sabato, luglio 28, 2007

Andrea Bellantone, chi è costui e a chi pensa di chiedere firme accademiche antinglesi e filoisraeliane?

Versione 1.0

Il nome lo leggo adesso in L’Opinione.it, un fogliaccio che sopravvive a spese dei contribuenti italiani e non perché qualcuno vada a comprarlo nelle edicole. Ma non vuol dire niente il fatto che io non lo conosca. Il personale universitario strutturato nelle fasce feduali degli ordinari, associati e ricercatori è di oltre 50.000 unità. Che in queste 50.000 unità ci sia di tutto non è difficile immaginare. Il problema sorge quando un gruppetto, animato dalla mania tanto in voga della raccolta di firme, pretende di rappresentare il tutto. È così che il Bellantone di turno pensa di creare un fronte contrapposto a quello dei professori universitari inglese, che essendo dei noti babbei, hanno pensato di pronunciarsi clamorosamente contro Israele e la sua politica. Inutile dire che nella sua intervista Bellantone, che corporativamente parlando dovrebbe essere un mio collega... un momento che controllo sul sito del Cineca..., dove però non esiste in nessuna delle tre fasce, che propriamente costituiscono il personale universitario in pianta stabile e con diritto alla pensione. È anche possibile che l’elenco non sia stato aggiornato, ma allora vorrebbe dire che Andrea Bellantone è perlomeno assai fresco di ruolo. Può anche darsi che non essendo di ruolo faccia parte di quel sottobosco che è il precariato accademico, dove non si sta bene né in senso economico né in senso morale.

Ma lasciamo perdere questo aspetto. Cosa vuole il nostro Bellantonio? Vorrebbe farsi lui promotore di una raccolta di firme pro Israele da contrapporre a quella già nota dei professori inglesi. Visto che appare sul fogliaccio anzidetto è da supporre che se ne faccia promotore la stessa testata, dove qualche giorno addietro uno strano individuo mi dava l’appellativo di “un certo professor Caracciolo”. Orbene, sono io stesso a dire ai miei studenti che non sono nessuno, soprattutto se mi paragono ai miei grandi e grandissimi maestri che qui non nomino per sottrarli all’irriverenza degli Sciacalli d’Italia. Ma almeno esisto nell’organico del Ministero e fra non moltissimi hanno potrò pure percepire la pensione, sempre che il sistema previdenziale non sia andato nel frattempo allo sfascio. Ma gli Sciacalli a chi si affidano per l’ennesima raccolta di firme? Ad uno che neppure esiste in organico e già pretende di parlare magari anche a nome mio. Probabilmente attingerà ai 300 Accademici (o pretesi tali) sbandierati da Brunello Mantelli, ma di cui è vietato accertare l’identità, esistendo il rischio di una querela per razzismo.

Ma lasciamo perdere gli aspetti soggettivi e veniamo a quelli oggettivi. Il nostro Bellantonio parla di Israele come Mediterraneo e quindi sulla scorta di una grande accademica come Fiamma Nirenstein ne conlcude che “Israele siamo noi”. E di tutti gli altri paesi che si affacciano nel Mediterraneo e si affacciavano molto prima che Israele partorisse la sua dubbia nascita che ne facciamo? Li buttiamo appunto nel Mediterraneo così avremo una Grande Israele perlomeno dallo Stretto di Gibilterra al Bosforo!

Mi chiedo se questa bella pensata sia stata suggerita al nostro Bellantonio da qualche servizio israeliano. Mi chiedo anche quanto dovrebbe essere lunga la lista dei firmatari per rappresentare tutta la docenza italiana? Bastano i magnifici trecento Innominabili di Mantelli e Pezzana o è previsto il raggiungimento di un quorum di validità? Tra i primi firmatari è quanto mai divertente trovare il nome di Marco Taradash, che ho qualche dubbio si sia mai laureato e soprattutto si è reso così benemerito verso i Ricercatori italiani (quelli in organico) che come minimo dovrebbe aspettarsi di venir linciato. Taradash fu tra i firmatari dello “scippo Dalla Chiesa”. Per chi non sa o non ricorda stava per essere approvato in legislativa e passare definitivamente una norma scandalosa che consentiva ai ricercatori (quelli in organico) di poter democraticamente votare per il Rettore e di poter fare parte a pieno titolo dei Consigli di Facoltà. Stupisce adesso di vedere con quale faccia (anteriore e posteriore) si propone ora come capofila di una raccolta di firme di firme per sostenere un’immagine di Israele quale modello di una democrazia che per quanto riguarda proprio i ricercatori l’incredibile Taradash ha calpestato proprio in Italia. Giudichi chi ha capito ciò che ho detto e se non ha capito me lo chieda che glielo spiegherò più chiaramente ancora, magari in privati.

Prima in assoluta tra le firmatarie è però Fiamma Nirenstein, la cui impudenza raggiunge la stratosfera. Vi è poi un certo Giorgio Israel, il cui nome dice tutto e su cui è meglio non dire altro, ma è in effetti un docente della Sapienza, dove siamo quasi cinquemila docenti strutturati. Mi chiedo se Giorgio Israel passerà per il mio Dipartimento a chiedermi la firma, visto che vuol far passare i docenti italiani me compreso come filoisraeliani e antinglesi. È meglio che non venga da me perché troverà lo stesso trattamento che Angelo Pezzana ha riservato all’ignaro rappresentante editoriale che pensava di collocare in vendita libri non corretti e consacrati nella sua libreria torinese.

»È ridicolo« pensare che tutta la docenza italiana sia disponibile a lasciarsi mettere nel libro paga dei servizi israeliani. Solo un lauto finanziamento potrebbe forse indurre qualcuno a fare sacrificio della sua autonomia di pensiero e di ricerca. Ma non è pensabile che le pur cospicue finanze israeliane, che da oltre mezzo secolo drenano a mo di “riparazioni” di guerra ingentissime risorse proprio dall’Europa. Il “miracolo israeliano” è solo una bufala. Senza i capitali europei (tedeschi in particolare) ed americani Israele sarebbe ancora oggi poco più che un deserto. Ma qui mi fermo perché la mia pazienza e sopportazione è già stata duramente provata. Il testo della patetica intervista di Magni non presenta riga che non si presti a suscitare ilarità e sarcasmo. Di questi tempi pericolosi è necessario conservare saldi i propri nervi. Pare sia stato derubricato dalle fattispecie penali espressioni folcloristiche come “vaffanculo”, ma altre connesse agli ambienti evocati dal nostro Bellantonio sono ad alto rischio di diffamazione ed è saggio starne alla larga per quanto possibile. Terremo comunque d’occhio l’evolvere della situazione, perché altrimenti può succedere che in forme insospettate ci troviamo come nella famosa canzone partigiana: “una mattina mi son svegliato ed ho trovato l’invasor”.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Chi è il simpatico Bellantone ? Puoi fartene un'idea (ma giusto un'idea): prendi un antiemetico, e dai uno sguardo al suo mondo fatato: doctorfaustus.splinder.com
Prova, e capirai tante cose.

Antonio Caracciolo ha detto...

Questo post è stato da me scritto il 28 luglio del 2007 su uno dei miei oltre 30 blogs tematici. Mi giunge si questo post un commento che è un insulto, una provocazione, che non raccolgo, essendo impegnato su altri tempi. Non raccolgo ma non ne ignoro l’esistenza. Ne tengo conto in una risposta in termini generali. Conosco molto meglio del mio detrattore il mondo dell’università ed i suoi problemi, brutti problemi. Vi ho dedicato anche uno specifico blog dove sono/erano pubblicati tutti i comunicati dell’ANDU, con specifica proposta di riforma del sistema universitario. Quella proposta non è passata. L’università pubblica non esiste più. Lo sfacelo dell’università e della scuola è davanti agli occhi di tutti, o almeno di quelli che se ne danno pensiero. Quanto alla divisione per fasce della docenza è questa la causa principale della sua corruzione e della sua irreformabilità. Il mio detrattore, apparente “amico” di Gorigio Israel, non sembra avere la più pallida idea di questi problemi. Amen!

Il contenuto essenziale di questo vecchio post è il boicottaggio accademico verso Israele iniziato dal docenti inglesi. La campagna BDS da allora non si è fermata. L’ebreo sionista Dershowitz in un suo libro (“Processo ai nemici di Israel”) mena vanto di aver fermato questa campagna di boicottaggio minacciando azioni legali. Sarà! Con la decisione di Liverpool il più grande sindacato inglese ha aderito al BDS.

All’epoca Bellantone in testa si erano fatti promotori di una campagna di solidarietà alle università israeliane, per le quali basta qui ricordare che il campus di Tel Aviv sorge sui villaggi palestinesi rasi al suolo nel 1948. L’unico edificio di pregio sopravvissuto è stato trasformato nella sala di rappresentanza dei docenti di quella università, occultandone opportunamente le origini. Questo è il mondo universitario israeliano!

Ben mi sono guardato dall’apporre la mia firma a quella campagna di solidarietà ad Israel, dove lessi i nomi sopra citati. Nomi che per nessun motivo intendo associare al mio: non importa chi ci possa perdere, secondo il mio respinto detrattore. Ci stia lui!

Siamo in un’epoca dove ci si divide: chi ci sta da una parte, chi dall’altra. Io ho scelto la mia parte: diritto, giustizia, dignità… Il rapporto Goldstone toglie tutti i veli ed ognuno è in grado di sapere quel che vi è da sapere.

E mi pare che basti. Non rispondo ad insulti con insulti, ma ritorno alla pubblicazione del testo integrale del rapporto Goldstone. La campagna di boicottaggio continua ed ottiene ogni giorno sempre nuove adesioni. La mia “estraneità” con i citati personaggi è certificata dal commento giunto e non pubblicato, ma al quale ho qui risposto.