domenica, dicembre 30, 2007

Avvertenza redazionale

Ai miei lettori di questo Blog, siano essi quattro o cinque, per me preziosissimi, devo qualche spiegazione. Questo Blog è il primo di una serie di oltre 20, tutti a carattere tematico e per contenuto diverso l’uno dall’altro. Essendo il primo è come un tronco da cui si sono poi sviluppati gli altri. L’unità di tutti i blogs è costituita dalla mia persona e dai miei interessi che sono diversi, ma sempre originati da una stessa persona. Questo blog iniziale era nato per la constatata impossibilità di trovar spazio e voce in fogli di partito (ad es. Ragionpolitica.it) che avrebbero invece dovuto fornire occasione di discussione, confronto, dibattito. Non ha perso nulla della validità iniziale. Anzi adesso con la costruzione del nuovo partito, già da me fin dall'inizio ipotizzata, acquista nuova e crescente validità. Mi auguro anche di poter trasformare questo blog da individuale in collettivo, associando vecchi militanti di Forza Italia con i quali condurre una rinnovata lotta interna di partito che consenta una piena attuazione dell'art. 49 della costituzione, che conferisce ad ogni cittadino il diritto – si badi: il diritto – di associarsi democraticamente con altri cittadini per concorrere alla formazione della politica nazionale.

Insomma, scopo di questa avvertenza è di comunicare ai Cinque Lettori che questo Blog ha bisogno di una complessa riorganizzazione interna che è in atto e che però richiede tempo, essendo io impegnato non con un solo blog ma con almeno 23 diversi blogs, dove se lo desiderano i Cinque Lettori possono accedere, passando tranquillamente dall'uno all'altro. Mi occupo di storia, filosofia, geopolitica, linguaggi, archivistica, fotografia, ecc. Non sono e non intendo essere un poligrafo: i temi indicati sono tutti strettamente connessi l'uno all’altro e per ragione di ordine e sistematicità vengono sviluppati in pagine e gruppi di pagine diverse. Verranno anche stabiliti da me di volta in volta opportuni collegamenti.

Mentre annuncio questo lavoro, colgo l’occasione per rivolgere ai miei Lettori (buoni e cattivi) un cordiale augurio di Buon Anno 2008.

Antonio Caracciolo

Pubblica dissociazione da Stracquadanio e Padan in merito a denuncia Ucoi

Versione 1.3
Testo in progress

Sommario:

1. Premessa. – Già in altro post Giorgio Stracquadanio aveva attirato la mia attenzione per iniziative politiche non solo non condivisibili, ma a mio avviso prive di intelligenza politica. Che Stracquadanio sia in FI un pezzo grosso ed io no, è cosa che so bene, ma la cosa non mi turba affatto: giudico con la mia testa e faccio uso del mio voto anche in netto dissenso da Stracquadanio e di tutti i parrucconi presenti in FI. Di essi mi auguro si possa fare giustizia nel nuovo partito del Popolo delle Libertà. Ed è appunto dei principi di libertà applicati all’illiberale condotta dell'on. Stracquadanio che voglio discutere in questo post in costruzione, dove mi propongo di raccogliere tutta la documentazione a partire dall’agosto 2006 fino ad oggi. Eravamo allora in piena estate ed i giornali riportavano la notizia di un manifesto a pagamento, apparso sui quotidiani, dove l’Ucoi diceva che ciò che gli israeliani fanno verso i palestinesi ha poco da invidiare a ciò che i nazisti facevano nei lager dove venivano raccolti i lro prigionieri, non solo ebrei. Può essere questa una metafora, un modo di dire, ma su una semplice metafora, non già sui fatti cui la metafora intendeva richiamare la pubblica attenzione, era pronta la reazione propagandistica avversaria, che si è avvalsa di una legge (la mancino) di cui proprio per questo occorre chiedere la sua abrogazione: non tutela nessun diritto, ma si presta ad un uso aberrante e strumentale. Si innescava un meccanismo che vedeva il ministro Amato elaborare una sua carta di suoi valori che pretendeva imporre al suo prossimo. Di barbarie in barbarie si arrivava a Giorgio Stracquadanio e Lucio Malan,
deputati di FI, probabilmente a caccia di voti in ambiente ebraico.

Confortato dall’idea che potesse essere quello un principio assodato, un precedente giuridico, in data 4 novembre 2007 l’ineffabile ed inqualificabile Magdi Allam pensava di estendere la denuncia di Stracquadanio agli oltre 2000 intellettuali e cittadini italiani che firmando l’appello ed il manifesto “Gaza Vivrà” riproponevano la stessa equiparazione, sia pure in forma metaforica, fra Israele e il nazismo. Il “delirio verbale” di Magdi Allam si era subito scatenato al primo nuoversi dei due senatori italioti ed ecco cosa troviamo nell'immenso archivio della rete:
Inchiesta sull'Ucoii
Il coraggio di infrangere il muro della paura

Finalmente si è avuto il coraggio di infrangere il muro della paura.
[Meglio dire: la spudoratezza. E mi dispiace che a avere tanto spudoratezza siano stati due sentatori di FI, che per fortuna non capitano nel mio collegio]
Per la prima volta lo Stato italiano
[ma quale Stato! E ben altra cosa lo Stato.]
si trova costretto a guardare in faccia e a prendere posizione nei confronti della predicazione d'odio
[vi è più fanatico odio in un Magdi Allam che in tutto il Medio Oriente! Ed in ogni caso un’affezione del tutto umana così arbitraria e polivalente come “odio” non può dare contenuto positivo a leggi dello stato allo stesso modo in cui non può essere tradotto in precetto normativo il comandamento “ama il tuo prossimo” ovvero tutti i precetti evangelici. Questa è barbarie e regressione giuridica della quale è responsabile la lobby che si era nascosta dietro la legge Mancino e che a distanza di anni occorre ora individuare, se non altro per ragioni di carattere storico]
promossa dall’Ucoii, l’Unione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia.
L’Ucoi è il gruppo estremista
[è questa una qualificazione tutta e tipicamente magdialliana ("delirio verbale da tarantolati”, secondo una diagnosi di Gravagnuolo) e non una constatazione oggettiva, come quando si dice di un oggetto che è bianco, nero o rosso. Personalmente trovo estremiste tutte le esternazioni di Magdi Allam, mentre mi appaiono moderati ed equilibrati i documenti dell'Ucoi che finora mi è capitato di leggere, come ad esempio questo]
islamico che afferma di controllare l'85% delle moschee e di rappresentare la maggioranza dei musulmani in Italia. Non è stato per iniziativa del governo che, in considerazione dei difficili equilibri della sua eterogenea coalizione, ha da un lato condannato il manifesto in cui si equipara Israele al nazismo
[ma a porre questa equiparazione, puramente metaforica, sono in tanti, fra cui un personaggio come Avraham Burg, che è stato componente autorevole della Knesset, il parlamento israeliano. A voler essere rigorosi il nazismo è cosa storicamente e geograficamente delimitata, ma se il termino ha assunto connotati particolrmente offensivi, allora deve considerarsi anche l'uso frequente ed incontestato quanto scientificamente assurdo che dello stesso termine è fatto per equirare l’Islam, cioè un miliardo di persone, con il nazismo. Ricordo per tutti Carlo Panella, che ci ha scritto pure un libro, ed in ultimo a Roma Bernard Lewis, celebrato (da tipi come Magdi, non da me) orientalista. Lo stesso reato, se appena mette piede in Italia, dovrebbe venir contestato a Burg ed a tutti gli scrittori ed intellettuali che sempre più frequentemente trovano appropriato il confronto, che – ripeto – ha valore metaforico. Il linguaggio umano non può fare a meno dell'uso di metafore e se il legislatore vuol punire la metafora finisce per perdere di senso e di valore lo stesso concetto di una legislazione.]
ma, dall'altro, non intende allontanare l'Ucoii dalla Consulta per l'islam italiano,
[una barbarica ingerenza dello Stato nella vita interna delle confessioni religiose. Lascio immaginare a chi legge cosa succederebbe se la stessa pretesa venisse avanzata nei confronti della chiesa cattolica. Con una simile ignoranza istituzionale non capisco proprio come Magdi Allam possa fare da vicedirettore di un giornale importante come il Corriere della Sera. Tra i tanti misteri d’Italia bisogna aggiungervi anche questo.]
a meno che non sottoscriva una «carta dei valori» in cui, tra l'altro, si richiede di riconoscere l'unicità dell'Olocausto.
[Tanta bestialità richiede adeguata reazione verbale che non posso permettermi in base al mio codice di autodisciplina. Ma prego chi legge di fare ricorso alla sua immaginazione per dare consistenza alla mia indignazione di fronte ad una così folle pretesa che comporta il totale disconoscimento delle preoccupazioni che hanno allarmato tutti quegli storici che hanno visto annullato il loro libero ed onesto mestiere all'ipotesi di una introduzione di una verità di stato, alla quale si candida qui come Sommo Sacerdote il tarantolato Magdi Allam.]

Richiesta subito bocciata, in un'intervista rilasciata ieri al Corriere, dal portavoce dell'Ucoii, Hamza Roberto Piccardo, che già nel 2000 aveva definito l'Olocausto un disegno di Dio.
[Magdi Allam dimostra qui una grande ignoranza del problema, per il quale non posso io assumermi l’onere di fargli capire che che per suoi affari privati non intenderà mai comprendere]
L'atteggiamento governativo è discutibile perché se per un verso si prende atto, come ha fatto Amato, che quel manifesto «viola un sentimento fondante della democrazia italiana ed europea», per l'altro ci si dice pronti a condonare il reato all'Ucoii se ritratta e si impegna a non reiterarlo. Ebbene se il medesimo criterio fosse adottato su larga scala, si provocherebbe il suicidio dello Stato.
[Il suicidio dello Stato è già in atto ed è connesso proprio alle tendenze di cui Magdi Allam è espressione. Lo Stato italiano è un simulacro di Stato. Occorrebbe qui rinviare alla “cupidigia di servilismo” già denunciata da un padre costituente come Vittorio Emanuele Orlando. Da allora si è anadti di male in peggio fino a giungere alle odierne pretese di un Magdi Allam.]

E' in un quadro generale di incertezza politica e precarietà giuridica che l'iniziativa della Procura di Roma è doppiamente apprezzabile.
[Doppiamente deprecabile, a meno che non si risolva con una rapida archiviazione ed in una pubblica censura agli odierni sicofanti.]
Innanzitutto perché consentirà un pronunciamento chiaro sulla denuncia in cui si ipotizza il reato di istigazione all’odio razziale.
[Quale razza odia quale razza? L’unica razza detestabile ed odiosa è quella quella degli idioti. Ahimé una razza abbastanza numerosa.]
In secondo luogo perché ridà fiducia nella magistratura dopo una serie di sconcertanti episodi in cui, a dispetto della flagrante manifestazione di apologia del terrorismo, le procure non sono intervenute in ottemperanza all'obbligatorietà dell'azione penale.
[Già, l’obbligatorietà dell’azione penale, che come ognuno sa non esiste, mentre esiste l’arbitraria e discrezionale azione penale. In pratica, siamo nelle mani del buon senso di privati investito di un grande potere su altri privati. Questa sarebbe la certezza del diritto sulla quale possiamo contare. Peccato, che i Legislatori Stracquadanio e Pavan abbiano dato un nuovo contributo all’incertezza del diritto.]
Cito solo il caso di Nabil Bayoumi, il direttore della Moschea An-Nur di Bologna, affiliata all'Ucoii, che il 7 settembre 2005 intervenendo alla trasmissione Matrix su Canale 5 disse: «In Israele non esistono civili e nemmeno i bambini sono innocenti. (...) I kamikaze non sono tutti da scomunicare, specialmente quelli palestinesi. (...) Bin Laden dice cose condivisibili quando afferma che gli americani e i loro leccapiedi dei governi occidentali devono andarsene dai Paesi arabi ».
[E allora? Si può certamente non essere d’accordo nel giudizio, ma si tratta in fondo di un’opinione politica, perfettamente comprensibili se ci si pone dall'ottica di chi nutre quell’opinione. Dove sta il crimine? Nel non essere dalla parte di Israele, nel non voler inneggiare insieme con Magdi Allam: “Viva Israele!” e di conseguenza: “Muoia l’Islam!”. Non viene in mente a Magdi Allam che per ellissi può essere a lui stesso rivolta l’accusa di odio razziale, oltre che di ignobile tradimento della sua gente, che guarda caso lo considera un traditore?]

In teoria dal primo agosto 2005 chi fa apologia di terrorismo dovrebbe essere condannato alla reclusione da uno a sette anni e mezzo (articolo 414-1bis).
[Terrorismo? E che roba è? E chi è qui che fa del terrorismo? Magdi Allam sta parlando di se stesso? Si può vivere in Italia in un clima simile? Non è meglio che Magdi Allam se ne ritorni in Egitto e rinuncia ad una cittadinanza italiana che io mai gli avrei concesso? Devo subirlo come mio concittadino? Se si, allora si riceva il mio assoluto e netto dissenso accompagnato alla più ferma stigmatizzazione per una condotta incivile e contraria ad ogni principio di libertà ed umanità.]
Eppure contro Bayoumi non è stato adottato alcun provvedimento, né penale né amministrativo né politico.
[Eccolo, lo spregevole individuo che in odio al genere umano vuol vedere altri suoi simili condannati per un crimine che esiste solo nella sua testa. Inoltre, l'ineffabile parvenu ignora il principio della nostra costituzione secondo cui una qualsiasi persona è innocente fino a sentenza definitiva, non appena abbia ricevuto un’accusa nel folle tribunale della sua stoltezza]
Il perché di tanta reticenza a confrontarsi con i predicatori d'odio, pur nella consapevolezza che si tratta del primo anello di una catena che sfocia nella produzione dei robot della morte, ce lo spiega chiaramente Piccardo: «Facciamo paura».
[A fare a me paura non sono i Piccardo, ma i Magdi Allam che godono di ogni impunità e sono pure colmati di onori, protezione, ricchezza]
La verità è che questa classe politica, governo e opposizione, ha paura di confrontarsi con la fabbrica del terrore insediata all'interno delle moschee dell’Ucoii dove si predica la negazione del diritto di Israele all'esistenza,
[Magdi Allam è un esimio professore di diritto naturale, come si diceva una volta. La sua ignoranza è pari alla sua spudorata arroganza.]
si esaltano i kamikaze che massacrano gli israeliani, si promuove una identità islamica contrapposta all' identità nazionale.
[Scempiaggini degne dell’uomo ma indegne del “Corriere della Sera”, principale quotidiano d’Italia. Come siamo caduti in basso!]
Ed è così che si preferisce il compromesso a tutti i costi, l'importante è che in superficie regni un ordine apparente. Della realtà sottostante, la fabbrica ideologica del terrore,
[Terrore, diffamazione, denigrazione e delazione oltre che stupidità è quanto instancabilmente ma remunerativamente Magdi Allam inietta nel sistema dei media italiani]
che se ne occupi il futuro governo o la futura generazione.

Magdi Allam
26 agosto 2006»
Ciò alla data 26 agosto 2006. La nuova “notizia criminis” contro 2601 cittadini italiani, colpevoli di voler porre fine all’embargo genocida nella Striscia di Gaza, da lui data il 4 novembre 2007 non è stata ancora raccolta da nessun PM d’Italia, mentre si apprende invece che un gruppo di avvocati del Comitato “Gaza Vivrà” sta elaborando una richiesta per l'incriminazione del governo israeliano per crimini contro l’Unanità. In fondo, si tratta di chiedersi e di sapere se esiste o non esiste violazione dei diritti umani da parte di Israele. Delle numerosi condanne in questo senso da parte dell’ONU né Stracquadanio né Malan si sono minimamente curati: a loro interessa raccattere voti dove sembra facile ottenerne. Gaza, si è detto, è in pratica un immenso campo di concentramento a cielo aperto: perché i senatori Stracquadanio e Malan non si sono uniti al loro collega Sen. Rossi, del gruppo misto, per andare a verificare insieme a loro se l’allarme umanitario è fondato o meno? Basta che loro facciano denunce che tornano a loro eterna vergogna! Rispetto ai Lager nazisti mancano solo le camere a gas, ammesso e non concesso che queste siano mai veramente esistite. Ma il genocidio è in atto e consiste in una politica deliberatamente mirata a far perdere agli arabi palestinesi la loro propria identità, un crimine peggiore dell'uccisione fisica. Che fanno gli onn. Stracquadanio e Malan di fronte a questa evidente violazione dei diritti umani? Sanno gli onn. Stracquadanio e Malan che una fetta consistente di parlamentari palestinesi, eletti in democraticissime elezioni svoltesi sotto controllo internazionale, sono imprigionati dal governo israleliano? Se il sen. Fernando Rossi chiederà loro come parlamentari italiani di far parte di una delegazione italiana di parlamentari italiani per anare a visitare nelle carceri israeliane i parlamentari palestinesi, cosa faranno? Si gireranno da un'altra parte? Non avranno né orecchie per sentire né occhi per vedere?

Ciò premesso, mi occorre tempo per ricostruire le prodezze di Stracquadanio e Malan, parlamentari di FI dai quali mi dissocio e dissento pubblicamente come elettore e tesserato, a partire in data 19 agosto 2006 dal famigerato manifesto Ucoi – giudicato offensivo per la sensibilità delle comunità ebraiche italiane – fino ai giorni nostri in cui al valico di Erez viene impedito ad una delegazione italiana di poter entrare nell‘«inferno di Gaza» per verificare le condizioni igienico-sanitarie del milione e mezzo di persone che vi sono rinchiuse e che muoiono giorno per giorno come conseguenza di un embargo genocida cui per servilismo è associato e responsabile anche il nostro governo, dal quale i cittadini italiani firmatari dell'appello umanitario si sono nettamente dissociati insistendo affinché l'embargo venga tolto ed il nostro governo dia prova di effettivo rispetto dei diritti umani.

(segue)

lunedì, dicembre 24, 2007

Gaza: All’inferno non si entra.

Ricevo sulla mia posta privata il seguente drammatico aggiornamento che pubblico in “Civium Libertas” ed in “Club Tiberino”. Il testo resta immutato rispetto a come a me giunto. Per leggere il primo Comunicato da me ricevuto e diffuso clicca qui.

Antonio Caracciolo

***

ALL'INFERNO NON SI ENTRA

DISPACCIO DELLA DELEGAZIONE PARTITA PER GAZA



Ramallah, Palestina, Domenica 23 dicembre, ore 16,00


«Questa mattina, mentre si udivano spari di mitragliatrice e dopo un defatigante viaggio, la delegazione di solidarieta’ con il popolo di Gaza* si e presentata al valico di Eretz per varcare il confine con l’inferno di Gaza.

E’ stata brutalmente RESPINTA dall’ esercito israeliano.

Il criminale embargo decretato dal governo di tel Aviv, sostenuto dagli Usa e dall’Unione Europea, non si limita al blocco delle merci, dei medicinali ecc., giunge perfino ad impedire i contatti umani.

La Striscia non e una prigione a cielo aperto, ma un vero e proprio campo di concentramento.

In carcere infatti almeno i colloqui sono consentiti, a Gaza no.

Con il sopruso di questa mattina l’esercito ed il governo di Israele hanno dato anche un sonoro ceffone alle autorita italiane.

Esse avevano infatti assicurato (incontro col viceministro Ugo Intini, svoltosi alla Farnesina l’11 dicembre) che avrebbero compiuto i passi necessari affinche’ la delegazione potesse raggiungere Gaza.

Il crimine di questo embargo genocida evidentemente puo compiersi solo grazie a molte complicita e non tollera testimoni, ne’ intrusi.

Per denunciare questa situazione la delegazione di solidarieta continuera’ la sua attivita nei prossimi giorni.

Nel frattempo il muro di silenzio ha iniziato a cedere. Leonardo Mazzei e Vainer Burani sono stati am lungo intervistati dalla TV araba al Jazeera. Le interviste saranno trasmesse questa sera.

Per domani mattina (lunedi’ 24 dicembre) e prevista (grazie al determinante contributo delle organizzazioni della Resistenza palestinese) una conferenza stampa a Ramallah.

Subito dopo ci recheremo al consolato italiano di Gerusalemme dove protesteremo, con un sit-in, per la situazione che si e determinata.

Domani sera saremo invece a Betlemme in occasione della Santa messa di Natale.
La delegazione italiana, affiancata dai fratelli palestinesi, musulmani e cristiani, e da decine di militanti antisionisti israeliani, esporra’ uno striscione in lingua italiana con su scritto «STOP EMBARGO! GAZA VIVRA’»

Tutte queste attivita sono finalizzate ad una nuova e piu forte iniziativa al valico di Eretz, al quale ci ripresenteremo, piu’ numerosi, il 26 dicembre.

Sacchi con medicinali, giochi e altro materiale sono stati consegnati ai volontari di due Ong italiane attive da tempo all'interno di Gaza e verranno distribuiti alla popolazione.

Leonardo Mazzei x la Delegazione

* La Delegazione e’ composta da: Leonardo Mazzei «Comitato Gaza Vivrà» - Fernando Rossi, Senatore - Giovanni Franzoni, Comunità Cristiane di Base - Lucio Manisco, Giornalista ed ex parlamentare - Maria Grazia Ardizzone, Campo Antimperialista - Elvio Arancio, Centro studi cultura islamica di Torino - Davide Casali, Fotoreporter, inviato di Infopal.it - Giuseppe Pelazza, Avvocato - Vainer Burani, Avvocato, membro «Giuristi Democratici» - Maria Grazia Da Costa, Operatrice sanitaria - Ugo Giannangeli, Avvocato, onlus «Per Gazzella» - Zeno Leoni, Giornalista - Carmela Vaccaro, Docente universitaria, esperta di acqua - Erika Miozzi, Associazione umanitaria di volontariato «Sumud» - Anika Persiani, Associazione umanitaria di volontariato «Sumud» - Margarita Langthaler «Comitato Gaza Vivrà di Vienna.



"Gaza Vivrà”: genocidio in atto = non potevamo non sapere!

Ricevo sulla mia posta privata e divulgo attraverso questo blog per i diritti civili “Civium Libertas” ed il blog di militanza politica “Club Tiberino”. Non ci venga a dire Magdi Allam che abbiamo preso un colpo di sole in pieno inverno. Una parte della guerra a sostegno di un popolo sotto genocidio è la lotta per ribadire la verità dei fatti e per tenere informati i cittadini italiani di quanto succede a Gaza proprio in questi giorni mentre noi celebriamo il Santo Natale, sempre più ridotto ad un’orgia di consumi – un po’ meno quest’anno – che non ad essere un’occasione nella quale tutti, cristiani e non cristiani, possiamo per un momento pensare ai reali fondamenti della nostra umanità.

Antonio Caracciolo

http://cpr.splinder.com/post/15247623/Nessun+diritto+per+gli+abitant

Nessun diritto per gli abitanti della città prigione di Gaza

Divieto di ingresso nella Striscia di Gaza per delegazione ufficiale italiana.
Tra i delegati, senatore della Repubblica italiana Rossi
Domenica 23 dicembre

Come saprete, una delegazione italiana è partita ieri diretta alla Striscia di Gaza, su mandato dell'assemblea del
Comitato che ha promosso l'appello per Gaza. Atterrata all'aeroporto di Tel Aviv, dopo le maniacali attenzioni che la polizia aeroportuale israeliana ha riservato soprattutto a Maria Grazia Ardizzone, è stata bloccata al valico di Erez, al confine tra la Striscia e eIsraele dai soldati israeliani. Il governo israeliano non ha permesso l'ingresso dei delegati nell'immensa prigione a cielo aperto che è la città di Gaza, dove un milione e mezzo di persone stanno morendo sotto l'embargo genocida.

La delegazione, ufficiale e con inviti scritti da parte delle autorità palestinesi e della Resistenza, è composta anche da un senatore della Repubblica italiana, l'on. Fernando Rossi. Nei giorni precedenti alla partenza si erano succeduti incontri e contatti con il ministero degli Esteri italiano, affinché chiedesse al governo israeliano di garantire l'ingresso nella Striscia. Pareva che tutto sarebbe andato liscio. Invece, ieri è giunta la conferma dalla stessa ambasciata del divieto di entrata, sebbene
il viceministro italiano Ugo Intini avesse assicurato (l'11 dicembre, presso la Farnesina) che tutto sarebbe andato liscio.

Il gruppo è formato da Leonardo Mazzei (Comitato Gaza Vivrà), Fernando Rossi (Senatore), Giovanni Franzoni (Comunità Cristiane di Base), Lucio Manisco (Giornalista ed ex parlamentare), Maria Grazia Ardizzone (Campo Antimperialista), Elvio Arancio (Centro studi cultura islamica di Torino
e collaboratore di www.islam-online.it), Davide Casali (Fotoreporter, inviato di www.infopal.it), Giuseppe Pelazza (Avvocato), Vainer Burani (Avvocato, membro «Giuristi Democratici»), Maria Grazia Da Costa (Operatrice sanitaria), Ugo Giannangeli (Avvocato, onlus «Per Gazzella»), Zeno Leoni (Giornalista), Carmela Vaccaro (Docente universitaria, esperta di acqua), Erika Miozzi (Associazione umanitaria di volontariato «Sumud»), Anika Persiani (Associazione umanitaria di volontariato «Sumud»), Margarita Langthaler (Coordinamento antimperialista - Vienna). Si trova al momento fermo al valico.

Come
precisato in un comunicato, il Comitato "Gaza Vivrà" voleva testimoniare la solidarietà di una parte importante e consapevole della società civile italiana e verificare le condizioni in cui versa la popolazione della città e dell'intera Striscia di Gaza. In particolare, avrebbero dovuto avere incontro con il Primo Ministro Ismail Haniyye, con il presidente del Parlamento palestinese, Ahmad Bahar, nelle cui mani avrebbero consegnato l’Appello «GAZA VIVRÀ»; avrebbero visitato le aree danneggiate dagli israeliani nelle zone di confine, i campi profughi, gli ospedali, le scuole e le industrie colpite dall'embargo e dagli attacchi israeliani, nonché il valico di Rafah, dove, come noto, sono bloccate da mesi sul lato egiziano migliaia di persone che non riescono più ad entrare nella Striscia. Erano previsti anche incontri con le organizzazioni umanitarie, gli studenti universitari e i bambini di una scuola elementare. La visita avrebbe dovuto concludersi con una conferenza stampa con tutti i media presenti a Gaza per rendere noti i risultati della visita e annunciare le future iniziative congiunte. Il 27 dicembre la delegazione, di passaggio in Israele, avrebbe avuto una fitta rete di incontri con le diverse organizzazioni che sostengono la causa palestinese e combattono l’embargo contro Gaza.

Ora tutto questo è stato compromesso dai carcerieri di Gaza, l'esercito israeliano che non tollera che testimoni sinceri possano vedere e riferire le reali condizioni della popolazione della Striscia. Al momento sembra che ci sia in programma una manifestazione a Betlemme e una conferenza stampa che ancora non si sa quando e dove si terrà. Terremo informati i nostri lettori, in tempo reale, per quanto ci sarà possibile. Intanto, sacchi con medicinali, giochi ed altro materiale sono stati consegnati ai volontari di due Ong italiane attive da tempo all'interno di Gaza e verranno distribuiti alla popolazione. I delegati stanno monitorando la situazione del piccolo flusso di palestinesi che entra e esce dalla Striscia. Molti sono stati gli spari dell'esercito israeliano avvertiti poco oltre il valico per tutto l'arco della giornata. Un grande pallone aerostatico controlla la Striscia a 300-400 metri di altezza dal suolo.

La Striscia di Gaza è un campo di concentramento.
L'embargo criminale decretato dal governo di Tel Aviv, sostenuto dagli Usa e dall’Unione Europea, non si limita al blocco delle merci, dei medicinali, ecc., ma giunge perfino ad impedire i contatti umani! Con il sopruso di questa mattina l’esercito ed il governo di Israele hanno dato anche un sonoro ceffone alle autorità italiane. Intanto Leonardo Mazzei e Vainer Burani sono stati a lungo intervistati dalla TV araba al Jazeera. Le interviste saranno trasmesse questa sera. Domani mattina (lunedì 24 dicembre) è prevista (grazie al determinante contributo delle organizzazioni della Resistenza palestinese) una conferenza stampa a Ramallah. Subito dopo i delegati si recheranno al consolato italiano di Gerusalemme dove protesteranno con un sit-in, per la situazione che si è determinata.
Domani sera, invece, saranno a Betlemme in occasione della Santa messa di Natale. La delegazione italiana, affiancata dai fratelli palestinesi, musulmani e cristiani, e da decine di militanti antisionisti israeliani, esporrà uno striscione in lingua italiana con su scritto «STOP EMBARGO! GAZA VIVRA’». Tutte queste attività sono finalizzate ad una nuova e piu forte iniziativa al valico di Eretz, al quale ci ripresenteremo, più numerosi, il 26 dicembre.


Massima solidarietà alla popolazione di Gaza!
Denunciamo il comportamento delle autorità israeliane!
Vogliamo la fine dell'embargo-lager!
Pretendiamo che la delegazione documenti i fatti!



Fonti
http://www.infopal.it/testidet.php?id=7108
http://www.islam-online.it/del_gaza.htm
http://www.antiimperialista.org/index.php?option=com_content&task=view&id=5447&Itemid=68



domenica, dicembre 23, 2007

Rosario Romeo, la LUISS e altro

Versione 1.1

Questa notte in registrazione ho ascoltato diverse relazioni di un convegno che un'associazione studentesca della Luiss, la «Magna Charta Libertatut», ha organizzato per commemorare Rosario Romeo che della LUISS era stato promotore e rettore. Le relazioni erano tutti interessanti ed ho potuto apprendere cose che non sapevo ad incominciare dal fatto che Rosario Romeo sia stato il più grande storico italiano del Novecento. Se è tutto qui, ahimé poveri noi! Leggerò comunque l’opera di Rosario Romeo, per fortuna in lingua italiana e quindi tale da non richiedere uno sforzo eccessivo. Di Rosario Romeo, professore a lettere, ricordavo solo un episodio banale riportato dai giornale all'epoca in cui io ero studente a Scienze Politiche alla Sapienza negli anni 1970-75. Se non ricordo male il prof. Romeo in pieno consiglio di facoltò avrebbe dato un pugno in volto ad un altro docente, il prof. Capizzi, il quale gli avrebbe dato del fascista per le sue posizioni di allora. Ma questo è solo un episodio colorito, che è però l’unica cosa che ricordavo di lui.

Questa notte ne ho apprese altre. Ne traggo le mie conclusioni. Al prof. Romeo non piaceva l'università che si era venuta creando dopo il 1968. E non so dargli torto. Aveva pensato di crearsene un’altra, la Luiss, appunto. E lo faceva mentre era professore della «Sapienza», cioè dell’Università Statale, percependone i regolari emolumenti ed esercitandone i poteri connessi al ruolo. Voleva creare ed ha creato un'università privata utilizzando il capitale pubblico. Lui era uno storico versato in economia e si intendeva di capitalismo. Se il modello voleva essere quello americano, non lo era per intero. Qui gli studi universitari costano agli studenti un'autentica fortuna che assai poco in Italia possono permettersi.

In Italia vigeva e vige il sistema dell’università pubblica, della scuola pubblica, della sanità pubblica con tutto quello che sappiamo. Il sistema pubblico non funziona. Ma perché? Stando alla sola università forse il male principale è da ricercare nel potere baronale, cioè in un sistema attraverso cui si riproduce la docenza e ci si rapporta con il potere politico e gli altri poteri forti. L’università di massa ed un certo subbuglio nella struttura della docenza non erano andate a genio al prof. Romeo. Da qui il tentativo Luiss, che devo averlo deluso in un momento in cui gli dovette essere chiaro che l'industria rappresentata da Carli non gli metteva in mano uno strumento per comandare, ma per ubbidire.

Non voglio dilungarmi. Basti pensare ai seguenti dati: i nuovi studenti della Luiss non possono raggiungere i numeri della Sapienza, ma devono avere una consistenza limitata. Solo così possono sperare di venire assorbiti dalle imprese confindustriali. A questi studenti viene chiesto un minimo di disciplina che invece non viene imposto agli studenti “liberi” della Sapienza. Inoltre pagano, anche se non quanto gli studenti americani. Ma il dato più scandaloso contro il quale nessuno si è mai rivoltato, trovando la cosa del tutto normale, è un altro. I docenti della Luiss erano e sono in grandissima parte docenti della Sapienza, cioè pagati dai contribuenti, i quali oltre a prendere lo stipendio dallo Stato italiano andavano ad arrotondare alla Luiss, dove magari si impegnavano di più che non nel pubblico. Non esseno ubiqui cosa facevano? Alla Sapienza scaricano il carico didattico sulle spalle delle figure “precarie” o sui “ricercatori”, ai quali venivano negati i riconoscimenti per i lavoro prestato. La rivendicazione principale dei “negri” era il riconoscimento della terza fascia della docenza e di un sistema di reclutamento e di avanzamento della carriera che avrebbe scardinato l'essenza stessa del potere baronale senza per nulla far scadere i livelli qualitativi e di eccellenza....

Il discorso potrebbbe esser lungo e non ho tempo e voglia di farlo. Confido però che chi appena un poco si intende di università abbia capito il senso complessivo. In altra occasione, se occorre, approfondirò il discorso per quanti non lo avessero capito. Adesso devo smettere perchè voglio fare altro. Il grande storico Romeo, profondo conoscitore del capitalismo italiano, se voleva il “barone” poteva farlo nell'università pubblica e statale, che gli ha consentito di sviluppare la sua carriera fino a diventare “il più grande storico italiano” del Novecento, sperando che gli altri che possono vantare non minore grandezza se ne stiano zitti. Dove invece rassegnarsi ad esser “servo” in una università che aspirava a diventare “privata” al servizio dell'industria privata, con i soldi e gli uomini delle “risorse pubbliche”, secondo la formula propria del capitalismo italiano: privatizzazione dei profitti e socializzazione delle perdite. Un principio che la gran folla degli studenti dell’università di massa aveva ben compreso in quegli anni Settanta.

martedì, dicembre 04, 2007

Campagna adesioni per il "nuovo movimento politico"

Nelle due giornate in cui ho presieduto il Gazebo davanti al civico 230 di viale Marconi, in Roma, ho raccolto 210 adesioni, cioè preiscrizioni. Solo una piccola parte degli aderenti era fornita di indiririzzo di posta elettronica. A loro ho mandato questa mattina un invito al Club Tiberino. Per quanti visitano questa pagina e desiderano iscriversi al nuovo movimento politico, possono farlo per via telematica al seguente sito: Verso il nuovo movimento politico. Per quanti di loro abitano in Roma nel Quartiere Marconi e desiderano momenti di aggregazione sui problemi di Quartiere ricordo il nostro Club Tiberino.



Per compilare il Modulo di preiscrizione clicca Qui
E se abitando in Roma desideri aderire anche al Club Tiberino clicca qui e segui le istruzioni.

Salve!

Sono Antonio Caracciolo,

ossia il tuo concittadino che di fronte al civico 230 di Viale Marconi nelle giornate di sabato e domenica 1 e 2 dicembre ha raccolto le preiscrizioni al nuovo partito che succederà a Forza Italia e che si chiamerà con il nome e simbolo “il Popolo della Libertà” o “il Partito della Libertà”. L’augurio mio e di tutti è che si tratti di un partito nuovo e diverso da quelli del passato, ossia un partito che reallizzi a pieno il dettato dell’art. 49 della Costituzione: ciò dipenderà in buona parte da noi stessi e dalla nostra capacità di autoorganizzazione. L’art. 49 della costituzione dice che i cittadini hanno il diritto di associarsi in partiti politici per concorrere alla formazione della politica nazionale. I partiti a loro volta devono avere struttura interna ed organizzazione democratica tale da favorire la più ampia partecipazione.

Fermamente compreso del significato e dell’importanza dell’art. 49 ho cercato da qualche anno di mettermi in contatto tramite internet con altri concittadini impegnati nella stessa area politica, ma senza preclusioni verso nessuno che voglia discutere di politica. Ho così dato vita ad una serie di iniziative accessibili a chi usa internet. Si tratta nell’ordine:

1°) Di un gruppo di discussione moderato, detto Club Tiberino, al quale è associato un Blog intitolato all’inizio FARE POLITICA IN FORZA ITALIA e dopo l’annuncio di Berlusconi con nuovo titolo: FARE POLITICA CON IL POPOLO E PER IL POPOLO.
2°) A questo primo Gruppo di discussione sono associate altre iniziative telematiche, alle quali potrai accedere dai links interni e non strettamente indirizzate ai militanti di Forza Italia, ma rivolte a tutti i cittadini, anche non italiani. Di queste te ne indico una sola: il blog “Civium Libertas”:
http://civiumlibertas.blogspot.com/
ossia un blog (con relativo Gruppo associato e con iscrizione soggetta ad approvazione) che è specializzato nei problemi connessi alla libertà di pensiero, di ricerca, di insegnamento, per me particolarmente importanti in quanto di mestiere sono un docente di filosofia del diritto nell’Università di Roma La Sapienza.

Per trasparenza e chiarezza devo però darti una importante avvertenza che ti prego di tener ben presente al fine di evitare spiacevoli malintesi. Se visiterai i miei siti e leggerai i miei articoli, devi valutare che si tratta di mie opinioni e posizioni personali che offro alla libera discussione ed al dibattito. Accetto e gradisco anche il serrato contraddittorio. In nessun modo pretendo di imporre ad altri le mie vedute. Ho scelto di militare in un partito che si chiamerà “il Partito della Libertà” o “il Popolo della Libertà” proprio perché mi aspetto che almeno in questo partito via sia piena libertà di pensiero e di discussione.

L’avvertenza non è inutile perché già mi sono trovato e mi trovo in aperto dissenso con tanti pezzi grossi di partito, chiamati da Berlusconi “parrucconi”, proprio sui temi della libertà di pensiero e di ricerca. Continuerò a combatterli, in modo civile e non violento, per affermare quelli che a mio avviso sono gli autentici principi liberali.

Pertanto, in nessun modo ciò che leggerete vincola quelle che possono essere o saranno le posizioni ufficiali del partito gi di Forza Italia e ora “il Popolo della Libertà“ o “il Partito della Libertà. Sono mie idee e posizioni personali sulle quali gradirei molto avere il conforto di una vostra opinione, anche in netto dissenso.

Potete estendere questo invito a chi riterrete possa essere interessato. Purtroppo delle 210 persone che hanno firmato la preiscrizione al gazebo da me presieduto solo una minima parte fa uso di internet.

Se avrete bisogno di assistenza tecnica per l’attivazione e l’uso dei Gruppi e dei Blog che propongo alla vostra discussione potete scrivermi al seguente indirizzo:
cardisem@gmail.com

Siti proposti:
Club Tiberino
Fare politica con il popolo e per il popolo
Civium Libertas Blog
Civium Libertas Gruppo
Civium Libertas Bollettino
Fare politica in Calabria

Antonio Caracciolo,
residente in Roma,
ma spesso in Calabria, dove ho fondato un Club in Seminara e dove mi è stata affidata la responsabilità di Coordinatore provinciale dei Clubs FI per la provincia di Reggio Calabria.