lunedì, gennaio 28, 2008

Nel trentennale della morte di Aldo Moro: ricordi di un suo allievo negli anni di piombo

Versione 1.0

Torno proprio adesso da una commemorazione di Aldo Moro che si è tenuta nella sede del Partito radicale in via di Torre Argentina. La manifestazione, molto breve, ha inteso avere un suo peculiare carattere, secondo i desideri della figlia del compianto statista tragicamente scomparso. È stata questa per me occasione di porgere le condoglianze alla famiglia dopo trent’anni dalla morte. Ero stato assiduo studente di Moro, alla Sapienza, nell’anno accademico 1971-72, se ben ricordo. Non ho però mai avuto rapporti con la famiglia a differenza del collega Franco Tritto, prematuramente scomparso da un paio di anni. La cerimonia svoltasi nella sala radicale è consistita nella riprdoduzione filmata di uno spettacolo musicale, dove un nipote poco più che trentenne ha messo in musica al suono della chitarra alcune parole tratte da discorsi dello statista e pure dagli appunti delle lezioni universitarie, quelle di cui ero appunto il destinatario. Al nipote, di cui non ho ben capito quale effettivo ricordo potesse avere del nonno in considerazione della giovane età, sono state fatte alcune domande da parte di una giornalista. È stata soprattutto chiarita la suddetta provenienza dei testi messi in musica, che francamente fuori dal loro contesto e nella forma musicale a me inconsueta ho scarsamente percepito nel loro senso concettuale o umano. Ha concluso Marco Pannella con una per lui insolitamente breve commemorazione di quegli anni tragici e delle vicende parlamentari connesse al rapimento e sequestro di Moro.

Appunto su questa umanità di Aldo Moro – che era il senso della commemorazione voluta dalla figlia – desidero rendere testimonianza ricordando come Aldo Moro, allora ministro degli Esteri, fosse solito dopo la lezione fermarsi con noi studenti nel corridoio per un paio di ore davanti all’aula, che doveva lasciare per far posto alla lezione successiva.
Verrebbe da stupirsi di questa estrema disponibilità di un professore che era pure ministro e che qualche cosa da fare forse doveva pure avercela. In quegli anni non era ancora scattata l’incompatibilità fra insegnamento e cariche parlamentari. Ricordo quale fu il commento di Moro al riguardo: l’unica cosa sul quale in parlamento si erano trovati tutti d’accordo, dall’estrema destra all’estrema sinistra, ebbe a dire con disappunto. Si consolava però all’idea che l’applicazione non sarebbe stata immediata o agevole. In quegli anni nella nostra Facoltà Aldo Moro non era il solo parlamentare. Tutt’altro! Non riuscivo a tenerne il conto.

Posso testimoniare che la sua umanità quale si manifestava con noi studenti era autentica. La controprova mi è data da qualche altro parlamentare, collega di partito di Moro, la cui umanità lasciava alquanto a desiderare. Se mai di quest’ultimo che non cito per il rispetto che si deve ai morti, a tutti i morti, si dovesse tenere pubblica commemorazione certamente non io andrò, come ho invece fatto per Aldo Moro, al cui commosso ricordo dedico questo mio non analitico testo. Si può essere figli in un senso carnale, ma lo si può essere anche in un senso spirituale. A Moro devo le sue lezioni di diritto penale, oltre che quelle parole che scambiava con noi tutti a lezioni finita e non solo su problemi di diritto penale, ma anche una più profonda lezione che ho tratto dalla sua morte tragica, che mi costrinse a rivedere alcune mie idee di quegli anni di piombo.

Oggi quel periodo è per lo più criminalizzato, ma io non credo che vi fosse solo del male. Come generazione abbiamo avvertito un profondo malessere sociale al quale non siamo stati evidentemente capace di offrire una soluzione. Ma se allora perlomeno avevamo tentato di trovare una soluzione, annaspando nel buio e finendo nel vicolo cieco della violenza, oggi quegli stessi problemi, quello stesso malessere continuano ad esistere in forma anche più grave, ma non vi è nessun soggetto che si proponga di trovare una soluzione: non ci resta che la rassegnazione e nei casi più gravi la disperazione. La “casta” si trova alle prese con i soliti suoi problemi di equilibrio interno. I problemi del paese non solo non li riguardano, ma non potrebbero neppure risolverli perché il problema del paese sono proprio loro stessi con la loro inutilità, con la loro corruzione e corruttibilità, con il loro congenito parassitismo. Alla stagione degli assassini è subentrata l’epoca dei ladri, sfacciati e senza barlume di ritegno. La legalità è un optional che si usa quando fa comodo a proprio vantaggio e contro i nemici ed avversari ogni volta che capitano a tiro. Apprezzo Pannella quando dice che in realtà il nostro non è uno stato di diritto, che il fascismo aveva pur sempre una sua legalità che sapeva rispettare e far rispettare, noi invece non abbiamo nessuna certezza del diritto.

venerdì, gennaio 18, 2008

Manifestazione per Gaza

L'iniziativa precedentemente comunicata è stata spostata a SABATO 19 GENNAIO 2008 ore 17,30

FERMIAMO IL MASSACRO DI GAZA

A POCHI GIORNI DI DISTANZA DAL VERTICE DI ANNAPOLIS E’ CHIARO A TUTTI COSA INTENTENDEVANO ISRAELIANI ED AMERICANI PER LA RIPRESA DEL PROCESSO DI PACE IN PALESTINA.

RIPRESA DELLA COSTRUZIONE DI COLONIE EBRAICHE INTORNO GERUSALEMME E IN CISGIORDANA,ARRESTI ,RAPIMENTI E UCCISIONI DI COMBATTENTI E CIVILI PALESTINESI, IN UNA ESCALATION CHE MIRA ALLA ELIMINAZIONE FISICA DELLA RESISTENZA PALESTINESE

IL 15 GENNAIO, L’ESERCITO DI OCCUPAZIONE ISRAELIANO HA COMPIUTO UNA STRAGE A GAZA CAUSANDO 20MORTI E OLTRE 50 FERITI, FACENDO USO DI ARMI NON CONVENZIONALI : BOMBE CON CHIODI E A FRAMMENTAZIONE, CHE STRAPPANO E BRUCIANO I CORPI DELLE VITTIME.

20 MORTI CHE SI AGGIUNGONO AGLI OLTRE 5700 PALESTINESI ASSASSINATI NEGLI ULTIMI SETTE ANNI DALL’ESERCITO E POLIZIA DELLO STATO ISRAELIANO.

OLTRE UN MILIONE E MEZZO DI PERSONE A GAZA SOFFRONO PER L’EMBARGO ATTUATO DAL GOVERNO DI TEL AVIV CON IL SOSTEGNO DI TUTTI I GOVERNI DELLA UE COMPRESO IL GOVERNO ITALIANO.

E’ UN EMBARGO PIU’ IGNOBILE DI ALTRI, PERCHE ‘ SI ACCANISCE SU UN POPOLO SOTTOPOSTO DA OLTRE 60 ANNI AD UNA DURISSIMA OCCUPAZIONE MILITARE CHE HA MINATO LE CONDIZIONI ECONOMICHE E DI VITA TANT’ E’ CHE LA MORTALITA INFANTILE E’ AI LIVELLI PIU ALTI DEL MONDO .

CHIEDIAMO CON FORZA LA FINE DELL’EMBARGO A GAZA. LO FAREMO VENERDI’ 18 DAVANTI L’AMBASCIATA ISRAELIANA E TORNEREMO A FARLO ANCHE A TORINO AL SALONE DEL LIBRO CHE QUESTO ANNO E’ STATO DEDICATO AD ISRAELE , I CUI SERVIZI SEGRETI HANNO ASSASSINATO MOLTI SCRITTORI PALESTINESI TRA CUI GHASSAN KANAFANI .

· BASTA CON IL TERRORISMO DI STATO ISRAELIANO

· SOSTENIAMO LA RESISTENZA DEL POPOLO PALESTINESE

· LIBERTA’ PER GLI 11.000 PRIGIONIERI PALESTINESI

· CHIEDIAMO LA FINE DELL’EMBARGO A GAZA

· DENUNCIAMO GLI ACCORDI ECONOMICI, CULTURALI E

MILITARI TRA ITALIA ED ISRAELE

SABATO 19 GENNAIO ORE 17,30

PRESIDIO E FIACCOLATA DAVANTI L’AMBASCIATA ISRAELIANA

VIA ALDOVRANDI ANGOLO VIA MICHELE MERCATI QUARTIERE PARIOLI ROMA

Forum Palestina, Comitato Palestina nel cuore


mercoledì, gennaio 16, 2008

Nuovo processo a Galileo

Versione 1.1

Della stampa che si va accumulando sulla “povera” Sapienza ed a carica dei suoi 67 Fisici firmatari dell’atto iniziale di non gradimento si va riaprendo il processo – a quattro secoli di distanza – e si pretende di entrare nel merito. Se la così fosse di oggi, nessun giurista serio si pronuncerebbe senza esaminare il fascicolo processuale. Alcuni che idealmente ritengono di averlo fatto tendono a dare nuovamente torto a Galileo Galilei, che quel processo se lo sarebbe meritato. Ancora non è venuto fuori ciò che era successo appena trent’anni prima, che torto o ragione che avesse, dalla pietosa Santa madre Chiesa fu mandato al rogo. E meno male che in questi si consuma la retorica sulla moratoria, alla quale Santa Madre si associa.

Per quanto mi riguarda, quota parte (1 su 5000) docenti mi considero parte in causa e non attribuisco particolare importanza al fascicolo processuale, ammesso e non concesso che vi fossero sostanziali motivi a carico. Imposto diversamente il problema dicendo che né il passato né per il presente riconosco competenza giurisdizionale a quei giudici. Non già si tratta di stabilire se Galilei se lo sia meritato in fondo quella condanna: quel processo non avrebbe mai dovuto aver inizio e Galilei non avrebbe MAI dovuto difendersi davanti a quei giudici.

Che vi sia un’autorità religiosa, allora ed oggi, che pretenda di pronunciare giudizi ed emettere sentenze, più o meno cruente, è il motivo per cui giudico assolutamente estraneo al mondo della scienza e della filosofia e un papa del XVII secoco e un altro in versione XXI secolo. Quanto poi all’autorità puramente morale di un capo religoso è cosa che riguarda i suoi fedeli in ambito strettamente privato. In quanto docente della Sapienza è cosa che non mi riguarda minimamente. Beninteso, altri miei colleghi – anche in numero ingente – possono ben essere pii cattolici: è un loro diritto che non ho mai contestato e meno che mai intendo farlo adesso. Ma si tratta di una loro faccenda privata che non può vincolarmi in quanto collega di una medesima istituzione, dove il diritto-dovere di esercitare una mia funzione sociale e professionale riguarda i temi propri del mio specifico ambito disciplinare. E su di essi non riconosco nessuna autorità da parte di un capo religioso, che può esplicare al meglio la sua individualità nel suo proprio ambito religioso ed in stretta connessione con i suoi fedeli. Poiché ho scento di lavorare in un’istituziona statale e laica, anziché in una confessionale e dichiaratamente cattolica, ritengo anche io – come i colleghi Fisici – “incongrua” una visita di Bendedetto XVI ed infelice l’invito a lui rivolto. Tutto ciò non ha nulla a che fare con la libertà di pensiero e di espressione, che è bene supremo ed irrinunciabile di ogni istituzione universitaria. Mi rammarico ed indigno di vedere come il ceto politico – la Casta – non abbia manifestato eguale effervescenza in casi più evidenti di violazione delle libertà accademiche, ma se ne sia resa essa stessa complice. Mi auguro che la mistificazione in atto possa presto diradarsi.

martedì, gennaio 15, 2008

Il papa alla Sapienza: chi visita chi?

Versione 1.4

A differenza dello scorso anno, grazie alla visita del papa, l’inaugurazione dell’anno accademico è stata militarizzata (ho quindi scritto altrove non metaforicamente manu militari). In genere, partecipo all’inaugurazione dell’Anno Accademico, che è anche occasione di bilancio. Quest’anno, grazie alla visita papale, non mi sarà possibile partecipare perché avrei dovuto prenotarmi prima del 10 gennaio e sottopormi ad una serie di controlli polizieschi inediti. Bene, entra il papa ed escono i docenti e con loro gli studenti: effetto voluto dalle Autorità. Un momento: posso seguire in televisione l’evento, il Grande Evento. Non sia mai! Posso sempre nutrirmi di tanta Divina Sapienza! Ormai ogni cialtrone o salame d’Italia è sicuro di poter insolentire quei docenti che non ritengono di avere bisogno di Tanto Lume! Fra poco il sistema degli Oratori parrocchiali sostituirà la funzione delle università statali, residuo di illiberale laicismo. In fondo cosa che ce ne facciamo di queste università!

Volevo cogliere l’opportunità dell’inaugurazione dell’Anno Accademico per restituire un libro alla Biblioteca Alessandrina, che si trova appunto al piano superiore, proprio sopra l’Aula Magna. Avrei impiegato il mio tempo facendo più cose nello stesso giorno. Pensavo questa mattina di martedi di non recarmi affatto alla Sapienza il prossimo giovedì, ma invece penso che ci andrò. Non sarò dentro, nell’Aula Magna, ma sarò fuori accanto agli Studenti che hanno inscenato una loro protesta con porchetta: mangerò i loro panini a prezzi modici. Sarà forse questa la migliore celebrazione dell’Anno Accademico a cui abbia mai partecipato.

Questa mattina la rassegna stampa di radio radicale è stata dedicata in gran parte alla visita papale. Mi è capitato di sentire il chicchirichì quotidiano di Ernesto Galli Della Loggia. Semplicemente mi chiedevo se in quanto ricercatore della Sapienza avevo qualche parte in causa nella vicenda. Mi chiedo: il papa che viene va a visitare cosa o chi? Gli edifici della Sapienza? Non sono particolarmente belli e significativi! Le persone che ci lavorano e i docenti in particolare? Dunque ci sono compreso anche io avendo con la Sapienza un rapporto continuativo ininterrotto dal 1970, anno della mia immatricolazione? Ma ecco che sono io a restare fuori! Altro che non far venire e parlare il papa: è lui che entra e caccia fuori chi ci sta! Guai ad aprir bocca! C’è rischio di galera e di chissà quali altri sanzioni diluite nel tempo! Bisogna sempre più stare attenti a che il cervello non si abitui a pensare fuori dai binari di stato, soprattutto in materia di scienza, filosofia, libertà di ricerca e di pensiero nonché soprattutto di insegnamento: gli studenti non devono essere sottratti dall'obbedienza o distolti dal sano conformismo televisivo.

Mi immagino: ricevendo tanta visita, cosa dovrei fare secondo Ernesto? Ascoltare in silenzio, applaudendo? E poi mettermi in fila per baciare la mano, il piede, o altro? È questo che si chiede a un docente? O potrei esternare ciò che penso e sulla visita in sé e sui contenuti che il papa pensa di poter comunicare in particolare al sottoscritto? Ricordo una bella pagina di prosa di Antonino Pagliaro, raccolta in un volume che ho perso, dal titolo Ironia e verità. La pagina offriva l’immagine di un gymnosofista che riceve la visita nientepopodimeno che di Alessandro Magno. Gli fu detto: levati quei ridicoli panni che hai addosso, se sei venuto qui per discutere. Si sta ora tanto cianciando sulla “libertà” di poter parlare del papa, quando in realtà è compromessa e conculcata la libertà dei docenti e degli studenti che si trovano imposta “manu militari” una siffatta visita e ciò che essa significa. Da qui alle conversioni forzate che manu militari sono state normali durante il medioevo poco ci manca. Il papa parla e pontifica! Alla sua parola si deve obbedienza. Così è sempre stato e così sarà. Finché ciò accade in un luogo di culto cattolico, la cosa potrà riguardare i fedeli. Ma in una università, in un luogo del libero sapere e del libero confronto di idee, la faccenda diventa quanto mai inquietante per chi ha consapevolezza di ciò che significa libertà del pensare.

Se potessi dire al papa quel che penso, e glielo dico idealmente attraverso il ciberspazio, è che Lui a Me non ha proprio nulla da dire e può perciò risparmiarsi la Visita in quanto essa mi riguardi. Rimpiango la bella religiosità che fu dei greci e dei romani, sradicata con violenza dal cristianesimo divenuto religione di stato, e così pure il loro filosofare che non aveva bisogno dei preti a dire loro cosa è la vita e il suo senso. Non era ancora apparso il proselitismo militante che con le buone o le cattive imponeva una religione cui sottostare in ogni atto pubblico e privato della propria vita. La filosofia insegnava che la verità è ricerca faticosa e individuale: oggi è imposta per legge da un Calderoli, che anche in questa vicenda ha perso l’occasione per tacere ma il cui cervello – secondo una satira televisiva – vale al mercato assai più di quello di Einstein o di Beethoven, per il semplice fatto che non è mai stato usato. Da allora la Religione ha preso il posto della Filosofia, ovvero con la mediazione dei poteri costituiti la filosofia si è fatta serva della religione e del suo pontefice massimo, che ha ereditato i simboli del potere imperiale. Con Costantino morì la spontanea religiosità naturalistica di quelli che spregiativamente furono chiamati pagani ed al suo posto fu imposta un’ideologia di dominio. La storia del papato è a tutti nota, compreso Calderoli, suppongo. Con la visita del papa acquista nuova luce un recente scandalo universitario che ha fatto discutere ed al quale non avevo prestato molta attenzione. Il vecchio, glorioso logo della Sapienza era sempre stata a memoria d’uomo la statua di Minerva, una divinità appunto pagana. Spendendo trecento o quattrocento milioni di vecchie lire, una somma in ogni caso ingente, lo si è voluto sostituire inutilmente e non migliorativamente con l’immagine di uno più Cherubini: un’idiozia di cui non si capiva il senso ed alla quale non avevo finora prestato attenzione. Evidentemente è un passaggio alla simbologia cristiana di cui la visita attuale del Papa è un evento, al quale ne seguiranno altri, probabilmente fino ad ulteriori e progressivi atti di assoggettamento di un personale docente che riteneva fosse suo compito principale l’educazione degli studenti al sapere critico. Probabilmente, verrà reintrodotto come insegnamento accademico di stato anche lo studio della teologia, le cui cattedre – come già quelle di religione nelle scuole inferiori – verranno concordate con le alte sfere vaticane.

Mah!
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ALLEGATO:

Prot. 00021105 dell'11/01/2008

Come è noto, giovedì 17 gennaio p.v. alle ore 09,15 presso l'Aula Magna si terrà la cerimonia d'inaugurazione dell'anno accademico 2007-2008.
Si vuole sottolineare la particolare rilevanza di questo evento che, oltre a costituire consueta occasione di analisi e bilancio di quanto realizzato dalla Sapienza nel trascorso 2007 e di valutazione delle prospettive dell'istituzione, vedrà dibattuto il tema dei diritti umani e della moratoria globale sulla pena di morte.
Si invitano pertanto le SS.LL. a favorire la più ampia partecipazione del personale afferente alle Strutture dalle SS.LL. medesime dirette.

Si ricorda che i posti riservabili al personale in Aula Magna sono numerati e nominativi; pertanto - per coloro che avranno confermato la prenotazione - l'ingresso dal porticato adiacente al CIAO sarà consentito fino alle ore 9.00 sia per il personale docente che tecnico-amministrativo, mentre l'accesso in Aula Magna dal Rettorato sarà riservato esclusivamente alle Autorità.

I partecipanti dovranno essere muniti del biglietto di ingresso, non cedibile, e di idoneo documento di riconoscimento, al fine di consentire al personale addetto l'espletamento delle necessarie procedure di controllo.

Al termine della cerimonia di inaugurazione dell'Anno Accademico - alle ore 10,45 - la comunità universitaria accoglierà il Papa Benedetto XVI, secondo quanto previsto dal programma della manifestazione, scaricabile dal sito www.uniroma1.it Il Papa si recherà, successivamente, in visita alla Cappella dell'Ateneo, recentemente restaurata.

Essendo prevista, per tale evento, anche la diretta televisiva (Rai Uno), coloro i quali non avranno potuto accedere all'Aula Magna potranno seguire ambedue gli eventi sui maxischermi allestiti nell'Aula I della Facoltà di Giurisprudenza e nella Cappella Universitaria.

Per coloro, inoltre, che fossero impossibilitati a lasciare le Strutture di appartenenza per esigenze di servizio, sarà possibile seguire l'intero evento on-line tramite rete Intranet, collegandosi al sito www.uniroma1.it

Considerato che in tale occasione verrà interdetta la sosta ai veicoli in molte aree della Città Universitaria, si invitano le SS.LL. a voler collaborare, limitando al massimo l'uso delle proprie autovetture con il ricorso ad eventuali soluzioni alternative per il raggiungimento del posto di lavoro. Si vuole, comunque, far presente che, al fine di agevolare la massima partecipazione del personale, l'Amministrazione si sta adoperando per reperire aree di parcheggio limitrofe alla Città Universitaria sulle quali saranno fornite tempestive comunicazioni.

Cordiali saluti

IL DIRETTORE AMMINISTRATIVO

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SATIS - Settore Web d'Ateneo e Posta Elettronica

SAPIENZA
Università di Roma

L'uso della mailing list di Ateneo è disciplinata dall'art. 7 del regolamento di posta



lunedì, gennaio 14, 2008

Il papa alla Sapienza: l’anno comincia male

Versione 1.3

Che il papa si recasse alla LUMSA o analoga università la cosa non mi stupirebbe. Si tratta di un’università confessionale che ha un’intitolazione che è già un programma: Libera Università degli Studi Santa Maria Assunta. Nessuna capriola concettuale e neppure il decorso del tempo può cancellare il valore metastorico del rogo di Giordano Bruno ed il processo di Galileo Galilei, per indicare solo i casi a tutti noti. Dopo di allora non vi è stata più libertà di pensiero in questo nostro disgraziato Paese, o meglio vi è una libertà “limitata” di pensiero che non deve mai disturbare i poteri costituiti, fra cui quello vaticano. Che di ciò non si preoccupino alla LUMSA la cosa non mi stupisce, ma che l’offensiva papale, oscurantista ed integralista ghermisca anche la Sapienza è una assai triste notizia che non fa ben sperare per i tempi futuri. La Sapienza è l’università nella quale ho studiato ed è il mio attuale luogo di lavoro come ricercatore e docente: è per me un calice amaro vedere il prossimo giovedi papa Ratzinger in un luogo che consideravo sede della «Sapienza», o per lo meno in un’accezione che non ha nulla, proprio nulla a che vedere con quella di papa Ratzinger e dei suoi fedeli. Non capisco proprio come il Rettore Guarini, la cui elezione fu già contestata e che sono ora quanto mai fiero di non aver votato, si sia deciso a questo passo. «Messaggero di pace»? Ma di quale pace? Chi vogliamo prendere in giro? E perché mai lui «messaggero» più di quanto non lo siano e possano esserlo altri? Adesso che non ha più eserciti a sua disposizione? Prima doveva esserlo! Adesso non vale più.

La ricerca scientifica anche di recente ha segnato una battuta di arresto proprio per le note posizioni vaticane. Oggi come già ai tempi di Galilei chi volesse fare ricerca scientifica contro il volere del papa, che ha imposto la sua volontà a parlamentari proni e servili, rischierebbe la galera. E di ciò dobbiamo ringraziare il papa che qualcuno, non certo a nome mio ha pensato perfino di invitare: et si omnes ego non! Se anche 4999 su 5000 docenti della Sapienza attraverso il loro rappresentante legale il rettore Guarini avessero pensato di invitare il papa, addirittura a tenere una Lectio – come pare in un primo momento qualcuno avesse avuto questa balzana idea – io non sarei d’accordo per la mia quota parte e raccomanderei vivamente al prete Ratzinger di celebrare le sue messe in chiesa, dove certamente chi lo volesse potrebbe andare a trovarlo ed a genuflettersi. Ma la Filosofia che fu greca prima di tramutarsi in cristiana non ha proprio nulla da apprendere da lui. E non accetto neppure la tesi di chi lo considera portatore di pace. In duemila anni nel nome della religione sono scorsi fiumi di sangue, un sangue che continua a scorrere anche oggi. Ed è il sangue delle coscienze ferite da un attacco crescente alla libertà di pensiero, di ricerca, di insegnamento.

Ai maligni dico che certamente non voglio tappare la bocca al papa, che ha già infiniti pulpiti da cui parlare. In una sede universitaria dovrebbe perlomeno attaccare ad un chiodo la sua tonaca e dismettere i suoi paludamenti e parlare da pari a pari, se mai ne fosse capace. No, non viene a portare pace, ma viene a portare gli strumenti di morte e di tortura, già usati per Giordano Bruno e per Galileo Galilei ed altri innumerevoli. Non può pretendere di essere il benvenuto. Gli posso consigliare una diversa sede: il “Foglio” di Giuliano Ferrara, l’ateo devoto, che certamente con i voti delle sagrestie accetterà di buon grado di essere mandato al parlamento per fare il suo portavoce ed a fare pure da portiere tutte le volte che vorrà andare a Montecitorio.

Antonio Caracciolo
Ricercatore di filosofia del diritto alla Sapienza

RASSEGNA STAMPA COMMENTATA

1. Galileo di nuovo condannato da Joseph Ratzinger. In fatto di censura è proprio il caso di dire: «Da quale pulpito viene la predica!» Del vicesindaco Maria Pia non tiene conto parlare, ma per altri che fra il papa ed i colleghi scienziati preferiscono il papa è da chiedersi quale concetto della scienza abbiano mai. È probabilmente che siano i successori di Galileo nella cattedra che metaforicamente gli viene tolta quattrocento anni dopo, stando alle dichiarazioni riportati di Joseph Ratzinger. O vi è da aspettarsi un ritorno al sistema tolemaico oppure si pensa che dire scienza in fondo non sia altro che un'operazione meccanica come estrarre un dente cariato senza stare a pensar altro. Quanto poi al:
«La comunità universitaria attende con interesse l'incontro con Benedetto XVI, tuttavia non manca qualche contestazione e iniziative di tono censorio…»
evidentemente è già stata pronunciata in Vaticano una “scomunica”, giacchè io (per il mio 1/5000) non attendo affatto con interesse una simile visita e la giudico quanto mai inopportuna ed insensata. E mi chiedo con tanti luoghi dove poteva andare ed abitualmente va, perché mai dovesse venire proprio da noi. Certamente ci sono Colleghi che possono gradire una simile visita, ma avrebbero dovuto andare o loro direttamente alla Sala Nervi per baciare l’anello loro offerto, oppure in luogo dove avrebbero potuto esternare la loro confessionalità. Imporre invece la loro confessionalità ad altri Colleghi – fossero pure una minoranza (?) – è cosa del tutto inaccettabile e tale da autoescludere simili colleghi dalla comunità scientifica, a meno che per loro la comunità scientifica sia quella che ne rimane una volta depurata mediante il rogo di Giordano Bruno o il processo e la occhiuta “censura” di Galileo, durata tutta la vita, dopo che già fu costretto ad abiurare l’evidenza scientifica. È ignobile il servizio del tg di Stato che ha preteso di ribaltare la verità su Galileo, che non fu processato, bensì premiato!

2. Parla Giro con i voti che raccoglie presso le sagrestie. Come tesserato di FI, elettore e raccoglitore di adesione al nuovo partito del popolo mi dissocio nettamente da Francesco Giro, che commette il grossolano errore di applicare al scienza i concetti di maggioranza e di minoranza. Per l’appunto, Galileo era in nettissima minoranza quando fu processato e Francesco Giro era dalla parte della maggioranza tolemaica, ed anche adesso si preoccupa non della scienza e della laicità, ma della sagrestia e dei voti che gliene possono venire con il suo cattolicesimo che sbandiera ad ogni riunione di partito. Se proprio vuole, Giro può portare il papa a far benedire la sede nazionale di FI a via dell’Umiltà e poi magari tutti i Circoli Brambilla: può darsi che ciò porti qualche voto in più alle prossime elezioni.

3. Il profondo pensiero filosofico di Ratzinger. Così dice il Rettore Guarini, ma io non mi sono mai accorto di un “profondo pensiero filosofico” di Ratzinger. Penso che stia invece all’opposto del pensiero filosofico. Se fosse per lui, un pensiero filosofico – nato in Grecia – non sarebbe mai esistito. «"Le accuse anti-scienza che il Papa ha lanciato da cardinale le ha ribadite anche nella sua ultima enciclica. Lui è convinto che, quando la verità scientifica entra in contrasto con la verità rivelata, la prima deve fermarsi. Una cosa del genere in una comunità scientifica non può essere accettata".»

4. Testimonianza mandata al Messaggero. – Trascrivo il testo da me rapidamente steso e mandato al Messaggero, non so se verrà pubblicato e non andrò a controllare, mentre invece mir riservo in ogni momento di migliorare o modificare i miei testi qui scritti di getto, avendo assai poco tempo a disposizione per curare la levigatezza formale e per quegli approfondimento che l’evento certamente richiede:
«Ho letto rapidamente i commenti già da voi pubblicati e non intendo fare polemica con quelli che non condivido. Sto anche leggendo in rete tutta la rassegna stampa sull’argomento. Mi dispiace di vedere da taluni (colleghi e politici papisti) attaccati quei colleghi, circa sessanta, che hanno firmato il documento di protesta. Se fossi stato messo al corrente della loro iniziativa (siamo in tutto 5000 docenti strutturati) e fosse stata chiesta la mia adesione, mi sarei aggiunto di buon grado. Per me, come “filosofo”, è mortificante la visita di un papa in quello che ritenevo dovesse essere il Tempio residuale della Scienza e di quel "sapere filosofico" con il quale per me papa Ratzinger non ha nulla a che fare.

So già quali potrebbero essere le obiezioni di determinati colleghi, ma io mi professo filosofo pre-cristiano e ritengo affatto distinti fede religiosa e filosofia o addirittura fede e scienza nel senso galileiano. Chi vuol praticare una filosofia ancillare, faccia pure, sono affari suoi: ognuno rischia in proprio! E lo stesso dicasi per chi intende la scienza come mero sapere pratico, allo stesso modo del sapere di un calzolaio o di un droghiere

Mi dispiace molto vedere espugnato e sacrificato l’ultimo tempio della laicità e del libero filosofare. Che molti colleghi, più tecnici che non scienziati e filosofi, ad incominciare dal Rettore, pensino nel loro privato di andarsi a genuflettere nelle innumerevoli chiese romane o in Vaticano, è cosa che riguarda il loro concetto di scienza e di filosofia, non ho nulla da obiettare loro, ma che non capiscano la “incongruità” dell'invito ad un soggetto che è la negazione vivente della scienza e del filosofare e parlino perfino del tutto a sproposito di “censura” (ma da quale pulpito viene la predica!) è cosa che insieme alle immondizie napoletane dà la misura del degrado totale al quale è giunto il nostro Paese».
Come già per l’anno scorso, andrò anche quest’anno all’inaugurazione dell’Anno Accademico, dove non potrà che assistere passivamente all’evento. Se saranno concesse forme di protesta lecite e nonviolente, mi unirò ad esse.

5. Lettera di Marcello Cini. –

La lettera di Marcello Cini
apparsa su “Il Manifesto” e qui ripresa da Aprile Online
- testo integrale senza commento –

14 gennaio 2008

Era il 14 novembre del 2007 quando il professor Cini inviò la seguente lettera aperta " Se la Sapienza chiama il Papa e lascia a casa Mussi", pubblicata sul Manifesto


Signor Rettore, apprendo da una nota del primo novembre dell'agenzia di stampaApcom che recita: «è cambiato il programma dell'inaugurazione del 705esìmo Anno Accademico dell'università di Roma La Sapienza, che in un primo momento prevedeva la presenza del ministro Mussi a ascoltare la Lectio Magistralis di papa Benedetto XVI». Il papa «ci sarà, ma dopo la cerimonia di inaugurazione, e il ministro dell'Università Fabio Mussi invece non ci sarà più».

Come professore emerito dell'università La Sapienza - ricorrono proprio in questi giorni cinquanta anni dalla mia chiamata a far parte della facoltà di Scienze matematiche fisiche e naturali su proposta dei fisici Edoardo Amaldi, Giorgio Salvini e Enrico Persico - non posso non esprimere pubblicamente la mia indignazione per la Sua proposta, comunicata al Senato accademico il 23 ottobre, goffamente riparata successivamente con una toppa che cerca di nascondere il buco e al tempo stesso ne mantiene sostanzialmente l'obiettivo politico e mediatico.

Non commento il triste fatto che Lei è stato eletto con il contributo determinante di un elettorato laico. Un cattolico democratico - rappresentato per tutti dall'esempio di Oscar Luigi Scalfaro nel corso del suo settennato di presidenza della Repubblica - non si sarebbe mai sognato di dimenticare che dal 20 settembre del 1870 Roma non è più la capitale dello stato pontificio. Mi soffermo piuttosto sull'incredibile violazione della tradizionale autonomia delle università - da più 705 anni incarnata nel mondo da La Sapienza dalla Sua iniziativa.

Sul piano formale, prima di tutto. Anche se nei primi secoli dopo la fondazione delle università la teologia è stata insegnata accanto alle discipline umanistiche, filosofiche, matematiche e naturali, non è da ieri che di questa disciplina non c'è più traccia nelle università moderne, per lo meno in quelle pubbliche degli stati non confessionali. Ignoro lo statuto dell'università di Ratisbona dove il professor Ratzinger ha tenuto la nota lectio magistralis sulla quale mi soffermerò più avanti, ma insisto che di regola essa fa parte esclusivamente degli insegnamenti impartiti nelle istituzioni universitarie religiose. I temi che sono stati oggetto degli studi del professor Ratzinger non dovrebbero comunque rientrare nell'ambito degli argomenti di una lezione, e tanto meno di una lectio magistralis tenuta in una università della Repubblica italiana. Soprattutto se si tiene conto che, fin dai tempi di Cartesio, si è addivenuti, per porre fine al conflitto fra conoscenza e fede culminato con la condanna di Galileo da parte del Santo ufficio, a una spartizione di sfere di competenza tra l'Accademia e la Chiesa. La sua clamorosa violazione nel corso dell'inaugurazione dell'anno accademico de La Sapienza sarebbe stata considerata, nel mondo, come un salto indietro nel tempo di trecento anni e più.

Sul piano sostanziale poi le implicazioni sarebbero state ancor più devastanti. Consideriamole partendo proprio dal testo della lectio magistralis del professor Ratzinger a Ratisbona, dalla quale presumibilmente non si sarebbe molto discostata quella di Roma. In essa viene spiegato chiaramente che la linea politica del papato di Benedetto XVI si fonda sulla tesi che la spartizione delle rispettive sfere di competenza fra fede e conoscenza non vale più: «Nel profondo.., si tratta - cito testualmente - dell'incontro tra fede e ragione, tra autentico illuminismo e religione. Partendo veramente dall'infima natura della fede cristiana e, al contempo, dalla natura del pensiero greco fuso ormai con la fede, Manuele II poteva dire: Non agire "con il logos" è contrario alla natura di Dio».

Non insisto sulla pericolosità di questo programma dal punto di vista politico e culturale: basta pensare alla reazione sollevata nel mondo islamico dall'accenno alla differenza che ci sarebbe tra il Dio cristiano e Allah - attribuita alla supposta razionalità del primo in confronto all'imprevedibile irrazionalità del secondo - che sarebbe a sua volta all'origine della mitezza dei cristiani e della violenza degli islamici. Ci vuole un bel coraggio sostenere questa tesi e nascondere sotto lo zerbino le Crociate, i pogrom contro gli ebrei, lo sterminio degli indigeni delle Americhe, la tratta degli schiavi, i roghi dell'Inquisizione che i cristiani hanno regalato al mondo. Qui mi interessa, però, il fatto che da questo incontro tra fede e ragione segue una concezione delle scienze come ambiti parziali di una conoscenza razionale più vasta e generale alla quale esse dovrebbero essere subordinate. «La moderna ragione propria delle scienze naturali - conclude infatti il papa - con l'intrinseco suo elemento platonico, porta in sé un interrogativo che la trascende insieme con le sue possibilità metodiche. Essa stessa deve semplicemente accettare la struttura razionale della materia e la corrispondenza tra il nostro spirito e le strutture razionali operanti nella natura come un dato di fatto, sul quale si basa il suo percorso metodico. Ma la domanda {sui perché di questo dato di fatto) esiste e deve essere affidata dalle scienze naturali a altri livelli e modi del pensare - alla filosofia e alla teologia. Per la filosofia e, in modo diverso, per la teologia, l'ascoltare le grandi esperienze e convinzioni delle tradizioni religiose dell'umanità, specialmente quella della fede cristiana, costituisce una fonte di conoscenza; rifiutarsi a essa significherebbe una riduzione inaccetabile del nostro ascoltare e rispondere».

Al di là di queste circonlocuzioni (i corsivi sono miei) il disegno mostra che nel suo nuovo ruolo l'ex capo del Sant'uffizio non ha dimenticato il compito che tradizionalmente a esso compete. Che è sempre stato e continua a essere l'espropriazione della sfera del sacro immanente nella profondità dei sentimenti e delle emozioni di ogni essere umano da parte di una istituzione che rivendica l'esclusività della mediazione fra l'umano e il divino. Un'appropriazione che ignora e svilisce le innumerevoli differenti forme storiche e geografiche di questa sfera così intima e delicata senza rispetto per la dignità personale e l'integrità morale di ogni individuo.

Ha tuttavia cambiato strategia. Non potendo più usare roghi e pene corporali ha imparato da Ulisse. Ha utilizzato l'effige della Dea Ragione degli illuministi come cavallo di Troia per entrare nella cittadella della conoscenza scientifica e metterla in riga. Non esagero. Che altro è, tanto per fare un esempio, l'appoggio esplicito del papa dato alla cosiddetta teoria del Disegno Intelligente se non il tentativo - condotto tra l'altro attraverso una maldestra negazione dell'evidenza storica, un volgare stravolgimento dei contenuti delle controversie interne alla comunità degli scienziati e il vecchio artificio della caricatura delle posizioni dell'avversario - di ricondurre la scienza sotto la pseudo-razionalità dei dogmi della religione? E come avrebbero dovuto reagire i colleghi biologi e i loro studenti di fronte a un attacco più o meno indiretto alla teoria danwiniana dell'evoluzione biologica che sta alla base, in tutto il mondo, della moderna biologia evolutiva?

Non desco a capire, quindi, le motivazioni della Sua proposta tanto improvvida e lesiva dell'immagine de La Sapienza nel mondo. Il risultato della Sua iniziativa, anche nella forma edulcorata della visita del papa (con «un saluto alla comunità universitaria») subito dopo una inaugurazione inevitabilmente clandestina, sarà comunque che i giornali del giorno dopo titoleranno (non si può pretendere che vadano tanto per il sottile): «Il Papa inaugura l'Anno Accademico dell'Università La Sapienza».

Congratulazioni, signor Rettore. Il Suo ritratto resterà accanto a quelli dei Suoi predecessori come. simbolo dell'autonomia, della cultura e del progresso delle scienze.

Marcello Cini