domenica, luglio 29, 2007

Nuovo appello contro le liste di proscrizione redatte da Magdi Allam

Versione 6.4
(testo in progress)
- Questo post viene trasferito nel nuovo blog collettivo:
Civium Libertas,
dove proseguono gli aggiornamenti e la rassegna stampa commentata.

Sommario: 1. Prologo. – 2. Un appello contro le liste di proscrizione di Magdi Allam: testo di adesione apparso su reset. – 3. Adesioni già raccolte in Reset. – 4. Supplemento di Adesioni qui raccolte: testo eplicativo. – 4a. Elenco alfabetico aggiornato. – 5. Rassegna stampa commentata: 5.1. La dottrina di Bush in soccorso di Magdi Allam. – 5.2 Scritto da Paolo Branca in difesa di Massimo Campanini. – 5.3 Senza peli sulla lingua: Magdi è fazioso. – 5.4 Quando si parla di spazzatura. – 5.5 I docenti sabotatori nella manipolazione mediatica. – 5.6 Polemica Bidussa/Battista su Magdi Allam. – 5.7 Lettera pubblica di Massimo Campanini sul libro di Magdi Allam. – 5.8 Le sciocchezze emiliane del camerata Eboli. – 5.9 “Sciocco” “furbastro" e qualcosa di peggio ancora. – 5.10 Il mantelliano o pezzaniano Frassinetti esce allo scoperto. – 5.11 Non poteva mancare donna Fiammetta. – 6. ESTRATTI da “Viva Israele” con mio commento. – 6.1 Una cinquantina di paesi musulmani. – 6.2 Magdi si istruisce al museo dell’Olocausto in Gerusalemme. – 6.3 Le infamie contro Massimo Campanini e le liste di proscrizione prossime venture. – 6.4 L’»ideologia della morte« in Magdi Allam . – 6.5 Il vocabolario di Magdi Allam. – 6.6 Il diritto di Israele ad esistere. – 6.7 La rete di Magdi Allam. 7. Adesioni a Civium Libertas: Comitato per la libertà di pensiero e di ricerca.

1.
Prologo


Finalmente riesco a leggere il testo “Reset” di cui avevo sentito parlare ma che non avevo visto. Posso ora dire che quanto è successo in Teramo con la chiusura di un master universitario è una prima applicazione del clima creato dal libro di Magdi Allam e da altri strettamente collegati secondo un piano strategico che ha il suo centro direzionale all’estero. Dalla solita “Informazione Corretta”, specializzata appunto in liste di proscrizione, era parso che l’Appello fosse stato redatto personalmente contro Magdi Allam, che certamente non gode di universale stima e simpatia. Sembrava addirittura che si volesse attentare alla sua eroica vita spesa in sostegno delle sante ragioni di Israele. Al contrario si tratta di un Appello contro le liste di proscrizione e di diffamazione che proprio Magdi Allam ha idealmente compilate ed alle quali per cultura e formazione spirituale sono associabili quanti attraverso i media puntano ad un coinvolgimento bellico dell’Italia. A seguito di una raccolta di firme da un server dell’Università di Torino episodi di violenza squadristica di stampo fascista, ad opera di sedicenti “ebrei romani”, si sono verificati nella cittadina di Teramo, la cui università è stata addirittura chiusa dal rettore. Bene ha fatto Brunello Mantelli, principale responsabile di detta raccolta di firme, a dire con la sua propria bocca che non c’entrava nulla con questo Appello: non avrei potuto firmarlo io, se appena avessi letto il suo nome e non avrei creduto neppure alla serietà dell’Appello. Quindi, l’unica violenza che finora è possibile registrare è quella sopra indicata, certamente non imputabile a “collusioni con il mondo islamico”.

Sono pertanto lieto di apprendere che lui con questo appello indetto da Reset proprio non c’entra. La sua specialità sono infatti gli Appelli per far chiudere corsi universitari, dove non insegnino docenti di provata fede olocaustica e filoisraeliana: infatti, “pullulano” – come dice Magdi – di docenti collusi con l’islamismo e magari fabbricano pure bombe dentro le università. Una simile mancanza di spirito critico è certamente un derivato della religio holocaustica, che ha ispirato una raccolta di firme che ha gravemente limitato le libertà accademiche nell’università di Teramo, dove si è perciò costituita un’apposita Associazione per la difesa della libertà di pensiero e di ricerca, dalla quale per Statuto sono esclusi i firmatari dell’Appello Mantelli, che per due volte è stato respinto da Civium_Libertas, dove avena tentato di introdursi. Troppi e con troppa disinvoltura sono abituati a firmare ogni sorta di appello, anche l’un l’altro contradditorio. Forse si tratta di un bisogno maniacale di pubblicità.

La maggiore opposizione a Reset viene forse “Informazione Corretta”, la cui funzione è tutta nello spirito di Magdi Allam, come può ben apprendere chi si mette a monitorare il sito filoisraeliano per qualche settimana: la faziosità dell’informazione che sfacciatamente si pretende «corretta» è tale da mettere a dura prova il sistema nervoso pure dei santi. L’Appello di Reset per come da me letto ed interpretato non è un appello contro la persona fisica di Magdi Allam (dio l’abbia in gloria) ma contro le sue sfacciate, illiberali, faziose ed ottuse iniziative dove addirittura pretendere di coinvolgere il buon nome dell’Italia e degli italiani, lui che in Italia ha fatto la sua fortuna ma non la nostra. L’ultima sua carnevalata sulla sua pretesa di salvare i cristiani è stata da me fustigata in uno specifico articolo con titolo: Salviamo i cristiani... da Magdi Allam. Ma il suo contestato libro è pure da me inserito in un capitolo della mia critica alla recente letteratura filoisraeliana, insieme ai volumi di Nirenstein, Panella, Ottolenghi, Informazione Corretta, L’occidentale, Ragionpolitica.it.

Posso dimostrare al gruppo di Reset che i piani teorizzati da Magdi Allam e concertati fra soggetti ormai individuati ed individuabili hanno portato alla diffamazione del master mattei ed ai gravi episodi di illiberalità svoltisi in Teramo. Si tratta del primo caso di una lunga serie se non ci si organizza per un’immediata e ferma resistenza, dove le inevitabile differenze individuali fra studiosi siano superati dalla comune necessità della garanzia costituzionale per tutti degli artt. 21 e 33 della costituzione. Per questa ragione il Comitato per la libertà di pensiero e di ricerca considera incompatibili con il proprio Statuto i firmatari della Bolla Mantelli, tutti nello spirito di Magdi Allam ed Informazione Corretta, mentre si riconosce nelle posizioni del manifesto di Reset. Vedrebbe di buon occhio una possibile collaborazione in difesa delle libertà costituzionali, specialmente quelle sancite agli artt. 21 e 33. Ad un Manifesto così redatto darò volentieri la mia adesione, anche fornendo un’articolata motivazione.

Le firme di quanti liberamente vogliono aderire all’Appello di Civium Libertas non sono da noi distinte a seconda della loro “quidditas”, secondo il modo di ragionare di un esecrabile individuo che non voglio nominare. Tutti i cittadini, anche i più poveri, emarginati e perfino analfabeti, hanno sacrosanto diritti ai beni protetti negli artt. 21 e 33. Ne hanno più diritto di tutti i Rettori d’Italia, i quali hanno titolo e legittimazione ad esistere solo se dimostrano di essere i più gelosi custodi e difensori di quei diritti in nome e per conto del popolo italiano, cioè di tutti i cittadini, anche non laureati e con la sola scuola dell’obbligo e perfino senza quella. Il mio pensiero va ora ad un anziano analfabetico, da me conosciuto e la cui saggezza, fatta di profonda eticità, mi lasciò estasiato ed al cui confronto non reggono molti lodati, tronfi e pomposi Accademici, dei cui meriti taccio.

Antonio Caracciolo

Sommario
* * *

2.

Un appello contro

le liste di proscrizione di Magdi Allam

ovvero

«No al giornalismo tifoso»

Senza entrare nel merito delle accuse specifiche rivolte nell’ultimo libro di Magdi Allam a singoli colleghi noti a chiunque si interessi di questioni relative al Medio Oriente e all’islam non solo come ricercatori seri e qualificati, ma persino come persone coinvolte in svariate forme di impegno civile, intendiamo protestare fermamente davanti alla sfrontatezza di chi afferma che le università italiane «pullulano» di docenti «collusi con un’ideologia di morte profondamente ostile ai valori e ai principi della civiltà occidentale e all’essenza stessa della nostra umanità».

Ci pare davvero eccessivo che quanti, in sede di dibattito scientifico e civico, esprimono posizioni differenti da una pretesa unica «verità interpretativa» divengano automaticamente estranei a universali valori di civiltà o, addirittura, alieni dalla comune umanità. Una tale impostazione non solo è lontanissima dallo spirito e dai valori di una democrazia costituzionale – e molto più in linea con ideologie totalitarie – ma si pone anche a siderale distanza dal senso critico che sta alla base della ricerca storica e scientifica e dalla stessa, difficile ma essenziale, missione dell’informazione giornalistica in una società plurale. Tutto ciò rischia di contribuire, purtroppo, al preoccupante imbarbarimento dell’informazione in un paese come il nostro che già si trova a pagare un prezzo troppo alto alle varie forme di partigianeria che lo travagliano. Già abbiamo visto sentenze discutibili coinvolgere colleghi noti per la loro serietà ed equilibrio nell’affrontare il tema dell’islam, con addirittura condanne penali che prevedono la pena detentiva.

Il giornalismo rischia di cadere in una logica da tifo calcistico piuttosto che analitica e razionale, soprattutto quando si toccano temi delicati e sensibili come quelli religiosi e, in particolare, relativi all’islam ed alle questioni legate all’area medio-orientale. La libertà di ricerca ne paga il prezzo, schiacciata tra opposti estremismi interpretativi, e non solo. Ci auguriamo che tali tendenze trovino presto voci più equilibrate e meno partigiane a contrastarle, e che queste trovino a loro volta ascolto nel mondo dell’informazione, in quello politico, in quello culturale e in quello religioso.


Sommario

3.

Le adesioni

Paolo Branca, David Bidussa, Giancarlo Bosetti, Enzo Bianchi, Gadi Luzzatto Voghera, Angelo d’Orsi, Paolo De Benedetti, Nasr Hamid Abu Zayd, Nina zu Fürstenberg, Giovanni Miccoli, Marco Varvello, Alberto Melloni, Agostino Giovagnoli, Ombretta Fumagalli Carulli, Patrizia Valduga, Michelguglielmo Torri, Pippo Ranci Ortigosa, Anna Bozzo, Dario Miccoli, Isabella Camera D’Aff l i t t o, Francesca Corrao, Ugo Fabietti, Sumaya Abdel Qader, Diego Abenante, Giorgio Acquaviva, Roberta Adesso, Claudia Alberico, Marco Allegra, Massimo Alone, Daniela Amaldi, Maurizio Ambrosini, Sara Amighetti, Lubna Ammoune, Michael Andenna, Giancarlo Andenna, Carlo Annoni, Caterina Arcidiacono, Barbara Armani, Monica Bacis, Pier Luigi Baldi, Anna Baldinetti, Giorgio Banti, Gianpaolo Barbetta, Roberto Baroni, Elena Lea Bartolini, Annalisa Belloni, Giovanni Bensi, Michele Bernardini, Giovanni Bernardini, Francesca Biancani, Giovanna Biffino Galimberti, Valentino Bobbio, Giuliana Borello, Franco Brambilla, Daniela Bredi, Alberto Burgio, Paola Busnelli, Maria Agostina Cabiddu, Fabio Caiani, Alfredo Canavero, Paolo Cantù, Fanny Cappello, Franco Cardini, Paola Caridi, Lorenzo Casini, Fabrizio Cassinelli, Paolo Ceriani, Maria Vittoria Cerutti, Francesco Cesarini, Michelangelo Chasseur, Antonio Chizzoniti, Franca Ciccolo, Cornelia Cogrossi, Chiara Colombo, Annamaria Colombo, Silvia Maria Colombo, Alessandra Consolaro, Giancarlo Costadoni, Antonio Cuciniello, Giovanni Curatola, Irene Cusmà, Cinzia Dal Maso, Monia D’Amico, Laura Davì, Francesco D’Ayala, Fulvia De Feo, Fulvio De Giorgi, Paolo di Giannatonio, Miriam Di Paola, Rosita Di Peri, Maria Donzelli, Camille Eid, Fabrizio Eva, Guido Federzoni, Alessandro Ferrari, Valeria Ferraro, Nicola Fiorita, Francesca Flores d’Arcais, Filippo Focardi, Daniele Foraboschi, Guido Formigoni, Ersilia Francesca, Annalisa Frisina, Carlo Galimberti, Enrico Galoppini, Laura Galuppo, Antonella Ghersetti, Mauro Giani, Aldo Giannuli, Manuela Giolfo, Fabio Giomi, Emanuele Giordana, Demetrio Giordani, Gianfranco Girando, Elisa Giunghi, Carlo Giunipero, Anna Granata, Francesco Grande, Fabio Grassi, Maria Grazia Grillo, Laura Guazzone, Rachida Hamdi, Abdelkarim Hannachi, Ali Hassoun, Alexander Hobel, Giuseppina Igonetti, Virgilio Ilari, Massimo Jevolella, Massimo Khairallah, Chiara Lainati, Giuliano Lancioni, Filippo Landi, Angela Lano, Clemente Lanzetti, Paolo La Spisa, Raffaele Liucci, Claudio Lojacono, Silvia Lusuardi Siena, Monica Macchi, Paolo Maria Maggiolini, Paolo Magnone, Roberto Maiocchi, Diego Maiorano, Gabriele Mandel Khan, Patrizia Manduchi, Ermete Mariani, Annamaria Martelli, Paola Martino, Elisabetta Matelli, Vincenzo Matera, Gabriella Mazzola Nangeroni, Carlo Maria Mazzucchi, Alessandro Mengozzi, Alvise Merini, Saber Mhadhbi, Ferruccio Milanesi, Stefano Minetti, Marco Mozzati, Vincenzo Mungo, Beniamino Natale, Enrica Neri, Sergio Paiardi, Francesco Pallante, Monica Palmeri, Simona Palmeri, Maria Elena Paniconi, Irene Panozzo, Michele Papasso, Daniela Fernanda Parisi, Antonio Pe, Fausto Pellegrini, Claudia Perassi, Alessio Persic, Marta Petricioli, Martino Pillitteri, Daniela Pioppi, Paola Pizzo, Alessandro Politi, Paola Pontani, Antonietta Porro, Gianluca Potestà, Rossella Prandi, Elena Raponi, Savina Raynaud, Riccardo Redaelli, Giuseppe Restifo, Michele Riccardi, Franco Riva, Marco Rizzi, Maria Adele Roggero, Maria Pia Rossignani, Ornella Rota, Monica Ruocco, Rassmeya Salah, Ruba Salih, Brunetto Salvarani, Giovanni Sambo, Marco Sannazaro, Paolo Santachiara, Milena Santerini, Maria Elena Santomauro, Cinzia Santomauro, Giovanni Sarubbi, Federico Ali Schuetz, Giovanni Scirocco, Deborah Scolart, Lucia Sgueglia, Ritvan Shehi, Rita Sidoli, Stefano Simonetta, Piergiorgio Simonetta, Lucia Sorbera, Carlo Spagnolo, Salvatore Speziale, Stefania Stafutti, Oriella Stamerra, Giovanna Stasolla, Piero Stefani, Alessandra Tarabochia, Dario Tarantini, Maurizio Tarocchi, Andrea Teti, Massimiliano Trentin, Emanuela Trevisan Semi, Lorenzo Trombetta, Michele Vallaro, Marisa Verna, Marco Francesco Veronesi, Fabrizio Vielmini, Edoardo Villata, Franco Zallio, Patrizia Zanelli, Francesco Zappa, Luciano Zappella, Boghhos Levon Zekiyan, Ida Zilio Grandi, Raffaello Zini.

Nota: dall’elenco di Reset a me pervenuto è stato da me cancellato il solo nome di Brunello Mantelli ex sua lettera a direttore di Reset sopra linkata. Per il resto non mi ritengo autorizzato ad altri interventi, pur ritenendo qualche altro nome di dubbia coerenza, come per il caso citato e le ragioni sopra descritte. Parimenti si considerano incompatibili con il Nuovo Appello di Civium_Libertas le firme già apposte al Manifesto Mantelli. Si ritiene abbiano violato gli artt. 21 e 33 della Costituzione italiana.

Sommario

4.
SUPPLEMENTO

raccolto
da
CIVIUM_LIBERTAS

Attenzione!

Il testo di adesione è quello redatto da reset, cioè da Paolo Branca. Il mio testo introduttivo, come pure la mia rassegna stampa commentata non è impegnativa per nessuno se non per me stesso ed i relativi testi possono da me essere migliorati e modificati in qualsiasi momento, anche in seguito a critiche o proteste da me accettate e condivise. Per chi volesse aderire al Gruppo Libertas_Civium è necessario sottoscrivere il Manifesto del Gruppo ed il suo Regolamento interno. Per i firmatari della Lista Mantelli si considera incompatibile la loro adesione al Gruppo "Civium_Libertas. Comitato per la libertà di pensiero e di ricerca". L’iscrizione è per approvazione o per invito. La raccolta di firme si intende unicamente in dissenso dalle tesi e posizioni espresse da Magdi Allam ed evidenziate dal testo pubblicato in Reset. Contrariamente ad alcune interpretazioni giornalistiche tendenziose in nessun modo ed in nessun senso diretto o indiretto le adesioni si intendono rivolte contro la persona fisica di Madgi Allam ed i suoi diritti. Non è minimamente in contestazione la sua libertà di esprimere il suo pensiero e le tesi ed opzioni politiche qui non condivise per le ragioni illustrate nel testo di adesione.

Questa raccolta di firme è del tutto autonoma da Reset e può essere sottoscritta da ogni cittadino. Non ho nessun contatto con la rivista Reset e non conosco personalmente quasi nessuno dei suoi firmatari. Può perfino darsi che con loro e fra di loro esistano anche grandi divergenze al di là del testo sottoscritto e condivisibile per quanto e per come da me interpretato. Del resto, nei momenti di pericolo per la comune libertà prevalgono i motivi di unità su eventuali divergenze che nel caso specifico hanno importanza secondaria. Le firme qui raccolte si intendono quindi aggiuntive per il solo testo reso noto e sottoscritto. Mi assumo la responsabilità di certificare le adesioni, per quanto è possibile farlo per via telematica. Ognuno potrà ritirare in qualsiasi momento e per qualsiasi motivo la sua adesione. I nominativi (completi di Nome e Cognome) verranno da me disposti secondo l’ordine alfabetico. I lettori di questo mio articolo possono lasciare un commento dove possono illustrare le ragioni della loro adesione. I nomi dei commentatori verranno da me inseriti nell’elenco alfabetico. Ad essi potrò replicare e/o non pubblicarli affatto se avranno contenuti illegali o offensivi. Non inserirò sigle o nomi di organizzazioni, ma solo nomi e cognomi di persone fisiche.

*
Aderisci!
(se non funziona il vostro mailto, cliccate :
qui
o scrivete all’indirizzo
cardisem@gmail.com
per comunicare la vostra adesione con Nome e Cognome)

Elenco alfabetico al 10 agosto 2007

Antonino Amato, Michele Antonelli, Andrea Avanzi, Carlo Boccadifuoco, Michele Bonicelli, Aldo Braccio, Antonio Caracciolo, Andrea Carancini, Saverio Ciraci, Alessandro D’Alterio, Davide D’Amario, Franco Damiani, Maria Pia Di Alessandro, Domenico di Iasio, Antonio Fadda, Michele Fadda, Alberto Figliuzzi, Ugo Gaudenzi, Tiberio Graziani, Antonio Grego, Luciano Lizzi, Carla Manno, Mauro Manno, Alberto B. Mariantoni, Claudio Moffa, Claudio Mutti, Carlo Pernafelli, Vincenzo Pino, Lino Rossi, Giuseppe Roscioli, Agostino Sanfratello, Paola Santa Maria, Marco Settimini, Daniele Scalea, Susanne Scheidt, Paolo Sola, Enrico Viciconte, Eduardo Zarelli,

5.

Sommario

RASSEGNA STAMPA COMMENTATA

Questa rassegna stampa sarà lunga e costantemente aggiornata, perché il caso mi appare ora interessante. I titoli dei link sono da me rifatti con intenzione critica verso il contenuto dell’articolo. I miei commenti saranno di natura diversa a seconda dei casi. La scelta degli articoli è del tutto casuale ed è sempre attinta dalla stampa disponibile online.


Sommario

1. La dottrina Bush in soccorso di Magdi Allam. Nell’articolo si allude ad un personaggio della Cattolica di Milano, attaccato da Magdi Allam, per la cui difesa sarebbe stata redatta la lista. Non so chi sia questo personaggio, sono curioso di saperlo, ma la mia adesione per quel che vale si basa unicamente sul testo sopra riportato in evidenza con l’elenco completo dei firmatari meno uno. È mio fermo convincimento che il problema riveste carattere generale ed interessa tutte le università dove ognuno vuol sentirsi libero nell’esercizio del suo pensiero e delle sue attività di ricerca. La professione di fede olocaustica e filoisraeliana non può essere imposta come fu al tempo del giuramento di fedeltà chiesto dal Fascismo, che almeno era in nome dell’Italia. L’articolo è di Massimo Introvigne. Lo stavo leggendo per cercare di capire cosa volesse dire o dove andasse a parare, quando ho guardato la firma. È stato tutto chiaro: basta il nome per capire. Non occorre altro e soprattutto non occorre perder altro tempo. Introvigne comunque fra una sorta di identikit dei firmatari. Lo stesso mi son messo a fare io per la lista Mantelli, ma secondo qualcuno non mi sarebbe lecito farlo, soprattutto se mi accorgo di una forte presenza delle comunità ebraiche e delle organizzazioni sionisti. Un ebreo può dire di se stesso con una punto di orgoglio: “sono un ebreo”, ma se dopo che lui lo ha reso noto, un altro dice: “tu sei un ebreo”, ciò può essere tacciato come una forma di razzismo. Siamo giunti a tanta perversione del diritto. Per dimostrare quanto sono fragili e faziose le argomentazioni di Introvigne basta rilevare l’inconsistenza critica del termine terrorismo, dato come una spiegazione a prescindere quando dovrebbe essere esso stesso spiegato. Rinvio al riguardo alle prime pagine dell’ultimo libro di Domenico Losurdo sull’Ideologia dell’Impero. Aggiornamento: Introvigne, che è tutto dire, non si salva neppure lui dall’intolleranza faziosa dei Corretti Informatori, una minaccia per la pace e l’ordine pubblico del nostro paese.

Sommario

2. Scritto da Paolo Branca in difesa di Massimo Campanini. Rispetto al numero precedente posso apprendere che l’Appello è stato scritto da una sola mano e non è il frutto di una collazione di emendamenti. L’intellettuale attaccato da Magdi Allan è Massimo Campanini. Giustamente Paolo Branca ha generalizzato il problema, sganciandolo dalla persona di Campanini. Ed ho già detto che il caso Teramo rientra perfettamente nella fattispecie. Il libro di Allam non era ancora uscito. Altrimenti vi sarebbe stato un aperto riferimento alla Teheran d’Abruzzo. Di Massimo Campanini avevo casualmente comprato un libro: Storia del Medio Oriente (1798-2005), di cui mi servo per istruirmi. Con l’esperienza che mi è propria in anni di mestiere, posso dire che si tratta di un libro solido e serio, degno di uno studioso di razza. Al confronto tutta la paccottiglia sfornata a ritmo industriale e forse foraggiata dai servizi israeliani, quali sono le opere in blocco dello stesso Magdi Allam, e poi di Fiammetta Nirenstein, Carlo Panella, Emanuele Ottolenghi ed in ultimo Elia Valori, potrebbero essere tranquillamente dati alle fiamme senza nessuna perdita per la cultura che resta e supera il clamore della giornata. Una sola pagina di Campanini supera in valore tutta quella robaccia al soldo di Israele. Il link ripubblica il testo dell’Appello con la lista dei firmatari, dove però questa volta manca (per fortuna) il nome di Brunello Mantelli. Devo confessare che sarei curioso di sapere come ci sia finito. Tanto poco c’azzeccava, per dirla con Di Pietro. Ma non è vero che Paolo Branca difende solo Campanini. Nel libro di Magdi Allam è pure attaccato pesantemente lo stesso Paolo Branca.

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3. Senza peli sulla lingua: Magdi è un fazioso. A dirlo è un cantautore israeliano che considera magdi Allam più realista del re. Il libro è sbagliato fin nel titolo: “Viva Israele!». E che vuol dire: Abbasso i palestinesi? Manco per sogno e Magdi Allam dimostra di essere un idiota, la cui incolumità occorre proteggere con ben sette guardie del corpo. In questo modo non si costruisce nessuna pace e la guerra dura ormai da oltre 60 anni. Il cantautore israeliano non è certamente antisraeliano è rivendica il diritto all’esistenza di Israele ed al suo riconoscimento da parte araba. Ma il problema non è per nulla semplice ed il suo resta il normale desiderio di una persona di buon senso. Certamente, Magdi Allam non porta nessuna soluzione al problema, ma al contrario lo aggrava non solo in Medio Oriente, ma qui da noi in Italia, dove si va creando una pericolo contrapposizione che è tipica della guerra civile. Anche se quella in atto fra di noi in Italia non una guerra combattuta con le mitragliatrice, certamente lo scontro spirituale è ormai al massimo livello. A Mantelli ed a tutti quelli della sua lista io ormai li ho mandati... Anche lui stoltamente, come ha fatto Magdi Allam, ha parlato di “vittoria” per la chiusura del master teramano. E che vuol dire? Che qualcun altro ha subito una sconfitta? Quelli siamo noi? Ebbene, ricavandolo da una mutanda vecchia, di coloro nero, ho tagliato un piccolo nastro nero che in segno di lutto ho appeso in un angolo discreto del mio balcone. Ad ogni ospite che me lo chiede racconterò la storia ed in questo modo costruirò la mia Memoria, ben diversa da quello di Brunello. La persona dell’articolo linkato si chiama Moni Ovada. Il nome io lo leggo per la prima volta, ma si tratta di persona bel nota nella cultura israliana, per me assai ostica e difficile da ricordare nei nomi, personaggi, istituzioni, eventi. Ma il personaggio Ovada, colpevole di un minimo di buon senso, è pure incorso nella censura e nella condanna di “Informazione Corretta”, la cui intolleranza e faziosità è a mio avviso una seria minaccia per l’ordine pubblico del nostro paese, cioè l’Italia, non certo Israele. L’argomento utilizzato è il classico: “ma tu il libro non lo hai letto. Non dice questo!” In realtà, il libro lo sto leggendo con una pena infinita per il tempo che sto perdendo. Il libro è tutto nel suo titolo: “Viva Israele”. Bastava un volantino!

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4. Quando si parla di spazzatura giornalistica non può mancare un “certo” musulmano, vero o presunto che sia. Nessun arabo o musulmano che non sia lo stesso Magdi Allam credo possa dire e pensare seriamente ciò che si legge su “l’Opinione”, un fogliaccio di regime, che si spaccia per “liberale” ed è pagato dalle tasche dei contribuenti. Per fortuna, il testo dell’appello Reset è qui sopra. Ed è pure breve. Non sono le 206 pagine di insulti al buon senso e di osanna ad Israele che costituiscono la “storia” di Magdi Allam, dove accanto alla propaganda di guerra filoisraeliana, tra una bomba e l’altra, occorre sorbirsi la zia di Magdi, come in altri libri di Fiammetta Nirenstein il lettore è costretto per pagine e pagine a stare in compagnia della nonna Rosina. La insignificante biografia di Magdi Allam, assurta alla luci della ribalta unicamente per le sue opzioni politiche filoisraeliane è sbrodolata come una “oggettività” cui tutti debbano piegarsi, quasi fosse il Vangelo. In realtà, tutto questo clamore serve solo per stabilire chi sta con chi e dove. Sono prove di guerra, di una guerra civile che non ci ha mai lasciati e che grazie a Magdi Allam stiamo ora rinverdendo. A ragionare poi con chi apre soltanto la bocca e pensa di aver detto qualcosa solo per aver emesso dei suoni si perde solo del tempo prezioso. Non è Magdi l’aggredito come si tenta di far credere ai disinformati, ma è lui l’aggressore. La sua incolumità è fuori discussione e Farina su “Libero” contribuisce da par suo all’intorbidimento delle acque. Abbia almeno lui il pudore di stare zitto. In realtà, si vuol spingere l’opinione pubblica italiana verso la guerra. La campagna mediatica è del tutto evidente, mentre posso soltanto immaginarmi il ruolo dei servizi segreti israeliani e di tutte le lobby occulte e meno occulte. La resistenza è una difesa legittima. Intorno a Reset occorre concentrarsi per salvare la pace e per uscire fuori da oltre mezzo secolo di guerre civile ideologica. Reset si lega a Teramo. Uniti si vince. Dispersi si perde.

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5. I docenti sabotatori nella manipolazione mediatica. Le più lucide analisi dei fatti che succedono non si possono cercare nei grandi quotidiani, ma nelle nicchie isolate della rete. Ormai è chiaro che grande stampa e televisione servono a manipolare i cervelli, non a dare informazioni oggettive che possono essere assunte dai cittadini per le loro decisioni. In “Come don Chisciotte” si trova ahimé una chiara denuncia della manovra in atto, di fronte alla quale i nostri strumenti sono inferiori: fionde contro carri armati. Ma anche in ciò vi è dell’eroismo, se almeno avremo la volontà di resistere e di non lasciarci sopraffare.

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6. Polemica Bidussa/Battista su Magdi Allam. Si tratta di argomentazioni di una certa complessità e di un certo approfondimento sul cui mi riservo di ritornare. Qui mi limita a segnalare il link di un blog del Cannocchiale. Riporto testualmente l’esordio dell’articolo di Pier Luigi Battista: «Cosa mai possono concretamente sperare le (così dicono) “centinaia di firme”apposte a un documento che si scaglia contro un libro, quello di Magdi Allam? Forse indurre l'autore ad abiurare? L'editore a ritirare il volume? I librai a disfarsene? A dichiarare fuori legge un saggio per aver violato chissà quale articolo del codice penale? Oppure, come è più probabile ma non meno inquietante, a rinchiudere il bersaglio di tanta ardente indignazione in un recinto infetto, fare terra bruciata attorno a lui, insomma a procurare un effetto intimidatorio su chi si è macchiato della grave colpa di aver scritto quel libro?». Per chi confronta questo brano con il testo del manifesta salta subito agli occhi la “disonestà intellettuale” del giornalista de il “Corriere”, di cui vicedirettore è lo stesso Magdi Allam. Nessuno intende esporre al linciaggio il giornalista egiziano, sistematosi in Italia. E se mai il contrario. È Magdi Allam che nel suo libro ha esposto al linciaggio tutti i docenti universitari italiani che non si dimostrino politicamente, culturalmente e spiritualmente allineati sulle posizioni dello stesso Magdi Allam, ma potrei aggiungere di Brunello Mantelli, Angelo Pezzana, Fiamma Nirenstein, Carlo Panella, Elia Valori, Emanuele Ottolenghi ed altri che fanno gruppo organizzato di pressione e vengono via via allo scoperto secondo un piano concertato. L’appello di Reset è quindi solo una debole difesa davanti ad un’aggressione mediatica sempre più sfacciata ed arrogante nella sua capacità di mentire, sapendo di mentire, come si usa appunto nelle guerre senza esclusioni di colpi e senza onore. Non mi pare che sia il caso di perdere altro tempo con Pier Luigi Battista, giornalista di regime. Come ho precisato a chiarissime lettere, non intendo che si debba riservare a Magdi Allam lo stesso trattamento riservato a Robert Faurisson in Teramo, pur convinto che le posizioni di Magdi Allam siano ben più gravi di quelle di Faurisson. Alle idee non condivisibili si risponde con argomenti, non con la violenza, la querela, la prigione. Vorrei che Magdi Allam e la sua faziosissima cerchia di “amici” imparassero le regole elementari di quella democrazia, di cui si riempiono la bocca per poi poterla meglio violare. In Teramo, il 18 maggio ed il 3 luglio, ha trovato una prima attuazione la dottrina Magdi Allam, contro la quale per fortuna è ancora lecito e possibile resistere.

Sommario

7. Lettera pubblica di Massimo Campanini sul libro di Magdi Allam. Trovo sul sito la “Voce di Fiore” questa lettera di Massimo Campanini, che riporto per intero. Al tempo stesso mando al prof. Campanini una dichiarazione di solidarietà con la comunicazione che in Teramo si è verificato un grave episodio analogo a quello di cui lui è stato illustre vittima:

Cari amici,

nel suo ultimo libro (Viva Israele, Mondadori), subito segnalato con entusiasmo da Chiaberge sul Sole 24 Ore, l’autore mi accusa: 1) di antisemitismo; 2) di fingere di ignorare il pericolo islamista. Ma il peggio è che scrive letteralmente. "Il caso del prof. Campanini non è l’unico. L’Università italiana pullula di professori cresciuti all’ombra delle moschee dell’UCOII, simpatizzanti coi Fratelli Musulmani, inconsapevolmente o irresponsabilmente collusi con la loro ideologia di morte".
Ora, è tempo che le volgari menzogne e gli insulti abbiano termine. Per quanto mi riguarda chiederò a un avvocato se esistano i margini per una denuncia per diffamazione. Per intanto invio a voi, pregandovi nei limiti del possibile di farla circolare, una doverosa risposta pubblica:
1) siccome viviamo in un paese in cui vige la libertà di parola, ribadisco il mio dissenso nei confronti della politica mediorientale di Israele, ma per questo né posso e debbo essere tacciato di antisemitismo, né sostengo di volere la distruzione dello stato ebraico;
2) siccome viviamo inn un paese in cui vige la libertà di parola, ribadisco il mio dissenso nei confronti della politica mediorientale dell’amministrazione Bush. Quanto è successo e sta succedendo in Iraq e Afghanistan è una pessima prova di democrazia o probabilmente non è democrazia affatto.
3) sui Fratelli musulmani ho sostenuto e ribadisco che l’organizzazione è profondamente radicata nella società civile dei paesi arabi dove svolge attività assistenziale e caritativa. Liquidarla superficialmente come puramente terrorista è storicamente falso e politicamente pericoloso. I Fratelli Musulmani si articolano in moltissime correnti, alcune estremiste altre che sono tradizionaliste e conservatrici, ma niente affatto terroriste. Tutto questo ho documentato e documento scientificamente nei miei molti libri e articoli citando fonti primarie e letteratura critica. D’altro canto non mi risulta che Tariq Ramadan (che è consigliere di Tony Blair) o Rashid Ghannushi (che vive a Londra) siano stati inquisiti e meno che meno condannati da magistrature occidentali democratiche.

Il mio lavoro è un lavoro scientifico che può essere dimostrato in qualsiasi momento; quello di Magdi Allam una virulenta e gratuita polemica personale neppure sostenuta dall’eloquenza ciceroniana.

Vi ringrazio dell’attenzione.
Massimo Campanini
La lettera risale al 6 giugno scorso. Con l’occasione ribadisco ancora una volta un punto di vista che non mi stancherò mai di ripetere. Respingo qualsiasi discussione sul merito delle singole questioni storiografiche se prima non sarà assodato il contenuto degli art. 21 e 33 della costituzione. Mi metterò quindi a studiare il cinese, l’arabo e l’ebraico oltre che il sanscrito per potermi adeguatamente documentare sul merito delle questioni di cui è disputa fra gli studiosi. Quando avrò finite le mie ricerche, emetterò il mio parere, ben certo che quale che sia non avrà a fruttarni anni di carcere ed assalti squadristici.

8. Le sciocchezze emiliane del camerata Eboli. Sarebbe meglio se il camerata Eboli mandasse in vacanza anche la sua coscienza. Probalmente, ritornata rinfrancata, non partorirebbe le sciocchezze che mi capita di leggere e che per dirla con Di Pietro proprio non c’azzeccano. Milito nella stessa area politica del camerata Eboli (il centro destra, ovvero la casa delle libertà) e sono di avviso diametralmente opposto a quello dell’emiliano Eboli. Sarei anche disponibile ad un confronto politico. Ma purtroppo nei partiti non esiste dibattito ed un eletto che non ha contraddittorio a ciò che dice pensa di essere il sale della terra solo perché è stato eletto: sappiamo tutti che gli elettori non possono fare altro che votare su di uno scheda un nome sul quale non hanno nessun controllo; e sappiamo pure che gli eletti se ne infischiano altamente di quei fessi che li hanno votati. Se vuole mostrare solidarietà a qualcuno, il nostro camerata dovrebbe imparare a distinguere fra aggredito e aggressore. Ad essere aggrediti ed offesi da Magdi Allam non sono i catto-comunisti, di cui poco mi importa, ma è tutta l’università italiana collocata entro gli artt. 21 e 33 della costituzione. Ed è questa la ragione per la quale nelle università ci stiamo mobilitando. Lascia perdere i catto-comunisti o chi altro ti pare, e mettiti a studiare il problema, anziché buttarti dove ti pare che soffi il vento. Scopriresti che le cose stanno diversamente da come li hai superficialmente rappresentate. Un politico professionale come te, dovrebbe almeno dare prova di responsabilità senza pestare nel mortaio. Se dobbiamo essere governati da tanta superficialità, poveri noi! Lascia perdere Tobagi che c’entra come i cavoli a merenda. Ma quale terrorismo islamico! Intanto siamo in Italia e finora ci hanno lasciato in pace. Se qualche fastidio ci verrà dato, sarà propria per la bocca larga di Magdi Allam che fa perdere la pazienza anche ai santi cristiani, da lui molestati di recenti a piazza sant’Apostoli. Rifletti, camerata, quando parli, ed ancor più quando scrivi. Un politico di professione non dovrebbe usare termini generici, da spauracchio, come il terrorismo. Dovrebbe essere in grado di capire i processi politici in un‘area calda come il Medio Oriente, dove la guerra arde da oltre mezzo secolo. L’interesse dell’Europa e dell’Italia è la pace. L’interesse di Israele è la guerra. Magdi Allam è un agente d’Israele, che però non ha nessun diritto di molestare i docenti italiani e di dettare leggi nelle università italiane. Altrimenti, caro Eboli, di questo passo, ci andrai tu ad insegnare nelle università e ti farai dare il programma da Magdi Allam e attraverso di lui dal ministero israeliano della propaganda all’estero.

9. “Sciocco” “furbastro” e qualcosa di peggio ancora. Su “Informazione Corretta”, che ormai vado monitorando da mesi e la cui natura mi diventa sempre più chiara, vengo chiamato nell’arena da Brunello Mantelli. Intervengo e contrariamente al solito non invio questo post per conoscenza ai miei interlocutori, con i quali segue spesso un civile dibattito: sarebbe come affidare ad un ladro i propri risparmi. Mi basta renderlo noto al pubblico dei miei cinque o venticinque lettori, che magari si aspetta da me una risposta all’insulto. Cerco ora di sbrigarmi in poche battute, lasciando ad altre occasioni gli aspetti di maggiore rilevanza concettuale. Il nostro Brunello mi attribuisce (insieme a Moffa) un linguaggio da birreria, mentre lui pensa di aver “vinto” in Teramo in virtù di un suo supposto elevato linguaggio. Per la verità, io ci tengo ad una pulitezza del mio eloquio parlato e scritto e cerco di attingerla scrivendo innumerevoli volte i miei testi in uno sforzo continuo di affinamento dello stile. Mi chiedo adesso che cosa abbia potuto meritarmi questa critica alla mia scrittura. Sarebbe dunque il mio un linguaggio “da birreria”, che penso voglia dire volgare e scurrile, forse anche accesamente polemico. Per quanto riguarda la polemica ricordo il compianto Nicola Matteucci che alla uscita della mia prima traduzione di Carl Schmitt disse che le polemiche era utile e fecondo farle, quando vi erano in ballo superiori interessi. Escluso il momento polemico, riconosco due casi in cui ho consapevomente fatto uso della volgarità. In una corrispondenza privata per due volte di seguito ho detto a Brunello Mantelli: “Vaffanculo!”. Cerchero di spiegarne brevemente il contesto. La prima volta fu subito dopo che lui mi rispose: «Con uno che dice “cosiddetto Olocausto” io non parlo neppure». Quindi di rimando venne il mio “vaffanculo”, ma seguì anche l’indicazione di una mia possibile fonte: Amar Segre Sion, un ebreo assai noto in Torino, città dove risiede Mantelli, che diceva normalmente «cosiddetto Olocausto», nella stessa identica accezione da me usata. Non ho mai inteso negare i noti ed acclarati fatti tragici successi durante la seconda guerra mondiale. Credo che addirittura il figlio dello scomparso storico ebreo graviti in “Informazione Corretta”. Dunque, Mantelli non avrebbe dovuto parlare neppure con gli ebrei Segre Amar, padre e figlio. Sarà pure stato un linguaggio da birreria il mio, ma Mantelli dimostrava di essere “ignorante” di storia torinese e soprattutto ignaro del contenuto dell’art. 3 della costituzione che fissando un’eguale dignità per tutti i cittadini, a nessuno si potrebbe mai dire: “Io non parlo con te perché....”. Ciò equivale ad essere razzista, sia pure in modo diverso da quello unicamente inteso da Mantelli e Pezzana. Mantelli si accredita come uno “storico dell’Europa”, non come un filosofo sensibile a certe sottigliezze. La cosa finì li ed avrei felicemente dimenticato il personaggio. La seconda volta, dopo la “vittoria” (ovvero la “sconfitta”) di Teramo le truppe sconfitte si riunirono dando vita ad un Comitato per la difesa della libertà di pensiero e di ricerca ex art. 21 e 33. Il nostro Brunello Mantelli pretendeva di iscriversi e di farne parte: gli fu spiegato che proprio in ragione della sua “vittoria” la sua presenza nel Comitato era incompatibile e per nulla gradita. Fu respinto per due volte. La seconda volta gli spiegai che adesso ero io che per nessuna ragione al mondo intendevo parlare con lui. Alla fine del rapido scambio di missive l’ultima mia parola fu di nuovo, questa volta in calabrese: “vaffanculu”, ma solo dopo che lui mi aveva gratificato dell’equivalente termine in dialetto piemontese, a conclusione di una pretesa secondo la quale io non sarei io libero di scegliermi le letture che meglio mi aggradano, ma avrei dovuto basarmi sui testi consigliati, o meglio imposti dallo stesso Mantelli. Caspita! Ho già superato quella brevità che mi ero proposto. E sì che ho da fare. Ma prima di mandargli il terzo pubblico «Vaffanculo!”, depenalizzato, è necessaria qualche rapida annotazione a proposito del caso Magdi Allam. Angelo Pezzana (sc. “Informazione Corretta”) dichiarano la loro alleanza per quella che con un pericolosissimo linguaggio da “guerra civile fredda” chiamano “vittoria”, ma poi sembrano dividersi sul caso Magdi Allam. Orbene, è giocoforza venga alla luce che il dettato degli artt. 21 e 33 cost. nel loro testo vigente protegge allo stesso modo Robert Faurisson, Claudio Moffa, Massimo Campanini, Paolo Branca e tutta quella miriade di docenti universitari che secondo Magdi Allam “pullulano” nelle università italiane, ree di non accettare le sante “correzioni” della cerchia israeliana che comprende il Magdi pomo della discordia. Brunello parla di “Betulle”, ma chissa quanto è grande il bosco! Evidentemente il “furbastro” ha realizzato che una cosa è mettersi contro docenti che si reputano isolati e senza coperture, altro attaccare un nutritissimo gruppo di “accademici”. Secondo la migliore tradizione dell’eroismo piemontese una cosa è esser forte con i deboli (o pretesi tali), altro è fare la voce grossa con chi ha le spalle più robuste delle tue. Ma qui mi fermo, perchè la mano è prolifica ma il soggetto non merita di più.

10. Il mantelliano o pezzaniano Frassinetti esce allo scoperto. A tenere in archivio ogni cosa si possono fare delle belle scoperte. Non si è ancora spenta l’eco della vittoria mantelliana in Teramo che escono gli ascari accademici che l’avrebbero rafforzata. Sulla testata di Informazione Corretta esce la terribile lancia, o meglio penna, di Guido Franzinetti, per scagliarsi contro i 200 che hanno firmato contro le liste di proscrizione magdalliane. Il manifesto di reset di questo tratta, non di altro. Nessuno vuole attentare alla vita di Magdi Allam in misura maggiore di quanto lo stesso Frassinetti non abbia attentato a quella di Faurisson firmando il Manifesto Mantelli, al quale sono seguiti assalti squadristici veri e propri. O forse Guido Frassinetti, alessandrino orientale, pensa che la vita vile di un Robert Faurisson o dello stesso Claudio Moffa o del vicequestore dalla costola fracassata dagli squadristi venuti da Roma, valga di meno di quella di Magdi Allam o di chiunque altro? Due vite due misure? “Scientifico” il libro di Magdi Allam, antiscientifico tutti gli altri. Prima di aprir bocca, se appena avesse un poco di pudore, il Guido Frassinetti, Accademico mantelliano di Alessandria piemontese, dovrebbe meglio spiegare la sua “doppia morale”. Solo dopo potrebbe sperare ad un’attenzione diversa da quella dei lettori di “Informazione Corretta”, dalla cui Lista sono ormai abbastanza certo sono state raccolte le 900 gloriose firme , che faremo bene a non dimenticare mai.

11. Non poteva mancare donna Fiammetta, cioè l’«amica carissima» (p. ...) di Magdi Allam. Ho poco tempo e mi limito a rapide notazioni. La citazione di Alalusi, che quasi nessuno ha avuto l’onore di conoscere, è assai poco significativa in quanto qui si parla di Magdi Allam, che quasi tutti abbiamo il dispiacere di conoscere. Di lui si parla. Non di altri. E dunque donna Fiammetta non men il can per l’aia. Non solo a questo mondo tutto è opinabile, ma ognuno ha il diritto di opinare. Non vi è dubbio che Magdi Allam (e la congrega che gli sta intorno) abbia contestato il diritto di opinare questa volta non ai soli teramani, ma ad un nutrito e significativo gruppo di docenti che non potevano subir tacendo. Avrebbero potuto mettersi in pensione se continuavano a lasciar fare e venir sostituito con del personale mandato direttamente da Israele o scelto dalle comunità ebraica italiane ovvero dalle 5o associazioni Italia-Israele esistenti in Italia. Su questo punto non si possono cambiar le carte in tavola. L’autonomia scientifica dell’università è stata gravemente violata. Questa volta il gruppo di “Informazione Corretta” e contigui hanno osato troppo. Quanto alla meticolosità scientifica del lavoro di fiammetta Nirenstein basta ricordare il suo falso Martin Luther King, con il quale ha addirittura iniziato uno dei suoi libri-spazzatura, identici nel loro contenuto ad altri libri-propaganda, come quelli di Magdi Allam, che ripetono tutti le stesse circolari emanate dal servizio israeliano di propaganda, attraverso il quale già una volta ci hanno ingannato con i falsi armamenti di Saddam, che comunque tanto valeva la pena di abbattere, come pure varrà con un’altra guerra sanguinosa di abbattere l’Iraniano non gradito agli Israeliani. Quanto alla vita di Magdi Allam – dio l’abbia in gloria e lo conservi per nostra delizia per i prossimi mille anni – vale forse la pena di osservare che da quando Israele ha benedetto quelle terre con la sua presenza i morti si contano come le mosche e forse hanno già superato la contabilità dell’Olocausto. Non sono muoiono senza nessuna protezione, ma in molti hanno persino scelto di morire giudicando preferibile la morte alla vita. Quanto poi alla pretesa cultura dell’odio del genere umano che sarebbe propria degli islamici, francamente io penso che sarebbe meglio cercare altrove senza troppo allontanarsi.

Sommario

6.
ESTRATTI DA “VIVA ISRAELE”
Con mio commento

È possibile pubblicare qui sotto (cliccando su “Commenti”),
vostri propri commenti, quali che siano, purché non abbiano contenuti illegali ed offensivi

6.1
Una cinquantina di paesi musulmani

«Sappiamo che l’Ucoii non firmerebbe mai la “Carta dei valori” qualora contenesse il riconoscimento del diritto di Israele all’esistenza. Si tratta di un rifiuto pregiudiziale, che si basa sull’ideologia religiosa e politica che considera Israele un cancro da estirpare ed eliminare fisicamente ed è condivisa da gran parte della cinquantina di paesi musulmani che non riconoscono Israele» (p. 161).

Commento

Nella sua “storia” Magdi polemizza con Massimo Campanini, perché sensatamente aveva obiettato a Giuliano Amato che «Il riconoscimento di nessuno Stato, nemmeno di quello italiano, può essere considerato un valore universale» (p. 161). Forse senza volerlo Magdi dice anche una “cinquantina di paesi musulmani” di riconoscere Israele proprio non ne vogliono sapere. Ed allora cosa vuole da noi l’arabo trapiantato Magdi? Che facciamo la guerra ad una cinquantina di paesi musulmani per imporre loro con la forza il riconoscimento di Israele, magari dopo aver fabbricato un governo fantoccio (leggi Iraq ed Afghanistan) che oltre a riconoscere Israele piazzino musei dell’Olocausto in ogni oasi del deserto ed inseriscano nel testo del Corano un appendice per il Giorno della Memoria, imponendo così anche ai musulmani l’identità ebraica che Magdi vuole spacciare a tutti i costi come identità dell’Occidente? L’ineffabile Magdi guarda ai pregiudizi altrui ma non vede quelli più grandi che ha lui. Parla di ideologia altrui come se la sua non fosse di gran lunga più ottusa ed opprimente.

Sommario

6.2
Magdi si istruisce al museo dell’Olocausto in Gerusalemme

«La visita allo Yad Vashem, il museo dell’Olocausto a Gerusalemme, è un’esperienza che mi ha segnato per la vita. Era il pomeriggio del 18 maggio 2006. Per chi, come me, è originario di un paese arabo, è di fede musulmana ed è cresciuto in un mondo impregnato dell’ideologia della morte nei confronti degli israeliani e degli ebrei, è un luogo di espiazione delle atrocità commesse nel nome di Allah e della Nazione araba. Allo stesso modo mi sono sentito coinvolto, partecipe e comunque responsabile del più atroce genocidio della Storia, perpetrato dal regime nazista tedesco con la complicità manifesta o occulta di tanti altri europei, quale esponente del genere umano che, circa settant’anni dopo, mostra di non aver ancora imparato il tragico insegnamento impartito da chi disconosce e oltraggia la sacralità della vita. Arrivando a negare la realtà oggettiva del massacro di 6 milioni di ebrei e a prospettare un nuovo Olocausto con l’annientamento dello Stato d’Israele, tra l’esplicita condivisione degli arabi e dei musulmani e la sostanziale indifferenza e inerzia dell’Occidente» (p. 175, all’inizio della “Conclusione” intitolata «Grazie Israele»).

Commento

Come commentare tanto delirio condensato in mezza pagina? Ci provo. Intanto, Magdi è nato nel 1952, ma ci dice che si sente responsabile per fatti successi prima che nascesse. Se ciò vale per lui, a maggior ragione deve valere per noi. Insiste sulla solfa della “negazione” dell’Olocausto, termine religioso di cui proprio non ci si può liberare. In realtà, nessuno intende negare fatti accertabili con i comuni criteri – se ci lasciassero lavorare – della ricerca storica. Non bisogna però essere degli storici per capire che del «cosiddetto Olocausto» si è fatto e si continua a fare un uso strumentale, fondando diritti e pretese che nulla hanno a che fare con la giusta compassione per le vittime, tutte le vittime, di quella immane tragedia che è stata la guerra civile europea, che ha mia avviso inizia almeno nel 1914, conosce la disfatta bellica e politica di tutta l’Europa, ma continua ancora oggi sotto forma di guerra civile ideologica. L’Olocausto, il cosiddetto Olocausto, è il frutto più avvelenato di questa guerra civile, un frutto che non rende nessuna giustizia alle vittime, tutte le vittime, ma ancora una volte le strumentalizza nel modo più disgustoso per fini politici che non è difficile indidivuare e riconoscere. Magdi Allam è un degno figlio di ciò che l’ideologia ha saputo fabbricare. Il definirsi lui un “esponente” del genere umano darebbe ad intendere che tutti noi siamo marziani, o invasori alieni di questo pianeta. Le ragioni politiche di Israele sono quelle che ognuno può individuare, ricostruendo la storia del Medio Oriente partendo da anni più o meno vicini: 1948 (fondazione dello Stato d’Israele nel modo che sappiamo), oppure 1917 (famosa Dichiarazione Balfour che tutti conosciamo e che ognuno ha il diritto di interpretare e valutare come meglio credo e malgrado il diverso avviso di Magdi Allam), oppure io direi anche il 1842 (quando Palmerston pensava ad un focolare ebraico giusto per dare fastidio agli Ottomani). In realtà, da un punto di vista politico-culturale io ritengo, sapendo di attirarmi addosso nuove campagna di diffamazione, che l’Olocausto ha agito ed agisce sull’Europa allo stesso modo in cui Israele (che ha un suo divino diritto ad esistere politicamente più di quanto lo abbiano avuto e lo abbiano tutti gli altri popoli della terra) ha occupato i territori arabi e palestinesi. L’Olocausto si preannuncia come la Cappa Suprema sotto la quale devono soggiacere tutti i popoli della terra, o almeno quelli compresi fra Los Angeles e Nuova Dehli passando per tutte le capitali d’Europa. Il nostro Magdi, che strilla come se lo stessero scannando quasi fosse un maiale, chiama una così insensata ed ottusa ideologia “sacralità della vita” e ne individua l’essenza nel nome Israele, che se questo nome non fosse stato e sia dispensatore di morte. Ad una ideologia ottusa come quella di Magdi, fatta non per discutere e per confrontarsi criticamente, ma per essere ripetuta senza contradditorio come un disco in una camera della tortura per il lavaggio del cervello, non si può opporre altro che un salutare e folkloristico “ma vaffanculo!”, per fortuna derubricato come illecito penale. Quanto ai 6 milioni di morti deve trattarsi di quel 666 che mi sembra sia il simbolo del diavolo, almeno secondo quanto ho visto in qualche film dell’orrore. Proprio su questo dato le critiche revisioniste sono riconosciute sempre più come fondate. Se nelle università qualcuno dimostra di non voler sapere della filosofia magdalliana, eccoti che le università italiane “pullulano” di “collusi” con il terrorismo arabo. Per il termine “terrorismo”, cosiddetto terrorismo, vi sarebbe da aprire un altro lungo capitolo. Grazie alla “religio holocaustica” ormai neppure il vocabolario conserva un valore affidabile. E se qualcuno dall’Iran incomincia a dire “basta a tutto questo”, a noi non è consentito dire «Grazie Teheran», mentre Magdi rivendica a sé il diritto di dire: «Grazie Israele» e «Viva gli assassini!», Lo faccia pure! Noi liberali gliene riconosciamo il diritto. Ma a noi almeno non rompa le scatole con le sue fisime mentali, se li tenga tutte per se e ci lasci lavorare in pace nelle nostre università.

Sommario

6.3
Le infamie contro Massimo Campanini
e le liste di proscrizione prossime venture

«Purtroppo il professor Campanini non è affatto un caso isolato. Le università italiane pullulano di docenti cresciuti all’ombra delle moschee dell’Ucoii, simpatizzanti dei Fratelli Musulmani, inconsapevolmente o irresponsabilmente collusi con un’ideologia della morte profondamente ostile ai valori e ai principi della civiltà occidentale e dell’essenza stessa della nostra umanità. Il 20 gennaio 2007 ho denunciato sul Corriere della Sera l’organizzazione del seminario dal titolo “Dare voce ai democratici musulmani: per garantire la democrazia e la pace nel Mediterranee”, che si sarebbe tenuto a Napoli un mese dopo, il 23 e 24 febbraio» (p. 163). […] «Dopo la pubblicazione del mio articolo scoppiò il finimondo. L’ambasciata iraniana a Roma fece sapere che Khatami non avrebbe partecipato al seminario. Poi fu annunciato che anche Davetoglu e Nadia Yassine non sarebbero intervenuti. Infine ci fu un nuovo colpo di scena: il nome di Rached Ghannouchi, leader del partito tunisino fuorilegge Al Nahda, comparve tra i relatori del seminario. Il 16 febbraio 2007, in un commento sul Corriere della Sera, criticai la scelta di Ghannouchi, cominciando con il citare alcune sue dichiarazioni che evidenziano inequivocabilmente la sua apologia del terrorismo…» (p. 165). «Che c’entravano questi odiosi personaggi e queste aberranti ideologie di morte con il seminario accademico di Napoli? È del tutto ovvio che non avrebbe dovuto esserci alcun rapporto. Ma purtroppo non fu così…» (p. 166).

Commento

Qui è assolutamente “ovvio” quanto “aberrante” che un docente italiano che voglia organizzare un convegno oggi su temi mediorientali ma domani anche sulle “pasque” con sangue o senza sangue non deve basarsi sul suo discernimento scientifico e sulla sua competenza, ma deve passare attraverso Magdi Allam e quindi attraverso il governo israeliano, che ha una sua agenzia nel «Corriere della Sera» e in una miriade di organizzazioni filoisraeliane ancora da censire. Se i docenti italiani, non graditi a Magdi Allam e ai suoi agenti, “pullulano” nelle università italiane, è chiaro che bisogna procedere ad una bonifica. In altri paese, ampiamente convertiti alla religio holocaustica, si è già avanti nell’epurazione. L’Italia, sempre in ritardo, dovrà infine adeguarsi. È giunta l’ora. Ce lo ricorda Magdi Allam. Se il libro fosse uscito ancora qualche mese dopo, cosa avrebbe detto nel libro il nostro Magdi sull’invito a Robert Faurisson in Teramo. Il quadro è chiaro e non dovrebbe avere bisogno di altro commento. Non vi è nessun rispetto delle autonomie universitarie di fronte alla prepotenza faziosa ed ideologica di Magdi Allam. Se la sua sfacciata invadenza e prepotenza, trovando politici complici, si tradurrà in progetti di legge (ad es. Mastella) scomparirà ogni barlume di libertà e per poter parlare liberamenta, guarda caso, bisognerà andare a Teheran, ma non servirà perché al ritorno in patria vi sarà la prigione pronta ad ospitarci. Vi è di che allarmarsi e di dire: basta! Che nella costituzione italiana esistono ancora gli artt. 21 e 33 è cosa che a Magdi Allam sfugge del tutto, perché pensa troppo ad Israele, che mi pare non ne abbia nessuna, ma è il modello universale sotto tutti aspetti della vita civile, religiosa, etica a cui bisogna ispirarsi. Peccato che una cinquantina di Stati musulmani proprio non ne vogliono sapere di riconoscere Israele, forse avendo qualche buon motivo dalla loro. Ma Magdi chiama chiama tutto ciò che non gli sta a genio “ideologia della morte” e lui si erge a giudice suprema di ciò che è l’essenza umana, posta evidentemente nelle sue Scarpe che come ci informa tiene sempre ben lucidate. Infatti, dentro ci si trova l’«essenza umana» così come dentro l’Arca si trovano tutti i simboli ebraici.

6.4
L’ideologia della morte in Magdi Allam

A p. 97 si legge: «Parte seconda - L’ideologia della morte nel mondo della globalizzazione». La parte seconda si estende fino a p. 173. Seguono la «Conclusione» con titolo: «Grazie Israele». Invano il lettore va alla ricerca in circa 80 pagine di un qualche concetto pregnante da poter criticamente analizzare. “L’ideologia della morte” non è niente di più che uno slogan sempre da Magdi presupposto e mai criticamente spiegato e definito. Il lettore poco paziente se ne infastidisce facilmente ed è tentato di riporre via un libro che non merira considerazione, anche se il suo successo mediatico oscura libri di ben diverso e più serio contenuto. Tuttavia, per dare una doverosa documentazione ai Firmatari dell’appello – ripeto ad infinitum – non contro la persona fisica di Magdi Allam, ma contro le sue inaccettabili “messe all’indice” se non peggio in pratica contro la docenza universitaria italiana (50.000 docenti di ruolo), che hanno singolarmente posizione estremamente differenziate e spesso contrapposte, ma che possono stare tutti insieme in una stessa repubblica letteraria in virtù degli artt. 21 e 33 della costituzione, la cui vigenza e validità deve essere riconosciuta da tutti senza riserve mentali. Esistono curiosi individui, i quali pretendono che alcune questioni controverse sul merito, prescindano e sovrastino l’ambito normativo dei citati articoli. Una discussione franca, libera e serena sul merito delle questioni controverse (leggi: Faurisson, Teramo, islamismo, cosiddetto terrorismo, ecc.) sarà possibile solo dopo che sia stato riconosciuto ad ognuno il suo diritto ad esprimersi, la sua libertà di pensiero e di ricerca nonché di poter trovare ascolto. Non si può dire: «certo, libertà di pensiero, ma se non la pensi come dico io, ti denuncio e ti mando in galera, se appena le leggi me lo consentono». Noi stiamo vivendo questo momento e Magdi Allam è un Tizio che pretende di imporre all’universo le sue opinabilissime vedute. Contro questa imposizione è lecito insorgere a chiunque abbia amore per la sua libertà di pensiero di pensiero e di ricerca come un bene più prezioso di tutti i beni materiali delle famiglie Agnelli e Berlusconi: tenetevi pure le vostre ricchezze, da noi non insidiate, ma lasciateci la libertà di pensare con la nostra testa. Di seguito con lettere alfabetiche isolerò da un contesto eterogeneo affermazioni di Madgi Allam sulla sua sbandierata “ideologia della morte” per poi farne un’analisi critica ed un contraddittorio, dove le mie posizioni in progress potranno essere sempre stilisticamente e concettualmente migliorate, avendone il tempo e la pazienza. Osservo ancora che nel libro di Magdi Allam si trovano abitualmente toni ed espressioni assolutamente forti, per non dire offensivi, diffamatori ed illegali verso terzi. I miei toni saranno sempre inferiori a quelli che Magdi Allam usa contro gli altri e quindi seguendo questo criterio spero di riuscire a stare entro i giusti limiti dell’eloquio.

(segue)

6.5
Il vocabolario di Magdi Allam


Nella scrittura di Magdi Allam ad irritare non sono solo i periodi nel loro intreccio di frasi principali e secondarie, secondo le nozioni grammaticali che abbiamo appreso a scuola, ma sono spesso i singoli termini: parole, semplici o combinate in sostantivo ed aggettivo, perfino avverbi. Il lettore critico non sa come ordinare le proprie reazioni, dove concentrare maggiormente la sua attenzione, lasciando perdere aspetti ritenuti secondari. In questo paragrafo, distinguendo per sottoparagrafi distinti in lettere dell’alfabeto e fino ad esaurimento delle 26 lettere, segnerò i vocaboli che qua e là attirano la mia ira in un più ampio contesto.

a) «Il lavaggio del cervello» (p. 100). Magdi attribuisce agli Stati arabi una sorta di lavaggio del cervello per quanto riguarda gli israeliani, come se i poveri arabi dovessero avere motivo per coltivare nel loro animo un’immensa gratitudine ed uno smisurato amore per Israele, “amore” e “gratitudine” più o meno interessata che certamente albergano nel cuori di Magdi, che come ricompensa di tanto amore è andato a ricevere un premio in Israele (p. 178), che non saprei immaginare come altrimenti assegnato per il meritorio “lavaggio del cervello” che tenta di fare verso gli italiani dalla colonne del “Corriere della Sera” e con i suoi splendidi libri, che non avrebbero certamente diritto di cittadinanza nella repubblica delle lettere, se questa ormai non fosse diventato l’industria ed il regno della carta stampata, dove possedendo i canali giusti si può spacciare come un “capolavoro” ciò che per monsignor Della Casa non servirebbe neppure come carta degli agiamenti. Non ritrovo la pagina (ma la troverò) dove scopro una dato estremamente interessante. Magdi parla di una “informazione corretta” in Israele. Ho sempre sospettato che l’«Informazione Corretta» di Pezzana sia qualcosa che dipende da Israele. Se dunque Magdi parla di un’entità simile in Israele, è possibile ipotizzare che si tratta di un sistema industriale globalizzato proprio per il lavaggio del cervello occidentale, cosa necessaria alla vigilia di devastanti guerre mondiali. Quindi, il nostro Magdi ogni volta che parla di “lavaggio del cervello” dovrebbe guardarsi allo specchio e rendersi conto – se non è già colpevolmente consapevole – che è proprio ciò che lui tenta di fare con gli italiani, che hanno fatto assai male ad accoglierlo al loro interno.

b) Il termine terrorismo ricorre nel linguaggio di Madgi Allam per un numero infinito di occorrenze senza che mai ne venga data una definizione poco meno che ondivaga. Il terrorismo è stato anche proprio degli Stati. Basti pensare all’attività della CIA e degli stessi servizi segreti israeliani. Ma per Magdi il solo terrorismo di cui mette conto di parlare è quello attribuito ai musulmani, che spesso fanno del terrorismo – guarda un po’! – facendo di se stessi dei kamikaze, in mancanza di quegli armamenti tradizionali e sofisticati (fino alla bomba atomica) di cui Israele è abbondantemente è equipaggiato dai suoi “amici” statuninensi (e non solo). Gli arabi hanno la gravissima colpa di non volersi arrendere malgrado la superiorità delle armi convenzionali israeliane. È veramente una colpa imperdonabile e degna della suprema condanna morale.

6.6
Il diritto di Israele ad esistere

È questo l’assioma principale di Magdi Allam. Anzi è meglio definirlo come il principale articolo di fede di tutte le religioni associate, di ogni sistema di etica e moralità pubblica o privata che sia. Invano si cerca un’argomentazione di carattere storico-politico, internazionalistico, filosofico-giuridico, filosofico-politico. Essendo io un grande ammiratore di ciò che è stato l’Impero romano, mi chiedo perché non possa risorgere dalle profondità del tempo passato allo stesso modo in cui l’odierno Stato di Israele pretende di fondare la sua legittimità sulla situazione geopolitica di duemila anno or sono. Ma se mai potesse risorgere l’antico Impero romano, non con la guerra e la violenza, ma per la via della cooperazione e dei trattati, i partners naturali di un’Europa allargata alle sponde del Mediterraneo ed oltre non sarebbe certo Israele («un cancro» secondo i musulamani, come riferisce lo stesso Magdi) ma proprio quella cinquantina di Stati musulmani che di riconoscere sul piano diplomatico Israele proprio non ne vogliono sapere. Magdi quasi pretenderebbe che l’Italia rompesse le relazioni diplomatiche con questi Stati per la bella faccia dello stesso Magdi e dei suoi amici israeliani, che lo hanno giustamente premiato per i servigi che loro rende. Anche qui procedo per sottoparagrafi sull’espressione “diritto all’esistenza” (sc. dello Stato di Israele, spesso confondendo il il diritto individuale all’esistenza proprio di ogni essere umano) usato da Magdi ad ogni pie’ sospinto ma senza argomentazione.

6.7
La rete di Magdi Allam

È frequente anche l’uso della parola lobby. Esistono numerosi studi ed una letteratura specifica sulle lobbies. In America si parla comunemente dell’esistenza di una lobby ebraica. In Europa, o almeno a giudicare da alcune reazioni nella guerra ideologica sorta in Teramo e che non cesserà tanto presto, si sono avute reazioni per aver usato l’aggettivo “ebraica” dopo lobby. Secondo il parere espresso, specificare un aggettivo che individui i soggetti che spingono maggiormente verso determinate posizioni di carattere politico ed ideologico, sarebbe fare dell’antisemitismo o addirittura del razzismo. Personalmente non lo credo affatto. Ma ciò dimostra perlomeno che chi fa certe cose, desidera restare nell’ombra e non essere scoperto nella sua identità. Che anche Magdi Allam faccia parte di questa rete o come altrimenti si preferisce chiamarla (per me il termine è indifferente) è cosa evidente. Senza percorrere tutti i suoi numerosi libri, sfornati uno dopo l’altro come tante frittelle, mi limiterò in questa sezione ad individuare gli “amici” di Magdi da lui espressamente nominati in questo sua grande prestazione letteraria intitolata “Viva Israele!” (e dunque: Abbasso tutti gli altri!)



In seguito ad un evidente tentativo di introdurre anche in Italia leggi liberticide, che in pratica annullano la libertà di pensiero e di ricerca ed insegnamentoMagdi, si è costituito dopo i gravi fatti di Teramo un apposito Comitato per la libertà di pensiero e di ricerca, di cui con il nome “Civium Libertas” è stato costituito un gruppo di discussione. L’adesione al Gruppo di discussione coincide con l’adesione al Comitato, formalmente costituitosi in Teramo il 16 giugno 2007. Si può qui ascoltare l’Audio del convegno durato circa 4 ore.