martedì, luglio 10, 2007

Esultano sull’«Opinione» “liberale” di Arturo Diaconale i nemici della libertà: Dimitri Buffa, Angelo Pezzana e altri ancora nell’ombra.

Versione 2.7

Ho appena avuto un aspro scambio epistolare con tal Dimitri Buffa, un nome per me non del tutto ignoto ma rimasto nella mia memoria solo per il suo cognome... buffo! La corrispondenza non può essere riportata, credo anche per ragioni di carattere giuridico. Ma nella concitazione del botta e risposta non sarebbe comunque di grande interesse per i miei Lettori. Il riferimento pubblico di questo mio commento lo si può trovare in L’opinione.it, di cui è direttore politico l’on. Renato Brunetta al quale mi sono appena rivolto nella mia qualità di Coordinatore Provinciale di Forza Italia. La mia indignazione per le enormità lette mi ha fatto subito scattare scrivendo testi di condanna e di biasimo agli indirizzi, che mi sono capitati a tiro, oltre a Buffa, anche quello di un sedicente Istituto Culturale Islamico, che di culturale e di islamico mi pare proprio non abbia assolutamente nulla, anche se pretende di licenziare tutti i docenti italiani che non si trovino in linea con le “corrette” direttive della “Corretta Informazione” di Angelo Pezzana ovvero del suo sodale Dimitri Buffa. Al povero giornalista de “La Stampa” Marco Ventura – temendo la reiterazione degli Strali Corretti – non è bastato prendere le distanze dai “reprobi” con non gentili aggettivazioni e non benevoli sostantivi in un suo recente articolo. Le reprimende dei Correttori sono venute lo stesso: non è abbastanza! Un mondo allucinante che si serve della menzogna, della diffamazione e delle contumelie aggressive come tecnica scientifica per spegnere ogni libera voce non allineata dentro i parametri di una quanto mai opinabile ed arbitraria “correttezza”. I termini dello scontro sono ormai chiari: a chi dice innanzitutto libertà di pensiero per tutti e solo dopo si potrà discutere si oppongono i fautori della Verità di Stato, per i quali prima si condannano con carcere duro o se impossibilitati almeno con innocenti e pedagogiche “cinquine” i criminali che osano porre in dubbio le verità dettate a Norimberga e solo dopo si potrà discutere con la clasola: “ma stai attento a quel che dici... il carabiniere o le autorità accademiche teramane sono dietro la porta ad ascoltare”. Per fortuna, sul tema della Memoria è annunciato un prossimo editoriale di una fonte non sospetta come Civiltà Cattolica, dove si potrà leggere:
Sull’Olocausto un «eccesso di memoria» può essere «una trappola». Lo scrive La Civiltà Cattolica nell’editoriale del prossimo numero; infatti «la memoria, se malintesa e strumentalizzata, può diventare un elemento di divisione». Cautamente l’organo dei gesuiti affronta anche il tema del “negazionismo” proibito per legge: «La negazione dell’Olocausto va combattuta anzitutto con le armi della ricerca storica che sono le più potenti e persuasive, e poi con il libero dibattito nelle aule, nelle università, sui giornali, non nelle stazioni di polizia e nei tribunali, come di recente è stato fatto in alcuni Paesi europei». Infine, sempre cautamente, pur «senza togliere nulla alla “terribilità assoluta”» della Shoa, anche per l’organo dei gesuiti «nasce il sospetto che ci sia stata negli ultimi decenni una strumentalizzazione dell’Olocausto per fini politici, sia da organizzazioni ebraiche, sia da parte dei negazionisti per combattere lo Stato di Israele».
Pur con i proverbiali distinguo dei gesuiti, si introducono tuttavia nuovi elementi che calzano a pennello con gli eventi teramani del maggio scorso e con la recente abolizione del master Mattei, colpevole per l’appunto di aver voluto portare «il libero dibattito nelle aule, nelle università», un dibattito che organi liberali come L’Opinione, politicamente diretto (?) dal forzista Renato Brunetta, hanno non poco concorso a stroncare per la penna di tal Dimitri Buffa, “eroe” della libertà di pensiero e della civiltà giuridica dell’Occidente, insieme ad altri suoi degni compagni chiamati per nome e cognome: Brunello Mantelli ed Angelo Pezzana. Buffamente l’articolista pensa di aver additato i due nomi alla pubblica stima, ma potrebbe essere esattamente il contrario. Dipende dall’opinione di chi legge ed è in grado di formulare una libera ed autonoma valutazione anche di natura etica.

Spero di poter sentire il Collega di Partito Renato Brunetta sulla “corretta” linea politica del quotidiano telematico attribuito alla sua “direzione politica”. Io e Brunetta, con ruoli e responsabilità diverse, abbiamo aderito ad un partito che dice di essere liberale, che fa parte di una Casa delle Libertà e che confluirà insieme con Allenza Nazionale in un nuovo partito che si chiamerà Partito della Libertà. E già! Ma quale libertà? Ecco un’ottima occasione pubblica per scoprirlo. Non narro qui vicende interne di partito che per i più sarebbero noiose. Ma esistono seri problemi interni che a mio avviso non sarebbe un male rendere pubblici. La parola libertà è abusata fino all’inverosimile e senza il minimo senso del pudore dentro Forza Italia ed i partiti della Casa delle Libertà. Sarebbe il tempo di prendere seriamente in cosiderazione il senso e la portata della parola “libertà”. Sul caso teramano sfido pubblicamente al dibattito i vertici del mio partito.

Quanto all’università di Teramo giova ricordare almeno due cose: a) alcuni decenni l’Università degli Abruzzi “Gabriele D’Annunzio” con sedi in Chieti e Pescara, poi entrambi autonomizzatesi con i noti risultati deprecabili della recente proliferazione di università, andò molto fiera per aver organizzato un convegno in onore dell’allora cardinale Ratzinger, oggi papa Benedetto XVI, di cui La Civiltà Cattolica è in pratica un’emanazione. Allora come ricercatore in Teramo non apprezzai che una università laica organizzasse una simile manifestazione di carattere confessionale. Oggi devo constatare che la neouniversità teramana si colloca sul piano del libero dibattito ad un livello molto basso rispetto a quello auspicato dall’Editoriale di Civiltà Cattolica. Non avrei mai sospettato che una lezione di libertà sarebbe venuta all’università di Teramo proprio dall’Organo dei Gesuiti! b) Qualche anno addietro le cronache riportano come l’attuale preside di Scienze Politiche, prof. Prof. Pepe, molto si sia pavoneggiato per essere stato fatto apparire senza alcun merito organizzativo accanto all’on. Giulio Andreotti, che presso il Master Mattei aveva tenuto una lezione. Strano che il preside Pepe non si sia accorto allora che un Giulio Andreotti chiamato a tenere una lezione sul Medio Oriente non aveva nulla a che fare con gli obiettivi didattici e scientifici della facoltà teramana di Scienze Politiche. Viene da chiedersi di quali “scienze politiche” l’università teramana si occupi. Probabilmente si occupa degli spazi mediorientali marziani o lunari!

Volendo ricondurre ai termini essenziali la faccenda, per non dedicarvi altro tempo, i nostri nemici (tali sono nel senso più rigoroso del termine) partono da una Verità ed una pretesa superiorità morale che per un verso mira a non far distinguere fra il piano della libertà del pensiero ed il piano del suo oggetto. La libertà del pensiero è un presupposto necessario per affrontare una qualsiasi questione scientifica, che ovviamente non sono mai date per sempre, ma hanno sempre bisogno di nuove discussioni e nuove verifiche. L’uomo non si sarebbe distinto dal restante mondo animale se non avesse avuto come sua specificità la libertà del pensare. Per ottenerla vi sono voluti secoli e secoli di lotte sanguinose. In tempi tranquilli e civili si può discutere di ogni cosa senza che nessuno debba temere per la manifestazione delle sue opinioni, quali che siano. Con la nuova religio holocaustica, saldamente legata a precisi interessi materiali e politici che potrebbe essere incrinati dal sorgere di un minimo dubbio, è scattato un divieto di poter pensare forse degno dei peggiori tempi dell’Inquisizione spagnola. È incredibile come in vari paesi europei si mandino in galera persone colpevoli non di aver fatto qualcosa (omicidio, furto, stupro, ecc.) ma di aver formulato teorie o posto tesi discutibili quanto si vuole. È un campo in sè d’indagine interessante e si possono trovare spiegazioni, ma andremmo per le lunghe.
Fonte iconografica: “Diritto al pensiero”: opera di Francesca Salucci.

L’altro aspetto che vorrei ora brevemente richiamare è la pretesa superiorità morale di questi soggetti. Non si accorgono, poveretti, che mentre gridano al nazista, ne adottano e perpetuano i modi e le tecniche, come è puntualmente successo in Teramo, dove si sono verificate violenze in pieno stile fascista e dove un intero corpo accademico ha sacrificato per pavidità quelle libertà che aveva il compito di tutelare. La tracotanza in nome dell’«Olocausto» ha superato ogni limite: in suo nome nella corrispondenza qui non riportata si ritiene di poter rivolgere i peggiori insulti, le più assurde contumelie, certi dell’impunità garantita dalle leggi e da incaute e non meditate dichiarazioni come quelle del presidente Napolitano! Proprio il fascismo ha insegnato che gli intellettuali, in particolare i docenti universitari, non sono degli eroi. La storia si ripete. Una potente lobby ha alzato la voce e i Chiarissimi Professori hanno calato le brache o forse hanno valutato superiori convenienze a me ignote. Da Teramo, nea università di passaggio, dove un docente spera di andarsene il prima possibile venendo chiamato altrove, l’onta ha macchiato tutta l’università italiana, che a questo punto va distinta fra sede e sede. L’umiliazione che Teramo ha subito avrebbe accettato di subirlo un’altra università italiana di più solida tradizione e libertà?

Gli autori di questa triste pagina gridano vittoria per essere riusciti ad impedire che un corso universitario svolgesse i suoi programmi e conducesse a termine le sue attività. Addirittura fanno i conti delle serve in pubblico, studiando in pubblico ulteriori attentati alla libertà altrui di ricerca e didattica e come tagliargli i possibili fondi. Sempre lo stesso “eroe” del pensiero e della libertò che risponde al nome di Dimitri Buffa (omen nomen) canta a squarciagola vittoria e si complimenta con la Mente di tanta gloriosa impresa che individua per gli annali della storia nel Nome di Angelo Pezzana. A Lui gloria eterna per i secoli a venire! Vi sarebbe da ridere se non vi fosse prima da piangere. Personalmente, entro in questa storia solo per aver appreso di libertà violate. Non ho mai avuto grande curiosità per il cosiddetto “negazionismo”. Essendo però questi autori ostracizzati sorge per me adesso l’obbligo morale di conoscerne tutta l’opera, a preferenza di quella ufficiale ed accreditata, anzi dubiterò di questa proprio perché accreditata. Per quel poco che già ne ho appreso le teorie “revisioniste” non mi sembrano assurde, come qualcuno pretenderebbe impedendo perfino ad altri di farsene un autonomo giudizio. In realtà, si tratta della lenta corrosione di un’ideologia ufficiale, dietro cui si celano corposi interessi materiali e politici. Chiaramente, non vi sarebbe stato tanto clamore se dietro il fumo non vi fosse anche l’arrosto.

In questa campagna diffamatoria, sono stato chiamato in causa come se avessi avuto interessi materiali nel Master soppresso. Non vi ho mai insegnato e ne sono venuto a conoscenza proprio con la notizia della sua soppressione, lungamente preparata e attesa. Mando a dire pubblicamente ai miei diffamatori che scendo in campo proprio nel momento in cui loro esultano per la loro vergognosa “vittoria”, consistente nella chiusura di un corso universitario! Un simile giubilo si manifesta in genere per l’apertura di un’università, non per la sua chiusura. E di questo si tratta, in effetti! Sembrerebbe di essere tornati agli anni bui delle dittature totalitarie ed invece siamo in piena repubblica fondata sulla Resistenza e sui Diritti Umani. Darò tutto il sostegno che mi sarà possibile per il trasferimento del Master Mattei di Alti Studi sul Medio Oriente da Teramo in Roma e darò anche il mio insegnamento per la parte di mia competenza, se come spero il Master potrà riprendere in Roma la sua attività didattica ed il suo ciclo di conferenze. Nel frattempo, dovrebbe essere entrato anche in pieno regime il «Comitato per la libertà di pensiero», presieduto da un magistrato e composto da numerosi legali. Uno dei suoi principali compiti sarà proprio quello di tutelare il Master Mattei da prevedibili rinnovate eroiche imprese, come quelle appena celebrate sulla testata diretta da Arturo Diaconale.

Una postilla. Mentre scrivevo questo testo giunge una risposta privata di Dimitri Buffa. Stessa tecnica di Mantelli. Sembra un metodo che si apprende in un apposito centro di addestramento in Israele. “Con uno che.... io non parlo”. Costoro diffamano pubblicamente tacciando di "antisemitismo” l’universo mondo, magari anche soltanto per aver avuto un “non corretto” pensiero mentre dormivano e sognavano chissà cosa. Per Costoro il primo pensiero, appena svegliatisi la mattina, in qualsiasi parte del mondo si trovino, deve essere il ricordo dell’Olocausto. Tacciare qualcuno di “antisemitismo”, a torto o a ragione, è l’arma di cui si servono per incutere timore e suscitare conformismo: tutto può essere antisemitismo nella testa di Costoro. Siamo tornati agli Untori di manzoniana memoria. In pratica, conviene non fare più uso del sostantivo ed aggettivo “ebreo”. A seconda che il contesto non sia gradito ad un potenziale sicofante, magari nascosto nell’ombra, vi è il rischio di sentirsi additare come “antisemiti”. L’impunità è assicurata. Non ho mai letto di un magistrato che abbia condannato simili diffamatori. Candidamente il Buffa (e la sua congrega) non ritiene di essere in alcun modo responsabile verso terzi per aver indotto alla chiusura di un corso universitario, attentando ai diritti altrui di informazione ed apprendimento. La storia è stata ricostruita ed è disponibile online, anche sul mio blog. Ormai il nostro paese è diviso anche sul concetto di “onore” e costoro ritengono di aver fatto una bella impresa, chiedendo ed ottenendo la chiusura di un corso universitario. Una vicenda analoga che ben dimostra il clima in cui viviamo è quella per la quale uno studioso ebreo non allineato, Ariel Toaff, è stato costretto al ritiro di un libro di onesto lavoro scientifco, costato al suo autore oltre sette anni di lavoro. Lanciare il sasso e nascondere la mano! Sembra proprio una tecnica da manuale. In effetti, ho letto da qualche parte di appositi centri di addestramento in Israele. La malafede è così evidente che sarà quanto mai saggio ed opportuno alzare steccati ed approntare difese, preparandosi a tempi duri per la difesa della libertà. Non mi servirà una terza prova. Mi correggo: l’ho appena avuta per via epistolare, distinta da quella precedente ma collegata anche se non me ne sono chiare le connessioni. Ha dell’incredibile per prova provata di ottusità, ignoranza, volgarità. Non è né lecito né tanto meno edificante il parlarne.



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In seguito ad un evidente tentativo di introdurre anche in Italia leggi liberticide, che in pratica annullano la libertà di pensiero, si è costituito dopo i gravi fatti di Teramo un apposito Comitato per la libertà di pensiero, di cui con il nome “Civium Libertas” è stato costituito un gruppo di discussione. L’adesione al Gruppo di discussione coincide con l’adesione al Comitato, formalmente costituitosi in Teramo il 16 giugno 2007. Si può qui ascoltare l’Audio del convegno durato circa 4 ore.



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