domenica, maggio 20, 2007

Voi siete i veri mascalzoni! Critica della critica.

Vivere della colpa altrui è il modo più basso di vivere a spese degli altri.
Vivere di ammende e tangenti è il modo più ignobile di fare bottino.
Ma essi hanno vissuto sempre così…

Carl SCHMITT, 16.11.47

Ecco qui di seguito l’abituale informazione di quelli di “Informazione Corretta”. Riformano il titolo originale, aggiungono un loro commento, forniscono un indirizzo e-mail al quale giungono “pietre” orientate dal sobrio ed unilaterale commento. Ne so qualcosa per averne sperimentato la tecnica, essendomi giunti degni e “corretti” commenti ebraici. Nel Vecchio Testamento esisteva la pratica della lapidazione. Mi arrivavano pietre che non si preoccupavano neppure di guardare, cioè leggere bene, cosa andavano a colpire. Insomma una chiara tecnica di gioco al linciaggio di chi ha il solo torto di non pensarla come quelli di “Informazione Corretta” e di non essere sfegatamente filoisraeliani. Agiscono di concerto con altri gruppi filoisraeliani. Ho sentito in una registrazione di radio radicale gli apprezzamenti per il Pezzana che dirige la baracca telematica. Era Fiamma Nirenstein, se ben ricordo, a lodare il buon lavoro fatto da Pezzana con la sua "Informazione Corretta". Comparivano anche gli altri nome del gruppo: Panella, Ottolenghi, ecc. Agiscono in gruppo e sono organizzati in vista di una Causa Santa: gli interessi dello Stato di Israele in Italia. Per quel che mi riguarda aggiungo di aver suscitato una volta le loro attenzioni. Gli Alti Dirigenti che mai si erano curati di me incominciarono a fare qualche telefonata, non a me, ma agli Uffici e alle Segreteria milanese dei Cubs di FI. Ne intercettai la telefonata e passai al contracco. La mia vibrata indignazione e protesta ha posto per il momento termine agli attacchi, ma adesso mi ritengo io legittimato a passare al contrattacco: difesa preventiva davanti all’altrui malafede.

Da allora sono io ad osservare attentamente la “corretta” infromazione di “Informazione Corretta” e ne viene fuori una rete capillare di contatti volta ad influenzare la stampa italiana. Una vera e proprio attività di lobbing. È cosa in qualche modo istruttiva lo studio dell’altrui faziosità. Non aggiungo altro per non uscire dalle righe del testo, ma mi è sufficiente chiara la cosa per poter applicare ai “signori” di Informazione Corretta la pena del contrappasso trasferendo a loro quel “mascalzoni” che essi attribuiscono ad altri: a correttezza eguale correttezza, secondo la migliore tradizione biblica dell’occhio per occhio, dente per dente.

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Esempio di “Informazione Corretta”
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Corriere della Sera Critica
19.05.2007 Faurisson non doveva nemmeno entrare in Italia, ma starsene a casa sua. Abita a.. Vichy !
una brutta cronaca del giornale milanese

[Magdi Allam che aspetti ad agire? Che vicedirettore sei? Sei o non sei dei Nostri? Credi o non credi nella causa santa di Israele, fonte perenne di Vita e Verità! - Quelli di Informazione Corretta dove abitano? Qual è la loro casa? - ac]

Testata: Corriere della Sera
Data: 19 maggio 2007
Pagina: 21
Autore: Andrea Garibaldi
Titolo: «Il negazionista aggredito dai figli dei deportati»
[ma titolazione completa è più eloquente:
(19 maggio, 2007) Corriere della Sera
Teramo, picchiati un docente e un esponente del Msi. Ferito un poliziotto
Il negazionista aggredito dai figli dei deportati
Botte e urla, salta il discorso di Robert Faurisson. Vedila qui]

Si può essere "equidistanti" con chi inneggia al nazismo ? Se fossimo dei seguaci delle teorie dalemiane dovremmo dire di si. Ma non lo siamo, e diciamo no. Brutta pagina quella del CORRIERE della SERA di oggi, allineato però con la maggior parte dei quotidiani italiani, Sin dal titolo " Il negazionista aggredito dai figli dei deporati", una frase che trasforma Robert Faurisson da persecutore della memoria di sei milioni di morti in vittima. Peggio, nel breve testo accanto alla sua foto viene definito " noto per le sue teorie che mettono in dubbio l'esistenza delle camere a gas ", quando Faurisson ne ha sempre negato persino l'esistenza, altrochè metterle in dubbio. La cronaca di Andrea Garibaldi, così equiparativa tra mascalzoni e parenti degli sterminati è quanto meno fuori luogo e quindi riprovevole. Restano le responsabilità del governo italiano che ha concesso a Faurisson di entrare in Italia. Se ne stia a casa sua, in Francia. Sarà un caso, ma abita a Vichy. [E qual è la “casa” di quelli di Informazione Corretta? L’Italia o Israele? Siamo sicuri che stiamo parlando in Italia di uno stesso Paese? - Nota mia]

Dopo l’articolo di Garibaldi, segue il commento di Riccardo Pacifici, portavoce della Comunità ebraica romana:

[Il commento sopra riportato è anonimo; l’articolo che segue dovrebbe essere stato ripreso da “Il Corriere della Sera”: non riesco ad accedere alla fonte primaria; trattasi di articolo chiaramente “non gradito”, benché a mio avviso per nulla ostile: forse per questo il lobbista Magdi Allam lo ha lasciato passare, se la cosa dipendeva da lui. Qualche link è da me aperto per dare una migliore informazione a chi legge. ac]

TERAMO — Robert Faurisson è un uomo esile, non alto, 78 anni, pochi capelli bianchi sulle tempie, doppiopetto gessato. Al bar «Grande Italia» di Teramo dice ai giornalisti: «Le pretese camere a gas hitleriane e il preteso genocidio degli ebrei formano un'unica menzogna storica». E continua: «Chi ha beneficiato di tale menzogna? Il sionismo internazionale. Chi ne ha sofferto? Il popolo tedesco e il popolo palestinese». Accanto a lui, Claudio Moffa, docente a Teramo di Storia e istituzioni dei Paesi dell’Africa e dell'Asia. Aveva invitato Faurisson che ripete le sue tesi dal 1981, a un seminario in facoltà, Scienze politiche. Il rettore ha chiuso la facoltà. Moffa ha dirottato la conferenza di Faurisson al ristorante «Acquamarina», fuori città. Mentre Faurisson e Moffa parlano al bar, arriva un gruppo di persone. Jeans e magliette. Uno si avvicina a Faurisson, Moffa si mette in mezzo, prende un colpo sul collo. L'uomo grida: «Mio padre, Di Porto Angelo, è stato a Birkenau! Sul braccio aveva il numero 180010! E' morto a 53 anni! Mi ha raccontato solo bugie?». L'uomo si chiama Cesare Di Porto, ha 57 anni, gestisce un banco di magliette "Ricordi di Roma" in giro per la capitale. I compagni, una sessantina, «tutti figli di deportati», lo tengono. Arrivano i primi poliziotti. Faurisson è impassibile.
Moffa e Faurisson si allontanano su per il corso San Giorgio. Gli ebrei venuti da Roma vogliono partecipare alla conferenza, ribattere alle tesi di Faurisson, che chiede prove per l'Olocausto, per l'esistenza effettiva delle camere a gas, per i sei milioni di morti. «Siamo noi le prove!», dicono. All'improvviso, arriva davanti a Cesare Di Porto un giovane con i capelli neri e la busta della spesa in mano: «Ti sembra democrazia dare un pugno. E se ora ti rompo... ». Di Porto non reagisce, ma suo cognato strilla frasi oscene sulla moglie del giovane, che è Agostino Rabbuffo, segretario provinciale del Msi-Fiamma tricolore e fratello del vicesindaco di Teramo, An. Un paio fra i più ardenti gli danno la caccia, poliziotti e carabinieri cercano di mettersi in mezzo. Rabbuffo prende colpi al volto, il dirigente della mobile Gennaro Capasso cade, spalla fratturata.
A questo punto è chiaro che la conferenza di Faurisson, ovunque avvenga, sarebbe una miccia. Il questore fa raggiungere Moffa e il francese (di madre scozzese) in un ristorante, gli fa notificare che è vietato qualsiasi evento. Faurisson viene scortato all'aeroporto di Falconara, da dove tornerà nella sua casa di Vichy. Manca l'ultimo capitolo. Uno dei ragazzi ebrei schiaffeggia un fotografo. «Sono della Digos», dice il fotografo. Ancora inseguimenti, persone trattenute, spinte e urla per tutta la piazza dei Martiri della Libertà. Tre dei romani e Rabbuffo vengono denunciati: istigazione a delinquere, lesioni. Sulla denuncia di Di Porto deciderà il professor Moffa.
Poi, ci sono le dichiarazioni. Faurisson, che un tempo insegnava letteratura all'università di Lione, oggi è uno dei principali «negazionisti». Dice che da quasi trent'anni cerca le prove dello sterminio degli ebrei, che ha visitato i campi di concentramento, ha consultato periti, ma nessuno gliene ne ha fornita una, di prova. Si definisce «ateo e apolitico». Il professor Moffa è stato iscritto a Rifondazione comunista fino al 1998, ora dice che apprezza l'operato di D'Alema. Aggiunge: «Non vorrei però dargli il bacio della morte... ». E' dispiaciuto per le critiche di Mussi: «Ha sempre goduto della mia simpatia». Dice che è socialista in economia, ma sta diventando liberale in politica, tutti devono poter parlare: «I veri fascisti sono questi che ci hanno aggredito. E sia chiaro: racconteranno che mi hanno dato un nobile schiaffo, ma ho avuto solo un colpo sul collo». Quanto a Faurisson, lo inviterà di nuovo: «Deve essere ascoltato».

«A Mussi chiedo: resta in carica chi ha organizzato l'incontro?»


ROMA — «In fondo hanno dato solo quattro "cinquine", quattro manate. Non avevano pistole né manganelli». Parla Riccardo Pacifici (foto), portavoce della comunità ebraica romana. «Gli strumenti della comunità sono quelli dell'educazione. Ma quei ragazzi hanno voluto dire: siamo presenti, non abbiamo paura».
Hanno ottenuto ciò che volevano.
«A Teramo sono successi fatti importanti. Il rettore ha chiuso l'università. Il ministro Mussi ha approvato. Il questore ha vietato la conferenza. Certo, tutto un po' in ritardo. Ma ora si può riparare». «Facendo lezione in quell'ateneo su ciò che è accaduto. E a Mussi faccio una domanda». «Può Moffa continuare a insegnare?».
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Qui il “nazismo”, brutto e cattivo per decreto israeliano, non c’entra affatto! Assolutamente idiota il nuovo titolo di reato: “persecutore della memoria…”. Non esiste in nessun codice penale ed in nessun manuale di psichiatria. Esiste solo nello stupidario delle categorie “corrette” con cui i “mascalzoni” di Informazione Corretta pretendono di passare al setaccio tutto quanto in Internet esiste di redatto in lingua italiana. Quanto ai “sei milioni” è stato proprio un signore loro amico, un certo Sabatucci, intervistato l’altro ieri dalla radio amica, amicissima, radio radicale, quasi una succursale radiofonica di “Informazione Corretta”, a dire che su una sola cosa si può essere d’accordo con i cosiddetti “negazionisti” o “revisionisti”, e cioè sul numero esatto di “sei milioni”. Come lo si è ottenuto? Con quali calcoli? Con quali rilevazioni? Eccetera. Naturalmente, cambia poco se il numero è un poco diverso, se in più o in meno. Ma a questo poco si aggiunge il “cosiddetto Olocausto”, espressione usata non da Faurisson o da altri “negazionisti”, ma dallo storico ebreo Sion Segre Amar, che nel 1994 dalle colonne della Stampa di Torino trovava quanto mai infelice il termine prettamente religioso di “olocausto”, che è del tutto incomprensibile per chi non sia un assiduo lettore dei testi religiosi ebraici. Ciò nonostante leggo:
«In Israele, ogni due anni si assegna un premio letterario alla migliore opera sull’Olocausto: il premio è intitolato a Ka-tzenik e viene consegnato dal presidente della Repubblica». (Tom Segev, Il Settimo Milione. Come l’Olocausto ha segnato la storia di Israele, trad. it. Milanoo 2001, p. 5)
Trattasi, a mio avviso, di quel famoso “mito” soreliano che è necessario per fondare gli Stati e per tenere insieme delle masse che altrimenti potrebbero disperdersi. Il mito non è conciliabile con la ragione illuministica, che demitizza analizzando ogni cosa nelle sue componenti ed in questo caso contanto il numero dei morti accertati ed accertabili. Fino ad oggi non era stato punito da nessun codice penale il semplice contare. Gli Arabi, i perfidi arabi, ci hanno dato il sistema numerico oggi in uso nel mondo. Non sono tanto barbari quanto si crede, se qualcosa al mondo hanno dato con la loro civiltà che è oggi sotto tutela dell’atomica israeliana, di cui guarda caso mai si parla. Chissà cosa devono farci gli Israeliani, esperto di Olocausto, con quell’atomica che pare sia più sofistica ed avanzata di quanto dispongono francesi ed inglesi. Sarei tanto curioso di saperlo. Forse ce lo dirà qualche negazionista e/o revisionista.

Il dubbio, che tanto dispiace ai “galantuomini” di Informazione Corretta è stato sempre la strada che conduce alla verità. Ne sa qualcosa chi ha appena un poco di pratica con la filosofia. Ma qui siamo in campo rigorosamente religioso, dove la più pallida ipotesi suona bestemmia e dissacrazione della religio holocaustica. Da far accaponare la pelle quanto sopra il liberale e corretto informatore ipotizza che ad un cittadino francese (tale è Faurisson, anche se abita nei pressi di Vichy) vengano sbarrate le frontiere italiane! E questa sarebbe l’Europa unita! Dentro gli Ebrei e fuori gli altri? Qualcosa di analogo successe parecchi anni addietro per Irving, che fu bloccato all’aeroporto di Fiumicino e rispedito indietro. Non conosco chi allora stesse dietro alla brutta faccenda, ma posso ora ben immaginarlo.

Quanto poi all’«inneggiamento del nazismo» trattasi di vera e propria schizofrenia mentale di chi ha eretto il “nazismo” al Male Assoluto per Antonomasia. Non si tratta di un qualsiasi regime della storia che possa essere studiato ed analizzato al pari di ogni altro. No! È il tratto distintivo attraverso cui ci si debba far riconoscere. Altrimenti si è letteralmente aggrediti e malmenati. Nella civilissima Torino mi è stato riferito che si era tenuta una conferenza di uno storico tedesco sul nazismo. Non trattavasi di un negazionista o revisionista, ma un normalissimo storico che sapeva fare decentemente il suo mestiere. Disse una cosa che mandò su tutte le furie Qualcuno. Non faccio deliberatamente i nomi perché non ero presente e l’episodio mi è stato narrato da un torinese, ma di testimonianze dirette di intolleranza ebraica ne potrei raccontare anche ed è cosa che farò ad ogni circostanza appropriata. Cosa disse lo storico tedesco a proposito di Hitler? Che aveva alzato le pensioni in misura considerevole ed aveva fatto pagare le tasse ai capitalisti! Apriti cielo! Il nazismo non era tutto antisemitismo, ma al pari del fascismo italiano un movimento politico che qualche consenso lo aveva avuto. Appunto. I tedeschi che diedero quel consenso che Weimar non evve sono colpevoli per l’eternità ed i loro discendenti pure colpevoli per l’eternità. Questa la filosofia politica dei Corretti e Filoisraeliani Informatori.

Al “venditore di magliette” non è difficile rispondere, se appena desiste da una furia di cui non si capisce bene chi sia stato l’ispiratore e chi il destinatario. Che suo padre sia morto ce ne dispiace a tutti sommamente e se poi à morto nel modo che lui dice ce ne dispace ancora di più. Ma tutti abbiamo i nostri morti, assai cari ad ognuno di noi. Ci hanno lasciato e noi dobbiamo imparare a vivere senza il loro affetto e la loro vicinanza. Ma di quella morte non è responsabile né Faurisson, né Moffa né quanti avrebbero voluto ascoltare tesi “che mettono in dubbio” modalità di eventi ogni anno più remoti nel tempo. Trattasi di attività lecita per quanti professionalmente campano non vendendo magliette, ma facendo ricerche nel modo più rigoroso possibile. I risultati degli studi possono anche essere sbagliati come succede spesso per le analisi cliniche o per l’attività dei medici, che magari dimenticano i bisturi nello stomaco o amputano l’arto sano al posto di quello malato. Se uno sbaglia in cose di storia, non fa certo danni paragonabili a quelli appena citati. Non procura danno a nessuno. Il “venditore di magliette” in ordine alla storia della seconda guerra mondiale e del nazismo può credere quello che vuole o prestare fede a ciò che insegna la comunità ebraica romana. Si tratta di sapere quale diritto ha di impedire una pacifica riunione di persone disarmate che parlano di cose successe oltre 60 anni fa. La sua emotività, e soprattutto la sua violenza, appare quanto mai strana ed incomprensibile. Non farà certo risuscitare suo padre – ammesso che siano vere le cose che dice – malmenando un vecchio di ottant’anni ed impedendo i presenti di ascoltarlo in ciò che abbia da dire. Ognuno naturalmente sarà libero di giudicare su quanto Faurisson racconta come può anche dubitare della vera identità e delle vere ragioni del venditore di magliette.

Il venditore di magliette di anni 57 è lui la prova vivente? Di che cosa è la prova? È nato dunque nel 1950. La guerra era finita da cinque anni. Ricorda lui personalmente gli eventi della seconda guerra mondiale? E come poteva? Ricorda ciò che gli hanno raccontato? E da quando incomincia la sua memoria? Dall’età di cinque anni? Quindici? Venticinque? E cosa gli hanno raccontato? E chi glielo ha raccontato? Ho la sua stessa età, ma a me di ebrei e di campi di sterminio non hanno mai raccontato nulla i miei genitori, perché loro non ne hanno mai sentito parlare. Naturalmente, non intendo con ciò dire che lo sterminio di zingari ed ebrei non sia mai avvenuto. Ne posso sapere qualcosa, se proprio l’argomento mi attrae, leggendo libri e fonti narrative. Quali? Solo quelli autorizzate dalla comunità ebraica di Roma? E perché non anche altri e non quelli che io scelgo e decido di leggere? Se dicono cose contrastanti perché non posso essere io giudice del loro contenuto di verità. Il venditore di magliette molto probabilmente non comprende gli interessi che sono in gioco. Non io, ma un ebreo di nome Finkelstein ha detto una cosa che in molti pensano esser vera: che intorno al “cosiddetto Olocausto” si è instaurata una vera e propria industria. Non so se sulle magliette che vende siano impresse scene dell’Olocausto, ma se non ha interessi diretti farebbe meglio a rivolgere la sua furia verso i suoi correligionari che sfruttano per loro fini la morte tragica del suo congiunto. Quello che non deve fare assolutamente è di non attentare alla libertà degli altri, i quali innocenti e molestati nei loro diritti di libertà avranno fondato motivo per negare a lui quella solidarietà umana che si concede ad ogni essere umano colpito da tragedie familiari: la solidarietà umana nel dolore e nel rispetto è cosa reciproca ed è soprattutto qualcosa di gratuito, non di dovuto. A Roma non si ha in genere rispetto dei morti, se si considerano alcune espressioni idiomatiche che non hanno l’equivalente in nessun altro dialetto italiano!

«vogliono partecipare alla conferenza»: a quale conferenza? A quella che è stata proibita? A quella che non dovrebbe aver mai luogo? A quella che non è mai avvenuta? Se anche i venditori di magliette ed i figli dei deportati rivendicano il loro sacrosanto diritto di poter ascoltare, allora devono prendersela non con Moffa ma con un tal Mantelli che ha inteso loro negare questo diritto! A Roma si dice che su verità controverse bisogna ascoltare le diverse campane. I venditori di magliette devono decidersi se di campane ne vogliono ascoltare una sola o più di una. Se ne vogliono ascoltare una sola, sono liberi di farlo. Ma non possono negare agli altri la libertà di ascoltare più campane. Ascoltandole, nessuno ha con ciò offeso i loro morti. Non potendole ascoltare, perché qualcuno loro lo impedisce, hanno tutti i motivi per sospettare che ci sia dietro qualcosa di assai losco.

Dulcis in fundo! Sappiamo finalmente da «Riccardo Pacifici, portavoce della Comunità ebraica romana» quali dovranno essere i criteri cui dovrà attenersi il ministro Mussi, o il suo successore, nella redazione delle nuove norme per la riforma delle procedure concorsuali di reclutamento della docenza universitaria. Ogni Candidato dovrà munirsi innanzitutto di un Attestato rilasciato dalla Comunità ebraica romana e dovrà fornire periodiche prove di affidabilità rilasciate sempre dalla Comunità ebraica romana. A richiesta della Comunità ebraica romana dovrà essere rimosso dall’insegnamento ogni docente che non goda più dell’apprezzamento della Comunità ebraica romana.

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