mercoledì, maggio 23, 2007

Una notizia grottesca ed incredibile: Faurisson e Moffa indagati per “istigazione alla violenza”. Prime reazioni alle violenze squadristiche in Teramo

Leggo la notizia sul quotidano online PrimaDaNoi, dove esattamente si dice che:
Lo storico negazionista Robert Faurisson, il docente universitario Claudio Moffa, il segretario del movimento Sociale Italiano con Rauti Agostino Rabbuffo sono ufficialmente indagati per istigazione alla violenza. I loro nomi sono stati infatti iscritti nel registro degli indagati dal Sostituto Procuratore della Repubblica Laura Colica, che in merito ai tafferugli scoppiati lo scorso venerdì 18 maggio a piazza Martiri ha aperto un'inchiesta.
Sappiamo che Faurisson, Moffa ed altri sono stato loro aggrediti e sappiamo anche da chi. Ed invece che fa il dott. Laura Colica? Indaga gli aggrediti per istigazione alla violenza. Quando si dice la giustizia in Italia! Una cosa tutta da ridere. Non resta che seguire gli eventi.

Intanto non mancano le prese di posizione e la discesa in campo di quanti non hanno smarrito il senso della realtà oltre che del diritto. Ne riporto le posizioni senza ulteriore commento. Nella guerra mediatica in corso la causa giusta non è quella che ha maggior risalto. Pertanto, per quel che posso divulgo quelle voci che danno speranza.

Sommario:

1.
IL GAZZETTINO
Martedì, 22 Maggio 2007 Edizione nazionale, Pagina 23.
Fonte: Master Enrico Mattei

La democrazia non ha paura
di chi nega la storia


di Massimo Fini

Lo storico “negazionista” Robert Faurisson era stato invitato a tenere una conferenza all’università dal professor Claudio Moffa, docente di Storia e istituzioni dei Paesi dell’Africa e dell’Asia. Faurisson , ex insegnante di letteratura all’Università di Lione, è uno, per intenderci, che sostiene che «le pretese camere a gas hitleriane e il pretesto genocidio degli ebrei formano un’unica menzogna storica». Il rettore delle Università di Teramo di fronte a Faurisson e a queste tesi se l’è fatta sotto e ha semplicemente chiuso l’ateneo. La democrazia.

Allora il professor Moffa ha dirottato la conferenza in un ristorante, l’Aquamarina, fuori città. Ma nemmeno questo è bastato. Davanti al ristorante si sono presentati una sessantina di giovani esponenti della comunità ebraica romana che hanno cercato di aggredire Faurisson, hanno preso a botte il professor Moffa che cercava di difenderlo, colpito un fotografo della Digos e ferito alcuni poliziotti e carabinieri che cercavano di interporsi. A questo punto il questore di Teramo ha deciso che la conferenza di Faurisson, dovunque avvenisse, era un pericolo per l’ordine pubblico e ha caricato d’autorità il docente “negazionista” sul primo aereo in partenza per la Francia. Il ministro per l’Università, Fabio Mussi ha avallato in toto il comportamento del rettore dell’Università di Teramo e il diktat del questore. In quanto a Riccardo Pacifici, portavoce della comunità ebraica romana, ha chiesto allo stesso Mussi la rimozione del professor Moffa e cioè che gli sia impedito di insegnare. A Teramo, come altrove, devono essere abilitati solo docenti che insegnino la versione unanimamente accettata sullo sterminio degli ebrei.

È tutto molto ‘politically correct’. Ma è democraticamente inaccettabile. Una democrazia, se vuole essere veramente tale, deve accettare l’espressione di ogni opinione, anche di quelle che le paiono più aberranti e lontane. Questo è il prezzo che una democrazia paga a se stessa. Altrimenti si trasforma in un’altra cosa, in un’altra forma di dittatura, sia pure più soft, almeno all’apparenza, che è la dittatura della ‘communis opinio’ di cui ragionava il fondatore del pensiero liberale Stuart Mill che nel Saggio sulla libertà scrive:
«È necessario anche proteggersi dalla tirannia dell’opinione e del sentimento predominanti, dalla tendenza della società a imporre come norme di condotta, e con mezzi diversi dalle pene legali, le proprie idee a chi dissente».
L’unico discrimine per una democrazia che qualsiasi idea, anche la più sbagliata ma anche la più giusta, non può essere fatta valere con la violenza. Che è invece quanto ha fatto il gruppetto di ebrei romani aggredendo Faurisson, il professor Moffa, la polizia. Riccardo Pacifici li ha giustificati così:
«In fondo hanno dato solo quattro ‘cinquine’, quattro manate. Non avevano pistole né manganelli».
E ha considerato quella violenza pedagogica, perché impedirà che simili e scandalose conferenze possano ripetersi e forse permetterà di togliere di circolazione non tanto Faurisson quanto un docenti scomodi come Claudio Moffa.

Proviamo ad invertire le posizioni. Se a un docente ebreo fosse stato impedito di esprimere le proprie opinioni, se fosse stato cacciato da una sede universitaria, se gli fosse stato inibito di parlare persino in un ristorante, se fossero volate botte contro chi cercava di difenderlo, se nel tafferuglio, si fosse spaccata la clavicola a un funzionario di polizia, si sarebbe gridato allo scandalo, si sarebbe denunciata, con forza, una inammissibile aggressione fascista. Giustamente. Ma il fascismo non è solo un fenomeno storico. È anche una mentalità. Chi pretende, con la violenza di impedire gli altri di esprimere le proprie opinioni, fossero anche riunioni fasciste, è lui il vero fascista, lo voglia o no.

Io, che sono figlio di un’ebrea russa, Zinaide Tobiasz, che ha visto l’intera sua famiglia sterminata dai tedeschi durante la seconda guerra mondiale, mi permetto di dire a quei fanatici dell’estremismo ebraico, che mi auguro siano una minoranza: in questo modo non fate che eccitare ed evocare proprio quell’antisemitismo che dire di voler combattere. Finite per fornire ragioni anche a chi non ne ha o ne ha pochissime. Come Robert Faurisson.

Massimo Fini

Non sapevo che Massimo Fini fosse un ebreo. Io non lo sono neppure un poco. Concordo con lui e con altri sul sorgere, direi sulla necessità di un nuovo antisemitismo, che non ha nulla a che fare con quello nazista e neppure con quello cattolico, ma che vuole essere una legittima reazione ad un’invadenza ed arroganza ebraica assolutamente intollerabile.

2.
L’ANPI di Fermo
con Claudio Moffa

Spett.le Prof. Claudio MOFFA

Università degli Studi di
T E R A M O

Nella mia qualità di Presidente dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia di Fermo (Provincia di Ascoli Piceno) Le esprimo la mia intera solidarietà per la vergognosa aggressione di cui Ella è rimasta vittima Venerdì 18 u.s.

Non può occultare o sminuire il carattere squadristico dell’aggressione da Lei subita la circostanza, subito avanzata come esimente dai responsabili, che essi non abbiano agito con manganelli od armi, essendo evidente, per esecrare un simile comportamento, il semplice fatto che sia stato fatto ricorso alla forza fisica per impedire il legittimo esercizio delle libertà costituzionali.

Spero vivamente che Ella sporga denuncia per violenza privata contro i responsabili tutti e ciò ovviamente non per un risarcimento solo personale, ma per invocare in ambito giudiziario quella doverosa tutela che nell’immediato le forze dell’ordine non hanno potuto offrire...

Di fatto i regimi totalitari del XX secolo non sono in grado di replicarsi al momento presente nei termini loro propri assunti in quella prima manifestazione storica. Quei regimi possono reincarnarsi solo in altre forme e non v’è alcuna contraddizione né logica, né fattuale nell’ipotesi che tali altre nuove forme possano essere proprio quelle caratteristiche delle forze che a quei regimi si opposero inizialmente, vuoi perché i gruppi umani non conservano sempre anche i buoni propositi iniziali così come conservano i propri contrassegni esteriori, vuoi perché anche nei più aspri conflitti non necessariamente alla parte censurabile per la sua inumanità si contrappone una parte rivale esente da medesimi o analoghi vizi (come ben mostra la storia del sionismo, fin troppo rimossa dalla coscienza collettiva, o il crimine di Hiroshima, di cui nessuno sembra ravvisare il carattere letteralmente olocaustico).

Vedo appunto nella Sua iniziativa didattica il lodevolissimo e civilissimo intento di uscire da una paranoica ridisegnazione storica dei vinti e dei vincitori, nella quale i primi dovrebbero rappresentare il male assoluto (e non solo una contingente e grave degenerazione antropologica) e i secondi gli angeli del bene immuni per l’eternità da ogni tara etica o politica. Uscire da questa visione psicologicamente patologica e ideologicamente metafisica, non di rado messa a supporto di interessi assai poco nobili (e che non ha niente a che fare con la necessaria distinzione etica e politica) e rientrare nel mondo reale della storia con le sue complessità e problematiche mai potrà minimamente ledere la forza e la credibilità dei valori della democrazia, della giustizia e dell’antifascismo emersi dalla seconda guerra mondiale, di cui l’associazione da me rappresentata è portatrice e intransigente custode. Anzi quei valori ne usciranno più autentici perché, liberati da ogni strumentale ipocrisia, ci permetteranno di individuare e condannare ogni caso di intimidazione fascista non già in base ai suoi contrassegni esteriori, spesso ingannevoli soprattutto se storicamente consolidati nel tempo e quindi suscettibili di ignominioso abuso, ma in base al valore effettivo dei comportamenti reali, il quale valore, nel caso dell’aggressione perpetrata ai Suoi danni Venerdì u.s., combacia perfettamente con lo spirito autentico dello squadrismo fascista, che consiste nel sostituire al libero giuoco del dialogo la coercitiva sopraffazione della forza e dell’intimidazione fisica (anche fidando nell’inerzia dei pubblici poteri di ogni tentennante stato democratico).

Con l’augurio che i poteri legittimi di questo paese comprendano la potenzialità eversiva di tale illecita condotta e ne rimuovano i presupposti per il futuro e autorizzandoLa a fare di questo mio messaggio l’uso che riterrà più opportuno, Le rinnovo la mia solidarietà e Le esprimo i più cordiali saluti e i più fervidi auguri per il futuro.

Fermo, li 22 Maggio 2007

Fabrizio Iommi

Presidente dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia - Fermo

3.
COMUNICATO STAMPA
Fonte: Master Enrico Mattei
Contro il neosquadrismo,
senza “se” e senza “ma”

Quanto è accaduto il 18 maggio a Teramo, ossia l’aggressione ai Prof.ri Moffa e Faurisson da parte di squadracce di estremisti ebraici romani, è di una gravità inaudita. Ed inaudito è anche il silenzio stampa calato a livello nazionale sulla faccenda mentre a livello locale (vedasi i quotidiani abruzzesi Il Centro ed Il Tempo) si è cercato di minimizzare la gravità del fatto persino giungendo a scrivere di “sedicenti figli di deportati” e di “romani” o di provocazioni subite da questi estremisti laddove, al contrario, la locale questura ha individuato gli aggressori identificandoli come appartenenti alla comunità ebraica romana e ha ricostruito i fatti indicando nelle provocazioni e violenze fisiche di costoro la causa dei tafferugli seguiti alla conferenza stampa di Moffa e Faurisson.

L’inaudito silenzio su questo gravissimo episodio è identico nella sostanza al silenzio ed all’indifferenza con cui i tedeschi assistevano negli anni ’30 del XX secolo alla devastazione delle sinagoghe da parte della marmaglia nazista. L’accaduto dimostra che i figli e i nipoti dei deportati ad Auschwitz non hanno imparato dalle sofferenze dei loro genitori ed avi l’esercizio della misericordia insegnata dalla Torah. Emulando in tal modo, ossia impedendo con la violenza a due inermi professori una pacifica lezione alla quale al fine di un civile e libero dibattito erano stati invitati anche i contradditori di Faurisson ad iniziare dal senatore Furio Colombo, i metodi un tempo usati dai nazisti.

Impedire una lezione universitaria è cosa talmente idiota che sia i detrattori dell’iniziativa di Moffa sia i delinquenti squadristi che hanno aggredito i due docenti hanno dimostrato di non comprendere la potenziale funzione disinnescante del lasciar libero accesso alle aule universitarie anche ai negazionisti: in tal modo essi, dovendosi sottoporre al pubblico e critico dibattito, finirebbero per perdere l’aura di vittime che adesso, per colpa della miopia intellettuale di molti e dopo l’incredibile aggressione di Teramo, essi possiedono agli occhi dell’opinione pubblica in grado ancor maggiore. E per questo che, pur non condividendo in modo più assoluto le tesi - che non esitiamo a dichiarare storiograficamente aberranti - del prof. Robert Faurisson questa Associazione, preoccupata per la deriva neo-totalitaria ed orwelliana dell’Occidente post 11 settembre, esprime pubblicamente tutta la sua solidarietà al Prof. Claudio Moffa ed al suo ospite per la violenza fisica e morale subita.

Associazione Identità Europea

Rimini, 21 maggio 2007



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