sabato, luglio 14, 2007

Negazionismo o libertà di pensiero? Esempi di cattivo e fazioso giornalismo.

Versione 1.3
(testo in progress)

Ho perfettamente delineato nella mente l’impianto di questo articolo o “post” secondo la terminologia informatica, ma d’ora in poi dirò sempre articolo anziché post. Occorrono però tempi tecnici non brevi. Annuncio al mio lettore di cosa si tratta e deciderà poi lui se vorrà ritornare su questo articolo, basandosi sulla numerazione progressiva della versione per valutarne gli sviluppi. A seguito del trasferimento a Roma del Master Mattei sono già usciti due articolacci, l’uno su “La Stampa” e l’altro su “l’Unità”. Evidentemente gli ideatori del complotto della Memoria Assassinata si saranno detti: ma come? Abbiamo vinto a Teramo, facendogli chiudere il Master presso quell’università di provincia, poco più di un villaggio e mo’ questi si trasferiscono nella Capitale? E che vittoria sarebbe mai la nostra, se questo è stato il risultato agognato? Si spiega così il “livore”, la faziosità, la malafede che anima i redattori delle notizie diffuse a mezzo stampa. Quanto all’Università di Teramo, che non ha saputo difendere le libertà accademiche, credo che il prossimo passo potrebbe ben essere la chiusura della stessa università. Personalmente, pensavo con un certo fastidio dover andare da Roma a Teramo per qualche lezione per la quale mi ero impegnato, per pura solidarietà. In Roma non ho problemi di sorta: posso fare un intero corso di filosofia del diritto! Insomma, più avanti analizzerò i due articoli sopra citati, con il corredo di lettere al giornale, pubblicate o meno. Farò vedere toccando con mano due esempi tipici di cattivo giornalismo, starei per dire di giornalismo “spazzatura”, ma mi sto sforzando di imitare il linguaggio dei diplomatici e dei gesuiti, che sanno dire quel che vogliono dire senza ricorrere ad espressioni forti, che poi chiamano altre espressioni forti per scendere sempre più di tono e livello. A mia difesa e discolpa posso dire che i miei toni forti sono sempre una legittima difesa davanti a toni più forti, da cui direttamente o indirettamente mi sento colpito. La polemica giornalistica è ancora in atto e non escludo che possano uscire altri articoli. Questo spazio sarà destinato ad essere il contenitore unico della Rassegna Stampa del nuovo Istituto di studi mediorentali, appena fondato in Roma: è ufficiale. Per me questa avventura sarà un’occasione per progredire nei miei studi di Geopolitica, per la quale ho costituito un apposito blog. Avverto che questo mio articolo è una mia decisione personale in quanto personalmente chiamato in causa nei due articoli. Lo IEMASVO, acronimo del nuovo Istituto di studi meodiorientali e geopolitici, non ha deciso nulla al riguardo ed è piuttosto orientato ad ignorare i due pessimi articoli, il cui scopo è chiaramente la diffamazione. Al momento lo IEMASVO ha cose più importanti cui badare. Poi si vedrà. Tutta la parte in corsivo è il mio commento, la parte in tondo è rassegna stampa.


Sommario: 1. In casa Moffa. – 2.L’articolo di Marco Ventura: fischi per fiaschi. –

1.
In casa Moffa

Non sapevo nulla di Claudio Moffa e delle sue iniziative teramane fino a quando grazie a Brunello Mantelli non ho appreso di un “Crociata” per fargli smettere e chiudere il suo Master ed addirittura, secondo gli auspici di un noto esponente della comunità ebraica, di privarlo dell’insegnamento, più o meno come succedeva a parti rovesciate verso gli ebrei durante il fascismo. Anziché incutermi timore la “crociata” mi ha invece indotto a manifestare la mia solidarietà alle vittime dell’altrui intolleranza ammantata di una pretesa superiorità intellettuale e morale e che in effetti gode di una rete fittissima ed impressionante di protezione, che non hanno scrupoli ad usare tutti i mezzi di pressione di cui dispongono. Nel nostro Bel Paese è costume attaccarsi al carro del vincitore, cioè mettersi sempre dalla parte di chi si ritiene essere il più forte. Nella mia “singolarità” ho sempre valutato la causa “giusta” anzichè la causa “forte” e sempre mi sono schierato dalla parte dei deboli e delle vittime anziché dalla parte di quelli che a me appaiono prepotenti. La conoscenza telefonica con Moffa, che abita in Roma, ha quindi prodotto un invito a casa sua, in zona decentrata. Ho accettato l’invito ed ho così conosciuto Claudio Moffa e tutte le altre persone che lui aveva invitato. Tra gli altri, venuto sul tardi, vi era anche Marco Ventura, di cui pensavo all’inizio fosse un ospite ed amico di Moffa, che in seguito ha ammesso essere stata una sua sciocchezza aver invitato il giornalista, che poi ha riportato in termini diametralmente opposti il senso di tutta la riunione. Ma ecco l’articolo apparso su la Stampa dell’11 luglio 2007 a firma di Marco Ventura, ahimé per giunta nipote di un mio stimato Collega.

2.
L’articolo di Marco Ventura: fischi per fiaschi

Esce con la foto di un campo di concentramento quasi più grande dell’articolo stesso un testo che reca la seguente titolazione, sottotitolazione, didascalie: «Così lontani, così vicini», con il quale evidentemente si allude al fatto che persone dalle più distanti opzioni e posizioni politiche si trovano però d’accordo sui principi sanciti dalla costizione all’art. 21 (libertà di pensiero) e 33 (libertà di ricerca ed insegnamento). Per una normale persona con una testa normale sarebbe un fatto positivo il riconoscimento di comuni valori costituzioni, pur nella diversità delle opinioni e come si diceva un tempo “appartenenze” politiche. Forse Marco Ventura ed i suoi amici hanno nostalgia degli “anni di piombo” degli anni Settanta o della guerra civile degli anni Quaranta. Per taluni la guerra non è mai finita e non deve mai finire. Non è un caso che in Israele – non estraneo alla nostra storia – la guerra duri da almeno 60 anni. Il titolo principale suona: «Alt ai negazionisti». E come sottotitolo si presenta come una spiegazione: «All”Università di Teramo. Il consiglio di facoltà cancella il master del professor Moffa cui partecipavano storici revisionisti non solo italiani, i promotori rilanciano sul web. Viaggio in un pianeta sorprendente e contradditorio».

Intanto nella sua motivazione ufficiale (riquadro: «Non coerente con gli obiettivi formativi complessivi») e nelle dichiarazioni ufficiose i docenti teramani di Scienze Politiche hanno detto salomonicamente che il Master in discorso semplicemente non rientra nell’ambito delle scienze politiche praticate in Teramo. È noto che i programmi delle varie facoltà di Scienze Politiche esistenti in Italia non sono identici. Per essermi laureato in Scienze Politiche in Roma nel 1975 ricordo che in quegli anni si discuteva sull’ordinamento degli studi delle facoltà di scienze politiche che per un tempo si chiamarono nella dizione ufficiale anche “scienze politiche e sociali”. Con la creazioni delle facoltà di sociologia rimase la sola dizione “scienze politiche”, di cui lessi in quegli anni nella stampa ad effetto che si trattava di facoltà il cui ordine di studi era il più sgangherato che si potesse concepire. Orbene in Teramo, cittadina di provincia (30.000 abitanti), assediata dalla potente lobby insidiata nella università di Torino, ha deciso che anziché di Medio Oriente terrestre è meglio occuparsi di Medio Oriente Lunare o Marziano.

Nessun collega teramano, dove ho fatto il mio concorso universitario, mi ha detto di aver inteso rinunciare o violare gli art. 21 e 33 della costituzione. A mio avviso, ciò è avvenuto e se così è, non già il Master diretto dal prof. Moffa, ma la stessa università teramana andrebbe chiusa in quanto inetta ed incapace di difendere le libertà accademiche che caratterizzano in modo imprenscindibile ogni università degna di questo nome. Quanto al contenuto del master Mattei basta leggere i programmi, la loro distribuzione oraria, i nomi dei relatori (tra cui Giulio Andreotti) per rendersi conto dell’orchestrazione imbastita in più sedi. Tra i docenti del master io non sono mai stato. Ho appreso del Master stesso dopo i clamori suscitati per l’invito a Faurisson, che a mio avviso poteva ben parlare. Se si legge l’ultimo Editoriale di “Civiltà Cattolica”, notoriamente un organo eversivo del Vaticano, si apprende che è la stessa identica posizione assunta dai gesuiti: le tesi storiografiche erronee si combattono con il dibattito e la critica, non con il carcere e la violenza. Ma queste cose a Marco Ventura sembrano cose di un “pianeta sorprendente e contradditorio”.

Nel Quadrante con cui il giornalista pensa di orientare il lettore la libertà di pensiero, valore costituzionale che sta a cuore ad ognuno che sia capace di aprir bocca diventa per Marco Ventura «libertà di negare l’Olocausto» ed i fautori della libertà di pensiero vengono automaticamente trasformati in “fautori della libertà di negare l’Olocausto”. Credo che neppure la Santa Inquisizione nei suoi periodi più cruenti sarebbe mai giunta a tanta barbarie. Nella lista dei nomi sotto questo riquadro, in cui trovo il mio nome, conosco di persona solo il mio collega Augusto Sinagra, dal quale non ho mai sentito le grottesche semplificazioni a tutti noi attribuite, a parte il fatto che nessuno ragiona in genere per negazioni, ma semmai pone affermazioni, che possono essere condivise o meno.


(segue)

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