mio avviso occorre risalire più indietro nel tempo, cioè al 1840, quando Lord Palmerston patrocinava la creazione di un “focolare ebraico” in Palestina allo scopo di disgregare l’Impero ottomano, con un insediamento ebraico in Palestina, cui era affidato lo scopo di aprire una porta verso l’Oriente. Nello stesso anno una politica identica veniva perseguita dall’Inghilterra contro l’Impero cinese nel conflitto rimasto tristemente noto come “guerra dell’oppio”.

Nell’attuale endemico conflitto arabo-israeliano gli Ebrei italiani raccolti intorno alla testata “Informazione Corretta” usano tutta la loro capacità di pressione per far schierare l’opinione pubblica italiana dalla parte di Israele, parte belligerante contro tutto il mondo arabo sempre più devastato da una guerra di aggressione, desumibile come tale dal fatto oggettivo che in territorio arabo si trovano soldati statunitensi, inglesi, etc., mentre nessun soldato di nessun stato arabo si trova in America o in Europa e meno che mai in Italia: tutto il resto è chiacchiera ideologica con cui oggi si tende a nascondere la realtà della guerra, antica quanto l’uomo stesso. La tecnica di pressione dei Corretti Informatori è semplice. Attraverso una rassegna stampa quotidiana, estesa a tutto ciò che i motori di ricerca segnalano su temi sensibili, e quindi anche anche a notizie tratte da Blogs privati. Uno di questi nervi scoperti è la mera espressione “cosiddetto Olocausto” o simile, che era usata perfino dal noto storico e capo ebreo Sion Segre Amar, il quale in un suo articolo apparso su “La Stampa” di Martedi 3 maggio 1994, p. 18, con titolo Ma non chiamatelo olocausto, spiegava le ragioni scientifiche e teologiche per le quali era improprio designare in questo modo lo “sterminio di ebrei e zingari” avvenuto durante la seconda guerra mondiale. Quindi il rifiuto dell’«Olocausto», che non significa di per sé “negazionismo”, è fatto anche da uno storico ebreo al di sopra di ogni possibile sospetto, il quale preferisce utilizzare l’espressione Auschwitz anziché Olocausto o dovendo altrimenti scrivere “cosiddetto Olocausto”, espressione che ancora oggi fa scattare non solo denigratori come quelli di “Informazione Corretta”, ma anche i Promotori torinesi dell’Antiappello Mantelli contro iniziative didattiche e culturali nell’Università di Teramo. In pratica, la “religio holocaustica” è diventata parte consistente se non esclusiva della ideologia fondativa dello Stato di Israele, dove ogni due anni viene assegnato un premio alla migliore opera sull’»Olocausto«. Non vi è dubbio che la comunità ebraica in Italia è una lobby assai potente, capace di mobilitare mezzi e pretendere pubblicamente con arroganza che un ministro in carica (Mussi) cacci dalle università quei docenti che non riescono graditi. Si verifica oggi l’opposto di ciò che il fascismo faceva agli ebrei, espellendoli dall’insegnamento. Nemesi della storia!

La redazione di “Informazione Corretta” agisce in Italia alla stregua di un servizio di retrovia dell’esercito belligerante israeliano. Dato come presupposto indiscutibile tutto ciò che lo Stato di Israele dichiara esser suo diritto e verità indiscussa ed indiscutibile, dato in pratica come cosa ovvia che l’Italia non possa che essere parte cobelligerante insieme con Israele, la suddetta Redazione segnala ad un suo elenco di Lapidatori tutti quegli articoli di stampa o di blogs che dalla stessa non vengono giudicati “corretti” sul piano informativo, o meglio propagandistico, ovvero utili alla causa di Israele. I Lapidatori spesso non si curano neppure di leggere i testi, ma sono pronti a scagliar pietre soddisfacendo in tal modo i più bassi istinti umani. Se chi scrive l’articolo “incorretto” è un redattore de “La Stampa”, ad esempio, il suo Caporedattore o il Direttore o il Proprietario della testata “La Stampa”, o chiunque si immagini possa esercitare un superiore controllo o un’influenza, si trova a ricevere una sequela di “pietre” bibliche, più o meno colorate, da parte degli iscritti alla Mailing List di «Informazione Corretta». Nella Mailing List è di norma indicato con un mailto l’indirizzo sul quale condurre una vera e propria lapidazione contro il malcapitato, che dapprima non si accorge neppure del meccanismo. Basta però comprenderlo per potersene difendere.

A questo scopo, offrendo un servizio agli ignari lapidati, ma anche per smascherare questa ignobile tecnica, una vera e propria lapidazione desunta dall’Antico Testamento, vengono qui di seguito raccolte una silloge di siffatti “capolavori”. Non si tratterà di una cernita sistematica – non ne avrei né il tempo né la voglia – ma di una scelta sporadica e causale di esempi significativi. Si potrà valutare il tal modo il grado di penetrazione di una siffatta lobby, che di recente è emersa anche nelle vicende teramane, culminate in un vero e proprio assalto squadristico di orde assatanate. Personalmente, oltre ad avere sperimentato le attenzioni dei Corretti Informatori, ho ascoltato dalle registrazioni di Radio Radicale, disponibili in archivio, un’inconsapevole chiamata di correità da parte del gruppo ebraico Nirenstein-Panella-Ottolenghi, etc., del lavoro lodevolmente valutato da parte di Informazione Corretta e di quanti più o meno dichiaratamente stanno dietro alla Testata.

Antonio Caracciolo

Nota bene: i testi che seguono in corsivo sono miei commenti. Qualche volta adopero la sigla ac, che sta per Antonio Caracciolo. Non apporto alcuna correzione di editing ai testi ripresi dalla “Corretta Informazione”, spesso pieni di errori.

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1.
Attacco a Francesca in Lapide

La Stampa Critica
27.05.2007 Titolo e fotografia disinformano
E' ormai abitudine nella pagine esteri
sotto la direzione di Francesca Sforza


Testata: La Stampa
Data: 27 maggio 2007
Pagina: 10
Autore: la redazione
Titolo: «Raid israeliani, morti 5 palestinesi»

Raid aerei israeliani, morti 5 palestinesi

Questo il titolo sulla STAMPA di oggi 27/05/2007 a pag.10. seguito da un breve testo e da una fotografia grande il doppio. Due osservazioni: 1) Il titolo è disinformante, contiene solo il 5o% di verità, l'altro 5o% manca, e impedisce al lettore di capire il perchè del "Raid". Scritto così, lascia capire solo che gli israeliani hanno ucciso 5 palestinesi. 2) La fotografia, in uno spazio grande il doppio del testo, ritrae, come è scritto nel testo, una parente di un militante di Hamas ucciso nei raid israeliani. Come mai sono sempre di palestinesi in lacrime le foto che le pagine esteri della STAMPA pubblica ? perchè non far vedere i genitori di Gilad Shalit, rapito e mai più liberato ? Da quando le pagine esteri sono guidate da Francesca Sforza la qualità dell'informazione è decisamente peggiorata, quasi sempre, titolazioni e immagini, assomigliano alle pagine del MANIFESTO. Invitiamo i nostri lettori a scrivere alla STAMPA per protestare contro le scelte pregiudizialmente contarie ad una corretta informazione su quanto accade in Medio Oriente. basta cliccare sulla e-mail in fondo alla pagina.


Non cala la violenza nella Striscia di Gaza, dove è fallito ogni tentativo di tregua sia tra le fazioni palestinesi rivali sia tra queste ultime e gli israeliani. È di almeno 5 il numero dei militanti palestinesi morti nel corso di quattro raid effettuati ieri dall’aviazione d’Israele; altri otto sono rimasti feriti.Clicca sull immagine per ingrandirla Gli aerei hanno intensificato gli attacchi contro le postazioni di Hamas in rappresaglia al lancio di razzi contro il territorio dello Stato ebraico. Obiettivo principale sono state le strutture usate dalla cosiddetta «Forza Esecutiva», unità paramilitare leale ai radicali di Hamas, partner di maggioranza del governo di coalizione con i moderati di al-Fatah. In Cisgiordania un altro ministro palestinese appartenente ad Hamas, Wasfi Kabha, è stato arrestato dagli israeliani. Infine in un’intervista pubblicata sul sito web del movimento di resistenza islamico, il portavoce Abu Ovadia ha minacciato: «Israele può dimenticarsi di Shalit (il caporale dell’esercito rapito a Gaza il 25 giugno dello scorso anno, ndr) se ucciderà leader dell’ala politica o militare di Hamas». Nella foto, una parente di un militante di Hamas ucciso nei raid israeliani.

lettere@lastampa.it

* * *

Senza entrare nel merito della notizia il “report” del Corretto Informatore segnala a chi sta in più alto loco, forse un Ebreo, che “ormai” è diventata un’abitudine quella di Francesca Sforza, che evidentemente posta da poco alla direzione delle pagine estere, non saprebbe fare il suo lavoro dando “una corretta informazione” ed addirittura “disinformando”. Mi dicono di questa Francesca che non è alle prime armi nel suo mestiere e che già sua sponte è una filoisraeliana, ma forse per gli assatanati sionisti non lo è ancora abbastanza. La Stampa dovrebbe diventare un foglio ebraico per soli ebrei. I peggiori nemici degli ebrei sono gli ebrei stessi che non si allineano alle direttive di guerra. Sono numerosi i casi di questo genere e se ne lamentava, ad esempio, Ottolenghi nel corso della presentazione del suo libro in Roma, alla quale mi son trovato casualmente ad assistere. Chi valuta che l’informazione non sia “corretta” ed addirittura “disinformi”? Naturalmente quelli della Corretta Informazione, organo preposto a ciò che è da interndersi per corretto. Se non che ci stanno a fare? Come fanno ad essere persuasivi? Con le pietre! Più ne lanciano e più sono persuasivi. È da immaginare che chi è preposto a Francesca, vedendosi arrivare una grandine di missive tutte uguali ed intonate su uno stesso unisono, possa chiedere all’ignara Francesca: «Ma cosa mi stai combinando?». Se poi (chi può dirlo il proprietario della testata La Stampa, o il direttore o chiunque conti sopra Francesca, è per caso un ebreo, non necessariamente massonizzato, le pietre potrebbero risultare efficaci. Qui siamo nel campo delle congetture. Non dispongo dei servizi segreti israeliani e dei loro archivi. Quello che è certo, a mio modo di vedere, che è altamente scorretta una vera e pratica istigazione al linciaggio come quella sistematicamente adottata dai Corretti Informatori. La fondatezza di ciò che dico posso io stesso dimostrarla essendo stata esercitata nei miei confronti e non ho motivo di ritenere che il mio sia stato l’unico caso. Chi è stato vittima di un’azione indegna non vuole che vi siano altre vittime.

* *

Ma veniamo adesso anche alla redazione della notizia quale avrebbe dovuto essere secondo i Corretti Informatori. Ci sono cinque palestinesi uccisi? Chi dà la notizia comunica un fatto: cinque morti palestinesi! No, per i Corretti Informatori non è così che si fa giornalismo. Occorre dire che quei morti se lo meritavano ad essere morti: ben gli sta! Occorre dire perché e come sono morti. Non basta che siano morti. Accanto alla notizia della morte bisogna dare contestualmente la notizia del perché sono morti, attingendo magari il perché della morte direttamente alla spiegazione fornita dal governo israeliano oppure dalla sua Succursale italiana, cioè la Corretta Informazione. Francesca deve tornare a fare scuola di giornalismo e per adesso è bene che venga rimossa da un incarico troppo delicato per lei. La donna che piange? L’immagine è troppo grande rispetto al titolo ed al testo della notizia! Bisogna per lo meno rimpicciolire l’immagine. Ma poi perché far vedere una donna palestinese che piange? Non ci sono anche donne israeliane che qualche volta avranno pur pianto? Queste bisogna pubblicare. Magari accanto ai morti palestinesi ammazzati. Se poi qualcuno confonde la donna israeliana con una parente dei morti palestinesi, si potrà muovere a Francesca anche una più grave contestazione ed il suo licenziamento sarà cosa assicurata. Allo stesso modo in cui Pacifici chiede a Mussi la testa di Moffa i Corretti Informatori potranno chiedere la testa di Francesca alla proprietà (ebraica?) della Stampa. E che la Stampa come il Manifesto?! Scrivete scrivete, cari Lapidatori! Scagliate le vostre pietre così si potrà ristabilire la corretta informazione, tanto peggiorata da quando a dirigere gli esteri hanno messo Francesca. Sia pure in forma di satira, ancora permessa in Italia, credo di aver fornito un esempio dei criteri di “correttezza” seguiti dalla Corretta Informazione, una moderna Santa Inquisizione che pensavano fosse cosa del passato e propria della chiesa cattolica.

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2.
La Rainews24 un boccone troppo grosso da divorare?

Rainews 24 Critica
26.05.2007 In poche righe quanta disinformazia
nello stile di Rai News 24

Testata: Rainews 24
Data: 26 maggio 2007
Pagina: 1
Autore: la redazione
Titolo: «Arrestato dagli israeliani Wasfi Qabba ministro di Hamas»
Rai News 24 scorretti (come sempre): Hamas organizzazione terrorista solo per israele (chi glie lo dice che è considerata tale anche in Europa e Usa?), attivisti invece di terroristi, 40 morti "palestinesi" (come se si trattassero solo di civili innocenti), riferimento a Sderot solo alla fine. Complimenti a RaiNews 24, in poche righe quanti condizionali, quanta propaganda.
Ecco il testo:
Jenin | 26 maggio 2007

Arrestato dagli israeliani Wasfi Qabba ministro di Hamas
Militari israeliani a Gaza
Militari israeliani a Gaza

L'esercito israeliano ha arrestato questa notte in Cisgiordania Wasfi Qabba, ministro del governo palestinese esponente del movimento islamico Hamas.

I militari di Tsahal sarebbero entrati nella citta' di Jenin a bordo di una ventina di jeep. Il ministro sarebbe stato prelevato nella propria abitazione. L'arresto e' stato confermato dalla moglie del ministro, Nazmieh.

Giovedi' scorso, militari dello Stato ebraico avevano arrestato in Cisgiordania piu' di 30 dirigenti di Hamas, considerato da Israele un'organizzazione terroristica. Tra i leader arrestati c'erano alcuni sindaci e un altro ministro: Nassaredin al-Shaer, titolare dell'Istruzione.

L'aviazione militare israeliana ha colpito due obbiettivi di Hamas nella Striscia di Gaza, non lontano dalla residenza del premier Ismail Haniyeh: lo hanno reso noto fonti della sicurezza palestinese, senza che vi siano notizie di vittime.

Le forze armate israeliane hanno confermato le operazioni, sottolineando pero' che il premier di Hamas non era un bersaglio: ad essere colpite sono state due postazioni delle milizie estremiste nel campo profughi di Shati.

Nella notte sono proseguiti anche i raid aerei israeliani sulla striscia di Gaza. Due attivisti di Hamas sono stati uccisi, e un terzo e' considerato "clinicamente morto".

Sono 40 i palestinesi uccisi negli ultimi dieci giorni nei bombardamenti israeliani, in risposta al lancio di razzi Qassam sul sud di Israele.

Per inviare il proprio parere a Rainews24, cliccare sulla e-mail sottostante.

r.morrione@rai.it

***

Rispetto al trattamento per le spicce riservato a Francesca in Lapide non pare di notare qui la stessa tracotanza nei toni, anche se si indicano alle mani dei Lapidatori l’indirizzo di un Morrione, evidentemente redattore, o forse caposervizio alla Rai. Cosa fa pensare agli Informatori Corretti che il “parere” da inviare a Morrione sia “corretto” nel senso da loro indicato? Evidentemente sono sicuri dei loro soldati. Contrariamente alle mie aspettative questa forma di analisi della “correttezza” corretta della Corretta Informazione si sta rivelando interessante per capire i meccanismi interni di funzionamento di una testa corretta. Si tratta di un lavoro interessante ed istruttivo non solo per lo psicologo o psichiatria, ma anche per l’analista politico. Pertanto aprirò con questo post un link ipertestuale dalla quarta sezione, dedicata ai Corretti Informatori, nel mio studio di Critica delle letteratura italiana sionista contemporanea, che nel conflitto medioorientale in corso agiscono in Italia come vere e proprie quinte colonne. Lo Stato d’Israele, del resto, non sarebbe stato neppure lontamente pensabile se fin dall’epoca della sua proclamazione, anzi dal 1840, non avesse potuto contare su coperture ed appoggi internazionali, prima inglesi e poi statunitensi. Di rilevante nel “report”, termine per designare al cappello corretto di introduzione alla notizia lapidata, mi appare qui l’uso acritico e disinvolto dello spinosissimo concetto di “terrorismo”. Per gli israeliani l’irriducibile ed “eterna” ostilità araba è terrorismo. Benché gli israeliani siano militarmente e tecnicamente superiori, i palestinesi e gli arabi non ne vogliono sapere di arrendersi ed accettare il triste destino degli sconfitti. Per uno che venisse da Marte e non avesse la testa corretta dai Corretti Informatori all’Olio Caustico, una simile resistenza in condizioni di netta inferiorità militare, tecnica ed economica apparirebbe autentico eroismo. Ma ciò non si può dire perché fa subito scattare la reazione ideologica dei Corretti Informatori e dei gruppi sionisti qua e là sparsi. Degli arabi e dei palestinesi è permesso solo dire che sono tutti terroristi e criminali, ignobili “cultori della morte” e spregiatori della vita. Per evitare pericolose contaminazioni didattiche sarà bene che il ministro della pubblica istruzione cancelli dai Sussidiari delle elementari ogni accenno a Pietro Micca. Non fosse mai che un bambino faccia proibite associazioni mentali.

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Il “solito” Sergio Luzzatto

Corriere della Sera Critica
26.05.2007 E' il solito Sergio Luzzatto, ma almeno fa pubblicità ad un ottimo libro
La biografia di Zeev Jabotinsky
di Vincenzo Pinto


Testata: Corriere della Sera
Data: 26 maggio 2007
Pagina: 43
Autore: Sergio Luzzatto
Titolo: «Jabotinky, all'origine del sionismo nazionalista»

Leggiamo sempre con apprensione i pezzi di Sergio Luzzatto sul CORRIERE della SERA, chiedendoci dove mai andrà a parare. Nell' articolo di oggi, 26/05/2007, ha scritto una recensione ad un ottimo libro, la prima completa biografia di Zeev Jabotinsky, di uno storico italiano, Vincenzo Pinto, per questo la pubblichiamo, con l'invito ai nostri lettori di non lasciarsela sfuggire (Utet editore,€ 22,50). Per il resto è il solito Luzzatto, che si salva la coscienza verso il fondo, con le solite accuse a Z.J. di essere fascista/nazista e le solite solfe. Con alla fine la citazione di un altro libro,che racconta la storia degli ultimi cent'anni con estrema disinvoltura, leggasi raccontando un sacco di fandonie, come dire, scusatemi se ho scritto di Zeev Jabotinsky, mi riscatto con la citazione di un titolo di quelli che piacciono a me, cioè pregiudizialmente conto Israele.

Ecco il suo articolo, pregiudiziale anche nel titolo " Jabotinky, all'origine del sionismo nazionalista" ( urca, ma non era il sionismo a voler creare una Nazione ?) )

Una cartolina
di SERGIO LUZZATTO

Sognava la fraternità tra nazioni, ma sostenne la teoria di una sostanziale impossibilità della convivenza con gli arabi in Palestina «Non abbiamo nulla di cui scusarci. Siamo un popolo come gli altri e non abbiamo alcuna voglia di essere migliori di ciò che siamo». Dixit Vladimir Zeev Jabotinsky, ebreo russo, alla vigilia della gigantesca conflagrazione, la Grande guerra, che avrebbe offerto agli israeliti della diaspora l'occasione storica per coronare il sogno millenario di un ritorno in Palestina. E aggiungeva, Jabotinsky: «Di piacere o meno alla gente ci è del tutto indifferente. Non abbiamo avuto, né abbiamo omicidi rituali. Ma, se volete credere che esista "questa setta", prego, accomodatevi pure! Che c'importa?».

Studente universitario, giornalista, romanziere, agitatore, più ancora che un ebreo russo Vladimir Jabotinsky era un apolide e un rivoluzionario di professione, quali poté produrne una generazione fattasi adulta nell'età della Seconda Internazionale e la cui maturità coincise con il trauma della prima guerra mondiale: con la fine del «mondo di ieri» per tranquilli ebrei della Mitteleuropa dello stampo di Stefan Zweig, con l'inizio del mondo di domani per sionisti impazienti come Jabotinsky. Questi, nato nel 1880 entro il vivacissimo melting pot borghese di Odessa, era destinato a sentirsi diverso sia dai russi di un impero zarista declinante, sia dagli ebrei di estrazione proletaria, ancorati alla lingua yiddish e all'orizzonte ristretto dello shtetl.

La vita di Jabotinsky, morto a New York nel 1940 dopo un'esistenza intera di viaggi e di lotte, di scritture e di sconfitte, è stata ora ricostruita da Vincenzo Pinto in una minuziosa biografia della Utet, Imparare a sparare. Dove il titolo allude a una raccomandazione che Jabotinsky ebbe a trasmettere, già negli anni Venti, al futuro mentore dei neocon americani, Leo Strauss; ma dove il biografo si guarda dal ridurre il personaggio alle sole dimensioni di un teorico della violenza politica, insistendo piuttosto sul significato culturale più profondo del contributo di Jabotinsky alla causa del sionismo: il tentativo di fare dell'ebreo un uomo normale. Cioè non tanto, o non soltanto, un cittadino-modello, secondo l'ideale settecentesco dell'illuminismo ebraico, ma un essere umano come gli altri, capace di far bene come pure di far male. Non necessariamente una colomba, un agnello sacrificale, una vittima designata, ma all'occorrenza un falco: un uomo in grado di mostrare i muscoli, e magari di colpire per primo.

Dopo il 1914, quando le circostanze della Grande guerra esposero l'impero turco alla sua crisi ultima e definitiva, il sogno del movimento sionista di radunare gli israeliti della diaspora in uno Stato ebraico parve guadagnare in concretezza, nella misura in cui la dissoluzione dell'autorità ottomana in Medio Oriente schiudeva la possibilità di un insediamento degli ebrei in Palestina. Jabotinsky fu tra i primi a intuirlo: nel mondo nuovo del dopoguerra, i discendenti di David non avrebbero più dovuto affaticarsi intorno a prospettive cervellotiche come quella di uno Stato ebraico in Uganda. Ormai l'obiettivo poteva ben essere la Palestina; e l'interlocutore politico- diplomatico doveva essere la Gran Bretagna, il paese di lord Balfour e del riconoscimento ufficiale (nel 1917) della legittimità delle richieste sioniste. Così, Jabotinsky figurò tra gli artefici della Legione Ebraica, che nel 1918 si affiancò all'esercito britannico nella campagna di liberazione di Gerusalemme dal giogo ottomano.

Durante gli anni successivi, muovendosi infaticabilmente fra la Palestina del mandato britannico e i quattro angoli della diaspora ebraica, Berlino o Londra, Riga o Parigi, Roma o New York, Jabotinsky mise a punto la dottrina del cosiddetto «muro di ferro», che avrebbe fatto di lui il capostipite di una discendenza sionista di destra destinata a prolungarsi, attraverso uomini come Begin e Shamir, fino ad Ariel Sharon: che avrebbe fatto di lui, insomma, il padre putativo del Likud. Di contro al sionismo laburista di un David Ben-Gurion e al sionismo liberale di un Chaim Weizmann, Jabotinsky sostenne la teoria di una sostanziale incompatibilità fra gli ebrei e gli arabi in terra palestinese. Le successive ondate migratorie di sionisti dovevano garantire loro un primato demografico sugli arabi, e l'addestramento sistematico dei pionieri all'uso delle armi doveva garantirne il primato militare. In tal modo, imponendo unilateralmente la loro presenza ai vicini, gli ebrei avrebbero posto le premesse per la nascita di un Grande Israele esteso su entrambe le sponde del Giordano.

Largamente minoritarie all'interno del movimento sionista, le teorizzazioni di Jabotinsky produssero comunque la nascita dapprima del Betar, poi dell'Irgun: l'uno, un gruppo giovanile ebraico ultranazionalista attivo soprattutto in Europa orientale, l'altra, una milizia clandestina di terroristi ebrei operativi nella Palestina degli anni Trenta. E quando certa stampa internazionale prese a parlare, con riferimento ai militanti del Betar e dell'Irgun, di «fascisti di Sion», i dinieghi di Jabotinsky non bastarono a tacitare le accuse di Weizmann e Ben-Gurion, che parlarono essi stessi di fascismo ebraico, e arrivarono a definire la versione di destra del sionismo come una forma larvata di «hitlerismo». Ma non era per questo che Jabotinsky si sentiva nato: per inquadrare milizie parafasciste di camicie brune quant'era bruna la terra di Israele, o per organizzare sanguinosi attentati dinamitardi sui mercati arabi. Il suo era stato, e restava, l'ideale di un nazionalista sui generis; un nazionalista cosmopolita, che nell'Odessa di tardo Ottocento aveva sognato un sionismo della fraternità tra nazioni, immaginando il concerto delle nazioni come un'orchestra del genere umano. Nel 1938, Jabotinsky denunciò il «desiderio di armi e di sangue» che rischiava di corrompere il sionismo fino a farlo marcire. E la morte, due anni dopo, gli risparmiò l'esperienza di tutto il resto: la distruzione degli ebrei d'Europa, sulle ceneri dei quali sarebbe sorto lo Stato di Israele.

Chi voglia poi interrogarsi sulla continuità ideologica che tiene unite la dottrina di Jabotinsky sul «muro di ferro» e la decisione di Ariel Sharon di frapporre tra arabi ed ebrei la cosiddetta «barriera di sicurezza», un muro di cemento, di reti elettroniche, di filo spinato, lungo 750 chilometri, può leggere un altro libro, appena uscito da Einaudi: Il conflitto israelo-palestinese, dello storico americano James Gelvin. Altrettanto disincantato che utile, un compendio della moderna Guerra dei Cent'Anni.

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Di Sergio Luzzatto sapevo poco o nulla fino a pochi mesi or sono. Era a cena con amici, quando uno di essi disse che sul “Corriere della Sera” era apparso un bellissimo articolo di Sergio Luzzatto sulle “Pasque di sangue”, che io manco sapevo cosa fossero e neppure me ne interessava l’argomento. Dopo qualche tempo mi capito di assistere ad un servizio televisivo che non vidi dall’inizio, ma dove dibattevano Luzzatto e la Nirenstein con Augias in posizione defilata. Luzzatto mi diede subito l’impressione di uno storico serio che conosce il suo mestiere, mentre non mi appariva per nulla credibila donna Fiammetta Nirenstein, che pretendeva anche lei di essere una storica. La statura intellettuale dell’una non reggeva chiaramente il confronto con l’altro, di cui mi rimane maggiormente impresso l’avvertimento dato alla faziosissima Nirenstein, e cioè l’assumersi la nostra donnetta ed i suoi non pochi amici, presenti anche in “Informazione Corretta” una ben grave responsabilità: il dare esca ad un nuovo antisemitismo, proprio nuovo che non ha nulla a che vedere con la tipologia descritta da Ottolenghi nel suo recente libro. Si tratta a mio avviso – e concordo a pieno con l’ebreo Sergio Luzzatto – di un antisemitismo che non ha niente a che fare con le camere a gas, olocausto, Irving, Faurisson, etc., ma che si può riassumere con un “non ne possiamo più di personaggio alla Nirenstein, Ottolenghi, neolapidatori, ecc". Mi sembra un antisemitismo pienamente legittimo e contro il quale nulla si possa obiettare. In questo “report” di Informazione Corretta uno storico serio ed una persona dabbene come Sergio Luzzatto è chiaramente insolentito. Non commento le insolenze dei Corretti Informatori, ma poiché vedo il nome Luzzatto spesso presente nell’archivio lapidale mi riservo uno studio di tutti questi documenti in apposito paragrafo del mio studio già sopra citato, cioè la quarta sezione di critica ad una pubblicistica che mi vado convincendo sempre più sia da considerarsi percilolosa per la pace e la libertà. Se gli ebrei sono persone per bene come a me è subito apparso il prof. Sergio Luzzatto non ho di che temere, ma se “veri” ebrei sono i suoi denigratori dovrò incominciare a preoccuparmi e ad attrezzarmi per una dura e quanto mai difficile convivenza con loro in Italia, mia unica patria.

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(segue)