venerdì, giugno 29, 2007

Federico Steinhaus il Grande reguardisce l’Ambasciatore Sergio Romano

Versione 1.6

A cosa serve una “Lettera aperta” di Federico Steinhaus pubblicata in quel supremo organo della Verità Rivelata agli Eletti del Signore che è Informazione Corretta? Vuol dire che chiunque la può leggere e farsene un “libero” giudizio. Anzi è espressamente rivolta alla pubblicità ed in questa che io chiamo una “guerra ideologica” è un proiettile lanciato nel mare dell’Informazione che si vorrebbe “corretta”, cioè tutta filoisraeliana, in direzione di una voce non facilmente censurabile. Federico Steinhaus il Grande non nasconde il suo livore, la sua stizza e la sua “rabbia” verso un analista di prim’ordine come è Sergio Romano. Zittirlo, intimidirlo o diffamarlo non è facile come in molti altri casi, dove uno schiera di Lapidatori è sempre pronta a spedire e-mail a destra ed a manca. In un caso ho visto gioire la testata sionista alla notizia di un licenziamento chiaramente desiderato. Ne resta traccia nei loro archivi che è istruttivo visitare per una panoramica del sionismo operante in Italia. Con Sergio Romano non si può ricorrere allo strumento della grandinata di email da parte dei Fedeli Osservanti della Santa Causa di Israele. Non vi è testata che non si ritenga onorata della sua firma ed attaccarlo con la supponenza federiciana è cosa che si ritorce contro come un boomerang. Sergio Romano ha il grave torto di non essere uno sfegatato sionista come i nostri “Corretti Informatori”, di non poter essere annoverato in una rosa di politici “amici”, da Gianfranco Fini ad Antonio Politi, presentatori del pamplet di Emanuele Ottolenghi. Ma analizziamo l’acume del nostro Federico di Merano. Cosa dice Federico il Grande?

Intanto se la prende perché Sergio Romano usa il termine “nomenklatura”, giudicato poco rispettoso. Quindi Federico si dichiara pure lui offeso in quanto anche lui fa parte di una “nomenklatura”, quella appunto di ”Informazione Corretta”. Quindi segue una critica generale al metodo adoperato da Sergio Romano per tutte le volte che parla di cose ebraiche senza l’Imprimatur di “Informazione Corretta”, cioè dello stesso Steinhaus. Peccato che Federico non faccia un solo esempio concreto di erronea metodologia. Dunque il metodo non va perché non vidimato da Pezzana e basta. Federico confuta o così egli crede. Dal “metodo” così criticato il nostro Federico passa alla critica delle “illazioni” di cui sarebbe colpevole l’Ambasciatore Romano. Chiaramente non vi è qui bisogno di una mia difesa, alla quale non sono stato delegato. Ciò che mi offende e mi chiama direttamente in causa sono le ragioni oggettive delle libertà costantemente minacciate da una lobby contro cui una classe politica largamente corrotta, che prende i voti di cui ha bisogno da un popolo disperso che non ha volto e nome e poi per ottenere maggior lucro risponde alle varie lobbies che si spartiscono questo disgraziato e martoriato paese che è l’Italia. Non vi è nessun Rappresentante del popolo che alzi argini a tutela della libertà costituzionali di tutti, specialmente di quelli che non hanno santi in paradiso. Così scrive dunque Sergio Romano:
La diaspora, nel frattempo, ha adottato un atteggiamento contraddittorio. Ha delegato la propria rappresentanza a una nomenklatura che considera antisemita ogni critica indirizzata alla politica israeliana e pretende la redazione di una nuova storia europea del Novecento, scritta alla luce di un solo criterio: l’atteggiamento verso gli ebrei dei governi, degli uomini politici, degli intellettuali. Soggetti a queste pressioni, i governi europei hanno proclamato «giorni della memoria», dedicati alla commemorazione del genocidio ebraico, hanno costruito memoriali, hanno aperto musei della Shoah e hanno approvato leggi che puniscono con il carcere il diniego del genocidio.
Parole limpide e magistrali nella loro sinteticità. Quanto basta per fare fremere di “rabbia” il nostro Federico, membro confesso della nomenklatura. In pratica c’è tutto quel che è da dire riassunto in poche righe. Federico critica il termine “delegato” in quanto farebbe pensare ad una struttura, ad un organigramma, come se ce ne fosse formalmente bisogno e non bastasse seguire i concertati interventi pubblici ed editoriali della Squadra sionista. Ma lo Steinhaus si affanna a gridare: non è così! Non esiste nulla del genere. In realtà è tutto il popolo italiano, europeo, mondiale (eccetto i dannati arabi) che batte insieme e prima ancora dei distratti ebrei sionisti. Infatti, “Israele siamo noi!”, tutti noi! È da notare che uno degli stratagemmi più frequenti consiste proprio nel nascondersi dietro altri che non sono propriamente ebrei. Basta partire dalla Ressitenza, dalla lotta al nazifascismo ed è automatico che dietro a tutto questo vi sono le sacrosanti ragioni degli ebrei. Nei campi di concentramento hanno trovato la morte anche zingari, omosessuali, oppositori di ogni genere, magari anche vittime per errore? Tutto ciò non conta! In Morto Zingaro non ha lo stesso valore del Morto Ebreo. Nessun monumento allo Zingaro defunto sorge in nessuna piazza d’Italia, nessun museo. Al massimo si ammetterà che l’Ebreo rapresenta il Tutto Cosmico, passato presente futuro. E quindi si taccia lo zingaro, l’omosessuale, ed ogni altra vittima, che magari non ha beccato neppure un quattrino dalla ricca Industria dell’Olocausto.

Basterebbe far capire che dietro tanta lobbing ci sono solo ebrei perché la baracca incominciasse a sgretolarsi. Ecco dunque che il dirlo è una forma di nuovo antisemitismo. Con il titolo infamante di antisemita gettato addosso ad ogni possibile contraddittore ci campano in parecchi. L’accusa di antisemitismo che può piovere addosso al più pacifico ed inerme dei cittadini è stata introdotta una forma di “terrorismo” psicologico e morale che in pratica impedisce il normale formarsi e svilupparsi di un pensiero criticamente informato. Con la dottrina del “negazionismo”, formulata non dai cosiddetti “negazionisti” che di certo non si autodefiniscono così e non sanno neppure lontanamente cosa sia il negazionismo loro attribuito, si impedisce a chiunque di leggere, informarsi, formulare propri giudizi se non dopo l’autorizzazione scritta dei vari Mantelli o Steinhaus d’Italia. Si fanno forti dell’autorità di “dilettanti allo sbaraglio” come Naquet-Vidal o alte Authority appositamente costruite per impedire al normale cittadino di pensare innanzitutto con la propria testa senza soggezioni di sorta. Sergio Romano ha semplicemente detto ciò che tutti sappiamo e comprendiamo.

Si tratta di mere “illazioni”. E per queste “illazioni” il nostro Federico si arrabbia tanto. La Diaspora – egli dice – non ha struttura. In pratica è un solo cuore che batte con gli stessi impulsi e magari si ritrova tutto nella “Corretta Informazione”. Steinhaus, membro della nomenklatura di “Informazione Corretta” ha scritto su questa sublime testata interreligiosa , apartitica e apolitica, un testo intitolato “Teramo docet”, dove appunto tentava di imporre una ben determinata visione della storia del Novecento. L’imposizione ha avuto successo in quanto squadracce di “ebrei romani” hanno impedito con la violenza una diversa visione della storia del Novecento. Quindi, il nostro Federico è autoconfutato dai fatti e dalla sua partecipazione alla campagna mediatica antiteramana. Certo, non era in piazza con le squadracce, ma sempre sul “corretto” sito informativo si divulgava la teoria della “cinquina” di Riccardo Pacifici.

Israele occupa da 40 anni territori palestinesi? E cosa mai pretende il dottor Romano che li restituisca senza contropartite? Federico vuole respingere l’idea che vi siano collegamenti fra il revisionismo ebraico e lo stato d’Israele. Ma se non è vero, viene da chiedersi: cosa stanno a fare i Corretti Informatori? Qual è la loro ragione costitutiva? Donna Fiammetta che fa parte del gruppo non va e viene da Israele? Non ha scritto addirittura un libello per sostenere che “Israele siamo noi”? Se non proprio tutti noi, certamente lo è Steinhaus, Pezzana e Co., tutti riuniti intorno a "Informazione Corretta”. Se questo non è un “collegamento” con sacrificio della dovuta fedeltà all’Italia, cosa è altrimenti? L’equiparazione antisemitismo = antisemitismo che ha avuto l’avallo di Napolitano è un segno di questo collegamento. Tutti servi? Caro Federico, rispondi un poco: nel 1945 l’Europa è stata distrutta o è stata liberata? Io ritengo che sia stata distrutta in tutti i sensi. E non sono il solo a pensarla in questo modo.

Che Israele abbia negli USA un sostegno vitale è cosa non difficile o assurda da credere. Che la comunità o lobby ebraica abbia una grande influenza sul governo americano lo sostiene fra altri l’ebreo americano Norman G. Finkelstein, autore di un libro sacrilego “L’industria dell’Olocausto”. Che anche in Italia la lobby ebraica faccia valere tutta l’influenza di cui è capace lo abbiamo appreso noi stessi a Teramo, dove il Grande Federico ha esercitato un ruolo diretto. Quanto lo stesso Federico si senta Grande in Italia, nessuno meglio di lui può saperlo. A Federico si aggiungono le varie comunità ebraiche italiane ed il conto è presto fatto. Sarebbe loro da chiedere: siete italiani, ebrei o israeliani? La risposta “chiara” e “ferma” di Federico il Grande si chiude con la solita solfa: il “diritto di esistere” (piovuto dal cielo di fronte a vicini malvagi, venuti dalla luna. Mah! Non si cava un ragno dal buco con il nostro Federico in servizio permanente effettivo nelle retrovie europee.



* * *

In seguito ad un evidente tentativo di introdurre anche in Italia leggi liberticide, che in pratica annullano la libertà di pensiero, si è costituito dopo i gravi fatti di Teramo un apposito Comitato per la libertà di pensiero, di cui con il nome “Civium Libertas” è stato costituito un gruppo di discussione. L’adesione al Gruppo di discussione coincide con l’adesione al Comitato, formalmente costituitosi in Teramo il 16 giugno 2007. Si può qui ascoltare l’Audio del convegno durato circa 4 ore.






giovedì, giugno 28, 2007

Ad ognuno le sue verità e le sue simpatie

Versione 1.1

Da quando ho subito le attenzioni di “Informazioni Corretta” e le sue patetiche manovre per mettermi in difficoltà dentro Forza Italia, di cui sono elettore e militante, ma da cui per fortuna non traggo né sostentamento né potere, mi sono chiesto chi fossero costoro usi ad agire in tal modo. Non solo loro malgrado non mi hanno creato nessun problema all’interno di Forza Italia, ma ogni giorno di più sono gli stessi partiti, FI compresa, ad avere crescenti problemi all’interno della società italiana. Proprio questa mattina la rassegna stampa di radio radicale ricordava il dato eloquente di come a fronte del 90 per cento degli italiani che avevano votato per l’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti abbia corrisposto un’aperta sconfessione degli elettori che hanno visto i partiti che li rappresentano aumentarsi il finanziamento del 900 per cento! Purtroppo, l’oppressione del regime è tale da rendere ardua ogni insurrezione. Tornando agli amici ebrei (si può dire ebreo?) di “Informazione Corretta” credo di aver individuato in loro una cerchia più o meno occulta e travsersale, il cui scopo è di influenzare l’opinione pubblica e la cultura italiana nonché la libertà accademica delle università italiana. Mi riferisco al caso di Teramo, dove “Informaziona Corretta” ha avuto un ruolo, la cui documentazione giace nei suoi archivi pubblici. Evidentemente, hanno considerato la gracilità della struttura accademica teramana ed hanno calcolato di poter colpire su un punto di poca resistenza. Ma non è detto che sia così, anche se nella vita si può anche perdere, come hanno perso quei palestinesi che in quarant’anni hanno certamente sofferto di più di quanti per pochi anni hanno soggiornato nei Lager nazisti. Il 18 maggio 2007 può segnare la data di una Intifada italiana, non per lanciare pietre come già fanno i Lapidatori di professione, ma per reclamare a voce alta la libertà di pensiero e di opinione senza se e senza ma, soprattutto quando non si vuol essere costretti a forza dentro il conformismo di regime.

Negli ultimi suoi numeri “Informazione Corretta” è tutta infarcita di notizie dal fronte, con divisi in buoni e cattivi sulla lavagna quelli che sono a favore o contro Israele. In ultimo è uscito allo scoperto un docente romano, di fisica mi pare, che ha fornito a “Informazione Corretta” il suo commento in esclusiva all’intervista rilasciata da Lamberto Dini a proposito della Siria. La colpa di Dini è di non dare addosso alla Siria, che ritiene che sia doveroso il “corretto” commentatore. Tutti questi ideologi, saldamente insediati nelle nostre università ma non particolarmente legati a vincoli di fedeltà verso il paese da cui traggono sostentamento, cioè l’Italia, sono assolutamente convinti che “Israele siamo noi”. Israele non è un paese di dubbia legittimità, o almeno un paese al quale i suoi vicini confinanti questa legittimità non hanno mai voluto riconoscerla, ma è una parte dell’Italia, una sua regione, che è costantemente minacciata da palestinesi e “terroristi” di ogni genere, tali per definizione in quanto ostili ad Israele. Essendo questo una “parte di noi”, anzi “noi stessi”, è del tutto ovvio per il “corretto” commentatore che dalle Alpi allo Stretto di Messina ed oltre ci dobbiamo armare tutti come un sol uomo e correre in soccorso degli “occupanti” israeliani come fossimo ai tempi delle Crociate contro i “fondamentalisti” islamici. Si noti l’uso del termine “fondamentalista” che nel lessico bellico della guerra ideologica in corso intendo richiamare l’attenzione sull’elemento religioso dell’Islam. Ma a ben vedere, in questo senso, esiste un ben pià profondo “fondamentalismo” ebraico. Su che cosa si basa il “diritto di esistere”, di “occupare” e di fare quanto altro, se non sull’assunto biblico della Terra Promessa non da un comune dio, ma da un dio tutto ebraico ed ostile a chi non è ebreo, un vero dio antiumanitario che a malapena viene ridotto dentro i canoni del diritto umanitario moderno.

Mah! Tutto ciò è patetico, ma è anche utile per scoprire le identità e le ramificazioni della lobby ebraica presente nel nostro paese. Si tratta di una lobby estremamente pericolosa in quanto da oltre mezzo secolo è la causa principale di un conflitto che rischia di degernerare ancora, pur avendo raggiunto livelli altissimi. Essa inoltre punta a modificare la legislazione interna italiana. Non sarà più possibile esprimere neppure le proprie opinioni ed ogni volta che si incontrerà un ebreo, qualunque cosa si abbia in mente di dire, sarà meglio scappare o cambiar strada per non essere accusati di antisemitismo e passare dei guai. A furia di parlare tanto di Olocausto si sono creati i presupposti per un nuovo Olocausto finale di tipo nucleare. E meno male che è lo stesso “corretto” Commentatore ad avere ammesso dove in Medio Oriente si trovino gli armamenti nucleari e chi li possiede. In genere, la diplomazia israeliana fa finta che non esistano, ma è un segreto di Pulcinella.



* * *

In seguito ad un evidente tentativo di introdurre anche in Italia leggi liberticide, che in pratica annullano la libertà di pensiero, si è costituito dopo i gravi fatti di Teramo un apposito Comitato per la libertà di pensiero, di cui con il nome “Civium Libertas” è stato costituito un gruppo di discussione. L’adesione al Gruppo di discussione coincide con l’adesione al Comitato, formalmente costituitosi in Teramo il 16 giugno 2007. Si può qui ascoltare l’Audio del convegno durato circa 4 ore.




lunedì, giugno 25, 2007

Fiamma Nirenstein a 3 euro anziché 20,50.

Versione 2.4

Per strada in una bancarella di libri gestita da arabi ho visto fra i libri messi in vendita a 3 euro il libro di Fiamma Nirenstein, L’Abbandono. Come l’Occidente ha tradito gli ebrei, edito da Rizzoli in prima e seconda edizione nel 2002, al prezzo di euro 20,50. Si tratta di un volume rilegato di ben 591 pagine. Di donna Fiammetta ho già comprato il più recente Israele siamo noi, che ho iniziato a criticare nell’apposita sezione di libri del genere, insieme a quelli di Ottolenghi, Panella, Magdi Allam. Ritenevo che un solo libro, il più recente, fosse sufficiente per una critica ad un pensiero abbastanza monotematico. Tuttavia, la forte riduzione di prezzo di mercato rispetto a quello di copertina mi ha indotto alla folle spesa. Agli arabi che me lo hanno venduto ho detto che ne avrei fatto un critica in internet e che per questo, difendendo io la loro causa, avrebbero dovuto farmi un ulteriore sconto del 50 per cento e quindi avrei dovuto pagare solo un euro e conquanta centesimi per donna Fiammetta, che più di tanto non vale. Ma poi mi sono detto che non dovevo insistere nell’ottenere favoritismi, che avrebbero potuto mettere in dubbio la mia autonomia e libertà di giudizio. Avrei potuto per giunta essere diffamato, potendo dire qualcuno di quelli di "informazione Corretta” che sono finanziato da Amadinjed. Non ho perciò insistito. Raccolgo in questo post la mia critica a questo specifico libro di

Fiamma NIRENSTEIN
L’abbandono. Come l’Occidente ha tradito gli ebrei
(Rizzoli, 2002, pp. 591)

ma è da intendersi come parte di una più ampia critica, che non assumerà mai la forma di libro stampato, e sarà leggibile per chi ne è interessato solo in forma ipertestuale nei miei blogs.

1.
Avvio con Martin Luther King

Il libro è preceduto su una pagina da un’ampia citazione di Martin Luther King, che è stata stampata nell’agosto 1967. Con tutto il rispetto per Luther King, nome venerato come campione della lotta al razzismo in quell’America che non è mai stata giudicata da un Tribunale internazionale per ciò che ha fatto ai nativi di America e agli africani deportati per lavorare come schiavi nelle piantagioni americane e produrre quella ricchezza di cui oggi gli USA vanno tanto fieri. Non è chiaro se Martin Luther King avesse presente la guerra dei sei giorni, che sorprese il mondo nel giugno di quello stesso anno. Io avevo allora diciassette anni e ricordo la mia insegnante che faceva il tifo per gli israeliani come se stessimo allo stadio. Oltre trent’anni dopo, nel 2000, un ebreo di nome Norman G. Finkelstein chiarisce nel suo libro L’industria dell’Olocausto che proprio a partire dal 1967 negli USA cambia l’immagine e la percezione di Israele, cioè dello stato di Israele. Quindi, filologicamente parlando, è da chiedersi che cosa Martin Luther King si rappresentasse nella sua mente nella pagina che la Saturday Review stampava esattamente nel fascicolo dell’agosto 1967. A parte ciò il testo di M. L. King non mi sembra apprezzabile nel suo contenuto. L’analogia tra negri deportati ed ebrei della diaspora non pone un raffronte fra situazioni identiche. Ove i negri d’America volessero ritornarsene in Africa – e non credo che lo vogliano –, sarebbe una normalissima emigrazione in uno degli Stati africani oggi esistenti. La disciplina giuridica è quella normalmente prevista dalle leggi sull’immigrazione. Per gli ebrei invece si tratta di cosa ben diversa. È una vera e propria colonizzazione su territori già abitati. Si cacciano i residenti per fare posto ai colonizzatori. Le motivazioni religiose non stanno né in cielo né in terra. Sulle pretese bibliche della Terra Promessa non puà fondarsi nessun diritto, ma solo una guerra eterna di religione. A ben guardare anche nel testo biblico la faccenda non si accorda con il diritto. Le terre che il buon dio ebrei prometteva ai suoi diletti figli era già abitata dai Cananei, se ben ricordo. L’ordine divino era di far piazza pulita di quelle popolazioni. Sarà stato pure un dio a dare quell’ordine, ma ciò non è ammissibile né dal punto di vista religioso né dal punto di vista del diritto delle genti antiche o moderne. Pertanto, con Martin Luther King la nostra donna Fiammetta proprio non c’azzecca ed avrebbe fatto meglio a lasciar risposare l’autore di un libro con titolo ben diverso da quelli dei filoisraeliani nostrani. In quegli stessi anni ricordo che circolava La forza di amare, che usciva in edizione italiana già nel 1963, con edizioni successive che lo rendevano a molti noto come un classico della non-violenza, cosa che con il sionismo antico e moderno proprio non ha nulla a che fare. Robert Faurisson, quando ancora poteva fare il professore, avvertiva che molti credono di saper leggere, ma in realtà non sanno leggere, perché non sanno dare le giuste coordinate a ciò che leggono. È da aggiungere che altri che scrivono e stampano libri voluminosi, non per questo sanno scrivere. La citazione di Fiammetta Nirenstein non è assolutamente pertinente e il povero pastore battista, morto esattamente il 4 aprile 1968, si starà probabilmente rivoltando nella tomba per l’uso strumentale che è stata fatto di una sua incauta lettera.

Post scriptum: era un falso!

Uno dei miei Cinque Lettori, anzi un’attenta lettrice, mi ha prontamente segnalato che il commento che io ho appena fatto sopra all’improbabile citazione da Martin Luther King, era stato già da tempo smascherato come un clamoroso falso. Mi scuso per la mia ignoranza di ciò, ma ho detto ripetute volte che la mia occupazione con questo genere di letture è del tutto occasionale in seguito ad un ignobile attacco di “Informazione Corretta”. Avrei desiderato spendere il mio tempo in altro modo e su altri oggetti. Se poi devo imbattermi anche in falsi, allora la faccenda si complica e per motivi prudenziali devo ora costantemente sospettare di falso siffatti autori da me criticati sulla base dei loro stessi argomenti. Non posso cioè dare per buoni i dati da loro citati e dovrei verificarli ogni volta. Ciò richiede un tempo di cui non sempre dispongo e perciò mi baso sul principio “con beneficio d’inventario”. E forse anche per questo il libro di Fiamma Nirenstein è finito sulle bancarelle a 3 euro, che per un falso sono pure troppi. Sarebbero bastati 4o o 3o centesimi. Dico 4o o 30 centesimi perché per 50 centesimi avevo acquistato un libro serissimo e documentatissimo sull’affare Dreyfus che tengo come un piccolo gioiello nella mia biblioteca. Se avesse un poco di pudore, donna Fiammetta non dovrebbe più mostrare la sua faccia in televisione. Inventarsi di sana pianta una pubblicazione mai avvenuta, indicando una rivista, l’anno, il numero o la pagina, dove l’articolo sarebbe apparso, è oltretutto quanto di più stupido possa esserci. Prima o poi qualcuno deve andare necessariamente a guardare e copiare l’articolo. Ad esempio, come cultore di Carl Schmitt possiedo nella mia biblioteca oltre un migliaio di articoli fotocopiati, anche da riviste assai difficili da trovare e perfino microfilm. Non solo. Periodicamente devo arricchire la mia collezione con nuove entrate. Teoricamente, niente mi dovrebbe restare ignoto sull’autore o l’argomento oggetto principale del mio studio e della mia attività professionale. Se mi occupassi del pensiero di Martin Luther King, dovrei fare un lavoro del genere e l’inganno verrebbe subito scoperto. Immagino che in molti si occupino di Martin Luther King. Per fare un falso del genere, del quale peraltro io mi sono in un certo senso accorto con la sola analisi critica del testo, bisogna essere oltre che di una disonestà assoluta anche di un’assoluta ottusità. E la nostra donna Fiammetta che ha deciso di esordire con una citazione inesistente non avrebbe dovuto per prima cosa andarsi a trovare l’articolo originale nella rivista in cui era citato? Il bello è che in un contraddittorio con Sergio Luzzatto la nostra Fiammetta si è pure spacciata per storica. E non rientra nell’abc del lavoro dello storico la verifica delle fonti che si utilizzano? Mette in cantiere un libro di 600 pagine presso un editore di grido come Rizzoli e non si va a procurare l’articolo su cui fonda l’intero edificio? Se di ignoranza e di inettitudine si tratta, la cosa è già molto grave. Se invece non di ignoranza ma di malafede si tratta, la cosa è ancora più grave. Mi pare che Sergio Luzzatto, in un dibattito televisivo a proposito del libro di Toaf, le abbia rinfacciato incompetenza e malafede. Ma con chi donna Fiammetta ha appreso il mestiere dello storico? Alla Luiss insegna o dove altrimenti? Riccardo Pacifici anziché occuparsi lui dei titoli professionali del prof. Moffa farebbe meglio a puntare i suoi binocoli sull’eccellenza scientifica e deontologica di donna Fiammetta. Mah! Ecco qui riportato per intero la notizia del falso che prendo dal sito Kelebek:
domenica, 15 gennaio 2006

Bufale e giochi di prestigio

Nella terra che la Bibbia chiama Canaan, metà della popolazione gode di una splendida e ricca democrazia, il 10% se la cava così e così, e il 40% vive nella totale assenza di diritti e nella quasi totale assenza di altre cose importanti, come l'acqua. Ci vuole un gigantesco gioco di prestigio, per trasformare una realtà di questo tipo in qualcosa di positivo, capace di suscitare il consenso di milioni di persone nel mondo. Questo gioco di prestigio si chiama hasbarà, o pubblicità sionista. Ogni anno, l'organizzazione Hasbara Fellowships, assieme al governo israeliano educa oltre mille pubblicitari militanti nei suoi seminari, solo per lavorare nelle università americane. Tipicamente, la hasbarà, come ogni pubblicità, crea un'immagine o una frase facilmente comprensibile e indirizzata a uno specifico target. Esistono versioni per gli europei e per gli americani, per i razzisti occidentalisti e per i neri, per i cristiani religiosi e per i gay.

Prendiamo un esempio classico, la frase attribuita a Martin Luther King:

"...Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente 'antisionista'. E io dico, lascia che la verita' risuoni alta dalle montagne, lascia che echeggi attraverso le valli della verde terra di Dio: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, questa e' la verita' di Dio... Tutti gli uomini di buona volonta' esulternno nel compimento della promessa di Dio, che il suo Popolo sarebbe ritornato nella gioia per ricostruire la terra di cui era stato depredato. Questo e' il sionismo, niente di piu', niente di meno... E che cos'e' l'antisionismo? E' negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell'Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. E' una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, e' antisemitismo... Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo."
Questa frase viene sempre seguita dalla citazione, molto precisa, della fonte:
Martin Luther King, 'Letter to an Anti-Zionist Friend', Saturday Review, XLVII (agosto 1967), ristampata in MARTIN LUTHER KING, This I Believe: Selection from the Writings of Dr. Martin Luther King jr., New York 1971, pp.234-235.
La frase compare ovunque. In italiano, si trova ad esempio citata in bella evidenza, come presentazione del libro, L'abbandono. Come l'Occidente ha tradito gli ebrei, di Fiamma Nirenstein. Il 31 luglio del 2001, Michael Salberg dell'Anti-Defamation League (ADL) la citò di fronte a una commissione della camera dei deputati degli Stati Uniti; è comparsa innumerevoli volte in editoriali nella stampa di destra americana.

Un’organizzazione sionista dall'orwelliano nome di “Studiosi per la pace in Medio Oriente” (SPME) cita la frase sul proprio sito, accanto alla dichiarazione del proprio obiettivo, quello di occuparsi della “integrità morale accademica riguardo alla fabbricazione e alla falsificazione dei dati nelle discussioni sul Medio Oriente”.

Ora, il bello è che la frase attribuita a Martin Luther King è proprio un esempio di "fabbricazione e di falsificazione dei dati". In altre parole, è una clamorosa bufala.

A scoprirlo fu lo studioso antirazzista Tim Wise che era semplicemente andato a controllare la fonte citata, e aveva scoperto che il testo non era mai uscito sul Saturday Review. L'altra presunta fonte del testo, il libro "This I Believe", invece non esisteva in alcun catalogo librario.

Per limitare i danni, l'organizzazione sionista CAMERA - senza citare Wise, e agendo come se la scoperta fosse stata loro - pubblicò un comunicato in cui sostenevano che si trattava “probabilmente” di una beffa. Ma, assicuravano i propri sostenitori e finanziatori, rispecchierebbe ugualmente il vero pensiero di Martin Luther King, perché lui avrebbe pronunciato parole simili in un discorso a Harvard nel 1968”.

A sostegno dell'esistenza di questo “discorso a Harvard”, abbiamo soltanto la parola del sionista militante, Seymour Martin Lipset, e di un deputato, che dicono di aver sentito Martin Luther King pronunciare, non un discorso, ma una battuta del genere durante una cena.

Può essere che sia vero; ma curiosamente, altre fonti indicano che Martin Luther King visitò Cambridge, il comune in cui si trova l'università di Harvard, per l’ultima volta nel 1967.

Insomma, come dicono i nostri amici, un po' di informazione corretta.

Links:
1. Dr. Martin Luther Kings… "Letters to an Anti Semite".
2.

Comunque, mi conforta verificare che pur non sapendo del clamoroso falso, io non avevo abboccato. Certo, mi sconcerta che si sia capaci di tanto. E poi si lamentano dei Falsi protocolli di Sion, che ho visto qualche giorno fa in giro e che ricordo di aver sfogliato tantissimi anni fa. In un certo senso i “Protocolli” sono un’opera fantastica, forse verosimili, ma non un falso vero e proprio come è stata invece la triviale attribuzione ad un autore noto come Martin Luther King di un testo da lui mai scritto. E chi lo ha scritto? Da solo non si è scritto. Chi è stato quell’autentico criminale che ha osato tanto? La faccenda merita ulteriore approfondimento che mi riservo di fare in altra sede. Non è il primo caso di falso di cui abbia notizia. Ma allora, mi chiedo, perché tanto clamore per un Faurisson “negazionista”, quando viene a parlare a Teramo, mentre poi prospera non solo un’industria dell’Olocausto, ma anche un’industria del falso? Come si può tacciare altri di “negazionisti”, quando la parte che lancia simili stupide ed insensate accuse con le quali manda in galera la gente, produce poi falsi clamorosi smascherati come tali? È questo l’ebraismo che Fiamma Nirenstein, Emanuele Ottolenghi, Carlo Panella, Magdi Allam, Angelo Pezzana ed altri vogliono difendere? Se fossi un ebreo, farei volentieri a meno di questi difensori e propagandisti.


2.
«Il diritto ad esistere»

È il solito ritornello. Per chi è abbastanza estraneo ai fatti ed incomincia a saperne qualcosa, non pare infondata la tesi che nella terra oggi occupata dagli Israeliani o come altrimenti vogliano essere chiamati vi è stato un processo di colonizzazione con espulsione degli abitanti originari. Da almeno, dico almeno 40 anni i palestinesi vivono in regime di occupazione. Si ribellano ed ecco che gli ebrei di tutto il mondo dicono che è minacciato il loro diritto ad esistere. Sarebbe come se qualcuno entrasse con la violenza o la frode o l’inganno nella mia abitazione e dopo reclamasse il suo diritto di abitarvi. Ma per le lobby ebraiche nei vari paesi, anche in Italia, il leit-motiv della loro propaganda non si schioda da questo ritornello. Sembra che si voglia scannare chissa chi, quando se mai ad essere scannati sono gli altri. Nei nostri paesi con la scusa dell’Olocausto è stata introdotta una legislazione repressiva della libertà di pensiero e nei fatti i cittadini italiani vengono ad essere meno tutelati nei loro diritti costituzionali.

Il diritto di ogni ebreo alla propria identità «di ebreo in quanto tale» non può essere affermato a spese di un terzo, e cioè a spese degli arabi per quanto riguarda il territorio ed a spese degli europei per quanto riguarda la “religio holocaustica”. L’identità politica degli europei è stata gravemente compromessa dall’ideologia costruita intorno all’Olocausto. Si dice abbastanza spesso, perfino in pubblici manifesti con raccolta di firme, secondo cui l’Europa intera sarebbe in debito verso Israele. In senso finanziario, in effetti, un fiume di danaro è andato a finire alle varie organizzazione ebraiche e solo una piccola parte è toccata alle vittime in quanto tali delle gravi sofferenze inflitte loro durante le tragedie che hanno afflitto l’intera Europa con tutti i suoi popoli durante l’ultima guerra mondiale.

La tesi in fondo è semplice. In Medio Oriente gli ebrei, israeliani, coloni, immigrati o come li si voglia o pretendano di essere chiamati ci sono e devono continuare a starci, anche se le popolazioni autoctone nol li vogliono. Dice ad un certo punto donna Fiammetta che l’Europa si deve decidere «a sussumere il giudaismo nel suo ventre» e deve in pratica fare sua la causa degli ebrei che tornano alla loro Terra Promessa, scacciandovi via gli odierni Cananei, cioè i palestinesi. Ben venga una terza guerra mondiale contro tutto il mondo arabo, che sconfitto sarà processato in una nuova Norimberga, e verrà a sua volta costretto al culto della “religio holocaustica”. Follia allo stato puro! La Introduzione contiene qualche accenno al “negazionismo”, dove però anche un bambino potrebbe capire, se appena glielo si spiegasse, che nessuno nega che in Auschwitz, o in Dachau, vi siano stati dei morti, anche molti, moltissimi morti, ebrei, zingari, tedeschi, mentecatti, ecc. Ciò che è legittimo negare e respingere è l’interpretazione, la costruzione ideologica e strumentale che di quei morti si vuol fare. Gli arabi lo hanno capito bene e lo dicono. Per fortuna, non sono stati “democratizzati” e “rieducati” come noi siamo stati e non hanno bisogno di praticare l’arte della menzogna, fatta anche di falsi obbrobriosi come l’attribuzione a Martin Luther King di ciò che mai egli ha detto e probabilmente mai direbbe.

I nostri tempi moderni pretendono di essere governati dal diritto e dalla giustizia. Dopo la seconda guerra mondiale si è edificata una sovrastruttura ideologica che è in realtà un mezzo per tenere sotto i piedi gli sconfitti, o meglio per depolitizzarne qualsiasi velleità politica. Sarebbe come se ad un criminale dedito a reati sessuali gli venissero amputati gli organi genitali per prevenire ogni ipotesi di ulteriori reati. Senonché quegli stessi “crimini” che vengono imputati ai nazisti (1933-1945), vengono commessi dai loro giustizieri. Nel caso di Israele, appoggiati dagli USA, è di assoluta evidenza il processo di colonizzazione forzata e di occupazione militare, ma ciononostante l’ideologia recita “diritto di esistere”. Benissimo! ma chi deve riconoscere un simile diritto? Le popolazioni scacciate dai loro territori o non è che piuttoto Israele vuole una prosecuzione della seconda guerra mondiale con quegli stessi assetti ed istituti ai quali l’Europa volente o nolente è stata assoggetta? Gli Arabi non ci stanno. Posso ben capirli e penso che dimostrino un eroismo ed una dignità di cui noi europei non siamo stati capaci, ma ciò nonostante rivendichiamo una superiorità morale e civile che io proprio non vedo.

Davanti alla malafede sempre in agguato è prudente e doverosa una precisazione, fatta da me altre volte. Quando si parla di “diritto ad esistere” si deve distinguere a seconda che a reclamare un simile diritto sia una persona fisica, un concreto individuo della specie umana in carne ed ossa, oppure una persona giuridica, cioè una società commerciale, una fondazione, un partito, etc, ed infine un’entità politica denominata Stato. Se Bossi rivendica per la Padania un diritto ad esistere in quanto Stato distinto da quello italiana, credo che non sarebbero d’accordo a riconoscere un simile diritto molti cittadini della stessa Lombardia. Pertanto quando donna Fiammetta e compagni suoi insistono sul “diritto ad esistere” deliberatamente giocano con due mazzi di carte. Confondono deliberatamente i due piani. Ogni cittadino, cioè ognuno di noi, ha chiaramente diritto ad esistere ed è il primo diritto che può diversi veramente naturale. Gli Stati garantiscono poi sul piano giuridico questo diritto. Non solo. Il vero ed unico fondamento della legittimità di ogni Stato è nella sua capacità di garantire questo diritto, come ci insegna ancora oggi Thomas Hobbes. Dice anche che fra gli Stati vige il diritto di natura, con quel che significa e quel che segue. Personalmente, posso non riconoscere il diritto all’esistenza dello Stato d’Israele allo stesso modo in cui non riconoscerei il diritto all’esistenza di uno Stato Padano. Ma ciò non significa che ogni singola persona fisica, padana o ebrea, non debba essere salvaguardata e tutelata nella sua incolumità fisica. Vale un’ulteriore distinzione e precisazione. La Padania si trova nell’unità politica denominata Italia. Israele si trova in Medio Oriente. Il problema del diritto ad esistere politicamente e della legittimità statuale comporta certamente una soggettività capace di imporsi da sé, ma se nel mondo odierno civilizzato dal diritto è anche importante ottenere il riconoscimento degli altri Stati, allora gli ebrei immigrati nel secolo scorso in Palestina e costituitisi in Stato subito dopo la guerra mondiale e forse proprio grazie alla guerra mondiale devono chiedersi da chi vogliono il riconoscimento della loro legittimità. Ho già detto che solo gli Stati arabi possono loro veramente dare questo riconoscimento e questa legittimità. Se non lo vogliono fare, io italiano non li posso costringere con le armi, con la guerra o con altri mezzi. Se fra due stati inconciliabili ed autoescludentesi, io mi trovo costretto a scegliere, in tal caso vedo le ragioni del diritto non in Israele, ma negli Stati arabi e nel mondo arabo. È evidente che tutto il modno arabo è minacciato dalle pretese occidentali di civilizzazione. Pur essendo solidamente legato al mio paese ed alla mia cultura, son ben lungi dall’esserne infautato. Anzi sono pure consapevole del marcio che la corrode come un cancro dal suo interno. Non intendo infettare altri popoli, ai quali auguro una sorte ed un destino migliore del nostro.

3.
Non è un libro

Tolte le prime 34 pagine, imperniate su un falso, il resto del volume, oltre 550 pagine, è costituito dall’insieme degli articoli, spesso di circostanza, che Fiamma Nirenstein, che con il mestiere di giornalista campa, ha scritto su vari organi. Di peso li ha trasportati nel volume con forma di libro, che propriamente è un’opera organica su una tesi che si dipana in un vasto ordito di ragionamenti e di analisi di documenti e materiali. Quanto per intenderci non è la stesso cosa del libro di Tom Segev, Il settimo milione, che ha un numero inferiore di paagine e che vado leggendo con profitto, senza che rimpianga il tempo speso nella lettura di una singola pagina, sulla quale potrò sempre ritornare per imparare e sviluppare nuove ricerche. Perfino nella sua “Introduzione” donna Fiammetta tira fuori sua nonna Rosina, la sua musa ispiratrice, alla quale dedicherà tante altre pagine nell’ultima sua impresa letteraria: Israele siamo noi, dove quindi riprende la tesi del giudaismo ventre dell’Europa, di un’Europa che si vuole per forza in guerra contro il Medio Oriente per imporre la colonizzazione forzata del “popolo eletto” e padrone di quella terra per statuto divino. Il resto del volume non merita un’attenta lettura, ma per scrupolo ne farò una non impegnativa lettura, annotando occasionalmente qualcosa. In fondo, la letteratura bellica di propaganda filoisraeliana è ben misera cosa. Devo quindi aspettarmi nelle restanti 550 pagine le banalità e faziosità di cui donna Fiammetta ha dato prova fino ad oggi nella pratica del suo culto israelitico.

4.
Il vero Ghandi contro lo pseudo Luther King


In attesa di poter controllare direttamente sul libro, che forse possiedo in qualche anfratto della mia disordinata Biblioteca, non ho motivo di dubitare dell’autenticità di brano messo in rete da cloroalclero, da cui riporto un brano del 1937:
Non è senza esitazione che mi arrischio a dare un giudizio su problemi tanto spinosi. L’analogia tra il trattamento riservato agli ebrei dai cristiani e quello riservato agli intoccabili dagli indù è molto stretta. Ma la simpatia che nutro per gli ebrei non mi chiude gli occhi alla giustizia. Perché, come gli altri popoli della terra, gli ebrei non dovrebbero fare la loro patria del paese dove sono nati e dove si guadagnano da vivere? La Palestina appartiene agli arabi come l’Inghilterra appartiene agli inglesi e la Francia appartiene ai francesi. E’ ingiusto e disumano imporre agli arabi la presenza degli ebrei. Sarebbe chiaramente un crimine contro l’umanità costringere gli orgogliosi arabi a restituire in parte o interamente la Palestina agli ebrei come loro territorio nazionale. La cosa corretta è di pretendere un trattamento giusto per gli ebrei, dovunque siano nati o si trovino. Tuttavia la persecuzione degli ebrei che oggi viene attuata in Germania non ha precedenti nella storia. Se vi potesse mai essere una guerra giustificabile in nome dell’umanità, una guerra contro la Germania per impedire l’assurda persecuzione di un’intera razza sarebbe pienamente giustificata. Ma io non credo in nessuna guerra. Sono convinto che gli ebrei stanno agendo ingiustamente. La Palestina biblica non è un’identità geografica. Essa deve trovarsi nei loro cuori. Ma messo anche che essi considerino la terra di Palestina come la loro patria, è ingiusto entrare in essa facendosi scudo dei fucili inglesi. Gli ebrei possono stabilirsi in Palestina soltanto col consenso degli arabi. Attualmente gli ebrei sono complici degli inglesi nella spoliazione di un popolo che non ha fatto nulla contro di loro. Non intendo difendere gli eccessi commessi dagli arabi. Vorrei che essi avessero scelto il metodo della non-violenza per resistere contro quella che giustamente considerano una ingiustificabile aggressione del loro paese. Ma in base ai canoni universalmente accettati del giusto e dell’ingiusto, non può essere detto niente contro la resistenza degli arabi contro le preponderanti forze avversarie. E’ necessario che gli ebrei, che sostengono di essere la razza eletta, dimostrino questo loro titolo scegliendo il metodo della non-violenza.
L’anno è qui di estrema importanza, perché nel 1937, venti anni dopo la Dichiarazione Balfour, il “diritto ad esistere” rivendicato da Israele, dai sionisti, dalla Diaspora, è ancora embrionale. Israele come Stato nel 1937 non esisteva affatto, ma un’autorità morale come quella di Ghandi comprendeva perfettamente i disegni politici in atto e diceva che Israele non aveva nessun diritto ad esistere in quanto Stato. Non esisteva neppure l’ideologia olocaustica. Questa verrà dopo e diventerà di fatto il principale titolo per quel diritto all’esistenza che Ghandi disconosceva nel 1937. Quindi, tutti i diritti sionistici si basano sulla punizione della Germania e dell’Europa, ma il risarcimento che si chiede è a spese di un terzo che non aveva nessuna delle colpe attribuite ai nazisti. In effetti, come si può lettere nel libro di Seghev (p. …), era già stato cinicamente e lucidamente calcolato che dai rimescolamenti geopolitici della fine della seconda guerra mondiale dovesse saltare fuori uno Stato d’Israele come un coniglio dal cilindro. Israele per la sua esistenza ha tratto vantaggio dalla prima e dalla seconda guerra mondiale. Ne è un frutto e sta facendo di tutto per spingere ad una terza guerra mondiale che ne assicuri definitivamente il diritto ad esistere e l’egemonia in tutto il Medio Oriente. Un disegno tanto evidente quanto pericolosissimo, dove i Paesi d’europa, vinti sconfitti e distrutti materialmente e psicologicamente nel 1945, sono ridotti al ruolo di ascari in una guerra che non ci riguarda e che consolida le nostre catene e la nostra scomparsa politica. Ecco dunque l’importanza fondativa del mito dell’Olocausto e di tutti i giorni della Memoria imposti ai governi europei ed il furore contro il cosiddetto negazionismo, che deve essere punito con tutti i rigori della legge, come ai tempi della peggiore Inquisizione, anche quella contro gli Ebrei. Anzi, considerata la pretesa di una maggiore civiltà giuridica ai nostri tempi rispetto ai secoli passati, direi con maggiore forsennata ferocia. Se si comprendono gli interessi ideologici, politici, economici, che sono in gioco, la cosa non dovrebbe sorprendere.



(segue)


* * *

In seguito ad un evidente tentativo di introdurre anche in Italia leggi liberticide che in pratica annullano la libertà di pensiero si è costituito dopo i gravi fatti di Teramo un apposito Comitato per la libertà di pensiero, di cui con il nome “Civium Libertas” è stato costituito un gruppo di discussione. L’adesione al Gruppo di discussione coincide con l’adesione al Comitato, formalmente costituitosi in Teramo il 16 giugno 2007. Si può qui ascoltare l’Audio del convegno durato circa 4 ore.




domenica, giugno 24, 2007

Quale “nuovo” umanesimo?

Versione 1.6

Si è svolto in Roma un megaconvegno il cui titolo suona: “Un nuovo umanesimo per l’Europa. Il ruolo delle Università”. Se imponente è stato il convegno sotto il profilo organizzativo, povero il suo contenuto e nullo il suo valore scientifico. E mi spiego: non perché le singole relazioni che ho ascoltato non siano ineccepibili sul piano tecnico-specialistico, ma perché sono state singolarmente collocate in una regia che sotto la parvenza della scientificità è invece tutta volta a sostenere le pretese temporali della chiesa cattolica nel nuovo panorama europeo. Il processo di costruzione europea, come è noto, ha subito una battuta di arresto perché in alcuni paesi i referendum hanno bocciato l’approvazione dei trattati firmati l’anno prima a Roma. La costituzione europea non era in effetti tale. Una costituzione dovrebbe contenere un numero assai limitato di norme costituzionali veramente essenziali. Carl Schmitt nella sua “Dottrina della costituzione”, da me tradotta in italiano nel 1984, dice che una costituzione consiste di di norme costituzionali in senso proprio e di leggi costituzionali o norme costituzionali improprie. Siccome la modifica della costituzione ha una proceduta aggravata rispetto alle leggi ordinarie, ecco che gli interessi che vogliono una forte protezione che la metta al riparo delle mutevoli maggioranze parlamentari semplici chiedono l’inserimento nel testo di una costituzione. Un esempio per noi eclatante è stato l’inserimento dei patti lateranensi nella costituzione della repubblica italiana. È stato un grave vulnus alla sovranità dello Stato italiano.

Pochi sanno che nel testo dei Trattati che avrebbero dovuto diventare la Costituzione europea sono già passate tutte quelle norme che perpetuano gli interessi della chiesa cattolica o di altre confessioni. Anche a me la cosa era passata inosservata ed incautamente ho votato favorevolmente al referendum europeo. Se ne fossi stato consapevole, probabilmente mi sarei astenuto dal voto. Ma alla chiesa cattolica non è bastato aver messo al sicuro la “roba”, pretende che nel testo della costituzione europea venga inserita la dizione “radici cristiane”, cosa che è stata fatta nello Statuto del Lazio all’epoca del governatorato di Storace, che festante è andato a consegnare al papa lo Statuto laziale, tornato in questo modo dentro i confini dello Stato Pontificio. Non si tratta di una faccenda da poco. L’inserimento della norma costituzionale “L’Europa ha radici cristiane” significa che l’Europa deve continuare ad avere radici cristiane, cioè che il cristianesimo, o meglio il cattolicesimo, deve essere considerato religione ufficiale di Stato, come è in effetti dai tempi dell’Imperatore Costantino, che all’epoca valutò la convenienza di passare dalla vecchia religione popolata da molti dèi ad una sola religione governato da un solo dio secondo il motto: un solo dio un solo imperatore. Naturalmente fra il solo dio ed il solo imperatore non avrebbe dovuto esserci conflittualità, ma l’imperatore avrebbe disposto anche del solo dio: era più facile controllare un solo dio, anziché controllarne molti.

Può essere utile richiamare alla mente quelle nozioni di storia che tutti possediamo, ma sulle quali non siamo abituati a riflettere traendone le giuste conseguenze. La scuola non aiuta in tal senso. Anzi normalmente opera in senso inverso: stemperare e stravolgere le lezioni della storia a dimostrazione dell’assunto che chi ha il potere, scrive anche la storia, ovvero ne attribuisce il senso, stravolgendo perfino l’evidenza. Da sempre la chiesa cattolica ha inteso stabilire il suo dominio sul settore dell’educazione, dove si insegna a far di conto, ma dove soprattutto si difendono i capisaldi della fede, fatti coincidere anche con il sistema tolemaico. Mentre mi trovavo per la prima volta in vita mia nella sala Nervi ed osservavo i volti dei “docenti europei” ivi riuniti, mi chiedevo di cosa fossero docenti. Probabilmente erano tutti insegnati di catechismo. Un solo collega di facoltà, che ho riconosciuto, stufo di aspettare il papa in ritardo, ha deciso di andarsene prima ancora che iniziasse l’Udienza. Tolto lui, non ho riconosciuto nessun membro della comunità scientifica di cui mi sento parte. Ma ho voluto rimanere fino alla fine, a debita distanza, e dirò più avanti perché.

Morto Costantino e cessato l’Impero romano d’Occidente, il papa ne ha rivendicato per secoli l’eredità. Non si è fatto scrupolo di servirsi della falsa Donazione di Costantino. Si è dovuto aspettare l’umanista (“vecchio” o “nuovo”?) Lorenzo Valla per denunciarne la “falsità”. Dopo di che la Chiesa non è certo crollata dalle sue fondamenta, che sono solide perché edificate su solida pietra e su intoccabili privilegi, oltre che sul sacrificio della comune intelligenza ed un sistema educativo non volto alla ricerca della verità, ma al suo nascondimento. Ancora, in un mondo popolato di molti déi, un Ponzio Pilato poteva chiedere in buona coscienza e senza infingimenti a Gesù Cristo cosa fosse la Verità. Una stessa domanda con Innocenzo III o Benedetto XVI non è più possibile farla ed è anzi considerata blasfemia. La Verità è lo stesso Innocenzo III o Benedetto XVI. E dunque il “nuovo” umanesimo per l’Europa, messa alquanto male, è tale se riconosce una siffatta Verità. Il sistema delle università collegate e degli enti patrocinante ha lo scopo di indirizzare e guidare le menti deboli in questo porto, o meglio quanti in quel porto hanno interesse e utilità ad approdarvi.

Gli organizzatori del megaconvegno hanno voluto impressionare con l’imponenza delle risorse finanziarie messe a disposizione, ma l’impianto del tutto rivela anche ai ciechi la finalità politica e non scientifica del tutto. La cerimonia di apertura ha avuto luogo nella Basilica lateranense, come pure quella di chiusura. Lo stesso che dire: da qui si parte e qui si torna. Se appena fosse stata fatta un poco di buona e libera filologia, non ci voleva molto a scoprire come cattolicesimo ed umanesimo siano termini storicamente e filosoficamente inconciliabili. Nietzsche, in un passo che cito qui a memoria e che mi è difficile ritrovare, osservava con compiacimento come lo spirito dell’antica Roma, del cosiddetto vituperato paganesimo, avesse celebrato la sua vittoria producendo un papa Borgia. Inveiva contro Martin Lutero che venendo a Roma aveva interrotto questo processo di liberazione della cultura e del pensiero, appunto l’Umanesimo (il solo mai esistito), dando vita alla Riforma e quindi alla Controriforma. Nelle locandine erano associate i simboli di cinque università: la Sapienza, la Tuscia, Tor Vergata, Roma tre, Leuven. Della Sapienza, ma solo tra il pubblico vi ero io soltanto ed il mio collega che se ne andato prima che il papa ritardatario iniziasse la sua regale Udienza. Insomma, non è infondato dire che il convegno era stato tutto frutto delle cucine vaticane, con complice patrocinio dei soliti enti pubblici: un atto quasi sempre automatico. A parte incidenti come quello sulla “Madonna che piange sperma”, al quale la Melandri aveva dato il consueto patrocinio senza neppure curarsi di leggere bene le carte. Un piccolo incidente che rivela quali sono i riti del potere. I convegni veri e propri (una cinquantina) si sono svolti tutti in contemporanea nella giornata di Venerdi, divisi ciascuno per aree tematiche. Non era possibile partecipare a più di uno. Io ne ho scelto uno linguistico per ragioni parentali. Un cugino a cui sono molto affezionato mi ha invitato a quello da lui organizzato ed io ho preferito questo ad altri. Ho perciò avuto un ottimo motivo per contenere le mie critiche in fase di svolgimento del convegno. Non avevo nessuna intenzione di polemizzare con mio cugino, pur avendo fatto capire in pubblico quanto io e lui siamo diversi nel modo di pensare.

Quando al caro cugino spiego che il convegno da lui organizzato non ha nulla di scientifico non intendo dire che le singole relazioni presentate non siano tutte eccellenti e ben congegnate sul piano tecnico-linguistico. Ma ciò che conto è la musica non del singolo strumento, ma la musica di tutta l’orchestra. E quale fosse questa musica era perfettamente chiaro anche ad un analfabeta. La cosa buffa è stata poi come tutti gli strumenti siano stati predisposti a salmodiare l’Europa che nasceva dalle ceneri del mondo antico mentre linguisticamente parlando nessuna relazione si soffermava sul mondo romano che cessava. L’umanesimo sarà proprio una riscoperta di quel mondo e si porrà in una relazione polemica con il medioevo cristiano che quel mondo aveva cancellato, o meglio sincretisticamente aveva conservato solo ciò che tornava utile, ad incominciare dalla pretesa eredità del potere imperiale di Costantino. Quindi dire “umanesino” significa ritorno all’antico, all’epoca delli dei falsi et bugiardi che il cattolicesimo aveva fatti tutti fuori, non sempre con le armi della carità e della persuasione. Il “nuovo” umanesimo propugnato dal Vaticano è in realtà il nessun umanesimo. Ma di queste cose in fondo a chi importa qualcosa? Ne sono convinti gli stessi organizzatori dei vari convegni. Altrimenti non avrebbero osato sfidare la comune intelligenza.

Un “nuovo” umanesimo dunque, e in aggiunta per l’Europa. Ma quale il modello? Quello di Giordano Bruno che fu arrostito in nome della Fede nel 1600 in Campo dei Fiori? O quello di Galileo Galilei che per non finire arrostito come Giordano Bruno preferì abiurare nel 1630 quelle verità scientifiche che lui sapeva incontrovertibili? O l’umanesimo di quanti innumerevoli, non essendo né Giordano né Galileo, valutarono da allora in poi che la pelle e la pagnotta vale più di ogni altra cosa? Questo genere di umanisti erano largamente presenti ai convegni vaticani. Ed è a questo su questo “nuovo” umanesimo che il Vaticano punta le sue carte. Ma si tratta appunto di un’antitesi e di una negazione dell’unico umanesimo veramente esistito e che per qualche tempo ha fatto grande l’Italia e l’Europa, quella stessa Italia e quell’Europa che oggi è un misero simulacro di ciò che fu e non potrà più ritornare ad essere in un mondo che vede sulla scena ben altri soggetti. Non ci vuole molto a capire il disegno politico nascosto dietro tante dotte relazioni che quanto più si concentrano sullo spicchio loro assegnato tanto meno si curano del disegno generale in cui quello spicchio viene collocato. I singoli relatori possono in tal modo illudersi di aver fatto opera di scienza e di poter stare alla pari con gli altri colleghi che sanno guardare al di là del frammento, scorgendo l’insieme in cui quello spicchio è da altri collocato.

Mi dispiace per mio cugino a cui voglio sinceramente del bene, ma ho temuto per lui. Sono stato quasi sempre zitto durante il convegno, per non fare proprio io il guastafeste. Ma almeno qui dalla mia scrivania posso dire quel che penso ai miei Cinque lettori. Questo me lo deve concedere. Ho accettato volentieri il suo invito all’Udienza, perché da quando abito in Roma non ero mai entrato nella sala Nervi del Vaticano e non ho mai assistito ad una scena come quella che ho visto. Se Dante Alighieri è andato all’Inferno, io posso pur andare il Vaticano. Ma ecco che proprio nella sala Nervi mi è subito venuto alla mente una scena infernale. Un tempo mi dilettavo di film dell’orrore. Non me ne perdevo uno. Proprio in uno di questi, di cui non ricordo altro che una singola scena, mi impressionò un complesso marmoreo popolato di figure e volti umani. La sala in cui il complesso marmoreo del film si trovava era contigua ad una specie di locale notturno, frequentato da peccatori e peccatrici. Ogni tanto qualcuna di queste veniva invitata nella stanza attigua. Succedeva quel che succedeva e poi in ultimo il complesso marmoreo si animava, apparendo una figura diabolica che divorava la peccatrice, la ingoiava letteralmente e poi quel che ne rimaneva formava una parte del complesso marmoreo che così risultava animato da un nuovo elemento, un nuovo particolare. La sala Nervi ha nel suo sfondo un complesso scultoreo che in effetti dovrebbe essere una Resurrezione, ma che mi ha fatto pensare ad una ben diversa Resurrezione, presente nella scena del film di cui non ricordo altro. Suppongo che Gesù Cristo, ossia quella figura che appare a chiunque legga il Vangelo non guidato dalle mani esperte di filologi e teologi, in quella sala abbia in realtà poco a che fare e sarebbe subito scappato via. Per motivi prudenziali mi sono tenuto in fondo alla sala ed il più vicino possibile alla porta di uscita. La cerimonia si è conclusa con un baciamano distinto per gerarchie. Ho riconosciuto tra i tanti che hanno baciato la mano al pontefici alcuni e tra questi ahimé anche mio cugino. Ma naturalmente è soltanto una fantasticheria. La realtà per fortuna è assai diversa dai miei ricordi di vecchi film dell’orrore.

RASSEGNA STAMPA COMMENTATA

Ognuno di noi percepisce in un certo modo gli eventi a cui partecipa. Esiste poi un ceto professionale, quello dei giornalisti, il cui compito è quello di riportare ad altri notizia di ciò che succede nel vasto mondo. Se la notizia riportata è costretta a confrontarsi con una conoscenza dei fatti che è già in parte posseduta da chi legge un giornale, allora diventa subita manifesta una possibile diversa interpretazione. Se chi riceve la notizia non ha nessuna altra possibilità di riscontro, allora diventa più difficile farsi un’idea approfondita dell’evento narrato. In realtà, non esiste nessuna notizia senza la sua interpretazione. I fatti da soli non parlano. Hanno necessariamente bisogno di essere interpretati dalla mente umana. L’interpretazione è tutto. La chiesa cattolica conosce ciò assai bene e per questo rivendica a se soltanto il diritto all’interpretazione ed all’attribuzione di senso alle parole ed agli eventi storici. L’umanesimo aveva rivendicato per ogni uomo il diritto all’interpretazione ed al pensiero. Molti che così la pensavano finirono sul rogo, o in prigione, oppure furono distrutti nello loro basi di esistenza materiale. Gli uomini non sono puri spiriti, ma hanno bisogno di mangiare, bere, dormire, vestirsi, abitare, ecc. La Chiesa lo sa bene.

1. Un umanesimo episcopale. La verità ed il contenuto informativo dell’articolo è tutto contenuto nelle prime tre righe: «Aperto ieri a Roma l’Incontro europeo dei docenti universitari, promosso dalle Conferenze episcopali del continente. Alla Lateranense, autorità politiche e religiose. La riflessione del cardinale Ruini sull’umanesimo cristiano». Se avessi ben considerato ciò dall’inizio, non avrei perso del tempo con un’iniziativa che in realtà come “docente universitario” autenticamente laico, non mi riguarda affatto. Sono stato tratto in inganno dal nome della mia università aggiunto alla lista delle università promotrici. La mia università è stata comunque coinvolta ed io non potevo starmene in disparte, pur nella parte che mi compete e che si riassume fondamentalmente nella mia libertà di pensiero e nella mia valutazione critica dell’evento. La mia Facoltà organizzava in Pomezia nello stesso tempo un convegno sull’ordine pubblico e sui problemi della sicurezza. In sua rappresentanza, non formalmente delegata, sono stato altrove in missione. La pretesa ecumenica dei cattolici induce qualche volta alla confusione e all’equivoco. Hanno scritto “docenti europei”, ma bisognava aggiungere: “di catechismo”. Evidentemente in Vaticano hanno pensato di poter organizzare un Family Day della Cultura. Ma non è la stessa cosa.

2. L’umanista Ruini su oggetto e soggetto. Non potevano mancare le banalità episcopali di Ruini. Egli dice che l’uomo rischia di essere oggetto nella società contemporanea. Affinché ciò non accada si leva alto il suo magistero: l’uomo è soggetto. Viene da pensare quanto volte nella pratica corrente della chiesa istituzione l’uomo non sia invece reso “oggetto” proprio da chi predica bene e razzola male, secondo un modo abituale di dire. Non mi lascio andare ad esempi che sarebbe innumerevoli. La relazione di Ruini non poteva essere più banale. Me la sono risparmiata perché stavo altrove. Ma in fondo Ruini a chi ha parlato? Chi era veramente il suo destinatario? E che cosa ha inteso ribadire con il suo discorso? Pensando alle ultime vicende referendarie, o al Family Day, è come se avesse lanciato una sfida e un anatema ai dissenzienti: noi siamo qui, pronti ad ostacolarvi nel vostro “umanesimo”. A noi tocca dire che è umano o non umano. Questo è il nostro potere e il nostro dominio. Altri Giordano Bruno finiranno sul rogo, oggi come ieri. A cambiare saranno le forme, non la sostanza.

3. Il papa che detta la linea. Come docente, modesto quanto si vuole ma libero più di ogni altro, respingo al mittente il messaggio. Non è lui che può dirmi cosa posso e debbo fare. A mio avviso, lui farebbe una gran cosa se tacesse in ambiti che non gli sono propri. I valori dell’umanesimo si sono sviluppati in netta antitesi al dogmatismo cattolico, il cui scopo è la preservazione della più antica forma di dominio dell’Occidente. In realtà il papa non ha assolutamente nulla da dire ad un modo che vede l’uomo fatalmente al centro del suo destino. Anzi, con la sua dottrina della natalità illimitata (divieto di ogni politica di controllo delle nascita) la chiesa cattolica contribuisce alla rovina di questo mondo. Se il sapere scientifico ha potuto svilupparsi è stato contro e malgrado il cattolicesimo. Certo, il papato punta al controllo di tutte le istituzioni educative ed universitarie. Sarà loro concessa quella libertà che non tocca gli equilibri di Fede e Ragione, ossia di una ragione scientifica e filosofica saldamenente asservita alla Fede, che non è assolutamente la religione o la religiosità, ma l’edificio dogmatico che consente il protrarsi nei secoli di una formidabile struttura di potere. Purtroppo molti docenti, ma per fortuna non tutti e neppure la maggior parte, si prestano ai disegni egemonici del papato sulla sovrastruttura culturale ed educativa.

4. Globalizzazione e umanesimo. Se fossi andato al convegno tematico organizzato dall’amico e collega Parlato, della cui carriera mi compiaccio, mi sarei trovato in un ambito disciplinare più vicino, ma avrei sofferto di più e non avrei avuto magiore libertà di parola, peraltro inutile davanti ad un’operazione culturale maggiormente inutile e tutta volta alla celebrazione della potenza episcopale. Poiché non vi è dubbio, che si tratta di un’operazione volta a consentire agli episcopati nazionali di mettere le mani sugli assetti organizzativi di una costruzione europea che diventa anno dopo anno sempre più deludente e che si conferma come una conservazione di antichi equilibri di potere e di antichi privilegi. Parlato ha usato un aggettivo in sè illuminante: noi siamo in un’epoca “postliberale”. E dunque il “nuovo” umanesimo, cui aspira la chiesa cattolica, è l’umanesimo di un’epoca post-liberale, cioè un non-umanesimo poichè non si può storicamente disgiungere l’umanesimo dall’idea di libertà. Questa idea è sempre stato intrinsecamente ostile al cattolicesimo. Se oggi gli alti prelati nelle loro prediche prive di contenuto possono oggi anche usare la parola “libertà”, è solo perché ne è stato sterilizzato ogni significato pericoloso e destabilizzante.

5. I numeri. A fronte di 2500 docenti venuti da 44 paesi la sola università università di Roma La Sapienza conta quasi 5.000 docenti strutturati. Una struttura come il Vaticano può certamente permettersi uno sforzo del genere, ma di “europeo” e di “umanesimo” io ho visto assai poco. Et de hoc satis!

6. Mirabelli e la rimonta cattolica. Lo sforzo organizzativo del “Family Day Scolastico” diventa sempre più esplicito. Si parte dall’ecumenismo per arrivare al catechismo cattolico. Vi è da augurarsi che un’Europa confessionale non veda mai la luce. Sarebbe ancora più opprimente di quella attuale.

sabato, giugno 23, 2007

La “costituzione tradita”: audio del convegno costitutivo del Comitato per la libertà di pensiero

Versione 1.2

Sabato scorso, 16 giugno 2007, si è svolto in Teramo il convegno organizzativo del “Comitato contro la repressione della libertà di parola”. La dizione ufficiale non è ancora definitiva. Sono disponibili le registrazioni degli interventi e fra le altre anche della mia. Non ho parlato da oratore, ma a braccio, imitando molto lo stile Di Pietro, che trovo molto comunicativo. Mi è parso infatti che il pubblico abbia gradito lo stile sgangerato ed improvvisato, ma soprattutto mi è parso attento a ciò che avevo loro da dire. Dovevo parlare 20 minuti ed ho invece toccato i 30 minuti. Potete ascoltare il convegno qui di seguito, cliccando su ogni singolo nome.


Successo del convegno
“La costituzione tradita”,

svoltosi in Teramo, sabato 16 maggio 2007,
dalle ore 17 in poi

Il convegno “La Costituzione tradita” si è svolto con successo il 16 giugno scorso. In una sala gremita dell'Hotel Abruzzi di Teramo si sono avvicendati tutti gli oratori del programma, a cominciare dal magistrato Agnoli e dall’avv. Sinagra. Il dibattito si è prolungato per più di 4 ore.

Gli interventi audio

Francesco Mario Agnoli, magistrato
Augusto Sinagra, avvocato, ordinario di Diritto Internazionale nell’Università di Roma La Sapienza
Claudio Moffa, coord. master Enrico Mattei in Medio Oriente

Antonio Caracciolo, docente di Filosofia del diritto nell’Università di Roma La Sapienza
Mauro Manno, docente master Enrico Mattei in Medio Oriente
Emanuela Irace, giornalista, consulente ISIAO
Luigi Copertino, Associazione Identità Europea (Abruzzo)
Claudio Mutti, Ediz. del Veltro, Parma
Emanuele Montagna, Faremondo, Bologna
Giacomo Meschini, sindacalista
Antonio Fadda, Roma
Alessandro Angelucci, Identità Europea (Abruzzo)
Peppe Roscioli, Comitato contro la repressione della libertà
di parola e di pensiero




Clicca qui per iscriverti a Civium_Libertas
Clicca qui per iscriverti a Civium_Libertas

I diritti umani secondo Angelo Pezzana e la sua “Informazione Corretta”

Versione 1.0

Sto per andare dal papa che concede Udienza ai docenti europei riuniti in Roma in occasione di un mega convegno a Cinquant’Anni dai Trattati istitutivi dell’Europa comunitaria. Sapendo come la penso, il cugino che mi ha invitato all’evento, mi ha solo raccomandato di non mettermi a discutere anche con il Papa. Di certo non avrei nessuna intenzione di mettermi ad insegnare il Catechismo al Papa. È invece quello che fa Pezzana e la sua sua squadra di Corretti Informatori Filoisraeliani con l’ONU. Non è la prima volta che l’ONU condanna Israele per violazioni innumerevoli, salvo poi ad invocarla quando ritorna utile, come quella volta che mi sono sentito dare dell’«uomo delle caverne», in occasione della presentazione del libro di Ottolenghi, perché non tenevo conto del riconoscimento dato dall’ONU alla nascita dello Stato d’Israele.

(segue)

giovedì, giugno 21, 2007

Israele, ossia uno stato alla nitroglicerina

Versione 1.4

«Associare allo Stato d’Israele gli aggettivi
“ebraico” e “democratico” equivale
a produrre nitroglicerina:
il paese è la versione contemporanea
della Germania degli Anni ’30».
La citazione è di Avraham Burg ed è presa da Francesca Paci sul sito dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. Devo premettere che mi trovo costretto mio malgrado e recalcitrante ad interessarmi di cose “ebraiche” o “israeliane”. Si tratta di una nuova “questione ebraica” che in un modo o nell’altro finisce per coinvolgerci tutti nostro malgrado. In particolare, io mi sono trovato inaspettatamente ad essere attaccato nell’esercizio della mia libertà di pensiero in modo ignobile dalla cosiddetta “Informazione Corretta”, il cui ispiratore Angelo Pezzana apprendo essersi trovato oggi in Torino al palazzo della regione in una riunione pubblica, indetta al lodevole scopo di discettare sulle risorse finanziarie del master diretto dal prof. Moffa nell’università Teramo, fatto oggetto di una raccolta di firme. Allo stesso modo in cui in Israele si discute di come si può colpire Burg, negandogli la sepoltura in terra sacra d’Israele, con la stessa mentalità in Torino si discute di come tagliare le gambe ad una legittima e pacifica iniziativa culturale-accademica nella piccola città di Teramo. Ma è questo l’ebraismo e la natura ebraica?! Mi riferiscono che alla riunione era presente il noto Mantelli oltre al semiologo Ugo Volli e che l’oggetto principale era appunto ciò che succede in quel di Teramo. Si sarebbe discusso anche dell’uso legittimo della lingua italiana, della strategia per eliminare dall’uso linguistico stilemi non graditi alle comunità ebraiche d’Italia. Vorrebbero decidere quali espressioni i parlanti italiani possono usare o non usare. Qualcosa di simile succedeva in Italia durante il fascismo circa il buon uso della buona lingua italiana. Non ero però presente e non voglio dare dettagli che possono rivelarsi inesatti. Importa sapere che si sono riuniti in un edificio della regione Piemonte, mentre il nascente Comitato contro la repressione della libertà di pensiero si è riunito in Teramo nella sala di un albergo, alla cui spesa hanno partecipato i numerosi cittadini presenti. Se mi è lecito dare un giudizio sul sito “Informazione Corretta”, credo che possa ben essere definito come un gruppo di sostegno in Italia alla causa di Israele. Vado sul leggero, pacifico, incontestabile. Giudizi più pesanti li esprimo in privato, fra amici e senza autorizzazione alla ulteriore divulgazione.

I miei migliori avvocati e difensori sono numerosi ebrei di cui spesso sento per la prima volta il nome, come appunto questo di Avraham Burg, ma posso aggiungere Norman G. Finkelstein, o per alcuni aspetti Sion Segre Amar, Sergio Luzzatto, Ariel Toaff. Ebrei autentici con cui mi trovo concorde su questioni interpretative della storia contemporanea. La manovra di altri ebrei con i quali fieramente dissento consiste invece nel far passare per antisemiti, nazisti e fascisti quanti dissentono dalle loro opzioni politiche e peggio ancora dai loro disegni liberticidi, come è accaduto nella piccola Teramo. Sono fermanente convinto che oggi non esista e non sia più possibile un antisemitismo di tipo nazista, il cui fenomeno ha ormai unicamente interesse storico. È probabile che si origini un ben diverso genere di antisemitismo, che godrebbe però della stessa liceità dell’antinazismo. Ciò equivale ma solo per proprietà transitiva a dire che la politica odierna di Israele è assimilabile alla politica nazista degli anni Trenta. Non lo dico io. Lo dice l’ebreo “blasonato” contro cui si scaglia Francesca Pace. Io lo posso pensare e lo penso del tutto autonomamente, ma trovo confortante che a dirlo sia un “ebreo blasonato” come il detto Avraham Burg, fino ad oggi a me del tutto sconosciuto e da oggi oggetto di studio.

Di tutta la faccenda a me interessa l’equiparazione fra sionismo e nazismo in quanto posta da un ebreo insospettabile. I musulmani italiani nella scorsa estate in un pubblico manifesto avevano detto la stessa cosa, ma sono seguite reazioni furibonde ed il ministro Amato – l’uomo del prelievo fulmineo dai conto correnti degli italiani, per non dire d’altro – ha imposto ai poveri musulmani le forche caudine di una “carta dei valori” da lui dettata. In ultimo, il presidente Napolitano ha proclamato i modo sconcertante che non si può criticare il sionismo perché sarebbe come fare dell’antisemitismo. Adesso ritorniamo in alto mare. È mia convinzione che il senso strumentale dell’operazione Olocausto sia un attentato alla soggettività politica degli stati usciti sconfitti dalla seconda guerra mondiale. Non è la teoria del complotto poiché qui non si tratta di nessun complotto. Mi trovavo in un istituto tedesco di ricerca e la mia attenzione cadde su un documento nazista in cui si avvertivano i destinatari che la guerra in atto era essenzialmente una guerra ideologica che riguardava la concezione del mondo. La stessa guerra veniva combattuta in Washington, Mosca, Londra. Quella guerra ideologica continua fino ai giorni nostri e gli ebrei o israeliani ne sono un potente veicolo con il loro mito fondativo dell’Olocausto. Con la teoria del complotto, imputata a soggetti come Faurisson ed i cosiddetti negazionisti, si richiamano vecchi motivi antisemiti sugli ebrei che vogliono dominare il mondo. Se dietro agli israeliani di oggi non ci fossero gli USA e la potente lobby ebraica americana, gli israeliani sarebbe già su barche e mezzi di fortuna per raggiungere i paesi occidentali da cui sono partiti all’inizio della loro avventura coloniale. Di tutto ciò Avraham Burg offre autorevole conferma. Per questo mi sembra interessante leggerlo e seguirne gli sviluppi.

RASSEGNA STAMPA COMMENTATA

Non vi è molto su questa notizia sconcertante e non credo che vi sarà molto. È facile che ne venga ridotto l’impatto mediatico. Infatti, mentre un comune cittadino può essere facilmente diffamato e tacciato di antisemita, non è possibile fare lo stesso con Burg. Ecco allora la teoria dell’«ebreo che odia se stesso», una cavolata che però deve essere studiata nella sua genesi e nei suoi sviluppi. Volendo fare ciò, cercherò di raccogliere una esauriente rassegna stampa, anche internazionale, sul caso Burg. I Lettori interessati alla ricerca faranno bene a ritornare periodicamente a questa pagina. Gli eventuali aggiornamenti potranno comprenderli dal numero della versione, in alto a sinistra.

1. Informazione Corretta disinforma. Nel sito la notizia è ripresa da Informazione Corretta che a sua volta la riprende da Repubblica. In questo passaggio i Corretti Informatori modificano il titolo originale dando la loro “corretta” informazione ed introducendo nel titolo la teoria dell’odio sopra spiegata. Gli ignari commentatori del sito secondario sopra linkato per prima cosa fanno osservazioni sul titolo. Anche io sono intervenuto con un mio commento per spiegare l’equivoco in cui erano incorsi i non attenti lettori. Il mio commento è stato pubblicato.

2. Ti pareva! Chi non è con, è contro: commento di Deborah Fait. Intanto cerchiamo di sapere chi è costei. Esiste una scheda Wikipedia su Deborath Fait e ha perfino un blog, sul quale però non andremo a molestarla. A noi basta capire come funziona il suo cervello e dove batte il suo cuore. L’articolo di Deborah, anche lei una “figliadi” non meno di quanto Burg sia “figliodi” suo padre ed ognuno di noi sia necessariamente nato da un padre ed una madre, è niente di più ed oltre che una sequela di insulti che in nulla toccano il personaggi fino a qualche giorno addietro a me del tutto ignoto, anche se suo padre era un pezzo grosso israeliano e lui stesso abbia ricoperto cariche. Vivendo io in ben altra latitudine, figuriamoci quanto queste cose possono interessarmi o riguardarmi. Anzi non vorrei saperne per nulla, se non fosse stato aggredito nella mia quiete domestica. Io stesso – come sanno i miei Cinque lettori – vado criticando personaggi come Nirenstein, Ottolenghi, Panella, Magdi Allam. Ma se mi limitassi ad insultarli, o meglio a manifestarne la poco stima, avrei perso il mio tempo e quello degli altri che mi prestano una qualche attenzione. Una critica deve cogliere sempre qualche aspetto essenziale che sia rilevante per gli altri, per la funzione sociale che ognuno di noi occupa. Dire in pubblico di una persona che è brutta o bella ha poco senso. Dire che ci è simpatica o antipatica ancora meno. Ha invece senso una critica che tocca aspetti essenziali per ciò che riguarda la sua relazione con altri. Tutti siamo in un modo o nell’altro collegati con tutti gli altri. Non insisto oltre su ciò. A differenza di ciò che Deborah non dice, la posizione di Avraham Burg che scopre dall’interno ad esempio il “nazismo” israeliano significa che d’ora in poi nessuno potrà mettere in galera un non-ebreo che pensa le stesse cose di Avraham. Le sue analisi della realtà israeliana non sono da uno che ad esempio come me non solo non ha mai messo piede in Israele, ma probabilmente mai ce li metterà nel resto della sua vita. Sono critiche ad Israele di uno che sa le cose di Israele. Deborah Fait, che è pure una “figliadi” in quanto organicamente collegata all’entità politica Israele avrebbe potuto utilmente ed efficacemente attaccare e criticare Avrahm Burg nel merito delle sue tesi. Ma di questo nel suo articolo, originale per "Informazione Corretta", non si trova nulla. Si trovano solo insulti che in un certo senso restano al mittente. L’unica cosa che riesce a fare in positivo è di contrapporre all’ebreo Avrahm Burg l’arabo Magdi Allam, la cui superficialità e faziosità è cosa che appare in tutta evidenza. Vuol proprio dire che Deborah non ha nulla da dire e che quelli di “Informazione Corretta” non hanno trovato niente di meglio da contrapporre a chi ha scoperto cose di cui non vi è nulla da vergognarsi a dirle. Per la verità io ho sempre pensato agli ebrei solo come a concittadini non diversi da quelli di religiose musulmana, cattolica, valdese, indù, ecc. Per me esiste solo lo status di cittadinanza italiana ed è del tutto secondaria ed irrilevante l’appartenenza religiosa. Se però gli ebrei italiani, pensano di non essere italiani, ma qualcosa d’altro e magari di contrapposto all’essere italiani, allora la cosa non può non preoccuparmi. Giuliano Ferrara, anche lui un “figliodi” può fare il tifo per chi vuole, ma se vuol partire in guerra contro l’Iran, lo faccia lui: se vi ci muore, non andrò a celebrarlo come un caduto italiano, un eroe della patria.
Il fatto che Avraham Burg torni ad essere cittadino francese, con diritti pari a quelli di ogni altro francese, è l’unica condizione possibile per un ebreo di stare in un paese europeo. Se poi invece stando in Europa, vuol fare la quinta colonna del dubbio Stato di Israele, io non posso sentirmi in alcun modo obbligato a fare la guerra a fianco di Israele contro tutto il mondo arabo che evidentemente qualche problema con Israele lo ha. Se Israele fino dalla sua dubbia fondazione come Stato non è stato capace di stabilire relazioni pacifiche con il mondo arabo, se non è stato capace di farsi riconoscere innanzitutto dagli arabi la loro legittimità ad esistere in quanto stato, non in quanto persone che hanno in tasca il passaporto dei paesi da cui sono venuti, allora il problema è delle tante Deborah che pensano che a questo mondo si possa vivere in permanenza con il fucile puntato contro qualcuno o nel timore che l’altro ti spari per primo. Questo non è un vivere civile! Per concludere, Avraham Burg è per me oggi significativo in quanto ripete quello che oltre sessant’anni fa aveva detto uno dei fratelli Rosselli, e cioè che lui era innanzitutto italiano e solo dopo anche un ebreo. Questo evidentemente Deborah Fait, “figliadi” ed amica di Giuliano Ferrara, non lo ha capito, non lo vuol capire, non lo capirà mai.